{"id":41754,"date":"2018-05-08T16:05:41","date_gmt":"2018-05-08T14:05:41","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41754"},"modified":"2018-05-08T16:05:41","modified_gmt":"2018-05-08T14:05:41","slug":"dove-la-nostra-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41754","title":{"rendered":"Dov&#8217;\u00e8 la nostra scuola?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di MEGACHIP (Simone Lombardini)<\/strong><\/p>\n<div class=\"testo \">\n<p style=\"text-align: justify\">Negli ultimi 20 anni la scuola italiana ha subito un drastico processo di riforma che ne ha progressivamente\u00a0<strong>ribaltato<\/strong>\u00a0i principi e gli scopi. Mentre il ruolo della scuola dovrebbe essere la formazione, l\u2019educazione e l\u2019istruzione culturale dell\u2019essere umano, in stretta collaborazione con la famiglia, oggi il punto di riferimento \u00e8 diventato il\u00a0<strong>Mercato<\/strong>[1]. Lo scopo della scuola \u00e8 stato ribaltato e l\u2019istituzione familiare compromessa. Il processo non \u00e8 stato autonomo ma va interpretato all\u2019interno del contesto di globalizzazione dove per primi gli stati nazionali sono costretti a ridurre via via i servizi al cittadino per adeguarsi alle leggi del mercato. Analizzo il processo di \u201cristrutturazione\u201d della nostra scuola attraverso sei grandi punti: l\u2019aziendalizzazione, l\u2019alternanza scuola-lavoro, l\u2019orientamento scolastico, l\u2019attacco al concetto di \u201cprogramma\u201d e al ruolo tradizionale del docente, l\u2019abbandono di fronte alle crescenti sfide dell\u2019integrazione, e il riconoscimento di categorie diagnostiche discutibili<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prima di studiare la\u00a0<strong>scuola,<\/strong>\u00a0bisogna per\u00f2 accennare al cambiamento delle strutture familiari italiane (e non solo) nell\u2019ottica del patto educativo che dovrebbe esistere tra scuola e famiglia. Rispetto agli anni \u201870 si osservano: l\u2019aumento delle\u00a0<strong>convivenze<\/strong>\u00a0(10 volte tanto rispetto al 1993), il calo dei matrimoni (3,2 ogni 1000 abitanti), l\u2019aumento dei\u00a0<strong>divorzi<\/strong>\u00a0(+57% dal 2014), la posticipazione\u00a0<em>ad interim<\/em>\u00a0del matrimonio (34 anni uomini e 31 anni donne) e la diffusione di nuclei familiari allargati (genitori con figli piccoli risposati o con nuovi conviventi)[2].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le conseguenze dello sfaldamento delle famiglie comportano nei figli una maggiore fragilit\u00e0 affettiva, un accresciuto senso della\u00a0<strong>solitudine,<\/strong>\u00a0la forte vulnerabilit\u00e0 a transizioni e passaggi e nuove forme di povert\u00e0 ed esclusione sociale. Diversi sociologi non nascondono che anche la famiglia sia entrata nell\u2019epoca delle \u201cpassioni tristi,\u201d in cui diventiamo sempre pi\u00f9 analfabeti dal punto di vista\u00a0<strong>emotivo<\/strong>[3]. La pedagogia insegna, attraverso la teoria dell\u2019attaccamento, che nei primi mesi di vita (dai 3 ai 7) il bambino ha urgente bisogno di un adulto che faccia da regolatore, ossia che porti al neonato l\u2019ambiente esterno, altrimenti ostile[4]. Nei mesi successivi al settimo, il bambino consolida l\u2019attaccamento e lo sviluppa in una relazione; da qui poi, sino a circa tre anni di vita, \u00e8 impegnato a superare il conflitto fiducia vs sfiducia (fondamentale la presenza dei genitori).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia se il rapporto con la madre e il padre non \u00e8\u00a0<em>sufficientemente buono<\/em>\u00a0si svilupperanno forme malate di\u00a0<strong>attaccamento<\/strong>\u00a0con disturbi di personalit\u00e0 e di autonomia che si ripercuoteranno in disagi formativi ed esistenziali per tutta la vita della persona[5]. La famiglia \u00e8 quindi quel luogo cruciale dove il bambino, nella fragilit\u00e0 delle sue prime fasi, inizia a sperimentare una forma primitiva di vita sociale che solo successivamente, nella scuola e nelle altre reti sociali del territorio (sport, parrocchia, ecc.), riuscir\u00e0 a sviluppare in una forma pi\u00f9 ampia superando i confini familiari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Che cosa non piace al Mercato di tutto ci\u00f2? Non piace che nella famiglia \u00e8 possibile sperimentare la\u00a0<strong>gratuit\u00e0<\/strong>\u00a0e il bene comune (la casa); che l\u2019affettivit\u00e0 dei genitori e dei parenti costituisce un piano iniziale di stabilit\u00e0 identitaria importantissimo. L\u2019esito di questo modello \u00e8 una persona portatrice di una sicura\u00a0<strong>identit\u00e0<\/strong>\u00a0e una chiara cultura. La sicurezza della propria identit\u00e0 e la consapevolezza della propria cultura permettono poi di dialogare con la realt\u00e0 politica e sociale, favorendo un vero confronto con le altre identit\u00e0 e culture del mondo in un processo di continuo cambiamento, mediazione e sintesi dialettica verso un miglioramento continuo del proprio Io morale. Al contrario il mercato ci vuole apolidi, unisex e monadi solitarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Parlando ora nello specifico della scuola, bisogna dire sin da subito che essa \u00e8 andata incontro a un processo di riorganizzazione in chiave\u00a0<strong>aziendalistica<\/strong>\u00a0e produttivistica che ha coinvolto professori, presidi e alunni. Questo lo si intuisce gi\u00e0 dai termini nuovi introdotti dalle ultime riforme: il preside \u00e8 diventato il manager didattico, il professore il professionista educativo, la scarsa preparazione il debito formativo e infine, apoteosi dell\u2019aziendalizzazione, lo studente si \u00e8 trasformato in un\u00a0<em>prosumer<\/em>, ossia un misto tra\u00a0cliente\u00a0e produttore del servizio educativo stesso[6].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ai cambiamenti lessicali si \u00e8 affiancata la riforma sostanziale delle \u201ctre I\u201d: imprese, informatica e inglese. Queste tre \u201cI\u201d, avrebbero anche potenzialit\u00e0 di\u00a0<strong>miglioramento<\/strong>\u00a0della scuola, ma il sistema le intende in una maniera che va a snaturare la scuola originaria.\u00a0<em>Impresa<\/em>: la mia educazione servir\u00e0 per fare impresa, vuoi da dirigente vuoi da dipendente ma in ogni caso l\u2019autoimprenditorialit\u00e0 coincide, in questo sistema, con autosfruttamento (Hang)[7].\u00a0<em>Internet<\/em>: si va verso la societ\u00e0\u00a0<strong>fluida<\/strong>\u00a0quindi si cambiano i rapporti tra le persone che diventano sempre pi\u00f9 mediati dai social.\u00a0<em>Inglese<\/em>: dato che la globalizzazione non \u00e8 un fenomeno per cui i paesi si uniscono un\u2019unica realt\u00e0 ma \u00e8 un nazionalismo anglosassone che si impone sul resto dei paesi, questa forma di egemonia culturale passa anche attraverso la lingua. Per quanto studiare una o pi\u00f9 lingue costituisca un importante bagaglio di conoscenze, siamo di fronte a un fenomeno di vera e propria fagocitosi culturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019attuale ossessione per l\u2019inglese \u00e8 una vera e propria operazione di colonizzazione culturale ma purtroppo \u00e8 percepita come segno della modernit\u00e0 e di una carriera di successo. L\u2019inglese cos\u00ec diventa la maggiore\u00a0<strong>preoccupazione<\/strong>\u00a0dei genitori. L\u2019apoteosi di questa idea \u00e8 il metodo di insegnamento CLIL. Creato nel 1994 da David Marsh e Anne Maljers, il CLIL, sinonimo di\u00a0<em>Language immersion<\/em>, largamente diffuso nelle nostre scuole, prevede l\u2019insegnamento di una disciplina curricolare diversa dall\u2019inglese, in lingua (tipo storia o filosofia). Provate ad entrare in una classe qualsiasi e a spiegare in inglese; la maggior parte delle informazioni non verranno comprese dagli studenti per mancanza di<strong>\u00a0vocabolario<\/strong>\u00a0e di pratica di ascolto. L\u2019unica soluzione che resta all\u2019insegnante che applica il CLIL \u00e8 allora ridurre drammaticamente il messaggio costruendo verifiche, interrogazioni e spiegazioni molto pi\u00f9 semplificate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019opera di decostruzione della scuola ha raggiunto il suo apice pi\u00f9 drammatico istituendo l\u2019alternanza scuola-lavoro. Bisogna dirlo chiaramente: al di l\u00e0 di come venga organizzata, l\u2019alternanza scuola-lavoro \u00e8 un concetto sbagliato gi\u00e0 sul piano\u00a0<strong>metodologico<\/strong>\u00a0perch\u00e9 la scuola non deve insegnare un mestiere o una professione, ma dovrebbe educare e istruire i cittadini di domani affinch\u00e9 nelle scelte della loro vita, da quelle pi\u00f9 semplici a quelle pi\u00f9 complesse, prevalga sempre la ricerca di ci\u00f2 che \u00e8 buono e giusto per s\u00e9 stessi e al contempo per la comunit\u00e0 in cui vivono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con l\u2019alternanza scuola-lavoro gli studenti vengono privati di ore di studio e quindi non solo rischieranno di avere un peggioramento scolastico, ma i\u00a0<em>curricula<\/em>\u00a0disciplinari (<em>alias<\/em>\u00a0le materie di studio) saranno ridimensionati (<em>alias<\/em>\u00a0ulteriormente semplificati). Inoltre, fatto ancora pi\u00f9 grave, se gli studenti ricevono il messaggio che la scuola e il lavoro sono l\u2019una il trampolino di lancio verso il secondo, si formeranno l\u2019idea che tutto ci\u00f2 che \u201cnon serve\u201d non ha\u00a0<strong>valore<\/strong>\u00a0quindi lo respingeranno. Peccato che molte delle cose pi\u00f9 importanti per l\u2019essere umano sono quelle che \u201cnon servono\u201d: la letteratura, la poesia, l\u2019arte, i sentimenti, la giustizia sono tutti svincolati dalla domanda \u201ca che cosa serve?\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nell\u2019educazione non \u00e8 utile ci\u00f2 che serve, ma ci\u00f2 che aiuta ad avvicinarsi al sentimento dell\u2019<strong>umano.<\/strong>\u00a0Il messaggio che invece passa \u00e8 che l\u2019unica cosa che ha valore \u00e8 ci\u00f2 che serve in senso strettamente\u00a0<strong>economico:<\/strong>\u00a0in altri termini, si assolutizza il valore di scambio. Oltretutto l\u2019alternanza scuola lavoro far\u00e0 punteggio per l\u2019esame di maturit\u00e0 sostituendosi al posto della terza prova che era una prova culturale. Infine, l\u2019alternanza scuola-lavoro educa al lavoro\u00a0<strong>gratuito<\/strong>\u00a0cos\u00ec che quello che sino a qualche anno fa comportava l\u2019arresto (sfruttamento del lavoro minorile) diventa una virt\u00f9. Ciliegina sulla torta, usciti dalla scuola agli studenti sembrer\u00e0 una gran cosa accettare un\u00a0<em>mini-job<\/em>\u00a0a 500 euro al mese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche l\u2019<em>orientamento scolastico\u00a0<\/em>non \u00e8 rimasto esente da queste trasformazioni. L\u2019orientamento scolastico dovrebbe essere un lavoro di\u00a0<strong>cooperazione<\/strong>\u00a0tra gli insegnanti e ogni alunno, finalizzata alla comprensione da parte dello studente delle proprie virt\u00f9 umane e delle vocazioni profonde di vita. L\u2019orientamento scolastico invece \u00e8 diventato prevalentemente orientamento alla\u00a0<em>occupabilit\u00e0<\/em>, che non ha nulla a che fare con il suo significato pedagogico. L\u2019occupabilit\u00e0 tra l\u2019altro non significa garanzia di un\u2019occupazione, bens\u00ec quell\u2019insieme tra\u00a0<em>curriculum vitae<\/em>, atteggiamenti e credenze verso il mondo del lavoro che rendono\u00a0maggiormente probabile\u00a0trovare e mantenere un lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La \u201cvirt\u00f9\u201d dell\u2019occupabilit\u00e0 (<em>alias<\/em>\u00a0la probabilit\u00e0 di trovare lavoro), secondo le linee guida dell\u2019Unione Europea, richiede a ogni studente:\u00a0<em>Concern<\/em>, ossia costante\u00a0<strong>preoccupazione<\/strong>\u00a0per la cura del proprio curriculum e la concorrenza esercitata dai colleghi;\u00a0<em>Control<\/em>, ossia influenza e controllo delle proprie azioni pianificate, nonch\u00e9 autocontrollo e rispetto della\u00a0<strong>disciplina<\/strong>\u00a0aziendale;\u00a0<em>Curiosity<\/em>: propensione a mantenere un\u2019ampia visuale verso le \u201copportunit\u00e0\u201d e le \u201cpossibilit\u00e0\u201d del mercato, nonch\u00e9 un atteggiamento positivo verso il\u00a0<strong>mercato;<\/strong>\u00a0<em>Confidence<\/em>: fiducia in se stessi e nella capacit\u00e0 di raggiungere i propri obiettivi, nonch\u00e9 non stancarsi ad inseguire il \u201csogno americano\u201d. Come non ravvisare anche qui le esigenze dell\u2019economia di mercato globalizzata?<\/p>\n<p><strong><a title=\"LEGGI LA SECONDA PARTE SU *PIAZZA DEL POPOLO*\" href=\"http:\/\/piazzadelpopolo.altervista.org\/dove-la-nostra-scuola-parte-2\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">LEGGI LA SECONDA PARTE SU *PIAZZA DEL POPOLO*<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p>[1]\u00a0Mario Gennari e Giancarla Sola,\u00a0<em>Logica, linguaggio e metodo in pedagogia<\/em>, Il Melangolo, 2016.<\/p>\n<p>[2]\u00a0Ruspini E., Luciani S.,\u00a0<em>Nuovi genitori<\/em>, Carocci, Roma 2010; Scabini E., Cigoli V.,\u00a0<em>Alla ricerca del familiare. Il modello relazionale-simbolico<\/em>, Raffello Cortina Editore, Milano 2012; http:\/\/www.rainews.it\/dl\/rainews\/articoli\/italia-crescono-divorzi-media-dopo-17-anni-1962ca27-04bb-4c4b-a45c-4172fa3e63f3.html; http:\/\/www.repubblica.it\/2007\/05\/sezioni\/cronaca\/indagine-nuclei-famiglia\/indagine-nuclei-famiglia\/indagine-nuclei-famiglia.html.<\/p>\n<p>[3]\u00a0Daniel Goleman, Intelligenza emotiva, Rizzoli, 1996.<\/p>\n<p>[4]\u00a0John Bowlby, Attaccamento, Boringhieri, Torino 1976.<\/p>\n<p>[5]\u00a0\u00a0Ainsworth M., Blehar M., Waters E., Wall S.,\u00a0<em>Patterns of Attachment<\/em>. Hillsdale, Erlbaum, New York 1978; Donald Woods Winnicott,\u00a0<em>La famiglia e lo sviluppo sano dell\u2019individuo<\/em>, Armando, Roma 1970.<\/p>\n<p>[6]\u00a0Toffler, A.,\u00a0<em>The Third Wave<\/em>, Bantam Books, New York 1980.<\/p>\n<p>[7]\u00a0Byung-Chul Hun,\u00a0<em>Nello<\/em>\u00a0<em>sciame<\/em>, Roma, Nottetempo 2015; Byung-Chul Hun,\u00a0<em>Psicopolitica<\/em>, Roma, Nottetempo 2016.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong>http:\/\/megachip.globalist.it\/cervelli-in-fuga\/articolo\/2018\/05\/08\/dov-e-la-nostra-scuola-2023932.html<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MEGACHIP (Simone Lombardini) Negli ultimi 20 anni la scuola italiana ha subito un drastico processo di riforma che ne ha progressivamente\u00a0ribaltato\u00a0i principi e gli scopi. 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