{"id":41472,"date":"2018-05-18T00:03:05","date_gmt":"2018-05-17T22:03:05","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41472"},"modified":"2018-05-15T14:24:56","modified_gmt":"2018-05-15T12:24:56","slug":"un-saggio-su-fascismo-e-antifascismo-3a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41472","title":{"rendered":"Un saggio su fascismo e antifascismo (3a parte)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>MARINO BADIALE e MASSIMO BONTEMPELLI<\/strong><\/p>\n<p><em>[segue da <a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41500\"><strong>qui<\/strong><\/a>]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5. Che fare?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo questo esame sulla natura del fascismo, riprendiamo l\u2019esame della situazione italiana. La domanda naturale, a seguito delle analisi fin qui svolte, \u00e8 naturalmente: che fare? Come opporsi al pericolo effettivo di dissoluzione della societ\u00e0 italiana? Se tale pericolo fosse quello del fascismo, la risposta sarebbe chiara e dettata dalla storia: di fronte al pericolo fascista occorre una politica di unit\u00e0 antifascista, quel tipo di politica che ha permesso la lotta del CLN e il trionfo dell\u2019antifascismo.\u00a0\u00c8 in sostanza questo il modello che viene continuamente richiamato da molti antiberlusconiani. Noi riteniamo che questo modello sia oggi del tutto inapplicabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come l\u2019attuale capitalismo feudal-criminale, del quale il berlusconismo \u00e8 l\u2019espressione pi\u00f9 chiara, non \u00e8 fascismo, cos\u00ec l\u2019opposizione alle dinamiche distruttive di tale capitalismo non pu\u00f2 definirsi antifascismo. Si pu\u00f2 anzi affermare che nell\u2019attuale fase storica l\u2019antifascismo (in quanto, beninteso, pratica politica, e non assunto etico-culturale) non sia pi\u00f9 attuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tesi sull\u2019esaurimento di senso politico, nella realt\u00e0 contemporanea, dell\u2019opposizione fascismo\/antifascismo, si argomenta in maniera molto semplice. L\u2019antifascismo \u00e8 definito dall\u2019essere opposizione e contrasto al fascismo e al nazismo. Ma il fascismo e il nazismo sono stati sconfitti nella Seconda Guerra Mondiale, e da allora non hanno pi\u00f9 alcuna esistenza storicamente significativa. Non c\u2019\u00e8, da pi\u00f9 di sessant\u2019anni, nessun fascismo da contrastare, e l\u2019antifascismo non ha quindi nessun senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le obiezioni a questa tesi possono assumere forme molto diverse, ma in sostanza si riducono a due: in primo luogo, si contesta l\u2019assunto che oggi non esista pi\u00f9 alcun fascismo storicamente rilevante. In secondo luogo, si obietta che difendere l\u2019attualit\u00e0 dell\u2019antifascismo significa in realt\u00e0 difendere gli ideali che hanno ispirato la lotta antifascista e che sono depositati nella Costituzione Italiana. Per cui chi riconosce il valore di tali ideali (e fra questi vi sono gli autori di questo saggio) perci\u00f2 stesso riconosce l\u2019attualit\u00e0 e il valore dell\u2019antifascismo. Esaminiamo allora queste due obiezioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La discussione sul fascismo svolta in precedenza ci permette di capire in che senso affermiamo che oggi non esiste nessun fascismo storicamente rilevante. Vogliamo dire che non esiste nessun movimento politico storicamente rilevante che si proponga un obiettivo di controllo politico totalitario della societ\u00e0 diretto alla mobilitazione e attivizzazione permanente delle masse con lo scopo di coinvolgere le masse stesse in una attiva politica di conquiste imperialistiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente, ci sono oggi fascisti e nazisti, ma si tratta di piccole realt\u00e0 insignificanti. Nei casi in cui l\u2019estremismo di destra \u00e8 stato coinvolto in progetti eversivi si \u00e8 sempre trattato di piccole realt\u00e0 completamente subalterne a strategie organizzate e portate avanti da forze di tutt\u2019altra natura. La risposta a questi dati di fatto, da parte di chi sostiene l\u2019attualit\u00e0 dell\u2019antifascismo, sta in sostanza in un cambiamento del significato dei termini, per cui si chiama \u201cfascismo\u201d ogni forza politica e ogni tendenza culturale che abbia in comune col fascismo propriamente detto alcune caratteristiche come la violenza, il rifiuto della democrazia e dell\u2019universalit\u00e0 dei diritti umani, il maschilismo, il sospetto nei confronti della libert\u00e0 della cultura e dell\u2019elaborazione intellettuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di una mossa abituale nella sinistra italiana, nella quale \u00e8 sempre stata operante la comoda tendenza a qualificare come \u201cfascista\u201d chiunque esprimesse punti di vista diversi da quelli egemoni all\u2019interno della sinistra stessa. Questa impostazione \u00e8 chiaramente espressione di un errore logico, paragonabile a quello contenuto nel seguente pseudo-ragionamento: \u201ctutti i salmoni sono pesci, quindi tutti i pesci sono salmoni\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se \u00e8 chiaro l\u2019errore contenuto nella frase appena enunciata, dovrebbe anche essere chiaro come un errore dello stesso tipo sia contenuto negli pseudo-ragionamenti di chi afferma che, poich\u00e9 il fascismo attacca la democrazia, allora chi attacca la democrazia \u00e8 fascista (per concludere magari che Berlusconi \u00e8 fascista), e poich\u00e9 il fascismo \u00e8 violento, allora chi \u00e8 violento \u00e8 fascista, e poich\u00e9 il fascismo \u00e8 maschilista, allora chi \u00e8 maschilista \u00e8 fascista. Questo errore logico porta ad un sostanziale svuotamento della nozione di \u201cfascismo\u201d, ridotta ad una astrazione priva di determinazioni storiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019altro argomento fondamentale di chi difende l\u2019attualit\u00e0 politica dell\u2019antifascismo sta, come si \u00e8 detto, nel rivendicare l\u2019attualit\u00e0 e il valore dei principi ideali che hanno ispirato la lotta antifascista. Questo argomento ha un nocciolo di verit\u00e0 (che \u00e8, appunto, il valore pi\u00f9 che mai attuale dei principi emersi nella lotta antifascista e trasfusi nella nostra Costituzione), ma si pu\u00f2 mostrare come anch\u2019esso contenga un errore logico, dovuto in questo caso alla confusione di piani diversi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8\u00a0lo stesso errore che commetterebbe chi, volendo difendere il valore dell\u2019unit\u00e0 italiana, si definisse oggi antiaustriaco, con la motivazione che storicamente l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia \u00e8 stata ottenuta con la lotta contro l\u2019Austria. L\u2019errore sta nel confondere l\u2019attualit\u00e0 di un certo insieme di valori ideali con la contingenza storica nella quale quei valori si sono concretamente affermati. \u00c8\u00a0verissimo che in Italia alcuni valori fondamentali di libert\u00e0 si sono storicamente affermati nella lotta antifascista, come \u00e8 pure vero che il valore dell\u2019unit\u00e0 italiana si \u00e8 affermato nella lotta contro l\u2019impero austroungarico. Ma da questo non ne discende che chi ritiene attuali i valori in questione debba dichiararsi antifascista o antiaustriaco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attualit\u00e0 di un insieme di valori va difesa contro chi li minaccia, ma la minaccia pu\u00f2 essere diversa nelle diverse fasi storiche. Cos\u00ec, chi oggi difende l\u2019unit\u00e0 e la sovranit\u00e0 italiane si dichiarer\u00e0 forse antileghista, forse antieuropeista, o forse qualcos&#8217;altro ancora: ma certamente non antiaustriaco. Allo stesso modo, chi difende i valori che hanno ispirato la lotta antifascista, e che sono stati depositati nella Costituzione italiana, deve difenderli contro chi li minaccia: ma poich\u00e9, come s\u2019\u00e8 detto, non c\u2019\u00e8 oggi nessun fascismo che minacci quei valori, non ha senso che chi in essi si riconosce basi la sua identit\u00e0 politica attuale sull&#8217;antifascismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 difficile indicare concretamente da dove vengono le minacce agli ideali che hanno animato la lotta contro il nazifascismo. Basta ricordare che si tratta dei valori fondamentali che si sono depositati nella nostra Costituzione: da una parte i diritti liberaldemocratici tipici della tradizione moderna dello Stato di diritto, dall\u2019altra i diritti sociali rivendicati dalle lotte popolari e socialiste. Per cui nella nostra Costituzione compaiono da una parte la sovranit\u00e0 popolare e i diritti individuali, dall\u2019altra, in varie forme, i principi della giustizia sociale e l\u2019idea che l\u2019economia deve svolgersi rispettando principi di coesione sociale. Ricordiamo infine il ripudio della guerra di aggressione, stabilito dall\u2019art.11 della nostra Costituzione. Esso contiene un rifiuto dell\u2019imperialismo, visto che quest\u2019ultimo non pu\u00f2 mai prescindere dall\u2019uso o dalla minaccia dell\u2019aggressione militare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poniamoci la domanda: da dove vengono oggi le minacce a questi valori? Abbiamo visto in questi ultimi decenni, in Italia e nei paesi occidentali, un attacco generalizzato alle conquiste che i lavoratori e in generale i ceti subalterni avevano ottenuto nella fase precedente, quella del trentennio seguito alla Seconda Guerra Mondiale. La direzione in cui si \u00e8 mosso il nostro mondo, con velocit\u00e0 diverse a seconda dei luoghi e dei tempi, e in ogni caso accresciute dalla recente crisi economica, \u00e8 quello del ritorno ad un crudele capitalismo disegualitario del tipo precedente appunto alla Seconda Guerra Mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro fenomeno al quale abbiamo assistito negli ultimi decenni \u00e8 quello del tentativo statunitense di consolidare la propria egemonia mondiale, sempre pi\u00f9 debole sul piano strettamente economico, attraverso un rinnovato militarismo aggressivo, che ha coinvolto l\u2019intero Occidente in guerre di aggressione. Questi due aspetti del mondo moderno sono in chiara contraddizione con gli ideali della lotta antifascista, depositati nella nostra Costituzione. Un altro fenomeno di questi decenni \u00e8 l\u2019emergere del problema ecologico. Si tratta di una tematica recente e quindi non presente nella Resistenza antifascista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo per\u00f2 affermare che la lotta contro la distruzione ambientale \u00e8 coerente con l\u2019ispirazione che sta alla base della Costituzione e dei documenti fondamentali dell\u2019ONU ispirati dalla lotta antifascista: la difesa della dignit\u00e0 umana e dei diritti dei popoli e dei gruppi oppressi implica in modo naturale la difesa dell\u2019ambiente nel quale vivono gli esseri umani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, per quanto riguarda l\u2019Italia, i fattori di crisi di civilt\u00e0 che abbiamo fin qui elencato si innestano su antichi problemi del nostro paese (scarso senso dello Stato, sudditanza a potenze straniere, tolleranza verso illegalit\u00e0 e corruzione, per dirne solo alcuni) che non sono mai stati affrontati. L\u2019effetto combinato delle dinamiche internazionali e dei difetti nazionali crea nel nostro paese una situazione di profonda disgregazione morale e civile nella quale gli attuali ceti dirigenti (politici ed economici) cercano solo il proprio tornaconto personale. Simbolo di tutto questo \u00e8 l\u2019oscena casta politica italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conseguenza di queste considerazioni \u00e8 che chi voglia combattere in nome dei valori che furono della Resistenza antifascista deve combattere contro le dinamiche socioeconomiche dell\u2019attuale capitalismo mondializzato, contro l\u2019imperialismo statunitense, contro la casta politica italiana. Questi sono i nemici. Ha senso chiamare \u201cfascismo\u201d l\u2019insieme di questi nemici? Evidentemente no. Il capitalismo di per s\u00e9 non \u00e8 fascista, e sicuramente gli USA non sono un paese fascista. Allo stesso modo, la classe dirigente italiana non \u00e8 fascista, nella sua grandissima maggioranza, ma anzi proviene da partiti antifascisti. La conclusione \u00e8 molto semplice: se la difesa dei valori che furono della Resistenza antifascista implica oggi il contrastare nemici che fascisti non sono, non ha senso che tale difesa si caratterizzi come \u201cantifascista\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6. L\u2019unit\u00e0 antifascista<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019azione di difesa del paese dal processo di dissoluzione incipiente non pu\u00f2 quindi trovare fondamento nel modello dell\u2019unit\u00e0 antifascista. Finora abbiamo portato gli argomenti teorici, vediamo adesso qualche ulteriore argomento pi\u00f9 legato alla pratica politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La politica dell\u2019unit\u00e0 antifascista \u00e8 stata la politica giusta nella situazione storica degli anni Trenta e Quaranta. Questo fatto dipende per\u00f2 da quegli aspetti del fascismo che abbiamo sopra esaminato, in sostanza dal suo essere una forma di totalitarismo politico (per quanto non perfettamente realizzata). Il totalitarismo politico per definizione \u00e8 un controllo totale di ogni forma di espressione politica. Ma allora chiunque esprima pubblicamente, in qualsiasi forma, il proprio antifascismo, sta gi\u00e0 introducendo fessure nel monolite totalitario e quindi sta gi\u00e0 rischiando di persona.\u00a0\u00c8 questo il fondamento dell\u2019unit\u00e0 antifascista: tutti gli antifascisti possono unirsi, dai monarchici ai comunisti, perch\u00e9 ciascuno, per il semplice fatto di prendere posizione pubblica contro il regime, mette in crisi un elemento essenziale del regime stesso (il totalitarismo) e ciascuno per questo rischia la repressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per dirla in un altro modo, in un regime di totalitarismo politico non si pu\u00f2 essere critici interni al regime. Il totalitarismo impone che chi vuole fare politica deve scegliere: o la piena integrazione ai dettami del regime o l\u2019opposizione aperta. Questo si pu\u00f2 vedere confrontando le vicende di Galeazzo Ciano e Ivanoe Bonomi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo che l\u2019alleanza fra Hitler e Mussolini \u00e8 ormai acquisita, Ciano acquisisce la convinzione soggettiva che tale alleanza sia un clamoroso errore e decide di fare quanto \u00e8 possibile per ostacolarla. Ma in pratica non pu\u00f2 fare nulla: non pu\u00f2 intervenire sulla stampa criticando le scelte politiche di Mussolini, non pu\u00f2 esplicitamente discutere le proprie idee all\u2019interno del partito, non pu\u00f2 fare in sostanza nulla che Mussolini non voglia. La sua volont\u00e0 di opposizione non pu\u00f2 tradursi in azione politica. Ivanoe Bonomi, invece, tenta in vari momenti, negli anni Trenta, di condizionare Mussolini, e lo fa a partire da idee non dissimili da quelle di Ciano (in sostanza: sottrarre l\u2019Italia all\u2019alleanza con la Germania e alla guerra, accettare di dare spazio politico ad un antifascismo moderato). Ma poich\u00e9 Bonomi fa, o tenta di fare, effettive azioni politiche, \u00e8 immediatamente emarginato e di conseguenza spinto verso l\u2019antifascismo vero e proprio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ripetiamo il punto essenziale: in un regime di totalitarismo politico, non si pu\u00f2 essere un oppositore parziale, un critico interno.\u00a0\u00c8 questo a rendere efficace all\u2019epoca la politica dell\u2019unit\u00e0 antifascista: in un regime di totalitarismo politico la scelta di opporsi al governo \u00e8 la scelta di opporsi al complesso del potere, ed \u00e8 quindi tutto quello di cui c\u2019\u00e8 bisogno. Dovrebbe allora essere chiara la differenza con la situazione odierna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il regime di feudalesimo criminale che domina oggi in Italia non ha nulla di totalitario nella sfera politica. Si pensi, per capire la differenza, ai contrasti interni al PdL, che sono contrasti fra feudi di malaffare e corruzione contrapposti. Contrasti di questo tipo ve ne sono naturalmente anche nel fascismo e nel nazismo, ma qui essi sono costretti entro una corazza rigida: non \u00e8 certo permesso a nessuno, nell\u2019Italia o nella Germania degli anni Trenta, di separarsi dal PNF o dal NSDAP per formare un altro partito, per quanto alleato dei primi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso succede, naturalmente, in quell\u2019altra forma di totalitarismo politico che \u00e8 il regime staliniano: ai congressi dei Partiti Comunisti la relazione del Segretario \u00e8 sempre approvata in maniera unanime, poi ognuno la interpreta come giudica pi\u00f9 conveniente. Insomma, in tutti questi casi di totalitarismo politico vi \u00e8, al di sopra dei potentati in lotta, un arbitrato vincolante che invece nel PdL non c\u2019\u00e8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio questa situazione mostra come manchino le basi per una politica di unit\u00e0 antifascista: il semplice dichiararsi oppositore di Berlusconi non mette in questione l\u2019attuale regime, a differenza dell&#8217;epoca fascista, quando dichiararsi oppositore di Mussolini significava gi\u00e0 contrapporsi al regime allora esistente. Al tempo del fascismo anche un oppositore liberale moderato \u00e8 fuori del sistema, nel nostro tempo del feudalesimo criminale garantito dalla Casta politica anche un Vendola \u00e8 interno al sistema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa si ricava da questa differenza? Che oggi pensare all&#8217;unit\u00e0 antifascista contro Berlusconi non solo \u00e8 sbagliato, perch\u00e9 Berlusconi non \u00e8 fascista, ma \u00e8 disastroso per gli alleati che ci si pu\u00f2 ritrovare. Si pensi a quanto abbiamo detto nel paragrafo precedente su quali siano i veri nemici che dobbiamo combattere. Nessuno \u00e8 fascista: non lo sono gli Stati Uniti, non lo sono le \u00e9lites politiche ed economiche del mondo attuale, non lo \u00e8 la casta politica italiana. Una politica di unit\u00e0 antifascista porterebbe dunque oggi all\u2019alleanza con tanti che sono i nemici pi\u00f9 veri e pericolosi di chi voglia combattere l\u2019incipiente crisi di civilt\u00e0.\u00a0\u00c8 per questo che la tesi dell\u2019attualit\u00e0 dell\u2019antifascismo in senso politico \u00e8, oggi, ben pi\u00f9 che un errore intellettuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019ultima osservazione: nell\u2019ambito della sinistra, \u201cfascista\u201d non \u00e8 un termine scientifico che descrive una certa realt\u00e0 storica, \u00e8 piuttosto un termine carico di significati emotivi. Qualificando qualcosa come \u201cfascista\u201d si intende squalificarla sul piano morale, si intende manifestare il proprio rifiuto morale. \u201cFascista\u201d \u00e8 un termine peggiorativo, per cui, simmetricamente, se noi diciamo che Berlusconi non \u00e8 fascista, sembra che questo voglia significare che lo stiamo difendendo o che stiamo dicendo che non \u00e8 cos\u00ec malvagio come molti pensano a sinistra. Non \u00e8 questa la nostra intenzione. Dire di qualcosa che \u201cnon \u00e8 fascista\u201d non \u00e8 da parte nostra una difesa. Si pu\u00f2 benissimo affermare che il totalitarismo dell\u2019economia abbinato all\u2019insignificanza della politica, che \u00e8 la sostanza del nostro tempo, delinea una realt\u00e0 sotto certi aspetti anche peggiore del fascismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7. Alcuni esempi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gravissimo errore rappresentato, nella realt\u00e0 del dopoguerra, dal mantenimento dell\u2019antifascismo come criterio attuale dell&#8217;azione politica lo si pu\u00f2 capire da vari esempi. Uno dei pi\u00f9 evidenti \u00e8 la politica del compromesso storico perseguita dal Partito Comunista Italiano negli anni Settanta. Ricordiamo di cosa si tratta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u201911 settembre 1973, in Cile, un colpo di Stato militare, sostenuto dagli Stati Uniti, abbatte il governo democraticamente eletto delle sinistre di Unidad Popular, uccide il presidente Salvador Allende e instaura la feroce dittatura di Augusto Pinochet. Questi avvenimenti hanno una forte eco in Italia, perch\u00e9 l\u2019esperienza cilena di una alleanza delle sinistre capace di esprimere un governo progressista aveva suscitato nella sinistra italiana grande simpatia e senso di affinit\u00e0. Il fatto che tale esperienza venga soffocata dalla violenza di un colpo di Stato sembra rappresentare un cupo monito per la sinistra italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gruppo dirigente del PCI legge questa vicenda come la sanzione dell\u2019impossibilit\u00e0 per una alleanza politica delle sinistre di arrivare al governo dell\u2019Italia, o di rimanervi, e propone allora una alleanza fra le sinistre e la forza politica che aveva governato l\u2019Italia nel dopoguerra, cio\u00e8 la Democrazia Cristiana. Si tratta di una scelta politica che avr\u00e0 effetti disastrosi per la sinistra e per l\u2019Italia. In quel momento in Italia, sotto l\u2019effetto dei grandi movimenti degli anni Sessanta, vi \u00e8 una fortissima spinta al cambiamento, e i partiti di governo, e in particolare la Democrazia Cristiana, appaiono screditati e incapaci di tenere il passo coi mutamenti nella societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proponendo una politica di compromessi e alleanze con i partiti al potere il PCI dilapida nel corso degli anni Settanta il proprio prestigio di partito di opposizione e l\u2019intero capitale di spinta al cambiamento che agitava la societ\u00e0 italiana di quegli anni. Il fallimento della politica del compromesso storico \u00e8 totale: il PCI non riuscir\u00e0 nemmeno ad accedere al governo, partiti corrotti come la DC avranno ancora almeno un decennio di tempo per continuare la loro opera di corruzione, prima di essere travolti da Mani Pulite all\u2019inizio degli anni Novanta, e in Italia non si riuscir\u00e0 ad avviare un mutamento del paese in senso progressista, come era sembrato allora possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ci sembra eccessivo affermare che molti dei mali attuali del nostro paese derivino dalla disgraziata politica del compromesso storico, sostenuta dal PCI negli anni Settanta [5]. Ma come \u00e8 stato possibile che un rovesciamento radicale di politica, dalla contrapposizione frontale alla DC alla proposta di alleanze e compromessi, venga accettato dal corpo dei militanti e dall\u2019opinione pubblica influenzata dal PCI?\u00a0\u00c8 qui che interviene, a nostro avviso, l\u2019errore teorico dell\u2019antifascismo e dell\u2019unit\u00e0 antifascista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti il colpo di Stato cileno viene visto come espressione di fascismo, il pericolo di un colpo di Stato militare in Italia viene visto come un \u201cpericolo fascista\u201d, e la politica di compromesso storico viene letta come una politica di unit\u00e0 antifascista che serve a impedire la possibilit\u00e0 di un colpo di Stato fascista.\u00a0\u00c8 solo inserendosi in questo meccanismo ideologico di immediata presa sulle persone di sinistra, che la politica di compromesso storico viene fatta accettare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se riprendiamo in esame l\u2019evento che ha fornito lo spunto iniziale alla politica del compromesso storico, cio\u00e8 il colpo di Stato in Cile, cominciamo a capire dove sta l\u2019errore della lettura \u201cantifascista\u201d. Il punto fondamentale \u00e8 che il golpe cileno \u00e8 certamente opera di forze interne al Cile, ma tali forze possono vincere solo grazie al fatto che si fanno strumento della volont\u00e0 statunitense. Sono gli Stati Uniti l\u2019attore principale, e il golpe \u00e8 il risultato della volont\u00e0 statunitense di affossare l\u2019esperienza di Unidad Popular. Le forze politiche cilene pi\u00f9 vicine agli USA, come la Democrazia Cristiana cilena, in sostanza appoggiano il golpe (la DC cilena passer\u00e0 all\u2019opposizione solo pi\u00f9 tardi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Torniamo allora all\u2019Italia. C\u2019era in Italia in quel momento la possibilit\u00e0 di un colpo di Stato come quello cileno? Probabilmente s\u00ec. Ma si sarebbe appunto trattato di un evento come quello cileno, cio\u00e8 di un colpo di Stato voluto dagli USA e operato dalle forze politiche locali alleate dagli USA, cio\u00e8, in Italia, essenzialmente dalla DC (o da parti della DC) e dai suoi alleati, eventualmente con la collaborazione subalterna di neofascisti veri e propri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8\u00a0questo il punto cruciale: la politica del compromesso storico, proposta allo scopo di evitare un possibile colpo di Stato, da una parte non individuava con chiarezza il motore ultimo di un eventuale colpo di Stato (gli USA), dall\u2019altra proponeva l\u2019alleanza proprio con le forze politiche che sarebbero stati gli strumenti italiani del colpo di Stato stesso. Si trattava di una evidente assurdit\u00e0, che rendeva completamente assurda, e destinata al fallimento, la politica del compromesso storico. Ma questa assurdit\u00e0 ha potuto essere accettata da buona parte dell\u2019opinione pubblica di sinistra proprio perch\u00e9 rientrava nello schema dell\u2019antifascismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si vede qui con chiarezza come questo schema rappresenti ormai un diaframma che impedisce di cogliere la realt\u00e0, un vero e proprio ostacolo cognitivo, e come esso generi di conseguenza drammatici errori politici. L\u2019esempio appena svolto della politica di compromesso storico del PCI degli anni Settanta ci permette di capire uno dei punti cruciali della discussione che stiamo svolgendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto cruciale \u00e8 il ruolo degli Stati Uniti. Abbiamo detto sopra che la politica imperiale statunitense rappresenta oggi una delle principali forze che spingono il mondo in una direzione opposta a quella indicata dagli ideali che hanno ispirato la lotta antifascista, ideali depositati nella nostra Costituzione. Chi si ispira a quegli ideali deve dunque contrastare la politica imperiale statunitense. Anche se gli Stati Uniti non sono un paese fascista. Prendendo in considerazione problemi politici di maggiore attualit\u00e0, l\u2019insufficienza dell&#8217;antifascismo come criterio di azione politica risulta confermata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consideriamo ad esempio le aggressioni statunitensi a Irak e Afghanistan. Si tratta di guerre imperialistiche che vanno nettamente contrastate da chi abbia a cuore gli ideali espressi dalla lotta antifascista degli anni Trenta e Quaranta: i diritti dei popoli ad opporsi all\u2019oppressione, il rifiuto della guerra di aggressione. Ma ha senso opporsi a queste guerre in nome dell\u2019antifascismo? Da una parte, gli USA in queste guerre assumono la figura dell\u2019aggressore imperialista, e in questo senso ricordano certamente la Germania nazista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019altra parte con queste guerre gli USA hanno abbattuto regimi politici che certamente non erano democratici, e questo ricorda ovviamente il ruolo avuto dagli USA nella Seconda Guerra Mondiale nell\u2019abbattere i regimi fascisti europei. Ma allora gli USA in queste guerre sono fascisti o antifascisti? Evidentemente non sono n\u00e9 l\u2019una n\u00e9 l\u2019altra cosa, e ci\u00f2 che questo esempio mostra \u00e8 appunto il fatto che non ha senso pensare alla realt\u00e0 contemporanea secondo lo schema fascismo\/antifascismo. Se si rimane all\u2019interno di tale schema, semplicemente non si capisce pi\u00f9 nulla della realt\u00e0 attuale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8. Uso politico<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8\u00a0evidente infatti che oggi l\u2019accusa di \u201cfascismo\u201d, privata di ogni concretezza storica, \u00e8 solo uno strumento di lotta fra frazioni contrapposte della nefasta casta politica che ci affligge, in particolare \u00e8 uno strumento della casta di centrosinistra nella sua lotta contro la casta di centrodestra [6]. Si tratta di uno strumento perfettamente simmetrico a quello rappresentato dall\u2019accusa di \u201ccomunismo\u201d, frequentemente lanciata dai politici di centrodestra, e in particolare da Silvio Berlusconi [7], nei confronti del centrosinistra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci si pu\u00f2 chiedere perch\u00e9 centrodestra e centrosinistra continuino ad agitare immagini fantasmatiche di realt\u00e0 storiche morte e sepolte, come appunto comunismo e fascismo. Il punto qui \u00e8 rappresentato dal fatto che la casta politica, di destra, centro o sinistra, non pu\u00f2 parlare della realt\u00e0 effettiva del paese, dei problemi reali che affliggono il popolo italiano, perch\u00e9 da una discussione seria su questi temi emergerebbe il carattere parassitario e distruttivo della casta stessa, assieme alla sostanziale futilit\u00e0 delle sue contrapposizioni interne (fra centrodestra e centrosinistra).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le due frazioni della casta si inventano allora gli inesistenti \u201ccomunisti\u201d o \u201cfascisti\u201d per spostare il dibattito dal piano della realt\u00e0, nella quale i ceti popolari sono attaccati dalle devastanti politiche portate avanti dai governi di ogni colore, mentre destra e sinistra fanno tranquillamente i loro affari litigando sulla spartizione del bottino, a un piano onirico nel quale il popolo di sinistra pu\u00f2 sognare di essere l\u2019ultimo baluardo contro il fascismo, e il popolo di destra pu\u00f2 sentirsi protetto, grazie a Berlusconi, dai pericolosissimi comunisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per combattere la crisi di civilt\u00e0 cui questo sistema ci sta portando, e al suo interno la gravissima crisi morale, sociale, politica ed economica del nostro paese, bisogna per prima cosa ricominciare a parlare della realt\u00e0, e contrapporsi frontalmente all\u2019insieme della casta politica italiana, in tutte le sue fazioni.\u00a0\u00c8 urgente oggi la nascita di un\u2019area culturale e politica di radicale opposizione nei confronti delle dinamiche mortifere del capitalismo contemporaneo, delle politiche imperiali statunitensi, dell\u2019insieme della casta politica italiana. Agitare lo spettro del fascismo, chiamando all\u2019unit\u00e0 antifascista, ha esattamente lo scopo di impedire la nascita di un\u2019area di questo tipo e di mantenere legate al ceto politico di centrosinistra quelle fasce di opinione pubblica che si stanno da esso distaccando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Genova-Pisa, fine 2010-inizio 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>[fine]<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">[5]\u00a0Questo giudizio deve essere precisato nel senso seguente. In primo luogo i tanti mali attuali del nostro paese hanno sotto certi aspetti radici pi\u00f9 lontane, sotto altri pi\u00f9 recenti, rispetto agli anni Settanta del Novecento: ci\u00f2 che \u00e8 sfuggito, in quegli anni, \u00e8 l\u2019occasione di un&#8217;autentica politica riformatrice che cominciasse ad affrontarli. In secondo luogo, nessuno pu\u00f2 ovviamente sapere se una diversa politica da parte del PCI avrebbe avuto successo oppure no. Di certo, la politica del compromesso storico ha significato non tentare neppure una battaglia per un rinnovamento dell&#8217;Italia di cui il PCI era, evidentemente, strutturalmente incapace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[6] Un paio di esempi recenti dell\u2019uso della nozione di \u201cfascismo\u201d in senso antiberlusconiano: sul \u201cFatto Quotidiano\u201d del 21 maggio 2010 Paolo Flores D\u2019Arcais afferma che la legge sulle intercettazioni rappresenta \u201cun primo tassello di un vero e proprio FASCISMO\u201d (scritto proprio cos\u00ec, con le maiuscole). Su \u201cRepubblica\u201d del 25 agosto 2010 Dario Franceschini fa un esplicito paragone con la Resistenza per sostenere la necessit\u00e0 di una \u201cgrande alleanza\u201d antiberlusconiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[7] Chi volesse prendere sul serio le parole di Berlusconi, dovrebbe concludere che si tratta dell\u2019unico importante uomo politico occidentale che crede nell\u2019esistenza del comunismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41474\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Qui<\/strong><\/a> e <strong><a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41500\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">qui<\/a><\/strong>\u00a0rispettivamente la prima e seconda parte dell&#8217;articolo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.badiale-tringali.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.badiale-tringali.it<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARINO BADIALE e MASSIMO BONTEMPELLI [segue da qui] 5. Che fare? Dopo questo esame sulla natura del fascismo, riprendiamo l\u2019esame della situazione italiana. La domanda naturale, a seguito delle analisi fin qui svolte, \u00e8 naturalmente: che fare? Come opporsi al pericolo effettivo di dissoluzione della societ\u00e0 italiana? Se tale pericolo fosse quello del fascismo, la risposta sarebbe chiara e dettata dalla storia: di fronte al pericolo fascista occorre una politica di unit\u00e0 antifascista, quel&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":41932,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[14,6],"tags":[976,6089,6090,6091,1089,147,3863],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/usa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-aMU","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41472"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=41472"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41472\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41949,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41472\/revisions\/41949"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/41932"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=41472"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=41472"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=41472"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}