{"id":41845,"date":"2018-05-12T11:08:09","date_gmt":"2018-05-12T09:08:09","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41845"},"modified":"2018-05-12T11:08:30","modified_gmt":"2018-05-12T09:08:30","slug":"41845","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41845","title":{"rendered":"Marx e l&#8217;estetica"},"content":{"rendered":"<p><strong>di MICRO MEGA (Rolando Vitali)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Recentemente, l\u2019editore Bloomsbury di Londra ha pubblicato un volume dal titolo &#8220;The Aesthetic Marx&#8221;, curato da Samir Gandesha e Johan F. Hartle, nel quale il pensiero di Karl Marx viene sottoposto a un\u2019originale lettura. Tentando di sottrarre l\u2019interpretazione dell\u2019opera di Marx alle letture canoniche, i curatori percorrono una via diversa, risalendo alle origini filosofiche del pensiero marxiano e affrontando certi suoi caratteri a partire da una prospettiva specifica e inedita: quella estetica. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span id=\"more-3147\"><\/span>L\u2019interesse per il pensiero di Marx sembra davvero rivivere una nuova primavera: dopo esser stato rimosso \u2013 anche in senso psicanalitico? \u2013 da tutti i settori di ricerca per decenni, a partire dallo scoppio della crisi economica, sociale e politica iniziata con il collasso dei mercati finanziari nel 2007, il suo fantasma sembra essere riapparso all\u2019interno del dibattito culturale contemporaneo, prima sporadicamente, poi in maniera sempre pi\u00f9 esplicita. In ambito economico e sociologico, ma anche all\u2019interno delle discipline storiche e antropologiche, \u00e8 possibile riscontrare un interesse crescente per il suo pensiero. Paradossalmente, per\u00f2, proprio all\u2019interno dell\u2019ambito proprio di Marx, quello della filosofia, la sua presenza sembra restare irrigidita all\u2019interno di letture specifiche che, per quanto fertili, appartengono ad un\u2019altra stagione: \u00e8 proprio in ambito filosofico, infatti, che la sua interpretazione resta per lo pi\u00f9 ferma al passato: da un lato, alle categorie delle tradizioni post-operaiste e post-strutturaliste; dall\u2019altro, alle elaborazioni del marxismo classico novecentesco. Pi\u00f9 interessate a sviluppare un discorso filosofico e politico autonomo piuttosto che a restituire il pensiero marxiano nella sua posizione storica e filologica, sia il marxismo classico, sia il post-operaismo e le correnti post-strutturaliste, hanno finito per privilegiare concetti determinati e specifici del pensiero marxiano (si pensi all\u2019appropriazione del termine <em>general intellect<\/em>), rendendole organiche alle elaborazioni di queste tradizioni, senza preoccuparsi di affrontare il pensiero di Marx nella sua organicit\u00e0. Dall\u2019altra parte, uno strano effetto di straniamento ha fatto s\u00ec che dallo studio della tradizione marxista classica ed eterodossa scomparisse paradossalmente proprio il riferimento a Marx. Lo spazio del dibattito pubblico e della ricerca accademica si sono cos\u00ec polarizzati, contribuendo per un verso a circoscrivere lo studio diretto dell\u2019autore all\u2019interno di circoli di esclusiva ispirazione filologica e, per un altro, a trasmettere una figura di Marx stereotipata o pesantemente ipotecata da un gergo filosofico specifico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019interno di questo quadro, la recente pubblicazione del volume collettaneo <em>The Aesthetic Marx<\/em>, curato da Samir Gandesha e Johan Hartle, segna una novit\u00e0 significativa. Il volume, infatti, tenta di liberare il pensiero di Marx dalle strettoie interpretative della tradizione post-operaista cos\u00ec come da quelle del marxismo classico. Pur mantenendo con esse un dialogo proficuo, il tentativo del libro \u00e8 di tornare a interrogare la filosofia di Marx direttamente e senza rigidi presupposti teoretici. Questo ritorno all\u2019autore non vuole per\u00f2 limitarsi a un recupero solo filologico del testo, ma riaffrontarne il contenuto filosofico pi\u00f9 autentico: come i due curatori scrivono nell\u2019Introduzione, il volume cerca di superare le rigidit\u00e0 interpretative del marxismo, senza con ci\u00f2 ricadere in un\u2019analisi \u00abpuramente marxologica [<em>marxological<\/em>]\u00bb votata ad un \u00abesercizio esegetico\u00bb (xiii) sui testi. Il volume riesce a far ci\u00f2 articolando il discorso su Marx a partire da una questione specifica e squisitamente filosofica: quella estetica. Com\u2019\u00e8 noto, il pensiero di Marx non si occupa quasi mai esplicitamente di temi estetici in senso strettamente disciplinare: la scelta di trattare Marx a partire dal problema estetico potrebbe allora sembrare arbitraria o frutto di un vezzo interpretativo ma, come vedremo, la sua marginalit\u00e0 \u00e8 solo apparente. Il tema estetico risulta significativo sul doppio versante della forma e del contenuto: non solo, infatti, un\u2019analisi estetica e stilistica dell\u2019opera di Marx \u00e8 capace di gettare nuova luce su aspetti centrali del suo pensiero (uno fra tutti, il rapporto tra teoria e prassi) ma, come vedremo, il tema specificamente filosofico dell\u2019estetico, considerato nella sua ampiezza, permette un accesso privilegiato al contenuto essenziale del pensiero marxiano. Bisogna poi sottolineare come, nonostante l\u2019estraneit\u00e0 di Marx ai temi classici dell\u2019estetica, per un \u00abgran numero di marxisti culturali altamente educati del ventesimo secolo\u00bb (basti pensare a Luk\u00e1cs, a Benjamin o ad Adorno) la proficuit\u00e0 di un\u2019interrogazione estetica in rapporto a Marx \u00abpoteva apparire quasi scontata\u00bb (xii). Come riconoscono esplicitamente i curatori, \u00abla lista di teorici dell\u2019estetica marxisti o ispirati dal marxismo [\u2026] \u00e8 troppo lunga anche solo per essere accennata\u00bb (xii). Essi segnalano per\u00f2 come si sia troppo spesso data per scontata \u00abl\u2019identificazione di Marx con l\u2019estetico\u00bb (xii), senza preoccuparsi di interrogare direttamente la questione del loro rapporto. Non \u00e8 sufficiente \u00abtradurre\u00bb le categorie proprie di Marx \u2013 come ad esempio \u201cmerce\u201d o \u201cfeticismo\u201d \u2013 in \u00abtermini estetici\u00bb, applicandole al \u00abcampo dell\u2019arte\u00bb (xii): in questo modo, infatti, la domanda intorno al senso che il problema estetico riveste in Marx resta inevasa. In altri termini, bench\u00e9 si sia assistito a una vastissima appropriazione delle categorie marxiane all\u2019interno della riflessione sui fenomeni estetici, \u00e8 mancata sino ad ora una messa a tema del rapporto specifico tra la questione estetica, compresa in senso ampio, e il pensiero di Marx. Facendo propria questa esigenza, il volume si pone in maniera diversa rispetto al marxismo classico: non compie un\u2019analisi marxiana dell\u2019estetica ma interroga direttamente il rapporto del suo pensiero con la problematica estetica, mettendo in discussione entrambi. Ci\u00f2 non significa allora procedere a una \u00abricostruzione delle affermazioni esplicite di Marx a proposito di arte e letteratura\u00bb (xiii). Nel confronto con Marx anche la questione estetica come tale deve esser messa in discussione criticamente: ogni lettura puramente documentaria, infatti, non potrebbe che presupporre il problema estetico cos\u00ec come esso viene definito all\u2019interno della divisione del lavoro filosofico, per poi rintracciarne la trattazione nel testo marxiano. Entrambi gli approcci, marxista e filologico, presuppongono allora l\u2019estetica come quella \u00abdisciplina filosofica che riguarda le condizioni di possibilit\u00e0 dei giudizi di gusto [\u2026] e che si confronta con i criteri normativi per valutare le forme dell\u2019esperienza e gli sviluppi artistici\u00bb (xiii). Rispetto a queste due opzioni interpretative, <em>The Aesthetic Marx <\/em>vuole mettere in gioco entrambi i poli senza presupporne nessuno: solo in questo modo, infatti, sar\u00e0 possibile non solo scoprire in che misura il pensiero di Marx possa essere proficuo rispetto ai problemi di estetica, ma anche e soprattutto in che misura il problema estetico come tale si trovi ad essere trasformato a partire da un confronto con il contributo marxiano. Proprio in questa scelta ermeneutica risiede, a nostro avviso, la dimensione pi\u00f9 originale e innovativa del volume: la capacit\u00e0 di mettere a tema e di trasformare i termini del problema estetico, aprendolo a nuove dimensioni inedite attraverso il confronto con Marx e, contemporaneamente, di scoprire nuove potenzialit\u00e0 del pensiero di Marx a partire da un\u2019interrogazione estetica del suo pensiero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa impostazione viene definita dai curatori come \u00abmeta-estetica\u00bb e \u00abmarxiana\u00bb: \u00abmeta-estetica\u00bb, in quanto intende \u00abandare oltre la fissazione sull\u2019estetico cos\u00ec come appare sotto le condizioni di una formazione economico-sociale\u00bb (xiv), riscoprendo la centralit\u00e0 della dimensione sensibile e percettiva, recuperata nel campo semantico dell\u2019<em>aisthesis<\/em>. Ci\u00f2 significa mettere a tema sia la disciplina estetica (<em>aesthetics<\/em>), sia l\u2019estetico (<em>aesthetic<\/em>), come modi della dimensione estesa del sensibile, mostrando come proprio il pensiero di Marx permetta una via di accesso privilegiata per un\u2019articolazione dei due ambiti. In quest\u2019ultimo senso deve essere intesa la qualifica \u00abmarxiana\u00bb data a tale impostazione: \u00abquesto libro\u00bb, scrivono i curatori, \u00abtenta di ricostruire uno spirito marxiano (inseparabile cos\u00ec com\u2019\u00e8 dalla lettera degli scritti di Marx)\u00bb e, allo stesso tempo, di mettere a tema \u00abla formazione di oggetti estetici e del campo specifico dell\u2019arte a partire da questo ampio orizzonte materialistico\u00bb (xiv). La dimensione materialistica dell\u2019esperienza e la disciplina estetica vengono allora ricondotti ad un piano analitico comune, che si sviluppa a partire dal recupero feuerbachiano della sensibilit\u00e0 e delle qualit\u00e0 percettive radicalizzato dal giovane Marx. Ribadendo la centralit\u00e0 della dimensione corporea e sensibile dell\u2019umano, la riflessione estetica marxiana permette di riconfigurare lo spazio estetico liberandolo da ogni riferimento normativo astratto. Per questo gli autori rilevano come il pensiero di Marx trovi la propria giusta collocazione al centro del \u00abpaesaggio post-nietzschiano del pensiero contemporaneo\u00bb (xiv), nel quale il rapporto tra la dimensione corporea e sensuale della percezione e i temi classici dell\u2019estetica \u2013 come la natura del bello o la verit\u00e0 dell\u2019arte \u2013 \u00e8 divenuto problematico. L\u2019estetica marxiana e l\u2019operazione nietzschiana, pur nella loro radicale differenza, sono unite nel riportare la riflessione dal cielo delle idee di bellezza, forma e perfezione, verso la terra, a riscoprire il corpo e la sensibilit\u00e0 come sede autentica del sapere estetico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u00abversione di Marx dell\u2019estetica\u00bb \u2013 intesa come antropologia materialista \u2013 eredita da Hegel una \u00abvisione storicizzante dell\u2019organizzazione dei sensi e della relazione tra sensi ed intelletto\u00bb (xiv): questa storicizzazione del sensibile corporeo, se da un lato libera la riflessione sulla natura umana da ogni ipostatizzazione \u2013 comprese quelle di tipo naturalistico \u2013, individua nell\u2019estetico il campo strategico per descrivere e determinare i caratteri della stessa dimensione storica. Il modo di produzione capitalistico, fondato sul lavoro astratto e sulla forma merce, viene interpretato come regime estetico che modifica coercitivamente l\u2019organizzazione sensibile dell\u2019umano, configurandone modalit\u00e0 e funzioni. Per chi si confronta con i processi di disciplinamento e di formazione della sensibilit\u00e0 umana propri del modo di produzione capitalistico, l\u2019ambito estetico diviene strategico non solo \u00abcome strumento analitico per semplicemente comprendere il capitalismo\u00bb, ma anche \u00abin termini normativi\u00bb (xxxix) come punto di raccordo del progetto di cambiamento sociale che il pensiero antropologico marxiano implica. In altri termini, un\u2019estetica emancipata implica contemporaneamente un\u2019umanit\u00e0 liberata e viceversa. Gi\u00e0 nel Marx dei <em>Manoscritti<\/em> \u00abla riflessione sulla storicit\u00e0 dei sensi umani \u00e8 strettamente connessa ad un programma estetico-politico: \u201cl\u2019abolizione della propriet\u00e0 privata \u00e8 quindi la completa emancipazione di tutti i sensi e delle qualit\u00e0 umane\u201d\u00bb (xxxix). Cos\u00ec come il lavoro salariato ottunde i sensi, il lavoro liberato li emancipa, riconsegnando all\u2019uomo l\u2019interezza di se stesso e del proprio operare. Il programma di un\u2019umanit\u00e0 liberata coincide con quello di un libero gioco delle facolt\u00e0 umane e della sua sensibilit\u00e0. In questa rivendicazione \u00e8 evidente l\u2019ascendente esercitato sul pensiero di Marx dalla tradizione estetica classica tedesca. Anche questi temi vengono approfonditi nel volume: il saggio di Daniel Hartley, incentrato sul rapporto con Schiller, cos\u00ec come quello di Anna-Katharina Gisbertz, che analizza la posizione di Marx rispetto alla riflessione di Vischer, mettono a fuoco proprio gli stretti rapporti tematici, nonch\u00e9 i punti di rottura, con la riflessione estetica dell\u2019idealismo e del classicismo tedeschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel momento in cui si sia affrontata adeguatamente un\u2019analisi fenomenologica della sensibilit\u00e0 nel tardo capitalismo e si sia compresa la sua funzione coercitiva nei processi di soggettivazione, la riflessione sull\u2019estetico nelle sue molteplici diramazioni acquisisce allora una valenza strategica. Il capitalismo istituisce una sua propria distribuzione del sensibile, stabilendo codici espressivi e strutturando la ricettivit\u00e0 dei soggetti. Il volume si muove quindi in continuit\u00e0 critica con le riflessioni di Ranci\u00e8re: se, da un lato, gli autori riconoscono a Ranci\u00e8re di aver individuato il campo del sensibile come luogo di affermazione di un modo di vita \u2013 fatto di pratiche di soggettivazione e codici di espressione dei soggetti \u2013, dall\u2019altro ne criticano il rifiuto di ogni analisi sociologica ed economica del campo sociale che non ne riconosca il primato. Ranci\u00e9re, infatti, critica Marx laddove i residui dialettici del suo pensiero sottometterebbero la molteplicit\u00e0 dei regimi estetici ad una dinamica economico-sociologica, riducendoli a mera sovrastruttura. I curatori del volume rivendicano invece la \u00abfondamentale natura estetica del progetto di critica e di emancipazione sociale di Marx\u00bb (xliii), senza per\u00f2 \u00abrifiutare in partenza, come sembra fare Ranci\u00e8re, un\u2019analisi sociale scientifica dell\u2019ineguaglianza sociale come riproduzione strutturale delle diseguaglianze discorsive\u00bb (xliii). In altri termini, per un\u2019analisi radicale dei diversi regimi estetici nella societ\u00e0 capitalistica \u00e8 necessario ampliare lo sguardo prendendo in considerazione la totalit\u00e0 dei rapporti sociali. Invece che capovolgere l\u2019opposizione tra struttura e sovrastruttura \u00e8 piuttosto necessario dialettizzarla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima sezione del volume affronta nei diversi saggi ospitati il tema estetico rispetto ad alcuni nodi essenziali del pensiero di Marx e, in particolare, rispetto al problema dell\u2019emancipazione. Soprattutto il primo dei saggi, firmato da Samir Gandesha, tenta di fornire una panoramica del senso dell\u2019estetico in Marx e delle sue trasformazioni. La prima considerazione \u00e8 che, come abbiamo detto, l\u2019estetico riacquista con Marx una significazione vasta, legata al campo ampio della sensibilit\u00e0 umana. A partire da qui vengono individuati tre momenti differenti di elaborazione dell\u2019estetico nel pensiero marxiano: \u00abla liberazione e la riconfigurazione della sensibilit\u00e0 umana\u00bb come \u00abbase per una concezione trasformata del lavoro\u00bb (17) nella critica a Hegel; il rapporto inscindibile tra trasformazione sociale capitalistica e riconfigurazione dello spazio del sensibile nel <em>Manifesto<\/em>; infine, il rapporto tra immaginazione estetica ed emancipazione, in particolare nel <em>Diciottesimo Brumaio di Luigi Bonaparte<\/em>. Come mostra Gandesha, la funzione e le potenzialit\u00e0 dell\u2019estetico, pur cambiando di valore nel corso dell\u2019elaborazione di Marx, mantengono per\u00f2 sempre un valore strategico irrinunciabile in tutti e tre i momenti presi in considerazione. Se nel <em>Manifesto<\/em> le trasformazioni repentine imposte dall\u2019affermazione del modo di produzione capitalistico fanno cadere le illusioni, smascherando la realt\u00e0 agli occhi delle persone e innescando un conseguente rivolgimento, nel successivo <em>Diciottesimo Brumaio<\/em> \u00e8 piuttosto l\u2019immaginazione di una \u00abpoesia del futuro\u00bb a ribadire la possibilit\u00e0 di una vera rivoluzione a venire, anche davanti alla ripetizione farsesca della Rivoluzione Francese messa in scena da Luigi Bonaparte. In entrambi i casi \u00e8 il piano estetico della rappresentazione, della finzione e dell\u2019immaginazione a configurare lo spazio di affermazione dell\u2019intero sociale in cui si inserisce l\u2019azione del proletariato. Anche gli altri contributi insistono nel mostrare come il pensiero di Marx, sia rispetto alla tradizione filosofica classica (ad esempio Aristotele nell\u2019articolo di Henry W. Pickford), sia rispetto ad altre correnti del pensiero contemporaneo (ad esempio Freud nell\u2019articolo di Johan F. Hartle), individui nel campo estetico un luogo strategico di lettura e di critica della realt\u00e0. L\u2019analisi della forma merce \u2013 affrontata nel contributo di Sami Khatib concernente Marx e Benjamin \u2013 non pu\u00f2 prescindere da un\u2019analisi estetica del rapporto di reciproca estraneazione tra valore d\u2019uso sensibile e astrazione del valore di scambio. La forma merce contiene in s\u00e9 tre dimensioni distinte: la forma sensibile della merce, il valore di scambio astratto e i rapporti materiali di produzione che essa nasconde. Un\u2019analisi che li voglia comprendere nella loro reciprocit\u00e0 non pu\u00f2 non considerare anche il piano estetico, nella misura in cui la merce viene definita, proprio da Marx, come \u00abcosa sensibile sovra-sensibile\u00bb (56). I rapporti sociali in essa contenuti non appaiono come tali, ma sussistono come lavoro astratto nella forma sensibile della merce. Un\u2019estetica del mondo delle merci implica allora un superamento dell\u2019estetica come \u00abfilosofia delle belle arti, del giudizio estetico del bello, o delle forme trascendentali della sensibilit\u00e0\u00bb (68), per costituirla piuttosto come strumento della comprensione dei rapporti sociali e dei loro modi di apparizione. Un\u2019estetica di questo tipo diviene strategica in quanto, riferendosi \u00aball\u2019interezza delle relazioni verticali e orizzontali di astrazione e significazione\u00bb (69), riesce ad articolare i diversi momenti del mondo capitalistico del consumo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma una comprensione adeguata del tema estetico investe non soltanto il contenuto del pensiero marxiano ma, in maniera altrettanto importante, anche la sua dimensione formale. Alcuni dei contributi della seconda sezione del volume (in particolare quelli di Hyden White e di Terrel Carver) sono dedicati proprio ad un\u2019analisi stilistica e performativa dell\u2019opera di Marx. Dalla lettura del saggio di Carver, ad esempio, risulta evidente come nella scelta stilistica di sostituire al libro o al trattato il pamphlet, il manifesto o il resoconto giornalistico si esprima un\u2019esigenza fondamentale e nient\u2019affatto frivola. Tale esigenza, pur agendo sulla forma estetica, investe immediatamente il rapporto tra teoria e prassi, cambiando materialmente la posizione del filosofo rispetto alla dinamica sociale. La scelta stilistica permette allora di comprendere il passaggio alla prassi nella sua concretezza, al di l\u00e0 di ogni sua invocazione ancora una volta esclusivamente teorica: non a caso, la forma giornalistica privilegiata da Marx come azione militante di intervento teorico nel corpo della societ\u00e0 sar\u00e0 di esempio per molte figure centrali del primo marxismo, da Lenin a Gramsci. Il saggio di Terrel Carver, che mette a tema lo stile di Marx nel <em>Diciottesimo Brumaio di Luigi Bonaparte<\/em>, chiarisce in maniera inequivocabile che cosa significa \u00abl\u2019estetica come pratica\u00bb, come \u00abmodalit\u00e0 di intervento politico\u00bb (150). Anche il saggio di White, che analizza il discorso storico di Marx attraverso le forme retoriche che esso impiega, mostra come la forma del discorso marxiano permei essenzialmente la sua concezione di fondo della dinamica storica. In entrambi i casi la dimensione formale ed estetica impatta direttamente sul contenuto e sull\u2019effettualit\u00e0 della teoria, dimostrandosi cos\u00ec come elemento essenziale ed imprescindibile di ogni comprensione del pensiero di Marx.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La terza sezione, infine, si caratterizza per l\u2019originale tentativo di considerare la presenza di Marx all\u2019interno delle stesse pratiche artistiche, mostrando l\u2019organicit\u00e0 del progetto di trasformazione sociale delineato da Marx con una riconfigurazione concreta delle pratiche estetiche. In particolare il primo saggio di Boris Groys, che analizza le avanguardie sovietiche e il loro sviluppo, sottolinea come proprio il necessario confronto con l\u2019ambizione marxiana di una trasformazione radicale del campo sensibile abbia portato queste correnti a mettere progressivamente in discussione il senso e la posizione dell\u2019opera d\u2019arte nella societ\u00e0. L\u2019aspetto pi\u00f9 interessante messo a fuoco da Groys non sta soltanto nel superamento sovietico della posizione individualista dell\u2019artista borghese, sostituita dall\u2019artista \u201cproduttore\u201d situato all\u2019avanguardia del cambiamento sociale, quanto piuttosto nel riconoscimento dell\u2019impatto marxiano sulla pratica e sulla forma artistica stessa di queste avanguardie. Infatti \u00abMarx ed Engels richiedevano e predissero lo spostamento dalla contemplazione dell\u2019opera d\u2019arte individuale verso una riflessione del contesto della loro produzione, distribuzione, successo di pubblico e cos\u00ec via\u00bb (187): proprio questa autoriflessione sulle pratiche e lo spostamento da un paradigma rappresentazionale dell\u2019arte \u2013 proprio dell\u2019opera individuale da contemplare \u2013 ad uno performativo \u2013 caratteristico dell\u2019installazione e della <em>performance<\/em> \u2013 saranno i punti sui quali si innester\u00e0 l\u2019avanguardia non solo sovietica ma dell\u2019intero Novecento. Pi\u00f9 in generale, i saggi della terza sezione sottolineano come il confronto con Marx abbia costretto le pratiche artistiche a confrontarsi con quanto esula da una concezione strettamente rappresentazionale dell\u2019opera: pubblico, mercato, forme della presentazione dell\u2019opera, politica ecc. Ogni ambito dell\u2019intero sociale, compreso il mondo dell\u2019arte stesso con i suo rituali e le sue istituzioni, entra a far parte della riflessione artistica mettendone in questione il primato e l\u2019autonomia. Per questo, scrive Hartle nel saggio conclusivo dedicato alla presenza di Marx nell\u2019arte contemporanea, le opere che si richiamano esplicitamente alla sua figura lo fanno utilizzandola come \u00abmetonimia per la critica istituzionale dell\u2019arte contemporanea, nella sua natura commerciale o nel suo carattere di classe\u00bb (266).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il volume <em>The Aesthetic Marx <\/em>presenta, oltre ai contributi esplicitamente citati qui, molti altri saggi degni di nota: in questa breve disanima abbiamo cercato, per quanto possibile, di restituire quello che crediamo sia il carattere complessivo del libro, piuttosto che intraprendere una ricognizione tematica dei singoli lavori. Si \u00e8 scelto di operare in questa maniera per rispondere a quella che ci \u00e8 parsa l\u2019ambizione dei curatori di inaugurare una prospettiva che, nella molteplicit\u00e0 delle eventuali declinazioni, mantenesse un\u2019unit\u00e0 d\u2019intenzione e d\u2019interpretazione. A questa intenzione corrisponde per\u00f2 un risultato estremamente composito e variegato, sia per scelta tematica che per giudizio interpretativo. All\u2019unitariet\u00e0 e alla solidit\u00e0 ermeneutica espressa nell\u2019Introduzione dai curatori, corrisponde un insieme meno coerente di quello che essa lascia intendere: quest\u2019ultimo aspetto, per\u00f2, non deve esser considerato uno svantaggio o una pecca; anzi, proprio la molteplicit\u00e0 d\u2019interpretazioni e di modulazioni che il pensiero di Marx ispira rispetto alla questione estetica, testimonia ancora una volta della ricchezza del suo pensiero e dell\u2019attualit\u00e0 delle sue categorie interpretative. Soprattutto, testimonia della proficuit\u00e0 dell\u2019intuizione fondamentale del libro: interrogare Marx e l\u2019estetica rimettendo entrambi in discussione. Se, infatti, il Marx che esce da questo volume mostra una molteplicit\u00e0 di sfaccettature inaspettate, altrettanto la disciplina estetica ne esce trasformata. Dalla sua lettura risulta chiaro come solo un\u2019estetica che recuperi l\u2019ampiezza di sguardo implicata dal campo semantico dell\u2019<em>aisthesis<\/em> \u2013 ossia di interrogazione del sensibile in senso lato \u2013 risulti adeguata a comprendere non solo i prodotti artistici ma, pi\u00f9 in generale, l\u2019esperienza della nostra epoca. Come affermano i curatori in apertura del libro, \u00abil capitalismo \u00e8 divenuto estetico [\u2026] nella misura in cui la produzione del valore ricorre massicciamente a \u201cindustrie creative\u201d, al lavoro di \u201cclassi creative\u201d, a strategie estetiche di distinzione e di modulazione degli affetti\u00bb (xi): proprio per questo, allora, un\u2019estetica trasformata dal confronto con Marx pu\u00f2 essere un primo passo per restituire alla filosofia la capacit\u00e0 di pensare la concretezza del vivere sociale, senza attardarsi in speculazioni autoreferenziali, sempre meno capaci di \u00abapprendere il proprio tempo nel pensiero\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>* Rolando Vitali attualmente \u00e8 Fellow in Residence presso l\u2019Archivio Nietzsche di Weimar e dottorando all\u2019Universit\u00e0 di Jena.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/2018\/05\/05\/karl-marx-e-l\u2019estetica\/\">http:\/\/ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/2018\/05\/05\/karl-marx-e-l\u2019estetica\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MICRO MEGA (Rolando Vitali) Recentemente, l\u2019editore Bloomsbury di Londra ha pubblicato un volume dal titolo &#8220;The Aesthetic Marx&#8221;, curato da Samir Gandesha e Johan F. Hartle, nel quale il pensiero di Karl Marx viene sottoposto a un\u2019originale lettura. Tentando di sottrarre l\u2019interpretazione dell\u2019opera di Marx alle letture canoniche, i curatori percorrono una via diversa, risalendo alle origini filosofiche del pensiero marxiano e affrontando certi suoi caratteri a partire da una prospettiva specifica e inedita:&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":37585,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/micromega-320x320.gif","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/s7ZaJ4-41845","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41845"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=41845"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41845\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41847,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41845\/revisions\/41847"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/37585"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=41845"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=41845"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=41845"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}