{"id":41570,"date":"2018-05-03T11:30:11","date_gmt":"2018-05-03T09:30:11","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41570"},"modified":"2018-05-02T16:42:47","modified_gmt":"2018-05-02T14:42:47","slug":"gli-errori-fatali-del-fondamentalismo-finanziario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41570","title":{"rendered":"Gli errori fatali del fondamentalismo finanziario"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di WILLIAM VICKREY<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 12pt\">Visto che sui media mainstream impazza un sedicente dibattito su deficit e debito pubblico, utile pi\u00f9 che altro a confondere le idee e perpetuare convinzioni sbagliate, ripubblichiamo questo articolo del premio Nobel per l\u2019Economia William Vickrey, che illustra gli errori fatali del pensiero economico convenzionale in questo campo<\/span><\/h3>\n<p class=\"\" style=\"text-align: justify\"><em>Nel mese di ottobre 1996, il premio Nobel per l\u2019Economia William Vickrey pubblic\u00f2 <a href=\"http:\/\/www.columbia.edu\/dlc\/wp\/econ\/vickrey.html\">un articolo che illustrava \u201cI 15 errori fatali del fondamentalismo finanziario\u201d<\/a>: per esempio il sacro terrore del deficit e del debito pubblico, legato a erronee analogie tra comportamento economico del singolo e azione dello Stato. Queste fallacie sono rimaste ben vive \u2013 o meglio, sempre pi\u00f9 vive \u2013 nel dibattito pubblico, e lo hanno anzi permeato, trovando un\u2019applicazione concreta, dai risultati disastrosi, nelle regole di Maastricht. Per questo oggi abbiamo scelto di ripresentarne alcune, con la spiegazione del perch\u00e9 si tratta di ragionamenti sbagliati e \u2013 se tradotti in pratica \u2013 forieri di inutili sofferenze. Quelle che in un\u2019eurozona intrappolata in questi errori, purtroppo, sono ormai evidenti agli occhi di tutti.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>* * * *<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In campo economico, una grande parte delle teorie convenzionali oggi prevalenti negli ambienti finanziari, ampiamente utilizzate come base per le politiche governative, nonch\u00e9 pienamente accettate dai media e dall\u2019opinione pubblica, si basa su analisi parziali, su ipotesi smentite dalla realt\u00e0 e su false analogie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per esempio, si sostiene che sia bene incoraggiare il risparmio, senza prestare attenzione al fatto che, per quanto riguarda la maggior parte delle persone, favorire il risparmio significa scoraggiare il consumo e ridurre la domanda, e che una spesa fatta da un consumatore o da un governo \u00e8 anche un reddito per i venditori e i fornitori, cos\u00ec come il debito pubblico \u00e8 anche una risorsa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Altrettanto sbagliato \u00e8 ritenere che ci\u00f2 che \u00e8 possibile o auspicabile per i singoli individui presi singolarmente sia ugualmente possibile o auspicabile per tutti o per l\u2019economia nel suo insieme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E spesso sembra che l\u2019analisi sia basata sul presupposto che la produzione economica futura sia quasi totalmente determinata da forze economiche inesorabili, indipendenti da qualsiasi strategia politica del governo, tanto che dedicare pi\u00f9 risorse a un certo scopo porti inevitabilmente a sottrarle ad un altro. Questo potrebbe essere giustificabile in un\u2019economia in completa piena occupazione o potrebbe essere in un certo senso convalidato supponendo che la Federal Reserve scelga e riesca a sostenere una politica di rigido mantenimento della disoccupazione al livello del suo tasso \u201cnaturale\u201d o di \u201cnon accelerazione dell\u2019inflazione\u201d. Ma nelle condizioni attuali non \u00e8 n\u00e9 probabile n\u00e9 auspicabile che si riesca a ottenere un risultato simile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quella che segue \u00e8 la lista di alcuni degli errori che derivano da questo modo di pensare. Presi nel loro insieme, stanno portando a politiche che nella migliore delle ipotesi ci tengono nella depressione economica, con tassi di disoccupazione generale bloccati tra il 5 e il 6 per cento. Questo sarebbe gi\u00e0 abbastanza grave anche solo se provocasse una perdita del 10 \u2013 15 per cento della nostra produzione potenziale ripartita uniformemente su tutte le categorie sociali: ma diventa gravissimo quando si traduce in una disoccupazione del 10, 20 e 40 per cento tra i gruppi sociali pi\u00f9 svantaggiati; gli ulteriori danni in termini di povert\u00e0, disgregazione familiare, dispersione e abbandono scolastico, illegalit\u00e0, uso di droghe e criminalit\u00e0, diventano veramente pesanti. E se le politiche in questione saranno applicate fino in fondo insistendo sul \u201cpareggio di bilancio\u201d, possiamo aspettarci sicuramente una depressione grave.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il deficit pubblico danneggia le generazioni future?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il deficit pubblico \u00e8 considerato una spesa dissoluta e peccaminosa, fatta a scapito delle generazioni future, cui sar\u00e0 lasciata una minore parte di capitale investito. Un errore che sembra derivare da una analogia sbagliata con i debiti contratti dai privati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La realt\u00e0 \u00e8 quasi esattamente l\u2019opposto. Il deficit si aggiunge al reddito netto disponibile dei cittadini, nella misura in cui le spese pubbliche, che costituiscono reddito per i loro destinatari, superano ci\u00f2 che viene sottratto al reddito disponibile tramite imposte, tasse e altri oneri. Questo potere d\u2019acquisto aggiuntivo, una volta speso, fornisce domanda aggiuntiva al mercato, spingendo i produttori a investire per aumentare la capacit\u00e0 produttiva degli impianti, che sar\u00e0 parte della vera eredit\u00e0 che rimane per il futuro. Questo va ad aggiungersi a tutto ci\u00f2 che gli investimenti pubblici rappresentano in infrastrutture, istruzione, ricerca e via dicendo. Maggiori deficit, sufficienti a rimettere in circolo la parte di risparmio \u2013 proveniente da un prodotto interno lordo (PIL) in crescita \u2013 che eccede quel che viene assorbito dagli investimenti privati a fini di profitto, non sono un peccato economico, ma una necessit\u00e0 economica. Quello che potrebbe causare problemi \u00e8 un deficit in eccesso rispetto alle effettive possibilit\u00e0 di crescita in termini reali, ma siamo lontanissimi da questo scenario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Del resto, anche prendendo per buona l\u2019analogia con il comportamento dei singoli, le conclusioni sono assurde. Se a General Motors, AT&amp;T, e alle singole famiglie fosse richiesto di avere il bilancio sempre in pareggio come \u00e8 richiesto allo Stato, non esisterebbero le obbligazioni, i mutui, i prestiti bancari\u2026 mentre ci sarebbero molte meno automobili, telefoni e case.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Incentivare il risparmio stimola la crescita?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si sostiene che bisogna sollecitare o incentivare i singoli a risparmiare di pi\u00f9 per stimolare gli investimenti e la crescita economica. Questa convinzione sembra derivare dal presupposto che il prodotto aggregato sia invariabile, cosicch\u00e9 ci\u00f2 che non \u00e8 destinato al consumo necessariamente e automaticamente viene dedicato alla formazione del capitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche in questo caso, in realt\u00e0 \u00e8 vero l\u2019esatto contrario. In un\u2019economia monetaria, per la maggior parte delle persone la decisione di risparmiare di pi\u00f9 comporta la decisione di spendere di meno; ma meno spesa da parte del risparmiatore significa meno reddito e meno risparmio per i rivenditori e i produttori; in questo modo il risparmio aggregato non viene aumentato, ma diminuito, perch\u00e9 rivenditori e produttori a loro volta riducono le loro spese, il reddito nazionale si riduce e con esso il risparmio nazionale. Un determinato individuo pu\u00f2 infatti riuscire ad aumentare il proprio risparmio, ma solo a spese del reddito e del risparmio degli altri in misura anche maggiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se il risparmio \u00e8 costituito da una minor spesa per servizi, per esempio un taglio di capelli, l\u2019effetto sul reddito e sul risparmio del fornitore \u00e8 immediato ed evidente. Se riguarda una merce immagazzinabile, ci pu\u00f2 essere un temporaneo investimento in magazzino, che per\u00f2 presto scomparir\u00e0, non appena il fornitore riduce le ordinazioni ai suoi fornitori per riportare il magazzino a un livello normale, il che porta infine a una riduzione della produzione, dell\u2019occupazione e del reddito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il risparmio non crea \u201cfondi disponibili per il prestito\u201d dal nulla. Non c\u2019\u00e8 alcun motivo di ritenere che l\u2019accrescersi del conto in banca del risparmiatore aumenter\u00e0 la capacit\u00e0 della sua banca di concedere prestiti pi\u00f9 di quanto far\u00e0 diminuire la capacit\u00e0 di concedere prestiti della banca del venditore. Se non altro, \u00e8 pi\u00f9 probabile che un venditore sia attivo sui mercati azionari o che usi il credito aumentato dalle vendite per fare investimenti nella sua attivit\u00e0, rispetto alla probabilit\u00e0 che un risparmiatore risponda a incentivi come l\u2019esenzione o il differimento di imposte sui fondi pensione: l\u2019effetto netto degli incentivi al risparmio \u00e8 quindi quello di ridurre l\u2019ammontare totale dei prestiti bancari. Gli incentivi al risparmio, con la corrispondente riduzione della spesa, non fanno nulla per migliorare la disponibilit\u00e0 delle banche e degli altri istituti di credito a finanziare progetti di investimento promettenti. Se c\u2019\u00e8 disponibilit\u00e0 di risorse non impiegate, il risparmio non \u00e8 n\u00e9 un prerequisito n\u00e9 uno stimolo, ma una conseguenza della formazione di capitale, dato che il reddito generato dalla formazione del capitale fornisce una fonte di risparmio supplementare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il debito pubblico \u201cspiazza\u201d gli investimenti privati?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si sostiene che il debito pubblico provochi un \u201ceffetto spiazzamento\u201d nei confronti degli investimenti privati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La realt\u00e0 \u00e8 che, al contrario, la spesa dei fondi presi in prestito (a differenza della spesa del gettito delle imposte) genera reddito disponibile aggiuntivo, aumenta la domanda di prodotti dell\u2019industria privata, e rende quindi gli investimenti privati \u200b\u200bpi\u00f9 redditizi. Finch\u00e9 ci sono risorse inutilizzate in abbondanza, se le autorit\u00e0 monetarie si comportano con buon senso (invece di cercare di contrastare il presunto effetto inflazionistico del deficit), chi ha la prospettiva di un investimento redditizio pu\u00f2 essere messo in grado di ottenere finanziamenti. In queste circostanze, ogni dollaro aggiuntivo di deficit nel medio-lungo periodo produce due o pi\u00f9 dollari aggiuntivi di investimenti privati. Il capitale creato \u00e8 un incremento della ricchezza \u2013 e ipso facto anche del risparmio \u2013 di qualcuno. La regola dell\u2019 \u201dofferta che crea la propria domanda\u201d non funziona pi\u00f9 non appena una parte dei redditi generati dall\u2019offerta viene risparmiata: mentre sono gli investimenti che creano il proprio risparmio, e anche di pi\u00f9. Lo \u201cspiazzamento\u201d che pu\u00f2 verificarsi \u00e8 solo il risultato, non della realt\u00e0 economica sottostante, ma di reazioni restrittive inappropriate da parte di un\u2019autorit\u00e0 monetaria come risposta al deficit.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Se i deficit continuano, il costo del debito alla fine travolger\u00e0 il fisco?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prospettiva reale: mentre gli osservatori allarmati si appassionano a proiezioni da film dell\u2019orrore, in cui il debito pro capite diventa insostenibile e il pagamento degli interessi assorbe l\u2019intero gettito fiscale, o si perde la fiducia nella capacit\u00e0 o volont\u00e0 del governo di realizzare una pressione fiscale tale da poter piazzare le obbligazioni sui mercati a condizioni ragionevoli, degli scenari di maggior buon senso prevedono un effetto trascurabile o addirittura favorevole sui conti pubblici. Se si mantiene la piena occupazione in modo che il PIL nominale continui a crescere, diciamo, a un tasso del 6% \u2013 circa il 3% di inflazione e circa il 3% di crescita reale \u2013 il debito per mantenersi in equilibrio dovrebbe crescere del 6% o forse anche a un tasso leggermente pi\u00f9 alto; se il tasso di interesse nominale fosse l\u20198%, il 6% sarebbe finanziato dalla crescita, e solo il 2% resterebbe da pagare attraverso il bilancio corrente. Le imposte sul reddito da capitale degli interessi in aumento ne compenserebbero una gran parte, e i risparmi legati alla riduzione della disoccupazione, delle prestazioni assicurative e dei costi sociali sarebbero pi\u00f9 che sufficienti a coprire il resto, anche senza calcolare il notevole aumento delle entrate fiscali dovuto a un\u2019economia pi\u00f9 prospera. Anche se gran parte di queste entrate finirebbero nelle casse dei governi statali e locali, piuttosto che del governo federale, la cosa si potrebbe sistemare attraverso trasferimenti intergovernativi. Un debito di 15.000 miliardi \u00e8 molto pi\u00f9 facile da gestire in un\u2019economia di piena occupazione, con spese sociali e sussidi di disoccupazione notevolmente ridotti, rispetto a un debito di 5.000 miliardi con un\u2019economia in stagnazione e la capacit\u00e0 produttiva in rovina. Semplicemente, il problema non esiste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il valore della moneta nazionale in valuta estera o in oro \u00e8 una misura della salute economica di un paese?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il valore della moneta nazionale in termini di una valuta estera (o in oro) \u00e8 ritenuto un indicatore della salute economica del paese, e si pensa che le azioni intraprese per mantenere questo valore contribuiscano alla salute dell\u2019economia. In alcuni ambienti si coltiva una sorta di orgoglio sciovinista per il valore della propria moneta, oppure si pu\u00f2 trarre soddisfazione dal maggiore potere d\u2019acquisto della moneta nazionale nei viaggi all\u2019estero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La realt\u00e0: tassi di cambio liberamente fluttuanti sono il mezzo con cui si riequilibrano i diversi andamenti del livello dei prezzi nei differenti paesi, mentre gli squilibri commerciali sono riportati in linea grazie a flussi di capitali utili ad aumentare la produttivit\u00e0 complessiva del capitale. Cambi fissi o tassi di cambio limitati entro una banda di oscillazione ristretta possono essere mantenuti soltanto attraverso politiche fiscali coordinate nei paesi coinvolti, o imponendo tariffe che compromettono l\u2019efficienza o altre restrizioni sul commercio, od obbligando a pesanti forme di disciplina, che implicano tassi di disoccupazione inutilmente alti, come avviene per il trattato di Maastricht. I tentativi di controllare i tassi di cambio attraverso manipolazioni finanziarie, a fronte di squilibri di base, di solito alla fine saltano, con grandi perdite per le istituzioni che ci hanno provato e corrispondenti guadagni per gli abili speculatori. Ma anche se non c\u2019\u00e8 un crollo, gran parte della volatilit\u00e0 dei tassi di cambio pu\u00f2 essere ricondotta a speculazioni sulla possibilit\u00e0 di massicci interventi da parte della banca centrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le restrizioni sui tassi di cambio, come quelle previste negli accordi di Maastricht, renderebbero praticamente impossibile per una piccola economia aperta, come la Danimarca, perseguire autonomamente una efficace politica di piena occupazione al proprio interno. Gran parte dell\u2019aumento di potere d\u2019acquisto generato da una politica fiscale di stimolo della domanda sarebbe speso in importazioni, spalmando l\u2019effetto stimolante sul resto dell\u2019unione monetaria, cos\u00ec che la capacit\u00e0 di indebitamento della Danimarca si esaurirebbe molto prima di poter raggiungere la piena occupazione. Con tassi di cambio flessibili, l\u2019aumento della domanda di prodotti importati provocherebbe invece un aumento del valore della valuta estera, che terrebbe a bada l\u2019aumento delle importazioni e stimolerebbe le esportazioni, in modo da mantenere in casa il grosso degli effetti di una politica espansiva. In un regime di cambio liberamente fluttuante, il pericolo di selvaggi attacchi speculativi nella circostanza di una politica di pieno impiego consolidata sarebbe molto diminuito, soprattutto se combinato con una terza dimensione di controllo diretto sul livello generale dei prezzi nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Allo stesso modo, la ragione principale per cui stati ed enti locali non possono perseguire una politica indipendente di piena occupazione, \u00e8 che sono privi di una moneta autonoma, e sono costretti ad avere un tasso di cambio fisso con il resto del paese.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/neoliberismo\/12190-william-vickrey-gli-errori-fatali-del-fondamentalismo-finanziario.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/neoliberismo\/12190-william-vickrey-gli-errori-fatali-del-fondamentalismo-finanziario.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di WILLIAM VICKREY Visto che sui media mainstream impazza un sedicente dibattito su deficit e debito pubblico, utile pi\u00f9 che altro a confondere le idee e perpetuare convinzioni sbagliate, ripubblichiamo questo articolo del premio Nobel per l\u2019Economia William Vickrey, che illustra gli errori fatali del pensiero economico convenzionale in questo campo Nel mese di ottobre 1996, il premio Nobel per l\u2019Economia William Vickrey pubblic\u00f2 un articolo che illustrava \u201cI 15 errori fatali del fondamentalismo finanziario\u201d:&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":85,"featured_media":41572,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/William_Vickrey.gif","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-aOu","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41570"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/85"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=41570"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41570\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41573,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41570\/revisions\/41573"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/41572"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=41570"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=41570"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=41570"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}