{"id":41827,"date":"2018-05-11T11:27:31","date_gmt":"2018-05-11T09:27:31","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41827"},"modified":"2018-05-11T11:27:51","modified_gmt":"2018-05-11T09:27:51","slug":"marx-finalmente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41827","title":{"rendered":"Marx, finalmente"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di DINAMO PRESS<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"img-responsive wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.dinamopress.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/variousandgould-city-skins-marx-engels-2017-slider03-copia-1114x557.jpg\" alt=\"\" width=\"1114\" height=\"557\" \/><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify\">Francesco Raparelli intervista Paolo Virno<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify\">Festeggiamo i duecento anni di Marx con uno speciale che raccoglie materiali inediti e stralci della nuova edizione de \u201cIl Manifesto comunista\u201d (per i titoli di Ponte alle Grazie, a cura del collettivo C17). Come ci ha insegnato Machiavelli, d\u2019altronde, nella crisi permanente l\u2019unico modo per rinnovarsi \u00e8 il \u201critorno ai principi\u201d, o, per dirla con Lenin: \u201cripetere l\u2019origine\u201d. Cominciamo con un\u2019intervista a Paolo Virno che chiarisce l\u2019attualit\u00e0 del rivoluzionario tedesco e del suo pensiero<\/p>\n<p class=\"\" style=\"text-align: justify\">\u00ab\u00c8 giunta l\u2019ora della piena leggibilit\u00e0 di Marx\u00bb. Paolo Virno, tra i pi\u00f9 originali filosofi materialisti del nostro tempo, usa Walter Benjamin per affermare l\u2019attualit\u00e0 del Moro di Treviri. A duecento anni esatti dalla sua nascita, si torna a parlare di Marx, del <em>Manifesto <\/em>scritto con Engels per conto della Lega dei comunisti, della sua insuperabile diagnosi del capitalismo. La sua critica dell\u2019economia politica ha costituito, come noto, il riferimento teorico decisivo del movimento operaio e delle sue lotte, inondando il Novecento quasi tutto a partire dalla rivoluzione del 1917. Marx \u2013 e questo lo racconta bene anche il film di Raoul Peck (<em>Il giovane Marx<\/em>) \u2013 fu innanzi tutto filosofo. <em>Materialista<\/em>. Del rapporto tra Marx e la filosofia si sono occupati a pi\u00f9 riprese i marxisti eterodossi degli anni Venti, Luk\u00e1cs e Korsch tra tutti. Poi Marcuse e i francofortesi, insistendo sulla scoperta dei <em>Manoscritti <\/em>del 1844. Quindi, nell\u2019immediato dopo guerra, Sartre e Merleau-Ponty in Francia; Della Volpe in Italia. Negli anni Sessanta, si \u00e8 imposta la \u00abcesura\u00bb strutturalista di Althusser e dei suoi allievi, mentre in Italia Marx \u00e8 diventato un\u2019arma teorica e politica decisiva per l\u2019operaismo e le lotte autonome dell\u2019operaio \u00abmassa\u00bb prima, di quello \u00absociale\u00bb a seguire (nei tardi Settanta). E oggi? Cosa ne \u00e8 di Marx nel mondo dominato dalle multinazionali e dalla finanza? Cosa, quando il capitalismo comanda e sfrutta la forza-lavoro tramite gli algoritmi? \u00abProprio nella nostra epoca\u00bb, chiarisce Virno, \u00abMarx \u00e8 finalmente leggibile <em>oltre <\/em>il marxismo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>* * * *<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Sono passati duecento anni dalla sua nascita e il modo di produzione capitalistico non ha smesso di dominare il mondo. Semmai, dopo il Novecento e con la crisi dell\u2019ultimo decennio, il capitalismo ha rafforzato ovunque il suo potere. Ma molte sono state la trasformazioni, imposte dalle lotte come dalle discontinuit\u00e0 tecnologiche. Nella scena della <em>Gig Economy<\/em> e della finanza, il pensiero di Marx \u00e8 ancora attuale?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non solo \u00e8 ancora attuale, ma \u00e8 giunta finalmente l\u2019ora della sua leggibilit\u00e0 <em>oltre<\/em>, e in buona parte <em>contro<\/em>, il marxismo. Il marxismo, in fin dei conti, ha dovuto combattere l\u2019arretratezza. Nel caso della Russia, per esempio, favorire il processo di industrializzazione. Solo negli anni Sessanta abbiamo avuto un primo tentativo rivoluzionario in condizioni propriamente marxiane: grande industria, automazione, egemonia della classe operaia nelle lotte e nei processi di ricomposizione sociale. Ancora: negli anni Sessanta e Settanta, in Marx abbiamo trovato una potente verit\u00e0 sociologica; la sua diagnosi del capitalismo ci \u00e8 servita per conquistare la fenomenologia dell\u2019epoca, delle metropoli industriali e dei suoi conflitti pi\u00f9 radicali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con il capitalismo contemporaneo, nel quale saperi, linguaggio, codici, immagini, relazioni sono le principali risorse produttive, ci avviciniamo finalmente al nucleo teorico pi\u00f9 originale di Marx. Per un verso, il cervello sociale o il <em>general intellect <\/em>come \u00abpilastro della produzione e della ricchezza\u00bb. Per l\u2019altro, quando \u00e8 la stessa natura umana a essere messa a valore, conquista potente attualit\u00e0 l\u2019antropologia da Marx tratteggiata. Se la capacit\u00e0 descrittiva del modo di produrre, imbattibile nei decenni della grande industria, oggi \u00e8 in parte meno efficace, la filosofia di Marx \u2013 che, per intenderci, attraversa l\u2019intera sua produzione teorica \u2013 diventa ora pi\u00f9 che mai imprescindibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Con l\u2019attenzione rivolta alle <em>Tesi su Feuerbach<\/em> e all\u2019<em>Ideologia tedesca<\/em> (anch\u2019essa scritta con Engels), puoi indicarci le nozioni pi\u00f9 rilevanti \u2013 a tuo avviso \u2013 dell\u2019antropologia filosofica marxiana? Ancora: in che modo, Marx, rinnova il materialismo? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019antropologia di Marx \u00e8 caratterizzata da due tesi fondamentali, connesse tra loro. La <em>prima<\/em>: tratto distintivo dell\u2019<em>Homo sapiens <\/em>\u00e8 la necessit\u00e0 di trasformare <em>ricorsivamente <\/em>l\u2019ambiente per prolungare la propria esistenza. (\u2018Ricorsivamente\u2019 significa: una trasformazione che si applica sempre di nuovo ai risultati delle precedenti trasformazioni). Marx chiama <em>prassi <\/em>l\u2019attivit\u00e0 di una specie che, oltre a vivere, deve garantire le condizioni di possibilit\u00e0 della sua stessa vita. Chiama \u2018prassi\u2019, cio\u00e8, l\u2019<em>autoproduzione <\/em><em>della <\/em><em>vita<\/em>. \u00c8 la prassi a qualificare forme e modalit\u00e0 della rappresentazione concettuale, non viceversa. La prassi \u00e8 la <em>funzione <\/em>(in accezione blandamente matematica) di cui la cognizione \u00e8 un <em>argomento<\/em>. Ogni materialismo-naturalismo che assuma come punto di partenza l\u2019<em>Homo <\/em><em>cognitivus <\/em>\u00e8, a giudizio di Marx, irrealistico e stucchevole. Pi\u00f9 attendibile risulta, a suo giudizio, l\u2019idealismo hegeliano che, sia pure attribuendola al <em>Geist<\/em>, mette a tema \u00abl\u2019attivit\u00e0\u00bb, \u00abl\u2019autoproduzione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La <em>seconda <\/em>tesi: la natura umana non \u00e8 esemplificata da un singolo membro della specie, consistendo piuttosto \u00abnell\u2019insieme di relazioni\u00bb che si stabiliscono tra una pluralit\u00e0 di singoli (si veda la sesta delle <em>Tesi su Feuerbach<\/em>). Di pi\u00f9: anzich\u00e9 connettere delle singolarit\u00e0 gi\u00e0 date, \u00abl\u2019insieme di relazioni\u00bb <em>costituisce <\/em>i singoli in quanto tali. La natura umana \u00e8 situata in ci\u00f2 che, non appartenendo in solido ad alcuna mente individuale considerata isolatamente, esiste solo nella relazione <em>tra <\/em>molti. Parlare di natura umana significa, per Marx, sviluppare una filosofia del \u201ctra\u201d, o meglio, una <em>ontologia della relazione<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Un\u2019interpretazione riduttiva del concetto di \u2018produzione\u2019 ha spinto molti \u2013 pensiamo, tra gli altri, a Hannah Arendt o a J\u00fcrgen Habermas \u2013 a contrapporre una nozione disincarnata e liberale di <em>praxis<\/em> al materialismo marxiano. Quale contromossa, con Marx?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019azione in quanto autoproduzione della vita contiene in s\u00e9, ancora indifferenziate, la <i>poiesis <\/i>(produzione di oggetti materiali), la <em>praxis <\/em>(attivit\u00e0 senza opera che ha il proprio fine in se stessa), l\u2019<em>episteme <\/em>(conoscenza di ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere diverso da come \u00e8). Si tratta, cio\u00e8, di una determinazione antropologica fondamentale che precede (logicamente) l\u2019articolazione dell\u2019esperienza in ambiti determinati (lavoro, politica, teoria). Ci\u00f2 che n\u00e9 Arendt n\u00e9 Habermas sono riusciti mai a capire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di pi\u00f9: il primato accordato da Marx all\u2019azione (= autoproduzione della vita) non va confuso, in particolare, con un primato del lavoro. Al contrario, Marx punta a districare l\u2019attivit\u00e0 umana dalla forma-lavoro. In <em>Miseria della filosofia <\/em>ha scritto: \u00abNon ha senso parlare di una liberazione <em>del <\/em>lavoro. In quasi tutti i paesi del mondo il lavoro \u00e8 libero e, proprio in quanto libero, mostra di essere una disgrazia. Il punto cruciale \u00e8, semmai, la liberazione <em>dal <\/em>lavoro\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per Marx, inaccettabile e farsesca \u00e8 la distinzione\/contrapposizione habermasiana tra <em>agire strumentale <\/em>e <em>agire comunicativo<\/em>. La trasformazione ricorsiva dell\u2019ambiente \u00e8 gremita di <em>ethos<\/em>, tonalit\u00e0 emotive, simboli, propensioni estetiche ecc.; e, viceversa, il <em>Geist<\/em>, la cultura, il pensiero ipotetico e controfattuale, i riti ecc. risultano indecifrabili se sconnessi dall\u2019autoproduzione della vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019ontologia della relazione, sulla quale prima giustamente insistevi, \u00e8 la chiave per afferrare il contributo originale e dirompente che Marx ha dato alla filosofia del linguaggio e della mente: concordi? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Identificare la natura umana con l\u2019insieme delle relazioni che istituisce gli stessi termini correlati, cio\u00e8 gli individui, implica che il <em>linguaggio <\/em>sia tutt\u2019uno con la coscienza e con il pensiero. Con la coscienza: \u00abIl linguaggio \u00e8 la sola coscienza che esiste anche per gli altri uomini e dunque \u00e8 la sola esistente anche per me stesso\u00bb (<em>Ideologia tedesca<\/em>). Con il pensiero: \u00abLe idee non vengono trasformate in linguaggio, quasi che il loro carattere individuale esistesse in modo assoluto e il loro carattere sociale esistesse accanto a esse nel linguaggio, come i prezzi accanto alle merci. Le idee non esistono separate dal linguaggio\u00bb (<em>Lineamenti fondamentali per la critica dell\u2019economia politica<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come va intesa la mente individuale in una ontologia della relazione (secondo la quale la natura umana coincide con il \u201ctra\u201d)? L\u2019errore non sta, beninteso, nel prendere a punto di partenza la singola mente, ma nel misconoscere o rimuovere i suoi caratteri relazionali o transindividuali (attenzione: si tratta di caratteri <em>definitori<\/em>, non complementari). Per \u2018transindividuale\u2019 non bisogna intendere le propriet\u00e0 presenti <em>in <\/em>ogni individuo, ma ci\u00f2 che attiene unicamente alla relazione <em>tra <\/em>individui, senza inerire a nessuno di essi in particolare. La transindividualit\u00e0 \u00e8 il modo in cui si articola, all\u2019interno della stessa mente individuale, lo scarto tra individuo e specie. Essa \u00e8 uno <em>spazio <\/em><em>potenziale <\/em>ancora vuoto, non un complesso di propriet\u00e0 positive. Nel singolo, gli aspetti transindividuali della natura umana si presentano inevitabilmente come <em>incompletezza, lacuna, potenzialit\u00e0<\/em>. Questi caratteri difettivi, e per\u00f2 innati, segnalano che la vita della mente \u00e8, fin dall\u2019inizio, una <em>vita pubblica<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>A leggerlo bene, il <em>Capitale<\/em>, \u00e8 denso di affondi metafisici. Ce lo hai insegnato nel tuo <em>Ricordo del presente<\/em>, riflettendo sul concetto di \u2018forza-lavoro\u2019. Ovvero: la <em>dynamis<\/em> (aristotelica) al mercato; ancora, \u00abla somma di tutte le attitudini fisiche e intellettuali esistenti nella corporeit\u00e0\u00bb come merce. Attraverso questa nozione, poi, hai radicalmente messo in questione quella di \u2018biopolitica\u2019, introdotta da Foucault e, spesso, abusata nel dibattito politico e filosofico contemporaneo\u2026 <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019origine non mitologica della biopolitica va rintracciata proprio e soltanto nel modo di essere della forza-lavoro. La mera facolt\u00e0 di produrre risulta \u00abinseparabile dalla immediata esistenza corporea dell\u2019operaio\u00bb (<em>Lineamenti\u2026<\/em>). Ogni qual volta intende procacciarsi la forza-lavoro, il capitale si imbatte in un corpo vivente. Quest\u2019ultimo, in s\u00e9, non conta nulla sotto il profilo economico, ma \u00e8 l\u2019inaggirabile tabernacolo di ci\u00f2 che davvero conta: \u00abla somma delle attitudini fisiche e intellettuali\u00bb, l\u2019insieme di facolt\u00e0 o <em>dynameis<\/em>. Il corpo vivente, spogliato di qualsiasi dote che non sia la pura vitalit\u00e0, diventa il <em>sostrato <\/em>della capacit\u00e0 produttiva, il <em>segno <\/em>tangibile della potenza. Se il denaro \u00e8 il rappresentante universale dei valori di scambio, la <em>vita <\/em>\u00e8 l\u2019equivalente estrinseco del solo valore d\u2019uso \u00abnon materializzato in un prodotto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019importanza pratica assunta dalla potenza in quanto potenza nel rapporto di produzione capitalistico, la sua inseparabilit\u00e0 dalla \u00abimmediata esistenza corporea\u00bb: ecco il fondamento <i>esclusivo <\/i>del punto di vista biopolitico. Se la vita come tale \u00e8 presa in cura e governata, \u00e8 perch\u00e9 essa funge da <em>sostrato <\/em>di una facolt\u00e0, la forza-lavoro, che costituisce la merce decisiva della nostra epoca. Per il solo fatto di essere comprata e venduta, questa potenza pura, ancora disapplicata, chiama in causa anche il ricettacolo da cui \u00e8 indisgiungibile, ossia il corpo vivente; di pi\u00f9, ne fa l\u2019oggetto a tutto tondo di innumerevoli e differenziate strategie governative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Va da s\u00e9 che la vita, presa in cura come generico sostrato della potenza, \u00e8 una vita amorfa, ridotta a pochi tratti essenziali, <em>metastorica<\/em>. La biopolitica \u00e8 un aspetto particolare e derivato dell\u2019inscrizione della metastoria nel campo dei fenomeni empirici; una inscrizione che contraddistingue <em>storicamente <\/em>il capitalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Elargendo il salario, il capitalista vuole comprare la forza-lavoro, o potenza generica, non il corpo vivente. A differenza della vita dello schiavo, quella dell\u2019operaio non ha pregio alcuno: \u00abCome schiavo il lavoratore ha un <em>valore di scambio<\/em>, ha un <em>valore<\/em>, come libero lavoratore invece non ha <em>nessun valore<\/em>; solamente la disposizione sul suo lavoro, prodotta dallo scambio con lui, ha valore\u00bb (<em>Lineamenti\u2026<\/em>). Se schiavit\u00f9, niente biopolitica. Se compravendita della potenza in quanto potenza (cio\u00e8 della forza-lavoro) tra soggetti liberi e uguali, allora e solo allora biopolitica. Non bisogna confondere la biopolitica con il possesso del corpo altrui, con la sopraffazione illimitata, con l\u2019equiparazione della vita a un bene economico ecc. Questi fenomeni non hanno di per s\u00e9 alcuna rilevanza politica. Finch\u00e9 la vita biologica ha un valore economico, la disposizione su di essa riguarda soltanto l\u2019<em>oikos<\/em>, la dimensione privata (come accade per il possesso di un mulo o di un tavolo). La gestione della vita diventa un fatto pubblico-politico, l\u00e0 dove essa, non avendo pi\u00f9 alcun valore economico, \u00e8 il sostrato (o il segno tangibile) di quella potenza che, di per s\u00e9, \u00e8 priva di una sua propria presenza-realt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.dinamopress.it\/news\/marx-finalmente\/\">https:\/\/www.dinamopress.it\/news\/marx-finalmente\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DINAMO PRESS Francesco Raparelli intervista Paolo Virno Festeggiamo i duecento anni di Marx con uno speciale che raccoglie materiali inediti e stralci della nuova edizione de \u201cIl Manifesto comunista\u201d (per i titoli di Ponte alle Grazie, a cura del collettivo C17). Come ci ha insegnato Machiavelli, d\u2019altronde, nella crisi permanente l\u2019unico modo per rinnovarsi \u00e8 il \u201critorno ai principi\u201d, o, per dirla con Lenin: \u201cripetere l\u2019origine\u201d. 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