{"id":41446,"date":"2018-04-27T12:35:15","date_gmt":"2018-04-27T10:35:15","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41446"},"modified":"2018-04-27T12:44:56","modified_gmt":"2018-04-27T10:44:56","slug":"riforme-lacrime-e-sangue-storia-recente-del-saccheggio-pensionistico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41446","title":{"rendered":"Riforme lacrime e sangue. Storia recente del saccheggio pensionistico"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di CONIARE RIVOLTA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/04\/fornero1.png?w=700\" alt=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/04\/fornero1.png?w=700\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il recente studio a cura del Fondo Monetario Internazionale \u201cItaly: Toward a Growth-Friendly Fiscal Reform\u201d (\u201cItalia: verso una riforma fiscale amica della crescita\u201d) pubblicato a marzo di quest\u2019anno, oltre a tracciare la rotta ortodossa delle pi\u00f9 congrue politiche fiscali e del lavoro per il nostro Paese, fissa anche le priorit\u00e0 di nuovi interventi in tema previdenziale. Evidentemente le riforme pi\u00f9 recenti, che hanno gi\u00e0 stravolto in senso restrittivo le pensioni dei lavoratori italiani, non sono state sufficienti a saziare gli appetiti dei sostenitori della presunta insostenibilit\u00e0 del sistema previdenziale italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo <a href=\"https:\/\/coniarerivolta.wordpress.com\/2018\/03\/17\/le-pensioni-fanno-gola-ai-mercati-ecco-perche-leuropa-chiede-le-riforme\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">venti anni di stravolgimento del sistema previdenziale<\/a>, cerchiamo di capire in modo pi\u00f9 approfondito qual \u00e8 il quadro attuale delle pensioni in Italia cos\u00ec come plasmato dalle ultime riforme del biennio 2010-2012, la duplice Riforma Sacconi 2010-11 e la Monti-Fornero del 2011. Tali riforme meritano particolare attenzione: in primo luogo poich\u00e9 sono state le ultime vaste riforme che hanno fortemente modificato in direzione restrittiva il sistema pensionistico; in secondo luogo perch\u00e9 i contenuti stabiliti esprimono in modo palese la furia controriformistica dettata dal dogma dell\u2019austerit\u00e0 finanziaria che, seppur gi\u00e0 pienamente vigente dagli anni \u201990, ha visto una forte accelerazione negli anni della crisi economica e in particolare in concomitanza con la crisi dei debiti sovrani dei Paesi periferici dell\u2019eurozona (2009-2011).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I provvedimenti restrittivi hanno colpito due aspetti: l\u2019et\u00e0 pensionabile e l\u2019entit\u00e0 della pensione media attesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019et\u00e0 pensionabile<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per quanto riguarda l\u2019et\u00e0 di accesso alla pensione la situazione vigente ad oggi, bisogna in primo luogo distinguere tra pensione di vecchiaia e pensione di anzianit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La pensione di vecchiaia<\/strong>, ovvero associata ad un\u2019et\u00e0 raggiunta la quale \u00e8 possibile teoricamente andare in pensione indipendentemente dagli anni di contribuzione maturati, \u00e8 stata fissata attraverso diversi passaggi a 67 anni entro il 2018 per tutte le categorie di lavoratori. Peraltro il diritto alla pensione \u00e8 comunque subordinato ad un periodo di contribuzione di almeno 20 anni, oppure di almeno 5 anni una volta raggiunti i 70 anni. Dopo alcuni tentennamenti sull\u2019applicazione dell\u2019ultimo scatto in avanti \u00e8 stato annunciato proprio lo scorso autunno dal governo Gentiloni che dal 2019 si arriver\u00e0 definitivamente al raggiungimento dei fatidici 67 anni per la maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tornando alle tappe che hanno modificato questa tipologia di prestazione previdenziale, <em>in primis<\/em> la riforma Sacconi, che ha introdotto il meccanismo di adeguamento dell\u2019et\u00e0 pensionabile all\u2019evoluzione della vita media (solo se al rialzo peraltro e non in caso di ribasso), e in seconda battuta la riforma Fornero, con un aumento secco di un anno e poi con l\u2019accelerazione degli effetti dell\u2019adeguamento gi\u00e0 previsti dalla legge precedente, hanno contribuito a stabilire uno dei regimi di pensionamento di vecchiaia pi\u00f9 pesanti e restrittivi tra quelli dei Paesi europei. Qualche esempio: in Francia la pensione per anzianit\u00e0 pu\u00f2 ancora essere ottenuta ad un\u2019et\u00e0 flessibile compresa tra 57 e 62 mentre a 62 anni si pu\u00f2 ottenere quella di vecchiaia; in Germania l\u2019et\u00e0 di vecchiaia passer\u00e0 da 65 a 67 entro il 2027, ma esiste ancora la possibilit\u00e0 di accedere ad una pensione di anzianit\u00e0 molto pi\u00f9 generosa tramite combinazione di et\u00e0 anagrafica e anzianit\u00e0 di lavoro (ad esempio 35 anni di contribuzione uniti ad almeno 63 anni di et\u00e0 anagrafica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un impatto quantitativo devastante e subitaneo peraltro era stato ottenuto, sul fronte delle pensioni di vecchiaia per le donne del pubblico impiego, con la Legge Sacconi nel 2010 che spostava di cinque anni, da un anno ad un altro, l\u2019et\u00e0 minima per l\u2019accesso alla pensione puramente anagrafica (da 60 a 65 anni). Provvedimento giustificato, allora, dalla sentenza della Corte europea sull\u2019equiparazione dell\u2019et\u00e0 pensionabile tra uomini e donne. Sentenza, per\u00f2, alla quale si sarebbe potuto ottemperare abbassando l\u2019et\u00e0 maschile e alzando di poco o persino lasciando invariata quella femminile nell\u2019intervallo tra 60 e 65 anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La pensione di anzianit\u00e0, ribattezzata poi \u2018anticipata\u2019<\/strong> dalla Legge Fornero, legata al numero di anni di contribuzione e non all\u2019et\u00e0 anagrafica, \u00e8 stata letteralmente stravolta tramite l\u2019abolizione del precedente sistema delle quote. La legge Fornero ha accelerato brutalmente un meccanismo messo in moto con la Riforma Sacconi, tramite il gi\u00e0 menzionato adeguamento automatico dell\u2019et\u00e0 pensionabile all\u2019evoluzione della vita media attesa. Con l\u2019abolizione del sistema delle quote la Legge Fornero ha infatti innalzato in modo enorme gi\u00e0 nel brevissimo termine l\u2019et\u00e0 pensionabile precedentemente raggiungibile con la sommatoria dell\u2019et\u00e0 anagrafica e di un numero di anni contributivi. Lo stacco per l\u2019anno 2012 \u00e8 stato repentino. Sarebbe infatti stato possibile, fino a quel momento, andare in pensione con quota 96 ed et\u00e0 minima di 60 anni (quindi ad esempio 60 anni e 36 anni di contributi + 1 anno determinato dal differimento dovuto alla finestra prevista dalla Legge Sacconi). L\u2019abolizione della quota e la previsione della pensione di anzianit\u00e0 a 41 anni o di vecchiaia a 66 determinava per alcune coorti di lavoratori aumenti improvvisi micidiali, sino a 4-5 anni, devastanti per le vite concrete di chi aveva pianificato fino a poco tempo prima il proprio passaggio alla pensione. Da quel salto deriv\u00f2 anche il terribile problema degli esodati, ovvero di coloro che avevano gi\u00e0 sottoscritto accordi di ristrutturazione aziendale accettando di lasciare il lavoro in attesa dell\u2019arrivo imminente dell\u2019et\u00e0 pensionabile. Questo gruppo di lavoratori, circa 350.000 persone, si trovavano cos\u00ec senza lavoro e senza pensione. Solo negli anni successivi sono stati trovati graduali rimedi ad hoc per i vari gruppi di esodati con clausole di salvaguardia che, consentendo di andare in pensione con le regole pre-Fornero, hanno coperto una platea consistente, ma non ancora definitiva, di quei soggetti senza lavoro e senza pensione colpiti dalla riforma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ad ogni modo, decorrendo il sistema di adeguamento automatico alla vita media, a partire dal 2019 il requisito per usufruire della pensione anticipata sar\u00e0 di 43 anni di attivit\u00e0 e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne. Lontanissimi dai 40 anni di attivit\u00e0 previsti soli pochi anni fa e ancora pi\u00f9 lontani dalla gradualit\u00e0 resa possibile dal sistema delle quote sino al 2010.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 2016, agli albori del Governo Gentiloni, l\u2019introduzione dell\u2019APE, ovvero l\u2019anticipo pensionistico che consente ai lavoratori di andare in pensione a partire dai 63 anni ricevendo o un prestito bancario (APE volontario) oppure un sussidio pubblico (APE sociale), non ha modificato sostanzialmente il quadro della pensione anticipata. L\u2019APE sociale \u00e8 stata infatti riconosciuta ad una platea estremamente ristretta di lavoratori, con requisiti molto rigidi; l\u2019APE volontaria \u00e8, invece, un prestito bancario ai pre-pensionati e implica di fatto una privatizzazione (fino a maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia) dei diritti previdenziali, affidati a banche e assicurazioni tramite un ricatto molto chiaro: se vuoi andare in pensione poco prima del tempo previsto devi chiedere un prestito alle banche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019importo della pensione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019altro pilastro toccato \u00e8 stato l\u2019importo della <strong>pensione media attesa<\/strong>, colpito in vari modi dalla riforma Fornero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anzitutto, con l\u2019estensione del metodo contributivo anche a quei lavoratori che la Riforma Dini del 1995 aveva inizialmente escluso ovvero coloro che al 1 gennaio 1996 avevano gi\u00e0 versato almeno 18 anni di contributi. Ci\u00f2 nel concreto ha colpito quei lavoratori giunti a 33 anni di contribuzione a decorrere dal 1 gennaio 2012 per gli anni a venire prima della pensione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In secondo luogo, con la previsione di blocco dell\u2019adeguamento delle pensioni al costo della vita (inflazione) per il 2012-2013 per tutte le pensioni di importo superiore a tre volte il minimo (gi\u00e0 previsto dalla legge Sacconi per gli importi per\u00f2 superiori a cinque volte il minimo). Si tratta di categorie di pensionati di certo non definibili come ricchi, n\u00e9 benestanti tenendo conto che \u201ctre volte il trattamento minimo\u201d significa una pensione di circa 1500 euro lordi mensili. Come noto le pensioni, contrariamente ai salari, non sono oggetto di contrattazione sindacale ma sono soggette a meccanismi legislativi diretti. Bloccare quindi l\u2019indicizzazione all\u2019inflazione per pensioni di quel calibro \u00e8 un atto gravissimo di accanimento contro il potere di acquisto dei pensionati impossibilitati a far valere le loro ragioni tramite una contrattazione ad hoc capace di recuperare il terreno perduto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Infine, con la revisione dei coefficienti di trasformazione a cadenza prima triennale e poi biennale. I coefficienti di trasformazione sono quei numeri che determinano l\u2019importo della pensione mensile distribuendo il montante contributivo accumulato nel corso della carriera dal lavoratore sul numero di anni di vita attesa, calcolati ovviamente in media. Un aumento di vita media attesa determina cos\u00ec una riduzione dei coefficienti, ovvero una diminuzione della pensione mensile. La loro revisione pi\u00f9 frequente, in condizioni di aumento della vita media attesa, rende le riduzioni pi\u00f9 graduali, ma allo stesso tempo determina naturalmente un aggravio anticipato nel tempo e quindi in sommatoria maggiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Accanimento contro i pensionati e i lavoratori<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si pu\u00f2 affermare in conclusione che, per vie diverse, le ultime riforme pensionistiche hanno imposto un restringimento durissimo dei diritti pensionistici a partire da un regime gi\u00e0 pesantemente restrittivo plasmato dalla Riforma Dini del 1995, che introdusse il metodo contributivo stravolgendo il sistema precedente. \u00c8 anche impressionante notare come l\u2019applicazione pi\u00f9 recente della ricetta dell\u2019austerit\u00e0 alle pensioni sia stata scatenata non solo sui diritti di lungo termine, tramite restrizioni ad effetto graduale nel tempo, ma anche sui diritti di immediata acquisizione, tramite provvedimenti improvvisi e drastici a danno degli stessi pensionati attuali o dei lavoratori vicini al pensionamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In merito al continuo aumento dell\u2019et\u00e0 pensionabile, oltre all\u2019impatto brutale e catastrofico sulle vite dei soggetti in transito tra lavoro e pensione, occorre una riflessione specifica sulla previsione, introdotta dalla riforma Sacconi, di vincolare i mutamenti dell\u2019et\u00e0 pensionabile in modo automatico all\u2019andamento della speranza di vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In un sistema contributivo, diversamente da quello retributivo, in cui la pensione \u00e8 pagata sulla base dei livelli di salario ricevuti nella vita attiva, il computo dell\u2019assegno pensionistico \u00e8 di per s\u00e9 subordinato alla vita media attesa al momento della pensione. In sostanza, pi\u00f9 si anticipa il momento della pensione e pi\u00f9 si riduce la pensione mensile attesa, poich\u00e9 il monte contributivo versato viene spalmato su un numero maggiori di anni calcolati sulla vita media attesa futura. Questo meccanismo viene aggiornato tramite i gi\u00e0 menzionati coefficienti di trasformazione modificati al principio ogni 10 anni e poi, dal 2010, ogni 3 e dal 2019 ogni 2. Questa logica \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 molto critica perch\u00e9 sancisce automaticamente che una vita pi\u00f9 lunga debba tradursi in un minore godimento del riposo in termini qualitativi o, alternativamente, quantitativi. Motivo per cui un sistema retributivo ha un grado di universalit\u00e0 e di equit\u00e0 sociale assai pi\u00f9 forte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, pur accettando ipoteticamente la logica insita nel sistema contributivo, \u00e8 evidente che l\u2019ulteriore penalizzazione dell\u2019aumento dell\u2019et\u00e0 pensionabile, sommata alla riduzione dell\u2019assegno pensionistico a parit\u00e0 di et\u00e0, appare punitiva e del tutto gratuita. Superflua dal punto di vista dell\u2019equilibrio attuariale del sistema (rapporto tra versamenti contributivi e prestazione ricevuta), che \u00e8 di per s\u00e9 garantito dalla stessa logica contributiva, e gravemente punitiva nei confronti dei lavoratori futuri pensionati, la cui pensione viene continuamente posticipata e diminuita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si pu\u00f2 obiettare che in un sistema a ripartizione in cui non esistono conti individuali accumulati, ma si ripartiscono direttamente risorse dalla generazione lavoratrice a quella in pensione al tempo corrente, l\u2019equilibrio finanziario rilevante \u00e8 quello tra entrate contributive della generazione attiva e le uscite per il pagamento delle pensioni della generazione a riposo. Vero! Ma valgono <a href=\"https:\/\/coniarerivolta.wordpress.com\/2018\/03\/17\/le-pensioni-fanno-gola-ai-mercati-ecco-perche-leuropa-chiede-le-riforme\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">tre obiezioni cruciali<\/a>: in primo luogo non \u00e8 affatto detto che un sistema pensionistico, anche per lungo tempo, non possa trovarsi in una situazione di squilibrio tra entrate contributive e uscite ed essere in parte coperto dalla fiscalit\u00e0 generale; in secondo luogo, il sistema italiano non soffre attualmente di alcun passivo di bilancio nella sua componente previdenziale; in terzo luogo, ipotizzando che non si voglia ricorre alla fiscalit\u00e0 generale e che in futuro, <em>ceteris paribus<\/em>, possa esservi il rischio di passivi di bilancio (ad oggi inesistenti), vi sarebbero comunque amplissimi margini di azione sull\u2019aumento delle entrate contributive in alternativa alla riduzione della spesa pensionistica corrente e futura, tramite politiche di immediata ragionevolezza: riduzione della disoccupazione e della precariet\u00e0 delle carriere e lotta contro il lavoro nero e l\u2019evasione contributiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>I veri motivi della guerra alle pensioni pubbliche<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sembra quindi che i continui aumenti dell\u2019et\u00e0 pensionabile causati dal ciclo di riforme 2004-2011 e resi addirittura cogenti e automatici dopo il 2010, unitamente alla riduzione della pensione media attesa, siano stati solo orientati a ridurre drasticamente i tempi e l\u2019entit\u00e0 del godimento della pensione pubblica e a costituire cospicui avanzi di bilancio dell\u2019ente previdenziale in ossequio ai <em>diktat<\/em> dell\u2019austerit\u00e0 e a tutto vantaggio della progressiva sostituzione della spesa pubblica con un inevitabile aumento futuro della spesa privata destinata ai fondi pensione gestiti da banche, assicurazioni e societ\u00e0 di investimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo il <a href=\"http:\/\/www.rgs.mef.gov.it\/_Documenti\/VERSIONE-I\/Attivit--i\/Spesa-soci\/Attivita_di_previsione_RGS\/2017\/NARP2017.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rapporto<\/a> sulle tendenze di medio e lungo periodo del sistema pensionistico e sanitario a cura del MEF, l\u2019insieme di Riforme varate dal 2004 (Riforma Maroni, Damiano, Sacconi 1 e 2 e Fornero) garantirebbe risparmi cumulati di circa 1000 miliardi ai prezzi attuali. Circa un terzo sarebbero garantiti dalla sola Riforma Fornero del 2011.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Queste cifre roboanti, insieme ai dati falsi sui presunti e inesistenti passivi di bilancio dell\u2019INPS, vengono agitati nel dibattito pensionistico per dimostrare l\u2019inevitabilit\u00e0 delle ultime riforme varate e per sigillare ogni tentativo di affermare la necessit\u00e0 di invertire la rotta restrittiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il dibattito in occasione delle ultime elezioni \u00e8 stato emblematico in questo senso. Ai timidissimi e invero parziali tentativi di Lega, Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Liberi e Uguali di proporre modifiche e\/o abolizioni della Fornero, i guardiani dell\u2019austerit\u00e0 hanno risposto che si tratta di un\u2019utopia irresponsabile perch\u00e9 non ci sono le coperture (agitando il consueto mantra del debito insostenibile e delle risorse fiscali irreperibili). Voce emblematica che si \u00e8 distinta per una difesa a oltranza della legge Fornero \u00e8 il <em>think tank<\/em> liberista lavoce.it tra i cui protagonisti vi \u00e8 non a caso lo stesso economista presidente dell\u2019INPS Tito Boeri. Al riguardo, suggeriamo la lettura di tre riflessioni significative sul tema pubblicate poco prima dell\u2019appuntamento elettorale (<a href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/archives\/49348\/adeguamento-dei-requisiti-anagrafici-rinvio-un-autogol\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">uno<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/archives\/50686\/politici-parlano-solo-ai-pensionati\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">due<\/a>, e <a href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/archives\/51154\/51154\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">tre<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u2026e non \u00e8 finita<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019aspetto pi\u00f9 preoccupante, peraltro, \u00e8 che i pi\u00f9 accesi sostenitori dell\u2019austerit\u00e0 a oltranza sono gi\u00e0 pronti per prossimi ulteriori attacchi. Non paghi dei risultati finanziari \u201cstraordinari\u201d ottenuti con le riforme Sacconi e Fornero, i falchi dei tagli alla spesa sociale iniziano gi\u00e0 a disegnare, in alcuni ambienti economici, i prossimi passi. Il recente documento del Fondo Monetario Internazionale citato a inizio articolo ci spiega le nuove direttrici inquietanti che l\u2019Italia dovrebbe seguire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Insomma la partita \u00e8 aperta, gli appetiti della speculazione finanziaria sulle pensioni italiane non sono affatto sedati e sull\u2019ennesimo saccheggio pensionistico si giocher\u00e0 una delle sfide maggiori dei prossimi anni. Entreremo prossimamente nel merito di questo fosco programma, punto per punto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per il momento preme ribadire che per fermare l\u2019accanimento cieco contro i pensionati di oggi e i lavoratori di oggi, futuri pensionati di domani, oltre alla sacrosanta abolizione della Legge Fornero, urge un\u2019inversione a \u201cU\u201d ancor pi\u00f9 profonda. \u00c8 necessario rimettere radicalmente al centro della politica economica il tema della piena e buona occupazione, della fine della precariet\u00e0, della redistribuzione del reddito progressiva tra ricchi e poveri e tra capitale e lavoro, ridisegnando allo stesso tempo un sistema pensionistico socialmente sostenibile che offra una flessibilit\u00e0 di scelta ampia sul momento di cessazione dell\u2019attivit\u00e0 lavorativa ed una pensione che rifletta i redditi conseguiti nella vita lavorativa consentendo di mantenere durante il meritato riposo una vita decorosa in condizioni di certezza.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/coniarerivolta.wordpress.com\/2018\/04\/18\/riforme-lacrime-e-sangue-storia-recente-del-saccheggio-pensionistico\/\">https:\/\/coniarerivolta.wordpress.com\/2018\/04\/18\/riforme-lacrime-e-sangue-storia-recente-del-saccheggio-pensionistico\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONIARE RIVOLTA Il recente studio a cura del Fondo Monetario Internazionale \u201cItaly: Toward a Growth-Friendly Fiscal Reform\u201d (\u201cItalia: verso una riforma fiscale amica della crescita\u201d) pubblicato a marzo di quest\u2019anno, oltre a tracciare la rotta ortodossa delle pi\u00f9 congrue politiche fiscali e del lavoro per il nostro Paese, fissa anche le priorit\u00e0 di nuovi interventi in tema previdenziale. 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