{"id":42018,"date":"2018-05-17T14:39:18","date_gmt":"2018-05-17T12:39:18","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42018"},"modified":"2018-07-03T07:54:44","modified_gmt":"2018-07-03T05:54:44","slug":"una-strategia-energetica-per-litalia-documento-per-lassemblea-nazionale-del-fsi-24-settembre-2017","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42018","title":{"rendered":"Una strategia energetica per l&#8217;Italia (documento approvato dall\u2019Assemblea nazionale del FSI &#8211; 27 maggio 2018)"},"content":{"rendered":"<h5 style=\"text-align: center;\"><strong>UNA STRATEGIA ENERGETICA PER L&#8217;ITALIA<\/strong><\/h5>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>A fini di utilit\u00e0 generale la legge pu\u00f2 riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunit\u00e0 di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a <\/i><i><b>servizi pubblici essenziali<\/b><\/i><i> o <\/i><i><b>a fonti di energia <\/b><\/i><i>o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.<\/i><\/p>\n<p><i>Articolo 43 della Costituzione della Repubblica Italiana<\/i><\/p><\/blockquote>\n<p><strong>INTRODUZIONE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;energia \u00e8 vita, e il benessere di un popolo \u00e8 strettamente legato alla disponibilit\u00e0 di energia. L&#8217;energia rappresenta per il sistema produttivo visto dal punto di vista &#8220;fisico&#8221; ci\u00f2 che la moneta costituisce in relazione alla visione economica. Consci di questo, i padri costituenti citarono espressamente nell&#8217;art. 43 le imprese legate alle fonti di energia fra quelle trasferibili sotto il controllo pubblico per ragioni di utilit\u00e0 generale. Come descritto nella prima parte di questo documento, ci\u00f2 effettivamente avvenne durante il trentennio glorioso, ma a partire dagli anni \u201990, sotto la spinta liberalizzatrice della UE, si ebbe un brusco cambiamento di rotta. Nella seconda parte si racconter\u00e0 appunto dell&#8217;inversione di tendenza legata all&#8217;avvento del liberalismo, con particolare riguardo alle conseguenze dell&#8217;adesione all&#8217;Unione Europea. Nella terza parte sono invece tratteggiate delle proposte di strategia energetica per riportare il settore sotto il controllo pubblico, tenendo conto dei progressi tecnologici avvenuti nel frattempo, ritornando cos\u00ec, in ossequio ai principi costituzionali, alla promozione dell&#8217;utilit\u00e0 generale piuttosto che dell&#8217;interesse particolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>PARTE PRIMA: STORIA RECENTE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>L\u2019ENI: idrocarburi per il boom economico<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La figura di Enrico Mattei costituisce un fulgido esempio di sovranismo ante litteram, nel suo aver dedicato la vita a fornire all&#8217;Italia gli strumenti per risorgere dal disastro della guerra, lavorando indefessamente per il bene della patria e non per il proprio tornaconto, fino a pagare con la vita il proprio impegno, e al contempo ripudiando ogni forma di colonialismo. Povero di nascita, assurto con le sue sole forze al ruolo di imprenditore nel settore della chimica, a seguito del suo ruolo di spicco durante la Resistenza gli venne assegnato nel 1945 il compito di liquidare l&#8217;AGIP, vista come un\u2019emanazione del passato regime. Egli per\u00f2 ebbe la luminosa intuizione che il petrolio, e gli idrocarburi in generale, costituivano il nutrimento essenziale per un&#8217;economia industriale avanzata, e che l&#8217;affrancamento dell&#8217;Italia dalla sudditanza ai paesi vincitori della guerra avrebbe richiesto di non sottostare all&#8217;oligopolio delle grandi compagnie fornitrici (statunitensi, britanniche e olandesi), ma di approvvigionarsi direttamente dai paesi produttori. Per ottenere questo risultato, contravvenne al suo mandato, usando le proprie entrature politiche per mantenere in vita l&#8217;AGIP e trasformarla in una grande compagnia petrolifera statale all&#8217;avanguardia dal punto di vista tecnologico, l&#8217;Ente Nazionale Idrocarburi (ENI).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lottando con mezzi anche non ortodossi contro le resistenze opposte dalla politica (spesso eterodiretta), Mattei utilizz\u00f2 l&#8217;ENI come strumento per garantire all&#8217;Italia forniture di petrolio al di fuori del ferreo controllo delle grandi compagnie straniere, oltre che per promuovere l&#8217;utilizzo del gas naturale come fonte energetica alternativa. Le accuse che gli vennero mosse di aver costruito una sorta di impero personale immune alle indicazioni della politica non sono del tutto infondate, ma va sempre ricordato che egli non fece questo per averne vantaggi personali, ma solo per il bene del Paese, nel cui riscatto economico egli forse vedeva riprodotta la propria storia personale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pragmatico, ma anche integro moralmente, Mattei si fece portatore di un modo diverso di intendere il rapporto con i paesi produttori, non imperniato sul nazionalismo colonialista praticato dalla Sette Sorelle (come egli chiam\u00f2 le grandi compagnie oligopoliste) spalleggiate dai propri governi, ma su un approccio autenticamente sovranista, in cui venivano fornite ai venditori non solo condizioni economiche pi\u00f9 vantaggiose, ma anche la partecipazione diretta alle politiche di gestione della produzione e dello sviluppo delle proprie risorse. Non pu\u00f2 sorprendere che questo approccio, nonch\u00e9 il fatto che l\u2019ENI inizi\u00f2 a stipulare contratti anche con i paesi al di l\u00e0 della cortina di ferro, gli attirarono pesanti inimicizie, e se non esiste la certezza che la sua morte, avvenuta a causa della caduta del suo aereo nel 1962, sia stata dovuta ad un attentato, si tratta di un&#8217;ipotesi pi\u00f9 che plausibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>La nazionalizzazione dell\u2019energia elettrica<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La legge istitutiva dell\u2019ENEL, approvata il 27 novembre 1962 dopo un lungo e serrato dibattito, rappresenta un momento di grande importanza, non solo nella politica energetica del paese, ma anche pi\u00f9 in generale nella storia politica italiana, in quanto essa \u00e8 legata alla nascita dell\u2019esperienza politica del centrosinistra, punto d\u2019incontro faticosamente raggiunto da Democrazia Cristiana e Partito Socialista Italiano. Il provvedimento, che nazionalizz\u00f2 la produzione, importazione, esportazione, trasporto, trasformazione, distribuzione e vendita di elettricit\u00e0, port\u00f2 nelle mani dello Stato l\u2019intero settore elettrico attraverso l\u2019istituzione di un Ente Nazionale preposto a tutte queste funzioni. L\u2019ENEL si trov\u00f2 ad assorbire l\u2019attivit\u00e0 di quasi 1300 aziende elettriche, con l\u2019esclusione degli autoproduttori e delle municipalizzate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il provvedimento di nazionalizzazione ricalca analoghe azioni compiute in Francia e Gran Bretagna subito dopo la fine della guerra. Esso ha l\u2019obiettivo, in un periodo di forte crescita di produzione e consumo di elettricit\u00e0 (che durer\u00e0 fino alle crisi petrolifere degli anni \u201870) di erogare l&#8217;energia non secondo la logica del profitto, che potrebbe non coincidere con gli interessi del Paese, bens\u00ec secondo una logica di programmazione e di sviluppo, sulla base del concetto di energia come servizio pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le reti che vengono via via acquisite sono frazionate e disomogenee. Grazie alla presenza di un unico attore pu\u00f2 essere avviato un grande progetto di riordino, ammodernamento e sviluppo della rete di distribuzione, e si iniziano a realizzare i collegamenti elettrici con le isole e le dorsali a 380 kV che dovranno trasportare l\u2019energia lungo tutta la penisola e connetterla con l\u2019estero. Tra le prime unit\u00e0 operative costituite dall\u2019ENEL \u00e8 da segnalare il Centro Nazionale di Dispacciamento di Roma, che ha il compito di gestire gli impianti di produzione, la rete di trasmissione e l\u2019interconnessione con l\u2019estero: in pratica, il \u201ccervello\u201d dell\u2019intero sistema elettrico italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La creazione dell&#8217;ENEL pose le basi per un&#8217;efficiente e capillare distribuzione dell\u2019elettricit\u00e0 all&#8217;intero territorio nazionale, indispensabile per la crescita economica e la modernizzazione del Paese, portando l\u2019accesso all\u2019energia elettrica a 1.700.000 italiani che ne erano privi e compensando le forti differenze tra nord e sud. La realizzazione di tale rete capillare, e la contestuale unificazione tariffaria, furono fattori determinanti per la nascita del tessuto di piccole e medie imprese che costituisce la struttura portante della nostra economia. Inoltre, la nascita dell\u2019ENEL contribu\u00ec a valorizzare il notevole patrimonio di capacit\u00e0 progettuali e competenze tecniche che l&#8217;Italia contava da tempo nell&#8217;industria elettrica (vanno qui anche ricordate le pionieristiche realizzazioni italiane di inizio \u2018900 nei campi della generazione idroelettrica e della geotermia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Il nucleare italiano: una mani pulite ante litteram<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Strettamente intrecciata con la nazionalizzazione del settore elettrico \u00e8 la vicenda del nucleare italiano, in cui la genialit\u00e0 e l\u2019intraprendenza nostrane si trovarono a scontrarsi con interessi pi\u00f9 grandi, in analogia a quanto avvenne all\u2019ENI di Mattei. Va qui precisato che questo breve resoconto non vuole assumere una posizione sulla delicata questione dell\u2019utilizzo del nucleare a scopi civili, la cui problematicit\u00e0 inizi\u00f2 ad emergere negli anni \u201870, ma va contestualizzato in quella che era la visione negli anni \u201850 e \u201860, in cui si era unanimemente convinti che l\u2019energia nucleare costituisse la fonte di energia, tanto economica che non sarebbe valsa la pena di contabilizzarla, che avrebbe portato l\u2019umanit\u00e0 verso un radioso futuro di energia illimitata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La grande tradizione della fisica nucleare italiana ha origine nel lavoro del gruppo romano di via Panisperna guidato da Enrico Fermi, che gett\u00f2 le fondamenta della fisica atomica applicata, realizzando nel 1934 la prima reazione di fissione nucleare nei giardini dell\u2019universit\u00e0. Questo eccezionale gruppo di cervelli alla fine degli anni \u201930 era ormai dissolto sotto l\u2019effetto di un crescente isolamento politico e delle leggi razziali: Enrico Fermi costru\u00ec il primo reattore nucleare (la \u201cpila di Fermi\u201d) a Chicago, dove era fuggito dopo aver conseguito il premio Nobel. Tuttavia, l\u2019attivit\u00e0 degli anni \u201830 lasci\u00f2 comunque una duratura eredit\u00e0. Sotto la spinta di Edoardo Amaldi, uno dei pochi ad essere rimasto in Italia, dopo la fine della guerra inizi\u00f2 un lavoro di ricostruzione e di sviluppo della fisica italiana, che port\u00f2 anche al rilancio della fisica atomica per scopi applicativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo scopo venne fondato nel 1946 il Centro Informazioni Studi ed Esperienze (CISE), che inizialmente fu un centro di studi dedicato ad un ampio ventaglio di applicazioni industriali, tra cui appunto il nucleare. Il CISE sostenne l\u2019ambiziosa causa della realizzazione di un reattore nucleare completamente italiano: per ovviare al problema dell\u2019arricchimento dell\u2019uranio, nacque cos\u00ec un concetto di reattore ad acqua pesante: il CIRENE. Al CISE giunse anche un giovane ed intraprendente geologo con la passione per i radionuclidi: Felice Ippolito. Al CISE parteciparono anche industrie private, ma lo sforzo economico necessario era ingente, e quindi Amaldi cerc\u00f2 di ottenere un consistente finanziamento statale, attraverso il CNR presieduto da Colonnetti. Inizialmente la politica non sembr\u00f2 sensibile all\u2019argomento, forse anche per ragioni di carattere geopolitico. Inoltre, le aziende partecipanti al CISE, al contrario dei ricercatori, non vedevano di buon occhio l\u2019intervento dello Stato: in questo si innest\u00f2 anche il nascente dibattito sulla nazionalizzazione dell\u2019energia elettrica che porter\u00e0 alla nascita dell\u2019ENEL. Infine, grazie al lavoro politico di Amaldi e Colonnetti, nel 1951 venne approvato un sostanzioso aumento dei fondi del CNR e venne creato il Comitato Nazionale per le Ricerche Nucleari (CNRN), con Felice Ippolito come Segretario Generale. Tuttavia, l\u2019attivit\u00e0 del CNRN stent\u00f2 a decollare, anche a causa di scontri tra la sua visione statalista e quella pi\u00f9 orientata al privato del CISE. Nel 1956 il CNRN era ormai alla deriva, e dopo le dimissioni del presidente ne assunse il coordinamento Ippolito, che venne a trovarsi un po\u2019 nella stessa situazione di Mattei quando prese in mano l\u2019AGIP. Grazie al suo impegno, il comitato riprese forza, e nel 1960 si giunse all\u2019approvazione di una legge sull\u2019uso pacifico dell\u2019energia nucleare, che trasform\u00f2 il CNRN in Comitato Nazionale per l\u2019Energia Nucleare (CNEN) e lo dot\u00f2 di adeguati finanziamenti. Questo fu l\u2019avvio concreto del nucleare italiano, e nel 1965 l\u2019Italia sar\u00e0 il terzo paese al mondo per produzione di elettricit\u00e0 da nucleare, dietro a USA e Gran Bretagna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1963, con l\u2019istituzione dell\u2019ENEL, Ippolito ne divent\u00f2 consigliere, pur mantenendo la carica di Segretario Generale del CNEN. Tuttavia, il bilancio del CNEN era ancora traballante, e nacque un nuovo conflitto proprio con l\u2019ENEL, nel cui consiglio di amministrazione sedevano rappresentanti delle aziende elettriche nazionalizzate. Questo scontro si riverber\u00f2 anche nella politica, e diede origine ad una pesantissima campagna di stampa contro Ippolito e i presunti sprechi del CNEN, che culmin\u00f2 con il suo arresto nel 1963 per presunti illeciti legati alla gestione dei fondi. All\u2019arresto seguir\u00e0 un processo e una pesante condanna, poi ridimensionata in appello attraverso il riconoscimento che la violazione di certe regole era stata solo funzionale a far avanzare un complesso progetto tecnologico in un contesto burocratico troppo rigido.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019arresto di Ippolito segu\u00ec un totale declino del CNEN, mentre l\u2019ENEL, uscito vincitore dallo scontro, assunse le competenze sullo sfruttamento dell\u2019energia nucleare. Queste verranno per\u00f2 affrontate con un approccio puramente contabile, senza un progetto per l\u2019innovazione tecnologica, e ci\u00f2 segner\u00e0 la fine del nucleare italiano, a favore del mero acquisto di tecnologia estera. Altre vicende fecero poi s\u00ec che il programma nucleare italiano non decollasse, fino al referendum del 1987 che ne sanc\u00ec la definitiva chiusura, ma si pu\u00f2 dire che la vicenda Ippolito segn\u00f2 davvero un\u2019occasione mancata di sviluppo interno di un intero settore tecnologico. Se dai documenti appare soltanto che Ippolito ebbe potenti nemici nella politica interna, resta il dubbio se, in quello che \u00e8 forse il primo esempio di uso dello strumento giudiziario a fini politici, non siano entrati anche interessi stranieri ad affossare l\u2019intraprendenza italiana in un settore industriale strategico, oltre che potenzialmente molto redditizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Le liberalizzazioni: il decreto Bersani e il decreto Letta<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire dai primi anni \u201990 l\u2019Italia, in considerazione della sua adesione all\u2019Unione Europea, inizia un percorso di apertura del settore energetico alla concorrenza. A partire da quegli anni si struttura la fine del monopolio pubblico e l\u2019apertura del mercato ai soggetti privati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1995, con la legge 481\/95, viene introdotta nell\u2019ordinamento italiano la figura dell\u2019autorit\u00e0 indipendente e viene creata espressamente l\u2019<strong>Autorit\u00e0 per l&#8217;Energia Elettrica e il Gas<\/strong> (oggi ARERA), primo passo verso una dismissione di poteri da parte dell\u2019esecutivo nazionale. L\u2019autorit\u00e0 \u201cindipendente\u201d \u00e8, infatti, un istituto di derivazione anglosassone e liberale, estraneo al nostro ordinamento costituzionale. Le autorit\u00e0 di questo tipo sono indipendenti dal potere esecutivo, dovendo attuare in sostituzione del Governo norme approvate dal Parlamento. Ma poich\u00e9 le norme approvate dal Parlamento italiano in tema di energia sono in realt\u00e0 (salvo rare eccezioni) attuazione di direttive europee, ecco che ne risulta una saldatura diretta tra il potere normativo europeo (non soggetto a responsabilit\u00e0 nei confronti di un corpo elettorale, \u00e8 bene sottolinearlo) e il potere esecutivo dell\u2019Autorit\u00e0, anch\u2019essa non soggetta a responsabilit\u00e0. Molto ci sarebbe da dire sulle autorit\u00e0 \u201cindipendenti\u201d ma non \u00e8 questa la sede. In generale, si pu\u00f2 dire che esse si configurano come <strong>indipendenti dal controllo del cittadino<\/strong> (i membri delle varie autorit\u00e0 non sono eletti, bens\u00ec cooptati in varie forme), <strong>ma pienamente dipendenti dalle leggi liberali del mercato<\/strong>. L\u2019indipendenza e specialit\u00e0 delle autorit\u00e0 di questo tipo \u00e8 giustificata con la pretesa specificit\u00e0 tecnica delle materie da regolare. Nulla, in realt\u00e0, che non possa trovare albergo in un ministero sottoposto a controllo politico e istituzionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel 1999, il Dlgs. 79\/99 (decreto Bersani, governo D\u2019Alema) recepisce la direttiva comunitaria 96\/92\/CE e liberalizza il settore elettrico<\/strong>. Curatore del decreto fu in particolare il sottosegretario all\u2019Industria dell\u2019epoca, Umberto Carpi, di Rifondazione Comunista. Venivano liberalizzate la produzione e la vendita di energia elettrica (a determinate condizioni) e veniva creata la figura del Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale (GRTN, ora Terna), proprietario e gestore della rete di trasporto di lunga distanza. Contemporaneamente fu imposto a ENEL, sino ad allora il monopolista, di ridurre le proprie dimensioni nel comparto della generazione elettrica, diminuendo la propria quota di mercato sotto il 50% attraverso la cessione a privati di asset di produzione (le ben note tre societ\u00e0 di produzione scorporate da ENEL, le GenCo, la cui cessione ha costituito di fatto una privatizzazione di parte del settore). Rimaneva in regime di concessione, soggetta a regolazione, la distribuzione locale di energia, monopolio naturale, garantendo per\u00f2 accesso alla rete da parte dei nuovi soggetti operatori nel settore (i cosiddetti grossisti). La tariffa dell\u2019energia elettrica diventava un prezzo contrattato sul mercato, mentre rimanevano le tariffe per i soggetti che decidevano di non cambiare fornitore. A tariffa rimasero pure i costi di trasporto e distribuzione, da quel momento, per\u00f2, fissati dall\u2019Autorit\u00e0 in base a parametri noti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venne istituito un mercato dell\u2019energia elettrica all\u2019ingrosso, con un mercato dell\u2019energia elettrica a pronti (la cosiddetta Borsa dell\u2019energia elettrica, gestita dal GME, Gestore del Mercato Elettrico). Tale mercato permette lo scambio di energia fisica da consegnare il giorno successivo (Mercato del Giorno Prima, MGP). Inoltre, fu consentito lo scambio di energia fisica a termine tra operatori (cio\u00e8 contratti per la consegna nel futuro di quantitativi fisici di energia), attraverso una piattaforma informatica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venne infine creato l\u2019Acquirente Unico, che doveva rappresentare l\u2019aggregato della domanda di energia dei clienti ancora \u201cvincolati\u201d al distributore e che poteva operare per loro conto con aste, sul mercato a pronti e sui mercati a termine, con l\u2019ottica di garantire la migliore tariffa dell\u2019energia possibile per questa categoria di utenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nell\u2019anno 2000 il Dlgs. 164\/00 (decreto Letta) recepisce la direttiva comunitaria 98\/30\/CE e liberalizza il settore del gas<\/strong>. Le attivit\u00e0 di produzione, importazione e vendita del gas naturale sono state liberalizzate: chiunque pu\u00f2 produrre, importare e vendere gas (con limitazioni quali le concessioni per estrarre e l\u2019accesso ai sistemi di stoccaggio per la vendita). A differenza del settore elettrico, il servizio di trasporto nazionale del gas non \u00e8 stato affidato a un operatore terzo creato ex novo come Terna, ma \u00e8 rimasto affidato all\u2019ex monopolista SNAM. SNAM Rete Gas \u00e8 una societ\u00e0 che a tutti gli effetti fa parte del Gruppo ENI e gestisce tuttora il 95% dei gasdotti di trasporto primario. Anche l\u2019attivit\u00e0 di stoccaggio \u00e8 rimasta al gruppo ENI, tramite la controllata Stogit.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In merito alla distribuzione, il Decreto Letta stabilisce l\u2019apertura alla concorrenza anche di questo servizio, prevedendo che esso venga affidato in regime di concessione tramite asta competitiva ad evidenza pubblica per un periodo massimo di 12 anni e favorendo le aggregazioni di piccoli soggetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Le fonti rinnovabili: incentivi e sviluppi<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo sviluppo dell\u2019elettrificazione del Paese, cominciato alla fine dell\u2019Ottocento, si \u00e8 avuto essenzialmente grazie allo sfruttamento della manifattura italiana dell\u2019uso dell\u2019acqua come forza motrice, che ha portato all\u2019immediata costruzione delle centrali idroelettriche su tutto il territorio nazionale: il primo impianto idroelettrico fu realizzato nel 1889 nel Gorzente per alimentare la zona industriale di Genova, cui segu\u00ec la realizzazione della centrale di Tivoli, di Paderno d\u2019Adda e di Vizzola (queste ultime risultavano essere tra le pi\u00f9 grandi e avanzate d\u2019Europa). Fino agli anni \u201850 del secolo scorso l\u2019idroelettrico \u00e8 stata la primaria fonte di energia, fin quando la crescente domanda, l\u2019aumentare dei costi, la mutata sensibilit\u00e0 dell\u2019opinione pubblica a seguito del disastro del Vajont, lo sviluppo di impianti termoelettrici e della tecnologia nucleare non ne hanno decretato un arresto dello sviluppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dibattito in Italia sulle fonti di energia alternative a quelle fossili e sull\u2019efficientamento dei consumi risale agli anni \u201870 a seguito delle crisi petrolifere. Il primo intervento legislativo in tale ambito si \u00e8 avuto con il licenziamento della legge 308\/82: \u201cNorme sul contenimento dei consumi energetici, lo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia e l&#8217;esercizio di centrali elettriche alimentate con combustibili diversi dagli idrocarburi\u201d dove venivano gi\u00e0 stanziati i primi contributi per incentivare la riduzione dei consumi, la produzione da energia a fonte rinnovabile, l\u2019installazione delle pompe di calore e l\u2019installazione di impianti fotovoltaici; ma il primo intervento di incentivazione dell\u2019energia da fonte rinnovabile si \u00e8 avuto con la <strong>Delibera CIP 6\/92<\/strong> in ottemperanza a quanto previsto dalla legge 9 gennaio 1991, con cui si stabilivano i corrispettivi economici ai produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili ed assimilate. Sfortunatamente, la locuzione \u201ced assimilate\u201d introdotta in sede di redazione del provvedimento fece s\u00ec che risorse molto consistenti andarono ad incentivare fonti che rinnovabili non erano, vanificando l\u2019efficacia del provvedimento in termini di stimolo allo sviluppo delle rinnovabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il Dlgs. 79\/99 \u00e8 stato introdotto in Italia il meccanismo dei <strong>Certificati Verdi<\/strong>, che sanciva l\u2019obbligo per gli importatori e i produttori di energia elettrica da fonti non rinnovabili di immettere nel sistema elettrico una quota di energia prodotta da fonti rinnovabili a decorrere dall\u2019anno 2001. Tale obbligo poteva essere assolto anche attraverso l\u2019acquisto di titoli (i Certificati Verdi) rilasciati ai produttori di energia da fonti rinnovabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Decreto Ministeriale del 28 luglio 2005 introduce il sistema di incentivazione della produzione di energia da fonte fotovoltaica, detto <strong>Conto Energia<\/strong>: tale meccanismo consiste in un programma di incentivazione cosiddetto <em>feed in tariff<\/em>, ovvero di un contributo finanziario concesso per ogni kWh di energia prodotta, per la durata di 20 anni. Dal primo Conto Energia sono stati emanati ulteriori quattro decreti che stabilivano una tariffa via via decrescente, fino ad arrivare all\u2019ultima versione, il Quinto Conto Energia (DM del 05\/07\/2012) che stabilisce una tariffa fissa onnicomprensiva sull\u2019energia elettrica netta immessa in rete.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A queste forme di incentivazione (Certificati Verdi e Conto Energia), in questi anni si sono aggiunti il meccanismo della <strong>Tariffa Onnicomprensiva<\/strong> (legge finanziaria 2008) che rappresenta un incentivo monetario, differenziato per fonte, concesso &#8211; in alternativa ai Certificati Verdi &#8211; per l&#8217;energia elettrica netta immessa in rete; il <strong>Conto Termico<\/strong> che incentiva interventi per l&#8217;incremento dell&#8217;efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili per impianti di piccole dimensioni e il meccanismo dei <strong>Certificati Bianchi<\/strong> (o Titoli di Efficienza Energetica) per l\u2019assolvimento dell\u2019obbligo di risparmio di energia primaria da parte dei distributori di energia elettrica e gas naturale con pi\u00f9 di 50.000 clienti finali. Ulteriori forme di incentivazione sono state introdotte con i DM 6 luglio 2012 e il DM 23 giugno 2016 che sostengono la produzione di energia da fonti rinnovabili diverse dalla fotovoltaica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A seguito di tutti gli interventi legislativi volti all\u2019incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, in Italia risultano essere installati pi\u00f9 di 770.000 impianti a fonte rinnovabile; per l\u2019anno 2017 la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili si attesta al 33% del Consumo Interno Lordo; per il quarto anno di seguito invece, la quota di consumi complessivi di energia coperta da fonti rinnovabili si attesta su una percentuale superiore al 17%. Tali risultati raggiunti qualificano l\u2019Italia tra i primi paesi al mondo nello sviluppo delle rinnovabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali importanti risultati raggiunti presentano per\u00f2 degli aspetti di criticit\u00e0 che derivano direttamente dalla strenua applicazione dei principi di concorrenza e non discriminazione degli operatori, cos\u00ec come sancito dai trattati europei, che hanno impedito una efficace attivit\u00e0 di pianificazione e indirizzo dello sviluppo del settore dell&#8217;energia pulita. Ad oggi le unit\u00e0 produttive cosiddette rilevanti sono una piccola percentuale rispetto al totale degli impianti a energia rinnovabile installati, rendendo problematica la stessa possibilit\u00e0 di programmazione della produzione di energia elettrica. Si rileva inoltre la totale impossibilit\u00e0 di selezione e indirizzo degli investimenti da parte dello Stato, ad esempio per favorire la crescita di una filiera nazionale nel campo delle tecnologie fotovoltaiche, in quanto gli stessi meccanismi di incentivazione sono volti alla determinazione di regole tecniche base, uguali per tutti, derubricando la selezione degli investimenti al massimo a meccanismi ad asta o all&#8217;iscrizione su determinate graduatorie temporali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Menzione a parte \u00e8 necessario fare sulle fonti di finanziamento dei meccanismi di incentivazione, tutti gestiti dal Gestore dei Servizi Energetici \u2013 GSE SpA, societ\u00e0 a partecipazione unica del Ministero del Tesoro, anche queste regolate sulla base di meccanismi di mercato, per nulla ricadenti sulla finanza pubblica in ottemperanza ai vincoli europei e alla normativa europea sugli aiuti di Stato e per questo ascritte, in regime tariffario regolate dall&#8217;Autorit\u00e0, tra gli oneri generali di sistema. Le risorse economiche necessarie per la copertura degli oneri derivanti dall\u2019incentivazione della produzione di energia da fonte rinnovabile sono prelevate da un conto istituito presso la Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali (CSEA). Il conto \u00e8 alimentato dalla componente tariffaria A3 applicata a tutte le bollette dei clienti finali per la fornitura di energia elettrica. Il fabbisogno economico annuale \u00e8 valutato congiuntamente da GSE e da CSEA, e in funzione di questo l\u2019ARERA determina il gettito conseguente. Per l\u2019anno 2017, il fabbisogno totale annuo registrato \u00e8 stato pari a 12,5 miliardi di euro, tutto prelevato dalle bollette di fornitura di energia elettrica, inficiando in tal modo sula competitivit\u00e0 generale del sistema. Dal 1 gennaio 2018, l\u2019Autorit\u00e0 ha definito la nuova struttura tariffaria degli oneri generali di sistema, perlopi\u00f9 applicata sulla potenza installata e sui punti di prelievo e la componente A3 \u00e8 confluita interamente nella nuova Asos.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>PARTE SECONDA: LO SCENARIO ATTUALE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Assetto attuale del settore energetico<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019assetto delineato dalle liberalizzazioni descritte nella prima parte di questo documento \u00e8 dunque il seguente:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\"><strong>Produzione e importazione:<\/strong> pi\u00f9 soggetti possono produrre energia elettrica in concorrenza tra loro con proprie centrali. Per il gas, chiunque, <em><strong>ottenuta dallo Stato una concessione<\/strong><\/em>, pu\u00f2 sfruttare un giacimento di idrocarburi e immettere nella rete il gas naturale estratto. Inoltre, qualunque soggetto pu\u00f2 importare energia elettrica e gas dall\u2019estero, utilizzando le reti esistenti (alle quali viene garantito accesso non discriminatorio).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\"><strong>Trasporto:<\/strong> nel settore elettrico \u00e8 stato creato un soggetto terzo con il compito di garantire accesso non discriminatorio agli operatori al dispacciamento e al trasporto dell\u2019energia prodotta o importata. Nel settore del gas tale ruolo \u00e8 stato affidato a Snam Rete Gas, parte del Gruppo ENI ex monopolista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\"><strong>Distribuzione:<\/strong> la distribuzione locale di energia elettrica e gas \u00e8 affidata in concessione ai soggetti proprietari delle reti. I distributori devono essere societ\u00e0 separate nel caso di gruppi attivi anche nella produzione e\/o nella vendita. In gran parte la distribuzione elettrica \u00e8 in capo ad EDistribuzione (Gruppo ENEL), per il resto alle societ\u00e0 ex-municipalizzate (A2A, ACEA, ecc.). Nel gas invece il panorama \u00e8 molto pi\u00f9 frammentato, con diverse centinaia di piccoli e grandi distributori. In questo settore, la procedura di affidamento in concessione tramite asta, previsto dal Decreto del 2000, incontra notevolissime difficolt\u00e0 ed \u00e8 stato attuato solo in minima parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\"><strong>Vendita al dettaglio:<\/strong> la fornitura di energia elettrica e di gas \u00e8 affidata a soggetti separati, le societ\u00e0 di vendita, che propongono ai clienti finali le condizioni di prezzo e di fornitura in base alle condizioni che si verificano sui mercati. Dal 2007, tutti i consumatori finali di energia, famiglie comprese, sono liberi di approvvigionarsi da un fornitore alternativo al distributore. Ad oggi, i soggetti consumatori di energia che non desiderano rivolgersi ad operatori del libero mercato sono forniti dal distributore in regime di cosiddetta \u201cmaggior tutela\u201d, a condizioni tariffarie stabilite dall\u2019ARERA. La legge 4 agosto 2017, n. 124 (c.d. Legge Concorrenza) entrata in vigore il 29 agosto 2017, prevede all\u2019art. 1, commi 60 e 61 che venga obbligatoriamente completata la totale liberalizzazione del settore della fornitura di energia elettrica. Questo comporta che non potr\u00e0 pi\u00f9 esistere un fornitore in regime amministrato e che tutti i consumatori dovranno rivolgersi al mercato libero, completando cos\u00ec il processo di liberalizzazione iniziato nel 1999. Verr\u00e0 altres\u00ec a decadere il ruolo dell\u2019Acquirente Unico come soggetto che, procurando l\u2019energia fisica per i clienti tutelati, ne stabilisce anche le condizioni economiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\"><strong>Compravendita all\u2019ingrosso:<\/strong> le societ\u00e0 di vendita possono approvvigionarsi dell\u2019energia fisica necessaria ai propri clienti sui mercati all\u2019ingrosso: l\u2019IPEX (Italian Power Exchange, gestito dal GME), oppure direttamente dai produttori con contrattazioni bilaterali. Inoltre, sono sorti mercati finanziari che consentono lo scambio di future sull\u2019energia elettrica (IDEX, EEX).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Fine del Servizio di Maggior Tutela e imposizione del mercato libero<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La legge 124\/2017, dunque, impone dal 1 luglio 2019 l\u2019abolizione del regime di maggior tutela, con il conseguente passaggio al libero mercato per tutti i consumatori. Le modalit\u00e0 con cui sar\u00e0 effettuato questo passaggio sono per\u00f2 ancora in discussione. Infatti, la stessa legge 124 individua una serie di passaggi preliminari necessari per arrivare al risultato desiderato, tra cui diversi decreti del Ministero per lo Sviluppo Economico e diverse delibere e attivit\u00e0 da parte dell\u2019ARERA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema pi\u00f9 delicato su cui gli atti in parola dovranno fare chiarezza \u00e8 quello delle modalit\u00e0 pratiche con cui dovr\u00e0 avvenire il passaggio della massa di consumatori di energia al mercato libero. Ad oggi, un solo operatore della distribuzione detiene circa il 70% del mercato (dati ARERA). In caso di passaggio rebus sic stantibus al libero mercato, questo operatore, con la sua societ\u00e0 di vendita, si troverebbe in una posizione dominante e si verificherebbe una situazione di concentrazione del mercato che non \u00e8 desiderata. Si tratterebbe dunque di sottrarre all\u2019operatore dominante quote di mercato, attribuendole ad altri soggetti. Ma come? Si fanno ipotesi di aste tra operatori del libero mercato per aggiudicarsi \u201cpacchetti\u201d di clienti (e in questo caso la discussione si sposterebbe sui criteri con cui questi pacchetti sarebbero assemblati). O, ancora, di far transitare momentaneamente i clienti sul servizio di salvaguardia, ove un fornitore di ultima istanza applichi condizioni molto onerose al fine di stimolare il consumatore a cambiare fornitore rapidamente. Al momento, stante anche la situazione di stallo sulla formazione di un nuovo Governo (per non parlare della situazione dell\u2019ARERA, il cui Collegio \u00e8 scaduto e si trova in regime di prorogatio) non si sa ancora quale strada verr\u00e0 scelta dal MISE per completare questo delicato passaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si vede, quale che sia il metodo scelto, si tratta di applicare una vera e propria forzatura e di spingere la massa dei consumi di energia <strong>per decreto<\/strong> fuori dal regime amministrato a prescindere dalla volont\u00e0 del consumatore finale stesso. In piena aderenza ai principi liberisti che conformano la legislazione europea, il fatto che in oltre dieci anni di liberalizzazione del consumo solo il 30% circa di famiglie (dato ARERA) abbia cambiato fornitore almeno una volta non viene considerato un fallimento del mercato, ma una prova del fatto che sia necessario&#8230; ancora pi\u00f9 mercato!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>La normativa europea su abuso di mercato e trasparenza<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La liberalizzazione gradualmente imposta nel settore dell\u2019energia in Europa si intreccia con la sempre maggiore finanziarizzazione dei mercati. In particolare, la crescita dei mercati finanziari e l\u2019allargamento di questi nel settore dell\u2019energia elettrica e del gas verificatisi negli ultimi dieci anni hanno portato con s\u00e9 nuovi problemi di regolazione per gli operatori energetici, molti dei quali si trovano ad operare anche sui mercati finanziari (in particolare con i derivati sull\u2019energia). Inoltre, nei mercati finanziari energetici europei hanno fatto il loro ingresso, in maniera anche pesante, le istituzioni finanziarie (grandi banche, fondi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto ci\u00f2 ha comportato lo sviluppo, a livello europeo, di alcune normative che tendono, nelle intenzioni dichiarate, ad eliminare gli abusi di mercato e a favorire la trasparenza nei comportamenti degli operatori. Le normative in questione (cosiddette <strong>EMIR<\/strong> &#8211; Regolamento (UE) n. 648\/2012, <strong>REMIT<\/strong> &#8211; Regolamento (UE) n. 1227\/2011, <strong>MiFID II<\/strong> &#8211; Direttiva 2014\/65\/UE), molto complesse, impongono agli operatori del mercato libero del settore energia elettrica e gas obblighi di trasparenza e informazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali obblighi per\u00f2, considerata la loro periodicit\u00e0, estensione e specializzazione, sono tali da poter essere rispettati solo a fronte di corposi investimenti in strumenti informatici, personale e processi. Tanto da diventare un\u2019oggettiva barriera all\u2019ingresso per gli operatori pi\u00f9 piccoli, ed anzi un potente disincentivo alla permanenza nel mercato. Inoltre, queste normative scoraggiano le negoziazioni bilaterali tra operatori e favoriscono gli scambi su mercati regolamentati, con l\u2019evidente effetto di frenare gli operatori minori dal partecipare al mercato. La partecipazione ai mercati regolamentati dell\u2019energia richiede infatti severi requisiti organizzativi e di capitale, oltre che cospicui investimenti in infrastrutture tecnologiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019effetto congiunto di liberalizzazione, finanziarizzazione e regolazione si traduce quindi in un disegno di mercato europeo fatto di un <strong>oligopolio di grandi operatori<\/strong>, con ci\u00f2 nei fatti restringendo quella concorrenza che pure la normativa europea dice di voler ampliare e difendere in termini di principio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>PARTE TERZA: PROPOSTE PER UNA STRATEGIA FUTURA<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il processo di privatizzazione e liberalizzazione di tutto il settore energetico italiano, al pari di quanto accaduto negli altri settori industriali e finanziari ha comportato non soltanto lo smantellamento fisico di intere filiere produttive (basti pensare al progetto Futur-e del gruppo Enel al fine di vendere e smantellare 23 vecchie centrali termoelettriche), ma ha soprattutto comportato la rinuncia a quella che era una delle leve di politica economica e industriale per la pianificazione e il controllo dell\u2019attivit\u00e0 di governo. A oggi la partecipazione dello Stato, cos\u00ec come ravvisabile dal sito del Ministero dell\u2019Economia e delle Finanze, in Enel \u00e8 del 23,58%, in ENI del 30,1% (di cui il 25,76% attraverso la Cassa Depositi e Prestiti), in Terna del 29,85% attraverso la societ\u00e0 CDP Reti (a sua volta partecipata per il 35% dalla societ\u00e0 pubblica cinese State Grid Corporation of China). Considerata la composizione dell\u2019azionariato, prevalentemente istituzionale e diffusa, \u00e8 evidente che il controllo dello Stato italiano possa definirsi meramente formale, volta pi\u00f9 alla soddisfazione delle aspettative del mercato, che a quella dei propri cittadini rendendo vane, inefficaci e prettamente retoriche tutte le varie Strategie Energetiche Nazionali sviluppate pedissequamente a ogni governo succedutosi negli ultimi venti anni. Si rileva inoltre che, cos\u00ec come riportano gli stessi organi di stampa liberali (vedasi articolo pubblicato dal gruppo L\u2019Espresso in data 26 maggio 2017), a oggi, le poche imprese che crescono, si sviluppano e producono valore sono proprio le ex aziende dello Stato, il che certifica non solo la totale incoerenza con gli obiettivi per cui si \u00e8 dismesso il patrimonio pubblico, ma anche la fallacia retorica del voler a tutti i costi monetizzare un patrimonio per la raccolta di fondi finanziari al fine di ridurre il debito pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La liberalizzazione del settore energetico, a quasi vent\u2019anni della sua attuazione, non ha portato in alcun modo i risultati annunciati da chi l\u2019ha voluta e attuata nemmeno da un punto di vista dell\u2019efficienza del mercato. Oggi, ad esempio, nel caso delle famiglie, non \u00e8 raro che il prezzo pagato per ogni kilowattora o metro cubo consumato sul mercato libero sia superiore alla tariffa applicata in regime di maggior tutela. In generale, i prezzi dell\u2019energia elettrica al consumo finale negli ultimi dieci anni sono aumentati, non sono diminuiti. Nel 2017 il prezzo medio dell\u2019energia elettrica in maggior tutela per <strong>un cliente domestico tipo<\/strong> (2.700 kWh annui di consumo e 3 kW di potenza) \u00e8 stato di 19,3 \u20accent\/kWh. Nel 2004 era di 12 \u20accent\/kWh (dati ARERA). La concorrenza, nei proclami dei suoi propagandisti, avrebbe dovuto portare ad un abbassamento dei prezzi. Oggi invece assistiamo a un forte potere di mercato da parte dei produttori di energia elettrica, pochi e sempre pi\u00f9 concentrati, la maggior parte dei quali si trova ad usufruire di impianti costruiti dall\u2019allora monopolista pubblico, alla rendita di posizione da parte dei grandi distributori, i quali percepiscono una tariffa regolata dall\u2019Autorit\u00e0, a scapito delle societ\u00e0 di vendita sulle quali si scaricano la maggior parte degli oneri finanziari e industriali di tutto il settore e quindi, in definitiva, a discapito dei cittadini. A tal riguardo basti ricordare la delibera dell\u2019ARERA 50\/2018\/R\/eel del 1 febbraio 2018, con cui si stabilisce che gli oneri derivanti dal mancato incasso da parte delle societ\u00e0 distributrici degli oneri generali di sistema siano da applicare ai clienti finali. A voler sottolineare come il principio di concorrenza sia fortemente asimmetrico, si evidenzia altres\u00ec la presenza in Italia di numerose compagnie straniere di settore a forte partecipazione pubblica, in ottemperanza del principio di libert\u00e0 di movimenti di capitale e libert\u00e0 di accesso sanciti nei trattati europei e nella sopra menzionata direttiva 96\/92\/CE. Tali soggetti rappresentano per l\u2019Italia degli IDE (Investimenti Diretti Esteri) ovvero, come noto, un passivo nella contabilit\u00e0 nazionale italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La liberalizzazione ha comportato una frammentazione di tutta la catena del valore che ha fatto emergere una serie di inefficienze (cio\u00e8 costi) che nella precedente condizione di monopolio non esistevano: ci riferiamo in particolare agli oneri di sistema relativi a sbilanciamenti e dispacciamento, attivit\u00e0 tecniche nelle quali, con la liberalizzazione, i costi sono cresciuti in maniera molto rilevante. Inoltre, l\u2019affidamento in concessione della distribuzione del gas, che avrebbe dovuto in teoria portare all\u2019abbassamento delle tariffe, \u00e8 di fatto fallito e si trascina in un ritardo epocale. Va considerato che tale procedura, peraltro, permette l\u2019ingresso di soggetti finanziari e di soggetti esteri anche in un settore cos\u00ec strategico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A causa della frammentazione e della complessit\u00e0 generata sono cresciuti altres\u00ec gli oneri finanziari complessivi pagati dal settore (quindi riversati sui cittadini), giacch\u00e9 ogni operatore deve garantire il sistema nazionale attraverso fideiussioni e garanzie di altro tipo (a Terna, al GME, a SNAM, a Stogit, ai distributori, ecc.). Tali garanzie hanno avuto quale unico effetto quello di procurare buoni profitti al sistema bancario e non hanno comunque impedito comportamenti illeciti da parte di alcuni operatori, come diverse inchieste giudiziarie hanno dimostrato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stanti queste premesse, \u00e8 possibile affermare che il principio secondo cui \u00e8 necessario delegare al solo mercato tutto un settore da cui dipende lo sviluppo economico e industriale del Paese, sia da rigettare in toto. Il settore energetico rappresenta anche un mezzo per assicurare ai cittadini un bene primario (al contrario di quanto affermato in una recente sentenza della Corte di Cassazione &#8211; sent. 39884, anno 2017 &#8211; nella quale l\u2019energia elettrica \u00e8 reputata un bene \u201cnon indispensabile alla vita, semmai idoneo a procurare agi e opportunit\u00e0\u201d) e come tale, in accordo con il testo costituzionale, deve essere indirizzato anche a fini sociali, oltre che economici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La composizione e lo sviluppo di un sistema energetico nazionale \u00e8 la premessa per consentire non solo lo sviluppo economico e industriale del Paese, come gi\u00e0 Enrico Mattei ammoniva, ma oggi pi\u00f9 che mai rappresenta uno strumento per garantire l&#8217;assolvimento del compito affidato alla Repubblica dall&#8217;art. 3 comma 2 della Costituzione. Resta fermo che tale sistema energetico nazionale debba assolutamente svilupparsi tenuto conto degli impatti ambientali ed ecologici, nel rispetto dell&#8217;ambiente, del territorio, del paesaggio e della salute dei cittadini, in ottemperanza degli articoli 9 e 32 della Costituzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;attuazione di questi principi pu\u00f2 aversi soltanto attraverso il pieno e totale controllo da parte dello Stato nel settore, dando piena attuazione degli strumenti previsti dalla Costituzione stessa, negli articoli 41, 42 e 43, facendo cos\u00ec decadere la logica del profitto in un settore strategico, ma altres\u00ec facendo in tal modo prevalere la logica dell&#8217;interesse nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tal fine sar\u00e0 necessario ripristinare la nazionalizzazione del settore elettrico e di quello del gas, riportando sotto il controllo di un unico soggetto controllato dallo Stato la generazione, la trasmissione, distribuzione e commercializzazione dell&#8217;energia elettrica e del settore dell&#8217;importazione e distribuzione del gas naturale permettendo cos\u00ec di attuare un grande progetto di adeguamento e aggiornamento tecnologico negli impianti e nelle reti, cos\u00ec come da pi\u00f9 di vent&#8217;anni non viene eseguito. Il processo di ri-nazionalizzazione richieder\u00e0 diversi passaggi, tesi a garantire il corretto ed ordinato assetto del settore per ci\u00f2 che riguarda gli indennizzi agli operatori privati, l\u2019esercizio degli impianti e il mantenimento dell\u2019occupazione dei lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Autorit\u00e0 di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente, non avendo pi\u00f9 motivo di esistere andrebbe sciolta e le sue competenze e risorse trasferite all&#8217;interno del Ministero dello Sviluppo Economico. Al contempo appare opportuno un riordino delle competenze in ambito di pianificazione, ricerca e sviluppo, accentrando le competenze in ambito energetico ad oggi sparse tra diversi enti e societ\u00e0 partecipate del Ministero del Tesoro (GSE, GME, AU e RSE, Sogin, parte della societ\u00e0 Invitalia e alcuni dipartimenti dell&#8217;ENEA). Tale riordino ha lo scopo di coordinare le attivit\u00e0 di ricerca e sviluppo in ambito energetico al fine di incrementare l&#8217;indipendenza energetica del Paese, nonch\u00e9 una corretta pianificazione del settore, in termini di sviluppo delle reti (anche internazionali) e delle tecnologie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In merito alla pianificazione, vi \u00e8 infatti da considerare la ancora imperfetta situazione della rete di trasporto di lunga distanza dell\u2019energia elettrica. A livello elettrico, ad esempio, esistono ancora molte situazioni di congestione dei flussi di energia tra diverse aree geografiche d\u2018Italia, che non permettono un utilizzo efficiente del parco produttivo e aumentano i costi complessivi del sistema. Tale situazione, oltre alla necessit\u00e0 di un maggiore coordinamento nello sviluppo delle reti dovuta agli sviluppi tecnologici che spingono verso sistemi a maglie sempre pi\u00f9 strette, impongono una centralizzazione della pianificazione. Nelle scelte strategiche andr\u00e0 impiegato, oltre ai normali criteri economici, quello dell\u2019EROEI (Energy Return On Energy Invested, ossia ritorno energetico per unit\u00e0 di energia investita).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span lang=\"it-IT\">Una strategia energetica deve avere come obiettivo primario quello di garantire al paese il rifornimento di energia, privilegiando l\u2019aspetto dell\u2019acquisizione di una sempre maggiore indipendenza energetica come fattore di garanzia nei confronti delle turbolenze geopolitiche. Al contempo, ci sono altri fattori da tenere in conto, come ad esempio la necessit\u00e0 di una progressiva decarbonizzazione dell\u2019economia (riduzione delle emissioni di biossido di carbonio, e anche di metano) per combattere il fenomeno del riscaldamento globale. Quest\u2019ultimo punto, che potrebbe essere visto come un onere per il sistema, costituisce in realt\u00e0, se affrontato nel modo giusto, una grande occasione di sviluppo di intere filiere produttive, nonch\u00e9 di movimento nella direzione dell\u2019indipendenza citata sopra. Per ottenere questo risultato occorre per\u00f2 evitare gli errori compiuti, ad esempio, con il conto energia per il fotovoltaico, ed accompagnare le misure prescelte con adeguate azioni di politica industriale e di protezione. Tali misure dovranno consentire di sviluppare non solo l\u2019utilizzo di una certa tecnologia, ma di usarla come volano per il raggiungimento di un livello di eccellenza nella produzione degli impianti e delle soluzioni tecnologiche coinvolti. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span lang=\"it-IT\">In particolare, va qui osservato che una prospettiva di lungo termine dovrebbe essere quella di privilegiare l\u2019elettricit\u00e0 come vettore primario per il trasporto dell\u2019energia, stimolando l\u2019utilizzo delle pompe di calore per il riscaldamento degli edifici e della trazione elettrica per l\u2019autotrasporto, con la predisposizione di un\u2019adeguata rete di strutture di ricarica. A queste misure andr\u00e0 affiancata un\u2019azione di miglioramento dell\u2019efficienza energetica degli edifici, che dovr\u00e0 avvalersi di apposite strutture pubbliche che, in considerazione degli elevati costi di investimento, indirizzino gli utenti privati nella scelta delle soluzioni con il migliore rapporto costi\/benefici e si facciano garanti della competenza dei professionisti e delle aziende incaricati dell\u2019esecuzione. La riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente pu\u00f2 costituire, infatti, un importante motore di sviluppo anche per il settore edilizio, in alternativa al mero consumo di suolo per nuove costruzioni, sia attraverso l\u2019aumento dell\u2019efficienza energetica degli immobili esistenti sia con la riqualificazione delle aree ex-industriali. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span lang=\"it-IT\">La progressiva elettrificazione del sistema energetico, che dovr\u00e0 procedere di pari passo con un sempre maggiore ruolo delle fonti rinnovabili e della generazione distribuita, necessiter\u00e0 di uno sforzo per lo sviluppo delle reti intelligenti per la distribuzione e il trasporto, nonch\u00e9 di una grande espansione dei sistemi di accumulo, sia a piccola che a grande scala. Questo, insieme allo sviluppo della mobilit\u00e0 elettrica, costituir\u00e0 una grande occasione di sviluppo di industrie nazionali. Analogamente, andr\u00e0 riguadagnata la grande competenza che in passato industrie italiane avevano nella produzione di sistemi di trasporto ferroviario e tramviario, che sar\u00e0 incentivata da un programma di espansione del trasporto pubblico su rotaia ed elettrico su gomma, da realizzarsi al di fuori delle pure logiche di mercato ma avendo invece in mente la mobilit\u00e0 dei cittadini come esigenza primaria (su questo si rimanda ad un futuro documento di politica dei trasporti). In ambito internazionale, lo sviluppo delle interconnessioni elettriche con l&#8217;estero sar\u00e0 condotto esclusivamente al fine di garantire condizioni di sicurezza della rete, essendo prioritario lo sviluppo di capacit\u00e0 produttiva nazionale in ottica di promozione dell\u2019indipendenza energetica. <\/span><span lang=\"it-IT\">L\u2019uso delle fonti distribuite andr\u00e0 programmato tenendo in debito conto la necessit\u00e0 della preservazione dei suoli fertili dalla cementificazione, secondo criteri di reversibilit\u00e0 ove tali suoli debbano essere utilizzati.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span lang=\"it-IT\">Relativamente all&#8217;approvvigionamento delle fonti fossili (in particolare gas e petrolio), ancora necessarie in maniera sostanziale nei prossimi anni al fine di mantenere la sicurezza del sistema, questo sar\u00e0 effettuato perseguendo l\u2019interesse nazionale, anche per ci\u00f2 che riguarda le concessioni per l\u2019estrazione di idrocarburi sul territorio nazionale, ma rifiutando le derive belligeranti e neocoloniali attuali. <\/span><span lang=\"it-IT\">Andr\u00e0 invece programmata una fuoriuscita dall\u2019utilizzo del carbone per la generazione elettrica, peraltro gi\u00e0 prevista anche dall\u2019attuale Strategia Energetica Nazionale.<\/span> <span lang=\"it-IT\">Infine, si ritiene che allo stato attuale della tecnologia l\u2019utilizzo della fissione nucleare per la produzione di elettricit\u00e0 non sia un\u2019opzione auspicabile, in virt\u00f9 dei costi elevati e non chiaramente quantificabili quando si guardi all\u2019intera filiera includendo la gestione dei rifiuti radioattivi, e in considerazione del fatto che non si tratta di una scelta che offre vantaggi in termini di indipendenza energetica. Andr\u00e0 per\u00f2 mantenuta in questo ambito una competenza a livello di ricerca.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Emilio Martines e Alfonso Genovese per \u201cFronte Sovranista Italiano\u201d<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UNA STRATEGIA ENERGETICA PER L&#8217;ITALIA A fini di utilit\u00e0 generale la legge pu\u00f2 riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunit\u00e0 di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale. Articolo 43 della Costituzione della Repubblica Italiana INTRODUZIONE L&#8217;energia \u00e8&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":42019,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[48,6],"tags":[6093,6094,6095,6096,729,6097,1676,397,1045,2359,6098,3532,46,47,1048,822,22,54,6099,6100],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/enrico-mattei7.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-aVI","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/42018"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=42018"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/42018\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":43584,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/42018\/revisions\/43584"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/42019"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=42018"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=42018"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=42018"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}