{"id":42223,"date":"2018-05-25T09:30:22","date_gmt":"2018-05-25T07:30:22","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42223"},"modified":"2018-05-25T08:07:36","modified_gmt":"2018-05-25T06:07:36","slug":"che-cosa-fare-con-i-gialloverdi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42223","title":{"rendered":"Che cosa fare con i gialloverdi?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SOCIALISMO 2017 (Mimmo Porcaro)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<section class=\"article-content\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-large size-large wp-post-image\" src=\"http:\/\/www.socialismo2017.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Senzanome.png\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" srcset=\"http:\/\/www.socialismo2017.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Senzanome.png 800w, http:\/\/www.socialismo2017.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Senzanome-640x320.png 640w, http:\/\/www.socialismo2017.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Senzanome-768x384.png 768w\" alt=\"Senzanome\" width=\"800\" height=\"400\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Mimmo Porcaro<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Che cosa fare coi gialloverdi?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Piaccia o non piaccia, il governo che sta per nascere rappresenta senz\u2019altro un avanzamento nella dialettica politica del paese. Sconfitto rovinosamente il PD, messo all\u2019angolo Berlusconi, il centro interpartitico che per anni (complice la benevolenza della Bce) ha ammorbato l\u2019aria impedendo l\u2019emergere dei veri problemi e dei conflitti decisivi \u00e8 stato finalmente archiviato. Per la prima volta in tanti anni un governo si presenta <i>come espressione diretta della rabbia sociale accumulata durante la lunga crisi<\/i>, e si presenta con l\u2019obiettivo esplicito di \u201cdare\u201d, ed in modi immediatamente tangibili, invece che con quello di \u201ctogliere\u201d. Per la prima volta le tensioni maturate nel fondo della societ\u00e0 italiana <i>si danno una forma politica che potrebbe essere almeno parzialmente efficace<\/i>: la forma pu\u00f2 e deve preoccuparci, ma non possiamo ignorare il contenuto.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Si apre cos\u00ec una fase estremamente dinamica e interessante. Durante il percorso del governo qualcuno perder\u00e0 definitivamente la faccia: o l\u2019Unione europea, o la Lega, o il M5S, o chi li avr\u00e0 contrastati in nome dell\u2019europeismo. Oppure tutti quanti. Molti preconizzano un pi\u00f9 o meno rapido fallimento della coalizione, un crollo a seguito di qualche mossa avventata, una repentina crisi dell\u2019alleanza, un abbandono progressivo degli obiettivi pi\u00f9 altisonanti. Pu\u00f2 darsi. Ma la valutazione deve essere fatta tenendo presente quello che \u00e8, contemporaneamente, l\u2019<i>elemento<\/i> <i>di forza<\/i> ed il <i>vincolo<\/i> del governo: ossia il fatto che la convergenza dei due vincitori del 4 marzo realizza per la prima volta quel <i>fronte sociale<\/i> tra tutti, o quasi, gli umiliati ed offesi dalla globalizzazione e dall\u2019Unione europea (piccola e media impresa, finte partite iva, disoccupati, precari e fasce crescenti dello stesso lavoro \u201cregolare\u201d: \u00e8 esclusa, naturalmente, la gran parte degli immigrati) che \u00e8 <i>la base di ogni possibile avanzamento politico<\/i>.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Anche se questo fronte \u00e8 sotto l\u2019egemonia della sua parte pi\u00f9 forte, ossia delle medie imprese (cosa inevitabile data l\u2019attuale latenza di un credibile progetto socialista), la disperazione degli <i>outsider<\/i> sociali ha comunque spinto al governo gli <i>outsider<\/i> politici nella speranza di ottenere da loro l\u2019inizio di una significativa redistribuzione del reddito. Questa speranza sosterr\u00e0 il governo per un tempo non breve, perch\u00e9 le attuali alternative non sembrano, e non sono, affatto migliori. Ma questa speranza ha anche bisogno di risposte immediate. Il governo godr\u00e0 quindi, probabilmente, di un consenso politico pi\u00f9 duraturo di quanto molti immaginano (e sperano). Ma d\u2019altra parte, per mantenerlo, sar\u00e0 forzato ad agire, e presto.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E\u2019 la natura sociale dei sostenitori del governo, unita alla valutazione degli effetti politici del suo insediamento, che deve guidarci nel definire il nostro atteggiamento nei suoi confronti. L\u2019idea che circola in alcuni ambienti, e cio\u00e8 che il governo sia, o prepari, \u201cil fascismo del XXI secolo\u201d, \u00e8 ovviamente frutto di colpevole ignoranza o di un opportunismo che si prepara ad allearsi con quell\u2019antifascismo liberista e globalista che \u00e8 la vera matrice del possibile fascismo del futuro. Polemizzare con questa idea \u00e8 inutile, ma comprendere <i>perch\u00e9<\/i> ed <i>in cosa<\/i> il governo gialloverde \u00e8 diverso dal governo nero, e rappresenta semmai un\u2019insidia pi\u00f9 sottile, ci aiuta a definire quale debba essere il nostro atteggiamento nella complessa fase che si apre (\u201cnostro\u201d: ossia l\u2019atteggiamento di chi deve e vuole costruire una nuova forza socialista capace di crescere all\u2019interno del durissimo scontro attuale). Usando la vecchia, ma spesso utile, scolastica marxista, e distinguendo tra la <i>base sociale<\/i> di un raggruppamento politico (ossia la classe che mette i soldi e che fornisce quadri, ideologia ed obiettivi) e la sua <i>base di massa<\/i> (ossia la classe che costituisce il grosso dei sostenitori ed elettori), possiamo dire che, nell\u2019essenza, il fascismo ebbe come base sociale la grande industria di allora (in massima parte protezionista) nonch\u00e9 le gerarchie monarchiche, militari, ecc., ed ebbe come base di massa una piccola borghesia ed un sottoproletariato ferocemente antisocialisti, disposti a distruggere <i>manu militari<\/i> le organizzazioni proletarie, anche approfittando del riflusso del grande movimento rivoluzionario degli anni precedenti.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il governo gialloverde ha invece come base sociale il composito mondo delle Pmi (generalmente ostile alla grande impresa globalista di oggi) e come base di massa un proletariato ed un semiproletariato che vedono oggi per la prima volta la possibilit\u00e0 di far contare \u201class\u00f9 in alto\u201d le proprie ragioni, in mancanza di un movimento conflittuale di massa e di un\u2019organizzazione alternativa. Questo governo quindi, almeno per ora, non reprime le istanze delle classi popolari, ma in qualche modo ne previene l\u2019espressione autonoma e le organizza in funzione delle necessit\u00e0 della sua base sociale. Ma per farlo al meglio deve offrire a quelle istanze qualche risultato almeno parzialmente soddisfacente: e quell\u2019 \u201calmeno parzialmente\u201d potrebbe essere oggi sufficiente ad aprire un duro scontro con l\u2019Unione europea, ossia con la forma oggi assunta dal dominio di classe delle grandi imprese globaliste.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Questa natura composita e non lineare del governo traspare anche dal suo programma. Un programma veramente popolare, nell\u2019Italia di oggi, dovrebbe darsi come primo e <i>diretto<\/i> obiettivo la <i>piena occupazione<\/i>, ossia una cosa che pu\u00f2 essere ottenuta soltanto ricostruendo un apparato pubblico capace non solo di aprire i cordoni della borsa, non solo di espandere il settore dei servizi, ma anche o soprattutto di intervenire <i>direttamente ed in prima persona<\/i> sull\u2019apparato produttivo del paese, assumendosi l\u2019onere della pianificazione strategica e del rinnovamento tecnologico in luogo di un capitalismo privato che, tranne che in alcune fasi, si \u00e8 rivelato inadeguato al compito, e che oggi si confronta con notevoli ostacoli internazionali. Tale svolta non potrebbe essere finanziata da un inasprimento fiscale, sia perch\u00e9 nessuno \u00e8 in grado oggi di gestire una guerra di redistribuzione interna, sia perch\u00e9 tale guerra colpirebbe anche le numerosissime figure sociali intermedie che inevitabilmente si rivolterebbero, in questo caso, contro una politica socialista. Un progetto di ricostruzione dell\u2019intervento di stato deve essere finanziato, quindi, per altre vie, ma essenzialmente con la monetizzazione del debito: il che ci porta direttamente alla collisione con Bruxelles. Il programma del governo gialloverde ha invece come obiettivo <i>diretto<\/i> la ricostruzione dei margini di profitto delle Pmi, e solo come conseguenza <i>indiretta<\/i> l\u2019aumento dell\u2019occupazione. Come \u00e8 noto, il perno \u00e8 la <i>flat tax<\/i>, e l\u2019idea di fondo \u00e8 sempre quella: il risparmio fiscale si tradurr\u00e0 magicamente, oltre che in aumento della propensione al consumo delle famiglie, in aumento della propensione agli investimenti delle imprese.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E da ci\u00f2 deriveranno occupazione, sviluppo, aumento della base imponibile e quindi ulteriore aumento del gettito fiscale: ulteriore rispetto a quanto la semplice introduzione della <i>flat tax<\/i> dovrebbe generare di per s\u00e9, convertendo alla lealt\u00e0 fiscale anche gli evasori pi\u00f9 incalliti. Si tratta sostanzialmente di una versione radicale della vecchia politica dell\u2019offerta (temperata dal fatto che anche alcuni strati popolari trarrebbero un vantaggio immediato dalla riduzione delle aliquote): in questo contesto il ricorso al <i>deficit spending<\/i> (anche se fosse pi\u00f9 corposo di quello proposto nel programma) non inaugurerebbe affatto una nuova stagione keynesiana (la quale peraltro non basterebbe, perch\u00e9 qui non basta la <i>spesa<\/i> pubblica, ma ci vuole <i>l\u2019impresa<\/i> pubblica), ma sarebbe soltanto un modo per coprire i buchi di bilancio che inevitabilmente si aprirebbero con la <i>flat tax.<\/i> Sarebbe la trasformazione delle tasse evitate da qualcuno nel debito di tutti.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ci\u00f2 detto, per\u00f2, bisogna aggiungere due cose, che fanno la differenza rispetto alla classica accoppiata <i>tagli delle tasse + aumento del deficit<\/i>, inaugurata, se ben ricordo, da Ronald Reagan. Bisogna aggiungere cio\u00e8 che oggi anche un aumento residuale del deficit \u00e8 considerato dall\u2019Unione europea contabilmente pericoloso (soprattutto dopo la vittoria dell\u2019Afd in Germania), e che a maggior ragione un aumento del deficit che sia dovuto <i>anche<\/i> ad una politica di redistribuzione sociale (non importa quanto ingente) diviene contabilmente <i>e forse soprattutto politicamente<\/i> del tutto inaccettabile. <i>E\u2019 questo mutamento di significato del deficit rispetto alla classica impostazione della destra liberista a costituire<\/i> (ammesso che il programma venga in qualche modo onorato) <i>la vera caratteristica specifica di questo governo<\/i>. Esso tender\u00e0 dunque, almeno per un primo e non breve periodo, a scontrarsi con Bruxelles <i>sia<\/i> per sostenere la propria base sociale (<i>flat tax<\/i>) <i>sia<\/i> per sostenere la propria base di massa (pensioni e \u201creddito di cittadinanza\u201d: senza contare gli effetti immediati della <i>flat tax<\/i> stessa), senza la quale il progetto di ridare fiato alle Pmi \u00e8 inattuabile.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E\u2019 per questo che il nostro atteggiamento nei confronti del governo non si pu\u00f2 risolvere n\u00e9 nell\u2019opposizione \u201csempre e comunque\u201d, n\u00e9, al contrario, nell\u2019illusione che Lega e M5S stiano in qualche modo lavorando per noi, ma nella capacit\u00e0 di <i>modulare<\/i> i nostri giudizi e le nostre risposte. <i>Contrastare<\/i> gli aspetti inaccettabili del programma (penso ad esempio alla creazione e gestione di \u201cclassi pericolose\u201d- fatte non solo di immigrati \u2013 come capro espiatorio di possibili fallimenti), <i>incalzare<\/i> il governo sugli obiettivi di redistribuzione, <i>smascherarlo<\/i> se e quando la sua opposizione all\u2019Unione europea \u00e8 puramente verbale, <i>sostenerlo<\/i> di fronte agli attacchi convergenti di Bruxelles e dei suoi agenti italiani indicando, se ne siamo capaci, strategie di contrattacco diverse da quelle gialloverdi. Sostenere Di Maio?! Sostenere Salvini?! S\u00ec: perch\u00e9 ed in quanto sostenendo loro sosteniamo in realt\u00e0 le richieste popolari di cui il governo <i>deve<\/i>, almeno fino ad un certo punto, farsi latore. Se e quando i due verranno attaccati dall\u2019Unione per i loro intenti redistributivi, la difesa sar\u00e0 d\u2019obbligo, <i>pena perdere per decenni qualunque credibilit\u00e0 di fronte a quella che dovrebbe essere, ed \u00e8, la \u201cnostra\u201d gente<\/i>. Del resto, chiunque abbia giustamente protestato contro le pressioni di Mattarella e degli eurocrati in nome del diritto del popolo italiano a veder insediarsi il governo democraticamente scelto, ha portato con ci\u00f2, lo volesse ho meno, la sua pietruzza a sostegno del futuro <i>premier<\/i>.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La stessa opposizione al governo, quando (e accadr\u00e0 molto spesso) sar\u00e0 necessaria, dovr\u00e0 essere condotta in maniera del tutto diversa da quella abituale, gi\u00e0 dimostratasi inutile. Bisogner\u00e0 infatti cercare di <i>immedesimarsi nell\u2019elettore popolare del governo<\/i> e rivolgere alla Lega ed al M5S una domanda molto semplice: \u201cvi ho votato per questo e per quest\u2019altro: lo avete fatto? E, se no, perch\u00e9?\u201d. Ogni altra tirata sul razzismo, sull\u2019autoritarismo, magari sull\u2019 \u201cimpreparazione tecnica\u201d del governo non porta da nessuna parte, non incide, non sposta (oltre ad essere molto simile alle critiche dell\u2019<i>establishment<\/i>): lascia indifferenti i capi a cui \u00e8 rivolta ed <i>offende gli elettori che con essi si sono identificati<\/i>. Ogni opposizione che consista nel non lasciar parlare l\u2019uno o nel contestare l\u2019altro \u00e8 vissuta, da chi ha votato l\u2019uno o l\u2019altro, come una limitazione della <i>propria<\/i> libert\u00e0: \u00e8 un\u2019opposizione rabbiosa ed impotente, che serve soltanto ad allungare il certificato penale di quelli che vanno in piazza e ad allargare la distanza che li separa dal popolo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201cVa bene tutto,\u201d \u2013 mi dir\u00e0 a questo punto il lettore amico, ma critico \u2013 \u201cguarda per\u00f2 che il governo ha gi\u00e0 calato le braghe, si \u00e8 gi\u00e0 messo la coda tra le gambe, si \u00e8 gi\u00e0 cosparso il capo di cenere prima ancora di aver peccato. Ti sei accorto o no che la bozza che parlava di uscita dall\u2019euro \u00e8 stata frettolosamente ritirata e che adesso nel programma si invoca addirittura lo spirito di Maastricht? Lo vedi o no che il sovranismo viene sempre sventolato come soluzione, ma quando si arriva al dunque lo si abbandona perch\u00e9 \u00e8 impraticabile? O comunque non \u00e8 praticabile dai Salvini e dai Di Maio?\u201d. Mi permetto di fare al proposito alcune contro-obiezioni. E\u2019 certamente vero che la coalizione di governo non \u00e8 univocamente e decisamente antiunionista, anzi. E ci\u00f2 non solo per l\u2019atteggiamento attualmente prevalente nel M5S, giacch\u00e9 anche la Lega ha probabilmente i guai suoi. Premesso che noi dovremmo iniziare a studiare davvero i nostri avversari, mentre finora ci siamo limitati all\u2019invettiva, mi sembra di poter dire che quello delle Pmi non \u00e8 un blocco omogeneo: ad esempio, le imprese decisamente orientate al mercato interno sono pi\u00f9 sicuramente antiunioniste, mentre quelle orientate all\u2019export lo sono di meno. Inoltre ho l\u2019impressione che gli amministratori locali della Lega, <i>in primis<\/i> quelli delle regioni, non abbiano molto interesse a modificare un contesto nel quale il federalismo il ha fatti comunque prosperare, e ad affrontare un periodo turbolento il cui lo stato centrale potrebbe guadagnare maggior voce in capitolo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">A queste forze filounioniste il \u201cmonito\u201d di Mattarella ha certamente offerto una sponda, ed il programma di governo ne ha risentito. Per\u00f2 c\u2019\u00e8 anche altro. Se io fossi al posto loro, ossia al posto dell\u2019agguerrita componente antiunionista del governo, suggerirei <i>esattamente<\/i> la tattica che sembra trasparire dalle enunciazioni programmatiche. Inizierei cio\u00e8 a giocare per linee interne, mostrando l\u2019incongruenza e la mala fede dell\u2019Unione rispetto ai suoi stessi assunti (e questo potrebbe essere il senso del richiamo allo spirito di Maastricht, giacch\u00e9 l\u2019asserito scopo di quel trattato era quello di favorire la <i>cooperazione<\/i> fra gli stati pi\u00f9 che l\u2019<i>integrazione<\/i> <i>gerarchica<\/i> che poi si \u00e8 realizzata\u2026). Successivamente, invece di condurre un\u2019astratta battaglia sull\u2019euro (che sarebbe dominata da astratti tecnicismi e astratti terrori), avanzerei sommessamente alcuni degli obiettivi redistributivi, dandone anche, magari, una versione moderata e lasciando all\u2019Unione ed ai suoi servi l\u2019onere di dimostrare a tutto il fronte sociale che sostiene il governo e a tutti i ceti popolari che ancora non lo fanno, che l\u2019Unione stessa non pu\u00f2 e non vuole fare nessun passo verso una ragionevole redistribuzione del reddito. E quindi che in certi casi con la buona educazione non si ottiene niente. Il resto seguirebbe.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ecco: per quanto la correzione di rotta sia stata evidente, la sua rapidit\u00e0 potrebbe essere il frutto non solo dell\u2019attuale prevalenza delle componenti moderate, ma anche della scelta tattica delle componenti radicali. E le domande sociali che stanno alla base del successo gialloverde potrebbero presto accelerare i tempi di quella tattica.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Insomma: la situazione \u00e8, a mio avviso, molto pi\u00f9 incerta e complessa di quel che pu\u00f2 sembrare a prima vista. Dobbiamo attrezzarci a gestire almeno tre scenari diversi. 1) Scenario \u201c <i>Tsipras 2, ovvero la farsa dopo la tragedia<\/i>\u201d: il governo, assediato dall\u2019esterno e indebolito dalle tensioni interne, cede di colpo su alcune questioni essenziali. La delusione degli elettori si traduce in sostanziale passivit\u00e0, e i gialloverdi tirano a campare tra molti mugugni e qualche crescente conflitto. 2) Scenario \u201c<i>lunga contesa<\/i>\u201d: il governo inizia un effettivo contenzioso con l\u2019Unione europea; la Germania, preoccupata dello scontro in atto con gli Usa, antepone momentaneamente le ragioni geopolitiche a quelle strettamente economiche e decide di fare alcune concessioni; il governo ottiene quindi alcuni risultati, e pu\u00f2 giustificarne la relativa pochezza (che \u00e8 per\u00f2 gi\u00e0 molto se confrontata agli zeri dei governi precedenti) con la difficolt\u00e0 della battaglia e con la cocciutaggine dell\u2019Unione. Tutto ci\u00f2 non pu\u00f2 che aumentare la presa dei partiti di governo sulla societ\u00e0 italiana, aprendo un ciclo, se non di egemonia stabile, quantomeno di monopolizzazione (e relativa sterilizzazione) della protesta sociale. 3) Scenario \u201c<i>rottura<\/i>\u201d: rigidit\u00e0 europea, rabbia sociale ed aspettative di mutamento si fondono, e si inizia un processo di <i>exit<\/i>. A questo punto, se i partiti di governo mostrano capacit\u00e0 di metamorfosi e svoltano verso una assai pi\u00f9 incisiva presenza dello stato a tutela delle imprese e dei lavoratori, inizia una duratura egemonia gialloverde sul paese; se invece questa metamorfosi non avviene si aprono spazi sia per l\u2019emergere di forze di destra radicale, sia per una nuova prospettiva socialista.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ritengo poco probabile il primo scenario: l\u2019entit\u00e0 dello scontro Bruxelles-Italia non sarebbe, almeno all\u2019inizio, pesante come nel caso greco, e in ogni caso mentre la cultura di Tsipras era ed \u00e8 profondamente europeista, la coalizione governativa \u00e8 invece attraversata da un diffuso sentimento antiunionista e contiene le capacit\u00e0 tecniche necessarie a gestire la rottura. Tutte cose che rendono l\u2019ipotesi dell\u2019<i>exit<\/i> ben pi\u00f9 concreta e fattibile di quanto non fosse nel caso greco: e Bruxelles non pu\u00f2 correre troppo alla leggera questo rischio. Al momento mi sembra pi\u00f9 probabile l\u2019inizio di una <i>lunga contesa<\/i>, che sar\u00e0 anche una fase di crescente discussione all\u2019interno dei due fronti (governo italiano ed Ue), ed il cui esito \u00e8 impossibile prevedere.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Questa situazione pone ad una forza socialista \u2013 ed ancor pi\u00f9 ad una forza socialista che sia solo in gestazione \u2013 dei compiti <i>molto ardui<\/i>. Per affrontare adeguatamente ognuno degli scenari qui tratteggiati sono infatti necessari un alto profilo teorico e politico, una grande capacit\u00e0 di leggere la societ\u00e0 italiana ed il suo rapporto con la crisi internazionale, una militanza molto appassionata e preparata, capace di cogliere ogni occasione ed ogni svolta. Anche lo scenario \u201cTsipras\u201d, che potrebbe sembrare il pi\u00f9 favorevole, nasconde in realt\u00e0 molte insidie. Infatti Tsipras (quello vero) <i>\u00e8 ancora l\u00ec<\/i>, e rischia pure di essere rieletto: come si vede nemmeno un evidente fallimento spiana la strada ad un\u2019alternativa. Inoltre, nel nostro caso gli Tsipras sarebbero <i>due<\/i>: e di fronte all\u2019eventuale opportunismo dell\u2019uno, l\u2019altro potrebbe rompere e presentarsi <i>lui<\/i> come paladino del popolo, svolgendo la funzione che ipotizziamo di svolgere noi. Il secondo scenario richiederebbe la capacit\u00e0 di confrontarsi passo passo col governo, di svelare sempre le ambivalenze ed i limiti degli eventuali successi governativi, di promuovere ed organizzare momenti efficaci di resistenza popolare al disagio che comunque continuer\u00e0 a crescere. Soprattutto, entrambi gli scenari, <i>ed il terzo ancor di pi\u00f9<\/i>, ci imporrebbero di definire con molta precisione la nostra differenza rispetto all\u2019ipotesi economica gialloverde. Come abbiamo gi\u00e0 visto la spesa pubblica, il deficit, l\u2019intervento di stato possono assumere significati assai diversi.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E la stessa rottura con l\u2019euro pu\u00f2 avvenire in due modi: un modo liberista, in cui una inflazione ed una svalutazione pur non catastrofiche fanno comunque diminuire i salari e rendono pi\u00f9 aggredibili le imprese italiane; ed un modo tendenzialmente socialista, in cui l\u2019interesse nazionale al controllo dei movimenti di capitale e al salvataggio delle imprese in crisi si incontra con l\u2019interesse popolare e di classe alla parziale socializzazione della produzione (estensione della propriet\u00e0 pubblica e della pianificazione strategica). Bisogna prepararsi ad interpretare correttamente tutti i passaggi di questo inevitabile <i>ritorno del pubblico<\/i> sapendo, oltre tutto, che sia la Lega che il M5S, forze nuove o rinnovate che si muovono in una situazione nuova, potrebbero essere costrette a significative <i>metamorfosi<\/i>, proponendo un <i>proprio<\/i> modello di stato imprenditore (cosa che forse gi\u00e0 si apprestano a fare, anche se la <i>banca pubblica<\/i> a cui si accenna nel programma, pur essendo sufficiente ad innervosire la Commissione europea, sembra pi\u00f9 interessata ad erogare i soliti incentivi all\u2019innovazione che ad inaugurare un sano dirigismo).<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In ogni caso, <i>hic Rhodus<\/i>\u2026 . Una nuova formazione politica socialista o nasce <i>ora<\/i>, o cresce dentro <i>queste<\/i> contraddizioni, o difficilmente potr\u00e0 germogliare in un\u2019Italia tutta tinta di giallo e di verde (o solo di giallo, o solo di verde\u2026), oppure ingrigita e delusa da una sconfitta deprimente.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\n<\/section>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.socialismo2017.it\/2018\/05\/24\/che-cosa-fare-con-i-gialloversi\/\">http:\/\/www.socialismo2017.it\/2018\/05\/24\/che-cosa-fare-con-i-gialloversi\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SOCIALISMO 2017 (Mimmo Porcaro) &nbsp; Mimmo Porcaro Che cosa fare coi gialloverdi? Piaccia o non piaccia, il governo che sta per nascere rappresenta senz\u2019altro un avanzamento nella dialettica politica del paese. Sconfitto rovinosamente il PD, messo all\u2019angolo Berlusconi, il centro interpartitico che per anni (complice la benevolenza della Bce) ha ammorbato l\u2019aria impedendo l\u2019emergere dei veri problemi e dei conflitti decisivi \u00e8 stato finalmente archiviato. 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