{"id":41765,"date":"2018-05-09T10:00:29","date_gmt":"2018-05-09T08:00:29","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41765"},"modified":"2018-05-08T22:59:55","modified_gmt":"2018-05-08T20:59:55","slug":"da-schauble-a-schulz-a-scholz-cosa-si-sta-preparando-in-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41765","title":{"rendered":"Da Scha\u00fcble a Schulz a Scholz: cosa si sta preparando in Europa?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SERGIO CESARATTO<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Traccia dell\u2019intervento all\u2019incontro<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00c8 UN FUTURO PER LA SINISTRA IN ITALIA?, VI ASSEMBLEA NAZIONALE DEL NETWORK PER IL SOCIALISMO EUROPEO, Fiuggi 5\/6 maggio 2018.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.radioradicale.it\/scheda\/540272\/ce-un-futuro-per-la-sinistra-in-italia-vi-assemblea-nazionale-del-network-per-il\">Registrazione su Radio Radicale<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(non tutto letto, e con qualche postilla che susciter\u00e0 qualche reazione isterica)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sergio Cesaratto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta al quesito che mi ponete \u00e8 incoraggiante: per ora non si sta preparando nulla. Visto ci\u00f2 che si discuteva, questa \u00e8 una buona cosa. Ma non \u00e8 che l\u2019attuale assetto istituzionale-economico europeo non sia gi\u00e0 abbastanza penoso, per cui non v\u2019\u00e8 molto da festeggiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 neppure facile districare i termini delle posizioni e delle questioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto quando si parla di riforme dell\u2019eurozona si parla di poca cosa (ma con potenziali devastanti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019eurozona nasce male, non si fa una moneta senza uno Stato, e lo Stato federato europeo non \u00e8 realistico, spero che ormai ne siamo tutti convinti (ma purtroppo non fuori di qui). L\u2019eurozona non \u00e8 un\u2019area valutaria ottimale, anche questo \u00e8 <em>common knowledge<\/em>. Per farla funzionare bene in maniera che assicuri la piena occupazione, a fronte agli squilibri che produce occorrerebbero politiche fortemente espansive nel paese dominante e, probabilmente, anche trasferimenti fiscali perequativi da quest\u2019ultimo. Pensare che questo accada significa essere folli. Il resto, solidariet\u00e0 europea ecc. sono chiacchiere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi, punto uno, quando si parla di riforme, si parla di cose marginali che non affrontano i suoi nodi, per cos\u00ec dire, strutturali. Parlando di Europa vale veramente l\u2019abusata battuta di Flaiano che la situazione \u00e8 tragica, ma non \u00e8 seria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Semplificando, la posizione francese \u00e8 tradizionalmente quella che vorrebbe un po\u2019 di politica fiscale anticiclica in comune, in genere si parla di una assicurazione europea contro la disoccupazione. Ma attenzione, si tratterebbe comunque di pochi quattrini elargiti per periodi temporanei. Di pi\u00f9, il fondo dovrebbe essere accumulato nelle fasi di espansione (il che non ha molto senso dal punto di vista Keynesiano).<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> Un cavallo di battaglia tradizionale della Francia \u00e8 inoltre un qualche coordinamento macroeconomico (il che implica che la politica fiscale ridiventerebbe strumento da agire in comune) sotto forma di un Eurogruppo rafforzato, ma mi sembra che Macron sia ben lontano dal proporlo. Anzi, diciamo subito che Macron, di fronte ai no tedeschi, ha gi\u00e0 rinunciato a una battaglia sulla riforma dell\u2019eurozona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo un mese dal suo pomposo discorso alla Sorbona del settembre 2017, arriv\u00f2 infatti l\u2019asciutta risposta di Scha<em>\u00fc<\/em>ble sotto forma del famoso \u201cnon-paper\u201d, quattro paginette su carta qualsiasi con cui il ministro tedesco si conged\u00f2 dall\u2019Eurogruppo. Scha<em>\u00fc<\/em>ble non spese neppure molto inchiostro per dire di no a ogni ipotesi di politica fiscale, e enfatizz\u00f2 un aspetto: il controllo sui conti pubblici degli Stati dell\u2019eurozona va sottratto alla mediazione politica della Commissione e affidato a un organo indipendente; allo scopo lo <em>European Stability Mechanism<\/em> (il fondo \u201csalva-Stati\u201d) va trasformato in un <em>European Monetary Fund<\/em>, il quale dovrebbe avere anche compiti di gestione delle crisi; questa gestione, e questo \u00e8 il punto pi\u00f9 importante, deve implicare una ristrutturazione dei debiti che coinvolga il settore privato. Insomma, la sferza dei mercati deve essere il vero controllore della disciplina fiscale: i mercati, timorosi di dover subire perdite nel caso di procedure di default e ristrutturazione, sanzioneranno l\u2019indisciplina fiscale. Un punto importante per la Germania rimane quello che ogni impegno fiscale europeo debba rimanere subordinato al parere del Bundestag.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A inizio 2018 abbiamo poi avuto un documento di 14 economisti radunati allo scopo da Merkon, una sfilza di proposte, spesso cervellotiche, ma comunque basate sulla logica del non-paper di rendere pi\u00f9 inflessibile il controllo dei conti e pi\u00f9 forte la sferza dei mercati (con la minaccia del \u201cprivate sector involvment\u201d) sui debiti pubblici. Rimando al mio nuovo libro per i dettagli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Numerosi osservatori hanno giudicato questa posizione come irresponsabile e destabilizzante, una riedizione del disastro generato dalla famosa passeggiata di Merkosy a Deauville nell\u2019autunno 2010.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altro argomento dibattuto \u00e8 il completamento dell\u2019unione bancaria. Rendere europea la gestione delle crisi bancarie \u00e8 fondamentale per la stabilit\u00e0. Negli Stati Uniti le crisi bancarie locali sono gestite a livello federale con, all\u2019occorrenza, fondi federali. Ci\u00f2 evita che Stati locali (privi di banche centrali) siano trascinati nelle crisi bancarie, che cos\u00ec diverrebbero crisi fiscali (come accaduto in Irlanda e Spagna). Per costituire un fondo europeo di assicurazione sui depositi, Germania e satelliti chiedono per\u00f2 due garanzie: (a) che le banche si liberino delle famose sofferenze bancarie; (b) che si riducano la sovraesposizione in titoli di Stato nazionali (per evitare che le banche siano coinvolte in crisi fiscali). Di per s\u00e9 sono richieste ragionevoli, ma\u2026 Le sofferenze bancarie a carico delle banche italiane (tanto \u00e8 poi l\u2019Italia che si ha sempre in mente!) sono principalmente il risultato delle sciagurate politiche europee, e senza un contestuale abbandono di quelle politiche solo lentamente esse potranno liberarsene. Una frettolosa riduzione dell\u2019esposizione delle banche, italiane in titoli di Stato italiani, creerebbe difficolt\u00e0 per questi ultimi. Senza un contesto europeo di garanzia sui titoli pubblici tutto questo sarebbe assai pericoloso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al momento la situazione delle riforme sembra bloccata. Ad aprile la CDU si \u00e8 manifestata disinteressata alle riforme, mentre con l\u2019allontanamento dell\u2019\u201deuropeista\u201d Martin Schulz il tema europeo \u00e8 caduto in subordine anche nell\u2019agenda della SPD. La posizione tedesca \u00e8 estremamente nazionalista e volta \u201ca preservare sempre gli interessi tedeschi\u201d, come ha dichiarato la leader della CDU (Eurointelligence, 17\/4\/2018). Le pi\u00f9 recenti proposte tedesche sono un annacquamento dell\u2019Eurogruppo, che da (vago) organo informale di coordinamento macroeconomico dovrebbe trasformarsi in un organismo ancora pi\u00f9 indistinto, con l\u2019ingresso dei \u201cministri allo sviluppo\u201d accanto a quelli delle finanze. La Merkel gioca anche con l\u2019idea di fondi europei per l\u2019innovazione, da distogliersi da altri impieghi (naturalmente), magari in cambio di riforme pro-mercato. Ma siamo alle chiacchere, alle misure di \u201cwindow dressing\u201d (Eurointelligence 20\/4\/2018), come fu il piano Junker. La Germania sembra anche aver abbandonato l\u2019idea di una trasformazione dell\u2019EMS in un EMF, dato anche un miglioramento dei rapporti con il FMI, nel passato molto critico sulle politiche europee in Grecia &#8211; secondo Eurointelligence (19\/4\/2018) questo pu\u00f2 dipendere dal fatto che i paesi asiatici ora snobbano il FMI per cui questo ha politicamente pi\u00f9 bisogno dell\u2019Europa).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sembra invece di dover anche segnalare la figura del nuovo ministro delle finanze tedesco, l\u2019SPD Olaf Scholz. Costui aveva esordito dichiarando la sua continuit\u00e0 con Scha<em>\u00fc<\/em>ble affermando che \u00abUn ministro delle Finanze tedesco \u00e8 un ministro delle Finanze tedesco, l\u2019affiliazione partitica non gioca alcun ruolo\u201d (\u00abFinancial Times\u00bb 2018), e nominando o confermando come suoi consiglieri gli ordoliberisti del suo predecessore. Ci\u00f2 che \u00e8 peggio, la sua prima legge finanziaria non sar\u00e0 contraddistinta dal cosiddetto \u201cSchwarze Null\u201d (zero nero), ma dal \u201cSchwarze Eins\u201d (uno nero), vale a dire un avanzo di bilancio, con l\u2019obiettivo di portare l\u2019anno prossimo il rapporto debito pubblico\/Pil tedesco sotto il 60%. L\u2019operazione \u00e8 agevolata dall\u2019ottimo andamento dell\u2019economia tedesca, guidata dalle esportazioni agevolate dall\u2019euro sinora relativamente debole, e dai tassi a zero o sottozero sui titoli di Stato, ma comporter\u00e0 anche dei tagli alla spesa per infrastrutture, spesa militare e clima. Eurointelligence (4\/5\/2018) evoca l\u2019appoggio SPD alle politiche di austerit\u00e0 del cancelliere Heinrich Br<em>\u00fc<\/em>ning, quelle che nei primi anni \u201930 spianarono la strada al nazismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che fare? La ripresa italiana \u00e8 stata tirata dal buon andamento delle esportazioni, trainato dall\u2019euro debole e dalla ripresa europea, e da un orientamento della politica fiscale un po\u2019 meno restrittivo. Continua nel paese la martellante campagna guidata da Cottarelli e da Banca d\u2019Italia sulla stagnazione della produttivit\u00e0 come dovuta a soli fattori d\u2019offerta. Questa impostazione ha avuto il sostegno di un articolo indegno di Jean Pisani-Ferry, consigliere di Macron, pezzo ripreso da <em>Social Europe<\/em>, cosa che la dice lunga sullo stato pietoso del socialismo europeo. In verit\u00e0 la produttivit\u00e0 stagna dal 1995, precisamente da quando il cammino verso l\u2018euro fu intrapreso con determinazione (dal centro-sinistra ulivista, naturalmente). Il paese ha bisogno di sostegno della domanda interna. La migliore performance spagnola si spiega molti in questi termini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non possiamo che riprendere qui quanto proponemmo gi\u00e0 nel 2010-11, ovvero la stabilizzazione del rapporto debito pubblico\/Pil. Come scrivo nel nuovo libro: \u201cL\u2019aritmetica economica ci suggerisce che se la Banca centrale si impegna a tenere i tassi di interesse sufficientemente bassi, tale stabilizzazione pu\u00f2 aprire uno spazio fiscale espansivo (permettere cio\u00e8 un deficit spending) volto al sostegno della domanda interna, di cui il nostro Paese ha disperatamente bisogno.<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> Gli effetti positivi di tale sostegno si ripercuoterebbero positivamente sull\u2019obiettivo di stabilizzazione del debito. In tali condizioni la quantit\u00e0 di titoli pubblici in pancia alle banche italiane non costituirebbe certo un problema, mentre le sofferenze bancarie diminuirebbero. L\u2019impegno alla stabilizzazione del debito, assieme al dato storico di quasi trent\u2019anni di avanzi fiscali primari, dovrebbe essere la risposta italiana al timore europeo di <em>moral hazard<\/em>. A fronte di quest\u2019impegno il Paese dovrebbe chiedere una corrispondente responsabilit\u00e0 europea nel sostegno della domanda, in particolare nei Paesi con ampio spazio fiscale per farlo, per sostenere la ripresa nei Paesi del Sud ed evitare il riemergere di squilibri esteri nell\u2019area euro, oltre a un impegno della BCE al proseguimento di politiche che agevolino stabilizzazione e crescita\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La proposta di Boitani e Minenna <em>su Affari &amp; Finanza<\/em> va in questa direzione: se l\u2019Eurosistema (la BCE per capirci) congelasse i titoli acquistati e da acquistare col <em>quantitative easing<\/em>, trasformandoli in titoli trentennali, praticamente una parte cospicua dei debiti pubblici europei verrebbe cancellata, almeno per un lungo periodo. Come ciascuno sa, infatti, gli interessi che gli Stati pagano sul debito posseduto dalla Banca Centrale vengono da quest\u2019ultima rigirati allo Stato. L\u2019effetto sui tassi di interessi pagati sul resto del debito non potr\u00f2 che essere positivo. Boitani e Minenna sostengono che il risparmio in conto interessi pu\u00f2 servire a ridurre lentamente il rapporto debito\/PIL incorrendo in surplus primari pi\u00f9 piccoli (e dunque meno recessivi). Si pu\u00f2 per\u00f2 andare oltre, e porsi come obiettivo la mera stabilizzazione del suddetto rapporto potendo cos\u00ec perseguire <em>disavanzi<\/em> primari (che sono espansivi). Solo una volta che, attraverso il sostegno della domanda interna, la crisi fosse veramente superata e il contesto economico lo permettesse, allora si pu\u00f2 pensare a un percorso di riduzione del rapporto debito\/PIL.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto \u00e8 farlo capire ai tedeschi, e in questo non c\u2019\u00e8 speranza. Vorrei dire che da questo punto di vista sarei felice vedere Salvini Presidente del Consiglio (senza soverchie illusioni, naturalmente). So che qualcuno a sinistra comincia a pensare allo stesso modo. Molte cose fondamentali mi\/ci distanziano da Salvini: il fatto che non si dichiari anti-fascista senza se e senza ma, la flat-tax che \u00e8 simbolica della lontananza dal riformismo socialista, l\u2019assenza di un progetto profondo di cambiamento del paese. Ma sa per\u00f2 parlare alla gente, e magari i suoi amministratori locali non sono neppure male. Confrontate Salvini e Cuperlo! E sull\u2019Europa ha le idee chiare, e ha chiamato Bagnai accanto a s\u00e9 \u2013 che piaccia o no la testa pi\u00f9 lucida sull\u2019Europa che abbiamo nel Paese. E la sinistra? Vedo che i giovani fanno riunioni senza neppure un economista, forse ci si accontenta delle indagini sul precariato (se desiderano indirizzi di straordinari giovani economisti glieli posso dare). Non c\u2019era un economista di sinistra candidato n\u00e9 in LEU n\u00e9 in PaP, di quelli che si sono spesi in questi anni, intendo. Il paradosso \u00e8 che Salvini a questi economisti farebbe ponti d\u2019oro. Tranquilli\/e, noi non venderemo l\u2019anima al diavolo, ma che a sinistra si annidino nemici del Paese non abbiamo dubbi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Riferimenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Boitani<\/em> A., <em>Perdichizzi<\/em> S. (2018), Public expenditure <em>multipliers<\/em> in recessions. Evidence from the Eurozone, Dipartimento di Economia e Finanza, Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore, Working Paper n.68<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Cesaratto, S. (2018a), <em>Chi non rispetta le regole? Italia e Germania: le doppie morali dell\u2019euro<\/em>, Imprimatur, Reggio Emilia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span data-ft=\"{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}\"><strong>Comunicazione di servizio<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span data-ft=\"{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}\">la Feltrinelli \u00e8 l&#8217;ultima a fare gli ordinativi dei libri, quindi il nuovo libro lo trovate in molte librerie (e soprattutto su IBS) ma non ancora alle Feltrinelli (assurdo ma \u00e8 cos\u00ec).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Da un punto di vista keynesiano (poco compreso anche fra chi si definisce tale), un aumento dei risparmi non \u00e8 un mezzo per trasferire risorse dal tempo t al tempo t+1, anzi, ha affetti recessivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2\u00a0 <\/a>Intuitivamente, dato il rapporto fra debito pubblico e Pil, se il tasso di interesse nominale medio sul debito pubblico (a cui cresce il numeratore) \u00e8 inferiore al tasso nominale di crescita del Pil (a cui cresce il denominatore), si pu\u00f2 fare un po\u2019 di spesa in disavanzo stabilizzando i rapporto debito\/Pil.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: \u00a0<a href=\"http:\/\/politicaeconomiablog.blogspot.it\/2018\/05\/da-schauble-schulz-scholz-cosa-si-sta.html\">http:\/\/politicaeconomiablog.blogspot.it\/2018\/05\/da-schauble-schulz-scholz-cosa-si-sta.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SERGIO CESARATTO &nbsp; Traccia dell\u2019intervento all\u2019incontro C&#8217;\u00c8 UN FUTURO PER LA SINISTRA IN ITALIA?, VI ASSEMBLEA NAZIONALE DEL NETWORK PER IL SOCIALISMO EUROPEO, Fiuggi 5\/6 maggio 2018. Registrazione su Radio Radicale (non tutto letto, e con qualche postilla che susciter\u00e0 qualche reazione isterica) Sergio Cesaratto La risposta al quesito che mi ponete \u00e8 incoraggiante: per ora non si sta preparando nulla. Visto ci\u00f2 che si discuteva, questa \u00e8 una buona cosa. 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