{"id":41460,"date":"2018-04-28T14:01:03","date_gmt":"2018-04-28T12:01:03","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41460"},"modified":"2018-04-28T14:01:03","modified_gmt":"2018-04-28T12:01:03","slug":"austerita-in-italia-i-sacrifici-alimentano-il-debito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41460","title":{"rendered":"Austerit\u00e0 in Italia: i sacrifici alimentano il debito"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di *ECONOMIA E POLITICA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Negli ultimi anni il rapporto tra <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/debito-pubblico\/\">debito pubblico<\/a> e PIL \u00e8 <em>aumentato<\/em>, non diminuito, e questo, insieme ad una informazione economica spesso tendenziosa o di cattiva qualit\u00e0, potrebbe indurre molti a credere che le politiche di <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/austerita\/\">austerit\u00e0<\/a> in Italia non siano state fatte, o quantomeno che non siano state fatte a sufficienza (si vedano, rispettivamente, le dichiarazioni degli ex commissari alla <em>spending review<\/em> <a href=\"https:\/\/it.businessinsider.com\/intervista-perotti-la-spending-review-e-morta-chi-dice-il-contrario-fa-solo-propaganda\/\">Perotti<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2018-04-06\/intervista-cottarelli-l-italia-deve-raddoppiare-l-avanzo-primario-211729.shtml?uuid=AELYSCUE\">Cottarelli<\/a>). Al contrario, in questa breve nota proveremo a mostrare per mezzo di alcuni dati di contabilit\u00e0 nazionale che i tagli alla spesa e l\u2019aumento della pressione fiscale ci sono stati, e che <em>proprio per questo<\/em> il rapporto debito\/PIL \u00e8 aumentato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il fondamento economico per cui le politiche di austerit\u00e0 fiscale possono in molti casi peggiorare ci\u00f2 che dicono di voler migliorare, ossia il rapporto debito\/PIL, risiede nel fatto che, per via del moltiplicatore fiscale,<a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/austerita-in-italia-i-sacrifici-alimentano-il-debito\/#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> la riduzione di debito pubblico \u2013 attuata ad esempio grazie ad un avanzo di bilancio \u2013 pu\u00f2 causare una riduzione del denominatore del rapporto (il reddito) di proporzione maggiore della riduzione del numeratore (il debito pubblico). In altre parole, un consolidamento fiscale, inteso come taglio della spesa o aumento delle tasse, pu\u00f2 far crescere il rapporto debito\/PIL invece di ridurlo.<a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/austerita-in-italia-i-sacrifici-alimentano-il-debito\/#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> Per queste ragioni il principio del bilancio in pareggio, introdotto in Costituzione nel 2012 ed in linea con le linee di politica economica dettate dal <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/fiscal-compact\/\"><em>Fiscal Compact<\/em><\/a>, non \u00e8 virtuoso ogni qual volta l\u2019economia si trovi in una fase ciclica negativa o comunque vi siano nel Paese lavoro e capacit\u00e0 produttiva (gli impianti delle imprese) inutilizzati o sotto-utilizzati.<a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/austerita-in-italia-i-sacrifici-alimentano-il-debito\/#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In tali circostanze, infatti, perseguire il bilancio in pareggio tagliando la spesa equivarrebbe \u2013 per parafrasare metafore poco appropriate ma molto usate nella recente campagna elettorale \u2013 ad un padre di famiglia indebitato che rinunciasse ad andare a lavorare per risparmiare sul costo del trasporto verso il posto di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando il PIL diminuisce, come accaduto in Italia e in altri Paesi dopo il 2008 a causa di una <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/crisi\/\">crisi<\/a> \u2018importata\u2019 e causata da eventi esterni al nostro sistema economico, il disavanzo pubblico cresce fisiologicamente come conseguenza della diminuzione del PIL, e quindi della diminuzione di tutte quelle entrate fiscali che sono proporzionali al reddito (come IVA, IRPEF e IRAP). Inoltre, altrettanto fisiologicamente aumentano le spese per i cosiddetti \u2018ammortizzatori sociali\u2019, in particolare i sussidi di disoccupazione e la cassa integrazione. Tale aumento del disavanzo ha per\u00f2 una funzione di stabilizzazione del reddito, tende cio\u00e8 a ridurre gli effetti negativi della crisi. Se in tali circostanze si cerca di <em>ridurre<\/em> il disavanzo tagliando la spesa o aumentando le tasse (soprattutto sui redditi pi\u00f9 bassi), ci\u00f2 riduce ulteriormente la domanda aggregata e quindi la produzione, generando ulteriori effetti negativi sulle entrate fiscali e aumento delle spese per ammortizzatori sociali con effetti <em>perversi<\/em> sul rapporto debito\/PIL (Ciccone 2012; Nuti 2013), come ormai confermato anche da molta letteratura economica internazionale (Fat\u00e1s and Summers 2017).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo questo quadro introduttivo sui possibili effetti reali delle politiche di austerit\u00e0 fiscale in tempi di recessione, diamo uno sguardo ai dati relativi al caso italiano. Il grafico 1 mostra l\u2019andamento del PIL: c\u2019\u00e8 un primo crollo dovuto alla crisi finanziaria internazionale del 2008, seguito da un avvio di ripresa, poi di nuovo una caduta verticale di circa 75 miliardi (in termini reali, cio\u00e8 al netto degli effetti dell\u2019inflazione) che \u00e8 invece largamente attribuibile alle politiche di austerit\u00e0 varate in seguito alla \u2018crisi degli spread\u2019 del 2011 e fortemente volute dalle istituzioni europee. Occorre comunque notare che gli effetti sul PIL dei tagli alla spesa pubblica e dell\u2019aumentata pressione fiscale sono stati parzialmente mitigati dalla costante crescita delle esportazioni, passate dai circa 404 miliardi del 2010 ai 438 del 2013 (dati a prezzi costanti).<a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/austerita-in-italia-i-sacrifici-alimentano-il-debito\/#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Grafico 1. PIL italiano, miliardi di Euro costanti (2010), fonte: OECD Economic Outlook<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8489\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/PIL-italiano.jpg\" alt=\"PIL italiano\" width=\"460\" height=\"283\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dal lato delle entrate tributarie, il gettito fiscale complessivo \u00e8 <em>aumentato<\/em> in termini reali di 18 miliardi dal 2011 al 2012 (fonte: OECD),<a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/austerita-in-italia-i-sacrifici-alimentano-il-debito\/#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> a testimonianza del fatto che le politiche di austerit\u00e0 non hanno solo riguardato i tagli alla spesa, bens\u00ec anche l\u2019aumento della pressione fiscale, con impatto negativo sulla domanda aggregata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dal lato della spesa, quella complessiva \u2013 comprendente tutti i servizi pubblici (sanit\u00e0, istruzione, etc.) e la protezione sociale (pensioni, sussidi di disoccupazione) ma <em>non <\/em>gli investimenti \u2013 <em>diminuisce<\/em> in termini reali di 16 miliardi tra il 2011 e il 2015, con una flessione ancor pi\u00f9 accentuata (-26,5 miliardi) dal massimo raggiunto nel 2009 \u2013 si veda grafico 2. Oltre alla spesa corrente, gli investimenti pubblici (strade, infrastrutture, etc.), che nel 2009 avevano fatto registrare un aumento rispetto agli anni precedenti, registrano un vero e proprio crollo (-15 miliardi nel 2013 rispetto al 2008; -20 miliardi rispetto al 2009; \u2013 10,5 miliardi dal 2011), per poi stabilizzarsi a tale livello pi\u00f9 basso dal 2013 \u2013 si veda grafico 3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Grafico 2. Spesa pubblica complessiva, miliardi di Euro costanti (2010), fonte: OECD.Stat (COFOG)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8490\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/spesa-pubblica-italia.jpg\" alt=\"spesa pubblica italia\" width=\"460\" height=\"318\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Grafico 3. Investimenti pubblici, miliardi di Euro costanti (2010), fonte: OECD.Stat (COFOG)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8491\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/investimenti-pubblici.jpg\" alt=\"investimenti pubblici\" width=\"460\" height=\"318\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Provando inoltre a disaggregare la spesa corrente (come si vede nei grafici 4 e 5)<a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/austerita-in-italia-i-sacrifici-alimentano-il-debito\/#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a> i servizi che subiscono la riduzione maggiore sono la sanit\u00e0, che registra un taglio in termini reali di 8,5 miliardi dal 2011 al 2013 (pari al -7%), e l\u2019istruzione, con un\u2019ulteriore sforbiciata di 2,6 miliardi nello stesso periodo (all\u2019interno della ben pi\u00f9 prolungata stagione di tagli che ha comportato una riduzione del 20%, pari a circa 15 miliardi, tra il 2007 e 2015). Calano in termini reali anche le spese per servizi pubblici (-17 miliardi dal 2012 al 2015) e quelle per affari economici (-4 miliardi dal 2011 al 2015). Aumenta, seppur moderatamente, la spesa per protezione sociale, che data l\u2019elevata disoccupazione avrebbe dovuto far registrare una crescita ben pi\u00f9 accentuata, come invece accaduto nel biennio 2008\/2009 a ridosso della prima fase di crisi. L\u2019aumento delle spese per ammortizzatori sociali \u00e8 stato evidentemente compensato dalla riforma pensionistica (Monti-Fornero), inseritasi nel pi\u00f9 ampio affresco delle politiche di consolidamento fiscale, che ha allungato la permanenza al lavoro dei lavoratori pi\u00f9 anziani causando una crescita repentina della disoccupazione giovanile (che tra il 2011 e il 2014 passa dal 20,5% al 30%), in quanto innalzando l\u2019et\u00e0 pensionabile si \u00e8 bloccato per almeno un biennio il fisiologico ricambio dovuto alla sostituzione dei lavoratori in uscita per raggiunti limiti di et\u00e0 con giovani in entrata sul mercato del lavoro (si veda grafico 6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Grafico 4 e 5. Spesa pubblica per funzione di spesa, miliardi di Euro costanti (2010), fonte: OECD.Stat (COFOG)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8492\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/Spesa-pubblica-per-funzione-di-spesa.jpg\" alt=\"Spesa pubblica per funzione di spesa\" width=\"460\" height=\"230\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8493\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/Spesa-pubblica-per-protezione-sociale.jpg\" alt=\"Spesa pubblica per protezione sociale\" width=\"460\" height=\"263\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Complessivamente, dunque, il taglio di spesa tra servizi, protezione sociale e investimenti pubblici \u00e8 stato di 46,5 miliardi tra 2009 e 2015, di cui 26,5 a partire dal 2011. Come anticipato, nello stesso periodo si \u00e8 anche avuto un aumento della pressione fiscale legato, tra l\u2019altro, all\u2019aumento dell\u2019IVA (avvenuto tramite due revisioni a rialzo delle aliquote, nel 2011 e nel 2013, per cui la massima \u00e8 passata dal 20% al 22%), un tipo di tassazione che tende a incidere maggiormente su chi ha redditi bassi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Grafico 6. Tasso di disoccupazione giovanile (15-29 anni), fonte: Istat <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8494\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/disoccupazione-giovanile.jpg\" alt=\"disoccupazione giovanile\" width=\"460\" height=\"291\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E il debito pubblico? Il grafico 7 mostra l\u2019andamento del rapporto debito\/PIL che aumenta a seguito della crisi del 2008, mostra un inizio di stabilizzazione e poi si impenna ulteriormente tra il 2011 e il 2014 (passando dal 116 al 132%) per poi stabilizzarsi. In altri termini: le politiche fiscali restrittive hanno contribuito ad aumentare il rapporto tra debito e PIL, proprio quell\u2019indicatore che \u2013 stando alle dichiarazioni \u2013 si prefiggevano di ridurre. Tuttavia, alla luce di quanto esposto in questa nota, questo dato non dovrebbe sorprendere in quanto <em>il consolidamento fiscale \u00e8 costoso in termini di perdite di produzione<\/em>. Inoltre, se si considera che molta letteratura economica ha recentemente sostenuto la <em>state dependency<\/em> dei moltiplicatori fiscali \u2013 ovvero, il fatto che tendano ad essere pi\u00f9 elevati nelle fasi recessive che in quelle espansive (si veda ad esempio il contributo di Auerbach e Gorodnichenko 2012) \u2013 tanto pi\u00f9 elevati risultano moltiplicatore e rapporto debito\/PIL, <em>tanto maggiore \u00e8 la probabilit\u00e0 che il consolidamento fiscale abbia l\u2019effetto perverso di far aumentare il rapporto fra debito pubblico e PIL <\/em>(Nuti 2013)<em>.<\/em> Nel periodo in esame, il caso italiano sembra piuttosto coerente con queste considerazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Grafico 7. Rapporto debito pubblico\/PIL (%), fonte: OECD Economic Outlook<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8495\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/debito-pubblico-italia1.jpg\" alt=\"debito pubblico italia1\" width=\"460\" height=\"264\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In conclusione, l\u2019evidenza empirica suggerisce, al contrario di quanto spesso sostenuto nel dibattito economico, che le politiche di austerit\u00e0 hanno effettivamente trovato applicazione in Italia dopo il 2011, e che hanno contribuito a peggiorare il quadro recessivo. Per queste ragioni \u00e8 doveroso evitare facili ma erronei parallelismi tra un sistema Paese ed un agente privato (una famiglia), considerando erroneamente equivalenti, sia nella loro narrazione che nella relativa trattazione, debito pubblico e debito individuale. Le politiche fiscali restrittive stando alle quali il contenimento del debito pubblico deve avvenire soprattutto tramite tagli alle varie voci di spesa hanno contribuito a peggiorare i \u201cproblemi\u201d che si diceva avrebbero contribuito a risolvere. Di conseguenza, si pu\u00f2 ritenere che adeguate politiche di <em>aumento<\/em> della spesa possano contribuire a ridurre il rapporto debito\/PIL attraverso la crescita del reddito.<\/p>\n<hr \/>\n<h5><em>*Universit\u00e0 di Roma Tre<\/em><\/h5>\n<hr \/>\n<h5><strong>riferimenti<\/strong><\/h5>\n<h5>Auerbach A., &amp; Gorodnichenko, Y. (2012). Measuring the Output Responses to Fiscal Policy, <em>American Economic Journal \u2013 Economic Policy<\/em>, Vol. 4, pp. 1\u201327.<\/h5>\n<h5>Batini, N., Callegari, G., &amp; Melina, G. (2012). Successful Austerity in the United States, Europe and Japan, IMF Working Paper 12\/190, July, Washington.<\/h5>\n<h5>Christiano, L., Eichenbaum, M., &amp; Rebelo, S. (2011). When is the government spending multiplier large?. <em>Journal of Political Economy<\/em>, <em>119<\/em>(1), 78-121.<\/h5>\n<h5>Ciccone, R. (2012). Austerit\u00e0, BCE e il peggioramento dei conti pubblici, in <em>Oltre l\u2019austerit\u00e0<\/em>, MicroMega.<\/h5>\n<h5>Fat\u00e1s, A., &amp; Summers, L. H. (2017). The permanent effects of fiscal consolidations <em>Journal of International Economics<\/em>, online publication, December.<\/h5>\n<h5>MEF (2017). Nota di aggiornamento al documento di Economia e Finanza, disponibile <a href=\"http:\/\/www.dt.tesoro.it\/modules\/documenti_it\/analisi_progammazione\/documenti_programmatici\/def_2017\/NADEF2017.pdf\">qui<\/a>.<\/h5>\n<h5>Nuti, D. M. (2013). Perverse Fiscal Consolidation. <a href=\"http:\/\/m.docente.unife.it\/paolo.pini\/la-crisi-le-cause-e-come-uscirne\/gli-effetti-perversi-del-consolidamento-fiscale-di-domenico-mario-nuti\/at_download\/file\"><em>Sbilanciamoci. info<\/em>, <em>11<\/em><\/a>.<\/h5>\n<h5>Palumbo, A. (2008). I metodi di stima del PIL potenziale tra fondamenti di Teoria economica e Contenuto empirico, <em>Roma Tre University, <\/em>Department of Economics <a href=\"https:\/\/4ba3ae76-a-62cb3a1a-s-sites.googlegroups.com\/site\/bibliotecagl\/Home\/Palumbo_2008._METODIDISTIMADELPI0POTENZIALETRAFONDAMENTITEO.pdf?attachauth=ANoY7cokvNtj8dQEPeC2EryQOYG0BHCHyo09Y1w-f2gr_bg-V4NayItAdCNPsa6mEigo97_qwLnF4K71edjxQzXErRtLD86ktHPi5vr5f\">Working Paper Series, 92<\/a>.<\/h5>\n<h5>Paternesi Meloni, W. (2017). Austerity and competitiveness in the Eurozone: a misleading linkage. <em>Roma Tre University, <\/em>Department of Economics <a href=\"http:\/\/dipeco.uniroma3.it\/db\/docs\/WP%20223.pdf\">Working Paper Series, 0223<\/a>.<\/h5>\n<h5>Pusch, T., &amp; Rannenberg, A. (2011). Fiscal Spending Multiplier Calculations based on Input-Output Tables \u2013 with an Application to EU Members, IWH Discussion Papers 1\/2011, Halle Institute for Economic Research (IWH).<\/h5>\n<h5>Stirati A. (2016) Blanchard, the Nairu and economic policy in the Eurozone, Inet blogpost: <a href=\"https:\/\/www.ineteconomics.org\/perspectives\/blog\/blanchard-the-nairu-and-economic-policy-in-the-eurozone\">https:\/\/www.ineteconomics.org\/perspectives\/blog\/blanchard-the-nairu-and-economic-policy-in-the-eurozone<\/a><\/h5>\n<hr \/>\n<h5>Note<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/austerita-in-italia-i-sacrifici-alimentano-il-debito\/#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Segnaliamo a riguardo un contributo del Fondo Monetario Internazionale (Blanchard e Leigh 2013) in cui sono state riviste a rialzo le stime dei moltiplicatori fiscali, indicando un valore minimo di 0,9. Nell\u2019ambito del DEF 2017, per l\u2019Italia assume valore di 1,1 (MEF 2017). Pusch e Rannenberg (2011) stimano invece, usando delle tavole input-output che tengono conto delle importazioni richieste da differenti categorie di spesa finale, un moltiplicatore di 1,8 per l\u2019Italia. In altri studi basati su dati <em>panel<\/em> il valore stimato del moltiplicatore fiscale \u00e8 piuttosto elevato, specialmente se misurato in periodi di recessione (si veda Batini et al. 2012; Christiano et al. 2011).<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/austerita-in-italia-i-sacrifici-alimentano-il-debito\/#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Nuti (2013) dimostra che ci\u00f2 accadrebbe con certezza nel caso in cui il moltiplicatore fiscale sia maggiore dell\u2019inverso del rapporto tra debito pubblico e PIL. Nel caso italiano, quindi, non sarebbe necessario un moltiplicatore superiore a 1, bens\u00ec superiore a circa 0,76.<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/austerita-in-italia-i-sacrifici-alimentano-il-debito\/#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Si noti che le stime del prodotto potenziale e dell\u2019output gap, o le deviazioni del tasso di disoccupazione effettivo dal tasso \u201cstrutturale\u201d di disoccupazione (o meglio, NAIRU) stimati dalle organizzazioni internazionali (Ocse e Commissione Europea) non possono essere considerati delle misure valide di sottoutilizzo della capacit\u00e0. Per un approfondimento critico su questi temi si veda Palumbo (2008), per una discussione pi\u00f9 divulgativa si veda Stirati (2016).<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/austerita-in-italia-i-sacrifici-alimentano-il-debito\/#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Come indicato in Paternesi Meloni (2017), le politiche di austerit\u00e0 avrebbero anche avuto la funzione di migliorare i saldi esterni sia grazie alla maggiore competitivit\u00e0 di prezzo causata dal processo di svalutazione interna sia per mezzo della riduzione dell\u2019import connessa alla caduta del reddito.<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/austerita-in-italia-i-sacrifici-alimentano-il-debito\/#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Si tenga conto che tra 2010 e 2011 il PIL era cresciuto di 12 miliardi (in termini reali), mentre tra 2011 e 2012 si registra una diminuzione di 45 miliardi \u2013 l\u2019incremento delle entrate dunque non riflette un aumento del valore aggiunto ma della pressione fiscale.<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/austerita-in-italia-i-sacrifici-alimentano-il-debito\/#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Si fa riferimento alla disaggregazione \u201cper funzione\u201d proposta da OECD, come indicato nel <em>Dataset 11, Government expenditure by function (COFOG).<\/em><\/h5>\n<p><strong>\u00a0Fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/austerita-in-italia-i-sacrifici-alimentano-il-debito\/\">http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/austerita-in-italia-i-sacrifici-alimentano-il-debito\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di *ECONOMIA E POLITICA Negli ultimi anni il rapporto tra debito pubblico e PIL \u00e8 aumentato, non diminuito, e questo, insieme ad una informazione economica spesso tendenziosa o di cattiva qualit\u00e0, potrebbe indurre molti a credere che le politiche di austerit\u00e0 in Italia non siano state fatte, o quantomeno che non siano state fatte a sufficienza (si vedano, rispettivamente, le dichiarazioni degli ex commissari alla spending review Perotti e Cottarelli). 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