{"id":42212,"date":"2018-05-28T08:00:41","date_gmt":"2018-05-28T06:00:41","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42212"},"modified":"2018-05-24T12:10:59","modified_gmt":"2018-05-24T10:10:59","slug":"uscire-dallausterita-si-puo-intervista-esclusiva-a-sergio-cesaratto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42212","title":{"rendered":"Uscire Dall\u2019austerit\u00e0? Si Pu\u00f2. Intervista Esclusiva A Sergio Cesaratto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di SENSO COMUNE (Fabio Cabrini e Matteo Bortolon)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Domanda: La sua impostazione pare ricalcare, richiedendo un nuovo interventismo statale, le linee dello sviluppo dell\u2019economia italiana pi\u00f9 improntate al keynesismo. Ma molti considerano tale sistema entrato in crisi negli anni \u201970 per motivi strutturali, non solo affossato per motivi politici. Secondo lei sarebbe possibile ripristinare un impianto simile? E nel caso con quali differenze rispetto al passato?<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Risposta: Il modello era entrato in crisi perch\u00e9 la piena occupazione creava indisciplina sociale e perch\u00e9 l\u2019Unione Sovietica entr\u00f2 in crisi, e non rappresentava pi\u00f9 una sfida al capitalismo, che pot\u00e9 cos\u00ec tornare al suo volto peggiore. Il primo problema si cura con un compromesso sociale e una economia partecipata. Il secondo, la fine di una possibile aspirazione al socialismo, non ha al momento una cura. Ma gi\u00e0 sarebbe tanto tornare a un capitalismo progressivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D: Cosa pensa della obiezione secondo la quale la dispersione produttiva da un lato e lo sviluppo dei mercati internazionali dall\u2019altro indebolirebbero il moltiplicatore keynesiano? Quali eventuali misure dovrebbero essere attuate per eventualmente oltrepassare tale difficolt\u00e0?<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">R: Questi fattori sono stati funzionali, accanto alla disoccupazione interna, a indebolire il potere contrattuale delle classi lavoratrici. Una reazione si \u00e8 comunque manifestata, come prevedeva Polany, attraverso forme populiste purtroppo guidate dalla destra. Ma la sinistra in nome dell\u2019internazionalismo e del cosmopolitismo \u00e8 lungi dal fare autocritica e dal riconoscere la centralit\u00e0 della comunit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D: Secondo molti osservatori la finanza ha acquisito una netta supremazia sull\u2019economia e occorrerebbe \u201critornare all\u2019economia reale\u201d. Altri argomentano che la finanziarizzazione \u00e8 uno sbocco della evoluzione dell\u2019economia reale, per cui pi\u00f9 che tornare all\u2019eden utopico di una economia sana occorrerebbe modificare in profondit\u00e0 tutto l\u2019assetto. Qual \u00e8 la sua posizione? e cosa pensa si dovrebbe fare per riorganizzare l\u2019economia attorno alla centralit\u00e0 del bene comune e delle esigenze delle classi lavoratrici?<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">R: Il potere dei mercati finanziari e della libert\u00e0 di movimenti di capitale andrebbero drasticamente ridotti. Non \u00e8 per\u00f2 che vi sia un\u2019\u201deconomia reale\u201d sana a cui tornare. Anche l\u2019economia reale \u00e8 capitalista e va messa sotto maggiore controllo. Il problema \u00e8 che per il momento la ribellione \u00e8 guidata dalla destra, che \u00e8 a sua volta liberista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D: Il Presidente della BCE, Mario Draghi, nel suo intervento al convegno \u201cState of Union\u201d della scorsa settimana, ha messo in luce la necessit\u00e0 di creare uno strumento di bilancio per risolvere il problema dell\u2019eccessiva concentrazione dei capitali nei paesi \u201ccore\u201d a seguito dei periodi di shock. Questa proposta, che forse doveva essere avanzata qualche anno fa, trover\u00e0 forti resistenze politiche ed, inoltre, va nella direzione opposta rispetto a quella paventata nel documento dei 14 economisti franco-tedeschi, in cui \u00e8 chiaro il tentativo di rafforzare il potere disciplinante dei mercati. Che ne pensa?<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">R: Non so se la domanda \u00e8 posta correttamente. Mi sembra che Draghi si allinei alla proposta che gira da molti anni presso le istituzioni europee di creare una piccola capacit\u00e0 fiscale a livello europeo (un mini-bilancio federale) da utilizzare in funzione anti-ciclica, per esempio attraverso prestiti ai Paesi in crisi che li utilizzerebbero come temporanei sussidi di disoccupazione. Si tratta di proposte largamente insufficienti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D: Debito pubblico e crescita: detto che non esiste una soglia del rapporto debito\/pil oltre oltre la quale \u00e8 provato scientificamente si arresti la crescita, \u00e8 altres\u00ec vero che il nostro debito pubblico \u00e8 molto fragile perch\u00e9 denominato in valuta straniera. Ancora oggi, molti economisti, giornalisti ed analisti vari sostengono con forza la necessit\u00e0 per il nostro Paese di fare austerit\u00e0, di incrementare l\u2019avanzo primario, portandolo intorno al 4%, cos\u00ec da metterci nelle condizioni di avere maggiori margini di manovra nel futuro. Peccato, mi verrebbe da dire, che l\u2019austerit\u00e0 iniziata nel 2011, oltre a diversi mesi di recessione, abbia determinato un peggioramento dei conti pubblici con un incremento del rapporto debito\/pil passato dal 116% del 2011 al 132% del 2014. A suo avviso, nella condizione in cui ci troviamo ora ha senso auspicare un aumento dell\u2019avanzo primario per tentare di mettere i conti in regola (relazione non concretizzatasi nel recente passato), oppure sarebbe preferibile da subito scommettere sulla ripresa attraverso un ragionato piano di investimenti pubblici?<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">R: Un aumento dell\u2019avanzo primario \u00e8 un\u2019assurdit\u00e0 poich\u00e9 mortificherebbe la gi\u00e0 anemica crescita, ci rigetterebbe nella recessione e incidendo negativamente sulle entrate fiscali, da un lato, e sul Pil, dall\u2019altro, peggiorerebbe il rapporto debito\/Pil. Meglio allora una politica basata su bassi tassi di interesse e robusti tassi di crescita. Poich\u00e9 i tassi di crescita implicano il ripudio dell\u2019austerit\u00e0 fiscale, si devono perseguire <i>disavanzi<\/i> primari, non surplus. Se l\u2019obiettivo fosse quello di stabilizzare il rapporto debito\/Pil (non ridurlo), conti alla mano vi sarebbe spazio per la crescita. Questo dovrebbe essere l\u2019obiettivo di un nuovo governo progressista: stabilizzare il debito e crescere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D: Alcuni economisti sostengono che se uscissimo dall\u2019euro e ridenominassimo i titoli nella nuova divisa nazionale, questi ultimi non sarebbero facilmente collocabili sul mercato per paura di una futura svalutazione. Si realizzasse questo scenario, per finanziarie il deficit pubblico saremmo costretti a indebitarci nuovamente in una solida valuta straniera. Cosa ne pensa?<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">R: La scommessa sarebbe che una maggiore competitivit\u00e0 esterna consenta uno spazio fiscale interno in modo tale che i disavanzi pubblici siano finanziati con risparmio nazionale (generato da quei medesimi disavanzi). A norma di manuale di macroeconomia, una svalutazione consente una politica fiscale espansiva, le due cose vanno assieme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D: Per concludere, vorremmo porle una domanda sulla politica nazionale: ritiene che un governo, rappresentante di una Paese centrale come il nostro, se deciso a dare battaglia in sede europea possa avere la forza per ottenere dei risultati significativi? oppure all\u2019interno di questa UE fondata su basi ordoliberali non vi \u00e8 alcun margine per attuare politiche espansive?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">R: La seconda delle due. Gi\u00e0 sarebbe tanto se riuscisse a ottenere condizioni di uscita onorevoli, vale a dire senza ritorsioni da parte dei partner. Questo potrebbe essere possibile con un impegno congiunto a stabilizzare la nuova lira dopo una sufficiente svalutazione iniziale. Una breve rassegna dei problemi relativi all\u2019uscita dall\u2019euro \u00e8 nel capitolo finale del mio nuovo libro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[Sergio Cesaratto con il suo nuovo libro,\u00a0<em>Chi non rispetta le regole? Italia e Germania. Le doppie morali dell\u2019Euro,\u00a0<\/em>Reggio Emilia, Imprimatur, 2018, sar\u00e0 ospite di Senso Comune il 14 giugno a Bologna, il 15 giugno a Firenze e il 6 giugno a Udine].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/penisola\/uscire-dallausterita-si-puo-intervista-esclusiva-a-sergio-cesaratto\/\">https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/penisola\/uscire-dallausterita-si-puo-intervista-esclusiva-a-sergio-cesaratto\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (Fabio Cabrini e Matteo Bortolon) Domanda: La sua impostazione pare ricalcare, richiedendo un nuovo interventismo statale, le linee dello sviluppo dell\u2019economia italiana pi\u00f9 improntate al keynesismo. Ma molti considerano tale sistema entrato in crisi negli anni \u201970 per motivi strutturali, non solo affossato per motivi politici. 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