{"id":42276,"date":"2018-05-31T08:00:06","date_gmt":"2018-05-31T06:00:06","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42276"},"modified":"2018-05-30T14:03:07","modified_gmt":"2018-05-30T12:03:07","slug":"post-democrazia-e-crisi-italiana-mattarella-e-il-governo-del-cambiamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42276","title":{"rendered":"Post democrazia e crisi italiana: Mattarella e il governo del cambiamento"},"content":{"rendered":"<p><strong>di ALESSANDRO VISALLI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha oggi chiuso una lunga crisi istituzionale con una decisione drastica che fa fare alla crisi politica italiana un salto di qualit\u00e0 di enormi proporzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 davvero difficile immaginare come la crisi istituzionale evolver\u00e0: probabilmente avremo un presidente del consiglio incaricato del tutto privo di legittimazione elettorale, direttamente designato dal Presidente della Repubblica con la quasi certezza che non potr\u00e0 avere i necessari voti di fiducia; quindi questi, dopo rituali consultazioni e il probabile appoggio del PD e FI (magari di LeU), former\u00e0 la sua lista dei ministri e probabilmente giurer\u00e0. A questo punto un governo senza appoggio politico adeguato in Parlamento (un \u201cgoverno di minoranza\u201d, si dice, ma senza l\u2019astensione delle altre forze) andr\u00e0 a chiedere la fiducia e non la otterr\u00e0. Il Presidente potrebbe o dovrebbe nominare un altro presidente per verificare se c\u2019\u00e8 un\u2019altra maggioranza, <em>ma lui sa gi\u00e0 che c\u2019\u00e8<\/em>. Dunque lo far\u00e0 entrare in esercizio e si riserver\u00e0 di sciogliere le camere, io credo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di qui il terreno si far\u00e0 ancora pi\u00f9 scivoloso, perch\u00e9 un governo senza alcuna legittimazione elettorale, di minoranza, ma contro una maggioranza politica alla quale \u00e8 stato impedito di esprimere un suo governo, si trover\u00e0 a prendere decisioni di grandissimo momento in Europa e in Italia. Prover\u00e0, magari, ad arrivare alla legge finanziaria di fine anno, quindi non sciogliendo un Parlamento ostile che gli boccer\u00e0 aspramente tutte le leggi che passano. Questo governo si esprimer\u00e0 solo attraverso decretazioni di urgenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ma la crisi politica \u00e8 pi\u00f9 grave della crisi istituzionale. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 da tempo, in tutto l\u2019occidente, \u00e8 in corso un riorientamento degli assi politici dal tradizione asse sinistra\/destra, che appare ai pi\u00f9 sempre pi\u00f9 obsoleto, ad un asse \u00e9lite\/popolo la cui definizione \u00e8 oggetto dei pi\u00f9 aspri scontri. Questo riorientamento ha visto nelle elezioni di marzo italiane un enorme acceleratore e contemporaneamente una plastica rappresentazione. Per la prima volta da decenni la maggioranza dei votanti (sia pure di misura) ha garantito consenso a Partiti contrari all\u2019establishment percepito (ovvero ai duellanti della seconda Repubblica: PD e FI).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spinge questa crisi un insieme di fattori economici, tecnologici e sociali che rendono instabili e altamente confusi tutti i fattori di stabilit\u00e0 politica che faticosamente erano stati costruiti nel corso dei due secoli che seguono alla fine dell\u2019ancien r\u00e9gime: le relazioni sociali, il discorso pubblico, i valori centrali, i partiti, le forme della politica, le forme dell\u2019azione pubblica, le istituzioni. Come avevamo <a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.it\/2017\/05\/riletture-la-crisi-politica-crouch.html\">gi\u00e0 scritto<\/a>, probabilmente alla radice di questa trasformazione non \u00e8 solo l\u2019economia, con la prevalenza del sogno neoliberale (incubo per la maggioranza delle persone non dotate di robuste dotazioni di capitali), ma anche una profonda disintermediazione nella stessa costruzione del discorso, pubblico e privato, e quindi della capacit\u00e0 e possibilit\u00e0 di accesso alla formazione della verit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma certamente in questa crisi viene rimesso in questione, e sempre pi\u00f9 profondamente, anche se incoerentemente l\u2019assetto soffocante per troppi che aveva trovato forma dalle \u2018riforme\u2019 avviate negli anni ottanta e poi rinforzate con una piega imperiale (e neocoloniale) negli anni novanta. Questa \u00e8 la dimensione di crisi della politica, ovvero di una democrazia politica incapace da tempo di svolgere la propria funzione di ottenere giustizia per i pi\u00f9 deboli (i forti se la ottengono da s\u00e9). Precisamente per coloro che sono deboli a causa della posizione strutturale in cui si ritrovano nel sistema globale dei rapporti produttivi e quindi nell\u2019accesso alle risorse che questi consentono (risorse economiche, sociali, culturali e quindi anche politiche).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso degli anni ottanta, e poi novanta, c\u2019\u00e8 stata una inavvertita rotazione dell\u2019asse istituzionale: da orientato ad un compromesso, premessa di pace sociale e lealt\u00e0, si \u00e8 trovato ad essere indirizzato a proteggere i profitti e le rendite. Tutto il sistema istituzionale contro il quale si \u00e8 espresso il voto di marzo, anche quando non se ne accorge, vede il mondo dal punto di vista di chi ottiene i profitti e di chi detiene i risparmi (ovvero i capitali) e ne vuole trarre rendite. Ovvero di chi dispone del denaro nella forma del capitale (poco o tanto) e \u2018compra\u2019 lavoro. Il lavoro, peraltro, \u00e8 inquadrato essenzialmente come una merce come ogni altra, della quale fare economia, da ridurre al suo minor prezzo. Dimenticando, tra le altre cose, che \u00e8 il lavoro che consente di comprare le altre merci, di dare il loro valore. Lo sguardo miope del capitale scava sotto le proprie fondamenta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2003 tutto questo viene messo sotto accusa da un fortunato libro del politologo Colin Crouch: \u201c<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.it\/2013\/09\/colin-crouch-postdemocrazia.html\">Postdemocrazia<\/a>\u201d. La crescente influenza di sempre pi\u00f9 piccole lobbies economiche e di \u00e9lite politiche sempre pi\u00f9 autoreferenti ed il riferimento costante alla capacit\u00e0 di azione libera degli agenti, ma anche il sistematico depotenziamento del sistema di regole volto ad impedire che il mero potere economico si traduca in politico produce una forma politica nella quale si comincia ad andare oltre l\u2019idea del governo del popolo. Ovvero oltre la sovranit\u00e0 popolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ascoltiamo ora il discorso di Mattarella.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne riprendo alcuni stralci:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>Come del resto \u00e8 mio dovere<\/em>\u201d \u2026 \u201c<em>avevo fatto presente che per alcuni ministeri avrei esercitato un\u2019attenzione particolarmente ampia sulle scelte da compiere<\/em>\u201d. Infatti, \u201c<em>il Presidente della Repubblica svolge un ruolo di garanzia<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fin qui si pu\u00f2 dire poco, ma subito continua:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>la designazione del Ministro dell\u2019Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme per gli operatori economici e finanziari. Ho chiesto per quel ministero un autorevole esponente politico di maggioranza, coerente con l\u2019accordo di programma, un esponente che, al di l\u00e0 della stima e della considerazione della persona non sia visto come portatore di una linea pi\u00f9 volte manifestata che possa portare probabilmente, o addirittura inevitabilmente, la fuoriuscita dell\u2019Italia dall\u2019Euro. Cosa ben diversa da un atteggiamento vigoroso nell\u2019ambio della UE dal punto di vista italiano<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Presidente della Repubblica, nella non rituale ma essenziale presentazione alla sfera pubblica delle ragioni per le quali ha inteso respingere la lista dei Ministri che ai sensi della costituzione il Presidente del Consiglio incaricato, nell\u2019esercizio delle sue prerogative, gli aveva sottoposto per la ratifica, porta un solo argomento: <em>pu\u00f2 allarmare gli operatori economici e finanziari<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di per s\u00e9 potrebbe anche non essere trovato gravissimo se il Presidente della Repubblica, che, come dice la Costituzione \u201cnomina i ministri\u201d su \u201cproposta\u201d del Presidente del Consiglio, come in altri casi \u00e8 successo, avesse solo consigliato di cambiare un nome. Ma di fronte all\u2019irrigidimento del Presidente incaricato, pienamente appoggiato dalle forze politiche che hanno la maggioranza in Parlamento, avendo vinto le elezioni su chiaro mandato, e considerando le conseguenze su cui ci siamo soffermati in avvio, \u00e8 grave e pericoloso decida di procedere alla rottura. Bocciano quindi un \u201cGoverno del cambiamento\u201d che aveva il certificato consenso della maggioranza del paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scrive Habermas nel 1990 in \u201c<em>La rivoluzione recuperante<\/em>\u201d (in \u2018La rivoluzione in corso\u2019, p.197): il problema lasciato dal crollo del sistema del socialismo reale, e delle sue speranze di governo amministrativo, pu\u00f2 essere affrontato attraverso un \u201ccontenimento protettivo\u201d ed una \u201cguida indiretta\u201d della crescita capitalistica. Un problema che pu\u00f2 trovare soluzione \u201csolo in un nuovo rapporto tra sfere pubbliche autonome da un lato e campi di azione mediati dal denaro e dal potere amministrativo dall\u2019altro\u201d. Il potere sovrano, \u201cconnotato in senso comunicativo\u201d, si deve a questo punto (almeno) far sentire attraverso la capacit\u00e0 di influire senza intenti egemonici sulle premesse dei processi di valutazione e di decisione dell\u2019amministrazione. Insomma, il potere comunicativo \u201cgestisce il pool di motivazioni con cui il potere amministrativo pu\u00f2 operare in modo strumentale ma che non pu\u00f2 ignorare nella misura in cui si richiama allo stato di diritto\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019unica ragione di non allarmare gli operatori economici, quando a fronte di questa considerazione, pur dotata di una sua qualche forza, c\u2019\u00e8 l\u2019enormit\u00e0 di mandare inespressa la volont\u00e0 sovrana appena manifestata dagli elettori, non credo proprio passi il test di Habermas.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continua il Presidente:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>l\u2019incertezza sulla nostra posizione sull\u2019euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatosi, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di stato, italiani e stranieri. L\u2019impennata dello spred, giorno dopo giorno, aumenta il nostro debito pubblico e riduce le possibilit\u00e0 di spesa dello Stato per nuovi interventi sociali. Le perdite in borsa, giorno dopo giorno, bruciano risorse e risparmi delle nostre aziende e di chi ha investito, e configurano rischi concreti per i risparmi le nostre famiglie e per i cittadini italiani, con pericoli per gli interessi per i mutui e per le aziende. In tanti ricordiamo come prima dell\u2019unione europea gli interessi bancari sfioravano il 20%<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa compatta spiegazione, che funge da esplicazione dell\u2019allarme degli operatori, si trovano diverse affermazioni di fatto e l\u2019esplicazione di diversi meccanismi tecnici causali di cui si chiede implicitamente la correttezza:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>l\u2019allarme \u00e8 ricondotto, tra i molti possibili fattori (non ultimo la vittoria di forze inattese e mai provate), alla sola posizione sull\u2019euro;<\/li>\n<li>l\u2019impennata dello spread (peraltro gi\u00e0 molte volte verificatasi e sempre ricondotta) \u00e8 accusata di \u201caumentare il debito pubblico\u201d e di \u201cridurre la capacit\u00e0 di spesa dello Stato\u201d, questa relazione causale sarebbe possibile se lo spread restasse alto a lungo, trascinandosi sui tassi e quindi impattando nel tempo sul servizio del debito che va alimentato da risorse fiscali. Ma sarebbe possibile che nel caso temuto di uscita dall\u2019Euro questi effetti possano essere neutralizzati, ma non senza costi, da una nuova Banca d\u2019Italia sotto controllo del Tesoro (ovvero revocando la pi\u00f9 strutturale delle riforme degli anni ottanta, che ha generato il debito);<\/li>\n<li>allargando il discorso si passa alle oscillazioni delle quotazioni della borsa, qualificate come \u201cperdite\u201d (quando sono solo valori nominali che si determinano in perdite per qualcuno e guadagno per qualcun altro solo se sono vendute) e che addirittura, con linguaggio giornalistico fuorviante in bocca ad un Presidente che sta svolgendo l\u2019alto ufficio di fornire motivazioni alla sfera pubblica politica su una decisione cos\u00ec grave, vengono descritte attraverso la metafora del \u201cbruciare\u201d;<\/li>\n<li>Allargando ancora queste perdite potenziali si potrebbero riverberare, in un successivo anello, addirittura in \u201crischi concreti\u201d per i risparmi delle famiglie e in innalzamenti dei tassi di mutui ed aziende (evidentemente in caso di crisi generalizzata);<\/li>\n<li>Da ultimo viene ricordato che gli interessi bancari senza euro erano al 20% (ma questo accadeva quando l\u2019inflazione era alta quasi altrettanto e dunque gli interessi reali erano bassi come ora, o comunque vicini).<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, il Presidente ha esercitato un crescendo retorico il cui vero obiettivo era illustrare i rischi che immagina per l\u2019uscita dall\u2019Euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il ministro in pectore <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/politica\/18_maggio_27\/governo-savona-rompe-silenzio-ridurre-debito-ma-senza-austerity-4a173546-61a5-11e8-83c2-c2f27971c337.shtml\">non minacciava affatto l\u2019uscita<\/a>, intendeva solo assumere una posizione forte di tipo negoziale (impossibile se ci si preclude in via definitiva il piano \u201cB\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La chiusa \u00e8 interessante:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>\u00c8 mio dovere nello svolgere il compito di nomina dei ministri che mi affida la costituzione essere attento alla tutela dei risparmi degli italiani. In questo modo si riafferma concretamente la sovranit\u00e0 italiana, mentre vanno respinte al mittente inaccettabili e grotteschi giudizi sull\u2019Italia.\u201d \u2026 \u201cQuella dell\u2019adesione all\u2019euro \u00e8 una scelta di importanza fondamentale per le prospettive del nostro paese e dei nostri giovani, se si vuole discutere va fatto apertamente e con il necessario approfondimento, anche perch\u00e9 non \u00e8 stato al centro della recente campagna elettorale<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 dovere del Presidente essere attento alla tutela dei capitali (ovvero dei \u201crisparmi\u201d), in questo poggia la sovranit\u00e0 italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Facciamo un passo indietro: scrive Guido Carli nel 1993 che quello che chiama \u201c<em>il significato sociale e politico del debito pubblico<\/em>\u201d, a causa della sua \u2018capillare diffusione nel pubblico\u2019 (ovvero, vale la pena ricordarlo subito, nella media e alta borghesia), ipocritamente attribuito anche agli strati sociali meno abbienti (come se avere, eventualmente, uno o due bot sia la stessa cosa di averne migliaia), \u00e8 che <em>questo viene trasformato nella democrazia stessa<\/em>. Dice, infatti, Carli: \u201c<em>la sintesi politica di tutto ci\u00f2 \u00e8 evidente: il permanere del debito pubblico nei portafogli delle famiglie italiane, per una libera scelta, senza costrizioni, rappresenta la garanzia per la continuazione della democrazia<\/em>\u201d (in \u2018<em>Cinquant&#8217;anni di vita italiana\u2019<\/em>, p.387). Ne segue, incredibilmente, che per Carli \u201cchi mira ad intaccare quella fiducia, quella libera scelta, mira in ultima analisi ad interrompere la continuit\u00e0 democratica\u201d. Infatti il debito pubblico \u00e8 niente di meno che la connessione delle \u201cfamiglie\u201d, ed \u201cintima\u201d, con il \u201cgrande\u201d ed \u201cefficiente\u201d (due parole che non possono certo essere sottovalutate nella loro potenza simbolica) \u201cmercato\u201d. Il debito pubblico, continua Carli, \u00e8 il tramite della scelta culturale dell&#8217;apertura delle frontiere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A chi propone (all&#8217;epoca Visentini) forme di ristrutturazione forzosa (che oggi sarebbe implicita in una fuoriuscita dalla gabbia europea, ma anche in una sua forte messa in discussione, attraverso operazioni di \u201cmonetizzazione\u201d), Carli risponde che \u201coggi le strade della coercizione finanziaria sono precluse a qualsiasi classe dirigente che non voglia far correre al Paese antistoriche avventure autoritarie\u201d.\u00a0Insomma, risponde che al debito non si pu\u00f2 sfuggire, e nemmeno si deve.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conseguenza di ci\u00f2, e dell&#8217;apertura dei mercati, \u201cnon \u00e8 pi\u00f9 possibile tornare indietro\u201d. Come dice espressamente: \u201cil Trattato di Maastricht \u00e8 incompatibile con l&#8217;idea stessa della &#8216;programmazione economica&#8217;. Ad essa si vengono a sostituire la politica dei redditi, la stabilit\u00e0 della moneta e il principio del pareggio di bilancio\u201d (p.389).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Banchiere che altrove dice apertamente \u201cio stavo dalla parte dei capitalisti\u201d nei conflitti distributivi, (p.269) e che ha rappresentato l&#8217;Italia nel negoziato di Maastricht, mostra, cio\u00e8, in modo del tutto chiaro <em>chi \u00e8 il sovrano<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sovrano \u00e8 chi decide, e sono i risparmiatori, ovvero i detentori dei capitali e quindi dei debiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi ne abbiamo avuta un&#8217;altra prova: a fronte di due forze politiche che non apprezzo, ma che hanno la maggioranza sia in Parlamento sia nei voti degli italiani, e che proponevano attraverso la corretta procedura un ministro sgradito <em>perch\u00e9 foriero di mettere in questione il debito<\/em>, il Presidente ha argomentato il suo rifiuto <em>proprio in questi termini<\/em>. Ha sostenuto che la scelta avrebbe danneggiato i risparmi e spaventato i mercati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque non sono sovrani i cittadini attraverso la procedura del voto (ovvero attraverso l&#8217;esercizio di quel suffragio universale, sostituitosi nel corso del novecento al voto limitato a chi dispone di capitale), ma i risparmiatori e il loro oracolo: i \u201cmercati\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti \u201cpost-democrazia\u201d, da oggi, \u00e8 termine modesto. Bisogner\u00e0 riflettere bene su questo passaggio epocale: <em>di nuovo l&#8217;Italia apre la strada.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.it\/2018\/05\/post-democrazia-e-crisi-italiana.html\">https:\/\/tempofertile.blogspot.it\/2018\/05\/post-democrazia-e-crisi-italiana.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALESSANDRO VISALLI Il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha oggi chiuso una lunga crisi istituzionale con una decisione drastica che fa fare alla crisi politica italiana un salto di qualit\u00e0 di enormi proporzioni. \u00c8 davvero difficile immaginare come la crisi istituzionale evolver\u00e0: probabilmente avremo un presidente del consiglio incaricato del tutto privo di legittimazione elettorale, direttamente designato dal Presidente della Repubblica con la quasi certezza che non potr\u00e0 avere i necessari voti di&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":38863,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/A.Visalli.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-aZS","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/42276"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=42276"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/42276\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":42330,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/42276\/revisions\/42330"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/38863"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=42276"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=42276"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=42276"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}