{"id":41500,"date":"2018-05-13T00:44:14","date_gmt":"2018-05-12T22:44:14","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41500"},"modified":"2018-05-18T08:36:29","modified_gmt":"2018-05-18T06:36:29","slug":"un-saggio-su-fascismo-e-antifascismo-2a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41500","title":{"rendered":"Un saggio su fascismo e antifascismo (2a parte)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>MARINO BADIALE e MASSIMO BONTEMPELLI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>[segue da <a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41474\"><strong>qui<\/strong><\/a>]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. Cos\u2019\u00e8 il fascismo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa \u00e8 stato il fascismo? La ricerca di una risposta a questa domanda \u00e8 stata naturalmente viva fin dal sorgere del fascismo. Alcune delle pi\u00f9 note risposte ad essa contengono elementi di verit\u00e0 che possono essere valorizzati pur all\u2019interno di una critica degli aspetti parziali ed insufficienti di tali risposte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Benedetto Croce, il fascismo \u00e8 una malattia morale che ad un certo momento ha colpito il popolo italiano, degradandone progressivamente autonomia di pensiero, sentimenti di solidariet\u00e0, percezione della realt\u00e0.\u00a0\u00c8 vero, ma troppo vago. Quale malattia? Per fare un paragone medico, c\u2019\u00e8 un\u2019enorme differenza tra un malato di cuore e un malato di fegato, e dire di uno qualsiasi dei due che \u00e8 stato colpito da una malattia fisica non determina tale malattia in maniera adeguata. L\u2019attribuzione di una malattia ad un organismo sociale, poi, pu\u00f2 valere come criterio interpretativo soltanto se include la sua genesi ed il suo meccanismo di propagazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Piero Gobetti, il fascismo \u00e8 il venire a galla di tutti i vizi atavici diffusi nella societ\u00e0 italiana (conformismo, disinteresse per la verit\u00e0 delle cose, indifferentismo etico, schiena piegata ai potenti di turno, volubilit\u00e0 di comportamenti, volgarit\u00e0 di stile comportamentale) ed il loro coagularsi in un intreccio autoritario di potere.\u00a0\u00c8 vero, ma di una verit\u00e0 parziale, perch\u00e9 illumina soltanto il fascismo italiano (Gobetti \u00e8 morto prima di poter conoscere altri fascismi) e soltanto un lato di esso. Rimane non illuminato l\u2019altro lato del fascismo, la sua novit\u00e0 storica, senza la quale non si capisce lo stesso coagularsi in unit\u00e0 degli antichi vizi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo i marxisti dell\u2019epoca, il fascismo \u00e8 una controrivoluzione preventiva della borghesia rispetto ad una rivoluzione proletaria non ancora avvenuta, ma gi\u00e0 preannunciata dall\u2019Ottobre russo.\u00a0\u00c8 vero, ma fuorviante, in primo luogo perch\u00e9 lascia indeterminata una caratterizzazione essenziale della novit\u00e0 storica del fascismo, vale a dire la forma specifica della controrivoluzione preventiva, senza la quale un dittatore fascista non si distingue da un dittatore poliziesco tradizionale, in secondo luogo perch\u00e9 sottintende la creazione del fascismo da parte della grande borghesia capitalistica, che invece lo ha soltanto piegato ai suoi scopi dopo la sua formazione ed il suo primo sviluppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Luigi Salvatorelli il fascismo \u00e8 l\u2019autoidentificazione politica di ceti medi in declino ottenuta come autoaffermazione compensatoria sul piano istituzionale di un arretramento su quello socioeconomico. L\u2019importante acquisizione veritativa di intestare il fascismo non alla grande borghesia capitalistica, ma ai ceti medi e piccolo-borghesi, e di comprenderlo come una loro politicizzazione al di fuori delle vecchie categorie politiche, \u00e8 qui bilanciata dall\u2019errore di intenderlo come manifestazione reattiva al loro declino, mentre successive ricerche sociologiche hanno appurato che, al contrario, il fascismo \u00e8 stato, in tutta Europa, estrinsecazione espressiva di una tumultuante ascesa dei ceti medi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una parte significativa della storiografia tedesca del dopoguerra (Arendt, Bracher, Mosse, Kogan, Hildebrand) ha interpretato il fascismo come regime totalitario.\u00a0\u00c8 vero che il principio del totalitarismo politico, orgogliosamente rivendicato come superamento di un invecchiato liberalismo, \u00e8 forma essenziale del fascismo. Ma altrettanto essenziale \u00e8 il contenuto di questa forma, senza la cui specificazione il totalitarismo diventa, come nella Arendt, categoria generica inclusiva sia del fascismo sia del comunismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il principio del totalitarismo politico \u00e8 forma costitutiva del fascismo in quanto d\u00e0 forma alla societ\u00e0 attraverso i suoi specifici contenuti ideologici. Tali contenuti sono la cultura dell\u2019inegualitarismo e della gerarchia (non a caso \u201cGerarchia\u201d \u00e8 il nome di una delle pi\u00f9 importanti riviste dell\u2019Italia fascista), il ripudio aprioristico di qualsiasi genere di solidariet\u00e0 internazionale in nome di una concezione di selezione darwiniana dei popoli attraverso i loro conflitti di potenza [3], il nazionalismo illiberale ed organicista come unico legame di appartenenza dell\u2019individuo alla societ\u00e0, l\u2019irregimentazione delle masse nel culto del capo e come mezzo di formazione di uno spirito patriottico e guerriero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La forma del totalitarismo e la sua articolazione in questi contenuti costituiscono la proiezione ideologica attraverso cui i ceti medi si danno identit\u00e0 politica. Essi possono compiere collettivamente una simile proiezione unitaria perch\u00e9 sono a quell\u2019epoca culturalmente omogenei. La loro omogeneit\u00e0 culturale \u00e8 data dal loro legame sociologico con costumi e schemi mentali premoderni, che li rende ostili alle classi modernizzatrici, la borghesia capitalistica e il proletariato di fabbrica, tra le cui dinamiche si sentono stretti come in una tenaglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La comprensione del totalitarismo politico come proiezione ideologica di ceti medi che ne fanno in tal modo il principio cardine della loro autoidentificazione politica nel fascismo, permette di comprendere anche quanto ci sia di vero nelle teorie che, a partire dal Salvatorelli (e non senza qualche contiguit\u00e0 con esse dell\u2019interpretazione di Togliatti, la cui obbedienza moscovita gli impediva di avvicinarcisi troppo), hanno concepito il fascismo appunto come una produzione politica tipica della collocazione sociologica e dell\u2019immaginario mentale dei ceti medi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fascismo \u00e8 stato infatti l\u2019autorappresentazione dei ceti medi attraverso cui \u00e8 avvenuta in Europa, tra le due guerre, la loro politicizzazione da una condizione antecedente di estraneit\u00e0 alla politica, e di adesioni soltanto individuali a partiti di destra o di sinistra. Esso \u00e8 stato cos\u00ec organicamente connesso ai ceti medi da aver funzionato da strumento della loro costituzione in classe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima del fascismo i ceti medi non sono una classe sociale. Nel caso dei capitalisti industriali e dei proletari di fabbrica, si tratta di gruppi sociali la cui caratterizzazione in termini di \u201cclasse\u201d sta direttamente nella loro collocazione nel processo produttivo, e quindi \u00e8 logicamente indipendente da ogni loro estrinsecazione politica. Prima del fascismo, invece, i ceti medi, nonostante l\u2019omogeneit\u00e0 dei loro schemi mentali e dei loro costumi sociali, non manifestano alcuna unitariet\u00e0 di reazione agli eventi storico-politici, non si comportano cio\u00e8 da classe, perch\u00e9 non lo sono, in conseguenza della loro collocazione esterna alla produzione di plusvalore entro una societ\u00e0 di cui quella produzione costituisce l\u2019ossatura strutturante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Costituendosi come classe sul terreno politico, non sociale, i ceti medi vi portano, come gi\u00e0 notava Gramsci, un\u2019ideologia priva di concretezza che riflette la loro mancanza di legami concreti con la struttura della produzione sociale. Nazionalismo, ducismo, gloria guerriera, superamento dei conflitti di classe nella nazione, e quindi terza via corporativistica oltre l\u2019antinomia tra capitalismo e comunismo: si tratta di istanze ideali che hanno certamente avuto grande peso nell\u2019immaginario politico del fascismo, ma solo come astratte utopie incapaci di incidere sui processi storici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fascismo ha detto di se stesso di essere anticapitalista, senza mai saper individuare alcun mezzo concreto per cominciare a superare il capitalismo in qualche suo aspetto, ed anzi, appoggiandosi concretamente al capitalismo come condizione per rimanere al potere, si \u00e8 reso strumento della controrivoluzione preventiva della borghesia capitalistica contro il proletariato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A parole nemici della lotta di classe sia dei capitalisti sia degli operai, i fascisti, non sapendo e non potendo agire contro i primi, si sono maramaldescamente accaniti contro gli operai, spianando la strada alla violenta reazione capitalistica. Poich\u00e9 le utopie ideologiche del fascismo non coprivano la concretezza della vita quotidiana dei ceti medi, essi hanno riempito la loro vita di fascisti con le connotazioni squallide, ma concrete, della loro vita quotidiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una caratteristica del fascismo italiano \u00e8 stata quindi quella di associare alla retorica astratta della dedizione agli \u201cinteressi superiori della nazione\u201d, secondo la formula all\u2019epoca pi\u00f9 ripetuta, il perseguimento concreto dei pi\u00f9 bassi interessi privati; all\u2019emozione epidermica e temporanea per le mete di grandezza della patria indicate dal duce, un\u2019indifferenza totale per la dimensione dell\u2019etica nazionale nelle scelte quotidiane; alle pompose dichiarazioni di riconoscimento fascista della dignit\u00e0 e nobilt\u00e0 di ogni lavoro (si pensi alla \u201cCarta del lavoro\u201d del 1927), una pratica di brutale sfruttamento del lavoro operaio e contadino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altre caratteristiche socioculturali dei ceti medi italiani, come l\u2019acriticit\u00e0 di pensiero, il conformismo, la spontanea sottomissione autoumiliante ai potenti, erano richieste come tali dal fascismo, che le trasfigurava come fede nel duce, appartenenza alla nazione, riconoscimento del valore spirituale delle nuove gerarchie. L\u2019insieme di questi processi ha fatto davvero del fascismo, in Italia, il luogo di coagulo e di consolidamento degli atavici vizi italiani. Ed ha reso davvero il fascismo, per il modo in cui ha legato le masse a mete bugiarde, a retoriche falsificatrici, ed a bassezze quotidiane, una malattia morale del popolo italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si vede, una concezione del fascismo come totalitarismo politico nato dalla proiezione ideologica attraverso cui si realizza la politicizzazione dei ceti medi \u00e8 in grado di includere quanto c\u2019\u00e8 stato di vero in tutte le interpretazioni che sono state date del fascismo stesso. Occorre per\u00f2 individuare la precisa angolazione da cui utilizzare la categoria di totalitarismo, altrimenti il suo uso pu\u00f2 ingenerare aporie e confusioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019Italia fascista, ad esempio, l\u2019assetto dei poteri non \u00e8 totalitario.\u00a0\u00c8 vero che gli enti statali e parastatali, i mezzi di comunicazione di massa (radio, giornali, riviste, cinema), la scuola, le associazione sportive, ricreative e formative, l\u2019organizzazione sindacale operaia, le forze di polizia, rispondono ad un\u2019unica logica centralizzata di comando, che non lascia spazio ad alcuna autonomia e differenziazione di scelte, e che \u00e8 perci\u00f2 una logica totalitaria. Questo non \u00e8 poco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, a questa unica logica di comando \u00e8 sottratta, in virt\u00f9 del Concordato, la Chiesa cattolica, che si muove autonomamente nella societ\u00e0 italiana, con le sue scuole, il suo associazionismo, le sue opere di carit\u00e0. Le Confindustria e le organizzazioni padronali nelle loro manifestazioni pubbliche esibiscono le camice nere dei loro esponenti e si dichiarano dedite esclusivamente a perseguire gli obiettivi indicati dal Duce, ma di fatto tutelano lo svolgimento delle attivit\u00e0 imprenditoriali secondo la logica del profitto economico, svincolata da quella del totalitarismo politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Duce \u00e8 capo del governo, ma il Re \u00e8 rimasto capo dello Stato (a differenza della Germania, dove Hitler dopo la morte di Hindenburg ha cumulato le due cariche), con poteri residuali deboli in situazioni normali, ma assai rilevanti nelle emergenze storiche. La polizia \u00e8 fascista, ma l\u2019Arma dei carabinieri dipende dal Re prima che dal governo (saranno infatti i carabinieri ad arrestare Mussolini il 25 luglio 1943), e cos\u00ec la Regia Marina, nella quale durante l\u2019epoca fascista paradossalmente la tessera fascista ostacola anzich\u00e9 promuovere la carriera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019assetto dei poteri dell\u2019Italia fascista, in presenza di una Chiesa, di una Confindustria e di articolazioni delle Forze Armate sottratte all\u2019unicit\u00e0 del comando politico, non pu\u00f2 dirsi compiutamente totalitario. Se ne dovrebbe allora dedurre che il fascismo non \u00e8 totalitarismo ma una specie di semitotalitarismo? Ovviamente questo non \u00e8 possibile, perch\u00e9 quello di totalitarismo \u00e8 un concetto qualitativo, non quantitativo, per cui non vi pu\u00f2 essere un totalitarismo a met\u00e0, esattamente come una cosa perfetta a met\u00e0 \u00e8 in realt\u00e0 imperfetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si potrebbe allora argomentare che il fascismo \u00e8 non un totalitarismo, ma una forma di autoritarismo repressivo e poliziesco. Ma dicendo questo si cancellerebbe quella distinzione fra destra illiberale conservatrice e destra illiberale fascista che ha segnato la storia europea della seconda met\u00e0 degli anni Trenta e della prima met\u00e0 degli anni Quaranta. Come dare un significato, senza questa distinzione, a contrapposizioni di figure politiche quali quelle tra Franco e Jos\u00e9 Antonio in Spagna, tra P\u00e9tain e Doriot in Francia, tra Dolfuss e Seyss-Inquart in Austria, tra Horthy e Szalasi in Ungheria, tra Re Carol e Codreanu in Romania?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concependo il fascismo non come totalitarismo, ma come autoritarismo repressivo e poliziesco (magari riservando la categoria di totalitarismo al solo comunismo) si recupererebbe una coerenza nelle definizioni, ma su un piano astratto a partire dal quale si perderebbe ogni capacit\u00e0 di individuare concrete differenze storiche, e quindi ogni valenza storiografica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Renzo De Felice \u00e8 riuscito a differenziare il fascismo dalla destra illiberale conservatrice connettendo questa ad un tradizionalismo premoderno, e quello ad una prospettiva modernizzatrice di promozione dello sviluppo tecnico e di costruzione di un pi\u00f9 elevato tipo d\u2019uomo. Cos\u00ec differenziato dalla destra illiberale conservatrice, il fascismo \u00e8 al pari di essa, secondo De Felice, un sistema politico ed ideologico non totalitario, mentre totalitario \u00e8 il nazismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conseguenza di questa impostazione, consapevolmente tratta da De Felice, \u00e8 che fascismo e nazismo sono due sistemi politici ed ideologici eterogenei, e che non \u00e8 quindi possibile costruire una nozione di fascismo che includa tutte le potenze che hanno combattuto sotto tale vessillo la Seconda Guerra Mondiale. Si ritorna per\u00f2, con queste tesi di De Felice, ad una categorizzazione storiografica priva di presa sulla storia concreta. Nella storia concreta, infatti, fascisti e nazisti si sono sentiti parte di una stessa corrente politica, di una stessa etica totalitaria, e di uno stesso assalto militare alla conquista dell\u2019Eurasia, e la storiografia deve rendere ragione della storia concreta, non smentirla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre dunque rendere ragione dell\u2019unitariet\u00e0 del fenomeno fascista e della sua caratterizzazione totalitaria.\u00a0A questo proposito sono fondamentali gli studi di Emilio Gentile, il pi\u00f9 penetrante interprete contemporaneo del fascismo. Gentile ha convincentemente argomentato, da una parte, che per\u00a0comprendere il fascismo occorre recuperare la sua connessione con la categoria di totalitarismo e, dall\u2019altra parte, che ai fini di tale comprensione occorre individuare la forma specifica di tale connessione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il totalitarismo caratterizza il fascismo non come forma organizzazione sociale e politica compiutamente realizzata, ma come suo imprescindibile elemento motivazionale e propulsivo. Nei vari fascismi storicamente esistiti, cio\u00e8, l\u2019assetto dei poteri non \u00e8 mai compiutamente totalitario, quanto meno perch\u00e9 ogni fascismo si consolida al potere e diventa regime con il sostegno di decisivi interessi capitalistici, dei quali quindi deve accettare le logica dell\u2019autoreferenzialit\u00e0 economica refrattaria a qualsiasi comando politico totalitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel fascismo italiano, in particolare, il sistema dei poteri lascia uno spazio di autonomia ad alcuni di essi (come si \u00e8 visto sopra, quelli della Chiesa, degli industriali e di settori militari legati al Re), sottraendoli alla logica di pura esecuzione del comando politico centralizzato alla quale sono invece sottomessi gli altri. Tra questi e quelli, per\u00f2, non c\u2019\u00e8 una coesistenza statica, ma una tensione derivante dalla spinta innovativa del comando politico. Cos\u00ec nel 1931 Mussolini invia una spedizione squadristica a sfasciare alcune sedi dell\u2019Azione cattolica, per costringere la Chiesa cattolica a ridurre i suoi spazi organizzati di formazione dei giovani, e avvicinarsi cos\u00ec ad un monopolio educativo del regime. Cos\u00ec negli anni Trenta viene creata la nuova Aviazione come Arma esclusivamente fascista contrapposta alla Marina regia, e nell\u2019Esercito c\u2019\u00e8 un sordo conflitto tra uomini del Duce e uomini del Re nel controllo delle carriere degli ufficiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec Mussolini interviene talvolta nelle sfera economica per imporvi scelte politiche contrastate dalla Confindustria, come la rivalutazione della lira nel 1926. C\u2019\u00e8 insomma una pulsione a sottomettere al comando politico aree che non gli sono ancora sottomesse, vale a dire una pulsione alla realizzazione del totalitarismo politico, che \u00e8 caratterizzante del fascismo come tale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fascismo, insomma, \u00e8 tale se, dando luogo ad un sistema di poteri non totalitario, lo pensa orientato ad evolversi secondo una teleologia totalitaria, non importa quanto capace di operare effettivamente in senso trasformativo, e quanto invece puramente velleitaria. Questa teleologia totalitaria del fascismo come sistema politico ed ideologico fa s\u00ec che esso si caratterizzi come totalitarismo nelle sfera dell\u2019ideologia, e come tradizionalismo nelle sua concreta sfera socioeconomica, con una continua tensione, flebile o aspra a seconda dei frangenti storici, tra questi due suoi momenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ideologia illiberale e totalitaria del fascismo (illiberale in quanto totalitaria, altrimenti il suo illiberalismo sarebbe quello della destra tradizionalmente autoritaria), non \u00e8 che l\u2019altra faccia caratterizzante del fascismo stesso, il cesarismo. Cesarismo significa che la totalit\u00e0 sociale pu\u00f2 essere unificata da fini condivisi soltanto in un punto di essa, cio\u00e8 nell\u2019individualit\u00e0 di un uomo dotato, per un suo carisma personale, della capacit\u00e0 di esprimere da solo, e lui solo, il bene comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cCesarismo\u201d viene ovviamente da Giulio Cesare, che guid\u00f2 Roma verso obiettivi di grandezza illuminati dal suo intuito divino, non dalle leggi n\u00e9 dalle attribuzioni di qualsiasi magistratura da lui ricoperta, tanto che a chi gli offr\u00ec durante i Saturnali una corona regale rispose \u201cnon sum rex, sum Caesar\u201d. Il cesarismo si \u00e8 riprodotto in et\u00e0 moderna come napoleonismo, di cui Hegel ha colto il senso definendo Napoleone \u201clo Spirito del mondo a cavallo\u201d. E si riproduce nel fascismo come principio del Duce, nelle sue diverse versioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se il Duce \u00e8 l\u2019uomo che esprime nella sua volont\u00e0 la \u201cvolont\u00e0 generale\u201d di Rousseau, esprimendo cos\u00ec l\u2019organicit\u00e0 del vincolo di tutti nella nazione, il liberalismo non ha pi\u00f9 senso. Non ha senso, cio\u00e8, far scaturire dal libero confronto di idee e opzioni divergenti decisioni politiche orientate al bene comune, dato che al bene comune guida la sola volont\u00e0 del Duce. Non ha senso il pluralismo liberale in se stesso, perch\u00e9 se la nazione \u00e8 comunit\u00e0 organica, le spinte divergenti insite nel pluralismo liberale possono soltanto indebolirne la fibra e infine distruggerla, proprio come un organismo fisico andrebbe incontro alla morte se fegato, polmoni e cuore funzionassero in maniera pluralistica, cio\u00e8 ognuno autonomamente dagli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La necessit\u00e0 di realizzare il suo principio cesaristico, ovviamente indicata e promossa dal suo Duce, ispira in ogni fascismo una ben radicata pulsione a costruire il totalitarismo politico, con ricorrenti pressioni intrusive in quei settori dove vigono logiche autonome dal comando politico (economiche, religiose o altro che siano).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il totalitarismo politico che caratterizza il fascismo vive nella sua sfera ideologica, e non diventa mai, se non in modo parziale o in circostanze particolari come la guerra, un effettivo principio di disciplina politica dei poteri sociali. Ci\u00f2 non toglie che sia un elemento importante, perch\u00e9 la sua ricorrente pressione sui poteri sociali crea nuovi stili comportamentali, e perch\u00e9 in particolari momenti storici in cui i poteri sociali autonomi diventano contingentemente confliggenti ed indeboliti rispetto al comando politico, pu\u00f2 arrivare a sopraffarli. Nell\u2019Italia del 1943, ad esempio, quando la Corte, gli Stati maggiori ed i capitalisti passano dalla parte degli Alleati, il fascismo si fa forza repubblicana, milizia armata e organizzazione spoliatrice. Il totalitarismo politico a cui perviene nella concretezza storica non va oltre l\u2019esperienza negativa, e asservita all\u2019occupazione tedesca del paese, della RSI.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In vicende come questa (e nelle analoghe vicende di altri paesi europei) il fascismo svela il suo invalicabile limite storico, dato dalla sua genesi nelle utopie astratte di ceti medi svincolati dai processi di produzione della ricchezza sociale, cio\u00e8 quello di non poter concretizzare la sua ideologia del totalitarismo politico se non come distruzione senza ricostruzione del tessuto sociale, e di non poter costruire opere di utilit\u00e0 e coesione sociale (come qualche volta \u00e8 riuscito a fare) se non mettendo da parte nei fatti il totalitarismo politico, che d\u2019altra parte nel fascismo \u00e8 l\u2019unico antidoto alla corruzione morale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si capisce che il fascismo \u00e8 stato tutto questo, si capisce anche che nel nostro orizzonte storico non esiste un pericolo di risorgenza del fascismo, mancandone tutti gli elementi. Manca ogni omogeneit\u00e0 di costumi sociali e schemi mentali dei ceti medi, che sono frantumati e differenziati dalle loro diverse collocazioni in una societ\u00e0 piena di interne sconnessioni. Manca la nazione come luogo di appartenenza e radice identitaria. Manca il primato della politica, che \u00e8 oggi ridotta ad attivit\u00e0 di sensali parassitari dell\u2019economia, per cui l\u2019autorappresentazione di una classe nella politica, quale \u00e8 stato il fascismo, \u00e8 impensabile. Mentre il capo di allora, il Duce, aveva un seguito di massa in quanto percepito, nell\u2019ottica del cesarismo, come la guida infallibile della nazione al di sopra dei comuni mortali, il capo di oggi \u00e8 percepito dai comuni mortali come uno di loro, connotato dalla loro stessa meschinit\u00e0, che ha riscattato in virt\u00f9 dei grandi successi ottenuti con la sua furbizia, cos\u00ec riscattandola in loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un capo simile (della cui immagine ideale, s\u2019intende, l\u2019uomo politico Silvio Berlusconi \u00e8 solo una delle realizzazioni possibili) non potrebbe mai irregimentare gli italiani in un ordine guerriero, n\u00e9, tanto meno, potrebbe far loro affrontare una guerra vera, come fece il fascismo. Il suo governo potrebbe certo suscitare violenza contro le sempre pi\u00f9 ampie sacche di emarginazione prodotte dalla sua politica, ma non potrebbe esercitarla sotto forma di bastonature squadristiche e condanne di tribunali speciali nei confronti di una dissidenza politica borghese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro aspetto dal quale si percepisce la differenza fra l\u2019attuale situazione italiana e il fascismo \u00e8 quello legato al ruolo della Lega Nord.\u00a0\u00c8 fin troppo facile, infatti, rilevare che l\u2019importanza, per la politica berlusconiana, di un partito anti-italiano come la Lega Nord fa a pugni con ogni pretesa di assimilare il berlusconismo ad un movimento nazionalista come il fascismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rilevanza della Lega Nord va compresa e valutata attentamente. Si tende infatti, specie negli ambienti intellettuali, a sottovalutare la sua azione in senso lato culturale, e a prenderla in considerazione solo sul piano politico, per via degli evidenti aspetti di rozzezza, incultura, grossolanit\u00e0 intellettuale ed umana dei suoi esponenti, a tutti i livelli. Ma la storia \u00e8 fatta anche dagli incolti, rozzi e grossolani. Ci\u00f2 che la Lega Nord sta realmente facendo, con le sue manifestazioni \u201cculturali\u201d (nel senso che alla parola d\u00e0 l\u2019antropologia) \u00e8 quello di creare e diffondere un nuovo senso comune, basato sulla chiusura in piccoli orizzonti e piccole comunit\u00e0, sull\u2019esclusione di chiunque sia percepito esterno alla comunit\u00e0 (compresi, per esempio, i portatori di handicap), sulla creazione di capri espiatori, sulla legittimazione (per il momento soltanto verbale) della violenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto che contenuti di questo tipo siano agiti ripetutamente in parole, slogan, discorsi, manifestazioni, e rappresentino ormai un aspetto permanente della vita politica del paese, crea appunto legittimazione di un senso comune che ne faccia il proprio fondamento. Questo senso comune, con la sua carica di violenza ed esclusione, \u00e8 in sostanza una delle premesse di una possibile guerra civile e di una conseguente dissoluzione del paese. Pur avendo molti aspetti in comune col fascismo, il carattere localistico e anti-nazionale del leghismo lo rende lontanissimo da quello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4. Una breve considerazione sul nazismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sezione precedente abbiamo delineato alcuni caratteri generali dei fascismi europei e ci siamo soffermati in particolare sul fascismo italiano. Non \u00e8 nostra intenzione analizzare qui le differenze specifiche fra i vari fascismi. Ci sembra per\u00f2 importante, per la rilevanza del tema, sottolineare rapidamente un aspetto secondo noi fondamentale dell&#8217;altra grande realizzazione storica del fascismo europeo, cio\u00e8 il nazismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi interpretiamo il nazismo come il punto culminante della fase imperialistica della storia dei paesi occidentali. Il nazismo \u00e8 una forma di totalitarismo politico, e presenta quindi gli stessi caratteri che abbiamo sopra descritti in riferimento al fascismo, ma nel caso del nazismo la forma totalitaria ha come suo contenuto principale ed essenziale l\u2019imperialismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019imperialismo naturalmente nasce prima del nazismo, nasce dalla realt\u00e0 politica ed economica dell\u2019Europa del secondo Ottocento, che ovviamente non ha nulla di totalitario. Esso rappresenta per\u00f2 un momento di crisi di tale realt\u00e0, una crisi che pu\u00f2 essere definita come crisi della civilt\u00e0 occidentale, perch\u00e9, pur nascendo come effetto di dinamiche ad essa interne, l\u2019imperialismo implica necessariamente l\u2019adesione a opzioni politiche e ideali, come il colonialismo e il razzismo, che sono in contraddizione con i valori fondanti della civilt\u00e0 occidentale [4].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019imperialismo \u00e8 quindi uno dei due poli di una contraddizione la cui dinamica agisce nella parte finale del XIX secolo e in buona parte del XX. Vogliamo dire con questo che i valori fondanti della civilt\u00e0 occidentale (la libert\u00e0 individuale, i diritti umani, i diritti dei popoli, e cos\u00ec via), cos\u00ec brutalmente negati dalle politiche imperialistiche occidentali, non rappresentavano solo una copertura ipocrita di quelle stesse politiche (il che non vuol dire, naturalmente, che essi non abbiano svolto anche questa funzione): rappresentavano un punto di riferimento per chi a quelle pratiche si opponeva, una sorgente continua di forze spirituali di contrasto all\u2019imperialismo, insomma l\u2019altro polo di una contraddizione che ha agito storicamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli esempi di come quei valori di libert\u00e0 si siano concretizzati in realt\u00e0 storico-politiche sono innumerevoli: si pu\u00f2 pensare al movimento di opinione pubblica internazionale che gi\u00e0 all\u2019inizio del Novecento combatte lo sfruttamento brutale e omicida al quale viene sottoposto il Congo belga, oppure a come il pensiero di Lenin faccia proprio il principio, tipico della civilt\u00e0 occidentale, dell\u2019autodeterminazione dei popoli, e come su questa base il movimento comunista internazionale sostenga poi le lotte di liberazione dei popoli colonizzati, o infine a come, nel secondo dopoguerra, tali lotte di liberazione suscitino nei paesi occidentali ampi movimenti di opinione pubblica a loro sostegno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il punto in cui questa effettualit\u00e0 storica dei principi della civilt\u00e0 occidentale si vede pi\u00f9 chiaramente sta forse nel fatto che le lotte di liberazione che, nel secondo dopoguerra, portano alla fine degli imperi coloniali, avvengono proprio sulla base di principi ideali e riferimenti culturali tipici della civilt\u00e0 occidentale, o da essa derivati: i gruppi dirigenti di tali lotte si ispirano in sostanza o a forme di nazionalismo rivoluzionario o a forme di marxismo rivoluzionario, o a una miscela dei due (anche se il marxismo non \u00e8 interno alla civilt\u00e0 occidentale, ne \u00e8 comunque un suo figlio, ribelle ma legittimo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto possiamo allora capire in che senso il nazismo rappresenta il punto culminante dell\u2019imperialismo: nel senso che il nazismo risolve la contraddizione fra imperialismo, colonialismo e razzismo da una parte, e principi della civilt\u00e0 occidentale dall\u2019altra, e la risolve sopprimendo il secondo corno della contraddizione. La Germania nazista rappresenta l\u2019esempio perfetto di uno Stato che assume compiutamente la dimensione dell\u2019imperialismo, del colonialismo e del razzismo come proprio fondamento e per far ci\u00f2 sopprime integralmente i principi della civilt\u00e0 occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel nazismo i principi dell\u2019imperialismo, del colonialismo e del razzismo diventano principi universali. Si potrebbe in questo senso parlare del nazismo come di una forma di \u201cimperialismo assoluto\u201d: una ideologia, una politica, una forma di organizzazione sociale che si sforza di dispiegare integralmente e compiutamente nella societ\u00e0 umana i principi dell\u2019imperialismo, del colonialismo e del razzismo e di rimuovere ogni possibile ostacolo a tale dispiegamento. Di conseguenza, il nazismo non ha nessuna remora a ridurre a colonia l\u2019intera Europa sotto il suo dominio e a trattare i popoli europei nello stesso modo in cui questi hanno trattato i popoli coloniali, rendendo chiaro anche agli europei l\u2019orrore del colonialismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La guerra antinazista per necessit\u00e0 oggettiva \u00e8 una guerra che delegittima il colonialismo e l\u2019imperialismo. La vittoria contro il nazismo \u00e8 quindi la vittoria contro il gravissimo pericolo di regressione umana e civile che il suo imperialismo assoluto rappresentava, \u00e8 la vittoria dei quei principi della civilt\u00e0 occidentale (libert\u00e0 degli individui e dei popoli) che rappresentano valori umani universali. Non a caso, \u00e8 con la fine della Seconda Guerra Mondiale che si avvia il processo di decolonizzazione che porter\u00e0 alla fine degli imperi coloniali di Francia e Inghilterra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>[continua <a href=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41472\"><strong>qui<\/strong><\/a>]<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">[3] Questi primi due contenuti separano in maniera netta il totalitarismo fascista da quello comunista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[4] Ci riferiamo qui alla nozione di \u201ccivilt\u00e0 occidentale\u201d che abbiamo analizzato in M.Badiale, M. Bontempelli,\u00a0<em>Civilt\u00e0 occidentale<\/em>, Il Canneto 2010.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.badiale-tringali.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">badiale-tringali.it<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARINO BADIALE e MASSIMO BONTEMPELLI [segue da qui] 3. Cos\u2019\u00e8 il fascismo? Che cosa \u00e8 stato il fascismo? La ricerca di una risposta a questa domanda \u00e8 stata naturalmente viva fin dal sorgere del fascismo. Alcune delle pi\u00f9 note risposte ad essa contengono elementi di verit\u00e0 che possono essere valorizzati pur all\u2019interno di una critica degli aspetti parziali ed insufficienti di tali risposte. 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