{"id":41639,"date":"2018-05-07T09:00:05","date_gmt":"2018-05-07T07:00:05","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41639"},"modified":"2018-05-04T15:37:50","modified_gmt":"2018-05-04T13:37:50","slug":"il-petrolio-del-21esimo-secolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41639","title":{"rendered":"Il petrolio del 21esimo secolo"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SENSO COMUNE (Mario Lorenzo Janiri)<\/strong><\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-ideapark-big-thumb size-ideapark-big-thumb wp-post-image\" src=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/big-data-1140x760.jpg\" sizes=\"(max-width: 1140px) 100vw, 1140px\" srcset=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/big-data-1140x760.jpg 1140w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/big-data-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/big-data-768x512.jpg 768w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/big-data-1024x683.jpg 1024w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/big-data-390x260.jpg 390w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/big-data.jpg 1500w\" alt=\"\" width=\"1140\" height=\"760\" \/><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sono di fresca attualit\u00e0 i problemi che affliggono la protezione dei nostri dati personali, affidati inconsapevolmente a qualche social network di cui non possiamo fare a meno.<\/strong> Il caso pi\u00f9 eclatante \u00e8 quello di Cambridge Analitica. Fra il 2013 e il 2015, negli Stati Uniti, un enorme quantit\u00e0 di dati \u201cpoliticamente sensibili\u201d destinati a una ricerca accademica sono stati raccolti su Facebook (anche senza autorizzazione) e poi rivenduti a una societ\u00e0 di analisi di dati a scopo politico. Dati che sarebbero stati utilizzati per influenzare alcune campagne elettorali, fra cui quella legata a Trump e Brexit. Quanto viene contestato \u00e8 ovviamente illegale, ma il vero problema \u00e8 che Facebook, secondo alcune inchieste, era a conoscenza del fatto e non \u00e8 stata capace (o non ha voluto) di controllare il fenomeno. Non avrebbe, infatti, informato gli utenti in questione del \u201cfurto\u201d di dati, n\u00e9 avrebbe dovutamente vigilato sulla distruzione di questi. Similmente, da poco Google \u00e8 accusata di violare le leggi di protezione sui minori, collezionandone le preferenze a scopi pubblicitari. La lista \u00e8 lunga, ma, in generale, quando si parla di dati, il fenomeno si sta facendo sempre pi\u00f9 grande (la tecnologia si migliora e cos\u00ec i modi e le fonti che attingono alle nostre informazioni) e pi\u00f9 preoccupante (i dati iniziano ad avere rilevanza politica, oltre che commerciale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Insomma, \u201ci dati sono il petrolio del 21esimo secolo\u201d.<\/strong> Chi abbia coniato questa frase, che coglie a pieno l\u2019essenza del problema sociale che sta incessantemente avanzando, \u00e8 ancora dibattuto. Come il petrolio, hanno assunto ormai rilevanza politica, ma non solo: il mercato che ruota attorno a questo fenomeno presenta tutte le caratteristiche di un monopolio. Solo per citare un numero, Facebook e Google rappresentano al momento quasi il 60% del mercato pubblicitario digitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un \u201cmonopolio\u201d, in teoria economica, \u00e8 un fallimento di mercato, in quanto genera perdite secche di surplus del consumatore, senza considerare i problemi legati all\u2019equit\u00e0 che possono scaturire<\/strong>. Ed \u00e8 cosi che lo Stato dovrebbe intervenire, attraverso sussidi, regolando o intervenendo nella produzione. Ma come mai Facebook, e altri pochi operatori, si possono definire \u201cmonopoli\u201d o comunque \u201ctendenti al monopolio\u201d? Non c\u2019\u00e8 la presenza di un monopolio naturale (dovuto a economie di scala a loro volta dovute ad elevati costi fissi), ma principalmente sono le economie di rete a consentire tutto ci\u00f2. I consumatori, in questo caso, traggono utilit\u00e0 crescente in funzione del numero di altri fruitori. Se il senso del prodotto in questione \u00e8 comunicare con gli altri, condividendo le proprie esperienze, \u00e8 naturale che ci si aggreghi in un unico contenitore. Cos\u00ec, con target diversi, i social network che noi tutti conosciamo (Facebook, Twitter, Instagram), acquisendo una certa massa critica, di fatto creano una situazione quasi monopolistica. I concorrenti, infatti, per rimanere nel mercato dovrebbero acquisire una fetta di utenza molto cospicua, che n\u00e9 i nuovi clienti n\u00e9 i clienti gi\u00e0 schierati potrebbero colmare. I costi di riconversione sarebbero altissimi (saremmo disposti a lasciare Facebook per un concorrente, anche se pagati o forniti di servizi migliori?).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Normalmente un monopolio prefigura una bassa elasticit\u00e0 al prezzo di un prodotto.<\/strong> Prezzo che sembra non esserci in Facebook, in quanto gratuito. Tuttavia, i dati che noi (quasi inconsapevolmente) concediamo al social con le nostre azioni e i nostri interessi sono il \u201cvalore\u201d che creiamo per il sito in questione. E, se manca la competizione per i problemi gi\u00e0 citati, una sola azienda pu\u00f2 sfruttare il potenziale immenso delle nostre informazioni, senza dover rendere conto a nessuna dinamica concorrenziale.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Ed \u00e8 qui che arriva lo Stato<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I problemi sopra citati sono enormi e la politica sembra ancora poco cosciente del ruolo che dovrebbe avere il settore pubblico in tale questione.<\/strong> Basti guardarsi l\u2019interrogazione congressuale a Zuckerberg, circa i fatti di Cambridge Analitica. Innanzitutto dobbiamo interrogarci sul senso e sul ruolo dell\u2019intervento statale. Ci sono varie interpretazioni e possiamo fare vari collegamenti. Essendo i comportamenti monopolistici sotto controllo di varie autorit\u00e0 pubbliche, si dovrebbero innanzitutto intensificare gli sforzi volti alla regolamentazione di queste realt\u00e0. Per esempio il fatto che i ricavi stiano iniziando a esser tassati nei paesi dove vengono conseguiti \u00e8 un ottimo passo in avanti. Come anche le recenti indagini dell\u2019Antitrust italiana sull\u2019 \u201cinganno\u201d prima menzionato, grazie al quale Facebook cerca in tutti i modi di nascondere all\u2019utente il fatto che ceda dati (e che quindi un prezzo noi lo stiamo pagando).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma, oltre a questo, se abbracciamo la visione paternalistica di uno Stato che si prende cura dei propri cittadini, si potrebbe considerare la \u201cconnessione\u201d fra di noi bene pubblico?<\/strong>\u00a0Ne gioveremmo sicuramente di pi\u00f9 se lo Stato utilizzasse i nostri dati per ricerche volte al miglioramento del sistema sanitario, scolastico o, in generale, del complesso di public policy in gioco. Perch\u00e9 lasciare tale spazio a finalit\u00e0 di mercato, pi\u00f9 o meno scorrette, allora?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il grande problema connesso al fenomeno, come d\u2019altra parte altri tanti altri fenomeni legati alla globalizzazione, \u00e8 che trascende i confini nazionali.<\/strong> La localizzazione, i ricavi, i dati, le regole ad essi connessi esulano il controllo politico nazionale. Sarebbe richiesta una politica globale di controllo pubblico sul fenomeno, che non \u00e8 ancora possibile, vista l\u2019enorme disomogeneit\u00e0 socio-culturale che ci caratterizza. Politiche a livello nazionale sono possibili.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>Alcuni paesi limitano o proibiscono l\u2019utilizzo, come Cina e Iran. Lo stesso Partito Comunista Cinese sta iniziando a pensare di entrare come azionista in colossi dell\u2019high-tech asiatico, come Alibaba. Ma, senza estremizzare, da questo 25 Maggio la stessa Unione Europea (e non \u00e8 un caso che sia una mossa comunitaria) ha deciso di muoversi: maggiore comunicazione agli utenti sul trattamento dei proprio dati personali, con il conseguente diritto all\u2019oblio di questi ultimi.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Al di l\u00e0 dell\u2019azione statale, poi, alcune voci e movimenti fuori dal coro stanno acquisendo maggiore peso.<\/strong> Il co-founder di Whatsapp, Brian Acton, ha recentemente lanciato la provocazione di abbondonare in massa Facebook, seguita al movimento #deleteFacebook. Il Center for Humane Technology, in forma pi\u00f9 strutturata, raccoglie personaggi da mondi diversi, quali hi-tech e filosofia, per proporre un \u201crinascimento\u201d per una maggiore emancipazione dai social network. Nel farlo si rivolge alla politica, per la regolamentazione del fenomeno, ma anche all\u2019opinione pubblica e agli stessi colossi del web (che spingono, attraverso operazioni di lobbying, a rendere i loro prodotti pi\u00f9 sostenibili per la societ\u00e0).\u00a0Altre proposte includono i network di controllo globale, ossia delle sorte di cooperative o community che prefigurano un controllo maggiormente democratico e sociale dei giganti del web attraverso il progressivo acquisto di quote societarie (vedi il movimento buytwitter). Oppure il social network minimalista, Ello, privo di pubblicit\u00e0 rivolta a vendere dati. Tutti progetti che si scontrano con i problemi gi\u00e0 citati. E il cui successo tarda ad arrivare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Infine c\u2019\u00e8 la provocazione: perch\u00e9 non nazionalizzarli?<\/strong> Magari sar\u00e0 un discorso da affrontare con il tempo, quando le posizioni di mercato si consolideranno maggiormente o quando questi strumenti diventeranno ancora pi\u00f9 pregnanti. Potrebbe sembrare distopico pensare a uno Stato che vede tutto, in stile Grande Fratello, ma \u00e8 una buona via per riuscire a governare un fenomeno che ci coinvolge pi\u00f9 di quanto pensiamo. Saremo inoltre costretti a pensare a modalit\u00e0 di governance globale, che potrebbero giovare le diverse societ\u00e0 in modi diversi.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il fenomeno aumenter\u00e0. Pensiamo solo alle conseguenze in termini di raccolta dati che porter\u00e0 l\u2019\u201dinternet delle cose\u201d.<\/strong> Gli stessi big di internet sembrano molto interessati al fenomeno e non tarderanno a essere in prima fila.\u00a0La politica non pu\u00f2 lasciare che il forum della democrazia resti un luogo anarchico e cos\u00ec suscettibile a manipolazioni \u201ccommerciali\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Che se ne inizi a parlare allora.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<div class=\"bottom \" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"row\">\u00a0<strong>Fonte<\/strong>:<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (Mario Lorenzo Janiri) Sono di fresca attualit\u00e0 i problemi che affliggono la protezione dei nostri dati personali, affidati inconsapevolmente a qualche social network di cui non possiamo fare a meno. Il caso pi\u00f9 eclatante \u00e8 quello di Cambridge Analitica. 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