{"id":41926,"date":"2018-05-16T00:37:55","date_gmt":"2018-05-15T22:37:55","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41926"},"modified":"2018-05-16T07:22:35","modified_gmt":"2018-05-16T05:22:35","slug":"il-sogno-antico-di-babeuf","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41926","title":{"rendered":"Il sogno antico di Babeuf"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>SALVATORE PAOLO GARUFI\u00a0(FSI Catania)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giugno del 1797. Due giovani si trovavano impegnati nello studio per gli imminenti esami in una casa di campagna di Bronte, in contrada Colla, poco a sud del paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aspettavano il loro professore, padre Nunzio Ganci, che doveva chiarire alcuni passi che avevano a che fare col\u00a0<em>veltro\u00a0<\/em>e col\u00a0<em>feltro\u00a0<\/em>nella\u00a0<em>Divina Commedia<\/em>\u00a0di Dante. Una caraffa di limonata era sul tavolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019improvviso, sentirono lo svolazzare di una tonaca e il prete cal\u00f2 su di loro come un falco sulla preda. Teneva in mano un foglio, probabilmente una lettera appena arrivatagli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cHanno condannato a morte Babeuf!\u201d disse, senza salutare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vincenzo Natale, il pi\u00f9 taciturno dei due studenti, lo guard\u00f2 stupito. Non avrebbe dovuto esserci alcun motivo, per un sacerdote, di agitarsi tanto per la morte di un rivoluzionario. \u201cSi era macchiato di troppi delitti\u2026\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cEra un giusto!\u201d grid\u00f2 padre Ganci, con gli occhi fuori dalle orbite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cVoi parlate cos\u00ec?\u201d chiese Vincenzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa storia racconter\u00e0 che a Parigi c\u2019\u00e8 stata anche una rivoluzione onesta, quella del movimento degli uguali\u201d interloqu\u00ec l\u2019altro giovane, che tutti chiamavano\u00a0<em>Spartacus<\/em>, per la sua forza ed il carattere ribelle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c\u00c8 fallita, purtroppo!\u201d esclam\u00f2 padre Ganci. \u201cMa, speravo che non si arrivasse a tanto. Francois\u00a0<em>Gracchus\u00a0<\/em>Babeuf, Filippo Buonarroti e Darth\u00e9 sono e resteranno la parte migliore della Francia libera!\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cNon dite altro!\u201d lo interruppe bruscamente Vincenzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suo viso, per\u00f2, si addolc\u00ec subito dopo; e, rivoltosi al sacerdote, prese un\u2019espressione cordiale. \u201cPadre, io non so se sono ancora pronto per sentirvi\u2026\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli si avvicin\u00f2 e gli prese la mano, portandosela sul cuore. \u201cAnch\u2019io credo che Babeuf fosse un illuminato. Ma, la sua strategia non \u00e8 approdata a nulla. La rivoluzione e la prudenza sono due guerrieri che debbono combattere insieme, come Diomede ed Ulisse.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel ragazzo \u2013 figlio prediletto di don Alfio Natale, importante esponente della massoneria siciliana \u2013 si era gi\u00e0 documentato sull\u2019azione e sulla struttura del\u00a0<em>Comitato Insurrezionale del Movimento degli Eguali<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, per una legge personale, che non trasgred\u00ec quasi mai, di ci\u00f2 che pensava, lasciava trasparire soltanto il necessario\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E nulla di ci\u00f2 che intendeva fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo senso, egli, molto pi\u00f9 dei suoi interlocutori, era coerente con la mentalit\u00e0 del Comitato di Babeuf, rigorosamente clandestino e al vertice di una piramide organizzativa, i cui membri per lo pi\u00f9 non si conoscevano fra di loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>II<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritroviamo Vincenzo Natale a Palermo, quando lord Bentinck prese in mano la situazione siciliana, vennero portati al governo i liberali e il parlamento non si limit\u00f2 pi\u00f9 a votare donativi e a chiedere grazie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arrivato al potere, infatti, il principe Carlo Cottone di Castelnuovo dette inizio al suo programma di realizzare un vero e proprio rimpasto degli ordini del regno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cSotto gli influssi del Ministero novello\u201d scriveva perci\u00f2 Vincenzo al padre, \u201cle elezioni del Braccio demaniale hanno messo in luce i caldi e conosciuti patrioti. Ora speriamo che i nobili membri del Braccio militare e del Braccio ecclesiastico vengano ad adunarsi a Palermo, inclinati e disposti non soltanto alle novit\u00e0, ma pure ai sacrifici inevitabili.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giunsero, cos\u00ec, le riforme per fare uscire la Sicilia dal feudalesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si cominci\u00f2 con l\u2019abolizione delle primogeniture e dei fedecommessi. Ma, in questa occasione, purtroppo, avvenne pure la rottura tra Cottone ed il nipote Ventimiglia, principe di Belmonte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cSarebbe preferibile rimandare la legge\u201d allora sugger\u00ec Vincenzo a Cottone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era un consiglio che poteva permettersi, essendo diventato uno dei suoi pi\u00f9 fidati collaboratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cE darla vinta a mio nipote?\u201d si meravigli\u00f2 il principe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa chiami una ritirata strategica. Lei, nel frattempo, avrebbe il tempo di preparare la camera dei Pari a darle un risolutivo appoggio.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cottone allarg\u00f2 le braccia. \u201cNon avrebbe torto, se non fosse che il braccio demaniale non intende aspettare oltre.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Davanti a quella premura, perci\u00f2, Cottone decise di rompere gli indugi, sfidando il parere del Ventimiglia, favorevole al mantenimento di adeguati appannaggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra zio e nipote divenne inevitabile l\u2019ostilit\u00e0. I bracci demaniale ed ecclesiastico votarono per l\u2019abolizione del fedecommesso. Il Braccio baronale combatt\u00e9 ad oltranza, per mantenere inalterati i privilegi di casta legati alla primogenitura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, i nobili non volevano perdere il\u00a0<em>mero e misto impero<\/em>, che faceva del castello feudale un ente con poteri sconfinati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>III<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quei tormentati giorni Vincenzo Natale frequentava pure Emanuele Rossi, un avvocato rivoluzionario amico di suo padre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mattina del 13 aprile 1812, i due si ritrovarono a parlare davanti alla\u00a0<em>Macchina ad acqua<\/em>, che stava in piazza Pretoria, sulla quale si affacciava il Palazzo senatorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cVoi Natali siete nati moderati\u201d gli disse Rossi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non riusciva a rinunciare a stuzzicare quel giovane, che aveva, come usava digli,\u00a0una\u00a0<em>flemma travolgente<\/em>, almeno nella misura in cui egli stesso aveva una passionale\u00a0verve.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cInvece, almeno io, sono uno che sa fare i conti con la vita\u201d rispose Vincenzo. \u201cE\u2019 bene chiedere soltanto ci\u00f2 che si ottiene davvero\u2026\u00a0Avevo un amico, quando studiavo in collegio, che sognava la rivoluzione di Babeuf. Ora amministra da galantuomo il feudo dei Nelson.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c\u00c8 una peste che gira, l\u2019accomodarsi col baronaggio\u201d sospir\u00f2 Rossi. \u201cSpero che non contagi anche lei.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa vera peste\u201d disse placidamente Vincenzo, \u201c\u00e8 la necessit\u00e0 di mangiare ogni giorno e di non lasciare la testa sul patibolo. Il mio amico ha fatto benissimo a entrare al servizio dei Nelson. Tanto pi\u00f9 che non mi pare che abbia rinunciato alle sue idee.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cSa bene a che servono e dove ce le possiamo sbattere, le idee che restano nella testa dei rivoluzionari!\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cQuelle idee servono a restar vivi\u2026 per farle poi diventare realt\u00e0, quando arriva il momento giusto. In Francia, nell\u201989, insieme a troppi uomini, sono morte troppe idee buone.\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SALVATORE PAOLO GARUFI\u00a0(FSI Catania) I Giugno del 1797. Due giovani si trovavano impegnati nello studio per gli imminenti esami in una casa di campagna di Bronte, in contrada Colla, poco a sud del paese. Aspettavano il loro professore, padre Nunzio Ganci, che doveva chiarire alcuni passi che avevano a che fare col\u00a0veltro\u00a0e col\u00a0feltro\u00a0nella\u00a0Divina Commedia\u00a0di Dante. Una caraffa di limonata era sul tavolo. 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