{"id":42061,"date":"2018-05-19T10:30:18","date_gmt":"2018-05-19T08:30:18","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42061"},"modified":"2018-05-19T02:31:38","modified_gmt":"2018-05-19T00:31:38","slug":"united-states-of-facebook","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42061","title":{"rendered":"United States of Facebook"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Andrea Tremaglia)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"riassunto\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Guida pratica alla riscoperta dei social network tra fake news, media politicamente schierati, identit\u00e0 virtuali e compravendita di informazioni.<\/strong><\/div>\n<div class=\"aut\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"sep\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"postcontent\">\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019affaire <strong>Cambridge Analytica<\/strong> \u00e8 stata l\u2019occasione per la perdita (ufficiale) di innocenza da parte di internet. Sorpresa, la rete non \u00e8 neutrale; non \u00e8 uno strumento vuoto, i social non sono indifferenti a ci\u00f2 che accade dentro e fuori di loro, anzi, lo creano e lo plasmano. Come lavorano i social? E che conseguenze ha questo loro lavoro?<\/p>\n<div id=\"attachment_97947\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-97947\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/zuckerbergquestions-944357756-1024x768.jpg\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/zuckerbergquestions-944357756-1024x768.jpg 1024w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/zuckerbergquestions-944357756-300x225.jpg 300w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/zuckerbergquestions-944357756-768x576.jpg 768w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/zuckerbergquestions-944357756-800x600.jpg 800w\" alt=\"Mark Zuckerberg\" width=\"1024\" height=\"768\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Mark Zuckerberg<\/p>\n<\/div>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>La merce dei social<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo equivoco \u00e8 che la merce dei social siano le nostre informazioni. Vero, ma solo in parte. La prima ricchezza dei social \u00e8 il nostro tempo. Le nostre informazioni sono certo preziose, ma strumentali a venderci ci\u00f2 che la piattaforma ci sottopone: come per le pubblicit\u00e0 televisive, non \u00e8 solo <em>se<\/em> vediamo una pubblicit\u00e0, ma quante volte e in quale contesto la vediamo. Per raccogliere e usare le nostre informazioni, Facebook ha interesse ad averci connessi il pi\u00f9 a lungo possibile sulla propria piattaforma.\u00a0Che definire piattaforma \u00e8 ormai riduttivo. Nell\u2019audizione al Senato, il senatore <strong>Graham<\/strong> del South Carolina ha domandato a Zuckerberg: <em>avete un reale concorrente sul mercato?<\/em> Mark ci ha girato attorno, ma la pura verit\u00e0 \u00e8 che non esiste una risposta. Ci sono siti, app e servizi che competono con <em>alcune<\/em> delle proposte di Facebook, ma nessuno gli \u00e8 pari complessivamente. Insomma, <strong>\u00e8 come se fossero l\u2019unica societ\u00e0 a produrre automobili<\/strong> in un mercato nel quale le altre industrie producono solo specchietti, motori, ruote e non assemblano nulla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019obiettivo di Facebook sembra quello di creare una rete dentro la rete. Gli algoritmi attuali favoriscono nettamente i contenuti interni rispetto a quelli esterni, il che significa che \u00e8 incoraggiata la visualizzazione di un video caricato direttamente su Facebook rispetto a quella di un link a un video caricato ad esempio su YouTube, dunque <em>all\u2019esterno<\/em> del social. Lo stesso per ci\u00f2 che riguarda le news: rende di pi\u00f9 un post realizzato dalla pagina Facebook di una testata giornalistica che il link all\u2019articolo sul sito di quella testata giornalistica. Tutto questo giustificato dalla volont\u00e0 da parte di Facebook di <strong>garantire uno standard minimo<\/strong> quanto alla qualit\u00e0 dei contenuti (Zuckerberg ha ripetuto fino alla nausea che metter\u00e0 decine di migliaia di persone a lavorarci) e alla loro fruibilit\u00e0. Ma tradotto in soldoni significa solo che Facebook non vuole che voi dobbiate lasciare Facebook per fare tutte le cose che volete fare su internet.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<div id=\"attachment_97939\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-97939\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/immagine-01.png\" sizes=\"(max-width: 601px) 100vw, 601px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/immagine-01.png 601w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/immagine-01-253x227.png 253w\" alt=\"Il tempo speso mediamente da un americano ogni giorno su internet\" width=\"601\" height=\"539\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Il tempo speso mediamente da un americano ogni giorno su internet<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riassumendo. Il tempo che trascorrete su internet \u00e8 prezioso per chi vuole vendervi servizi e pubblicit\u00e0; in pi\u00f9 meglio vi si conosce, pi\u00f9 facile \u00e8 individuare quello che vi interessa. Facebook non si limita a raccogliere informazioni, ma punta ad essere il luogo dove deve venire chi vi vuole incontrare e conoscere in rete.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Identit\u00e0 virtuali<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli effetti dei social e di Facebook in particolare sono tanto evidenti quanto complessi. Cominciamo con la considerazione di un dirigente di Facebook, <strong>Chris Cox<\/strong>, che pochi giorni fa ha presentato il nuovo progetto di Facebook (<em>facedate?<\/em>), ovvero un\u2019applicazione dentro l\u2019applicazione che funzioner\u00e0 in linea di massima, come Tinder. Spiegando le origini di questo progetto, Cox dice:<\/p>\n<blockquote><p><em>dating was always a natural fit for Facebook thanks to its ubiquity, data and trusted platform for identity<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco Facebook spiegata in due righe ed ecco perch\u00e9 per vent\u2019anni quasi nessuno ha capito quasi niente di internet. Correggiamo questo errore facendo due passi indietro.<\/p>\n<div id=\"attachment_97940\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-97940\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/immagine-02-1.jpg\" sizes=\"(max-width: 855px) 100vw, 855px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/immagine-02-1.jpg 855w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/immagine-02-1-300x149.jpg 300w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/immagine-02-1-768x382.jpg 768w\" alt=\"In Matrix (1999) si rovesciava la percezione di virtualit\u00e0: il mondo percepito come reale era in realt\u00e0 una proiezione virtuale\" width=\"855\" height=\"425\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">In Matrix (1999) si rovesciava la percezione di virtualit\u00e0: il mondo percepito come reale era in realt\u00e0 una proiezione virtuale<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pierre L\u00e9vy<\/strong> scriveva vent\u2019anni fa che la virtualit\u00e0 non \u00e8 irrealt\u00e0, ma problematizzazione del reale. La virtualit\u00e0, diciamo noi oggi, non \u00e8 un\u2019alternativa alla realt\u00e0, ma la sua stratificazione in livelli sovrapposti. Il virtuale mescola diversi piani e livelli di realt\u00e0 in una maniera prima impossibile dal punto di vista fisico e tecnologico. \u00c8 virtuale un libro, una lettera, un quadro, la nostra immaginazione: siamo qui e ora e siamo anche altrove e in un altro tempo, tutto contemporaneamente. Questo succede da che l\u2019uomo ha capacit\u00e0 di astrarre. <strong>L\u2019ultima rivoluzione tecnologica ha accelerato e ingigantito il processo<\/strong>. L\u2019equivoco alla nascita di internet fu che sarebbe stato un <em>luogo altro dal reale<\/em>. Agli albori della rete informatica sociale le chat room, i forum, i servizi di messaggistica erano incubatori dell\u2019utopia del \u201cpoter essere chi si vuole\u201d, come in una sorta di complesso gioco di ruolo. I pi\u00f9 idealisti vedevano in questa una grande possibilit\u00e0 per liberarsi di pregiudizi, stereotipi, filtri. I pi\u00f9 pragmatici una possibilit\u00e0 per sperimentare giochi di ruolo sociali-erotico-sessuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la non \u00e8 cos\u00ec che la mente umana ragiona. Per quanto interessante possa essere la sperimentazione del perturbante rapporto con uno sconosciuto all\u2019interno di contesti circoscritti e ludici, pi\u00f9 il tempo trascorso su internet aumenta pi\u00f9 le persone hanno bisogno di sapere con chi hanno a che fare. Non \u00e8 un caso che Facebook sia cresciuto esponenzialmente assieme alla diffusione degli smartphone. Ecco il potere di Facebook: <strong>essere una <em>trusted platform for identity<\/em><\/strong>. Sui social il massimo stigma sociale \u00e8 quello di essere un <em>fake<\/em>, ovvero il profilo di una persona che non esiste o che non corrisponde alla propria identit\u00e0 reale. Molto pi\u00f9 perdonabile, anzi incoraggiato, il fingersi pi\u00f9 felici, pi\u00f9 belli, pi\u00f9 ricchi, ma s\u00e9. L\u2019utopia libertaria di massa di internet si \u00e8 risolta cos\u00ec non nell\u2019essere qualcun altro, ma nell\u2019essere la versione considerata migliore possibile di s\u00e9 stessi. <strong>Le nostre identit\u00e0 virtuali siamo noi stessi, truccati<\/strong>.<\/p>\n<div id=\"attachment_97941\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-97941\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/1_5i4axT6cFWynNs5to7UqyA.jpeg\" sizes=\"(max-width: 940px) 100vw, 940px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/1_5i4axT6cFWynNs5to7UqyA.jpeg 940w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/1_5i4axT6cFWynNs5to7UqyA-300x174.jpeg 300w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/1_5i4axT6cFWynNs5to7UqyA-768x445.jpeg 768w\" alt=\"Secondo alcuni, degli account facebook fasulli gestiti dai Russi avrebbero influenzato le elezioni presidenziali USA del 2016\" width=\"940\" height=\"545\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Secondo alcuni, degli account facebook fasulli gestiti dai Russi avrebbero influenzato le elezioni presidenziali USA del 2016<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riassumendo. Facebook \u00e8 un luogo sociale e come tutti i luoghi sociali la sua funzione psico-sociologica \u00e8 fornire e garantire un\u2019identit\u00e0.<strong> Un profilo Facebook con pochi amici \u00e8 sospetto<\/strong> tanto quanto uno che ne ha apparentemente troppi. La grammatica del social ci \u00e8 gi\u00e0 chiarissima, anche se non consapevolmente, perch\u00e9 \u00e8 la stessa della quotidianit\u00e0 pre-internet, solo trasferita in un\u2019infrastruttura differente.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Radical Facebook<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quanto luogo sociale, Facebook \u00e8 senza dubbio politico. Mettiamoci il cuore in pace. Come una piazza, una riunione di condominio, un parlamento. Ci\u00f2 che differenzia queste strutture sono le procedure e il controllo. Le procedure partecipative su Facebook teoricamente non esisterebbero; ma all\u2019atto pratico esistono. Siccome come abbiamo visto ci\u00f2 che interessa a Facebook \u00e8 il nostro tempo, Facebook ce lo paga con relazioni e identit\u00e0. Con chi abbiamo pi\u00f9 facilmente d\u2019accordo? Con chi ha identit\u00e0 vicina alla nostra, con chi ha qualcosa in comune con noi. <strong>Facebook raccoglie le nostre informazioni<\/strong>, le processa, e fa apparire nella nostra newsfeed contenuti che ritiene vicini al nostro pensiero. Questo \u00e8 anche il controllo che Facebook esercita su di noi e sul mondo ed \u00e8 il punto in cui il social si distingue pi\u00f9 decisamente rispetto al mondo fisico. Questo \u00e8 il punto politico di Facebook.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella vita <em>fisica<\/em> non entriamo in contatto solo con persone selezionate in base alle loro idee; i luoghi che scegliamo di frequentare ci rispecchiano, ma <strong>non sono costruiti su di noi individualmente<\/strong>. Se siamo milanisti (in bocca al lupo) bisticceremo col collega interista dopo il derby, se siamo di sinistra (altrettanto in bocca al lupo) all\u2019aperitivo discuteremo con l\u2019amico cinque stelle, e via dicendo. Sui social, no. In un mondo sempre pi\u00f9 atomizzato saranno sempre pi\u00f9 le esperienze e le relazioni che nascono direttamente online, dunque secondo gli algoritmi di Facebook. I quali riempiranno la nostra newsfeed di post\/video\/pubblicit\u00e0 milanisti e di sinistra.<\/p>\n<div id=\"attachment_97942\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-97942\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/immagine-04.jpg\" sizes=\"(max-width: 949px) 100vw, 949px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/immagine-04.jpg 949w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/immagine-04-300x190.jpg 300w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/immagine-04-768x486.jpg 768w\" alt=\"Il Wall Street Journal compara le newsfeed di Liberali e Conservatori nel suo progetto &quot;Blue feed, red feed&quot;\" width=\"949\" height=\"601\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Il Wall Street Journal compara le newsfeed di Liberali e Conservatori nel suo progetto \u201c<a href=\"http:\/\/graphics.wsj.com\/blue-feed-red-feed\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Blue feed, red feed<\/a>\u201c<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 la cosiddetta <strong><em>filter bubble<\/em><\/strong> e fa una cosa piuttosto chiara: radicalizza. Ci fa vivere in un mondo in cui tutti la pensano pi\u00f9 o meno come noi. Questo ci toglie i dubbi e ci rafforza nelle nostre convinzioni. Di pi\u00f9, ci toglie la capacit\u00e0 di avere a che fare con opinioni diverse, che in quanto tali vengono subito percepite come aggressive\/ostili. \u00a0Questa <em>filter bubble<\/em> pu\u00f2 essere \u201cbucata\u201d solo da situazioni e dichiarazioni eclatanti. Vi sta venendo in mente qualcuno?<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>La guerra civile dei media<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cambridge Analytica pu\u00f2 aver rubato i dati, ma era tutto apparecchiato perch\u00e9 succedesse. I media liberal-prog, ovvero i media dell\u2019establishment tradizionale, non sono preoccupati dal dato politico, ma da quello economico: i social e le news online gli stanno fregando i clienti e gli inserzionisti. L\u00e0 dove i media tradizionali erano <strong>politicamente schierati<\/strong> \u2013 ovvero, quasi tutto l\u2019Occidente \u2013 chi era mediaticamente escluso \u00e8 stato costretto a trovare nuovi canali media; e l\u2019ha fatto. Guardate anche in Italia come esista una correlazione quasi automatica tra appartenenza diciamo ideologica e accesso ai diversi media. Non votavamo destra contro sinistra contro grillini, ma media tradizionali contro nuovi media. Cos\u00ec, non \u00e8 che i social siano populisti, ma \u00e8 che i populisti sono dovuti andare sui social perch\u00e9 sui giornali e sulle televisioni non li facevano parlare. Hanno dovuto capire prima e pi\u00f9 alla svelta come funzionavano e come si potevano sfruttare. <strong>Le <em>fake news<\/em> sono le comunissime bufale<\/strong> ed esistono da prima dell\u2019invenzione della stampa. Cambridge Analytica che ruba le vostre informazioni \u00e8 come il PR che vende la propria mailing list a una discoteca o a un locale. Ci\u00f2 che \u00e8 davvero all\u2019origine dello scandalo \u00e8 la direzione economica, pi\u00f9 che politica, che la cosa sta prendendo.<\/p>\n<div id=\"attachment_97943\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-97943\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Immagine-05.png\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Immagine-05.png 640w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Immagine-05-220x227.png 220w\" alt=\"Evoluzione della spesa mondiale in pubblicit\u00e0 elaborata dall'Economist: la spesa in pubblicit\u00e0 su internet dieci anni fa internet era sotto ai giornali cartacei, oggi \u00e8 superiore alla somma di cartacei e televisioni. Interessante anche notare come abbia proseguito la propria ascesa anche negli anni della crisi, quando tutti gli altri media pubblicitari hanno registrato una contrazione\" width=\"640\" height=\"660\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Evoluzione della spesa mondiale in pubblicit\u00e0 elaborata dall\u2019Economist: la spesa in pubblicit\u00e0 su internet dieci anni fa internet era sotto ai giornali cartacei, oggi \u00e8 superiore alla somma di cartacei e televisioni. Interessante anche notare come abbia proseguito la propria ascesa anche negli anni della crisi, quando tutti gli altri media pubblicitari hanno registrato una contrazione<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la svolta politica \u00e8 gi\u00e0 passata. <strong>La resa delle istituzioni \u00e8 evidente<\/strong> proprio dalle audizioni di Zuckerberg. Per quanto si siano scenograficamente impegnati a circondare il piccolo e isolato Mark dagli alti scranni dei senatori, il punto \u00e8 che il Senato dello stato pi\u00f9 potente del pianeta si \u00e8 seduto allo stesso tavolo con un\u2019azienda privata che potrebbe distruggere la carriera politica di ognuno dei suoi membri. Perch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 (solo) un\u2019azienda privata. I nuovi super-mediatori globali sono post-istituzioni o meglio le nuove, vere, istituzioni. <strong>Le vecchie dovevano accorgersene quando potevano farci qualcosa<\/strong>. Ora il genio \u00e8 gi\u00e0 stato liberato; Zuckerberg che ai senatori dice che potrebbe pensare di autoregolarsi e autolimitarsi \u00e8 l\u2019equivalente informatico delle costituzioni <em>octroyee<\/em> dell\u2019Ottocento europeo. Ma questa \u00e8 un\u2019altra storia.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/societa\/facebook-social-network-mark-zuckerberg\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/societa\/facebook-social-network-mark-zuckerberg\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Andrea Tremaglia) &nbsp; Guida pratica alla riscoperta dei social network tra fake news, media politicamente schierati, identit\u00e0 virtuali e compravendita di informazioni. L\u2019affaire Cambridge Analytica \u00e8 stata l\u2019occasione per la perdita (ufficiale) di innocenza da parte di internet. Sorpresa, la rete non \u00e8 neutrale; non \u00e8 uno strumento vuoto, i social non sono indifferenti a ci\u00f2 che accade dentro e fuori di loro, anzi, lo creano e lo plasmano. 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