{"id":42010,"date":"2018-05-17T11:30:39","date_gmt":"2018-05-17T09:30:39","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42010"},"modified":"2018-05-17T03:05:45","modified_gmt":"2018-05-17T01:05:45","slug":"il-ricatto-delliva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42010","title":{"rendered":"Il ricatto dell\u2019IVA"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di CONIARE RIVOLTA<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-406\" src=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/05\/ok-ricatto1.png?w=700\" alt=\"ok ricatto\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Negli ultimi trent\u2019anni abbiamo assistito, in materia fiscale, ad una tendenza univoca molto chiara: lo <a href=\"https:\/\/coniarerivolta.wordpress.com\/2018\/02\/27\/flat-tax-e-fuga-di-capitali-cera-una-volta-la-progressivita\/\">spostamento del carico fiscale dai pi\u00f9 ricchi ai pi\u00f9 poveri<\/a> e dai redditi di capitale ai redditi da lavoro. Questa tendenza \u00e8 stata accompagnata da una sempre pi\u00f9 sofisticata capacit\u00e0 di evasione ed elusione fiscale da parte dei redditi da capitale, in particolare i grandi capitali che possono essere esportati, legalmente o illegalmente, all\u2019estero. In estrema sintesi: i lavoratori e i soggetti meno abbienti pagano sempre pi\u00f9 imposte, i capitali e i soggetti pi\u00f9 ricchi ne pagano sempre meno. Un dibattito politico ed economico fortemente impoverito, tuttavia, colpevolmente ignora questi aspetti: ad essere oppressi dal carico fiscale sarebbero esclusivamente solerti imprenditori, scoraggiati dal \u201cfare impresa\u201d e generare ricchezza per tutti da uno Stato oppressore e sanguisuga.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Proviamo a fare chiarezza ed un po\u2019 di pulizia. Tra i temi pi\u00f9 evocati nel dibattito politico e giornalistico di questi giorni un posto d\u2019onore spetta senza dubbio all\u2019IVA, l\u2019imposta sul valore aggiunto. Se ne paventa un aumento a decorrere dal 2019 e i partiti politici si affannano a capire come poter scongiurare questo evento, <a href=\"https:\/\/coniarerivolta.wordpress.com\/2018\/05\/10\/nuovo-governo-gli-attori-cambiano-lausterita-resta\/\">previsto dalla clausola di salvaguardia<\/a> presente nella legge di bilancio dall\u2019ormai lontano luglio 2011. Secondo tale clausola, l\u2019aumento dell\u2019IVA scatta automaticamente nel momento in cui non si sono raggiunti gli obiettivi di contenimento del deficit previsti dalla Commissione europea. Ma procediamo per gradi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il carico fiscale, in generale, \u00e8 quella quota del reddito nazionale di cui lo Stato si appropria attraverso tributi di vario genere. La percezione comune e la trattazione mediatica dell\u2019argomento inducono a pensare che le imposte siano tutte uguali. La confusione \u00e8 aumentata dal fatto che spesso si paventa l\u2019aumento delle imposte, senza ulteriori qualificazioni, o se ne rivendica la loro riduzione in generale. Questo, per\u00f2, offre un\u2019immagine distorta. Se si adotta questa chiave di lettura, sembrano emergere solamente due posizioni possibili in tema fiscale: chi \u00e8 a favore di pi\u00f9 imposte per tutti e chi invece ne vuole di meno, per tutti. Cos\u00ec facendo, per\u00f2, si perde completamente di vista l\u2019impatto che la tassazione pu\u00f2 avere sulla distribuzione del reddito: le imposte sono profondamente diverse, perch\u00e9 ciascuna di esse colpisce in maniera proporzionalmente diversa, pi\u00f9 o meno accentuata, un segmento diverso della popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per quanto riguarda l\u2019IVA, quest\u2019ultima gioca un ruolo dominante nella determinazione del carico tributario indiretto. Prima di spiegarne il significato specifico \u00e8 opportuno richiamare brevemente la differenza tra un\u2019imposta diretta e indiretta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un\u2019imposta diretta colpisce direttamente la capacit\u00e0 contributiva del soggetto in questione. Ovvero l\u2019individuo paga l\u2019imposta sulla base delle sue entrate effettive e quindi della sua capacit\u00e0 personale di contribuire alle entrate dello Stato e al finanziamento della spesa pubblica. Per questo motivo l\u2019imposta diretta colpisce il reddito, o al limite il patrimonio, in quanto si tratta di immediati indicatori del benessere dell\u2019individuo e della sua possibilit\u00e0 di contribuire ai bisogni della collettivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un\u2019imposta indiretta, invece, colpisce una manifestazione mediata di capacit\u00e0 contributiva degli individui. L\u2019esempio pi\u00f9 tipico sono i consumi. Vediamo meglio cosa implica un\u2019imposta sui consumi con un banale esempio. Il signor X consuma un caff\u00e8 il cui prezzo, al netto delle imposte, \u00e8 pari a 1 euro. Il bene di consumo caff\u00e8, tuttavia, \u00e8 gravato di un\u2019imposta del 20%, cosicch\u00e9 il prezzo finale diviene 1,20 euro. Il consumatore nel momento dell\u2019acquisto del caff\u00e8 sta pagando una percentuale del suo prezzo, 20 centesimi, allo Stato. Viene quindi colpito dall\u2019imposta non sulla base del suo livello di benessere economico, reddito o ricchezza, ma solo in quanto sta consumando un bene. Su quello stesso caff\u00e8, chiunque, anche un soggetto che ha un reddito di 100 volte superiore a quello del primo soggetto, pagher\u00e0 sempre e comunque 20 centesimi di imposta. Un\u2019imposta indiretta, insomma, non tiene conto in alcun modo della situazione economica del contribuente e colpisce a pioggia tutti, ricchi e poveri, alla stessa maniera. Come dicevamo, le imposte non sono tutte uguali. L\u2019IVA \u00e8 meno uguale delle altre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In tempi di austerit\u00e0, la ricetta imposta dalla Commissione europea a tutti i paesi membri \u00e8 sempre la solita: riduzione del debito e del deficit da praticare tramite il conseguimento di avanzi primari di bilancio. Le entrate dello Stato devono eccedere le uscite per poter cos\u00ec drenare risorse per ridurre il debito e allo stesso tempo non creare nuovi deficit annuali. In concreto questo significa taglio della spesa e aumento delle imposte, con conseguenze restrittive sulla domanda e recessive sul prodotto nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019austerit\u00e0, tuttavia, non ha solamente finalit\u00e0 recessive. Ha anche una chiara direzione redistributiva immediata, che si manifesta a seconda di dove lo Stato decide di far ricadere l\u2019onere degli aggiustamenti di finanza pubblica. Non sorprendentemente, l\u2019austerit\u00e0 \u00e8 stata consistentemente declinata in maniera tale da colpire in maniera sproporzionata il mondo del lavoro e le fasce di reddito pi\u00f9 basse. Per i governi che applicano l\u2019austerit\u00e0, non \u00e8 evidentemente sufficiente disciplinare la forza lavoro creando disoccupazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 insomma un caso se tutti i governi degli ultimi anni hanno contribuito a ridurre le imposte sui pi\u00f9 ricchi e allo stesso tempo a spostare in modo graduale il carico dalle imposte dirette a quelle indirette. Tra queste ultime il primo imputato \u00e8 proprio l\u2019IVA. Nel corso degli ultimi trent\u2019anni, a fronte di una riduzione progressiva delle aliquote IRPEF gravanti sui redditi pi\u00f9 elevati e di una riduzione delle imposte sui redditi delle societ\u00e0 di capitale (IRES), si \u00e8 invece assistito ad un progressivo e inesorabile aumento dell\u2019imposta sui consumi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I due grafici che seguono mostrano inequivocabilmente quanto accaduto dagli anni \u201980 in poi. Si riportano l\u2019aumento dell\u2019aliquota percentuale IVA dal 1973, quando ammontava al 12%, ad oggi e fino al previsto aumento al 25% nel 2021. Subito sotto si riporta invece il calo continuo dell\u2019aliquota superiore IRPEF, che colpisce i redditi pi\u00f9 elevati, scesa nello stesso lasso temporale dal 72% al 43% (senza tenere conto peraltro della drastica riduzione della distanza tra le fasce di reddito colpite dalle diverse aliquote).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-401\" src=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/05\/grafico-11.jpg?w=700\" alt=\"grafico 1\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-402\" src=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/05\/grafico-21.jpg?w=700\" alt=\"grafico 2\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le imposte indirette, e tra queste l\u2019IVA, negano a priori la possibilit\u00e0 di praticare il precetto costituzionale della progressivit\u00e0 (art. 53 Cost.) in quanto, come dimostrato, ricadono a pioggia sull\u2019intera platea dei contribuenti, indipendentemente dalla loro capacit\u00e0 contributiva. Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9. \u00c8 facile dimostrare che l\u2019IVA non solo \u00e8 palesemente <strong>non progressiva <\/strong>ma \u00e8 persino manifestamente <strong>regressiva<\/strong>, ovvero colpisce i poveri in maniera maggiore dei ricchi, ovvero sottrae ai pi\u00f9 poveri una percentuale di reddito maggiore di quella sottratta ai pi\u00f9 ricchi. Il motivo \u00e8 semplicissimo. Un soggetto che ha un reddito basso ne consuma per definizione una percentuale elevatissima. Dovr\u00e0 infatti soddisfare i suoi bisogni primari e non avr\u00e0 risorse aggiuntive, se non esigue, per alimentare i suoi risparmi. Al contrario, un soggetto abbiente avr\u00e0 una propensione percentuale al consumo molto pi\u00f9 bassa poich\u00e9 una volta soddisfatti numerosi bisogni, dai pi\u00f9 essenziali ai pi\u00f9 superflui, continuer\u00e0 ad avere soldi che decider\u00e0 di risparmiare. E cos\u00ec il pi\u00f9 povero vedr\u00e0 una quota consistente, prossima alla totalit\u00e0 del proprio reddito per i molto poveri, tassata dall\u2019IVA, il pi\u00f9 ricco invece solo la quota parte destinata ai consumi, mentre ci\u00f2 che risparmia sar\u00e0 esente da quell\u2019imposta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ecco svelato il mistero dell\u2019accanimento da parte dei commissari dell\u2019austerit\u00e0 liberista sulla necessit\u00e0 di continui aumenti dell\u2019IVA in tutti i paesi europei e in particolare in quelli maggiormente soggetti alla pressione di Bruxelles.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Torniamo all\u2019Italia. Nel 2011 il governo Berlusconi, messo alle strette dalla Commissione europea, inser\u00ec nella legge di bilancio una clausola di salvaguardia, tale per cui il non conseguimento degli obiettivi sulla riduzione del deficit annuo avrebbe automaticamente fatto scattare aumenti progressivi dell\u2019IVA. E cos\u00ec dal 20% l\u2019IVA \u00e8 scattata al 21% a gennaio 2013 e poi al 22% a ottobre dello stesso anno. Gli aumenti successivi sono stati congelati per quattro anni. Ma adesso la clausola \u00e8 pronta a scattare. I nuovi aumenti previsti porterebbero l\u2019IVA al 24,2% nel 2019 e al 25% nel 2021. Aumenterebbe anche l\u2019aliquota per particolari tipi di beni di carattere artistico e culturale o legati a incentivi al risparmio energetico, che dal 10% passerebbe al 13% nel 2021. <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/norme-e-tributi\/2018-03-24\/quanto-pesa-rischio-aumento-dell-iva-spesa-famiglie-194104.shtml?uuid=AEgnbbME&amp;refresh_ce=1\">Incrementi fortissimi<\/a>, in tempi molto ristretti, che non potranno che avere evidenti effetti regressivi sulla distribuzione del reddito e recessivi nel causare un calo dei consumi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019idea di dare luogo a massicci travasi di gettito dalle imposte dirette a quelle indirette \u00e8 del resto un punto programmatico essenziale della visione liberista dell\u2019economia, secondo cui le imposte dirette altererebbero le scelte dell\u2019agente economico, disincentivando lavoro e investimenti e penalizzando la buona attitudine del ricco al risparmio virtuoso; mentre quelle indirette, se estese a tutti i beni e servizi, non sarebbero distorsive. Non \u00e8 un caso che i pi\u00f9 accaniti sostenitori dell\u2019austerit\u00e0 liberista abbiano ufficialmente difeso un riequilibrio delle entrate dall\u2019imposta sul reddito a quella sui consumi. Lo espresse a chiare lettere il <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/politica\/2012\/02\/29\/news\/monti_fisco-30693721\/\">governo Monti<\/a> e ne ha fatto una bandiera programmatica il <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2018-01-31\/bonino-bloccare-spesa-5-anni-cosi-debito-scendera-sotto-110percento--212456.shtml?uuid=AEyct6rD\">partito +Europa di Emma Bonino.<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Proprio in questi giorni si discute di come poter bloccare l\u2019operativit\u00e0 delle clausole di salvaguardia. Dentro la cornice dei vincoli europei attuali, cui l\u2019Italia \u00e8 volutamente legata mani e piedi, l\u2019unica soluzione sarebbe recuperare altrove il gettito garantito dall\u2019aumento dell\u2019IVA. Si tratta di cifre consistenti: 12,5 miliardi per il 2019 e 20 miliardi nel 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Unione Europea ha di fatto fissato un aut-aut dal sapore squisitamente liberista e austero: o si aumenta l\u2019IVA o si tagliano le spese, che significa taglio alla spesa sociale in prima battuta. La barzelletta del taglio dei cosiddetti sprechi, oltre a non cambiare nulla in merito al significato recessivo delle prescrizioni di bilancio, viene usata come specchietto per le allodole per camuffare dosi da cavallo di tagli a pioggia alle componenti di spesa sociale pi\u00f9 aggredibili, come avviene ininterrottamente da ormai molti anni (dalla sanit\u00e0 all\u2019istruzione alle pensioni).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le forze politiche oggi sull\u2019arena discutono su come dimenarsi tra il taglio della spesa sociale e l\u2019aumento di una delle imposte pi\u00f9 inique del sistema fiscale italiano. Misure entrambe fortemente recessive, che comporterebbero un ulteriore calo della domanda e del prodotto, e gravemente inique, che andrebbero a palese detrimento delle classi subalterne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La soluzione, a ben vedere, \u00e8 molto pi\u00f9 semplice anche se politicamente pi\u00f9 impegnativa: rifiutare l\u2019alternativa tra la padella e la brace e respingere i diktat sul pareggio di bilancio che stanno asfissiando le economie europee e incrementando disoccupazione, miseria e disuguaglianza.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><a href=\"https:\/\/coniarerivolta.wordpress.com\/2018\/05\/14\/il-ricatto-delliva-2\/\">https:\/\/coniarerivolta.wordpress.com\/2018\/05\/14\/il-ricatto-delliva-2\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONIARE RIVOLTA Negli ultimi trent\u2019anni abbiamo assistito, in materia fiscale, ad una tendenza univoca molto chiara: lo spostamento del carico fiscale dai pi\u00f9 ricchi ai pi\u00f9 poveri e dai redditi di capitale ai redditi da lavoro. 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