{"id":41474,"date":"2018-05-05T00:19:09","date_gmt":"2018-05-04T22:19:09","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41474"},"modified":"2018-05-15T14:23:13","modified_gmt":"2018-05-15T12:23:13","slug":"un-saggio-su-fascismo-e-antifascismo-1a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41474","title":{"rendered":"Un saggio su fascismo e antifascismo (1a parte)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>MARINO BADIALE e MASSIMO BONTEMPELLI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<strong>1. Introduzione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019autunno del 2010 verr\u00e0 ricordato come l\u2019inizio dell\u2019autunno o del tramonto di Berlusconi. Il segnale pi\u00f9 evidente di questo tramonto \u00e8 forse l\u2019attacco che i giornali da lui dipendenti hanno sferrato, all\u2019inizio di ottobre, contro Emma Marcegaglia, presidente della Confindustria. Si tratta evidentemente di una mossa disperata, dovuta all\u2019incapacit\u00e0 da parte di Berlusconi di gestire i problemi e gli scontri interni ai ceti dominanti italiani.\u00a0\u00c8 del tutto ovvio che egli non pu\u00f2 permettersi, senza minare le basi del suo potere, di attaccare i poteri rappresentati dalla Confindustria, e di portare lo scompiglio e l\u2019insicurezza fra gli stessi vertici del potere reale nel nostro paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ciclo degli ultimi quindici anni della vita italiana, dominato, sul piano dell\u2019immaginario diffuso, dalla \u201cdiscesa in campo\u201d di Berlusconi e dall\u2019antiberlusconismo delle sinistre, ha segnato lo sprofondare del nostro paese in una declino sociale, civile e morale che si \u00e8 tradotto in una ulteriore perdita di diritti dei lavoratori, in un costante abbassamento del reddito reale dei ceti medi e bassi, nella disgregazione del tessuto connettivo del paese, nel diffondersi della corruzione, nel controllo da parte della criminalit\u00e0 organizzata di vaste zone del territorio nazionale. Si tratta di fenomeni che stanno ormai mettendo in pericolo la coesione sociale e l\u2019unit\u00e0 politica del paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi voglia opporsi a questa decadenza deve elaborare una interpretazione chiara e convincente di quanto sta accadendo, e noi intendiamo cominciare. Nel fare questo tenteremo di rispondere a tre domande. La prima: Berlusconi rappresenta un effettivo pericolo per la democrazia?\u00a0\u00c8 possibile cio\u00e8 che, di fronte alla prospettiva della propria definitiva sconfitta, Berlusconi tenti la carta di una eversione della democrazia? La seconda: se si ammette il pericolo di una \u201cdittatura berlusconiana\u201d, ha senso allora parlare del berlusconismo come di una forma di fascismo? E infine ha senso, per combattere un tale \u201cfascismo berlusconiano\u201d, proporre lo schema dell\u2019unit\u00e0 antifascista fra tutte le forze che si oppongono a Berlusconi? Si tratta, come \u00e8 evidente, di domande alle quali \u00e8 necessario rispondere se si vuole elaborare una strategia politica che blocchi la decadenza del nostro paese e allontani lo spettro della dissoluzione politica, sociale e morale della nazione italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per chiarezza, anticipiamo subito le nostre risposte a queste tre domande. In primo luogo, riteniamo che Berlusconi rappresenti davvero un pericolo per la democrazia, e che la possibilit\u00e0 di una \u201cdittatura berlusconiana\u201d non sia esclusa. In secondo luogo, riteniamo che tale dittatura non avrebbe nulla di \u201cfascista\u201d, e che non avrebbe quindi senso proporre lo schema dell\u2019unit\u00e0 antifascista contro di esso. Nel seguito cercheremo di argomentare queste tesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. Feudalit\u00e0 criminale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La realt\u00e0 sociale e politica dell\u2019Italia di oggi \u00e8 espressione di fenomeni generali che fanno parte della fase attuale del capitalismo, ma possiede anche una sua specificit\u00e0, legata sia ad aspetti storici di lunga durata sia alle dinamiche politiche degli ultimi anni. Volendo descrivere alcune di queste caratteristiche generali del mondo contemporaneo, abbiamo in passato usato le espressioni \u201ccapitalismo assoluto\u201d o \u201ctotalitarismo capitalistico\u201d[1]. Con esse intendiamo indicare il fatto che il rapporto sociale capitalistico \u00e8 divenuto \u201cassoluto\u201d, cio\u00e8 non ammette pi\u00f9 nessuna (relativa) autonomia di istituzioni non economiche. Lo Stato diventa un\u2019azienda, gli ospedali e le scuole diventano aziende, le stesse pi\u00f9 intime relazioni umane devono venir gestite in termini \u201caziendali\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo totalitarismo ha come ovvio effetto lo svuotamento di ogni senso della politica. Se ogni decisione sull\u2019economia \u00e8 imposta dai mercati e tolta alla politica, quest\u2019ultima si riduce ad una attivit\u00e0 vacua e autoreferenziale. E questo \u00e8 esattamente quello che succede: in tutto il mondo del capitalismo avanzato il ceto politico tende a non incidere minimamente sulla realt\u00e0 sociale, che \u00e8 abbandonata alle dinamiche dell\u2019economia capitalistica. La politica in sostanza deve solo garantire la dinamica economica da ogni interferenza contraria, e raggiunge questo risultato appunto con la propria autoreferenzialit\u00e0 che la rende impermeabile alle sofferenze e ai conflitti che la dinamica economica fa sorgere nella societ\u00e0. In cambio di questa garanzia il ceto politico pu\u00f2 vivere parassitariamente a spese della ricchezza sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa configurazione della realt\u00e0 sociale vale per tutto il mondo occidentale. Ad essa si aggiungono per\u00f2, in Italia, quelle specificit\u00e0 alle quali abbiamo sopra accennato. Per comprenderle, occorre partire dal fatto che in Italia vi \u00e8 una tradizione storica per la quale la politica \u00e8 una forma abbastanza diffusa di sbocco occupazionale dei ceti medi. Le origini di questa particolarit\u00e0 storica andrebbero probabilmente ricercate nel modo stesso in cui si \u00e8 sviluppato in Italia il capitalismo industriale, con un forte intervento statale, ma per non andare cos\u00ec lontano baster\u00e0 ricordare come questo aspetto della politica in Italia sia stato molto visibile durante il fascismo: Mussolini riusc\u00ec infatti a neutralizzare gli aspetti pi\u00f9 eversivi del movimento fascista, e a fare del Partito fascista una semplice cassa di risonanza propagandistica della sua gestione per via burocratica dello Stato, grazie alla trasformazione dei quadri fascisti in funzionari stipendiati di enti statali o dello stesso Partito Nazionale Fascista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se nell\u2019immediato dopoguerra questo processo conosce una battuta d\u2019arresto, perch\u00e9 il ceto politico emerso dalla Resistenza esprime una cultura diversa, esso per\u00f2 riprende rapidamente con la creazione degli apparati dei vari partiti di massa. L\u2019episodio emblematico di tale processo \u00e8 lo scontro che nella DC, poco prima della morta di De Gasperi, vede protagonisti lo stesso De Gasperi e Fanfani. Quest\u2019ultimo vuole in sostanza che il partito si crei una base elettorale indipendente dalla Chiesa, e per questo ha bisogno di un ceto di funzionari stipendiati che viene creato sfruttando le risorse occupazionali dell\u2019amministrazione pubblica. Gli altri partiti di massa della Prima Repubblica imiteranno il modello democristiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire da queste premesse, attraverso una dinamica storica che sarebbe troppo lungo ricostruire qui, siamo arrivati alla situazione attuale, nella quale il ceto politico italiano appare come uno dei pi\u00f9 estesi, dei pi\u00f9 corrotti e dei pi\u00f9 rapaci dell\u2019intero mondo occidentale. Questo particolare fenomeno si deve alla sostanziale impunit\u00e0 di cui la corruzione politica ha potuto godere in Italia, con l\u2019eccezione di pochi casi isolati e del momento storico di Mani Pulite. Le ragioni di questa sostanziale impunit\u00e0 stanno probabilmente in aspetti \u201cdi lunga durata\u201d dell\u2019Italia, che da molto tempo sono stati indicati all\u2019attenzione pubblica (mancanza di senso dello Stato, \u201cfamilismo amorale\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto che qui vogliamo sottolineare \u00e8 che, in presenza di una occupazione delle strutture pubbliche da parte dei partiti, la sostanziale impunit\u00e0 della corruzione genera un ceto politico che si espande sempre di pi\u00f9. Infatti, in mancanza di repressione dei comportamenti illegali, la forza di cui ciascun politico dispone nelle lotte per il potere \u00e8 direttamente proporzionale alle dimensioni delle propria corte di clienti. Il progressivo estendersi di queste corti clientelari, dovuto anche al progressivo venire meno, in larga parte dell\u2019opinione pubblica, di ogni tipo di resistenza alla corruzione generalizzata, crea alla fine un problema di risorse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le stesse risorse statali diventano insufficienti e il ceto politico, per finanziarsi, si introduce nel mondo dell\u2019economia, non ovviamente per dirigerla o indirizzarla (il che sarebbe in contrasto, come dicevamo all\u2019inizio, con la natura stessa della politica contemporanea), ma per diventare mediatore d\u2019affari e lucrare guadagni. Questo avviene in tanti modi diversi, per esempio grazie al controllo del territorio di cui dispone il politico e al fatto che \u00e8 necessaria la sua mediazione per mettere in opera progetti di costruzioni di un tipo o dell\u2019altro, oppure grazie alla possibilit\u00e0 per il politico di far saltare agli imprenditori \u201camici\u201d le lungaggini burocratiche effettivamente presenti in Italia. Il fenomeno Berlusconi si inserisce in questa dinamica e ne rappresenta la summa perfetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sostanza del \u201cfenomeno Berlusconi\u201d ci sembra infatti la seguente: Berlusconi \u00e8 riuscito a scalare tutti i gradini del potere economico e politico perch\u00e9 ha saputo trarre decisivi vantaggi competitivi da una sistematica e sfacciata violazione di ogni regola esistente. Negli anni Sessanta era soltanto un palazzinaro di modeste risorse, a cui spesso difettavano i denari da investire in nuove costruzioni. Bench\u00e9 partito da questa modesta base economica, negli anni Settanta \u00e8 diventato il pi\u00f9 grande imprenditore edile milanese, perch\u00e9 non ha rispettato quasi nessuna regola dell&#8217;attivit\u00e0 edilizia legale, e perch\u00e9 i suoi cantieri hanno veicolato capitali della mafia siciliana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Berlusconi non era un mafioso, ed all&#8217;inizio \u00e8 stato piuttosto ricattato dalla mafia palermitana dei Bontade, ma questo rende ancora pi\u00f9 significativo il fatto che egli si sia affermato violando le regole, perch\u00e9 lo ha fatto sfruttando una situazione esistente che gli consentiva di farlo. Negli anni Ottanta \u00e8 diventato il pi\u00f9 grande imprenditore televisivo italiano perch\u00e9 ha violato le regole allora esistenti sull&#8217;emittenza televisiva, sancite addirittura da una sentenza della Corte Costituzionale del 1976. Anche in questo caso, lo ha fatto perch\u00e9 poteva farlo, in quanto era protetto dal governo sfacciatamente corrotto di Bettino Craxi, al quale in cambio offriva il sostegno delle sue televisioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni Novanta, prima ancora di presentarsi alle elezioni con un suo partito, ha manovrato grandi risorse finanziarie (senza le quali non avrebbe potuto primeggiare anche in politica) grazie a molteplici illeciti finanziari e a massicce evasioni fiscali, sfruttando la nota tolleranza dello Stato italiano verso gli evasori. L&#8217;intera vicenda mostra che Berlusconi non \u00e8 l&#8217;uomo che ha inventato i mali italiani, ma \u00e8 quello che ha saputo trarne il massimo vantaggio, e che, di conseguenza, ha contribuito ad aggravarli e diffonderli. Berlusconi, in altre parole, \u00e8 emerso ai vertici del potere italiano sull&#8217;onda di un preesistente e contestuale sviluppo, nel nostro paese, di un \u201ccapitalismo mafioso\u201d associato ad uno Stato debole. Parliamo di capitalismo mafioso non nel senso stretto della parola, cio\u00e8 di un capitalismo i cui capitali provengano dai guadagni delle attivit\u00e0 della criminalit\u00e0 organizzata, ma in un senso pi\u00f9 lato e significativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pu\u00f2 considerarsi mafioso un capitalismo predatorio di risorse pubbliche, di cui ci si appropri, al di fuori di ogni regola pubblica, uscendo vittoriosi dagli scontri tra contrapposti interessi privati. Per il capitalismo mafioso cos\u00ec inteso \u00e8 essenziale un controllo sulla politica, per controllare la concessione degli appalti e l&#8217;erogazione della spesa pubblica. Ci\u00f2 presuppone, a sua volta, uno Stato debole, dove per \u201cdebole\u201d si intende qui politicamente incapace di dettare e far rispettare regole generali che disciplinino il perseguimento degli interessi economici particolari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;egemonia politica di Berlusconi \u00e8 quindi stata espressione dell&#8217;ascesa al potere di una serie di potentati affaristici interni al capitalismo mafioso nell&#8217;accezione suddetta. Alla luce di questo contesto dell&#8217;egemonia politica di Berlusconi, appare chiaro il motivo profondo del suo attuale tramonto. Nessun regime istituzionale, infatti, pu\u00f2 reggersi di fronte alla violazione totale e sistematica di ogni vincolo di natura pubblica. Ogni regime conosce fenomeni pi\u00f9 o meno estesi di illegalismo rispetto ai suoi propri principi di legalit\u00e0. Se per\u00f2 l&#8217;arbitrio dei suoi poteri diventa l&#8217;unico principio regolatore dei rapporti economici e sociali, l&#8217;organizzazione sociale e politica si sfalda alla fine, necessariamente, in una arena di feudi affaristico-criminali in reciproco conflitto almeno potenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il capitalismo mafioso, inteso nel senso lato sopra indicati, si evolve quindi in una sorta di feudalesimo criminale. La realt\u00e0 dei ceti dominanti oggi in Italia, al tramonto di Berlusconi, si presenta quindi come una labile confederazione di potentati politico-imprenditoriali, in continua lotta per le risorse da accaparrare. Il sostanziale illegalismo di questi potentati esprime il carattere fortemente instabile della situazione. Un rispetto (sempre parziale e relativo) della legalit\u00e0 significa infatti, per i ceti dominanti, la protezione dagli effetti altrimenti devastanti dei loro conflitti. L\u2019illegalismo significa che nessuna regola \u00e8 rispettata e in questa situazione nessuna configurazione del potere pu\u00f2 essere protetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto ci\u00f2 crea per la democrazia italiana un pericolo di tipo nuovo. L\u2019insieme di questo mondo della corruzione politico-imprenditoriale ha bisogno di un potere politico che renda intoccabile la corruzione rendendo inoffensive e inoperanti le varie forme di controllo di legalit\u00e0 degli atti sociali. Poich\u00e9 questo non si pu\u00f2 fare all\u2019interno del quadro delle regole di uno Stato di diritto, appare evidente che il mondo della corruzione politico-imprenditoriale rappresenta la base sociale di una possibile dittatura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le caratteristiche di questa dittatura sarebbero naturalmente diverse da quelle delle dittature del Novecento. Invece di attivizzare le masse inquadrandole nei ranghi del Partito-Stato, la nuova dittatura cercherebbe la completa riduzione dei cittadini a fruitori passivi dello Spettacolo. E l\u2019obiettivo unificante di una tale dittatura non sarebbe n\u00e9 la gloria della Nazione n\u00e9 la Rivoluzione Proletaria, ma l\u2019abbattimento di tutti i poteri di controllo sulla corruzione dei potenti. Si tratterebbe inoltre, come abbiamo accennato sopra, di una dittatura poco stabile, perch\u00e9 basata su potentati in feroce lotta fra di loro per le risorse. Una tale dittatura non verrebbe realizzata attraverso una presa violenta del potere (la marcia su Roma), ma attraverso lo stravolgimento del normale funzionamento dei meccanismi istituzionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Costituzione della Repubblica Italiana prevede infatti, come tutte le Costituzioni liberaldemocratiche, meccanismi di controllo che impediscono ad una maggioranza governativa di eccedere i limiti stabiliti del proprio potere e di conculcare i diritti della minoranza e dei cittadini in genere. Si tratta dei meccanismi che oggi vengono comunemente indicati con la formula inglese dei\u00a0checks and balances.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto \u00e8 che nella nostra Costituzione tali meccanismi sono strettamente collegati al fatto che i Padri costituenti avevano immaginato per l\u2019Italia un meccanismo elettorale di tipo proporzionale, nel quale quindi un singolo partito aveva scarse possibilit\u00e0 di conquistare larghe maggioranze. Dato questo punto di partenza, la principale forma di controllo inserita nella nostra Costituzione \u00e8 legata al fatto che una serie di meccanismi cruciali per l\u2019equilibrio istituzionale (elezione del Presidente della Repubblica, cambiamenti della Costituzione), richiedono larghe maggioranze e quindi, all\u2019interno di un meccanismo di voto proporzionale, richiedono l\u2019accordo fra forze diverse, rendendo quindi difficile che la singola forza politica possa occupare tutti questi punti nevralgici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stravolgimento del sistema elettorale italiano, con l\u2019abolizione del meccanismo proporzionale, ha eliminato questi delicati meccanismi di controllo, rendendo quindi possibile uno stravolgimento della Costituzione operato senza formalmente trasgredirla. Si pu\u00f2 infatti pensare ad una elezione che venga largamente vinta da Berlusconi e che dia vita ad un Parlamento largamente sotto il suo controllo, che lo elegga Presidente della Repubblica e che gli sottometta la maggioranza dei giudici della Corte Costituzionale. In tale situazione il Parlamento potrebbe votare qualsiasi legge che stravolga totalmente la nostra Costituzione ed essa verrebbe approvata sia dal Presidente della Repubblica sia dalla Corte Costituzionale. Esiste la possibilit\u00e0 che Berlusconi diventi il dittatore di una tale dittatura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 lo scenario secondo noi pi\u00f9 probabile, nella situazione odierna (autunno 2010). E\u2019 infatti evidente che i ceti dominanti italiani hanno deciso di liberarsi del personaggio Berlusconi, ed \u00e8 pure evidente che egli non gode dell\u2019appoggio degli Stati Uniti, che hanno sempre giudicato negativamente i suoi rapporti con la Russia di Putin. Pur non essendo l\u2019eventualit\u00e0 pi\u00f9 probabile, la dittatura berlusconiana \u00e8 comunque una possibilit\u00e0. Berlusconi si trova infatti in una situazione nella quale non esiste per lui alternativa tra una discesa nella rovina politica e personale e un\u2019ascesa all\u2019esercizio di una dittatura di fatto. E\u2019 ovvio come in una tale situazione tutti i suoi comportamenti pubblici siano suscitati da una pulsione incoercibile a stravolgere ogni regola costituzionale che si frapponga come ostacolo all\u2019ascesa. Se tale stravolgimento fosse portato a compimento, ci ritroveremmo nella situazione appena indicata, con quest\u2019uomo superficiale, vacuo, privo di ogni base culturale e senso dello Stato, nell\u2019alto seggio di Presidente della Repubblica, circondato da un parlamento con una maggioranza disposta a fare tutte le leggi da lui volute, e da una Corte Costituzionale riempita di membri da lui dipendenti, e mai disposta, quindi, ad abrogare le sue leggi anche se palesemente incostituzionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione attuale di Berlusconi mostra una certa analogia con quella di Mussolini nel \u201924, all\u2019indomani dell\u2019omicidio Matteotti. Anche in quel caso, vi erano evidenti segni di un inizio di sfaldamento del partito di regime, con passaggi all\u2019opposizione di diversi suoi esponenti. Anche in quel caso, la tensione politica era accentuata da problemi giudiziari del capo del governo (Mussolini aveva ricevuto tangenti dalla ditta petrolifera Sinclair Oil, una controllata della Standard Oil). Anche in quel caso, in sostanza, il capo del governo si trovava costretto alla scelta fra la rovina politica e personale e l\u2019abbattimento delle regole democratiche con conseguente creazione di una dittatura personale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sappiamo come finirono le cose allora. Oggi, l\u2019unico esito che potrebbe salvare Berlusconi sarebbe la creazione di una dittatura, nelle forme sopra indicate. Una simile dittatura sarebbe nata da, e si eserciterebbe su, una societ\u00e0 eticamente collassata, tenuta insieme dai circuiti del consumismo e dello spettacolo, con una parte della popolazione sempre pi\u00f9 privata di lavori, redditi, consumi e servizi, e quindi sempre pi\u00f9 marginalizzata dai processi sociali e ridotta ad elemento della loro disgregazione, ed un\u2019altra parte della popolazione capace di ottenere e consumare risorse attraverso meccanismi corruttivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione di fondo per chi voglia combattere contro la dissoluzione dell\u2019Italia sta per\u00f2 in questo: anche se l\u2019eventualit\u00e0 di una dittatura berlusconiana non dovesse verificarsi, e Berlusconi fosse costretto a uscire di scena in un modo o nell\u2019altro (e questo, ripetiamo, \u00e8 ci\u00f2 che riteniamo pi\u00f9 probabile), il sistema di feudalesimo criminale che ha portato al potere Berlusconi non verrebbe intaccato, e il pericolo che esso rappresenta per l\u2019Italia non verrebbe scalfito. Dall\u2019analisi che abbiamo sopra svolto si possono infatti trarre precise indicazioni per il futuro, che sono le seguenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In primo luogo, la fine dell&#8217;egemonia politica di Berlusconi non rappresenter\u00e0 alcun indebolimento di quel capitalismo mafioso su cui la sua egemonia \u00e8 stata costruita. Le forze sociali costitutive del berlusconismo rimarranno forti ed operanti come prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, le tensioni interne al capitalismo mafioso che sono all&#8217;origine del tramonto di Berlusconi non verranno attenuate, ma si riproporranno addirittura accentuate, sia per il crescente morso della crisi economica, sia per l&#8217;uscita di scena di Berlusconi. Fino ad ora, infatti, tali tensioni sono state attenuate proprio perch\u00e9 si sono trasferite sul personaggio Berlusconi, creando l&#8217;illusione prima che potessero essere regolate in maniera soddisfacente dal suo potere arbitrale, poi, che, rimosso Berlusconi, sparirebbero diversi problemi creati soltanto dai suoi interessi personali. Naturalmente non sar\u00e0 cos\u00ec. Dopo Berlusconi continueranno come prima, ed anzi pi\u00f9 di prima, gli scontri fra cordate affaristico-mafiose prive delle risorse con cui soddisfare la fame di tutte, e tra gruppi sociali sempre pi\u00f9 estesi investiti dal malessere sociale. Assisteremo ad uno sgranarsi di episodi di guerra civile strisciante, non tra partiti o ideologie, ma tra gruppi sociali e territoriali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In terzo luogo, i governi che succederanno a quelli di Berlusconi potranno essere molto pi\u00f9 decenti e presentabili sul piano interno e internazionale. Il loro modo di operare all&#8217;interno dei palazzi del potere sar\u00e0 certamente meno scorretto, sguaiato e indecente di quello dei ministri dell&#8217;epoca berlusconiana. Tuttavia non saranno assolutamente in grado, per ragioni che qui sotto molto succintamente esponiamo, di contrastare la virulenza e la proliferazione del capitalismo mafioso che sta divorando l&#8217;Italia, e quindi di arrestare i processi di decadenza civile e sociale del paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;errore pi\u00f9 grave che si possa commettere in questa situazione \u00e8 infatti quello di considerare ragionevole che forze interne all&#8217;attuale ceto politico possano, dopo aver scalzato Berlusconi, invertire l\u2019attuale tendenza alla decadenza. Si tratta di un&#8217;illusione ottica creata da una forte e naturale pressione emotiva: cosa pu\u00f2 esserci di peggio di un Berlusconi che capovolge la situazione e riconquista governo e maggioranza? Cosa ci pu\u00f2 essere di pi\u00f9 orrendo di una maggioranza parlamentare che elegga Berlusconi Presidente della Repubblica, e quindi \u201ccustode e garante\u201d della Costituzione? Cosa ci pu\u00f2 essere di pi\u00f9 pericoloso di una dittatura berlusconiana sulla vita politica del paese? Questi esiti appaiono cos\u00ec ripugnanti ad ogni persona sensata da far pensare che valga la pena, pur di evitarli, di promuovere alla guida del governo persino capi politici come Bersani, Rutelli, Casini e Fini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiunque, insomma, andrebbe bene purch\u00e9 Berlusconi uscisse dalla scena. Se ci si affida alla razionalit\u00e0 si pu\u00f2 capire quanto questa impostazione sia sbagliata. Per comprenderlo facciamo un passo indietro nella storia di questo paese. Berlusconi ha conquistato la guida del governo una prima volta con le elezioni del marzo 1994, sull&#8217;onda di un sostegno popolare assai vasto, che aveva per\u00f2 il suo asse portante nelle forze e nelle capacit\u00e0 di influenza del capitalismo mafioso. Ci\u00f2 nonostante il suo governo \u00e8 durato soltanto dieci mesi, e nel 1995 l&#8217;evoluzione della vita politica italiana sembrava averlo messo definitivamente da parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suo ritorno alla guida del governo nel 2001, con maggiore stabilit\u00e0 e pi\u00f9 penetranti poteri, \u00e8 avvenuto perch\u00e9 negli anni Novanta il capitalismo mafioso si \u00e8 rafforzato e maggiormente diramato nel paese. In quegli anni, per\u00f2, non ha governato la destra, ma il centro-sinistra, con maggioranze estese fino a Rifondazione comunista. La logica implicazione di ci\u00f2 \u00e8 che i governi di centro-sinistra non hanno contrastato, ma anzi favorito, lo sviluppo delle forze sociali a cui Berlusconi apparteneva e da cui traeva sostegno. Sei anni di governi con maggioranze di centro-sinistra, dunque, hanno concimato il terreno per i successivi trionfi berlusconiani. N\u00e9 \u00e8 difficile trovare fatti che costituiscano prove decisive di ci\u00f2 che abbiamo visto implicato dalla stessa logica dell&#8217;intera vicenda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il senso comune di sinistra, uno dei migliori governi dell&#8217;epoca \u00e8 stato quello diretto da Carlo Azeglio Ciampi. Non c&#8217;\u00e8 dubbio che Ciampi sia una persona sobria ed individualmente per bene (lontanissimo dall&#8217;indecenza dei \u201cberluscones\u201d), e tuttavia \u00e8 stata la sua legge bancaria, emanata con decreto legislativo del 1\u00b0 settembre 1993, ad aprire alle banche le praterie delle acquisizioni azionarie di societ\u00e0 industriali e delle speculazioni finanziarie, fornendo cos\u00ec un alimento decisivo allo sviluppo del capitalismo mafioso. Ed \u00e8 stato il decreto-legge di Ciampi del 24 settembre 1993 a sancire che per le privatizzazioni che stavano per essere avviate non dovessero valere le regole della contabilit\u00e0 generale dello Stato, aprendo la strada alle svendite sottocosto e corruttive dei beni pubblici. Grazie a questa legge l&#8217;IRI di Romano Prodi ha potuto consegnare a prezzi irrisori, alla fine del 1993, una delle maggiori banche pubbliche italiane, il Credito Italiano, a una cordata di finanzieri italiani e stranieri (che l&#8217;hanno pagata in parte con danaro prelevato dalla banca stessa), dando cos\u00ec una spinta decisiva ad una finanziarizzazione dell&#8217;economia funzionale allo sviluppo del capitalismo mafioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo governo Prodi, uscito dalle elezioni del 1996, che nel senso comune della sinistra passa come uno dei migliori governi dell&#8217;ultimo ventennio, ha dato il massimo impulso alla finanziarizzazione dell&#8217;economia ed al capitalismo mafioso con la sciagurata privatizzazione della STET nel 1997, senza la quale non avrebbe potuto verificarsi, anni dopo, il saccheggio della Telecom da parte di Tronchetti Provera, e l&#8217;uso della Telecom stessa per finalit\u00e0 illecite. Naturalmente ognuno di questi punti, e diversi altri ancora, andrebbero analizzati pi\u00f9 in dettaglio, cosa che qui non \u00e8 sensato fare [2].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel che vogliamo dire \u00e8 che l&#8217;epoca dei governi del centro-sinistra degli anni Novanta non ha favorito la rinascita di Berlusconi soltanto in quelli che sono considerati dall&#8217;opinione pubblica di sinistra i suoi \u201cerrori\u201d (il non aver affrontato la questione del conflitto d&#8217;interessi di Berlusconi ed averlo legittimato come padre costituente nella Bicamerale di D&#8217;Alema), ma l&#8217;ha favorita anche e soprattutto con tante scelte di promozione del capitalismo mafioso che quell&#8217;opinione pubblica di centrosinistra ha voluto dimenticare. Berlusconi, sconfitto alle elezioni del 2006, \u00e8 tornato al governo pi\u00f9 prepotente di prima dopo altri due anni di governo Prodi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, ogni volta che ha governato il centro-sinistra, non ha fatto che preparare la strada al ritorno di una destra ancora pi\u00f9 incarognita. Tutto ci\u00f2 dipende dal fatto che il ceto politico di centro-sinistra non ha, per ragioni che tra poco diciamo, i mezzi culturali, le competenze, e le intenzioni concrete, di modificare le linee di tendenza dello sviluppo socio-economico. Ma se queste tendenze non vengono modificate, l&#8217;Italia non pu\u00f2 che precipitare sempre pi\u00f9 nel baratro. In maniera del tutto indipendente dal fatto che chi la dirige sia una personalit\u00e0 indecente come Berlusconi, o una personalit\u00e0 pi\u00f9 o meno presentabile o addirittura soggettivamente in buona fede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lotta contro Berlusconi \u00e8 inutile se non pone al centro dell\u2019agenda la bonifica del terreno da cui nasce il berlusconismo, cio\u00e8 il terreno della dilagante corruzione politico-imprenditoriale. Se non si bonifica questo terreno, l\u2019eventuale caduta di Berlusconi non risolver\u00e0 nulla, e i fenomeni degenerativi che ora associamo al nome di Berlusconi si riprodurranno in seguito a percorsi oggi imprevedibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Torniamo alla situazione del nostro paese. L&#8217;Italia sta precipitando in un baratro spaventoso perch\u00e9 disfatta da un triplice collasso: della sua coesione sociale (crescenti ineguaglianze di reddito, devastante precarizzazione del lavoro e della vita, assenza di tutele sociali), del suo territorio (inquinamento dell&#8217;aria, dei suoli e delle acque, dissesto idrogeologico, invasione dei rifiuti), e della sua vita civile (corruzione generalizzata e capillare, giustizia lenta e costosa, mancanza di senso morale nelle relazioni sociali, inversione tra meriti e demeriti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esito pi\u00f9 probabile di futuri governi (siano essi governi ancora berlusconiani oppure no) sar\u00e0, quindi, un caos sempre pi\u00f9 accentuato e la deriva del paese, magari pi\u00f9 lenta, verso la condizione di una specie di Somalia pi\u00f9 sviluppata e meno insanguinata. Sicuramente non \u00e8 questo l&#8217;esito gradito ai poteri che si sono ora orientati a scalzare Berlusconi ed a favorirne la successione. Per tali poteri, per\u00f2, l&#8217;unica opzione confacente ai propri interessi, e praticabile di fronte all\u2019attuale crisi economica, \u00e8 quella di salvare se stessi e abbandonare i ceti medi e bassi alla devastazione sociale. Al di l\u00e0 delle loro intenzioni, quindi, essi produrranno tale esito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su un periodo pi\u00f9 lungo, questa opzione non potr\u00e0 essere gestita all&#8217;interno delle forme istituzionali, anche soltanto esteriori, che hanno contrassegnato l&#8217;Italia del secondo dopoguerra. Lo sbocco finale di questa strada, se fosse percorsa per intero, sarebbe quindi uno stravolgimento autoritario che farebbe passare l&#8217;Italia da una specie di Somalia ad una specie di Cina, dove un potere forte verso i deboli e gerarchicamente coeso al suo interno, impone regole limitatrici degli scontri di potere ai vertici, e promotrici di uno sfruttamento feroce delle classi lavoratrici. In sostanza, se non interviene una decisa rivolta del popolo italiano contro gli attuali ceti dominanti, le uniche prospettive che abbiamo di fronte sono, nel breve periodo, quella di una dittatura berlusconiana da una parte e di governi antiberlusconiani, ma incapaci di arrestare la decadenza del paese, dall\u2019altra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel medio-lungo periodo entrambe queste opzioni porteranno, per strade diverse, ad una soluzione di tipo \u201ccinese\u201d. Lo scenario che abbiamo fin qui delineato \u00e8 chiaramente uno scenario da incubo, nel quale viene messa in questione la stessa sopravvivenza della societ\u00e0 italiana. Ma questo incubo non \u00e8 fascismo. Per capire questo punto, e discutere le altre questioni di cui abbiamo accennato all\u2019inizio, dobbiamo adesso discutere cosa debba intendersi per fascismo.<\/p>\n<p><em>[continua <a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41500\"><strong>qui<\/strong><\/a>]<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">[1] Si veda per esempio M.Badiale, M.Bontempelli,\u00a0<em>La sinistra rivelata<\/em>, Massari 2007, in particolare alle pagine 169-175.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[2] Maggiori dettagli in M.Badiale, M.Bontempelli,\u00a0<em>La sinistra rivelata<\/em>,\u00a0cit.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.badiale-tringali.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">badiale-tringali.it<\/a>, 29.3.2015<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARINO BADIALE e MASSIMO BONTEMPELLI \u00a01. Introduzione L\u2019autunno del 2010 verr\u00e0 ricordato come l\u2019inizio dell\u2019autunno o del tramonto di Berlusconi. Il segnale pi\u00f9 evidente di questo tramonto \u00e8 forse l\u2019attacco che i giornali da lui dipendenti hanno sferrato, all\u2019inizio di ottobre, contro Emma Marcegaglia, presidente della Confindustria. Si tratta evidentemente di una mossa disperata, dovuta all\u2019incapacit\u00e0 da parte di Berlusconi di gestire i problemi e gli scontri interni ai ceti dominanti italiani.\u00a0\u00c8 del tutto&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":41583,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[14,6],"tags":[2877,1758,976,6071,6072,3870,6070,208,3112,3224],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/berl.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-aMW","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41474"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=41474"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41474\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41957,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41474\/revisions\/41957"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/41583"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=41474"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=41474"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=41474"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}