{"id":41328,"date":"2018-04-24T13:18:22","date_gmt":"2018-04-24T11:18:22","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41328"},"modified":"2018-04-24T13:18:22","modified_gmt":"2018-04-24T11:18:22","slug":"il-portogallo-non-e-il-texas-discorso-sulla-solidarieta-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41328","title":{"rendered":"\u201cIl Portogallo non \u00e8 il Texas\u201d: discorso sulla solidariet\u00e0 europea"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SENSO COMUNE (Sebastiano Battaglino)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-img\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-ideapark-big-thumb size-ideapark-big-thumb wp-post-image\" src=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/photo-1456049616707-070399496327.jpg\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" srcset=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/photo-1456049616707-070399496327.jpg 800w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/photo-1456049616707-070399496327-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/photo-1456049616707-070399496327-768x512.jpg 768w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/photo-1456049616707-070399496327-390x260.jpg 390w\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"533\" \/><\/div>\n<div class=\"post-content\">\n<div class=\"post-entry\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Mio malgrado ho scoperto che essere veramente europeisti, oggi, impone di essere estremamente sinceri sull\u2019euro, ma anche e soprattutto con se stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea di rendere completa l\u2019Unione monetaria con qualche forma di federalismo fiscale risale al 1974 quando la Commissione europea, all\u2019ora presieduta dal gollistissimo Fran\u00e7ois-Xavier Ortoli, chiese a 6 professori universitari guidati da Sir Donald MacDougall di esaminare il futuro della finanza pubblica nel contesto dell\u2019integrazione economica europea.\u00a0Il report che ne risult\u00f2 dopo 14 meeting intercorsi tra il 1974 ed il 1977 sostanzialmente proponeva l\u2019introduzione di un budget che si aggirasse attorno al 7% del PIL, per far fronte alle spese che l\u2019UE avrebbe dovuto sopportare nella fase di transizione verso una federazione europea. All\u2019epoca si faceva presente che la spesa pubblica federale di USA e Germania ammontava a circa il 25% del PIL.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad esattamente 15 anni di distanza, il Trattato di Maastricht non ha portato a nessuna forma di Unione fiscale. Al contrario \u00e8 stato imposto con il Patto di stabilit\u00e0 e Crescita, una stretta disciplina fiscale basata su meri rapporti tra due indicatori, il deficit ed il debito pubblici in relazione al PIL, senza tenere conto di una moltitudine di variabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il budget europeo esiste da quando fu firmato il primo trattato a Roma nel 1957; tuttavia, si tratta di un budget riferito all\u2019intera Unione Europea e non all\u2019Eurozona, i cui 19 Stati Membri hanno concesso maggiore sovranit\u00e0 per permettere alla moneta unica di poter funzionare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Antecedentemente al PSC vi era chi sosteneva che una unione politica e fiscale sarebbe probabilmente seguita all\u2019integrazione monetaria, ma cos\u00ec non \u00e8 stato.<\/strong>\u00a0Dall\u2019introduzione dell\u2019euro le differenze tra Nord e Sud Europa, ma soprattutto tra le classi si sono accentuate e non viceversa. L\u2019obiettivo di coesione \u00e8 stato mancato ed in Europa non vi sono accenni ad invertire questa tendenza, soprattutto perch\u00e9 le leadership mediterranee hanno perso voce a livello europeo dopo la crisi economica e finanziaria, nel momento in cui questa ha traslocato sui debiti sovrani. Complice la disintegrazione della sinistra e lo spread di nuovi sentimenti nazionalistici, oggi, illudersi che via sia una soluzione dietro l\u2019angolo, ma soprattutto condivisa, \u00e8 pura psicomagia.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Non ci sono le condizioni, in quanto manca una volont\u00e0 condivisa, per una riforma dell\u2019Unione Europea in senso sociale. L\u2019austerit\u00e0 ha spezzato la societ\u00e0 italiana che ha ricercato in forme assolutamente inidonee a governare, come dimostrano le elezioni di Marzo, una voce, nella disperata ricerca di rappresentanti che potessero dare sollievo a tutte quelle vite schiacciate dal precariato e dalla stagnazione dei salari per i lavoratori e da una pressione fiscale insostenibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019UEM (Unione economica e Monetaria) non funziona cos\u00ec com\u2019\u00e8. Ma le riforme non arriveranno. Come dimostra l\u2019alquanto dubbiosa \u201cdual enhanced cooperation\u201d (questo \u00e8 un mio neologismo) di Macron e Merkel per riformare l\u2019Euro. Se la Germania \u00e8 storicamente ostica a schemi di risk-sharing (ne \u00e8 prova la storica ostilit\u00e0 nei confronti dell\u2019EDIS e recentemente confermata), Macron propone, al contrario, un budget di degaulliana memoria separato da quello del resto dell\u2019UE. Non vi \u00e8 convergenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per procedere verso una generalizzata equit\u00e0 sociale, senza uscire dall\u2019euro, sarebbero necessarie ampie concessioni di sovranit\u00e0 fiscale, con il rischio che le forze politiche e le lobby dominanti portino il legislatore comunitario verso normative discriminatorie ed, ancora una volta, a vantaggio dei soliti noti. Ed anche se tali misure, nell\u2019ottica di una federazione europea, fossero prese, ci\u00f2 non sarebbe nemmeno lontanamente sufficiente per generare stabilit\u00e0 a livello macroeconomico, poich\u00e9 la spesa corrispondente all\u2019implementazione di tali strumenti non \u00e8 legata ai cicli economici.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il Patto di Stabilit\u00e0 e Crescita ha fallito nell\u2019eliminare il rischio della crisi dei debiti sovrani come ha dimostrato la Grecia<\/strong>, i cui settori strategici, a seguito del combinato effetto di crisi e privatizzazioni, sono alla merc\u00e9 di investitori istituzionali esteri, con gravissimi rischi di pratiche speculative a danno dei cittadini.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senso Comune non vuole essere complice dell\u2019ulteriore deterioramento del tessuto sociale italiano. L\u2019ora \u00e8 tarda, <strong>i cittadini italiani hanno bisogno di riforme strutturali, subito, in senso sociale, non in favore del bilancio.<\/strong> Riforme che non sono solo mere contro-riforme dei diktat della Troika, ma riforme per ripristinare i diritti sociali di una generazione di cittadini condannati al precariato e che si \u00e8 vista lentamente spingere verso le soglie dell\u2019indigenza da una sinistra incapace di affrontare in Europa, a viso scoperto, le battaglie che della sinistra sono proprie, a partire dal welfare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un articolo di Euclide Tsakalotos, Ministro delle finanze greco succeduto al dimissionario Varoufakis, e <a href=\"http:\/\/www.ft.com\/content\/0096a770-f225-11e7-bb7d-c3edfe974e9f\">pubblicato dal Financial Times\u00a0all\u2019inizio di quest\u2019anno<\/a>, si \u00e8 discusso della complementariet\u00e0 di Fiscal Union e Banking Union per la sopravvivenza dell\u2019euro. \u201cIl Portogallo non \u00e8 il Texas\u201d \u2013 dice \u2013 riferendosi a quest\u2019ultimo come elemento di una federazione, perch\u00e9, in caso di crisi, anche i cittadini di tutti gli altri stati contribuiranno alla stabilizzazione automatica.\u00a0E non si tratta dell\u2019assenza di un meccanismo federale di tutela dei depositi negli USA (che nell\u2019Eurozona pure manca), ma soprattutto di una serie di obblighi fiscali fondati sulla solidariet\u00e0. <strong>Questa solidariet\u00e0, tuttavia, \u00e8 assente nell\u2019UE a livello fiscale, tant\u2019\u00e8 che non esiste nemmeno nei trattati. <a href=\"https:\/\/papers.ssrn.com\/sol3\/papers.cfm?abstract_id=2597605\">Un recente studio<\/a> ha dimostrato che poco pi\u00f9 di un europeo su due \u00e8 a favore della solidariet\u00e0 fiscale<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>in caso di crisi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durkheim diceva che nella societ\u00e0 contemporanea, che \u00e8 complessa per natura, la solidariet\u00e0 \u00e8 \u201corganica\u201d perch\u00e9 le diverse funzioni lavorative sono tutte necessarie al sostentamento delle altre.\u00a0Un euro senza una solidariet\u00e0 organica, cio\u00e8 senza equit\u00e0 e bilanciamenti efficaci, in cui la differenziazione \u00e8 data dalle variabili che contraddistinguono ciascuno Stato membro, a partire dal carico degli interessi sul debito pubblico ed il costo del lavoro,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>non ha futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 legittimo, pertanto, non aspettarsi una soluzione nel breve periodo.\u00a0Ci sono 18 milioni di Italiani a rischio povert\u00e0 che necessitano di una classe dirigente unita e libera di agire dai vincoli di bilancio. Il tempo \u00e8 scaduto.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/sebastiano-battaglino\/1726\/\">http:\/\/www.senso-comune.it\/sebastiano-battaglino\/1726\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (Sebastiano Battaglino) Mio malgrado ho scoperto che essere veramente europeisti, oggi, impone di essere estremamente sinceri sull\u2019euro, ma anche e soprattutto con se stessi. 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