{"id":41391,"date":"2018-04-29T00:10:12","date_gmt":"2018-04-28T22:10:12","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41391"},"modified":"2018-05-02T07:37:56","modified_gmt":"2018-05-02T05:37:56","slug":"tradizione-e-innovazione-in-bartok","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41391","title":{"rendered":"Tradizione e innovazione in Bart\u00f3k"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>GABRIELE TOMA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La figura del compositore ungherese B\u00e9la Bart\u00f3k (N\u00e1gyszentmikl\u00f3s, 1881 \u2013 New York, 1945) \u00e8 il perfetto esempio di come l\u2019amore per la propria terra, per la propria patria, per la cultura della propria nazione non escluda il rispetto per le altrui terre, patrie e culture ma al contrario lo rafforzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Annoverato a lungo dalla critica tra i \u201cnazionalismi musicali\u201d per aver concentrato i propri studi sulla musica popolare ungherese, Bart\u00f3k ha in realt\u00e0 sempre lottato per la definizione di un\u2019indagine etnomusicologica al fine di abbattere il dogma classista &#8211; vigente nel XIX secolo nelle grandi accademie mitteleuropee &#8211; che vedeva nella musica popolare una musica \u201cbassa\u201d, non degna di entrare nel \u201crepertorio\u201d ufficiale. Un nazionalista non avrebbe contribuito alla nascita dell\u2019etnomusicologia, scienza che studia proprio i rapporti tra la vita dei popoli e la loro musica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bart\u00f3k ci ha insegnato che la musica popolare ungherese \u00e8 frutto di numerose contaminazioni musicali tra etnie differenti ed ha a sua volta contaminato la propria musica con gli insegnamenti della grande tradizione occidentale (Bach, Beethoven, Stauss, Debussy\u2026): questo semplice fatto smentisce ogni possibile accusa di nazionalismo inteso come supremazia di un\u2019etnia sulle altre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lotta di Bart\u00f3k per la valorizzazione della propria cultura nazionale va inoltre contestualizzata: l\u2019Ungheria \u2013 cos\u00ec come anche la Polonia, la Boemia e la Moravia &#8211; si trovava intorno alla fine dell\u2019Ottocento in una posizione subalterna e periferica rispetto ai grandi centri di potere come il Reich tedesco, la Russia, l\u2019Impero asburgico, tanto politicamente quanto culturalmente. Di conseguenza:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa vita culturale di questi paesi fu animata, tra la seconda met\u00e0 del secolo XIX ed il primo ventennio di quello successivo, dal sorgere di movimenti progressisti che esprimevano sostanzialmente una duplice aspirazione: la nascita di una cultura che traesse origine dalla linfa vitale della nazione, nel rifiuto delle categorie spirituali e formali delle culture egemoni, e la necessit\u00e0 di inserire questi paesi nel vivo della cultura europea contemporanea per superare il provincialismo e l\u2019arretratezza cui erano costretti\u201d (Gianfranco Vinay, <em>Il Novecento nell\u2019Europa orientale e negli Stati Uniti<\/em>, Torino, ed. 1991 [Storia della Musica a cura della Societ\u00e0 Italiana di Musicologia], p. 4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bart\u00f3k non era un fervente religioso, ma doveva amare la Natura \u201cin tutte le sue manifestazioni\u201d \u2013 come testimoniano le memorie di suo figlio \u2013 se arriva a farsi vanto di comporre \u201csecondo Natura\u201d. Forse \u00e8 anche da questo che muove la sua indagine etnomusicologica, l\u2019esplorazione cio\u00e8 delle produzioni musicali di quei popoli contadini, profondamente radicati nel territorio e dunque in armonia con la Natura: sappiamo che Bart\u00f3k viaggi\u00f2 molto per reperire in loco canti ungheresi, slovacchi, romeni, ruteni, serbi, bulgari, zingari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Bart\u00f3k il canto popolare era un \u201cfatto di natura\u201d, e conteneva \u201ctesori spirituali quasi inaccessibili all\u2019uomo civilizzato\u201d. Questa concezione \u00e8 frutto di un\u2019impostazione \u201cche oggi appare quasi ingenua\u201d alla studiosa Maria Grazia Sit\u00e0 (Maria Grazia Sit\u00e0, <em>Bela Bartok<\/em>, Palermo, L\u2019Epos, 2008, p. 419), ma spesso sono proprio i concetti pi\u00f9 semplici, quelli che appaiono quasi ingenui, a celare importanti verit\u00e0: oggi, nell\u2019epoca della societ\u00e0 \u201cliquida\u201d nella quale viviamo, in cui la logica del capitalismo globalizzato produce estrema mobilit\u00e0 sociale e finanziaria, impone ritmi di vita frenetici e causa profonda alienazione individuale, il tutto spacciato come \u201ccivilt\u00e0\u201d e \u201cprogresso\u201d dagli operatori della \u201cvideosfera\u201d, la presa di posizione bartokiana appare tutt\u2019altro che ingenua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appare, al contrario, profetica e di un\u2019attualit\u00e0 disarmante sia che per \u201ccivilizzato\u201d si intenda il semplice cittadino occidentale immerso nelle condizioni di cui sopra, sia che si intenda \u2013 come purtroppo spesso si intende, anzi si sottintende \u2013 l\u2019occidentale etnocentrico e snob nei confronti di ci\u00f2 che attiene ai \u201cpopoli\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbene s\u00ec, determinati tesori spirituali risultano quasi inaccessibili tanto ai primi, per le condizioni di alienazione cui loro malgrado sono sottoposti, tanto ai secondi, semplicemente perch\u00e9 non hanno alcun interesse ad accedervi. Quest\u2019ultimo \u00e8 poi il tipico atteggiamento delle <em>\u00e9lite<\/em> che, chiuse in s\u00e9 stesse, determinano nei propri alti consessi cosa debba essere \u201cufficiale\u201d e cosa no, tanto da giungere, oggi pi\u00f9 che mai, a demonizzare il popolo e ogni sua forma di espressione. Proprio contro questa mentalit\u00e0 ha avuto a suo tempo la meglio il nostro Bart\u00f3k, che pure fu a lungo osteggiato dai rappresentanti della musica \u201ccolta\u201d di tradizione occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La figura di Bart\u00f3k ha saputo coniugare la tradizione colta e quella popolare. Interprete di un nuovo classicismo, Bart\u00f3k \u2013 proprio come Beethoven \u2013 vede nel musicista un individuo eticamente impegnato, realizzatore di un contenuto morale di interesse sociale, che esprime con sincerit\u00e0 i propri sentimenti e i propri ideali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur incasellato sbrigativamente nell\u2019etichetta di \u201cnazionalista\u201d per aver promosso la musica ungherese, Bart\u00f3k ha in realt\u00e0 lottato sempre per abbattere i pregiudizi razzisti legati al concetto di \u201cetnia\u201d e quelli classisti legati al concetto di \u201cpopolo\u201d, tanto da portare all\u2019attenzione del mondo una scienza, l\u2019etnomusicologia, tesa a scandagliare e comprendere le connessioni che sussistono tra i diversi popoli e le rispettive musiche. Perch\u00e9 \u00e8 nell\u2019espressione artistica di s\u00e9 che l\u2019essere umano conosce la pi\u00f9 alta forma di vita e trova il proprio posto nell\u2019universo della Natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">fonte: <a href=\"http:\/\/www.quinteparallele.net\">quinteparallele.net<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GABRIELE TOMA La figura del compositore ungherese B\u00e9la Bart\u00f3k (N\u00e1gyszentmikl\u00f3s, 1881 \u2013 New York, 1945) \u00e8 il perfetto esempio di come l\u2019amore per la propria terra, per la propria patria, per la cultura della propria nazione non escluda il rispetto per le altrui terre, patrie e culture ma al contrario lo rafforzi. 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