{"id":41961,"date":"2018-05-15T15:05:42","date_gmt":"2018-05-15T13:05:42","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41961"},"modified":"2018-05-15T15:05:42","modified_gmt":"2018-05-15T13:05:42","slug":"squilibri-macroeconomici-in-eurozona-cosa-non-ha-funzionato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41961","title":{"rendered":"Squilibri macroeconomici in eurozona: cosa non ha funzionato?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di *ECONOMIA E POLITICA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>1. Introduzione<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nell\u2019<strong>Unione monetaria europea <\/strong>(UME) le istituzioni e le politiche intraprese hanno tollerato o alimentato <strong>asimmetrie<\/strong> in parte preesistenti, che hanno generato a loro volta <strong><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/primo-piano\/eurocrisi-il-conto-alla-rovescia-non-si-e-fermato\/\">squilibri macroeconomici<\/a><\/strong>. Indichiamo prima le istituzioni e le politiche europee e poi le asimmetrie. Segue qualche riflessione sulle possibili vie di uscita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><em>2. I difetti delle istituzioni dell\u2019Unione Monetaria Europea.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019UME, entrata in vigore il 1\u00b0 gennaio 1999, \u00e8 caratterizzata da una <strong>politica monetaria unica<\/strong>, con la quale la <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/bce\/\">Banca Centrale Europea<\/a> (BCE) stabilisce un unico tasso di interesse nominale valido in tutti i paesi membri. La BCE \u00e8 un\u2019istituzione indipendente dal potere politico e conservatrice, avente per obiettivo un tasso di inflazione inferiore \u2013 ma vicino \u2013 al 2%. Soltanto in via subordinata, quando questo obiettivo predominante sia soddisfatto, la Banca pu\u00f2 perseguire altri obiettivi come l\u2019occupazione e la stabilit\u00e0 finanziaria, che invece costituiscono obiettivi di pari dignit\u00e0 dell\u2019inflazione per altre banche centrali, come la Federal Reserve statunitense. La BCE agisce da prestatore di ultima istanza per il sistema creditizio che abbia bisogno di rifinanziarsi, ma non pu\u00f2 prestare \u2013 almeno direttamente \u2013 agli stati membri. Gli interventi che finora sono serviti ad attuare la politica monetaria sono in larga misura basati sull\u2019acquisto (o vendita) di titoli pubblici gi\u00e0 in essere. In questo senso, si pu\u00f2 dire che la BCE pu\u00f2 aver indirettamente facilitato il finanziamento pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ovviamente, l\u2019unione monetaria implica l\u2019impossibilit\u00e0 di ricorrere a manovre del tasso di cambio. Non sono pertanto possibili le svalutazioni con le quali i paesi periferici ristabilivano la competitivit\u00e0 perduta per effetto della maggiore dinamica inflazionistica interna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La <strong>politica fiscale<\/strong> \u00e8 demandata agli stati e deve rispettare il <strong>Patto di Stabilit\u00e0 e Crescita <\/strong>(PSC), che fissa un <strong>obiettivo di pareggio o avanzo del bilancio pubblico<\/strong> per l\u2019intero ciclo economico, con la possibilit\u00e0 di deficit non superiori al 3% in periodi di recessione. Negli anni pi\u00f9 recenti, dopo la crisi (2012), \u00e8 intervenuto anche il <strong><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/fiscal-compact\/\">Fiscal Compact<\/a><\/strong>, che prevede deficit minori, al fine di ridurre di 1\/20 all\u2019anno l\u2019eccesso rispetto al 60% del rapporto fra debito pubblico e Pil. Se attuata integralmente, questa norma richiederebbe l\u2019azzeramento del deficit anche in tempi di recessione per un paese come l\u2019Italia, che finora ha goduto di proroghe e attenuazione della regola. Essa, dunque, dato l\u2019aumento del debito a seguito della crisi finanziaria, impone una tendenza recessiva all\u2019intera Unione, che si accentua per i paesi pi\u00f9 colpiti dalla crisi, ossia i paesi periferici, come Italia, Grecia, Spagna e Portogallo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">D\u2019altra parte, la <strong>Procedura per gli Squilibri Macroeconomici<\/strong> (Macroeconomic Imbalance Procedure) introdotta nel 2011 prevede limiti diversi da osservare per i saldi fra <strong>esportazioni ed importazioni<\/strong> rispetto al Pil (- 4% e 6%). L\u2019asimmetria fra limite del disavanzo e limite del surplus commerciale praticamente consente alla <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/germania\/\">Germania <\/a>di perseguire una politica di sviluppo guidato dalle esportazioni, a danno dei paesi deficitari. La Germania non ha comunque rispettato la norma, facendo ampiamente superare il limite del 6% ai suoi avanzi commerciali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Non sono previste altre politiche macroeconomiche<\/strong>, come la politica dei redditi. Fino a pochissimi anni fa (prima dell\u2019istituzione dell\u2019Unione bancaria) non era in vigore neanche una comune regolamentazione finanziaria, microeconomica o macroeconomica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le politiche microeconomiche, industriali, regionali, sociali ed ambientali sono affidate ad un <strong>bilancio europeo da sempre estremamente limitato<\/strong> e sceso di recente all\u20191% rispetto al Pil europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><em>3. Le asimmetrie e gli squilibri<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Contrariamente alle opinioni allora prevalenti, i mutamenti strutturali e comportamentali attesi nello stadio di preparazione alla costituzione dell\u2019Unione monetaria europea mancarono o furono soltanto parziali o effimeri, almeno nei paesi periferici del Sud dell\u2019Europa. Manc\u00f2 la sincronizzazione degli andamenti economici e finanziari nonch\u00e9 dei sottostanti \u2018fondamentali\u2019. Non furono sanate le inefficienze nei settori pubblico e privato. A fronte di queste inefficienze, i paesi del Centro dell\u2019Europa, principalmente la Germania, attuarono politiche di riduzioni salariali sia prima sia dopo la costituzione dell\u2019UME. La conseguenza delle asimmetrie \u00e8 stato l\u2019insorgere o l\u2019accrescersi degli squilibri macroeconomici, in termini di bilancio pubblico e saldo commerciale con l\u2019estero. N\u00e9 le politiche attuate successivamente in sede europea n\u00e9 le istituzioni dell\u2019Unione hanno eliminato questi squilibri e li hanno forse ulteriormente accresciuti. Cercheremo brevemente di spiegare perch\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I conti economici nazionali stabiliscono identit\u00e0 fondamentali che legano saldo del bilancio pubblico, saldo commerciale e differenza fra risparmi e investimenti privati. <strong>Lo squilibrio fra esportazioni ed importazioni pu\u00f2 nascere in presenza di deficit pubblico o eccesso di spesa per investimenti rispetto al risparmio privato disponibile<\/strong>. Orbene, soltanto nel caso della Grecia e del Portogallo il comportamento irresponsabile dello Stato pu\u00f2 aver causato lo squilibrio delle importazioni nette.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Per evitare i tre squilibri sono necessari tre strumenti di politica economica<\/strong>, che possono essere: <strong>la regolamentazione finanziaria o una politica monetaria indipendente<\/strong> a disposizione di ogni paese, capaci di tenere sotto controllo le spese per investimenti; <strong>le politiche di finanza pubblica<\/strong>, per contenere i deficit (o gli avanzi) del bilancio pubblico; <strong>le misure strutturali o la politica monetaria o del cambio<\/strong>, per assicurare la necessaria competitivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se si guarda alle istituzioni europee, quasi tutte queste politiche non sono (o non sono state fino a pochissimi anni fa) disponibili ai vari paesi (n\u00e9 \u00e8 previsto l\u2019intervento europeo in materia): non la politica di regolamentazione finanziaria (salvo che da poco) o la politica monetaria indipendente; non la politica del cambio. \u00c8 vero che la politica fiscale rimane a disposizione dei singoli paesi, entro i limiti del PSC e del fiscal compact. Ma il comportamento virtuoso che sarebbe stato richiesto per questa politica non \u00e8 stato attivato per varie ragioni n\u00e9 da alcuni paesi deficitari n\u00e9 da paesi eccedentari come la Germania. D\u2019altro canto, a parte le indicazioni di importanti studiosi come Blanchard e Giavazzi, che invitavano a non preoccuparsi degli squilibri fra esportazioni e importazioni (colmabili attraverso movimenti di capitale), nei primi anni 2000 i paesi periferici furono indotti in errore nei loro comportamenti dalle condizioni favorevoli che si determinarono nei bilanci pubblici prima per la riduzione del costo del debito e poi dalle bolle speculative indotte dagli afflussi di capitale dai paesi del centro. Dopo il 2004, la sanatoria ricevuta da Francia e Germania per lo sforamento del deficit rispetto al 3% previsto dal PSC, forn\u00ec l\u2019alibi che alcuni paesi ardentemente desideravano (fra questi paesi, l\u2019Italia stessa, forse complice dell\u2019assoluzione di Francia e Germania, perch\u00e9 in procinto di commettere la stessa violazione). Gli afflussi di capitale alimentarono la bolla fino allo scoppio della crisi finanziaria e si tradussero poi in pesanti ritiri di capitale e in crisi finanziaria privata e pubblica quando il salvataggio della Grecia dimostr\u00f2 l\u2019esistenza di un consistente rischio paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pertanto, <strong>i motori dello sviluppo in Europa furono: le esportazioni, nei paesi del centro, e gli afflussi di capitale e il credito, nei paesi periferici<\/strong>. Nessun ruolo propulsivo \u00e8 stato svolto a livello dell\u2019UME, con la parziale eccezione di quello offerto dalla politica monetaria dopo il 2012.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><em>4. Le vie di uscita<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 semplice indicare soluzioni convenienti e praticabili, almeno al livello dei paesi periferici, visto che l\u2019egemonia esercitata da quelli del centro non sar\u00e0 certamente corretta a favore di una maggiore collaborazione per la ricerca di una strategia di sviluppo comune. Infatti, i paesi del centro hanno convenienza a mantenere gli altri in uno stato di sottomissione e di evitare per\u00f2 che questi escano dall\u2019Unione Monetaria, perch\u00e9 minaccerebbero la loro competitivit\u00e0 e supremazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Largamente con il senno del poi, la nostra partecipazione all\u2019UME \u00e8 stata deleteria, per insipienza nostra e per eccesso di potere degli altri. L\u2019Unione si \u00e8 rivelata una strettoia, nella quale \u00e8 difficile ora districarsi. <strong>L\u2019unica strategia possibile \u00e8 quella di tentare di riposizionarci<\/strong>. Questo potrebbe avvenire in due modi: attraverso un\u2019opera lenta e faticosissima di <strong>ricostruzione economica e sociale del paese<\/strong>; <strong>oppure, attraverso la minaccia credibile di <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/euroexit\">uscita dall\u2019euro<\/a><\/strong>, ossia una minaccia che andrebbe messa in atto ove nostre richieste di ricontrattazione od osservanza delle regole comunitarie non abbia esito positivo. Ambedue le opzioni presentano enormi difficolt\u00e0. Contro la prima, vanno osservate le proibitive condizioni politiche, che denunciano lacerazioni sociali sottostanti. Contro la seconda, la necessit\u00e0 di assicurare segretezza dell\u2019opzione uscita (per evitare fughe di capitali), che contrasta con le esigenze di democrazia e di accordo sociale e politico sulla ripartizione dei pesanti costi da sostenere nei 3-4 anni successivi all\u2019uscita. La conclusione non pu\u00f2 essere che poco confortante: non ci tocca che \u2026 piangere. Ed \u00e8 forse giusto che raccogliamo il frutto negativo della nostra insipienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>*Memotef. Sapienza Universit\u00e0 di Roma<\/em><\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong>https:\/\/www.sinistrainrete.info\/europa\/12311-nicola-acocella-squilibri-macroeconomici-in-eurozona-cosa-non-ha-funzionato.html<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di *ECONOMIA E POLITICA 1. Introduzione Nell\u2019Unione monetaria europea (UME) le istituzioni e le politiche intraprese hanno tollerato o alimentato asimmetrie in parte preesistenti, che hanno generato a loro volta squilibri macroeconomici. Indichiamo prima le istituzioni e le politiche europee e poi le asimmetrie. Segue qualche riflessione sulle possibili vie di uscita. 2. I difetti delle istituzioni dell\u2019Unione Monetaria Europea. 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