{"id":42050,"date":"2018-05-18T14:07:59","date_gmt":"2018-05-18T12:07:59","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42050"},"modified":"2018-05-18T14:13:15","modified_gmt":"2018-05-18T12:13:15","slug":"le-nuove-plebi-globali-dentro-la-crisi-sistemica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42050","title":{"rendered":"Le nuove plebi globali dentro la crisi sistemica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di SINISTRA IN RETE (Giovanni Iozzoli)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories7\/eteretopie-formenti-oligarchi-e-plebei-st.jpg\" alt=\"eteretopie formenti oligarchi e plebei st\" width=\"300\" height=\"298\" \/><\/p>\n<p class=\"\" style=\"text-align: justify\">Il nuovo libro di Carlo Formenti \u00e8 essenzialmente una raccolta di articoli, dispiegati come anelli di un ragionamento continuo e coerente sulla crisi e suoi suoi attori sociali, maturato lungo il corso degli ultimi sette anni. Al centro della riflessione troviamo i due campi in cui si spaccano le societ\u00e0 occidentali dentro questa stagione di trasformazioni accelerate: quello delle nuove oligarchie che stanno usando la crisi per concentrare ulteriormente poteri e ricchezza; e quello delle nuove masse proletarizzate, che stanno manifestando una confusa e sempre pi\u00f9 diffusa repulsione verso ideologie e prassi delle \u00e9lite, senza che questa ripulsa maturi in direzione di un qualche progetto di alternativa di societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La prima parte del libro raccoglie spunti di analisi \u2013 quasi una narrazione in diretta \u2013 che partono dal 2011 e si allungano fino al 2017. Le pratiche di un neoliberismo feroce e pervasivo, sono al centro di ogni riflessione: il loro incunearsi \u201cmicrofisicamente\u201d nel tessuto sociale, nella vita, nel bios, fino ai grandi scenari macro \u2013 la guerra, il ciclo economico, il rapporto finanza\/produzione. Una cronaca in tempo reale del disastro della modernit\u00e0 capitalistica, che pu\u00f2 essere letta e declinata a vari livelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si pu\u00f2 partire da un tema attuale \u2013 l\u2019essenza delle ideologie <em>workfare<\/em> \u2013 a proposito della scelta inglese del 2012, di affidare ad agenzie private la gestione dei sussidi e la ricollocazione degli iscritti alle liste di collocamento:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il principio del <em>workfare<\/em> (il sussidio di disoccupazione bisogna guadagnarselo, altrimenti si \u00e8 passibili di sospensioni o decurtazioni dell\u2019assegno) non \u00e8 certo una novit\u00e0, ma qui siamo in presenza di pratiche ancora pi\u00f9 penalizzanti. Soprattutto perch\u00e9 il compito di gestire questo avvio al lavoro coatto non \u00e8 affidato alla pubblica amministrazione bens\u00ec a contractor privati che funzionano di fatto come agenzie interinali e hanno il potere di decidere come e quando i soggetti \u201crenitenti\u201d siano passibili di sanzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per di pi\u00f9 questi nuovi schiavi del XXI secolo non sono affatto utilizzati per svolgere lavori di pubblica utilit\u00e0: puliscono uffici e abitazioni private, con il risultato che le imprese e gli individui presso i quali vengono \u201ccomandati\u201d spesso licenziano i lavoratori che svolgevano in precedenza questo tipo di attivit\u00e0. Detto in poche parole: si sfruttano i disoccupati per creare nuovi disoccupati! A questo punto sorge una domanda: esiste una qualche differenza fra queste ignobili politiche e quelle dei governanti inglesi che, fra fine Settecento e inizio Ottocento, costringevano al lavoro coatto i \u201cvagabondi\u201d (cio\u00e8 i poveri che rifiutavano di sottoporsi al regime schiavistico delle manifatture)? (p. 14)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E ancora, il tema della privatizzazione dell\u2019istituzione carcere:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da fonti di stampa apprendiamo che alcuni Stati americani avrebbero stipulato con le imprese dei contratti che li obbligano ad affidare alla loro gestione una quantit\u00e0 minima di detenuti. Insomma: le imprese pretendono che tutti i loro \u201cletti\u201d (per usare una metafora sanitaria) siano occupati, in modo da sfruttare al massimo la capacit\u00e0 produttiva della struttura. Naturalmente ci\u00f2 impegna le amministrazioni pubbliche a condurre politiche ferocemente repressive anche nei confronti dei reati minori, onde poter fornire \u201ccarne fresca\u201d ai carcerieri-padroni. (p. 18)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E il dramma sociale della sanit\u00e0 iperprivatizzata:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">dopo la bolla del debito immobiliare, scoppiata nel 2008, e dopo quella del debito studentesco, che minaccia di scoppiare nei prossimi anni, sembra profilarsi una bolla del debito sanitario. Dentisti, dottori e altri operatori sanitari, in combutta con le societ\u00e0 finanziarie, hanno infatti iniziato a offrire prestazioni a credito ai pazienti che non possono pagare. Chi cade in questa trappola si trova nelle condizioni di dover sborsare per anni rate gravate da interessi degni dei pi\u00f9 efferati strozzini (fino al 30%). (p. 19)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sulla diffusione dei corsi di laurea universitari on-line:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In un momento in cui l\u2019universit\u00e0 di massa \u00e8 al centro di un duro attacco da parte dei governi neoliberisti, i quali, attraverso l\u2019aumento delle tasse di iscrizione e il taglio delle risorse, cercano di ridurre il numero degli iscritti e di discriminare fra universit\u00e0 di serie A (per formare le \u00e9lite) e B (per formare una forza lavoro flessibile, disciplinata e destinata a svolgere attivit\u00e0 esecutive e sottopagate), l\u2019informatizzazione dei corsi \u00e8 uno strumento ideale per agevolare il progetto: 1) corsi online e a basso costo per la maggioranza degli studenti, che cos\u00ec resteranno a casa evitando di creare pericolose concentrazioni umane (notoriamente nido di velleit\u00e0 sovversive); 2) disciplinamento mentale attraverso moduli didattici che incorporano idee e valori precodificati; 3) sontuosi profitti per le imprese che forniranno le infrastrutture hard e soft alle universit\u00e0 digitalizzate. (pp. 20-21)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La sezione centrale del libro \u00e8 dedicata alle trasformazioni del lavoro, dentro la durissima offensiva liberista che in occidente sta ridefinendo il rapporto salariato, i mercati del lavoro, le forme dello sfruttamento e quelle della resistenza sindacale. A tal proposito Formenti commenta la nascita di una grande associazione di tutela del lavoro freelance negli Usa, l\u2019unica organizzazione sociale in rapido incremento:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">la Freelancers Union non \u00e8 un vero sindacato, bens\u00ec qualcosa di simile alle vecchie gilde professionali, un organismo che non ha \u2013 n\u00e9 rivendica \u2013 alcun potere di contrattazione con i padroni, ma serve a raccogliere fondi per finanziare servizi come l\u2019assistenza sanitaria, che resterebbero altrimenti fuori portata per questi lavoratori \u201cautonomi\u201d [\u2026] un\u2019alternativa \u201cmercatista\u201d al sindacato tradizionale: la Freelancers Union si concepisce infatti come un\u2019azienda (sia pure non profit) nata per erogare servizi non ai membri di una classe sociale bens\u00ec a individui che vengono presentati come \u201cimprenditori di se stessi\u201d. Finch\u00e9 simili equivoci non verranno spazzati via, non ci saranno speranze di restituire ai lavoratori quel potere che, per sua stessa natura, non pu\u00f2 essere che collettivo. (pp. 46-47).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E i rischi del \u201ctaylorismo digitale\u201d:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Negli ultimi anni \u00e8 prevalsa la convinzione che lo spirito del taylorismo sia tramontato assieme alla fabbrica fordista, sostituita da un modo di produrre che \u2013 grazie alle tecnologie digitali \u2013 si fonda sulla creativit\u00e0 e sull\u2019autonoma capacit\u00e0 di cooperare dei lavoratori. Questa visione ottimista \u00e8 andata in crisi a mano a mano che ci si \u00e8 resi conto del fatto che le nuove tecnologie \u2013 in particolare gli algoritmi del software \u2013 incorporano una serie di regole, procedure e schemi cognitivi che sono in grado di controllare\/disciplinare i comportamenti del lavoro \u201ccreativo\u201d in misura non inferiore di quanto la catena di montaggio facesse nei confronti del lavoro fordista. (p. 49)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per arrivare alla degenerazione estrema delle vecchie figure dello sfruttamento salariato \u2013 il lavoro gratuito come estremo adattamento alla nuova organizzazione produttiva:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Finiti i tempi della gerarchia e dell\u2019autoritarismo [Formenti cita tesi in voga nella sociologia del lavoro americana], viviamo in un\u2019epoca in cui la prima preoccupazione dei capi non dev\u2019essere pi\u00f9 farsi obbedire, bens\u00ec fare in modo che i subordinati siano sempre pi\u00f9 autonomi e capaci di decidere da soli. [\u2026] Secondo un altro articolo, esiste un sistema infallibile per creare questo clima di cameratismo, familiarit\u00e0 reciproca, condivisione ed entusiasmo per la \u201cmissione\u201d comune: basta convincere i dipendenti a svolgere lavoro volontario (e gratuito) nei weekend e al di fuori del normale orario di lavoro. [\u2026] Tutto questo mi ricorda la campagna di arruolamento di migliaia di giovani volontari per l\u2019Expo milanese, sedotti dal miraggio di un\u2019esperienza che \u2013 garantiscono partiti, media, istituzioni e imprese \u2013 potr\u00e0 offrire loro brillanti opportunit\u00e0 future di impiego. (pp. 57-58)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E sugli scioperi nel settore pubblico, commentando un articolaccio liberticida del \u00abCorriere della Sera\u00bb, a firma Dario Di Vico:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il messaggio di fondo \u2013 cosa aspettiamo a metterli fuorilegge? \u2013 \u00e8 chiaro, ma vale la pena di approfondirne alcuni aspetti. Partiamo dai titoli. Il pezzo di sinistra, quello che fa la cronaca dello sciopero, inalbera sopra a un titolo a effetto (<em>Citt\u00e0 in coda aerei a terra<\/em>), un occhiello che recita:<em> Lo sciopero delle sigle minori blocca i mezzi pubblici<\/em>, frase che contiene un evidente paradosso: se le sigle sono minori, come mai riescono a bloccare i mezzi pubblici e a raccogliere elevate percentuali di adesione (a Palermo si \u00e8 arrivati al 78%)? [\u2026] Vedrete che una formula per rendere gli scioperi illegali si trover\u00e0. Auspicabilmente con l\u2019appoggio delle sigle confederali [che] esorta Di Vico, abbandonino ogni \u201cpigrizia\u201d e si facciano parte attiva per stroncare le velleit\u00e0 dei sindacatini. Un vero grido di guerra, condito da un appello demagogico agli \u201cinteressi dei pi\u00f9 deboli\u201d vale a dire precari e partite Iva che sarebbero i pi\u00f9 danneggiati da questi scioperi. Di Vico recita questa litania un giorno s\u00ec e l\u2019altro pure, come se i precari non fossero il prodotto \u2013 e le prime vittime \u2013 di quelle politiche economiche di cui lui \u00e8 uno dei pi\u00f9 solerti piazzisti. (pp. 62-63)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tra l\u2019altro la recentissima produzione normativa della Commissione di Garanzia, sta praticamente azzerando il diritto di sciopero per migliaia di lavoratori del trasporto pubblico locale, nel silenzio generale, come fosse una faccenda irrisoria e non un vulnus decisivo alla Costituzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La sezione pi\u00f9 dolente \u2013 e spietata \u2013 \u00e8 quella in cui Formenti descrive la parabola tragica e suicida di tutte le sinistre occidentali, dalla socialdemocrazia agli \u201ctisprasiani\u201d di ogni sorta. L\u2019essersi candidati a gestire il progetto neoliberista, o aver sostenuto l\u2019utopia di un \u201caltra Europa possibile\u201d, ha prodotto un terreno di macerie nel cuore di quelle societ\u00e0 in cui, nei \u201ctrenta gloriosi\u201d, era prosperata l\u2019esperienza (e il mito) del patto sociale e del compromesso capitale-lavoro. Al tradimento dei partiti dell\u2019Internazionale Socialista e del mondo progressista, segue, tra il 2016 e il 2017, un domino impressionante di sconfitte elettorali epocali: Hollande, la Brexit, Illary Clinton e Matteo Renzi, tutte tappe di una via crucis delle \u00e9lite, anche intellettuali e accademiche, che avevano teorizzato per anni la \u201cterribile bellezza e la geometrica potenza\u201d della globalizzazione e delle sue mortifere politiche gestite in salsa social-liberale. E mentre le \u00e9lite sociali manifestano una chiara incapacit\u00e0 di prevedere e controllare le scelte dei popoli, le sinistre politiche brancolano nel nulla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In entrambi i casi le \u00e9lite hanno manifestato tutto il loro disprezzo nei confronti dei proletari sporchi, brutti e cattivi che si sono ribellati ai loro diktat. Imitati, ahim\u00e8, dalle sinistre (anche radicali!) che hanno detto che non si pu\u00f2 stare dalla parte degli operai inglesi perch\u00e9 sono egemonizzati dalla destra razzista e xenofoba. (p. 78)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le sinistre \u201cper bene\u201d di ogni risma, negli ultimi anni, risultano scioccate e spiazzate da opinioni pubbliche che sono in totale \u201cdissonanza cognitiva e valoriale\u201d, rispetto alle loro fruste narrazioni. La vittoria di Trump negli Usa fa emergere questo sconcerto; Formenti riprende Mark Lilla e il dibattito tra gli allibiti progressisti americani dopo la vittoria di Trump:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">l\u2019ossessione per le differenze identitarie \u2013 e la retorica \u201cpoliticamente corretta\u201d che l\u2019accompagna \u2013 che pervade da decenni scuole, media e universit\u00e0 americane, scrive, ha prodotto una generazione di progressisti \u201cnarcisisticamente inconsapevoli delle condizioni dei soggetti esterni ai loro gruppi autocentrati\u201d. Molti di costoro sono convinti che il discorso politico si esaurisca nella narrazione delle diversit\u00e0 e \u201cnon hanno praticamente nulla da dire in merito a questioni come le classi sociali, la guerra, l\u2019economia e i beni comuni\u201d [\u2026] Questo atteggiamento ha influenzato a tal punto i giovani giornalisti, intellettuali e operatori della comunicazione da renderli del tutto ciechi di fronte a ci\u00f2 che non riguarda i temi identitari (p. 79)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un panorama di macerie che per\u00f2 non \u00e8 un vuoto (in politica non esiste questo concetto) quanto piuttosto un campo aperto, attualmente presidiato dalla galassia delle forze populiste. Su questo mondo, Formenti \u00e8 molto esplicito:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">non va dimenticato che il populismo, pur se si dichiara n\u00e9 di destra n\u00e9 di sinistra, \u00e8 sempre ideologicamente orientato: pu\u00f2 produrre ridistribuzione del reddito, solidariet\u00e0 e amicizia fra i popoli, come \u00e8 avvenuto per i populismi bolivariani, ma pu\u00f2 anche produrre razzismo, nazionalismo e intolleranza, come avviene con i populismi alla Salvini e alla Le Pen. Detto altrimenti: il populismo \u00e8 oggi il terreno su cui si gioca la sfida di un cambiamento radicale, con tutti i rischi relativi, mentre la democrazia reale3 \u00e8 il terreno su cui germogliano oppressione, sfruttamento, dominio sulle masse popolari da parte dell\u2019\u00e9lite economica e politica (p. 77)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quello di Formenti, in questi anni, \u00e8 la traiettoria lucida, rigorosa e a suo modo iconoclasta, di un intellettuale che si \u00e8 scisso definitivamente dal \u201cprogressismo\u201d, dai miti \u201cspinelliani\u201d, da ogni idea di \u201ccampo democratico\u201d, dal ripugnante \u201cpolitical correct\u201d che diventa linguaggio religioso della modernit\u00e0 e cerca nell\u2019individualismo solipsistico, nel civismo a chilometri zero, in una idea di libert\u00e0 fondata sull\u2019assimilazione acritica dell\u2019american way of life, una sua qualche ragion d\u2019essere:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00e8 da qualche decennio che gli intellettuali pi\u00f9 intelligenti nel campo della sinistra hanno avviato una riflessione in merito al fatto che, oggi, la critica della societ\u00e0 capitalistica non pu\u00f2 non accompagnarsi a una critica radicale dell\u2019ideologia \u201cmodernista\u201d e della sua grottesca variante postmoderna, il \u201cnuovismo\u201d (p. 83)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La raccolta si chiude con una sezione sanamente intitolata \u201cPolemiche\u201d. Qui l\u2019autore sceglie di polemizzare \u201cdentro\u201d al suo campo, quello del pensiero critico. E i suoi bersagli sono certe sbracature \u201cmoltitudinarie\u201d che non sanno pi\u00f9 leggere la complessit\u00e0 della stratificazione e delle gerarchie di classe, coltivando il mito di una dimensione orizzontale della cooperazione produttiva gi\u00e0 pronta per essere rovesciata come un guanto; o contro gli intellettuali radical che guardano al \u201cpopolo\u201d come teppa reazionaria che si lascia ammaliare dai pifferai del populismo; o contro la volgarit\u00e0 di coloro che lanciano accuse di \u201crossubrunismo\u201d ogni volta che si apre una riflessione seria sulle categorie (storiche non metafisiche) della sovranit\u00e0 nazionale. \u00c8 la parte pi\u00f9 densa del libro, quella forse meno accessibile al lettore occasionale, ma anche quella in cui la vis polemica e il solido retroterra di Formenti, gettano legna nel fuoco del dibattito politico e teorico contemporaneo. E Dio solo sa se ce n\u2019\u00e8 bisogno.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/analisi-di-classe\/12334-giovanni-iozzoli-le-nuove-plebi-globali-dentro-la-crisi-sistemica.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/analisi-di-classe\/12334-giovanni-iozzoli-le-nuove-plebi-globali-dentro-la-crisi-sistemica.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Giovanni Iozzoli) Il nuovo libro di Carlo Formenti \u00e8 essenzialmente una raccolta di articoli, dispiegati come anelli di un ragionamento continuo e coerente sulla crisi e suoi suoi attori sociali, maturato lungo il corso degli ultimi sette anni. 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