{"id":41652,"date":"2018-05-05T11:00:26","date_gmt":"2018-05-05T09:00:26","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41652"},"modified":"2018-05-05T10:57:03","modified_gmt":"2018-05-05T08:57:03","slug":"cosa-resta-di-oswald-spengler","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41652","title":{"rendered":"Cosa resta di Oswald Spengler"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Alessio Mulas)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"riassunto\"><strong>L&#8217;attualit\u00e0 di Oswald Spengler a cento anni dalla pubblicazione de &#8216;Il tramonto dell&#8217;Occidente&#8217;.<\/strong><\/div>\n<div class=\"aut\"><\/div>\n<div class=\"sep\"><\/div>\n<div class=\"postcontent\">\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 una parola-chiave che, ripetuta e inflazionata, ha attraversato la filosofia del Novecento. Parliamo di \u201ctecnica\u201d. <strong>Max Scheler<\/strong> nella sua <em>Sociologia del sapere<\/em> individua la confluenza di ragion scientifica e tecnica nell\u2019atteggiamento che la nuova umanit\u00e0 borghese intrattiene con il mondo. Nel sociologo tedesco Werner Sombart, tecnica significa parimenti un insieme di conoscenze che ci permettono di produrre merci con un approccio razionale, scientifico, nei termini di una visione meccanica che pone la natura a disposizione delle manipolazioni umane. Qui, come in molti altri autori, tecnica indica ancora genericamente industria, ma \u00e8 gi\u00e0 qualcosa in cui si palesa la volont\u00e0 di dominio illimitato della natura. Notoriamente, \u00e8 con <strong>Heidegger<\/strong> che il termine tecnica assume un significato rinnovato e originali prospettive d\u2019indagine. Nelle conferenze heideggeriane sul tema in questione, ricorre pi\u00f9 volte un esempio: una centrale idroelettrica sul Reno. La terra viene obbligata dalla tecnica a presentarsi come avente risorse, e conseguentemente assalita in vista dello sfruttamento, sicch\u00e9 l\u2019uomo riduce l\u2019essente a fondo manipolabile da cui trarre potenza. Il fiume viene ridotto a generatore di energia. Apriamo allora <strong><em>Il tramonto dell\u2019Occidente<\/em><\/strong> di Spengler e leggiamo:<\/p>\n<blockquote><p>Il tecnico autentico in una qualche fa\u00admosa cascata non vede uno spettacolo incomparabile della natura, bens\u00ec un puro <em>quantum <\/em>di energia non sfruttata.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono quasi le stesse parole, tanto che <strong>Massimo Cacciari<\/strong> ha suggerito che l\u2019immagine del Reno ridotto a produttore di energia per la centrale elettrica venga direttamente da Spengler. Teniamo questi due estremi, da una parte Spengler e dall\u2019altra Heidegger, due autori dissimili, con profili non facilmente conciliabili. Come arriviamo dall\u2019uno all\u2019altro, senza limitarci a uno sterile esercizio storiografico di ricerca di \u201cparentele filosofiche\u201d?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-97512\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/71xgta-SFRL-669x1024.jpg\" sizes=\"(max-width: 669px) 100vw, 669px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/71xgta-SFRL-669x1024.jpg 669w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/71xgta-SFRL-148x227.jpg 148w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/71xgta-SFRL-768x1175.jpg 768w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/71xgta-SFRL.jpg 889w\" alt=\"71xgta-SFRL\" width=\"669\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Iniziamo da Spengler. Il <em>Tramonto<\/em> \u00e8 un\u2019opera che cerca di comprendere se l\u2019Occidente \u00e8 <em>destinato<\/em> alla fine. Spengler ha due obiettivi polemici. Da una parte, non vede affatto la storia come il percorso dello spirito, al modo di <strong>Hegel<\/strong>; dall\u2019altra, rifiuta l\u2019idea marxista di una storia guidata da leggi meccaniche, cio\u00e8 letta in prospettiva materialista. Non c\u2019\u00e8 una classe, il proletariato, che da subalterna subentra a quella dominante come una lancetta che scorre sul quadrante dell\u2019orologio. Non ci sono nemmeno delle epoche, delle fasce temporali che noi applichiamo al divenire storico per avere dei criteri interpretativi (medioevo, storia antica, storia moderna e cos\u00ec via). Per Spengler ci sono le civilt\u00e0, cio\u00e8 dei grandi organismi viventi (le culture indiana, cinese, greco-romana, babilonese, eccetera). In quanto organismi, le civilt\u00e0 nascono, fanno il proprio corso e infine muoiono. La cultura di cui egli prevede il tramonto \u00e8 quella occidentale, da lui detta<strong> <em>faustiana<\/em><\/strong>. Ora, la civilt\u00e0 faustiana occidentale \u00e8 destinata \u2013 attenzione a questo termine, destino \u2013 a prendersi il mondo, a divenire la civilizzazione mondiale. Ma come, domandiamo, non si preconizza invece il suo tramonto? <strong>Non abbiamo forse a che fare con la <em>fine<\/em> dell\u2019Occidente?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Apriamo il <em>Tramonto dell\u2019Occidente<\/em> e leggiamo:<\/p>\n<blockquote><p>Imperialismo \u00e8 pura civilt\u00e0. Ora, proprio tale forma \u00e8 l\u2019ineluttabile destino dell\u2019Occidente.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il destino dell\u2019Occidente \u00e8 l\u2019imperialismo<\/strong>. Il suo futuro \u00e8 la conquista imperiale di ogni spazio presente sul globo. Ma allo stesso tempo sta per giungere al tramonto. Siamo di fronte a una ricostruzione forse complicata, certamente contorta. Ancora:<\/p>\n<blockquote><p>La storia universale \u00e8 il tribunale universale: ha sempre dato ragione e diritto di esistere a chi \u00e8 pi\u00f9 forte e pieno di vita.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cultura vittoriosa \u00e8 quella pi\u00f9 forte e piena di vita, non quella che esprime i migliori poeti, i pi\u00f9 grandi pensatori, gli artisti impareggiabili. Poesia, metafisica e arte sono ci\u00f2 in cui, nella sua giovinezza, ovvero nel suo glorioso passato, la civilt\u00e0 occidentale si \u00e8 prodotta. Il tramonto di poesia, metafisica e arte corrisponde alla vecchiaia. Questa cultura, ormai decrepita e priva di forza creativa, trapassa e si trasforma in qualcos\u2019altro, e questo altro non viene dall\u2019esterno, ma \u00e8 covato all\u2019interno della cultura occidentale stessa. Da civilt\u00e0 si passa a civilizzazione. Spengler vede gi\u00e0 che per l\u2019uomo del suo tempo un complesso industriale ha un\u2019importanza maggiore di ogni museo e di tutte le metafisiche d\u2019accademia. \u201cEsaurite, scadute, superflue\u201d, cos\u00ec sono descritte la filosofia e l\u2019arte, meri giocattoli per il divertimento del <em>graeculus histrio<\/em>. N\u00e8 la bellezza n\u00e9 i valori morali contano di fronte al tribunale della storia universale. Lo ripetiamo, ci\u00f2 che conta \u00e8 unicamente <strong><em>pienezza di vita<\/em><\/strong>.<\/p>\n<div id=\"attachment_97513\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-97513\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Fate-of-the-Animals-by-Franz-Marc-OSA156-1024x853.jpg\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Fate-of-the-Animals-by-Franz-Marc-OSA156-1024x853.jpg 1024w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Fate-of-the-Animals-by-Franz-Marc-OSA156-272x227.jpg 272w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Fate-of-the-Animals-by-Franz-Marc-OSA156-768x640.jpg 768w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Fate-of-the-Animals-by-Franz-Marc-OSA156.jpg 1200w\" alt=\"Il destino degli animali - Franz Marc (1913)\" width=\"1024\" height=\"853\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Il destino degli animali \u2013 Franz Marc (1913)<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se \u00e8 vero che <em>l\u2019uomo pratico [ossia il tecnico] e il poeta non si comprenderanno mai<\/em>, da quale parte stare? Nell\u2019<em>occaso<\/em> non si d\u00e0 libert\u00e0 di scelta, non possiamo perseguire questo o quel destino, bens\u00ec l\u2019unico che ci \u00e8 assegnato: o <em>nulla, oppure quel che \u00e8 necessario<\/em>. Di fronte a queste a affermazioni comprendiamo la logica di<strong> Spengler<\/strong>, che \u00e8 la stessa della retorica dominante del nostro tempo, la medesima che ci ricorda a ogni pi\u00e8 sospinto che si devono tenere i conti in austero ordine, o si muore, che non c\u2019\u00e8 alternativa ai mercati globalizzati se non la nostra scomparsa; che la precarizzazione del il lavoro e la riduzione dei diritti sociali sono l\u2019unica via per non essere schiacciati dai competitori. Come scrisse Spengler medesimo ne <em>L\u2019uomo e la tecnica<\/em>,<\/p>\n<blockquote><p>al posto del \u2018deve essere cos\u00ec\u2019 o del \u2018dovrebbe essere cos\u00ec\u2019 s\u2019inserisce l\u2019implacabile \u2018\u00e8 cos\u00ec\u2019 e \u2018sar\u00e0 cos\u00ec\u2019.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei padri della Rivoluzione Conservatrice, <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/letteratura-2\/moeller-spengler-occidente\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Arthur Moeller van den Bruck<\/strong><\/a>, in uno scritto del 1920 colse un punto fondamentale, cio\u00e8 che Spengler esortava i tedeschi a dire s\u00ec al proprio \u201cineluttabile destino\u201d imperiale, esortandoli a lasciarsi alle spalle la propria cultura \u2013 poesia, arte, metafisica \u2013 per abbracciare la civilizzazione. In termini pi\u00f9 pratici, a diventare \u201ctecnici, mercanti, navigatori, grandi imprenditori\u201d, insomma \u201cdominatori delle moderne forme di civilizzazione\u201d (<em>Spengler contro Spengler<\/em>). O nulla, oppure ci\u00f2 che \u00e8 necessario, vale a dire la <em>tecnica<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spengler si ferma qui. Chi porta avanti questo discorso fino all\u2019estremo \u00e8 un autore pi\u00f9 giovane di Spengler, <strong>Ernst J\u00fcnger<\/strong>. All\u2019inizio degli anni Trenta, J\u00fcnger pubblica tre testi che si richiamano alla visione spengleriana del destino: <em>La mobilitazione totale<\/em>, <em>L\u2019operaio<\/em>, <em>Sul dolore<\/em>. Concentriamoci sul pi\u00f9 corposo dei tre, <em>L\u2019operaio. Dominio e forma<\/em>. In questo libro, Ernst J\u00fcnger prefigura l\u2019avvento di un nuovo tipo umano, di una nuova umanit\u00e0, che egli chiama <em>Arbeiter<\/em>, lavoratore.<strong> Il lavoratore supera l\u2019et\u00e0 del borghese<\/strong>, cio\u00e8 l\u2019et\u00e0 delle lettere, del discorso, della mediazione e della sua forma politica, la democrazia parlamentare. Il borghese non \u00e8 pi\u00f9 in grado di far fronte a ci\u00f2 che verr\u00e0, per due motivi: egli non pu\u00f2 dominare le forze scatenate dalla guerra mondiale, forze a cui J\u00fcnger d\u00e0 il nome di \u201celementare\u201d, e che sono costituite dalla triade avventura-pericolo-dolore (da cui appunto il terzo stato si sottrae). Per quanto pretenda di ricondurre tutto nelle maglie della razionalit\u00e0, il borghese non pu\u00f2 eliminare la possibilit\u00e0 del conflitto, come aveva in precedenza segnalato <strong>Carl Schmitt<\/strong>. E nel momento in cui il conflitto sorge e diventa globale e totalizzante, il borghese lascia il posto all\u2019operaio.<\/p>\n<div id=\"attachment_97514\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-97514\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Honorarfrei-NUR-fuer-WamS-Vorabdruck-d-1024x1001.jpg\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Honorarfrei-NUR-fuer-WamS-Vorabdruck-d.jpg 1024w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Honorarfrei-NUR-fuer-WamS-Vorabdruck-d-232x227.jpg 232w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Honorarfrei-NUR-fuer-WamS-Vorabdruck-d-768x751.jpg 768w\" alt=\"Ernst J\u00fcnger\" width=\"1024\" height=\"1001\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Ernst J\u00fcnger<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa significa conflitto totalizzante? Innanzitutto, la guerra non riguarda ormai soltanto due o pi\u00f9 eserciti regolari, ma comprende tutta la popolazione, alla quale sono richiesti immensi sforzi lavorativi. J\u00fcnger dice che persino il bambino nella culla o la domestica a casa sono compresi nello sforzo. Ogni aspetto della vita viene orientato al fine di <strong>una guerra non pi\u00f9 parziale, bens\u00ec totale<\/strong>, divenuta \u201cun gigantesco processo lavorativo\u201d in cui sopravvive chi \u00e8 in grado di essere <em>l\u2019esercito del lavoro in assoluto<\/em>. Perch\u00e9 il lavoro sia totalizzante, va eliminato lo scomodo ostacolo delle pretese dell\u2019individualismo e della mediazione borghese, al fine di permettere all\u2019uomo di disporre di se stesso, di mettere la propria individualit\u00e0 al servizio del lavoro, al servizio della totalit\u00e0. Ecco, l\u2019operaio delineato da J\u00fcnger \u00e8 il <em>Typus<\/em> capace di incarnare la <em>Gestalt<\/em> del lavoratore. Non \u00e8 operaio nel senso del marxismo, cio\u00e8 operaio per concrete condizioni economiche o discutibili rapporti di forza. \u00c8 operaio in senso metafisico. Incarna la forma del lavoro e a quella orienta la sua concretezza di uomo, le sue possibilit\u00e0, i suoi sforzi, il suo lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Delio Cantimori<\/strong>, che in Italia \u00e8 stato uno dei primi a commentare <em>L\u2019operaio<\/em>, sintetizza nel modo seguente il passaggio dal borghese al lavoratore:<\/p>\n<blockquote><p>Non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019unicit\u00e0 della propria esperienza che conta, ma l\u2019univocit\u00e0, la precisione del <em>tipo<\/em>; il rango di una persona \u00e8 determinato dalla misura nella quale essa incorpora l\u2019idea del Lavoratore.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il lavoratore \u00e8 il \u2018tipo umano\u2019 che pu\u00f2 accedere alla sovraindividualit\u00e0 per mobilitare il mondo<\/strong>. La frase maggiormente ripetuta da J\u00fcnger, \u201cla tecnica \u00e8 il modo in cui l\u2019operaio mobilita il mondo\u201d, racconta di un evento che ha una portata simile alla comparsa della polvere da sparo: una volta che questa nuova tecnologia entra nell\u2019arte bellica, nessuno pu\u00f2 permettersi di rifiutarla, e gli eserciti di ogni Stato devono dotarsi di fucili e cannoni a polvere, pena la scomparsa, la sicura sconfitta. Come la polvere da sparo impone un <em>aut-aut <\/em>(o ne fai uso, divenendone in qualche modo schiavo, o perdi), cos\u00ec la tecnica stessa dimostra una potenza tale da imporre all\u2019uomo di esserne subordinato. Tale potenza tuttavia non appartiene a questa o a quell\u2019altra nazione, a questo o a quell\u2019altro impero, a questo o a quell\u2019altro esercito, bens\u00ec \u00e8 la tecnica in s\u00e9 che sistematicamente conquista sul globo ogni terreno vergine. Non esiste una resistenza al suo avanzamento, o meglio la qualsiasi resistenza alla tecnica, fosse anche portata avanti da interi popoli, \u00e8 votata al fallimento.<\/p>\n<div id=\"attachment_97515\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-97515\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/05_aleksandr_deineka-1024x928.jpg\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/05_aleksandr_deineka-1024x928.jpg 1024w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/05_aleksandr_deineka-250x227.jpg 250w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/05_aleksandr_deineka-768x696.jpg 768w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/05_aleksandr_deineka.jpg 1200w\" alt=\"Donbass - Aleksandr Deyneka (1932)\" width=\"1024\" height=\"928\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Donbass \u2013 Aleksandr Deyneka (1932)<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altre parole, J\u00fcnger intuisce un cambiamento epocale. La tecnica non \u00e8 un mezzo di cui l\u2019uomo pu\u00f2 decidere di far a meno. \u00c8 il destino stesso dell\u2019uomo, e per compiere tale destino l\u2019uomo deve essere operaio. La tecnica \u00e8 il modo dell\u2019attuarsi della mobilitazione totale per mezzo della quale l\u2019uomo concepisce tutto come lavoro. Mobilitazione totale, espressione che \u00e8 anche il titolo di uno dei saggi fondamentali di<strong> J\u00fcnger<\/strong>, significa mettere in moto tutto, far diventare il mondo intero <em>lavoro<\/em>. Ogni atomo deve essere destinato al lavoro. Spengler diceva della cascata: ebbene, la cascata in un mondo del genere non pu\u00f2 essere oggetto di contemplazione. Deve venire sfruttata, produrre energia. Pi\u00f9 qualcosa sprigiona potenza, disponendosi a vantaggio della mobilitazione, pi\u00f9 risponde alle logiche del lavoratore. Non vengono dunque coperti soltanto aspetti relativi all\u2019economia, ma tali da riferirsi a ogni campo dell\u2019agire umano. Ci sono nell\u2019<em>Operaio<\/em> pagine sociologiche degne di un\u00a0<strong>Simmel<\/strong>. Per esempio, cambia lo stile nel suo complesso. Pi\u00f9 l\u2019uomo risponde al profilo del lavoratore, pi\u00f9 si <em>uniforma<\/em>. Vengono dismessi gli abiti borghesi, appariscenti, con le particolarit\u00e0 individuali, e prendono il sopravvento le uniformi da battaglia e da lavoro. Lo sport perde la dimensione greca di competizione per la gloria, perde la dimensione agonistica, ne guadagna una tecnica, cio\u00e8 diventa il perseguimento di record da superare sempre pi\u00f9, sottoponendo il corpo a pressioni per superare il limite, come se fosse una macchina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un automatismo che sfocia nella mortificazione. Nell\u2019et\u00e0 del lavoro il corpo \u00e8 un oggetto che il soggetto usa, uno strumento di cui l\u2019io dispone. I precursori del lavoratore, le sue figure archetipiche, sono infatti per J\u00fcnger il guerriero e il monaco, coloro che disponendosi a rigida disciplina si staccano dai dolori e dalle passioni del corpo per un fine superiore. Il guerriero usa il proprio corpo per esercitarsi, per fare la guerra; il monaco mette la carne al servizio di qualcosa di pi\u00f9 alto. Chi ha letto le passioni dei martiri o le pagine di Cassiano sulle istituzioni monacali e cenobitiche sa che ricorre spesso questa espressione, <em>mettere la carne al servizio del supremo<\/em>. <strong>Il cambiamento epocale riguarda anche la politica<\/strong>. La prima guerra mondiale sotto tale riguardo \u00e8 stato un conflitto anomalo. Che guerra \u00e8 quella in cui i formali vincitori vedono gradualmente scomparire le proprie istituzioni, le proprie compagini statali? Pensate alla Russia e all\u2019Italia, vincitrici che vedono distrutto il precedente ordinamento. J\u00fcnger interpreta tale anomalia in questo senso: a vincere non \u00e8 una bandiera. A vincere \u00e8 la tecnica stessa, il modo in cui la potenza emerge in guerra. In quanto vincitrice, la tecnica porta mutazioni politiche a tutte le forze in campo, sia quelle formalmente vincitrici che quelle vinte. Scompaiono monarchie e imperi, crollano usi e abitudini dell\u2019Europa pre-bellica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-97516\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/ggh.png\" sizes=\"(max-width: 602px) 100vw, 602px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/ggh.png 602w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/ggh-201x227.png 201w\" alt=\"ggh\" width=\"602\" height=\"679\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ragionamento di J\u00fcnger pu\u00f2 comprensibilmente apparire assurdo, nel senso che potremmo dire: la tecnologia \u00e8 in atto soltanto perch\u00e9 qualcuno la usa. Come fanno una fabbrica, un mortaio, una bomba atomica a non essere mezzi, strumenti in mano di qualcuno? Se una bomba uccide delle persone, la responsabilit\u00e0 morale oggettiva dell\u2019uccisione ricade su chi ha lanciato la bomba. Siamo tutti d\u2019accordo su questo. <strong>J\u00fcnger di fronte a questa obiezione tentenna<\/strong>, ma cerchiamo di seguirne il ragionamento. Lui ricorre a un esempio spiazzante. Dice: all\u2019uomo dell\u2019et\u00e0 del lavoro sembra assurdo che si muoia in un duello per una questione d\u2019onore. Vero. Per\u00f2, continua, perch\u00e9 le vittime del traffico stradale non danno luogo ad analoghe controversie? L\u2019atteggiamento che considera <em>ovvie<\/em> le vittime della tecnica moderna \u00e8 lo stesso che considera aberranti le morti per i duelli d\u2019onore, o le sofferenze che i monaci si sono inflitti per secoli all\u2019ombra dei conventi. I morti della tecnica (i morti sul lavoro, i morti in fabbrica, i morti per incidenti stradali, e cos\u00ec via) sono noti con precisione statistica, vengono da noi considerati nell\u2019ordine delle cose. Sappiamo che ogni anno morir\u00e0 un numero pi\u00f9 o meno definito di persone per incidente. Sono morti quasi \u201cnaturali\u201d. <strong>Gunther Anders<\/strong> ebbe un carteggio con il pilota statunitense che sganci\u00f2 la bomba su Hiroshima. Nelle lettere il militare, poi finito in cura psichiatrica, cerca di comprendere il suo gesto. Dice che era consapevole dell\u2019atto che stava per compiere, cio\u00e8 sterminare in un colpo migliaia di persone, per\u00f2 allo stesso tempo era incosciente. Non sentiva la responsabilit\u00e0 del massacro, si sentiva anzi guidato da una volont\u00e0 superiore, non individuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>J\u00fcnger \u00e8 pienamente nichilista<\/strong>. Non crede che la morale possa giudicare l\u2019uso della tecnica, non per una generica e improvvisata amoralit\u00e0, quanto per la\u00a0 sua stessa concezione della tecnica, derivata dall\u2019insegnamento \u201co ci\u00f2 che \u00e8 necessario, o nulla\u201d, ricevuto da Spengler. Scrive J\u00fcnger:<\/p>\n<blockquote><p>La misura in cui l\u2019uomo si pone in relazione con essa secondo criteri decisivi, la misura in cui egli non viene distrutto ma potenziato da essa, dipende dal grado in cui egli rappresenta la forma dell\u2019operaio. In questo senso, tecnica \u00e8 padronanza del linguaggio valido nell\u2019ambito del lavoro.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concentriamoci su quest\u2019ultima frase: la tecnica \u00e8 padronanza del linguaggio valido nell\u2019ambito del lavoro. Non facciamoci ingannare dal termine padronanza. Ci\u00f2 che importa, qui, non \u00e8 la macchina in s\u00e9, l\u2019apparato tecnologico in quanto tale, n\u00e9 l\u2019uso che l\u2019uomo ne fa; questi sono meri organi che esprimono il linguaggio del lavoro. La tecnica non \u00e8 prodotto o creatura, bens\u00ec <em>modo<\/em> dell\u2019attivit\u00e0 del tipo umano che incarna la <em>forma<\/em> del lavoratore e che aggredisce \u201crapporti e vincoli estranei all\u2019ambito del lavoro\u201d. Se la tecnica fosse immediato prodotto dell\u2019uomo, egli potrebbe valutarla secondo i criteri economici, estetici, etici. Ma cos\u00ec non \u00e8. La mobilitazione della <em><strong>Gestalt<\/strong> <\/em>la sottrae a ogni valutazione perch\u00e9 il rapporto tra l\u2019uomo e la tecnica non \u00e8 libero, anzi: non \u00e8 diretto, non \u00e8 immediato, bens\u00ec \u00e8 mediato dalla forma del lavoratore, cio\u00e8 dalla disposizione metafisica del suo esserci. Non \u00e8 l\u2019uomo a porre in essere la tecnica, \u00e8 piuttosto la forma a esigere quel particolare linguaggio, la tecnica. Queste sono sommariamente le tesi che J\u00fcnger sviluppa negli anni Trenta e che rivaluta successivamente. Il secondo J\u00fcnger \u00e8 come un\u2019immagine in negativo del primo: da una parte la filosofia della necessit\u00e0, del s\u00ec a tutto, dall\u2019altra la produzione post-1939, che \u00e8 una filosofia della libert\u00e0, del no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-97517\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/dsgrgh-857x1024.jpg\" sizes=\"(max-width: 857px) 100vw, 857px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/dsgrgh-857x1024.jpg 857w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/dsgrgh-190x227.jpg 190w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/dsgrgh-768x918.jpg 768w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/dsgrgh.jpg 1200w\" alt=\"dsgrgh\" width=\"857\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando <em>L\u2019operaio<\/em> viene pubblicato nel 1932, ottiene molto successo ma quasi nessuno capisce la portata rivoluzionaria dell\u2019opera. Lo stesso Spengler scrive una lettera a J\u00fcnger dicendogli che il libro \u00e8 da marxisti, da concubini del bolscevismo, e vede nel culto dell\u2019operaio una grave devianza. C\u2019\u00e8 un filosofo che, nel silenzio, legge gli scritti j\u00fcngeriani e li comprende appieno. \u00c8 <strong>Martin Heidegger<\/strong>, la cui produzione filosofica sulla tecnica \u00e8 ben nota da decenni. Heidegger studia <em>L\u2019operaio<\/em>, <em>La mobilitazione totale<\/em>, lo scritto <em>Sul dolore<\/em>, e da grafomane qual \u00e8 stato stende una mole massiccia di riflessioni e appunti su J\u00fcnger. Alla fine degli anni Trenta tiene addirittura dei seminari privati, in un circoletto ristretto di colleghi, sul <em>Lavoratore<\/em>. \u00c8 un fatto tanto pi\u00f9 rilevante quanto pi\u00f9 sappiamo che non sono numerosi gli autori contemporanei che catturano l\u2019attenzione e la fatica di Heidegger. Nel <em>memorandum<\/em> in cui lui ripercorre quegli anni, dice dei libri di J\u00fcnger:<\/p>\n<blockquote><p>Molti altri hanno letto in quegli anni quei libri; ma al pari di altre cose di grande interesse, si \u00e8 preferito metterli da parte; non li si \u00e8 compresi nella loro autentica portata.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Domandiamo ora perch\u00e9 Heidegger dia un giudizio cos\u00ec lusinghiero di J\u00fcnger e come interpreti le sue tesi. Forzando a unit\u00e0 le sue riflessioni estemporanee, private, di difficile lettura (disponibili nel volume 90 della <em>Gesamtausgabe<\/em>), ricaviamo due considerazioni. In primo luogo, <strong>J\u00fcnger \u00e8 il vero successore di Nietzsche<\/strong> e nessuno se n\u2019\u00e8 accorto. Ritiene che \u201ci fini dell\u2019ente sinora dati sono caduti\u201d non per il semplice passaggio da alcuni valori ad altri, ma per lo sradicamento dei valori da ci\u00f2 che fino ad allora aveva fornito loro legittimit\u00e0, ossia il soprasensibile. L\u2019ente non riceve valori dall\u2019alto, ma i valori provengono dall\u2019ente stesso come volont\u00e0 di potenza. Il diritto medesimo si origina dalla potenza. Da dove viene la legittimit\u00e0 delle istituzioni umane? Non dalla vecchia morale universalista, non da Dio e dal Diritto Naturale, non dalla volont\u00e0 popolare in s\u00e9, ma unicamente dalla potenza. Volont\u00e0 di potenza, secondo Heidegger, significa ammaestramento del globo, dominio \u2013 <em>Herrschaft<\/em>, uno dei sottotitoli dell\u2019<em>Operaio<\/em> j\u00fcngeriano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, <strong>con J\u00fcnger la tecnica non viene vista pi\u00f9 soltanto come uno strumento<\/strong>. Egli scopre il carattere meta-strumentale della tecnica. Significa prima di tutto che non basta indicare la tecnologia, gli apparati e i dispositivi tecnologici, per spiegare la tecnica. Per comprendere cosa significa dobbiamo rivolgerci ad Aristotele, che nel libro settimo della <em>Politica<\/em> dedica alcune righe a formare uno schema con due gruppi di termini polari: da una parte mette le cose necessarie (<em>anankaia<\/em>, es. la guerra, <em>p\u00f3lemos<\/em>, il lavoro e l\u2019occupazione, <em>aschol\u00eca<\/em>), dall\u2019altra le cose belle (<em>kal\u00e0<\/em>, es. la pace, <em>eirene<\/em>, il tempo libero ben impiegato per la virt\u00f9, <em>schol<\/em><em>\u00e9<\/em>). Il filosofo greco dice che le cose necessarie sono le condizioni per realizzare le cose belle (se non si \u00e8 in grado di condurre la guerra, non si avr\u00e0 la pace). Se noi pensiamo alla tecnologia in tali termini, essa andrebbe nel gruppo delle cose necessarie per arrivare ai nostri scopi, alle cose belle, al progresso, alla civilizzazione. Cos\u00ec \u00e8 sempre stato. <strong>Heidegger invece ci mette in guardia<\/strong>, dicendo che con J\u00fcnger la tecnica non viene concepita per giungere a uno scopo, ma viene pensata come fine in s\u00e9, in quanto potenza. La tecnica non \u00e8 mediazione funzionale al mondo dell\u2019uomo. Commentando <em>L\u2019operaio<\/em>, Heidegger scrive che la potenza \u00e8 \u201cl\u2019essere medesimo [\u2026] in cui ogni ente oscilla\u201d. Quello che prima si pensava come padrone della tecnica, e che l\u2019ideologia maschera come possessore di un mezzo orientato a determinati fini \u2013 siano essi la societ\u00e0 senza classi o il dominio del proletariato nel caso sovietico, la garanzia di libert\u00e0 dell\u2019individuo di produrre e scambiare merci nel caso del capitalismo, la realizzazione di una societ\u00e0 monolitica soggetta allo Stato o al partito, nel caso dei fascismi \u2013 non \u00e8 che il sottoposto della tecnica. \u00c8 schiavo della metafisica della volont\u00e0 di potenza che esige la tecnica.<\/p>\n<div id=\"attachment_97518\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-97518\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/martin-heidegger-1024x768.jpg\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/martin-heidegger.jpg 1024w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/martin-heidegger-300x225.jpg 300w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/martin-heidegger-768x576.jpg 768w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/martin-heidegger-800x600.jpg 800w\" alt=\"Martin Heidegger\" width=\"1024\" height=\"768\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Martin Heidegger<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei <strong><em>Quaderni neri<\/em> <\/strong>Heidegger riflette sugli effetti della tecnica sul proprio tempo, che \u00e8 il tempo in cui la politica non viene pensata affatto con una visione del buon vivere in comunit\u00e0, ma come metodo di organizzazione delle risorse del lavoro col fine di istituire un sistema di organizzazione del popolo in grado di garantire le prestazioni pi\u00f9 elevate possibili. La politica si snatura, da ricerca del buon vivere comune diviene organizzazione delle risorse lavorative (uomo-lavoratore) e materiali (natura). \u00c8 una riduzione dell\u2019uomo a <strong>materia impiegabile fornitrice di energia<\/strong>. Poich\u00e9 bisogna seguire gli interessi tecnici, alla filosofia sono altres\u00ec sottratti gli spazi per pensare quale ordine e forma la comunit\u00e0 politica debba assumere, o quali buone decisioni debba prendere. La tecnica si impone come l\u2019unico ordine e indica quali sono le uniche decisioni politiche legittime (quelle che vanno verso pi\u00f9-tecnica). La filosofia di J\u00fcnger ha inaugurato tutto ci\u00f2, concependo la tecnica come <em>destino<\/em>, secondo le categorie attinte al <em>Tramonto dell\u2019Occidente<\/em> di Spengler. Heidegger scrive:<\/p>\n<blockquote><p>Ci\u00f2 che Ernst J\u00fcnger pensa nei concetti della signoria e della forma del milite del lavoro, ci\u00f2 che intravede alla luce di tali idee, \u00e8 nient\u2019altro che il dominio universale della volont\u00e0 di potenza nella storia, vista quest\u2019ultima in una prospettiva planetaria. E a tale realt\u00e0 va oggi ricondotto tutto \u2013 lo si chiami comunismo o fascismo o democrazia.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scontro delle ideologie sul ruolo del capitale, delle divisioni di classe, della discriminazione razziale e della prevalenza dello Stato sulla societ\u00e0 o di un solo partito sullo Stato, insomma su tutto ci\u00f2 in cui esse non convergono, \u00e8 nulla di fronte alla pressante invasivit\u00e0 della tecnica, alla quale in egual misura si sono sottoposti comunismo, fascismo, liberalismo democratico.<\/p>\n<div id=\"attachment_97519\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-97519\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/jhr-17-2-stimely1-l-768x1169-673x1024.jpg\" sizes=\"(max-width: 673px) 100vw, 673px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/jhr-17-2-stimely1-l-768x1169-673x1024.jpg 673w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/jhr-17-2-stimely1-l-768x1169-149x227.jpg 149w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/jhr-17-2-stimely1-l-768x1169.jpg 768w\" alt=\"Oswald Spengler\" width=\"673\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Oswald Spengler<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, spendiamo alcune parole sul tema che il sottotitolo del convegno ci impone, vale a dire l\u2019attualit\u00e0 di Spengler a 100 anni dalla pubblicazione de <em>Il tramonto dell\u2019Occidente<\/em>. Nel 2015, su le Figaro i filosofi <strong>Fran\u00e7ois-Xavier Bellamy<\/strong> e <strong>Michel Onfray<\/strong> (il quale pubblic\u00f2 pi\u00f9 tardi per Flammarion il suo <em>D\u00e9cadence<\/em>) discussero di fine della civilt\u00e0 occidentale. Sulle stesse colonne, in seguito, Luc Ferry accus\u00f2 Onfray di \u201cspenglerismo\u201d, come se utilizzare le categorie di Spengler fosse un\u2019infrazione, una malattia, un tarlo del pensiero. Nel mio intervento ho cercato di rintracciare l\u2019eredit\u00e0 del <em>Tramonto<\/em> in J\u00fcnger e, per via di questo, in Heidegger. Dire che un autore \u00e8 attuale pu\u00f2 sembrare banale e superfluo. <strong>Cosa resta di Oswald Spengler?<\/strong> Nel <em>Tramonto dell\u2019Occidente<\/em>, il termine \u201ctecnica\u201d compare prevalentemente nel senso di \u201ctecnica di\u201d, ossia come \u201ctecnica della costruzione\u201d, \u201ctecnica della conoscenza\u201d, \u201ctecnica della matematica\u201d, \u201ctecnica monetaria\u201d, \u201ctecnica narrativa\u201d, \u201ctecnica pittorica\u201d. Prima eccezione \u00e8 un passo in cui Spengler afferma una differenza insanabile tra la <em>logica tragica<\/em> e la <em>logica tecnica<\/em>. Questa, in estrema sintesi, \u00e8 una delle lezioni pi\u00f9 importanti di Spengler: esiste una tensione irriducibile tra la logica della tecnica (che domina l\u2019et\u00e0 attuale) e la logica tragica della cultura occidentale. <em>Ogni alta civilt\u00e0 \u00e8 una tragedia; la storia dell\u2019uomo in complesso \u00e8 tragica<\/em>\u00a0(<em>L\u2019uomo e la tecnica<\/em>). Tragica nel senso greco, cio\u00e8 il senso che riferisce della particolarit\u00e0 dell\u2019uomo all\u2019interno del cosmo, e nel senso cristiano dell\u2019uomo come <em>ens creatum<\/em>. Quando dico tragico e greco penso non soltanto alla letteratura della Grecia antica ma soprattutto all\u2019idea che Anassimandro per primo ha messo a tema: gli esseri hanno origine dall\u2019infinito, e in quell\u2019infinito si distruggono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gli esseri devono inevitabilmente pagare un debito per il fatto di esistere<\/strong>, hanno la colpa (<em>amart\u00eca<\/em>) di essere nati. Per i Greci la morte \u00e8 l\u2019evento che ricompone l\u2019equilibrio del cosmo e garantisce la misura, \u201cla perfetta rotondit\u00e0 dell\u2019essere\u201d, per dirla con Sergio Givone. Con tragico cristiano intendiamo qualcosa di diverso: s\u00ec l\u2019uomo pecca, s\u00ec l\u2019uomo ha colpa, ma ha anche la possibilit\u00e0 della redenzione nel mondo, e la possibilit\u00e0 del perdono. Il tragico greco si basa su una misura, su un equilibro, quello cristiano si basa su una dismisura. Ecco, Spengler mostra questa idiosincrasia tra la visione tragica, cio\u00e8 l\u2019idea che la vita che ha un limite invalicabile nella morte, e la visione tecnica, cio\u00e8 la onni-potenza dell\u2019uomo, quella volont\u00e0 di dominare su tutto che in J\u00fcnger \u00e8 il carattere del tipo-umano lavoratore. L\u2019Occidente orientandosi alla tecnica decade, tramonta,<strong> rinnega se stesso<\/strong>, eppure trionfa proprio perch\u00e9 la tecnica apre la possibilit\u00e0 del dominio globale. Perde come cultura, vince come civilt\u00e0 della tecnica. Nell\u2019introduzione al <em>Tramonto<\/em>, Spengler scrive:<\/p>\n<blockquote><p>Se per effetto di questo libro uomini della nuova generazione si dedicheranno alla tecnica invece che alla lirica, alla marina invece che alla pittura, alla politica invece che alla critica della conoscenza, essi faranno proprio ci\u00f2 che io desidero, n\u00e9 si potrebbe desiderare per essi nulla di meglio.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tema di attualit\u00e0, possiamo ben dire che il suo invito \u00e8 stato accolto.<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-97511\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/speng-726x1024.jpg\" sizes=\"(max-width: 726px) 100vw, 726px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/speng-726x1024.jpg 726w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/speng-161x227.jpg 161w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/speng-768x1083.jpg 768w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/speng-280x395.jpg 280w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/speng.jpg 1135w\" alt=\"speng\" width=\"726\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il presente scritto \u00e8 una rielaborazione dell\u2019intervento al convegno intitolato \u201cIl secolo del tramonto. Attualit\u00e0 di Oswald Spengler a cent\u2019anni dalla pubblicazione de <\/em>Il tramonto dell\u2019Occidente<em>\u201d, tenuto in data 12 aprile 2018 a Milano, presso L\u2019Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore.<\/em><\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/filosofia\/oswald-spengler-martin-heidegger\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/filosofia\/oswald-spengler-martin-heidegger\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Alessio Mulas) &nbsp; L&#8217;attualit\u00e0 di Oswald Spengler a cento anni dalla pubblicazione de &#8216;Il tramonto dell&#8217;Occidente&#8217;. C\u2019\u00e8 una parola-chiave che, ripetuta e inflazionata, ha attraversato la filosofia del Novecento. Parliamo di \u201ctecnica\u201d. Max Scheler nella sua Sociologia del sapere individua la confluenza di ragion scientifica e tecnica nell\u2019atteggiamento che la nuova umanit\u00e0 borghese intrattiene con il mondo. Nel sociologo tedesco Werner Sombart, tecnica significa parimenti un insieme di conoscenze che ci permettono&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":37788,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/intellettuale-dissidente-e1474974730908-320x320-1.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-aPO","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41652"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=41652"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41652\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41653,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41652\/revisions\/41653"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/37788"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=41652"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=41652"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=41652"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}