{"id":41770,"date":"2018-05-10T00:54:14","date_gmt":"2018-05-09T22:54:14","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41770"},"modified":"2018-05-10T06:55:36","modified_gmt":"2018-05-10T04:55:36","slug":"41770","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41770","title":{"rendered":"Note sul sistema elettorale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>FEDERICO MONEGAGLIA (FSI Trento)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diario di un Paese senza Governo, giorno 65. Le cavallette ancora non sono arrivate, ed anzi sembra che una leggera flessione in positivo abbia rassicurato il Dio Mercato, dacch\u00e9 gli \u00e0uguri che ogni giorno si rivolgono a noi dal teleschermo hanno captato segnali di clemenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma come ci siamo arrivati?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per comprenderlo partiremo da 70 anni addietro, in quel fatidico &#8217;48, anzi &#8217;47, in cui i nostri costituenti si espressero circa quale dovesse essere l&#8217;ordinamento costituzionale dello Stato pi\u00f9 confacente alle caratteristiche del Popolo italiano. Quest\u2019ultimo, chiuso il capitolo fascista prima e quello monarchico poi, si apprestava finalmente a compiere la sua rivoluzione proprio attraverso la redazione della nostra Carta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le forme di governo principali su cui ci si ritrov\u00f2 a discutere le due su cui si concentr\u00f2 la discussione furono quella Parlamentare e quella Presidenziale. La seconda, tipica del sistema americano, prevede l&#8217;esistenza di due schieramenti contrapposti, uno di centrodestra ed uno di centrosinistra, nei quali si concentrano le forze politiche del Paese. Nel sistema di governo di tipo presidenziale non v&#8217;\u00e8 un vero spazio per istanze particolarmente rivoluzionarie o anche solo moderatamente progressive; esse sono destinate all&#8217;irrilevanza o all\u2019assimilazione all&#8217;interno del frame di eterno centro attorno al quale orbitano le due macro-coalizioni; parimenti non v&#8217;\u00e8 spazio per l&#8217;emersione di forze politiche nuove, cosicch\u00e9 anche quando a lungo andare le forze in gioco divengono incancrenite, non si realizza mai un vero e proprio ricambio della classe dirigente, che resta invece al suo posto sotto formalina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un sistema di tipo Presidenziale, nel quale tipicamente ci si contende il consenso elettorale a suon di punti percentuali, si lega indissolubilmente a sistemi elettorali di tipo maggioritario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Deo gratias, il legislatore costituente, avendo ben chiara la complessit\u00e0 e la ricchezza del panorama ideologico italiano, con la sua molteplicit\u00e0 di partiti, con i loro contrasti cos\u00ec come con le loro peculiarit\u00e0, ebbe l&#8217;accortezza di scegliere, nel dare un ordinamento costituzionale alla neonata Repubblica italiana, una forma di governo di tipo parlamentare (favorevoli al Presidenziale erano quasi esclusivamente i liberali). In essa, la rappresentanza \u00e8 e deve essere assicurata dall&#8217;unica legge elettorale compatibile con tale sistema, la proporzionale, attraverso la quale la conversione da voti a seggi \u00e8 diretta e, appunto, proporzionale. Le ammucchiate elettorali pudicamente chiamate &#8220;coalizioni elettorali&#8221; scompaiono, per poi formarsi invece in seguito, solo dopo la competizione elettorale e con uno scopo preciso: quello di formare un governo di coalizione. Quest&#8217;ultimo, lungi dal dare luogo ad &#8220;inciuci&#8221;, \u00e8 la massima espressione della democrazia in uno stato ordinato secondo un sistema di governo parlamentare: due o tre partiti, ciascuno con il proprio 10-20-30%, formano un governo rappresentante realmente il 50-60% degli elettori, attraverso il quale portano avanti alcuni punti programmatici comuni; quando ci\u00f2 non \u00e8 possibile, si avranno governi supportati da una maggioranza semplice in luogo di quella assoluta, che garantiscono comunque l\u2019alternanza di governo (e quindi una eguale effettivit\u00e0 della rappresentanza) per via della loro sacrosanta instabilit\u00e0. Nel contesto di un sistema elettorale proporzionale classico l&#8217;Italia, nel secondo dopoguerra, tra le altre cose, ha vissuto il miracolo economico, \u00e8 divenuta la quarta potenza economica mondiale, ha nazionalizzato l&#8217;industria elettrica, ha inventato il primo personal computer, ha dato vita ad una azienda di Stato nel settore degli idrocarburi in grado di tenere testa alle maggiori multinazionali private del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si noti che il discorso affrontato pocanzi vale rigorosamente solo nei sistemi elettorali proporzionali. L&#8217;introduzione del premio di maggioranza, ancorch\u00e9 relativamente contenuto come quello previsto dalla legge elettorale da cui si \u00e8 originato l&#8217;attuale stallo, crea una distorsione tale da corrompere l&#8217;intero sistema di governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un premio di maggioranza, in effetti, oltre a promuovere coalizioni puramente formali come quella dell&#8217;attuale centrodestra, rende anomala la rappresentanza (si hanno tipicamente governi formati da una singola coalizione elettorale, che governano con una maggioranza falsata mentre rappresentano solo un 30-40% di elettori). Il sistema elettorale maggioritario ci ha regalato, nel secondo dopoguerra, le liberalizzazioni, la distruzione dello stato sociale, la cessione della nostra capacit\u00e0 di autodeterminarci e il conseguente abbandono di una qualsiasi politica economica. In cambio ci troviamo le <em>startup<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, mentre la proporzionale privilegia i partiti, le idee e la varianza ideologica dell\u2019arco parlamentare, e impedisce in genere l\u2019emersione della personalit\u00e0 dei singoli, l\u2019uninominale che sostiene il sistema maggioritario stempera i partiti in favore delle personalit\u00e0 pi\u00f9 furbe ed intriganti, demolisce il dibattito ideologico e delle idee, toglie spazio al nuovo in favore del vecchio, impone una linea di governo continua indipendentemente dal riscontro reale di questa sulla vita degli elettori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia dei sistemi elettorali di tipo maggioritario, nel nostro Paese, non \u00e8 in effetti gloriosa (non lo \u00e8 probabilmente mai da nessuna parte).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non fu casuale l\u2019adozione da parte del neo-formato Governo Mussolini, di una legge fortemente maggioritaria (la legge Acerbo), che prevedeva un premio di maggioranza di 2\/3 dei seggi con un quorum del 25%; essa fu approvata grazie ai voti del PNF, di buona parte del Partito Popolare, e, ovviamente, dei nostri immancabili amici liberali. Quegli stessi liberali che, dall\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia all\u2019era giolittiana, si gentrificavano nella loro ristretta cerchia di \u201cnotabili\u201d giovandosi dell\u2019uninominale per mantenersi al governo; il consenso era assicurato nei propri collegi uninominali attraverso un sistema di reti clientelari garantito dalle infime percentuali degli aventi diritto al suffragio. Giolitti, che govern\u00f2 initerrottamente (ora dal banco del Governo, ora da quello del Parlamento) per pi\u00f9 di dieci anni proprio grazie all\u2019uninominale, con l\u2019introduzione della legge proporzionale pose fine alla sua dittatura personale ed alla stessa era dei notabili, dando finalmente vita, anche in Italia, all\u2019era dei partiti di massa; ad essi pose presto fine il fascismo, con il colpo di Stato prima, e con il premio di maggioranza accennato sopra poi. Il colpo di grazia arriv\u00f2, nel giro di un paio di anni, con la soppressione dei partiti. Era il premio di maggioranza del 100%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nostro Paese ha oggi un disperato bisogno di una legge elettorale proporzionale pura, con o senza soglia di sbarramento (dovr\u00e0 eventualmente essere molto bassa), per poter rinnovare la propria classe dirigente orma stant\u00eca, per riprendere il dibattito parlamentare tra i partiti, per proporre idee dove oggi vengono proposti i buffoni, per evitare situazioni di stallo politico create dai personalismi all\u2019interno di coalizioni inesistenti. Oggi senza il premio di maggioranza avremmo gi\u00e0 un governo. Non dir\u00f2 se sia un bene o un male non averlo ancora, mi limito per\u00f2 ad osservare come tutte le testate giornalistiche, nel reclamare una legge elettorale che consenta la formazione di un governo, chiedano a gran voce il premio di maggioranza, senza rendersi invece conto che esso, in Italia, costituisce, ed ha sempre costituito, il problema.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FEDERICO MONEGAGLIA (FSI Trento) Diario di un Paese senza Governo, giorno 65. Le cavallette ancora non sono arrivate, ed anzi sembra che una leggera flessione in positivo abbia rassicurato il Dio Mercato, dacch\u00e9 gli \u00e0uguri che ogni giorno si rivolgono a noi dal teleschermo hanno captato segnali di clemenza. Ma come ci siamo arrivati? 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