{"id":42216,"date":"2018-05-24T14:19:18","date_gmt":"2018-05-24T12:19:18","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42216"},"modified":"2018-05-24T14:19:18","modified_gmt":"2018-05-24T12:19:18","slug":"42216","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42216","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"<p>di <strong>C. Clericetti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mente l&#8217; Italia \u00e8 assorta nel seguire le evoluzioni del quadro politico, in Europa si continua a discutere di una questione ancora pi\u00f9 importante per il nostro futuro, ossia la riforma delle strutture dell\u2019Unione. Merkel e Macron hanno annunciato un loro progetto congiunto entro giugno, e si sa che \u2013 al di l\u00e0 di qualsiasi aspetto formale \u2013 quella su cui ci sia l\u2019accordo di Germania e Francia \u00e8 in pratica \u201cuna proposta che non si pu\u00f2 rifiutare\u201d (l\u2019assonanza con altre situazioni \u00e8 voluta).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le riforme di cui si parla si stanno evolvendo in un modo che provocherebbe al nostro paese una crisi forse peggiore di quella del 2011-12, che si potrebbe persino propagare all\u2019intera eurozona. Il fatto \u00e8 che i politici, ma anche i loro economisti di riferimento, sia tedeschi che francesi, nonostante la loro adorazione per il \u201cdio mercato\u201d stanno dimostrando di non aver capito come il mercato funziona, specialmente quello della finanza. Ci ha dovuto pensare Mario Draghi, qualche giorno fa, a spiegarglielo, come suo solito con un discorso in cui il livello di diplomazia \u00e8 persino pi\u00f9 raffinato di quello tecnico. Quattro giorni dopo ancora pi\u00f9 chiaramente si \u00e8 espresso Peter Bofinger, uno dei \u201ccinque saggi\u201d tedeschi; anzi, dovremmo dire l\u2019unico saggio dei cinque, visto che le posizioni degli altri sono del tutto consonanti con l\u2019impostazione non si sa se pi\u00f9 sbagliata o pi\u00f9 criminale che ha seguito finora la politica europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un altro dei \u201csaggi\u201d, per dire, se n\u2019\u00e8 uscito in questo modo, come ha rilanciato su Twitter l\u2019economista Massimo D\u2019Antoni riprendendo un articolo di Ambrose Evans-Pritchard:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2018\/05\/Eurocacciati.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-736\" src=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2018\/05\/Eurocacciati.jpg\" alt=\"Eurocacciati\" width=\"574\" height=\"319\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo Fuest, insomma, ha affermato che se i \u201cneo-anarchici\u201d 5S e la \u201cnazionalista e anti-Ue Lega\u201d andassero al governo e non rispettassero le regole di bilancio, la Bce dovrebbe bloccare il sistema di pagamenti dell\u2019Italia, a cui non rimarrebbe che \u201cintrodurre controlli sui capitali\u201d e \u201csarebbe costretta a uscire dall\u2019euro\u201d. Non c\u2019\u00e8 bisogno di sottolineare la gravit\u00e0 di una simile affermazione, platealmente sovversiva: nessun trattato prevede una misura del genere. Se il governo, che \u00e8 pur sempre in carica, avesse un minimo di dignit\u00e0, dovrebbe chiedere al governo tedesco (di cui Fuest \u00e8 uno dei consiglieri) di sconfessare recisamente queste parole e di invitare il signor Fuest a dimettersi. Naturalmente non accadr\u00e0 nulla del genere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma torniamo a Draghi. Che,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ecb.europa.eu\/press\/key\/date\/2018\/html\/ecb.sp180511.en.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">in un discorso all\u2019Istituto universitario europeo di Firenze<\/a>, ha ripercorso la storia della crisi e ha posto alcuni punti fermi di grande importanza. Il primo: la crisi dei debiti pubblici \u00e8 esplosa quando la crisi greca ha \u201cdistrutto l\u2019impressione\u201d dei mercati che i debiti pubblici fossero \u201crisk-free\u201d, cio\u00e8 garantiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2018\/05\/17\/riforma-delleurozona-non-fare-accordi-e-meglio-che-farne-uno-dannoso\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Bofinger lo spiega pi\u00f9 in dettaglio<\/a>: \u00a0<i>\u201cL\u2019unione monetaria espone i suoi stati membri al rischio di insolvenza che \u00e8 assente per paesi simili che abbiano la loro valuta nazionale. Quando un paese adotta l\u2019euro, il suo debito viene ridenominato dalla valuta nazionale all\u2019euro. Di conseguenza, gli Stati membri si trovano in una situazione simile a quella delle economie dei mercati emergenti che possono fare prestiti solo in valuta estera (\u201cpeccato originale\u201d). In caso di crisi, non possono pi\u00f9 fare affidamento sul sostegno della loro banca centrale nazionale\u201d.<\/i>\u00a0Per di pi\u00f9, prosegue Bofinger, nell\u2019eurozona non c\u2019\u00e8 rischio di cambio, quindi gli investitori possono passare facilmente a un altro titolo di Stato di un paese considerato pi\u00f9 \u201csicuro\u201d: e infatti c\u2019\u00e8 stato un massiccio afflusso sui Bund tedeschi. Tutto questo, prosegue l\u2019economista tedesco, ha generato il \u201crischio ridenominazione\u201d, ossia che i paesi sotto attacco uscissero dall\u2019euro e le nuove monete svalutassero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Finalmente qualcuno che chiama le cose con il loro nome: la \u201ccrisi dei debiti pubblici\u201d altro non era che una \u201ccrisi da rischio di ridenominazione\u201d, provocata dalle regole e dalle scelte politiche europee. Che infatti \u00e8 di colpo finita con il \u201cwhatever it takes\u201c di Draghi. Il problema dunque non sono i debiti pubblici, o per lo meno non \u00e8 quello il problema prioritario. Ma \u00e8 su quello che invece si concentra tutta l\u2019attenzione europea, tanto da arrivare alle minacce sovversive di Fuest, che, oltretutto, se fossero valutate come credibili dai mercati provocherebbero un riacutizzarsi della crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma il punto davvero fondamentale che \u00e8 presente sia nell\u2019intervento di Draghi che in quello di Bofinger \u00e8 un altro. E\u2019 noto che sia la posizione tedesca, sia \u2013 guarda caso \u2013 quella della Commissione, sia infine\u00a0<a href=\"https:\/\/voxeu.org\/article\/how-reconcile-risk-sharing-and-market-discipline-euro-area\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">il documento dei 14 economisti tedeschi e francesi<\/a>, sostengono che per arrivare ad una condivisione dei rischi finanziari, ossia a quella assicurazione comune dei depositi che era prevista dall\u2019unione bancaria e non \u00e8 mai stata realizzata per l\u2019opposizione tedesca, \u00e8 necessario che prima i rischi siano ridotti, e in particolare il rischio che pesa sulle banche che detengono una quantit\u00e0 rilevante dei titoli pubblici del proprio paese. Di qui le varie proposte che, al netto delle varianti, puntano tutte\u00a0 allo stesso scopo: far vendere alle banche i titoli pubblici oltre una certa quota.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per l\u2019Italia sarebbe una catastrofe, che ci farebbe precipitare nella bufera e ci provocherebbe danni incalcolabili. Anche perch\u00e9 questa \u00e8 una classica previsione che si auto-avvera: baster\u00e0 che la regola sia approvata per scatenare i mercati contro di noi e contro gli altri paesi in condizioni simili, essenzialmente \u2013 come al solito \u2013 quelli mediterranei. Questo Bofinger lo dice chiaramente: \u201cAndando nel senso di richiedere una maggiore disciplina finanziaria, il rischio di insolvenza potrebbe addirittura essere aumentato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ancora pi\u00f9 importante \u00e8 che lo dica Draghi. Il cui discorso \u00e8 lungo e complesso, ma proviamo a darne il succo in poche righe. Il presidente della Bce fa l\u2019esempio dell\u2019americana Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC), che, oltre ai fondi propri, ha una linea di credito aperta con il Tesoro Usa. L\u2019ha usata una sola volta, nel corso della crisi delle Saving e Loans del 1990, restituendo pienamente il prestito dopo pochi anni. In questa ultima crisi non ce n\u2019\u00e8 stato bisogno, nonostante che negli Usa siano state \u201crisolte\u201d ben 500 banche (mentre in Europa appena una cinquantina). Questo perch\u00e9 la possibilit\u00e0 di avere un \u201cprestatore di ultima istanza\u201d \u00e8 bastata di per s\u00e9 a rassicurare il mercato, aspetto che Draghi definisce \u201cfondamentale\u201d . Continua Draghi:\u00a0<i>\u201cQuesto esempio sottolinea che la dicotomia tra \u201criduzione del rischio\u201d e \u201ccondivisione del rischio\u201d che caratterizza il dibattito attuale \u00e8, per molti versi, artificiosa. Con una giusta cornice politica, questi due obiettivi si rafforzano vicendevolmente\u201d<\/i>. In altre parole Draghi fa strame elegantemente \u2013 e, come si diceva, diplomaticamente \u2013dei cervellotici progetti dei tedeschi, della Commissione e degli economisti franco-tedeschi che non capiscono i mercati. E\u2019 la stessa logica del \u201cwhatever it takes\u201c, una logica che questi illustri studiosi non riescono proprio a capire, nemmeno dopo che \u00e8 stato platealmente dimostrato dai fatti che \u00e8 la sola che funziona. Se si attua la condivisione del rischio, il rischio scompare, o comunque si riduce fortemente. Se si pretende che ogni singolo paese riduca rapidamente il rischio da solo, il peggio si concretizza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tra i \u201cmagnifici 7 + 7\u201d pullulavano i consiglieri economici dei rispettivi governi (a proposito, c\u2019era anche Fuest). Se questi sono \u201cgli esperti\u201d, dateci, vi preghiamo, degli assoluti dilettanti.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/?refresh_ce\">http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/?refresh_ce<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di C. Clericetti Mente l&#8217; Italia \u00e8 assorta nel seguire le evoluzioni del quadro politico, in Europa si continua a discutere di una questione ancora pi\u00f9 importante per il nostro futuro, ossia la riforma delle strutture dell\u2019Unione. 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