{"id":42259,"date":"2018-05-27T10:00:19","date_gmt":"2018-05-27T08:00:19","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42259"},"modified":"2018-05-26T20:44:34","modified_gmt":"2018-05-26T18:44:34","slug":"secondo-lo-spiegel-siamo-degli-accattoni-oziosi-peccato-che-i-dati-dicano-il-contrario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42259","title":{"rendered":"Secondo lo Spiegel siamo degli accattoni oziosi. Peccato che i dati dicano il contrario"},"content":{"rendered":"<p><strong>di AGI (Francesco Russo)<\/strong><\/p>\n<p class=\"article-page__header-subtitle selectionShareable\" style=\"text-align: justify\"><em>Il violento editoriale del settimanale teutonico dimostra una totale ignoranza del quadro macroeconomico. Lavoriamo pi\u00f9 dei tedeschi, abbiamo un debito esterno pi\u00f9 basso e siamo contribuenti netti della Ue. N\u00e9 abbiamo sforato indisturbati per 10 anni i parametri di Maastricht come la Francia.<\/em><\/p>\n<p class=\"selectionShareable\" style=\"text-align: justify\">Ha fatto notizia, in queste ore, un articolo dai <a href=\"http:\/\/www.spiegel.de\/politik\/ausland\/italien-die-schnorrer-von-rom-kolumne-a-1209266.html\">toni insultanti<\/a> firmato da Jan Fleischhauer\u00a0sullo Spiegel, una testata spesso non tenera nei confronti del nostro Paese (celebre la <a href=\"http:\/\/www.agoravox.it\/Der-Spiegel-L-Italia-raccontata-in.html\">vecchia copertina<\/a> con la pistola sul piatto di spaghetti). L&#8217;editorialista si fa portavoce della preoccupazione dell&#8217;establishment tedesco per il <a href=\"https:\/\/www.agi.it\/politica\/m5s_lega_contratto_programma_governo-3915169\/news\/2018-05-18\/\">programma<\/a> dell&#8217;esecutivo giallo-blu, che contiene <a href=\"http:\/\/www.agoravox.it\/Der-Spiegel-L-Italia-raccontata-in.html\">interventi cos\u00ec costosi<\/a> da far potenzialmente deragliare i conti pubblici italiani fuori dai parametri di Maastricht. Cosa verissima. Cos\u00ec come \u00e8 vero che il nostro Paese ha un grave problema di evasione fiscale che non ci aiuta a tenere le finanze in ordine. E possiamo anche comprendere che a Berlino ci sia nervosismo di fronte alla prospettiva di un <a href=\"https:\/\/www.agi.it\/economia\/paolo_savona_ministro_economia_euro-3931851\/news\/2018-05-22\/\">ministro dell&#8217;Economia<\/a> presto nelle librerie con un volume nel quale accusa, senza mezzi termini, la Germania di aver concretizzato con l&#8217;euro il piano di dominio che Adolf Hitler aveva fallito con i carri armati. Una cosa, per\u00f2, sono le critiche, per quanto virulente, una cosa sono gli insulti.<\/p>\n<h3 class=\"article-page__body-title selectionShareable\" style=\"text-align: justify\">&#8220;Almeno i mendicanti dicono grazie&#8221;<\/h3>\n<p class=\"selectionShareable\" style=\"text-align: justify\">Con toni talmente accesi da far sembrare l&#8217;articolo vergato in stato di ebbrezza, Fleischhauer ci d\u00e0 degli &#8220;scrocconi&#8221; e scrive:\u00a0&#8220;Come si dovrebbe definire il comportamento di un Paese che prima chiede qualcosa per lasciarsi finanziare il suo proverbiale &#8216;dolce far niente&#8217;, e poi minaccia coloro che dovrebbero pagare se questi insistono sul regolamento dei debiti? Chiedere l\u2019elemosina sarebbe un concetto sbagliato. I mendicanti almeno dicono grazie, quando gli si d\u00e0 qualcosa&#8221;. Per l&#8217;autore le critiche al rigorismo tedesco sono un &#8220;ricatto&#8221;: &#8220;Se gli italiani decidono di non voler assolvere ai loro pagamenti, l\u2019euro \u00e8 alla fine e la Germania perder\u00e0 tutti i soldi impegnati per salvarlo&#8221;.<\/p>\n<div id=\"div-gpt-ad-1507624052181-0\" style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<div class=\"article-content__cover-image-container\" style=\"text-align: justify\">\n<figure><img decoding=\"async\" class=\"article-content__cover-image responsive-image\" src=\"https:\/\/images.agi.it\/pictures\/agi\/agi\/2018\/05\/26\/103005015-2bb16982-3b26-4027-ac73-03aff22c21f5.jpg\" alt=\"Secondo lo\u00a0Spiegel\u00a0siamo degli accattoni oziosi. Peccato che i dati dicano il contrario\" \/>Draghi (foto Afp)<\/figure>\n<\/div>\n<h3 class=\"article-page__body-title selectionShareable\" style=\"text-align: justify\">Attacco a Draghi (l&#8217;ennesimo)<\/h3>\n<p class=\"selectionShareable\" style=\"text-align: justify\">Fleischhauer ne ha anche per il presidente della Bce, <a href=\"https:\/\/www.agi.it\/economia\/quantitative_easing_effetto_italia_banche_risparmiatori-2295001\/news\/2017-10-27\/\">Mario Draghi<\/a>, sostenuto da Angela Merkel ma inviso all&#8217;ala rigorista rappresentata dal presidente della Bundesbank, Jens Weidmann e dall&#8217;ex ministro delle Finanze, oggi presidente del Bundestag, Wolfgang Schaeuble. Secondo lo Spiegel, dopo l&#8217;adozione del\u00a0<a href=\"https:\/\/www.agi.it\/dalla-redazione\/2015\/01\/22\/news\/bce_cosa_e_il_quantitative_easing_e_come_funziona-372204\/\">quantitative easing<\/a>\u00a0e il famoso &#8220;whatever it takes&#8221;, a Draghi &#8220;non resta altro che continuare la sua politica perch\u00e9 ogni rialzo dei tassi porterebbe lo Stato italiano all\u2019incapacit\u00e0 di pagare&#8221;. In realt\u00e0, la maggiore colpa della Bce\u00a0\u00e8 stata quella di lanciare il piano di acquisto di titoli di Stato troppo tardi, a buoi in buona parte gi\u00e0 scappati dalla stalla, laddove la <a href=\"https:\/\/www.agi.it\/economia\/donald_trump_jerome_powell_fed-2313578\/news\/2017-11-02\/\">Fed americana<\/a> era intervenuta subito consentendo agli Usa di rialzarsi in fretta dalla pi\u00f9 grave crisi finanziaria dalla Grande Depressione. Ma non era stata certo colpa di Draghi, l&#8217;uomo che ha salvato l&#8217;eurozona, bens\u00ec dell&#8217;estenuante braccio di ferro tra lui e la Bundesbank, che voleva bloccare il piano a ogni costo.<\/p>\n<div id=\"div-gpt-ad-1507624052181-0\" style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<h3 class=\"article-page__body-title selectionShareable\" style=\"text-align: justify\">Accuse che fanno acqua da tutte le parti<\/h3>\n<p class=\"selectionShareable\" style=\"text-align: justify\">Gli strali di Fleischhauer non sono solo reprensibili nei toni. Sono del tutto errati da un punto di vista economico, rilanciando lo stereotipo dell&#8217;operosa Germania che deve pagare per i fannulloni mediterranei. Per confutarli non occorre arrischiarsi in complesse analisi che spieghino\u00a0come l&#8217;introduzione dell&#8217;euro abbia favorito l&#8217;export industriale tedesco a scapito dei concorrenti che avevano valute pi\u00f9 deboli, come l&#8217;Italia (anche perch\u00e9, da un altro punto di vista, la svalutazione competitiva non \u00e9 di per s\u00e9 una strategia industriale, ed \u00e8 tutto merito dei tedeschi se ci battono sul fronte della produttivit\u00e0). N\u00e8 \u00e8 necessario ricordare, <a href=\"https:\/\/www.agi.it\/estero\/europa\/grecia_il_95_degli_aiuti_e_finito_alle_banche-751409\/news\/2016-05-06\/\">numeri alla mano<\/a>, che il 95% dei 220 miliardi di euro prestati alla Grecia per evitarne il default non \u00e8 finito al governo ellenico ma alle banche, soprattutto francesi e tedesche (l&#8217;esposizione italiana era, invece, minima), le quali avrebbero rischiato di accumulare perdite colossali da un crac di Atene. Basta sciorinare alcuni dati statistici e pochi concetti economici di semplice comprensione. Insomma, per evitare strafalcioni, a Fleischhauer non sarebbe servito un master in politica economica. Sarebbe bastata mezz&#8217;ora di ricerca su Google. Per scoprire, ad esempio, che:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li><strong>A effettuare in concreto il &#8216;Qe&#8217; sono soprattutto le banche nazionali<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p class=\"selectionShareable\" style=\"text-align: justify\">L&#8217;acquisto di titoli di Stato avviato dalla Bce nel\u00a0gennaio 2015, viene effettuato, in concreto, dalle banche nazionali dei paesi dell&#8217;Eurozona. La Bce condivide il peso delle perdite con le banche centrali nazionali per il 20% dei titoli acquistati. Per il restante 80% non c&#8217;\u00e8\u00a0quindi condivisione del rischio. Essendo l&#8217;Eurotower\u00a0di fatto partecipata dalle diverse banche nazionali in maniera proporzionale, di questo 20% di rischio condiviso solo una parte non certo soverchia \u00e8 in capo a Berlino, che \u00e8 invece la maggiore beneficiaria degli acquisti.<\/p>\n<div id=\"div-gpt-ad-1507624052181-0\" style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li><strong>Se c&#8217;\u00e8 lo spread, lo hanno voluto i tedeschi<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p class=\"selectionShareable\" style=\"text-align: justify\">Vi immaginate se la California, per indebitarsi, pagasse un tasso di interesse diverso da quello della Florida o dell&#8217;Illinois? In Usa il tasso di interesse fissato dalla Federal Reserve\u00a0\u00e8, ovviamente, lo stesso per tutti e cinquanta gli Stati federati, che ogni tanto vanno pure in default senza causare terremoti, dal momento che la Fed assolve quello che \u00e8 il ruolo pi\u00f9 ovvio di una banca centrale: il <a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2011\/11\/19\/prestatrice-di-ultima-istanza\/\">prestatore di ultima istanza<\/a>. Nell&#8217;eurozona\u00a0ci\u00f2 non avviene (o, meglio &#8211; il dibattito \u00e8 complesso &#8211; avviene <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/finanza-e-mercati\/2011-11-29\/prestatore-ultima-istanza-221746.shtml?uuid=AaXpksPE\">solo in parte<\/a>). Quindi, sebbene in teoria la Bce fissi un costo del denaro uguale per tutta l&#8217;area monetaria,\u00a0non garantisce automaticamente i debiti di tutti. Quindi le nazioni che condividono la moneta unica sono soggette a costi diversissimi per finanziare il debito, differenza che costituisce il famoso spread, cio\u00e8\u00a0la differenza tra i tassi di interesse sul debito di un dato Paese rispetto a quelli\u00a0pagati\u00a0dalla Germania, dove sono pi\u00f9 bassi. A questo si riferisce Draghi quando in conferenza stampa ripete spesso il ritornello delle &#8220;decisioni di politica monetaria che non vengono trasmesse in modo adeguato&#8221;.<\/p>\n<div class=\"article-content__cover-image-container\" style=\"text-align: justify\">\n<figure><img decoding=\"async\" class=\"article-content__cover-image responsive-image\" src=\"https:\/\/images.agi.it\/pictures\/agi\/agi\/2018\/05\/26\/111022008-be7c5017-3270-4ab1-845e-b30d7d8a7b93.jpg\" alt=\"Secondo lo\u00a0Spiegel\u00a0siamo degli accattoni oziosi. Peccato che i dati dicano il contrario\" \/>Jens Weidmann<\/figure>\n<\/div>\n<p class=\"selectionShareable\" style=\"text-align: justify\">Tale situazione fu ritenuta poco accettabile dallo stesso Draghi, che lanci\u00f2 &#8211; come strumento estremo &#8211; il cosiddetto <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Outright_Monetary_Transactions\">&#8220;piano anti-spread&#8221;<\/a>, che non \u00e8 mai stato attuato, richiedendo appunto condizioni estreme. Il vero elefante nella stanza \u00e8 per\u00f2 <strong>il paradosso di una moneta unica senza titoli di debito unici<\/strong>. Ovvero, i cosiddetti Eurobond, che la Germania non ha mai voluto e garantirebbero, per ovvie ragioni, costi di indebitamento pi\u00f9 uniformi nell&#8217;Eurozona. Al prezzo, per\u00f2, di una minore competitivit\u00e0 dei titoli di Stato tedeschi, bene rifugio per eccellenza,\u00a0in termini di sicurezza percepita. Molti euroscettici dicono che l&#8217;euro non funziona e andrebbe smantellato. Ma si smantellerebbe un qualcosa che non \u00e8 mai stato completato: l&#8217;euro ha simili disfunzioni perch\u00e9 \u00e8 un progetto lasciato a met\u00e0 a causa dell&#8217;opposizione di Berlino a una maggiore integrazione.<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li><strong>L&#8217;Italia \u00e8, tutto sommato, un Paese virtuoso<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p class=\"selectionShareable\" style=\"text-align: justify\">Uno dei trasgressori pi\u00f9 recidivi dei parametri di Maastricht, i quali prevedono che il rapporto tra incremento del deficit e incremento del Pil resti sotto il 3%,\u00a0\u00e8 invece\u00a0la Francia, che dal 2008 al 2017\u00a0non ha mai rispettato il tetto, a volte sforandolo in maniera clamorosa, e senza mai pagarne le conseguenze, rientrando dopo un decennio <a href=\"https:\/\/www.huffingtonpost.it\/2018\/03\/26\/la-francia-porta-il-deficit-pil-sotto-la-soglia-del-3-per-la-prima-volta-dopo-10-anni_a_23395144\/\">solo quest&#8217;anno<\/a>.\u00a0Nello stesso periodo l&#8217;Italia ha mancato il target solo nei tre anni dal 2008 al 2010, i pi\u00f9 duri della crisi finanziaria.\u00a0\u00c8 corretto sottolineare che dietro a questi due pesi e due misure c&#8217;\u00e8 una logica: Parigi ha un debito pubblico pi\u00f9 basso di Roma (abbiamo il quarto del mondo in proporzione al Pil: 132%) e ha ritmi di crescita pi\u00f9 robusti, tali da consentire, sulla carta, di rientrare nei parametri pi\u00f9 rapidamente. Nondimeno, sottoline\u00f2 un <a href=\"https:\/\/www.agi.it\/economia\/sulle_regole_la_ue_ha_figli_e_figliastri_ora_lo_dice_anche_il_fmi-1432120\/news\/2017-01-30\/\">rapporto<\/a> del Fondo Monetario Internazionale, i parametri di Maastricht vengono rispettati in maniera &#8220;diseguale&#8221; perch\u00e9 &#8220;i Paesi pi\u00f9 grandi riescono a ottenere un trattamento preferenziale in virt\u00f9 del loro peso&#8221;. Ovvero, quello che pu\u00f2 permettersi Parigi, Roma non pu\u00f2 permetterselo. La questione, a ogni modo, \u00e8 un altra: se la Francia ha sforato i trattati per dieci anni senza pagare sanzioni (\u00e8 di oggi il ritiro della procedura di infrazione), \u00e8 difficile convincere l&#8217;Italia che, se sgarrer\u00e0 un anno, verr\u00e0 sanzionata subito.<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li><strong>Gli italiani lavorano pi\u00f9 dei tedeschi<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p class=\"selectionShareable\" style=\"text-align: justify\">Tra i Paesi sviluppati, la Germania \u00e8 quello\u00a0con il minor numero di ore lavorate in media all&#8217;anno per lavoratore: 1.363, al trentacinquesimo posto della <a href=\"https:\/\/stats.oecd.org\/Index.aspx?DataSetCode=ANHRS\"><strong>classifica Ocse<\/strong><\/a>. Noi italiani siamo diciottesimi, con 1.730 ore lavorate in media all&#8217;anno, tra la Slovacchia e il Giappone. Certo, ci\u00f2 dipende in larga parte dall&#8217;eccezionale produttivit\u00e0 dei tedeschi. Ma non ci si pu\u00f2 affatto accusare di &#8220;dolce far niente&#8221;.<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li><strong>L&#8217;Italia, in Europa, \u00e8 un contributore netto<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p class=\"selectionShareable\" style=\"text-align: justify\">Ovvero, come ricordava sempre<a href=\"https:\/\/www.agi.it\/politica\/renzi_nuovo_partito_pd_europee-3944043\/news\/2018-05-24\/\"> Renzi<\/a> quando chiedeva pi\u00f9 flessibilit\u00e0 a Bruxelles, versiamo pi\u00f9 di quanto riceviamo, con una differenza pari allo 0,2%. Va detto che a volte i fondi comunitari tornano indietro perch\u00e9 non presentiamo i progetti per spenderli tutti. E va ricordato che la differenza tra entrate e uscite per la Germania, secondo contributore netto dopo l&#8217;Olanda, \u00e8 pari a pi\u00f9 del doppio della nostra.\u00a0\u00c8 interessante comunque\u00a0<a href=\"https:\/\/www.cbs.nl\/en-gb\/news\/2016\/50\/netherlands-largest-net-contributor-eu-this-century\">osservare<\/a> come, tra i Paesi che incassano pi\u00f9 di quanto versano, i deficit pi\u00f9 sostanziosi vengano registrati dalla &#8216;sovranista&#8217; Ungheria di Orban\u00a0e dai Paesi baltici, al fianco di Berlino nella difesa\u00a0del verbo dell&#8217;austerit\u00e0 con uno zelo degno dei tempi del\u00a0Reichskommissariat Ostland.<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li><strong>La Germania ha un <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/List_of_countries_by_external_debt\">debito esterno<\/a> pi\u00f9 alto del nostro<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p class=\"selectionShareable\" style=\"text-align: justify\">Al 31 dicembre 2017, il totale di debito pubblico e privato dovuto a soggetti non residenti in Germania \u00e8 pari al\u00a0141% del Pil, ovvero 65.600 dollari pro capite. In Italia questa cifra \u00e8 pari a 42.000 dollari pro capite, ovvero il 124% del Pil.<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li><strong>Le famiglie italiane sono meno indebitate di quelle tedesche<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p class=\"selectionShareable\" style=\"text-align: justify\">Secondo i <a href=\"https:\/\/data.oecd.org\/hha\/household-debt.htm\">dati Ocse<\/a>, i debiti delle famiglie italiane sono pari all&#8217;88% del reddito disponibile. Tale percentuale \u00e8 pari al 93% in Germania, che figura comunque tra i Paesi virtuosi. Lunga la lista di nazioni dove i debiti delle famiglie sono superiori al reddito: basti citare Francia (109%), Lussemburgo (172%) e Olanda con un pauroso 276%, superato solo dalla Danimarca (293%).<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li><strong>La nostra ricchezza totale \u00e8 quasi il doppio del nostro debito pubblico<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p class=\"selectionShareable\" style=\"text-align: justify\">La ricchezza totale detenuta dagli italiani \u00e8 pari a <a href=\"https:\/\/www.firstonline.info\/famiglie-italiane-la-ricchezza-cambia-la-casa-vale-meno-la-finanza-cresce\/\">4.200 miliardi di euro<\/a>, ovvero quasi il doppio del nostro <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2018\/02\/15\/debito-pubblico-bankitalia-a-fine-2017-era-a-2-256-miliardi-in-tre-anni-e-salito-di-119-miliardi\/4161419\/\">debito pubblico<\/a>, che a fine 2017 era pari a 2.256 miliardi di euro.<\/p>\n<p><strong>FONTE: <a href=\"https:\/\/www.agi.it\/economia\/spiegel_italiani_barboni_mendicanti_spread-3952399\/news\/2018-05-26\/\">https:\/\/www.agi.it\/economia\/spiegel_italiani_barboni_mendicanti_spread-3952399\/news\/2018-05-26\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di AGI (Francesco Russo) Il violento editoriale del settimanale teutonico dimostra una totale ignoranza del quadro macroeconomico. 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