{"id":41325,"date":"2018-04-24T13:14:29","date_gmt":"2018-04-24T11:14:29","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41325"},"modified":"2018-04-24T13:14:29","modified_gmt":"2018-04-24T11:14:29","slug":"di-cosa-parliamo-quando-parliamo-di-produttivita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41325","title":{"rendered":"Di cosa parliamo quando parliamo di produttivit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LAVOCE.INFO (Innocenzo Cipolletta)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Si dice spesso che per tornare a crescere, l\u2019Italia deve incrementare la produttivit\u00e0. Ma se si analizzano i dati, si vede il ruolo importante giocato dall\u2019integrazione dei lavoratori marginali nel mercato del lavoro. Ed \u00e8 l\u2019aumento della produzione che favorisce la crescita della produttivit\u00e0.<\/em><span id=\"more-37538\"><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il mantra di stagione e l\u2019analisi dei dati<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cL\u2019economia italiana per crescere deve aumentare la sua produttivit\u00e0\u201d: \u00e8 ormai un mantra che non ammette contraddizioni. L\u2019afferma il governo nella sua politica, lo sostiene la Confindustria che vuole basare sulla produttivit\u00e0 i contratti di lavoro, lo ammettono gli stessi sindacati dei lavoratori che rimproverano agli imprenditori di non saper fare il loro mestiere, lo confermano numerosi studi di economisti. Ma l\u2019affermazione \u00e8 proprio cos\u00ec incontrovertibile? Proviamo a guardare alcuni dati.\u00a0A causa della lunga crisi, la produttivit\u00e0 del lavoro (Pil a prezzi costanti per addetto) \u00e8 scesa del 7,5 per cento in Italia tra il 2005 e il 20013 (vedi tabella).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri paesi europei hanno fatto meglio: in Germania e in Francia la riduzione \u00e8 stata solo dello 0,8 per cento, mentre nell\u2019Eurozona si \u00e8 avuto un piccolo incremento (+0,3 per cento).\u00a0Nello stesso periodo, la crescita economica (Pil a prezzi costanti) \u00e8 stata fortemente negativa in Italia (-8,4 per cento), mentre \u00e8 stata positiva altrove: +7,9 per cento in Germania, +2,3 per cento in Francia e +1,1 per cento nell\u2019Eurozona. Questi confronti sembrano testimoniare che la maggiore produttivit\u00e0 si associa a maggiore crescita.\u00a0Ma la variazione della produttivit\u00e0 in un periodo (dal 2005 al 2013, nel nostro caso) nulla dice sul suo livello assoluto, che dovrebbe essere la vera variabile che influenza la crescita. Se si prende il prodotto per addetto espresso in euro, quello dell\u2019Italia risultava, nel 2013 e malgrado la lunga recessione, ancora superiore a quello tedesco (72.500 euro in Italia contro 71.400 in Germania) e a quello dell\u2019Eurozona (71.000 euro). Quello della Francia era superiore a tutti (82.200).\u00a0Questi risultati possono meravigliare se si pensa che invece la Germania aveva nel 2013 un Pil pro-capite (34.400 euro) superiore a quello dell\u2019Italia (26.500) e della Francia (32.100).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La spiegazione sta tutta nel tasso di occupazione, che \u00e8 in Germania (48,1 per cento della popolazione) ben superiore a quello dell\u2019Italia (36,6 per cento) e della Francia (39,1 per cento). In altre parole, la Germania assorbe, rispetto agli altri due paesi, ben pi\u00f9 occupati, anche in attivit\u00e0 a pi\u00f9 basso valore aggiunto, ci\u00f2 che deprime la produttivit\u00e0 media, ma aumenta il reddito prodotto complessivo (Pil).\u00a0Ovviamente, questo non vuol dire che la Germania sia un paese poco competitivo per la bassa produttivit\u00e0 assoluta. In effetti, la produttivit\u00e0 del lavoro \u00e8 solo un quoziente di dubbia interpretazione perch\u00e9 trascura del tutto gli effetti di composizione, in particolare del denominatore, che invece hanno una rilevanza particolarmente forte: le variazioni di legislazione e i movimenti demografici modificano l\u2019offerta di lavoro e possono determinare risultati che alterano di molto l\u2019interpretazione del fenomeno produttivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gli anni Novanta in Italia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prendiamo il caso dell\u2019Italia a partire dagli anni Novanta. Il paese soffriva di una scarsa capacit\u00e0 di attivare occupazione a causa, si diceva, della poca flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro. Per ovviare all\u2019inconveniente, il governo introdusse misure di liberalizzazione del lavoro (pacchetto Treu del 1997) che resero possibili gli impieghi a tempo determinato. Queste misure determinarono una crescita del tasso di occupazione, grazie all\u2019inclusione di molti lavori che prima erano fuori mercato perch\u00e9 ritenuti illegali o svolti nel mercato nero e quindi non rilevati. Va da s\u00e9 che i nuovi lavori avevano mediamente una produttivit\u00e0 (prodotto per addetto) pi\u00f9 bassa rispetto a quelli a tempo indeterminato, sicch\u00e9 la produttivit\u00e0 del lavoro \u00e8 scesa. In altre parole, \u00e8 cresciuto il contenuto di occupazione dell\u2019economia italiana, che era proprio l\u2019obiettivo di quei provvedimenti.\u00a0Se poi si tiene conto che dagli anni Novanta \u00e8 cresciuta l\u2019immigrazione nel nostro paese, ne dobbiamo dedurre che anche questa nuova offerta di lavoro, che il paese \u00e8 stato in grado di assorbire, ha mediamente contribuito ad abbassare la produttivit\u00e0 del lavoro per effetto di composizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma anche questo fenomeno, lungi da essere negativo, ha contribuito ad allargare la platea dell\u2019occupazione, ha favorito processi di integrazione e consentito di generare ulteriore reddito complessivo.\u00a0In conclusione, sembra potersi dire che i paesi che sono cresciuti di pi\u00f9 hanno potuto aumentare la loro produttivit\u00e0 (prodotto per addetto) pur inglobando quote di lavoratori marginali, mentre i paesi che sono cresciuti meno (come il nostro) hanno conosciuto una caduta della produttivit\u00e0 (prodotto per addetto) anche perch\u00e9 hanno comunque dovuto inglobare quote di lavoratori marginali pressati dalle condizioni sociali.\u00a0Se cos\u00ec \u00e8, ne risulta totalmente invertita la relazione che qualcuno avanzava, ossia che la crescita della produttivit\u00e0 favorisce la crescita economica. \u00c8 invece vero l\u2019inverso, almeno nel breve termine: la crescita della produzione (e quindi della domanda) favorisce la crescita della produttivit\u00e0.\u00a0Questo non vuol dire che si debba rinunciare a politiche per l\u2019aumento della produttivit\u00e0 (istruzione, innovazione, ricerca, in particolare). Ma, per aumentare reddito e occupazione, sono necessarie anche politiche per la crescita della domanda e per l\u2019assorbimento di maggiore occupazione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-37540\" src=\"http:\/\/www.lavoce.info\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/cipolletta1-660x495.png\" sizes=\"(max-width: 660px) 100vw, 660px\" srcset=\"http:\/\/www.lavoce.info\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/cipolletta1-660x495.png 660w, http:\/\/www.lavoce.info\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/cipolletta1-260x195.png 260w, http:\/\/www.lavoce.info\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/cipolletta1.png 1000w\" alt=\"cipolletta1\" width=\"660\" height=\"495\" \/><\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/archives\/37538\/di-cosa-parliamo-quando-parliamo-di-produttivita\/\">http:\/\/www.lavoce.info\/archives\/37538\/di-cosa-parliamo-quando-parliamo-di-produttivita\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LAVOCE.INFO (Innocenzo Cipolletta) Si dice spesso che per tornare a crescere, l\u2019Italia deve incrementare la produttivit\u00e0. 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