{"id":41821,"date":"2018-05-11T11:30:20","date_gmt":"2018-05-11T09:30:20","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41821"},"modified":"2018-05-11T01:23:28","modified_gmt":"2018-05-10T23:23:28","slug":"il-ritorno-della-gran-bretagna-in-medio-oriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41821","title":{"rendered":"Il ritorno della Gran Bretagna in Medio Oriente"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>OLTRE FRONTIERA (Redazione)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"post-header\">\n<div class=\"post-meta vcard\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"post-thumbnail header\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/May_Bin_Salman-1280x640.jpg\" alt=\"Il ritorno della Gran Bretagna in Medio Oriente\" \/><\/div>\n<div class=\"post-wrap\">\n<div class=\"post-content entry-content\">\n<p>Con il mondo interamente concentrato sul dramma siriano, \u00e8 passato sotto silenzio l\u2019annuncio dell\u2019apertura di una <strong>base navale della Marina inglese in Bahrein<\/strong>. La base, che si trova nel porto di <strong>Mina Salman<\/strong>, nella capitale Manama, ospiter\u00e0 almeno <strong>500 militari britannici<\/strong> e ufficialmente sar\u00e0 una <strong><em>support facility<\/em><\/strong>, in appoggio alle operazioni delle grandi navi nel Golfo Persico.<\/p>\n<p>La sua inaugurazione, per\u00f2, non pu\u00f2 essere letta solo in chiave \u201clogistica\u201d, per almeno quattro ragioni. La prima \u00e8 meramente storica: Mina Salman rappresenta il ritorno di Londra nel Golfo dopo il ritiro avviato all\u2019inizio degli anni Settanta e dopo l\u2019abbandono della storica base di HMS Juffair, sempre in Bahrein. Questo senza dimenticare che l\u2019indipendenza stessa del Bahrein dall\u2019egemonia persiana fu ottenuta dagli <strong>al-Khalifa nel XIX secolo<\/strong>, proprio grazie a un accordo con la Gran Bretagna (rinuncia alla pirateria in cambio di difesa militare da parte di Londra).<\/p>\n<p>Da questo punto storico deriva la seconda ragione: decidere di aprire una base militare in Bahrein rappresenta oggi una diretta scelta di campo nello <strong>scontro \u2013 sinora indiretto \u2013 tra Arabia Saudita e Iran<\/strong>. Il <strong>Bahrein<\/strong> vive da anni uno stato di aperto conflitto interno tra la monarchia sunnita degli al-Khalifa e la componente sciita del Paese, maggioritaria. Una crisi che ha determinato il diretto intervento dei militari sauditi nel 2011 a difesa della famiglia regnante tra le critiche della Repubblica islamica, che per bocca dei propri leader considera il Bahrein come la \u00ab14ma provincia dell\u2019Iran\u00bb. In questi anni non si contano le volte in cui Manama ha accusato Teheran di aver addestrato, finanziato e armato i ribelli sciiti per compiere attentati all\u2019interno del Paese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>I motivi del contrasto <\/strong><\/h3>\n<p>Le restanti ragioni da analizzare sono di natura economica e geopolitica. La terza motivazione concerne le commesse militari. Dopo la <em><strong>Brexit<\/strong> <\/em>le commesse militari inglesi verso l\u2019Arabia Saudita \u2013 grande protettore del Bahrein \u2013 sono aumentate esponenzialmente, raggiungendo oltre 1,1 miliardi di sterline solo nella prima met\u00e0 del 2017. Proprio Riad, tra le altre cose, \u00e8 stata una delle prime mete visitate da Theresa May dopo la nomina a Downing Street.<\/p>\n<p>Non solo: qualche settimana fa, durante il viaggio di <strong>Mohammed Bin Salman (MbS)<\/strong> a Londra, May ha tenacemente difeso le relazioni con Riad dagli attacchi del leader del Labour Corbyn relativi alla guerra in Yemen. Sulle commesse militari Londra sta trovando un forte concorrente (o alleato?) nella Francia di Macron: alla fine di marzo 2018, dopo essersi recato negli Emirati, Macron ha visitato Riad, intrattenendosi in un lungo colloquio privato proprio con il principe saudita MbS. La visita \u00e8 stata estremamente cordiale e fortemente incentrata sulla minaccia iraniana al <strong>Regno wahhabita<\/strong>. Qualche settimana dopo, Mohammed Bin Salman \u00e8 arrivato a Parigi per concludere la firma di un importante accordo intergovernativo nel settore della Difesa, di cui ancora non sono noti i dettagli precisi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>La scadenza del JCPOA<\/strong><\/h3>\n<p>Tutta questa partita ci porta alla quarta ragione, di natura geopolitica: dopo la <em>decertification<\/em> di Trump dell\u2019accordo nucleare con l\u2019Iran, si avvicina ora la scadenza del 12 maggio, quando gli Stati Uniti dovranno scegliere se restare o meno nel <strong>JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action)<\/strong>. Scegliendo di rimandare l\u2019accordo al Congresso, Trump ha espressamente lanciato la palla nel campo degli europei, affermando che, se davvero ci tengono ad avere Washington nella partita, devono impegnarsi direttamente a rinegoziare con Teheran.<\/p>\n<p>In particolare, secondo la Casa Bianca \u00e8 necessario rinegoziare il ruolo iraniano nella regione mediorientale e il programma missilistico. A sorpresa \u00e8 stato proprio Macron a farsi portavoce in Europa delle ragioni americane: in questi mesi, quindi, su spinta francese \u00e8 stato rilanciato il <strong>Gruppo E4 (Gran Bretagna, Francia, Germania + Italia)<\/strong>, per convincere l\u2019Iran a fare un passo indietro da alcuni teatri di scontro, particolarmente dallo Yemen. In pi\u00f9 Macron sta spingendo per approvare nuove sanzioni europee contro la Repubblica islamica, per quanto concerne il programma missilistico.<\/p>\n<p>Su quest\u2019ultimo punto \u00e8 nato un vero e proprio <strong>scontro diplomatico all\u2019interno dell\u2019Ue<\/strong>: Francia, Gran Bretagna e Germania, si sono dette in favore di nuove sanzioni, mentre l\u2019Italia, sostenuta secondo la <em>Reuters<\/em> dall\u2019Austria, ha espresso parere negativo. La posizione italiana pare essere legata al timore di perdere gli accordi commerciali con Teheran, soprattutto dopo l\u2019approvazione nella scorsa Legge di Bilancio della norma che permette a <em>Invitalia<\/em> \u2013 agenzia del Tesoro \u2013 di assicurare (in prima istanza) investimenti in Paesi ad alto rischio come l\u2019Iran.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Un chicco in pi\u00f9<\/strong><\/h3>\n<p>Difficile prevedere come finir\u00e0 il braccio di ferro all\u2019interno dell\u2019Unione. Ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 semplice constatare \u00e8 la chiara scelta di campo di Londra (e Parigi) a sostegno dell\u2019alleanza filo-saudita. Un sostegno che, dopo l\u2019annuncio di Bin Salman sulla disponibilit\u00e0 a <strong>inviare soldati in Siria<\/strong>, avr\u00e0 certamente un impatto diretto in diverse aree calde del Medio Oriente.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/regno-unito-base-navale-bahrein\/\">https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/regno-unito-base-navale-bahrein\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OLTRE FRONTIERA (Redazione) &nbsp; &nbsp; Con il mondo interamente concentrato sul dramma siriano, \u00e8 passato sotto silenzio l\u2019annuncio dell\u2019apertura di una base navale della Marina inglese in Bahrein. 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