{"id":41783,"date":"2018-05-10T08:53:37","date_gmt":"2018-05-10T06:53:37","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41783"},"modified":"2018-05-09T22:57:38","modified_gmt":"2018-05-09T20:57:38","slug":"firenze-una-variante-per-la-degenerazione-urbana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41783","title":{"rendered":"Firenze: una Variante per la degenerazione urbana"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SALVIAMO IL PAESAGGIO (Ilaria Agostini)<\/strong><\/p>\n<p>Proprio in nome della \u201c<em><strong>rigenerazione urbana<\/strong><\/em>\u201d, una\u00a0<strong>Variante al Regolamento Urbanistico<\/strong>\u00a0sottopone a trattamento degenerativo il corpo esangue della citt\u00e0 storica e\u00a0<strong>lo predispone a nuova speculazione immobiliare<\/strong>. La Variante al RU, approvata dalla Giunta e a breve in discussione consiliare,\u00a0<strong>aggredisce il patrimonio edilizio storico e abolisce l\u2019obbligatoriet\u00e0 del restauro sui monumenti architettonici:<\/strong>\u00a0la loro tutela viene demandata alla libera discrezionalit\u00e0 della Soprintendenza, ridotta allo stremo dalla riforma Franceschini.<\/p>\n<p><strong>Nel feudo del declinante potere renziano<\/strong><br \/>\nAll\u2019ultimo anno di mandato, la Giunta Nardella si esprime con questo\u00a0<strong>pericoloso provvedimento che apre la strada agli appetiti sulle architetture monumentali del centro citt\u00e0 e delle colline<\/strong>, che\u00a0<strong>agevola la sciagurata vendita di edifici storici di propriet\u00e0 pubblica<\/strong>\u00a0e che, infine,\u00a0<strong>legittima vecchie speculazioni bloccate dal sistema giudiziario<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 l\u2019estrema torsione amministrativa, liberista e servile,\u00a0<strong>un regalo agli \u201cinvestitori\u201d, agli immobiliaristi, ai parassiti della ren<\/strong>dita.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 principalmente un atto di selezione sociale.<\/p>\n<p>L\u2019accelerazione impressa dalla Variante rafforza infatti il processo di esclusione della vita civile e delle funzioni sociali dai luoghi rappresentativi della comunit\u00e0 cittadina, prodromo dello spossessamento degli spazi pubblici e comuni. Corrobora ulteriormente\u00a0<strong>la gi\u00e0 avviata sostituzione dei residenti con \u00ab<em>utenti<\/em>\u00bb<\/strong>\u00a0che, dotati di notevole disponibilit\u00e0 economica, influiscono sull\u2019assetto urbano senza tuttavia partecipare alla vita politica [1]. Tutta urbs niente polis, verrebbe da dire. La popolazione ideale da governare.<\/p>\n<p><strong>Tutto il contrario di quanto sarebbe auspicabile per ridar vita alla citt\u00e0 storica<\/strong>. La soluzione \u00e8 da ricercare semmai in politiche cariche di valenza sociale, che tutelino l\u2019ambiente di vita urbana tutelando la vita ivi condotta, secondo l\u2019esempio originario di Bologna (anni Sessanta-Settanta), certo da rinnovare, perfezionare e rendere applicabile nei giorni presenti.<\/p>\n<p>Carico di tali connotati sociali, il restauro \u00e8 stato consacrato dalla cultura e dalle pratiche urbanistiche come il metodo di intervento pi\u00f9 indicato sulle citt\u00e0 storiche.\u00a0<strong>Mai era stato messo in crisi, formalmente, il principio della tutela dell\u2019edificato storico<\/strong>. Ci prova ora \u2013 sotto le insegne dell\u2019innovazione urbana, ma da solida posizione di retroguardia culturale \u2013 il Comune di Firenze.<\/p>\n<p><strong>Ristrutturazione \u201calla fiorentina\u201d<\/strong><br \/>\nLa proposta Variante all\u2019art. 13 delle Norme Tecniche di Attuazione del Regolamento Urbanistico agisce sulla disciplina delle trasformazioni del patrimonio immobiliare storico introducendo un\u2019inedita \u201c<strong><em>ristrutturazione edilizia limitata<\/em><\/strong>\u201d su quasi met\u00e0 dell\u2019edificato del territorio comunale [2] (sono esclusi i beni culturali, ma su di essi torneremo subito).<\/p>\n<p>La \u201c<em>ristrutturazione edilizia limitata<\/em>\u201d pur preservando la sagoma, le facciate \u2013 ancorch\u00e9 \u201c<em>sostanzialmente<\/em>\u201d \u2013 e alcuni elementi distributori (scale, androni),\u00a0<strong>non tutela la configurazione interna degli edifici ed espone il patrimonio edilizio a ulteriori frazionamenti finalizzati agli affitti turistici<\/strong>. Del rischio di \u201c<em>fa\u00e7adisme<\/em>\u201d abbiamo scritto su queste pagine nell\u2019articolo Dietro la facciata niente, a cui rimandiamo.<\/p>\n<p>Se gi\u00e0 appariva surreale l\u2019invenzione di una ristrutturazione \u201c<em>alla fiorentina<\/em>\u201d, appare fuor di ragione la normativa che il Comune ha delineato per i monumenti architettonici:\u00a0<strong>i pezzi pi\u00f9 pregiati, dagli Uffizi a Forte Belvedere, dalla Villa di Rusciano alla Manifattura Tabacchi, saranno suscettibili di \u201cristrutturazione edilizia\u201d tout court<\/strong>\u00a0(\u201cs<em>enza limitazioni\u201d<\/em>\u00a0si precisa nella delibera). Non \u00e8 un caso che molti di essi corrispondano alle \u201c<em>Aree di Trasformazione<\/em>\u201d del RU e alcuni siano anche presenti nei Piani di alienazione.<\/p>\n<p><strong>La sostituzione del restauro con la \u201c<em>ristrutturazione<\/em>\u201d contravviene alla prescrizione di tutela del Bene culturale espressa nell\u2019art. 29 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.<\/strong>\u00a0La ristrutturazione edilizia \u00e8 infatti la classe di intervento che consente la maggior libert\u00e0 nelle opere di trasformazione, persino la demolizione dell\u2019edificio e la sua ricostruzione in forme diverse da quelle originali. Quanto a previsioni urbanistiche dunque,\u00a0<strong>sui monumenti si potr\u00e0 agire con la stessa libert\u00e0 con cui si opera su un capannone industriale.<\/strong><\/p>\n<p>La tutela sar\u00e0 demandata totalmente alla Soprintendenza, che finora ha lavorato a fianco del Comune autorizzando le trasformazioni consentite dal RU (poich\u00e9 sono due i dispositivi che rispondono al precetto di tutela del Bene Culturale: il permesso di costruire, in capo al Comune, e l\u2019autorizzazione del soprintendente). Ma come ognun sa, la Soprintendenza non \u00e8 il Comune, non \u00e8 un organo rappresentativo della cittadinanza, ha funzioni di diversa natura,\u00a0<strong>non tratta di pianificazione<\/strong>, non \u00e8 suo compito occuparsi della disciplina in materia di attivit\u00e0 edilizia ed urbanistica. In altre parole: il Soprintendente non pu\u00f2 sopperire alla mancata pianificazione comunale.<\/p>\n<p><strong>Degenerazione amministrativa<\/strong><br \/>\nRimettendo alla Soprintendenza il destino degli edifici monumentali,\u00a0<strong>il Comune recede da un obbligo costituzionale<\/strong>. Elude le funzioni attribuitegli dalla Legge urbanistica (L 1150\/1942), dall\u2019art. 118 della Costituzione, definite dal \u201c<em><strong>Testo unico degli enti locali\u201d<\/strong><\/em>\u00a0che specifica:<\/p>\n<p><em>\u00abSpettano al comune tutte le funzioni amministrative che riguardano la popolazione ed il territorio comunale, precipuamente nei settori [\u2026] dell\u2019assetto ed utilizzazione del territorio\u00bb (DLgs 267\/2000, art. 13, co. 1).<\/em><\/p>\n<p>L\u2019urbanistica, quale funzione primaria ed essenziale, rientra tra tali compiti amministrativi: attraverso il Piano Regolatore (nelle sue varie denominazioni regionali)\u00a0<strong>il Comune ha l\u2019obbligo di dettare la disciplina delle trasformazioni e dell\u2019uso di ogni immobile ricadente nel territorio comunale, nell\u2019interesse generale.<\/strong>\u00a0Nessuno escluso.<\/p>\n<p><em>[L\u2019articolo \u00e8 la trascrizione del contributo dell\u2019autrice all\u2019incontro All\u2019assalto della citt\u00e0 pubblica! Firenze elimina il restauro e spiana la strada ai grandi capitali organizzato da Spazio InKiostro, tenutosi a Firenze il 28 marzo 2018. In apertura: Santo Stefano al Ponte Vecchio, aprile 2018, fotografia dell\u2019autrice]<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Note al testo<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>[1] Si veda su questo argomento il sintetico: Alessandro Barile, Utenti contro residenti. La nuova dialettica metropolitana tra cittadini e fruitori, \u201cAlias\u201d, supplemento a \u201cil manifesto\u201d, 17 marzo 2018.<\/em><\/p>\n<p><em>[2] Ossia, sulle \u00abemergenze di valore storico architettonico\u00bb non vincolate; sugli \u00abedifici di interesse documentale\u00bb e sugli \u00abedifici storici o storicizzati\u00bb (ricadono in questa voce le case popolari di via dei Pepi poste in vendita nel piano comunale delle alienazioni).<\/em><\/p>\n<p>Tratto da:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.perunaltracitta.org\/2018\/04\/04\/firenze-una-variante-per-la-degenerazione-urbana\/\"><strong>http:\/\/www.perunaltracitta.org\/2018\/04\/04\/firenze-una-variante-per-la-degenerazione-urbana\/<\/strong><\/a><\/p>\n<p>Si veda inoltre la\u00a0<a href=\"http:\/\/www.italianostra.org\/lettera-al-sindaco-sulla-scandalosa-variante-art-13-al-regolamento-urbanistico-di-firenze\/\"><strong>presa di posizione di Italia Nostra attraverso questa lettera inviata al Sindaco Nardella<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2018\/05\/firenze-una-variante-per-la-degenerazione-urbana\/\">http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2018\/05\/firenze-una-variante-per-la-degenerazione-urbana\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SALVIAMO IL PAESAGGIO (Ilaria Agostini) Proprio in nome della \u201crigenerazione urbana\u201d, una\u00a0Variante al Regolamento Urbanistico\u00a0sottopone a trattamento degenerativo il corpo esangue della citt\u00e0 storica e\u00a0lo predispone a nuova speculazione immobiliare. 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