{"id":4212,"date":"2011-08-20T16:13:00","date_gmt":"2011-08-20T16:13:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=4212"},"modified":"2011-08-20T16:13:00","modified_gmt":"2011-08-20T16:13:00","slug":"israele-vs-iran-e-lora-dei-militari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=4212","title":{"rendered":"Israele vs Iran. E&#039; l&#039;ora dei militari"},"content":{"rendered":"<p>Hanno il sapore di un ultimatum agli Stati Uniti le dichiarazioni rilasciate al quotidiano Il Foglio del 5 agosto 2011 dall&#39;ex alto ufficiale israeliano Ephraim Sneh. Sneh, gi&agrave; generale di lungo corso, deputato laburista per sedici anni e due volte ministro, comandante militare in Libano, fin dagli anni &#39;90 analista strategico del dossier iraniano, ritiene che l&#39;opzione militare unilaterale di Tel Aviv contro Teheran sia reale e che verr&agrave; attuata con o senza il consenso di Washington: &quot;Sull&#39;Iran non parliamo di risposta, a Israele spetta la prima mossa. [&#8230;] Israele non accetter&agrave; mai di vivere sotto minaccia atomica iraniana. Su questo c&#39;&egrave; consenso. E&#39; sui mezzi che c&#39;&egrave; discussione, ma l&#39;attacco militare, seppur l&#39;ultima, resta una possibilit&agrave; concreta. Se siamo lasciati da soli, agiremo da soli. [&#8230;] Lascio gli esperti alle loro analisi, io mi fido dell&#39;esercito&quot;.<!--more--> <br \/>\n\tEphraim Sneh, oggi a capo di un piccolo partito, Yisrael Hazaka, da lui stesso fondato, sembra avere il profilo perfetto all&#39;interno dell&#39;establishment politico-militare israeliano per lanciare messaggi trasversali nei confronti degli alleati, piuttosto che verso i nemici, senza impegnare ufficialmente la dirigenza politica del paese. Sneh non ricopre, allo stato attuale, incarichi istituzionali, e tuttavia possiede l&#39;esperienza e le necessarie entrature che gli consentono di essere un barometro, sufficientemente preciso ed attendibile, del clima che si respira nelle stanze del potere israeliano. Il messaggio a Washington &egrave; chiaro. Siamo pronti ad attaccare: o con noi o contro di noi.<br \/>\n\tAlcune settimane fa, il capo di stato maggiore delle Forze armate della Repubblica islamica dell&#39;Iran, il generale Hassan Firouzabadi, aveva dichiarato all&#39;emittente Press Tv: &quot;&Egrave; chiaro che alcuni politici e che alcuni media americani stanno ripensando la cooperazione con i sionisti. Alcuni esponenti stanno addirittura assumendo posizioni contro il regime israeliano&quot;.<br \/>\n\tSecondo Amos Gilad, consigliere militare del ministro dell&#39;Interno israeliano Ehud Barack, sull&#39;Iran il termine utile sta &quot;scadendo&quot;. E a riprova che in Israele larghi ambienti stiano mordendo il freno, &egrave; dimostrato anche da un recente editoriale del Jerusalem Post intitolato &quot;Smantellate l&#39;Auschwitz iraniana&quot;.<br \/>\n\tIl convincimento politico che starebbe maturando &egrave; che gli attacchi mirati dell&#39;intelligence non sarebbero pi&ugrave; sufficienti per rallentare o bloccare il programma atomico iraniano. L&#39;ultimo di questi &egrave; avvenuto lo scorso 23 luglio con l&#39;omicidio dello scienziato nucleare Dariush Rezaie, avvenuto a Teheran, e che, per la prima volta, una fonte interna ai servizi segreti israeliani attribuisce al Mossad con rivelazioni anonime rilasciate al settimanale tedesco Der Spiegel. <br \/>\n\tIl cosiddetto &quot;programma decapitazioni&quot; lanciato dall&#39;ex numero 1 del potente servizio israeliano, Meir Dagan, e ora proseguito dal suo successore Tamir Pardo, avrebbe provocato negli ultimi anni numerose vittime tra gli esponenti di spicco dei programmi militari e del dossier nucleare iraniani, ma secondo l&#39;articolista di Der Spiegel che ha raccolto le confidenze dal Mossad, &quot;le richieste di attacco all&#39;Iran stanno diventando forti, soprattutto fra gli ufficiali dell&#39;aviazione. Fino a oggi gli esperti del Mossad hanno convinto i politici che la bomba iraniana poteva essere ritardata attraverso attacchi a figure chiave. Ma non &egrave; chiaro quanto ancora Netanyahu continuer&agrave; a seguire questo consiglio&quot;.<br \/>\n\tChe il Mossad ammetta, sebbene indirettamente e non ufficialmente, di essere dietro una rete terroristica che agisce da anni all&#39;interno dell&#39;Iran, &egrave; un segnale altrettanto inquietante. Dimostra come taluni ambienti dell&#39;intelligence israeliana siano disposti ormai al tutto per tutto, anche a giocare a carte scoperte. Non &egrave; un mistero che Dagan fosse strenuamente contrario ad un attacco militare contro Teheran, ancora lo scorso giugno aveva giudicato l&#39;eventualit&agrave; come &quot;la cosa pi&ugrave; stupida che abbia mai sentito&quot;. Ammettere il &quot;programma decapitazioni&quot; ed allo stesso tempo constatare che il dossier nucleare degli ayatollah sta procedendo a pieno ritmo, potrebbe significare bruciare la dottrina Dagan e i suoi, ancora, sostenitori all&#39;interno del Mossad.<br \/>\n\tRiportava Il Foglio: <br \/>\n\t&quot;Alcuni giorni fa il quotidiano israeliano Haaretz, sempre bene informato sulle vicende strategiche e militari, ha scritto che il comando dell&#39;aviazione di Gerusalemme &egrave; &quot;insofferente&quot; sui ritardi nei piani di attacco dal cielo e che ritiene insufficienti gli assassinii di scienziati e i virus informatici. Reuven Pedatzur, uno dei maggiori analisti israeliani sull&#39;Iran, dice al Foglio che &quot;Netanyahu sta seriamente pensando all&#39;attacco militare, nonostante i dubbi del Mossad. Il problema dell&#39;aviazione &egrave; dare al primo ministro la certezza dello strike. Se Netanyahu ottiene questa certezza, &egrave; probabile che attacchi. Anche Barak &egrave; a favore dell&#39;attacco&quot;.<br \/>\n\tLa decisione politica sembra davvero essere stata presa. Si tratta solo di vincere le ultime resistenze, interne, e a Washington. Ma sulla determinazione che regna in Israele l&#39;ex generale Ephraim Sneh pronuncia parole lapidarie: &quot;Israele &egrave; la casa sicura degli ebrei ed &egrave; una grande economia che attrae eccellenza ed investimenti. Se non &egrave; pi&ugrave; una casa sicura per gli ebrei e i talenti lasciano il paese, se gli immigrati cessano di trasferirsi qui, allora &egrave; la fine del sogno sionista. Per questo i fanatici religiosi di Teheran non possono ottenere la bomba. Spero che Stati Uniti ed Europa facciano qualcosa, che Israele non si trovi nell&#39;angolo. Il popolo ebraico &egrave; stato vittima nella Shoah di un misto di ideologia e di forza militare, in Iran c&#39;&egrave; la stessa combinazione, un odio per gli ebrei assieme a un potere militare fortissimo. Non possiamo ignorare l&#39;esperienza storica, significa questo &lsquo;never again&#39;&quot;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Hanno il sapore di un ultimatum agli Stati Uniti le dichiarazioni rilasciate al quotidiano Il Foglio del 5 agosto 2011 dall&#39;ex alto ufficiale israeliano Ephraim Sneh. 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