{"id":42182,"date":"2018-05-26T09:00:32","date_gmt":"2018-05-26T07:00:32","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42182"},"modified":"2018-05-23T12:08:09","modified_gmt":"2018-05-23T10:08:09","slug":"nazionalizzare-google-facebook-e-amazon-ecco-perche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42182","title":{"rendered":"Nazionalizzare Google, Facebook E Amazon. Ecco Perch\u00e9"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SENSO COMUNE (Nick Srniceck)<\/strong><\/p>\n<div class=\"single_content_header jl_single_feature_above\">\n<div class=\"image-post-thumb jlsingle-title-above\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-larus_justify_feature size-larus_justify_feature wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/robot-850x1133.jpg\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" srcset=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/robot-850x1133.jpg 850w, https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/robot-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/robot-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/robot-380x507.jpg 380w, https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/robot-390x520.jpg 390w, https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/robot.jpg 900w\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"1133\" \/><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"single_post_entry_content single_bellow_left_align\"><\/div>\n<div class=\"post_content\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una crisi si profila all\u2019 orizzonte. Ci si \u00e8 resi conto che non \u00e8 possibile contrastare o entrare in concorrenza con il monopolio delle piattaforme digitali, che stanno da tempo risucchiando i nostri dati personali: sono troppo potenti per essere al servizio dell\u2019interesse pubblico.<\/strong>\u00a0Per un breve periodo, nel marzo del 2014, il dominio di <i>Facebook <\/i>\u00e8 sembrato essere a rischio. Con un enorme <i>battage<\/i>pubblicitario la piattaforma <i>Ello<\/i> si present\u00f2 come l\u2019alternativa indipendente proprio a <i>Facebook <\/i>. Secondo il manifesto che accompagnava il suo lancio pubblico, <i>Ello<\/i> non avrebbe mai venduto i vostri dati a terzi,<i> <\/i>non si sarebbe affidato alla pubblicit\u00e0 per finanziare il proprio servizio, n\u00e9 avrebbe richiesto di usare il vostro vero nome in fase di registrazione. Il <i>battage<\/i> si affievol\u00ec, mentre <i>Facebook<\/i> ha continuato ad espandersi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La rapida ascesa e caduta di <i>Ello<\/i> \u00e8 sintomatica del nostro mondo digitale contemporaneo e della potenza del modello monopolistico derivante dalle nuove <i>\u201cpiattaforme digitali\u201d<\/i> del XXI secolo<\/strong> che si chiamano <i>Facebook, Google <\/i>ed<i> Amazon.<\/i> Il loro modello, la loro struttura gli ha permesso di appropriarsi e trasferire dati ed entrate ad una velocit\u00e0 incredibile, e nello stesso tempo di consolidarsi come i nuovi signori dell\u2019economia.\u00a0Proprio luned\u00ec scorso, si \u00e8 verificato un ulteriore balzo gigantesco: <i>Amazon<\/i> ha rilanciato la prospettiva di una guerra internazionale delle tariffe dei generi alimentari, tagliando i prezzi il primo giorno in cui \u00e8 diventato rivenditore esclusivo on line di cibo biologico (subito dopo aver acquistato la catena <i>Whole Foods<\/i>) e andando da subito in concorrenza con la compagnia <i>Walmart<\/i> (la pi\u00f9 grande e potente catena di supermercati americana <i>n.d.r.<\/i>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il \u201cmodello\u201d <i>piattaforma digitale<\/i> \u2013 nulla pi\u00f9 che una struttura che mette in connessione due o pi\u00f9 gruppi e gli permette di interagire fra di loro\u2013 \u00e8 determinante per aumentare o meno il peso ed il potere di queste compagnie.<\/strong> Nessuna concentra le proprie energie facendo cose come le facevano le compagnie tradizionali decenni orsono. <i>Facebook\u00a0<\/i>mette in contatto direttamente utenti, inserzionisti, ed imprenditori; <i>Uber<\/i>, conducenti e clienti; <i>Amazon<\/i>, venditori e compratori.\u00a0Quello che fa la fortuna di business di questo tipo, di compagnie che hanno scommesso sulle <i>\u201cpiattaforme digitali\u201d, <\/i>\u00e8 il raggiungimento di una massa critica di utilizzatori: pi\u00f9 utilizzatori ne fanno uso, pi\u00f9 utile diventa lo strumento, pi\u00f9 gli utenti rimangono \u201c<i>trattenuti\u201d<\/i> dalle maglie della rete, vengono come si dice <i>fidelizzati.<\/i> Il rapido crollo di <i>Ello<\/i>si \u00e8 verificato proprio perch\u00e9 non ha mai raggiunto una massa critica di utilizzatori tale da indurre gli utenti ad un esodo da <i>Facebook<\/i>, la cui egemonia \u00e8 rappresentata dal fatto che, anche se angosciati dalla pubblicit\u00e0 e infastiditi dalla rilevazione dei vostri dati, probabilmente rimane la scelta principe, perch\u00e9 praticamente la utilizzano tutti; questo \u00e8 lo scopo di un <i>social network.\u00a0<\/i>La stessa cosa \u00e8 per <i>Uber<\/i>: per gli autisti, usare l\u2019applicazione che li mette in contatto con un gran numero di persone, dunque di potenziali clienti, ha senso a prescindere dal sessismo dell\u2019ex amministratore delegato Travis Kalanick o dal modo sgradevole con cui egli controlla gli stessi autisti; perfino la flessione, causata dagli innumerevoli racconti di serie aggressioni a sfondo sessuale da parte di alcuni dei suoi conducenti, non ha avuto effetto alcuno sulla <i>performance <\/i>dell\u2019applicazione. Gli effetti della Rete generano impulsi che non soltanto aiutano le piattaforme a sopravvivere nonostante controversie di questo tipo, ma rende incredibilmente difficile, per chi ha tentato di affrancarsi da esse, sostituirle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come risultato a tutto questo, abbiamo assistito ad un aumento sempre pi\u00f9 forte del monopolio delle piattaforme digitali.<\/strong><i> Google, Facebook <\/i>ed <i>Amazon<\/i> sono le pi\u00f9 importanti in Occidente (la Cina ha il suo personale ecosistema tecnologico). <i>Google<\/i> controlla il settore dei motori di ricerca, <i>Facebook<\/i> domina i social media, ed <i>Amazon<\/i> \u00e8 leader nel commercio on-line. Queste stesse compagnie, stanno esercitando il loro potere anche su quelle che non operano su piattaforme digitali, e questa tensione, questo attrito, probabilmente si inasprir\u00e0, nei prossimi decenni. Guardate lo stato dell\u2019arte del giornalismo, ad esempio: <i>Google <\/i>e <i>Facebook <\/i>fanno soldi a palate con gli introiti record dalla pubblicit\u00e0 attraverso sofisticati algoritmi; i giornali e le riviste assistono alla fuga degli inserzionisti, a licenziamenti di massa, alla crisi del costoso giornalismo investigativo, ed al collasso delle testate pi\u00f9 importanti, come ad esempio <i>The Independent<\/i>.\u00a0Un fenomeno simile sta succedendo nel commercio al dettaglio, dove il dominio di <i>Amazon<\/i> sta danneggiando pesantemente il settore, ormai vecchio, dei grandi magazzini e dei centri commerciali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il potere di queste compagnie, basato sul nostro inconsapevole consenso ad affidargli la raccolta dati, aggiunge un ulteriore punto di svolta.<\/strong> I dati personali stanno velocemente diventando il petrolio del XXI secolo, una risorsa <b>essenziale <\/b>per l \u2018intera economia globale, ed il fulcro di un\u2019intensa lotta per il suo controllo. Le piattaforme digitali, intese come spazi nei quali interagiscono due o pi\u00f9 gruppi, forniscono quella che per il petrolio, in effetti, potrebbe essere una piattaforma di trivellazione. Ciascuna interazione su una piattaforma digitale, diventa un punto di rilevamento dati che pu\u00f2 essere catturato, per poi confluire nella creazione di un algoritmo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In questo senso, le piattaforme digitali sono l\u2019unico modello di business moderno, per un economia incentrata sulla raccolta dati.<\/strong> Sono sempre pi\u00f9 numerose le compagnie che realizzano qualcosa del genere. Spesso si pensa alle piattaforme digitali solo come ad un fenomeno del settore hi-tech, ma la verit\u00e0 \u00e8 che si stanno diffondendo ovunque nel mondo dell\u2019economia. <i>Uber <\/i>ne \u00e8 l\u2019esempio pi\u00f9 evidente; ha trasformato il serio e compassato business dei taxi in una piattaforma di tendenza. <i>Siemens<\/i> e <i>General Electric<\/i>, due colossi del XX secolo, stanno sforzandosi da tempo per sviluppare un sistema di produzione basato su una tecnologia <i>cloud<\/i> (un contenitore virtuale che pu\u00f2 ospitare dati ma anche servizi o programmi accessibili o utilizzabili liberamente da remoto <i>n.d.r.<\/i>). <i>Monsanto<\/i> e <i>John Deere, <\/i>due affermate compagnie del settore agricolo, da tempo stanno cercando di capire come introdurre il \u201cmodello piattaforma digitale\u201d nella produzione di cibo e nel settore della coltivazione agricola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questo pone dei problemi. Alla base della piattaforma digitale, il capitalismo \u00e8 il motore per estrarre il maggior numero di dati possibile, in modo da farlo sopravvivere.<\/strong> Un sistema \u00e8 quello di convincere gli utilizzatori a rimanere sulla piattaforma pi\u00f9 a lungo possibile. <i>Facebook <\/i>\u00e8 specializzato in questo, e nell\u2019utilizzo di tutte le tecniche comportamentali per favorire l\u2019inserimento di nuovi utenti nel suo servizio: quanti di noi scorrono distrattamente <i>Facebook<\/i>, a malapena consapevoli di farlo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un altro espediente \u00e8 sviluppare, espandere, il sistema di estrazione.<\/strong> Questo ci aiuta a capire perch\u00e9 <i>Google<\/i>, apparentemente un motore di ricerca, si stia spostando nel settore del cosiddetto <i>\u201cInternet delle cose\u201d <\/i>(<i><b>Home<\/b><\/i>\/<i><b>Nest<\/b><\/i>, applicazioni per il controllo a distanza di impianti di videosorveglianza, termostati, luci di casa ecc, <i>ndt<\/i>), dell\u2019 auto senza conducente (<i><b>Waymo<\/b><\/i>), o in quello della realt\u00e0 virtuale (visori <i><b>Daydream\/Cardboard <\/b><\/i>) o in tutti gli altri tipi di servizi personali. Ciascuno di questi settori \u00e8 una ulteriore ricca fonte di raccolta dati per la compagnia, un altro punto di vantaggio sui suoi concorrenti.\u00a0Altri hanno semplicemente acquistato compagnie pi\u00f9 piccole: <i>Facebook <\/i>ha inghiottito <i>Instagram <\/i>(per un miliardo di dollari), <i>WhatsApp <\/i>(19 miliardi di dollari), ed <i>Oculus <\/i>(due miliardi di dollari), mentre nello stesso tempo investiva in un modello di drone, o in servizi di pagamento on-line o di e-commerce. Ha sviluppato anche uno strumento che avverte quando una start-up sta diventando popolare, o se sia possibile una minaccia informatica. La stessa <i>Google <\/i>\u00e8 tra i pi\u00f9 prolifici acquirenti di nuove compagnie, ed in alcuni casi, ha acquistato anche una nuova impresa a settimana. La fotografia che ne viene fuori \u00e8 di un impero in continua espansione volto a risucchiare pi\u00f9 dati possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E qui arriviamo alla vera conclusione, l\u2019approdo a cui tutte le Corporations aspirano: l\u2019intelligenza artificiale (o, se vogliamo dirlo in modo meno attraente, <i>la macchina che sa apprendere<\/i>).<\/strong> Alcuni si divertono a speculare su mondi futuri gestiti da uno <i>Skynet <\/i>in stile <i>Terminator, <\/i>ma le sfide pi\u00f9 realistiche della <i>AI <\/i>(<i>Intelligenza Artificiale<\/i> d\u2019ora in poi, <i>ndt<\/i>) sono molto pi\u00f9 a portata di mano. Negli ultimi anni, tutte le pi\u00f9 grandi compagnie che gestiscono piattaforme digitali si sono concentrate nell\u2019esplorazione di questo settore. Ma recentemente il direttore del settore sviluppo strategie commerciali di <i>Google<\/i>, ha dichiarato: \u201cSiamo assolutamente i primi nel campo della <i>AI<\/i>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tutte le dinamiche delle piattaforme digitali si sono amplificate da quando una <i>AI<\/i> ha introdotto l\u2019equazione: appetito insaziabile per la raccolta dati = \u201c<i>effetto<\/i> <i>croupier\u201d\u00a0<\/i>in rete.<\/strong> E qui assistiamo alla formazione di un ciclo virtuoso: la maggior acquisizione dati porta a migliorare l\u2019apprendimento della macchina, che, a sua volta, pu\u00f2 ottimizzare i servizi e quindi reclutare un numero maggiore di utilizzatori, che, a loro volta, saranno fonte di ulteriori dati. Al momento <i>Google<\/i> sta utilizzando una <i>AI <\/i>per migliorare la sua pubblicit\u00e0 mirata, mentre <i>Amazon<\/i> ne sta usando un\u2019altra per migliorare un modello di <i>cloud <\/i>altamente redditizio (con la quale si sta \u201clanciando\u201d il nuovo romanzo di <b>Dan Brown<\/b>, <i><b>Origin<\/b><\/i> in uscita il prossimo 3 ottobre, <i>ndt<\/i>). Nel momento in cui una compagnia che gestisce una <i>AI<\/i> prende qualche misura di vantaggio su di una concorrente, queste dinamiche, presumibilmente, la porteranno a raggiungere una posizione ancora pi\u00f9 favorevole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Infine, <i>qual \u00e8 la risposta a tutto questo?<\/i> Abbiamo solo iniziato a comprendere la questione, ma, in passato, i comuni monopoli, come i servizi pubblici o le ferrovie, che hanno goduto di enormi economie di scala ed hanno servito il bene comune, sono stati i primi candidati ad assumersene la titolarit\u00e0 pubblica.<\/strong> La soluzione al nostro problema del moderno monopolio risiede in questa sorta di antichissima truffa, di annoso pasticcio, aggiornato alla nostra era digitale. Potrebbe voler dire fare un passo indietro sul controllo di Internet e della nostra infrastruttura digitale, invece di permettergli di essere indirizzati al solo perseguimento del profitto e del potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Provare ad aggiustare solo qualcosa, introducendo minori regolamentazioni, mentre le societ\u00e0 di <i>AI<\/i>accumulano potere non funzioner\u00e0. Se non subentriamo ai monopoli delle piattaforme digitali di oggi, rischiamo di lasciargli propriet\u00e0 e controllo delle infrastrutture-base della societ\u00e0 del XXI secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da \u201cThe Guardian\u201d, 30. 8. 2017. Ripreso da sinistrainrete.info l\u20198.9.2017.<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/in-teoria\/nazionalizzare-google-facebook-e-amazon-ecco-perche\/\">https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/in-teoria\/nazionalizzare-google-facebook-e-amazon-ecco-perche\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (Nick Srniceck) Una crisi si profila all\u2019 orizzonte. Ci si \u00e8 resi conto che non \u00e8 possibile contrastare o entrare in concorrenza con il monopolio delle piattaforme digitali, che stanno da tempo risucchiando i nostri dati personali: sono troppo potenti per essere al servizio dell\u2019interesse pubblico.\u00a0Per un breve periodo, nel marzo del 2014, il dominio di Facebook \u00e8 sembrato essere a rischio. 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