{"id":42169,"date":"2018-05-24T08:00:26","date_gmt":"2018-05-24T06:00:26","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42169"},"modified":"2018-05-23T10:35:14","modified_gmt":"2018-05-23T08:35:14","slug":"litalia-e-la-doppia-morale-delleuropa-a-trazione-tedesca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42169","title":{"rendered":"L\u2019Italia e la doppia morale dell\u2019Europa a trazione tedesca"},"content":{"rendered":"<p><strong>di CARLO FORMENTI<\/strong><\/p>\n<div class=\"imgleft\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/files\/2018\/05\/merkel-euro.jpg\" alt=\"\" width=\"510\" height=\"NaN\" \/><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">In un breve quanto denso e provocatorio saggio (\u201cChi non rispetta le regole? Italia e Germania le doppie morali dell\u2019euro\u201d, Imprimatur editore), Sergio Cesaratto versa benzina sul fuoco della polemica fra europeisti e antieuropeisti.<\/div>\n<div><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Provo qui di seguito a sintetizzarne le tesi e a discutere quelle che sono, a mio avviso, le sue pi\u00f9 evidenti implicazioni politiche. Parto dal titolo: perch\u00e9 vi si allude a una doppia morale? L\u2019autore parte dalla constatazione che le accuse che la Germania (e altri Paesi del Nord Europa) rivolgono ai membri dell\u2019area mediterranea della Ue evocano sovente toni etico-religiosi, contrapponendo il rigore protestante dei popoli nordici all\u2019accomodante lassismo cattolico dei popoli meridionali. Ma \u00e8 realmente questa la radice del conflitto? Siamo stati davvero noi \u201cterroni\u201d a violare le regole della moneta unica, oppure i primi a farlo sono stati i nostri fustigatori, i quali tentano di camuffare interessi nazionali e ambizioni egemoniche dietro un arrogante moralismo?<\/div>\n<div><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/files\/2018\/05\/cesaratto_chi-non-rispetta-le-regole-recensione.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"NaN\" \/><\/div>\n<div><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00c8 noto che i peggiori moralisti sono coloro che sanno di avere degli scheletri nell\u2019armadio e, per spiegare di quali scheletri si tratti nel caso in questione, Cesaratto sposta il discorso dal piano etico al piano dell\u2019analisi economica, sottolineando come esistano evidenti analogie fra la storia dell\u2019unione monetaria europea e quella del gold standard, ovvero del sistema monetario basato sulla parit\u00e0 aurea che govern\u00f2 l\u2019economia mondiale dal 1870 al 1914 (cio\u00e8 durante quella, aggiungerei, che potremmo definire l\u2019era della prima globalizzazione). In entrambi i casi, argomenta Cesaratto, ci si trova di fronte a indirizzi di economia politica studiati per favorire i Paesi che godono di condizioni di surplus a spese di quelli in deficit. Per farla breve: le potenze dominanti (che pure professano principi liberisti) non accettano che il mercato riequilibri i rapporti di forza facendo aumentare l\u2019inflazione al loro interno. Cos\u00ec oggi la Germania lascia che siano altri a praticare il keynesismo (accettando un certo livello di inflazione) mentre da parte sua pratica un rigore che ne favorisce il modello mercantilista. In questo modo costringe i Paesi deboli ad aprirsi alle sue esportazioni e a rinunciare a sviluppare la loro industrie nazionali.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Prima di approfondire il discorso sulla doppia morale liberista\/mercantilista, occorre tuttavia spiegare come e perch\u00e9 il nostro Paese si \u00e8 cacciato in questa trappola \u201cmade in Germany\u201d. Negli anni Settanta del secolo scorso, ricorda Cesaratto, la nostra economia ha dovuto fronteggiare gli effetti combinati della spinta salariale verso l\u2019alto, alimentata da un lungo ciclo di lotte operaie, e dello shock petrolifero, ed \u00e8 riuscita a resistere difendendo la propria competitivit\u00e0 attraverso la svalutazione e aumentando la spesa sociale, per tamponare i conflitti sindacali e sostenere le imprese. Naturalmente ci\u00f2 implicava inevitabilmente l\u2019aumento del debito pubblico, il che, aggiunge Cesaratto in sintonia con il pensiero di Keynes (oggi all\u2019indice!), non aveva conseguenze particolarmente negative, visto che la Banca centrale era in grado di affrontare il problema stampando moneta. Le cose si sono complicate allorquando le \u201csinistre\u201d di governo \u2013 seguendo il dettato dei vari Andreatta, Ciampi, Padoa Schioppa e Prodi \u2013 hanno pensato che l\u2019Italia, allo scopo di moderare il conflitto sociale e porre fine a un uso troppo \u201cspregiudicato\u201d del bilancio pubblico, dovesse \u201cimportare\u201d dall\u2019estero regole pi\u00f9 \u201csane\u201d e stringenti. Il che \u00e8 avvenuto in due tempi: prima con l\u2019adesione allo Sme, poi con l\u2019ingresso nell\u2019area dell\u2019Euro (nel frattempo si era provveduto a \u201cspoliticizzare\u201d la Banca centrale, sottraendola al controllo governativo).<\/div>\n<div><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Una volta costruita la grande menzogna (tuttora in auge) secondo cui il nostro Paese tenderebbe a \u201cvivere al di sopra dei propri mezzi\u201d, si \u00e8 messo in atto l\u2019infernale processo che ci \u00e8 costato la rinuncia alla nostra indipendenza nazionale (e ai principi democratici sanciti dalla nostra Costituzione!). La verit\u00e0, argomenta Cesaratto, \u00e8 che sono stati gli elevati tassi di interesse causati dalle scelte sopra descritte e non una spesa pubblica fuori controllo a far esplodere il debito sovrano, come \u00e8 inequivocabilmente dimostrato dal fatto che, all\u2019inizio degli anni Novanta, lo stato italiano godeva di un significativo surplus primario (cio\u00e8 le entrate fiscali superavano le uscite). Per quanto riguarda poi la rinuncia a ogni forma di democrazia sociale, basta fare l\u2019elenco dei \u201cvantaggi\u201d che abbiamo \u201cimportato\u201d dalla Ue: la concezione liberista dello stato minimo, l\u2019abbandono dell\u2019economia mista, la fine della programmazione economica e di ogni politica industriale, il ridimensionamento del potere del Parlamento a vantaggio dell\u2019Esecutivo, la riduzione dell\u2019autonomia impositiva degli enti locali, la fine della scala mobile e del principio di gratuit\u00e0 diffuso, ecc.<\/div>\n<div><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Torniamo ora alla doppia morale. L\u2019ordoliberismo tedesco \u2013 l\u2019ideologia che annovera fra i suoi fondatori von Hayek e fra i suoi odierni sacerdoti il famigerato ministro Sch\u00e4uble \u2013 non \u00e8, com\u2019\u00e8 noto (e come hanno ampiamente dimostrato autori come Dardot e Laval) assimilabile al laissez faire classico. Si \u00e8 gi\u00e0 detto che la Germania lascia che a praticare il keynesismo siano gli altri (o meglio: quei Paesi che non sono suoi satelliti, perch\u00e9 questi ultimi vengono invece costretti a ingoiare l\u2019amara medicina dell\u2019austerit\u00e0, che non regala loro i vantaggi mercantilisti che assicura alla potenza dominante ma li rende ancora pi\u00f9 deboli).<\/div>\n<div><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non solo, la Germania lascia anche \u2013 e qui scatta la doppia morale \u2013 che siano altri a praticare il liberismo, mentre, dal canto suo, affida allo Stato il compito di salvare le proprie banche. Di pi\u00f9: chiama i partner europei a \u201csalvare\u201d gli stati indebitati come \u00e8 successo con la Grecia; un affare per la Germania, assai meno per noi, visto che, ricorda Cesaratto, abbiamo dovuto sborsare soldi che sono serviti soprattutto a pagare i debiti greci con le banche tedesche. In conclusione: l\u2019europeismo ordoliberista non \u00e8 altro che una forma estrema di nazionalismo della potenza dominante, come emerge dalle dichiarazioni di alcuni suoi economisti, come quel Michael Burda il quale ha candidamente confessato che una politica tedesca di sostegno alla domanda aggregata sarebbe indubbiamente un bene per l\u2019economia globale, ma non per il modello economico tedesco.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">L\u2019analisi di Cesaratto \u00e8 pi\u00f9 ampia e articolata di quanto appaia dalla sintesi che ne ho appena proposto, lascio tuttavia a chi vorr\u00e0 leggere il libro (ci\u00f2 che invito caldamente a fare) il compito di approfondirne gli argomenti, mentre preferisco concludere ragionando sulle implicazioni politiche che mi pare se ne possano trarre.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">In primo luogo, dal libro emergono le gravissime responsabilit\u00e0 che le nostre sinistre \u201ceuropeiste\u201d si sono assunte, mettendo il Paese nella condizione di rinunciare alla propria sovranit\u00e0 popolare, nazionale e democratica. L\u2019ultimo atto di questa riduzione dell\u2019Italia a periferia semicoloniale dell\u2019Europa a trazione tedesca \u00e8 stato il tentativo, fortunatamente fallito, di mandare in soffitta \u2013 con il referendum del dicembre 2016 \u2013 quella Costituzione che disturba il capitalismo globale perch\u00e9 contiene \u201celementi di socialismo\u201d (vedere dichiarazioni della J.P. Morgan).<\/div>\n<div><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 invece purtroppo andata in porto la costituzionalizzazione di quel Fiscal Compact che rappresenta, di fatto, la messa al bando di qualsiasi politica keynesiana e, pi\u00f9 in generale, di ogni velleit\u00e0 di sostenere societ\u00e0 ed economia attraverso l\u2019intervento pubblico. Che vi sia ancora chi nutre illusioni in merito alla riformabilit\u00e0 di questa Europa, che fin dalle origini ha inscritto nel proprio DNA il compito di schiacciare le classi subalterne del Vecchio Continente, asservendole al modello di accumulazione della potenza dominante, e alle sue velleit\u00e0 di competere con Stati Uniti e Cina per il dominio del mercato globale, \u00e8 francamente incredibile. Le violentissime pressioni politiche e mediatiche che vediamo mettere in atto in questi giorni di fronte alla possibile nascita di un governo \u201cpopulista\u201d (che peraltro ha gi\u00e0 offerto ampie rassicurazioni di non nutrire tentazioni antieuropeiste) sono l\u2019ennesima conferma del fatto che dalla trappola descritta da Cesaratto non \u00e8 consentito uscire \u201ccon le buone\u201d, ma solo attraverso scelte radicali che implicano una rottura sistemica. Scelte evidentemente troppo radicali per quelle sinistre che preferiscono invocare alleanze frontiste contro un immaginario pericolo fascista, piuttosto che riconoscere il nemico principale nel Moloch ordoliberista.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/l-italia-e-la-doppia-morale-dell-europa-a-trazione-tedesca\/\">http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/l-italia-e-la-doppia-morale-dell-europa-a-trazione-tedesca\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CARLO FORMENTI In un breve quanto denso e provocatorio saggio (\u201cChi non rispetta le regole? Italia e Germania le doppie morali dell\u2019euro\u201d, Imprimatur editore), Sergio Cesaratto versa benzina sul fuoco della polemica fra europeisti e antieuropeisti. Provo qui di seguito a sintetizzarne le tesi e a discutere quelle che sono, a mio avviso, le sue pi\u00f9 evidenti implicazioni politiche. 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