{"id":42399,"date":"2018-05-31T10:30:29","date_gmt":"2018-05-31T08:30:29","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42399"},"modified":"2018-05-31T10:12:57","modified_gmt":"2018-05-31T08:12:57","slug":"rilanciare-la-cultura-dellinteresse-nazionale-una-sfida-chiave","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42399","title":{"rendered":"Rilanciare la cultura dell\u2019interesse nazionale: una sfida chiave"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ALDO GIANNULI (Andrea Muratore)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le dinamiche della globalizzazione hanno, nel corso dell\u2019ultimo quarto di secolo, pi\u00f9 volte spiazzato un\u2019Italia ritrovatasi molto spesso impossibilitata a comprendere quali fossero <a href=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/prospettive-interesse-nazionale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">le sue prospettive,<\/a> le sue priorit\u00e0 e, soprattutto, le sue potenzialit\u00e0 nell\u2019approccio agli eventi del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span id=\"more-9553\"><\/span><br \/>\nA ignorare, in altre parole, la definizione delle linee guida a cui dovrebbe conformarsi l\u2019interesse nazionale, espressione troppo spesso abusata ma che di fatto \u00e8 definibile, in maniera chiara, come la somma delle priorit\u00e0 della politica estera di un Paese, del loro rapporto con le principali dinamiche economiche e sociali e degli strumenti di cui l\u2019apparato politico si dota per poterle realizzare concretamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cPer varcare la linea d\u2019ombra\u201d, ha scritto Lucio Caracciolo nell\u2019editoriale d\u2019apertura al numero di Limes di aprile 2017, \u201cdobbiamo emanciparci dall\u2019idea che il nostro interesse nazionale consista nel non averne, salvo aderire a quello, tra gli altrui, che ci pare prevalente\u201d: in questa osservazione di Caracciolo \u00e8 riassunto, in maniera convincente, il vulnus principale del nostro Paese, ovvero il decadimento della cultura del pensiero strategico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Riflessioni sull\u2019Italia che non sa pi\u00f9 \u201cpensare\u201d l\u2019interesse nazionale<\/strong><br \/>\nLe direttrici tradizionali su cui la geopolitica italiana si \u00e8 imperniata nel secondo dopoguerra, quella atlantico-continentale e quella mediterranea, sono state progressivamente abbandonate da Roma che, se sul primo fronte ha, con diverse intensit\u00e0, optato per il docile appiattimento linee fissate dagli Stati Uniti in campo Nato e dalla Germania in sede comunitaria, nel secondo \u00e8 andata letteralmente in corto circuito, come ignorando che nel Mare Nostrum abbiamo la prima linea della nostra proiezione nel mondo.<br \/>\nQuesta tesi \u00e8 condivisa da Guido dell\u2019Omo e Leonardo Palma, che in un recente, interessante articolo pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.nazionefutura.it\/esteri\/ripensare-linteresse-nazionale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Nazione Futura<\/a> hanno invitato a un ripensamento completo dell\u2019approccio italiano alla politica estera e al concetto stesso di \u201cinteresse nazionale\u201d e segnalato la mancanza, in Italia, di una classe dirigente e di figure capaci di \u201caffrontare al meglio le sfide epocali che si prospettano cercando contemporaneamente di tutelare l\u2019interesse, la storia, la cultura del proprio popolo e della propria nazione\u201d.<br \/>\n\u201cQui si parla di mancanza di visione\u201d, aggiungono i due autori. \u201cNessun politico italiano sa che tipo di Italia desidera nel concreto. L\u2019Italia non \u00e8 pi\u00f9 in grado di formare classe dirigente; ha smesso di produrre statisti. E di questi c\u2019\u00e8 bisogno per capire che ruolo poter ritagliare per l\u2019Italia in un mondo che vede sfide e opportunit\u00e0 enormi. La classe politica non \u00e8 attrezzata culturalmente, politicamente e moralmente per elaborare una politica estera coerente e di ampio respiro\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A dell\u2019Omo e Palma fa eco l\u2019analisi puntuale di <a href=\"http:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/spettacoli\/manca-cultura-capire-linteresse-nazionale-1508851.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Alessandro Sansoni che su Il Giornale<\/a> ha aggiunto un\u2019ulteriore pregiudiziale sfavorevole al nostro Paese, ovvero l\u2019assenza di interesse per le tematiche internazionali tanto nel contesto mediatico quanto nel dibattito pubblico. \u201cSi tratta di una patologia che inquina il dibattito ed impedisce all\u2019opinione pubblica di farsi un\u2019idea chiara in politica estera. [\u2026] solo in casi eccezionali i quotidiani dedicano pi\u00f9 di un paio di pagine agli esteri. A ci\u00f2 va aggiunto l\u2019approccio dei media mainstream: sempre ideologico, orientato alla ricerca dei buoni e dei cattivi, mai a un\u2019analisi razionale dei fatti in una prospettiva collegata all\u2019interesse nazionale [\u2026] Talvolta i giudizi veicolati sono cos\u00ec smaccatamente contrari ai nostri interessi da far pensare che ci sia malafede. In realt\u00e0 c\u2019\u00e8 un problema pi\u00f9 profondo: dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in Italia \u00e8 stato considerato equivoco qualunque atteggiamento patriottico e messa al bando la formazione geopolitica delle classi dirigenti e degli intellettuali. Mancano insomma gli strumenti culturali per pensare l\u2019interesse nazionale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mancanza che si inserisce in un quadro di mediocrit\u00e0 divenuto oramai generale in cui forte \u00e8 la necessit\u00e0 per una nuova cultura politica e partitica che ponge i presupposti per una rifondazione della Repubblica. A questo tema si \u00e8 dedicato, di recente, <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/opinioni\/18_maggio_18\/paese-che-va-rifondato-italia-4e980634-59ff-11e8-89bf-cebd5db44a24.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Ernesto Galli della Loggia:<\/a> \u201cLa democrazia italiana ha bisogno di un forte richiamo a un impegno nazionale comune\u201d, da attuarsi attraverso una nuova cultura politica che superi la palude in cui quella attuale \u00e8 intrappolata e in cui non si trova spazio per qualsivoglia ragionamento organico di lungo termine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le prospettive dell\u2019Italia<\/strong><br \/>\nGalli della Loggia inserisce il rilancio della politica italiana in un contesto di \u201crifondazione della Repubblica\u201d. L\u2019interesse nazionale e la politica estera hanno come presupposto l\u2019ordinato funzionamento dello Stato e del sistema-Paese. E oramai non \u00e8 solo la politica a latitare: Giuseppe Berta, nel suo fondamentale saggio Che fine ha fatto il capitalismo italiano?, ha sottolineato le responsabilit\u00e0 del mondo imprenditoriale italiano nella transizione di sistema verificatasi agli albori della globalizzazione post-Guerra Fredda.<br \/>\nLe prospettive strategiche dell\u2019Italia devono fondarsi, in primo luogo, sulla realpolitik e su un equilibrato bilanciamento della relazione tra obiettivi e capacit\u00e0 disponibili per concretizzarli: in questo contesto, la globalizzazione offre per noi opportunit\u00e0 importanti all\u2019Italia, \u201cPaese strategico che rifiuta di esserlo\u201d, come ha scritto il gi\u00e0 citato Caracciolo. Il posizionamento al centro del Mediterraneo, lo storico rapporto di buon vicinato con la Russia e la crescita delle ambizioni economiche cinesi ci permetterebbero, se volessimo, di ottenere ottimi risultati senza mettere in discussione il solido ancoraggio occidentale, che non pu\u00f2 risolversi nel mero ondeggiare tra Berlino e Washington ma deve evolversi attraverso la lettura dei vari scenari in cui l\u2019Occidente \u00e8 coinvolto in chiave della massimizzazione dell\u2019interesse nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo contesto, \u00e8 interessante la lettura data da Virgilio Ilari sull\u2019ultimo numero di Limes di quella che dovrebbe essere la via maestra su cui sviluppare le politiche di consolidamento dell\u2019interesse nazionale, ovvero la valorizzazione della \u201cfunzione geoeconomica dell\u2019Italia, in cui la Penisola diventa il segmento centrale di una linea di comunicazione globale Est-Ovest [\u2026] La grande Farnesina della gloriosa Prima Repubblica pilotata dall\u2019Eni si avvicinava alla realt\u00e0, con la metafora dell\u2019Italia \u201ccrocevia\u201d tra Est e Ovest (e tra Nord e Sud\u201d. Uno spunto che basta a farci capire come la prima linea della partita per il rilancio dell\u2019Italia si giochi, di fatto, sull\u2019acquisizione di un sistema di infrastrutture, portuale e ferroviario in primo, degno per una strategia di cos\u00ec ampio respiro che massimizzerebbe l\u2019ampiezza dei limitati spazi di manovra dell\u2019Italia\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/rilanciare-la-cultura-dellinteresse-nazionale\/\">http:\/\/www.aldogiannuli.it\/rilanciare-la-cultura-dellinteresse-nazionale\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALDO GIANNULI (Andrea Muratore) &nbsp; Le dinamiche della globalizzazione hanno, nel corso dell\u2019ultimo quarto di secolo, pi\u00f9 volte spiazzato un\u2019Italia ritrovatasi molto spesso impossibilitata a comprendere quali fossero le sue prospettive, le sue priorit\u00e0 e, soprattutto, le sue potenzialit\u00e0 nell\u2019approccio agli eventi del mondo. 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