{"id":41804,"date":"2018-05-10T12:55:11","date_gmt":"2018-05-10T10:55:11","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41804"},"modified":"2018-05-10T12:55:11","modified_gmt":"2018-05-10T10:55:11","slug":"effetti-economici-del-fascismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41804","title":{"rendered":"Effetti economici del fascismo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di MARX XXI (Lorenzo Battisti) <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I duri anni di crisi che stiamo attraversando stanno portando una rinascita dei movimenti di estrema destra in tutti i paesi europei. Questo aumento \u00e8 dovuto anche ai consensi che questi partiti riescono ad ottenere nei quartieri popolari. Il successo di questi partiti non \u00e8 solo elettorale o legato esclusivamente al voto di protesta, ma \u00e8 testimoniato dal diffondersi del sostegno a questa ideologia in vasti strati sociali dei paesi europei: sulle reti sociali si osserva periodicamente il riproporsi diffuso di testi che rivendicano e ricordano i successi del ventennio fascista in Italia, fatto di grandi investimenti e di istituti sociali a favore della popolazione. In sostanza il fascismo viene descritto come un regime bonapartista che, sotto la guida carismatica di Mussolini, ha soggiogato la borghesia italiana, ha contribuito al rilancio e al successo economico del paese e ne ha diffuso i benefici tra tutta la popolazione. Questi risultati vengono ulteriormente esaltati facendo il confronto con gli insuccessi politici ed economici della democrazia repubblicana. Tutto questo \u00e8 vero? \u00c8 vero che il fascismo ha migliorato la condizione di tutta la popolazione? I suoi risultati sono stati migliori della democrazia repubblicana?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>II fascismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cerchiamo prima di descrivere quello che fu il fascismo storicamente. Un\u2019approfondita analisi del fascismo fu fatta da Togliatti nel celebre \u201cCorso sugli avversari\u201d, tenuto a Mosca nel 1935: questa analisi copre tutta l\u2019evoluzione del movimento fascista, dalle origini fino alla soglia della Seconda Guerra Mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Togliatti parte dalla definizione di fascismo data dall\u2019Internazionale Comunista, secondo cui \u201cil fascismo \u00e8 una dittatura terrorista aperta degli elementi pi\u00f9 reazionari, pi\u00f9 sciovinisti, pi\u00f9 imperialisti del capitale finanziario\u201d<sup>i<\/sup>. Questa dittatura, per Togliatti, \u00e8 caratterizzata dall\u2019unione di due elementi: la dittatura della borghesia e il movimento delle masse piccolo borghesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da una parte infatti, il fascismo rappresenta per Togliatti il partito della borghesia:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cLa borghesia italiana ha nel Partito Fascista un\u2019organizzazione politica di tipo nuovo adatta ad esercitare la dittatura aperta sulle classi lavoratrici. Non solo, ma attraverso tutta una serie di altri organismi e legami, il Partito Fascista diventa l\u2019organizzazione che d\u00e0 alla borghesia italiana la possibilit\u00e0 di esercitare in ogni momento una pressione armata sulle massi lavoratrici.\u201d<sup>ii<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dall\u2019altra il fascismo sviluppa questa lotta attraverso la mobilitazione della piccola borghesia:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cIl fascismo non significa soltanto la lotta contro la democrazia borghese; noi non possiamo adoperare questa espressione soltanto quando siamo in presenza di questa lotta. Dobbiamo adoperarla soltanto allorquando la lotta contro la classe operaia si sviluppa su nuova base di massa con carattere piccolo borghese, come vediamo in Germania, in Italia, in Francia, in Inghilterra, ovunque esiste un fascismo tipico.\u201d<sup>iii<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ideologia fascista rispecchia la composizione del movimento fascista e serve gli obiettivi che esso si \u00e8 posto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cAnalizzando questa ideologia, che cosa vi troviamo? Di tutto. \u00c9 un\u2019ideologia eclettica. [&#8230;] Essa serve a saldare assieme varie correnti nella lotta per la dittatura sulle masse lavoratrici e per creare a questo scopo un vasto movimento di massa. L\u2019ideologia fascista \u00e8 uno strumento creato per tenere legati questi elementi. Una parte della ideologia, la parte nazionalista, serve direttamente alla borghesia, l\u2019altra serve come legame. [&#8230;] Come linea fondamentale rimane: nazionalismo esasperato e analogia con la socialdemocrazia.\u201d<sup>iv<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ideologia fascista, oltre ad essere eclettica, \u00e8 continuamente mutevole, sotto la spinta tanto della lotta di classe, quanto delle contraddizioni che nascono dalla duplice natura del movimento (da una parte gli obiettivi della borghesia monopolista, dall\u2019altra quelli della piccola borghesia). Togliatti infatti osserva che il Partito Fascista muta seguendo i diversi posizionamenti della borghesia:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cCosa fa in questo periodo il Partito Fascista? Osservate attentamente .<em>Vi vedrete gli stessi spostamenti della borghesia.\u201d<sup>v<\/sup><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questi mutamenti si scontrano con i programmi della piccola borghesia, che fornisce il carattere di massa al Partito Fascista e che lotta per diventare essa stessa classe dirigente e dominare quindi tanto sui lavoratori quanto sulla grande borghesia:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cBrevemente sulle crisi del Partito Fascista. Esse hanno specialmente la loro origine nei contrasti in seno alla piccola e la media borghesia italiana, nella resistenza offerta dai quadri della piccola e media borghesia italiana, che erano inquadramenti di massa fascisti all\u2019origine, contro l\u2019instaurazione della dittatura aperta degli strati pi\u00f9 reazionari della borghesia.\u201d\u201d<sup>vi<br \/>\n<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Infine, il terzo elemento che condiziona i mutamenti ideologici fascisti \u00e8 costituito dall\u2019azione delle masse:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201c[che] non bisogna mai considerare il fascismo come qualche cosa di definitivamente caratterizzato, che bisogna considerarlo nel suo sviluppo, mai fisso, mai come uno schema, come modello, ma come conseguenza di una serie di rapporti economici e politici reali, risultanti da fattori reali, dalla situazione economica, dalla lotta delle masse.\u201d\u201d<sup>vii<br \/>\n<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ultimo elemento che resta indissolubilmente legato al fascismo e al suo carattere di classe \u00e8 l\u2019imperialismo. In un passo di estrema lucidit\u00e0 Togliatti mostra il legame intimo tra imperialismo, crisi economica e fascismo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cPerch\u00e9 il fascismo, perch\u00e9 la dittatura aperta della borghesia si instaura oggi, proprio in questo periodo? La risposta voi la dovete<em>trovare in Lenin stesso; dovete cercarla nei suoi lavori\u00a0<\/em><em>sull\u2019imperialismo. Non si pu\u00f2 sapere ci\u00f2 che \u00e8 il fascismo se non si conosce l\u2019imperialismo. [&#8230;] Sulla loro base [le caratteristiche dell\u2019imperialismo] vi \u00e8 una tendenza ad una trasformazione reazionaria di tutti gli istituti politici della borghesia. Anche questo voi lo trovate in Lenin. Vi \u00e8 una tendenza a rendere questi istituti reazionari e questa tendenza si manifesta, nelle forme pi\u00f9 conseguenti, nel fascismo. Perch\u00e9? Perch\u00e9 dati i rapporti tra le classi e data la necessit\u00e0 da parte dei capitalisti di garantire i propri profitti, la borghesia deve trovare delle forme onde fare una forte pressione sui lavoratori. D\u2019altra parte i monopoli, cio\u00e8 le forze dirigenti della borghesia, si concentrano al massimo grado e le vecchie forme di reggimento diventano degli impedimenti per il loro sviluppo. La borghesia deve rivoltarsi contro quello che essa stessa ha creato, perch\u00e9 ci\u00f2 che altra volta era stato per lei elemento di sviluppo \u00e8 diventato oggi un impedimento alla conservazione della societ\u00e0 capitalista. Ecco perch\u00e9 la borghesia deve diventare reazionaria e ricorrere al fascismo.\u201d<sup>viii<\/sup><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fascismo ed economia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La nascita e l\u2019affermazione del fascismo sembrano legati alla crisi economica. Ma quali sono stati gli orientamenti economici del fascismo? Che funzione hanno svolto e a favore di chi sono andate?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019andamento eclettico dell\u2019ideologia fascista, dovuta alle contraddizioni interne ed esterne, ha provocano un andamento altrettanto eclettico per quanto riguarda le posizioni e le decisioni economiche. Si pu\u00f2 dividere il ventennio in due parti: la prima che va dalla salita al potere fino alla crisi del \u201829; il secondo che arriva alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il primo periodo \u00e8 caratterizzato da manovre che oggi definiremmo liberiste, cio\u00e8 tese a ridurre l\u2019intervento diretto dello Stato in economia e a ridurre la spesa pubblica sociale. Il secondo invece, come conseguenza della crisi e in preparazione delle Guerra, vede un ritorno dell\u2019intervento statale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 interessante notare come il mito della desta \u201csociale\u201d sia stato costruito sul ricordo di questa seconda fase, dimenticando la prima. Ma, come vedremo, anche questa seconda fase maggiormente interventista ha favorito le classi abbienti a scapito dei ceti popolari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo stesso Mussolini, nel suo primo discorso alla Camera dei Deputati, indica chiaramente la politica economica del fascismo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cD&#8217;altra parte, per salvare lo Stato, bisogna fare un&#8217;operazione chirurgica. Ieri l&#8217;onorevole Orano diceva che lo Stato \u00e8 simile al gigante Briareo, che ha cento braccia. Io credo che bisogna amputarne novantacinque; cio\u00e8 bisogna ridurre lo Stato alla sua espressione puramente giuridica e politica. Lo Stato ci dia una polizia, che salvi i galantuomini dai furfanti, una giustizia bene organizzata, un esercito pronto per tutte le eventualit\u00e0, una politica estera intonata alle necessit\u00e0 nazionali. Tutto il resto, e non escludo nemmeno la scuola secondaria, deve rientrare nell&#8217;attivit\u00e0 privata dell&#8217;individuo. Se voi volete salvare lo Stato, dovete abolire lo Stato collettivista, cos\u00ec come c&#8217;\u00e8 stato trasmesso per necessit\u00e0 di cose dalla guerra, e ritornare allo Stato manchesteriano. \u201d<sup>,ix<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Coerentemente con quanto dichiarato, il primo governo Mussolini privatizz\u00f2 il monopolio statale sui fiammiferi, elimin\u00f2 il monopolio statale sulle assicurazioni sulla vita, privatizz\u00f2 le reti telefoniche e le societ\u00e0 che fornivano il servizio, riprivatizz\u00f2 l\u2019Ansaldo, concesse ai privati di incassare il pedaggio sulle autostrade, elimin\u00f2 la tassa di successione. Su questo primo periodo Togliatti osserva<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cI primi atti del fascismo al potere furono dei provvedimenti economici a favore della borghesia. [&#8230;] Non si fece subito un attacco contro i salari.\u00a0<em>[&#8230;] Fu distrutto l\u2019apparato di guerra che legava le mani all\u2019industria, furono distrutte tutte le misure di restrizione prese nel periodo precedente che legavano le mani, dando pi\u00f9 ampia libert\u00e0 al capitale, favorendo l\u2019iniziativa del capitale etc. [&#8230;] La libert\u00e0 di sviluppo al capitale rafforza il capitalismo finanziario, rafforza la concentrazione e l\u2019accentramento della produzione, il che porta al prevalere nella dittatura fascista degli strati decisivi del capitale finanziario.\u201d<\/em><sup>x<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella seconda met\u00e0 degli anni \u201820 le politiche del fascismo vanno a colpire direttamente i salari: sebbene la crisi economica cominci nel \u201829 negli Stati Uniti per poi propagarsi nel resto del mondo, i primi segni erano gi\u00e0 presenti negli anni precedenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cNel \u201826 si pone acutamente il problema della riduzione dei costi di produzione e quindi l\u2019offensiva contro i salari diventa una necessit\u00e0.\u201d<sup>xi<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi il fascismo attua le prime manovre dirette conto i lavoratori italiani:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u201cSi inizia l\u2019offensiva contro i lavoratori, l\u2019attacco ai salari, si ha un aumento della disoccupazione, un aumento del costo della vita e particolarmente si inizia in questo momento con maggiore intensit\u00e0 il processo di concentrazione dell\u2019economia, della produzione, e il suo concentramento.&#8221;<sup>xii<\/sup><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La politica economica fascista muta negli anni \u201830, sotto la spinta degli effetti della crisi, che porta al fallimento di tante imprese, e alle conseguenti nuove necessit\u00e0 della borghesia italiana. Una delle conseguenze \u00e8 l\u2019aumento della disoccupazione e l\u2019impoverimento di masse di lavoratori, una condizione che potrebbe portare all\u2019indebolimento del regime. Per queste ragioni le politiche del fascismo cambiano segno: dal liberismo spinto degli anni \u201820 si passa a un interventismo statale, sia in campo economico che sociale. Questo secondo periodo \u00e8 spesso fonte del mito sul suo lato sociale, favorevole ai lavoratori e agli strati popolari. La realt\u00e0 \u00e8 ben lontana da questa immagine mitologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le due fasi del fascismo infatti non sono contraddittorie, ma rispondo entrambe alla natura di classe che \u00e8 stata sopra descritta da Togliatti. Il fascismo del primo periodo infatti aveva l\u2019obiettivo di restaurare un\u2019economia pienamente di mercato dopo la fine della guerra, e di rompere le resistenze dei lavoratori per la piena occupazione e per migliori condizioni di vita. Come scrive l\u2019economista Kalecki<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cAbbiamo gi\u00e0 considerato le ragioni politiche dell\u2019opposizione [dei capitalisti] alla politica di creazione di occupazione tramite la spesa pubblica. Ma anche se tale posizione fosse vinta, cosa che pu\u00f2 in realt\u00e0 verificarsi sotto la pressione delle masse, il mantenimento del pieno impiego porterebbe a trasformazioni politiche e sociali che darebbero nuova forza all\u2019opposizione dei \u201ccapitani d\u2019industria\u201d. Infatti, in un regime di continuo pieno impiego il licenziamento cesserebbe di agire come misura disciplinare. La posizione sociale del \u201cprincipale\u201d sarebbe scossa, si accrescerebbe la sicurezza di s\u00e9 e la coscienza di classe dei lavoratori. Gli scioperi per un salario pi\u00f9 alto e il miglioramento delle condizioni di lavoro sarebbero fonti di tensione politica.[&#8230;] L\u2019istinto di classe dice loro che una continua piena occupazione non \u00e8 \u201csana\u201d dal loro punto di vista perch\u00e9 la disoccupazione \u00e8 un elemento integrale di un sistema capitalistico normale. Una delle funzioni importanti del fascismo, come si pu\u00f2 vedere nel caso dell\u2019hitlerismo, fu l\u2019eliminazione dei motivi per l\u2019avversione dei capitalisti nei confronti del pieno impiego. L\u2019avversione alle spese pubbliche come tali viene superata dal fascismo col fatto che la macchina statale \u00e8 sotto il controllo diretto di una associazione del grande capitale col vertice fascista. Il mito della \u201cfinanza sana\u201d che era necessario per impedire al governo di agire contro una \u201ccrisi di fiducia\u201d tramite la spesa pubblica \u00e8 ora superfluo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nello Stato democratico non si sa con sicurezza come sar\u00e0 il governo seguente, mentre nello Stato fascista non c\u2019\u00e8 governo seguente. L\u2019avversione nei confronti delle spese statali per gli investimenti pubblici e per sovvenzionare il consumo di massa viene superata dalla concentrazione delle spese statali negli armamenti. Infine, \u201cla disciplina nelle fabbriche\u201d e la \u201cstabilit\u00e0 politica\u201d con il pieno impiego sono assicurate dal \u201cnuovo ordine\u201d, di cui vengono a far parte vari mezzi: dallo scioglimento dei sindacati ai campi di concentramento. La pressione politica sostituisce qui la pressione economica della disoccupazione.\u201d<sup>xiii<br \/>\n<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La crisi economica esacerb\u00f2 il carattere imperialistico del fascismo, che, insieme al proprio fratello tedesco, pianific\u00f2 una guerra di conquista quale via d\u2019uscita alla crisi economica. Kalecki continua<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cIl fatto che gli armamenti sono il nerbo della politica fascista di pieno impiego ha un\u2019influenza profonda sul carattere economico di questa. Il riarmo su larga scala si accompagna all\u2019espansione delle forze armate e a piani di conquista. In tale maniera lo scopo principale dell\u2019espansione della spesa pubblica si trasferisce gradualmente dal pieno impiego alla realizzazione del massimo effetto di riarmo. Ci\u00f2 porta alla limitazione del consumo al di sotto del livello che potrebbe venir ottenuto in corrispondenza del pieno impiego. Il sistema fascista inizia col vincere la disoccupazione, si sviluppa in \u201ceconomia di guerra\u201d che tende inevitabilmente alla guerra.\u201d<sup>xiv<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Le statistiche del ventennio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le statistiche macroeconomiche come oggi le conosciamo sono nate dopo la Seconda Guerra Mondiale e grazie all\u2019affermazione del pensiero keynesiano. Per questo non esistono serie storiche che confermino o smentiscano le posizioni espresse sul fascismo da Togliatti o da Kalecki. Per sopperire a questa mancanza gli storici e gli economisti hanno lavorato per ricostruire molti dati sociali ed economici, in modo da poter descrivere con buona approssimazione anche il periodo storico precedente al 1945. In particolare far\u00f2 riferimento al lavoro fatto da Giovanni Vecchi, intitolato \u201cIn ricchezza e in povert\u00e0\u201d, in cui si presentano le serie storiche italiane dall\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia ai giorni nostri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il primo grafico che appare interessante ai nostri fini, \u00e8 quello sulla ricchezza procapite italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/pil-per-abit.jpg\" alt=\"pil per abit\" width=\"500\" height=\"388\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La ricchezza prodotta nel periodo fascista non si discosta significativamente da quella prodotta durante il periodo liberale. Questo vale tanto per la prima fase (gli anni \u201820) quanto per la seconda (gli anni \u201830). La scelta di entrare in guerra fatta da Mussolini, lungi dal portare ricchezza al paese, ha prodotto un impoverimento generalizzato, che ha fatto crollare in pochi anni la ricchezza del paese a livelli preunitari. Quindi, alla fine del ventennio, la ricchezza del paese era ben inferiore a quella precedente al 1921. Questo disastro economico risulta ancora peggiore se si confronta alla fase repubblicana, dove si osserva una crescita costante del reddito pro-capite quasi ininterrotta, che declina solamente a partire dal 2000 in poi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se si osserva la distribuzione del reddito, questa magra crescita risulta essere distribuita in modo assolutamente diseguale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/distr-reddito.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/distr-redditorid.jpg\" alt=\"distr redditorid\" width=\"500\" height=\"402\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli anni dell\u2019Italia liberale sono caratterizzati non solo da una crescita media del Pil pro-capite superiore (indicata dalla linea orizzontale compresa tra il 2% ed il 2,5%), ma anche da una crescita generale dei redditi, che ha penalizzato solamente i redditi bassissimi, che non sono quasi cresciuti (rappresentati dai valori a sinistra). I primi 10 anni di Italia fascista sono caratterizzati da una crescita quasi nulla e da una distribuzione di questa crescita ad esclusivo vantaggio del 50% pi\u00f9 ricco di popolazione. L\u2019altra met\u00e0 non si \u00e8 solo impoverita in termini relativi, ma in termini assoluti: in questi 10 anni, come si vede, il reddito pro-capite della met\u00e0 di italiani pi\u00f9 povero \u00e8 diminuita ogni anno; e pi\u00f9 i ceti erano poveri e pi\u00f9 il loro reddito \u00e8 diminuito. Poich\u00e9 la crescita del reddito era quasi nulla, tutto quanto perso dai ceti popolari \u00e8 andato a vantaggio della parte d\u2019Italia pi\u00f9 abbiente. In sostanza il fascismo ha operato come un Robin Hood al contrario, che ha rubato ai poveri per dare ai ricchi<sup>xv<\/sup>. Questo sembra confermare le analisi sulla natura di classe del fascismo fatte da Togliatti e da Kalecki.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La distribuzione del reddito \u00e8 stata molto diseguale anche a livello territoriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/dist-terr.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/dist-terrrid.jpg\" alt=\"dist terrrid\" width=\"500\" height=\"356\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo grafico si pu\u00f2 osservare l\u2019andamento del Pil per abitante nelle diverse zone d\u2019Italia. Come si vede la distribuzione del reddito va a beneficio del Nord-Ovest industrializzato (ricordando sempre che al contempo va a beneficio dei ceti pi\u00f9 ricchi), a scapito del Sud e delle Isole che hanno osservato un impoverimento costante dall\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia fino al 1951 (quando la situazione si inverte grazie agli investimenti pubblici). Anche in questo caso, a fronte di una crescita nulla, quote di ricchezza sono state quindi trasferite dal Sud al Nord. Come prima, il fascismo ha agito al contrario di quando avrebbe dovuto fare, ma soprattutto al contrario di quanto gli viene oggi attribuito: ha deindustrializzato e impoverito il Sud e ha arricchito gli industriali del Nord (impoverendo al contempo gli operai che vi lavoravano). Per dirla con una terminologia contemporanea, ha favorito l\u20191% a scapito del restante 99%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il seguente grafico conferma tutto questo: un aumento della diseguaglianza molto forte tra Nord e Sud e al contempo un aumento della diseguaglianza all\u2019interno delle due aree a favore dei ceti abbienti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/andam-diseg.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/andam-disegrid.jpg\" alt=\"andam disegrid\" width=\"500\" height=\"373\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo grafico si vede come l\u2019aumento vertiginoso della diseguaglianza generale sia frutto di un altrettanto forte aumento della diseguaglianza fra Nord e Sud (quindi con l\u2019aumento di povert\u00e0 al Sud in favore di una concentrazione della ricchezza al Nord) e di una concentrazione di ricchezza all\u2019interno delle due aree del paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La povert\u00e0, altro indicatore che testimonia l\u2019incidenza delle politiche fasciste, \u00e8 aumentata ininterrottamente dal 1921 al 1948.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/andam-salari.jpg\" alt=\"andam salari\" width=\"500\" height=\"356\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 possibile osservare l\u2019effetto delle politiche fasciste osservando l\u2019andamento dei salari. Come si coglie perfettamente dall\u2019analisi di Togliatti, il fascismo \u00e8 un regime ferocemente di classe, che ha tra i propri obiettivi principali, quello di contenere la dinamica salariale a beneficio del capitale nazionale.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td>Lo studio della Zamagni sui salari durante il ventennio ci permette di capire quali siano state le dinamiche.<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<table border=\"1\" width=\"583\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>ANNI<\/td>\n<td>Salari reali giornalie ri in lire del 1938<\/td>\n<td>Indice<\/p>\n<p>1913=10<\/p>\n<p>0<\/td>\n<td>Variazio ne % annua<\/td>\n<td>Salari reali orari in lire del 1938<\/td>\n<td>Indice<\/p>\n<p>1913=10<\/p>\n<p>0<\/td>\n<td>Indice<\/p>\n<p>Occupazi<\/p>\n<p>one<\/p>\n<p>1929=10<\/p>\n<p>0<\/td>\n<td>Ore<\/p>\n<p>lavorate<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1911<\/td>\n<td>11,30<\/td>\n<td>88<\/td>\n<td><\/td>\n<td>1,13<\/td>\n<td>88<\/td>\n<td><\/td>\n<td>10<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1912<\/td>\n<td>12,02<\/td>\n<td>93<\/td>\n<td>6,37<\/td>\n<td>1,20<\/td>\n<td>93<\/td>\n<td><\/td>\n<td>10<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1913<\/td>\n<td>12,87<\/td>\n<td>100<\/td>\n<td>7,07<\/td>\n<td>1,29<\/td>\n<td>100<\/td>\n<td><\/td>\n<td>10<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1914<\/td>\n<td>14,00<\/td>\n<td>109<\/td>\n<td>8,78<\/td>\n<td>1,40<\/td>\n<td>109<\/td>\n<td><\/td>\n<td>10<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1915<\/td>\n<td>14,42<\/td>\n<td>112<\/td>\n<td>3,00<\/td>\n<td>1,44<\/td>\n<td>112<\/td>\n<td><\/td>\n<td>10<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1916<\/td>\n<td>12,60<\/td>\n<td>98<\/td>\n<td>-12,63<\/td>\n<td>1,15<\/td>\n<td>89<\/td>\n<td><\/td>\n<td>11<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1917<\/td>\n<td>12,07<\/td>\n<td>94<\/td>\n<td>-4,21<\/td>\n<td>1,10<\/td>\n<td>85<\/td>\n<td><\/td>\n<td>11<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1918<\/td>\n<td>11,60<\/td>\n<td>90<\/td>\n<td>-3,90<\/td>\n<td>1,05<\/td>\n<td>81<\/td>\n<td><\/td>\n<td>11<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1919<\/td>\n<td>15,14<\/td>\n<td>118<\/td>\n<td>30,51<\/td>\n<td>1,89<\/td>\n<td>147<\/td>\n<td><\/td>\n<td>8<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1920<\/td>\n<td>16,69<\/td>\n<td>130<\/td>\n<td>10,23<\/td>\n<td>2,09<\/td>\n<td>162<\/td>\n<td>93<\/td>\n<td>8<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1921<\/td>\n<td>17,34<\/td>\n<td>135<\/td>\n<td>3,89<\/td>\n<td>2,31<\/td>\n<td>192<\/td>\n<td>81<\/td>\n<td>7,5<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1922<\/td>\n<td>16,45<\/td>\n<td>128<\/td>\n<td>-5,14<\/td>\n<td>2,11<\/td>\n<td>160<\/td>\n<td>83<\/td>\n<td>7,8<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1923<\/td>\n<td>17,12<\/td>\n<td>133<\/td>\n<td>4,07<\/td>\n<td>2,09<\/td>\n<td>162<\/td>\n<td>84<\/td>\n<td>8,2<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1924<\/td>\n<td>17,02<\/td>\n<td>132<\/td>\n<td>-0,59<\/td>\n<td>2,00<\/td>\n<td>155<\/td>\n<td>92<\/td>\n<td>8,5<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1925<\/td>\n<td>16,25<\/td>\n<td>126<\/td>\n<td>-4,53<\/td>\n<td>1,91<\/td>\n<td>148<\/td>\n<td>100<\/td>\n<td>8,5<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1926<\/td>\n<td>15,84<\/td>\n<td>123<\/td>\n<td>-2,53<\/td>\n<td>1,84<\/td>\n<td>143<\/td>\n<td>102<\/td>\n<td>8,6<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1927<\/td>\n<td>16,08<\/td>\n<td>125<\/td>\n<td>1,51<\/td>\n<td>2,09<\/td>\n<td>162<\/td>\n<td>94<\/td>\n<td>7,7<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1928<\/td>\n<td>14,93<\/td>\n<td>116<\/td>\n<td>-7,16<\/td>\n<td>2,08<\/td>\n<td>161<\/td>\n<td>98<\/td>\n<td>7,2<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1929<\/td>\n<td>14,72<\/td>\n<td>114<\/td>\n<td>-1,41<\/td>\n<td>2,02<\/td>\n<td>157<\/td>\n<td>100<\/td>\n<td>7,3<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1930<\/td>\n<td>14,62<\/td>\n<td>114<\/td>\n<td>-0,68<\/td>\n<td>2,09<\/td>\n<td>162<\/td>\n<td>97,8<\/td>\n<td>7<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1931<\/td>\n<td>14,74<\/td>\n<td>114<\/td>\n<td>0,82<\/td>\n<td>2,17<\/td>\n<td>168<\/td>\n<td>88,8<\/td>\n<td>6,8<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1932<\/td>\n<td>14,80<\/td>\n<td>115<\/td>\n<td>0,40<\/td>\n<td>2,20<\/td>\n<td>170<\/td>\n<td>78,5<\/td>\n<td>6,7<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1933<\/td>\n<td>15,76<\/td>\n<td>122<\/td>\n<td>6,48<\/td>\n<td>2,27<\/td>\n<td>176<\/td>\n<td>79,4<\/td>\n<td>7<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1934<\/td>\n<td>15,92<\/td>\n<td>123<\/td>\n<td>1,01<\/td>\n<td>2,31<\/td>\n<td>179<\/td>\n<td>82,9<\/td>\n<td>6,9<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1935<\/td>\n<td>14,35<\/td>\n<td>111<\/td>\n<td>-9,87<\/td>\n<td>2,26<\/td>\n<td>175<\/td>\n<td>93,9<\/td>\n<td>6,4<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1936<\/td>\n<td>13,98<\/td>\n<td>109<\/td>\n<td>-2,58<\/td>\n<td>2,23<\/td>\n<td>173<\/td>\n<td>94,9<\/td>\n<td>6,3<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1937<\/td>\n<td>14,81<\/td>\n<td>115<\/td>\n<td>5,93<\/td>\n<td>2,27<\/td>\n<td>176<\/td>\n<td>104,5<\/td>\n<td>6,5<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1938<\/td>\n<td>14,28<\/td>\n<td>111<\/td>\n<td>-3,58<\/td>\n<td>2,26<\/td>\n<td>175<\/td>\n<td>110,7<\/td>\n<td>6,3<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<table border=\"1\" width=\"591\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>1939<\/td>\n<td>15,51<\/td>\n<td>121<\/td>\n<td>8,61<\/td>\n<td>2,37<\/td>\n<td>184<\/td>\n<td>114,2<\/td>\n<td>6,6<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1940<\/td>\n<td>18,71<\/td>\n<td>145<\/td>\n<td>20,63<\/td>\n<td>2,35<\/td>\n<td>182<\/td>\n<td><\/td>\n<td>8<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1941<\/td>\n<td>17,08<\/td>\n<td>133<\/td>\n<td>-8,72<\/td>\n<td>2,13<\/td>\n<td>165<\/td>\n<td><\/td>\n<td>8<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1942<\/td>\n<td>15,95<\/td>\n<td>124<\/td>\n<td>-6,62<\/td>\n<td>1,99<\/td>\n<td>154<\/td>\n<td><\/td>\n<td>8<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1943<\/td>\n<td>13,91<\/td>\n<td>108<\/td>\n<td>-12,79<\/td>\n<td>1,65<\/td>\n<td>128<\/td>\n<td><\/td>\n<td>8<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1944<\/td>\n<td>5,16<\/td>\n<td>40<\/td>\n<td>-62,91<\/td>\n<td>0,64<\/td>\n<td>50<\/td>\n<td><\/td>\n<td>8<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1945<\/td>\n<td>8,47<\/td>\n<td>60<\/td>\n<td>64,14<\/td>\n<td>1,06<\/td>\n<td>82<\/td>\n<td><\/td>\n<td>8<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1946<\/td>\n<td>11,27<\/td>\n<td>88<\/td>\n<td>33,05<\/td>\n<td>1,41<\/td>\n<td>109<\/td>\n<td><\/td>\n<td>8<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Se si osserva il periodo pre-fascista si possono osservare tre movimenti: prima della Prima Guerra Mondiale, quando i salati sono in aumento; durante il periodo bellico questi subiscono una forte diminuzione (da 1,44 lire all\u2019ora a 1,05); durante il biennio rosso \u201819-\u201921 si osserva un forte aumento. Inoltre dopo la guerra l\u2019orario di lavoro viene ridotto a 8 ore giornaliere. In quest\u2019ultimo periodo i salari raddoppiano in termini orari (da 1,05 a 2,31) e aumentano di circa il 30% a livello giornaliero (da 11,60 a 17,34) in termini reali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Su questo periodo Zamagni osserva:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cSe si aggiungono agli effetti degli aumentati costi di lavoro e della crisi economica quelli (se non altro paventati) della tassazione dei sovraprofitti di guerra, si hanno eloquenti elementi per valutare quanto apparisse grave la situazione tra il 1920 e il 1922 al mondo imprenditoriale, specialmente a quello dell\u2019industria pesante, che fu infatti il pi\u00f9 largo di aiuti a Mussolini.\u201d<sup>xvi<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In seguito alla ristrutturazione dell\u2019industria per la riconversione da bellica a civile, vi fu una crescita economica del paese, del quale per\u00f2 gli operai non beneficiarono. Come si vede dalla tabella, il salario giornaliero diminuisce costantemente dal picco del 1921 fino al 1927. Parallelamente si osserva un aumento del tempo di lavoro<sup>xvii<\/sup>. A conferma di quanto osservato precedentemente, la prima fase del fascismo fu caratterizzata da un programma economico ultra-liberale, in cui alle privatizzazioni e allo smantellamento del ruolo dello stato in economia, viene redistribuita la ricchezza dagli operai verso gli industriali, con una compressione del salario e con l\u2019aumento del tempo di lavoro. La crescita, grazie alle politiche fasciste, and\u00f2 ad esclusivo beneficio delle classi possidenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il risultato, in termini salariali fu che<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cMentre gli imprenditori approfittavano dell\u2019inflazione per alleggerire notevolmente i loro costi orari, le buste-paga non ne venivano corrispondentemente decurtate a causa dell\u2019aumentata disponibilit\u00e0 di lavoro.\u201d<sup>xviii<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo l\u2019inflazione post-bellica, con conseguente svalutazione della lira rispetto alle altre valute, il regime decise una rivalutazione della moneta nazionale: in un famoso discorso a Pesaro, Mussolini fiss\u00f2 quota 90 Lire contro una Sterlina come l\u2019obiettivo da raggiungere. L\u2019obiettivo fu raggiunto nel 1927, portando anche l\u2019inflazione sotto controllo<sup>xix<\/sup>. Senza la variazione in termini nominali dei salari, grazie alla diminuzione dell\u2019inflazione, questi avrebbero potuto aumentare in termini reali. Il regime intervenne quindi in due occasioni tagliando i salari prima del 10% poi del 20%. Zamagni descrive cos\u00ec le scelte politiche di Mussolini:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cLa discesa dei prezzi che segu\u00ec la rivalutazione della lira present\u00f2 al regime ormai consolidato la necessit\u00e0 di intervenire per una decurtazione dei salari monetari, dato che non voleva alienarsi l\u2019appoggio della classe imprenditoriale scaricandole addosso il peso della stabilizzazione monetaria concepita da Mussolini in funzione prevalentemente politica. Nessuno poteva inoltre prevedere allora che tali riduzioni non sarebbero rimaste affatto isolate. Si inaugura cos\u00ec un periodo di sostanziale stagnazione dei salari reali che, sia pur in mezzo ad inevitabili oscillazioni, dura fino al 1939. Tale stagnazione \u00e8 frutto di una deliberata politica di intervento da parte del regime ogniqualvolta i salari reali mostravano una tendenza ad allontanarsi troppo da un certo livello minimo considerato \u201cacquisito\u201d &#8211; di sussistenza &#8211; e che si pu\u00f2 indicare intorno alle 15 lire del 1938.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ulteriori tagli ai salari furono fatti negli anni \u201830. Per tutto il decennio questi stagnarono, sotto l\u2019effetto della crisi economica e delle politiche del regime. Nonostante i provvedimenti sociali (che determinarono per\u00f2 anche un aumento dei contributi) non vi fu un miglioramento nella distribuzione del reddito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cLa disaggregazione dei consumi nelle componenti principali rivela per\u00f2 che il disagio delle classi pi\u00f9 povere dovette essere ben maggiore, se gi\u00e0 dal 1924 i generi alimentari di origine vegetale iniziarono la loro ripida discesa, fermatasi solo nel 1937; la crisi del 1927 venne registrata anche dai consumi di origine animale e dai grassi, mentre i generi di vestiario declinarono solo dal 1930 in poi (la spesa per l\u2019abitazione, che sale violentemente dal 1926 al 1935, lungi dal rivelare un miglioramento dello standard di vita, \u00e8 indice del fatto che una certa liberalizzazione dei canoni di affitto, da un lato, e la loro rigidit\u00e0 monetaria, dall\u2019altro, finirono col fare incidere di pi\u00f9 questo capitolo di spesa sul bilancio domestico, a parit\u00e0, o a deterioramento, di prestazioni).\u201d<sup>xx<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I salari si ripresero solo dal 1939 in poi grazie alla preparazione dello sforzo bellico, e con il fine di assicurarsi l\u2019appoggio dei lavoratori alla guerra. Poco dopo furono per\u00f2 decimati dagli effetti della partecipazione alla guerra. Il bilancio del ventennio \u00e8 racchiuso in un dato: il livello salariale del 1946 era pressapoco uguale a quello del 1911. Vent\u2019anni di fascismo hanno portato i lavoratori indietro di oltre trent\u2019anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Zamagni riassume questa tendenza di lungo periodo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cLa compressione salariale come condizione della via italiana all\u2019accumulazione venne restaurata con la forza, s\u00ec che essa dur\u00f2 praticamente indisturbata per altri 25 anni e richiese poi altri quindici anni per essere gradualmente posta in liquidazione, non senza strascichi di notevole rilevanza.\u201d<sup>xxi<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Appare chiaro, sia dal punto di vista empirico che da quello di analisi teorica, che non ci sono basi per sostenere che il fascismo abbia lavorato a beneficio del popolo italiano nel suo insieme, o addirittura che abbia attuato politiche in favore delle classi popolari. \u00c8 invece chiaro che, dietro la retorica nazionalistica, si celavano politiche apertamente di classe, atte a favorire una redistribuzione del reddito e della ricchezza verso l\u2019alto e a ripristinare condizioni economiche che permettessero di riavviare l\u2019accumulazione e permettere di competere con gli altri capitali nazionali. In sostanza, il fascismo, spezzando le organizzazioni dei lavoratori e reprimendo le lotte, ha permesso di ridurre il costo del lavoro fino a livelli di sussistenza, creando cos\u00ec le condizioni migliori per gli imprenditori italiani, dopo l\u2019incubo (per loro) del biennio rosso che seguiva gli echi della Rivoluzione d\u2019Ottobre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non sono stati presi in considerazione gli effetti derivanti dalle avventure imperialistiche in Africa, che pure, come sottoli<span class=\"font3\">n<\/span>eato da Togliatti, rappresentano un tratto caratteristico del fascismo. Ma vista la dinamica generale, appare chiaro che anche queste avventure, sotto la coltre nazionalista, siano servite a creare nuove occasioni di profitto per il capitalismo italiano e a trovare nuova forza lavoro schiavizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 oggi quindi importante sfatare il mito, sempre pi\u00f9 diffuso, che un ritorno dell\u2019estrema destra al potere possa essere di beneficio per le classi popolari \u201cautoctone\u201d. Questo non \u00e8 avvenuto storicamente e non avverr\u00e0 oggi. I referenti sociali di queste forze sono gli stessi del secolo scorso, e come allora, dietro la retorica del \u201cprima gli italiani\u201d, lavorano sempre per ridurre il costo del lavoro in nome del sacrificio per la patria. Non va ignorato inoltre che la crescita di queste forze \u00e8 finanziato e aiutato anche in funzione di una prossima avventura bellica verso i paesi che cercano una propria strada di sviluppo alternativa a quella occidentale (Cina e Russia in primis) e che rifiutano lo sfruttamento e i diktat che i nostri paesi impongono loro. Oggi come ieri, il fascismo \u00e8 sinonimo di guerra imperialistica e di sfruttamento dei lavoratori.<\/p>\n<hr \/>\n<h5>FONTI<\/h5>\n<h5>Togliatti, P., 2010, Corso sugli avversari. Le lezioni sul fascismo, Einaudi<\/h5>\n<h5>Mussolini, B., Discorso alla Camera dei Deputati, 21 Giugno 1921<\/h5>\n<h5>Kalecki, M., <a href=\"https:\/\/keynesblog.com\/2012\/05\/01\/perche-eliminare-la-disoccupazione-non-%20%20conviene-a-tutti\/\">Aspetti politici del pieno impiego.<\/a><\/h5>\n<h5>Vecchi, G., 2011, In ricchezza e in povert\u00e0. Storia del benessere degli italiani dall\u2019Unit\u00e0 ad oggi, il Mulino,<\/h5>\n<h5>Zamagni, V., &#8220;La dinamica dei salari nel settore industriale 1921-1939\u201d, Rivista Quaderni Storici (Maggio-Dicembre 1975), n.29-30<\/h5>\n<hr \/>\n<h5>Note<\/h5>\n<h5><span class=\"font1\">i Togliatti, p.4<\/span><\/h5>\n<h5><span class=\"font1\">ii <\/span><span class=\"font1\">Togliatti, p.53<\/span><\/h5>\n<h5><span class=\"font1\">iii <\/span><span class=\"font1\">Togliatti, p.8<\/span><\/h5>\n<h5><span class=\"font1\">iv <\/span><span class=\"font1\">Togliatti, p.12-3<\/span><\/h5>\n<h5><span class=\"font1\">v Togliatti, p.25<\/span><\/h5>\n<h5><span class=\"font1\">vi Togliatti, p.47<\/span><\/h5>\n<h5><span class=\"font1\">vii <\/span><span class=\"font1\">Togliatti, p. 35<\/span><\/h5>\n<h5><span class=\"font1\">viii <\/span><span class=\"font1\">Togliatti, p.6-7<\/span><\/h5>\n<h5><span class=\"font1\">ix <\/span><span class=\"font1\">Mussolini, B<\/span><\/h5>\n<h5><span class=\"font1\">x Togliatti, p. 29-30-32<\/span><\/h5>\n<h5><span class=\"font1\">xi <\/span><span class=\"font1\">Togliatti, p.34<\/span><\/h5>\n<h5><span class=\"font1\">xii <\/span><span class=\"font1\">Togliatti, p.31<\/span><\/h5>\n<h5><span class=\"font1\">xiii <\/span><span class=\"font1\">Kalecki<\/span><\/h5>\n<h5><span class=\"font1\">xiv <\/span><span class=\"font1\">Kalecki<\/span><\/h5>\n<h5><span class=\"font1\">xv Gli altri due grafici possono aiutare a caratterizzare altre due epoche della storia economica e politica italiana. Il periodo \u201877-\u201991, che rappresenta le ultime lotte sociali e gli anni \u201880 del Pentapartito \u00e8 caratterizzato da un tasso di crescita alto e da una distribuzione in favore dei ceti bassi, che decresce al crescere del reddito. Al contrario, il periodo \u201891-2008, corrispondente alla Seconda Repubblica, con l\u2019alternarsi di centro destra e centro sinistra, vede i redditi bassi decrescere o stagnare, mentre aumentano i redditi altissimi.<\/span><\/h5>\n<h5><span class=\"font1\">xvi <\/span><span class=\"font1\">Zamagni, p. 534-5<\/span><\/h5>\n<h5><span class=\"font1\">xvii \u201cGi\u00e0 nel 1923 Mussolini, pur riaffermando la giornata di 8 ore, introdusse parecchi eccezioni; il 30 Giugno 1926 i datori di lavoro vennero autorizzati a prolungare la giornata di lavoro da 8 a 9 ore (cosa che era gi\u00e0 praticamente in vigore in parecchi settori). Gualerni afferma che le ore aggiuntive dovevano essere prestate gratuitamente soltanto in quelle industrie, come le tessili, che dovevano sostenere l\u2019urto della concorrenza straniera.\u201d Zamagni, p. 536<\/span><\/h5>\n<h5><span class=\"font1\"><a href=\"\/\/\/media\/tonino\/645A-2711\/battisti_risultatifascismo.htm#bookmark24\">xviii <\/a><\/span><a href=\"\/\/\/media\/tonino\/645A-2711\/battisti_risultatifascismo.htm#bookmark24\"><span class=\"font1\">Zamagni, p. 536<\/span><\/a><\/h5>\n<h5><span class=\"font1\">xix Della politica deflazionistica del regime beneficiarono principalmente le grandi imprese, mentre furono colpite le imprese di consumo e quelle piccole e medie. Anche in questo caso trovano conferma le osservazioni di Togliatti sulla natura del fascismo.<\/span><\/h5>\n<h5><span class=\"font1\"><a href=\"\/\/\/media\/tonino\/645A-2711\/battisti_risultatifascismo.htm#bookmark27\">xx <\/a><\/span><a href=\"\/\/\/media\/tonino\/645A-2711\/battisti_risultatifascismo.htm#bookmark27\"><span class=\"font1\">Zamagni, p. 547<\/span><\/a><\/h5>\n<h5><span class=\"font1\"><a href=\"\/\/\/media\/tonino\/645A-2711\/battisti_risultatifascismo.htm#bookmark29\">xxi <\/a><\/span><a href=\"\/\/\/media\/tonino\/645A-2711\/battisti_risultatifascismo.htm#bookmark29\"><span class=\"font1\">Zamagni, p. 535<\/span><\/a><\/h5>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/storia\/12238-lorenzo-battisti-effetti-economici-del-fascismo.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/storia\/12238-lorenzo-battisti-effetti-economici-del-fascismo.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARX XXI (Lorenzo Battisti) I duri anni di crisi che stiamo attraversando stanno portando una rinascita dei movimenti di estrema destra in tutti i paesi europei. Questo aumento \u00e8 dovuto anche ai consensi che questi partiti riescono ad ottenere nei quartieri popolari. Il successo di questi partiti non \u00e8 solo elettorale o legato esclusivamente al voto di protesta, ma \u00e8 testimoniato dal diffondersi del sostegno a questa ideologia in vasti strati sociali dei paesi&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":85,"featured_media":41198,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/sinistra-vita-star-trek-grande-rosso.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-aSg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41804"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/85"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=41804"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41804\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41805,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41804\/revisions\/41805"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/41198"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=41804"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=41804"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=41804"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}