{"id":42439,"date":"2018-06-01T12:30:57","date_gmt":"2018-06-01T10:30:57","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42439"},"modified":"2018-06-01T11:48:51","modified_gmt":"2018-06-01T09:48:51","slug":"la-questione-tedesca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42439","title":{"rendered":"La questione tedesca"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>CRITICA SCIENTIFICA (Giacomo Gabellini)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-27554 size-full no-display appear\" src=\"http:\/\/www.enzopennetta.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/germanue.jpg\" sizes=\"(max-width: 706px) 100vw, 706px\" srcset=\"http:\/\/www.enzopennetta.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/germanue.jpg 706w, http:\/\/www.enzopennetta.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/germanue-300x148.jpg 300w, http:\/\/www.enzopennetta.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/germanue-164x82.jpg 164w, http:\/\/www.enzopennetta.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/germanue-300x148@2x.jpg 600w, http:\/\/www.enzopennetta.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/germanue-164x82@2x.jpg 328w\" alt=\"\" width=\"706\" height=\"349\" \/><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\" align=\"CENTER\">Ci sono le opinioni e poi le ricostruzioni inoppugnabili come quelle di Giacomo Gabellini: lo scenario geopolitico della crisi della UE<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"CENTER\"><b>Di Giacomo Gabellini<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>L\u20191 settembre del 1994, durante il semestre di presidenza tedesca dell\u2019Unione Europea (Ue)<\/strong>, il presidente del gruppo parlamentare Wolfgang Sch\u00e4uble, che sarebbe poi assurto a onnipotente ministro delle Finanze di Berlino, present\u00f2 al Bundestag, a nome del partito Cdu, un documento redatto assieme a Karl Lamers dal titolo <a href=\"https:\/\/www.bundesfinanzministerium.de\/Content\/DE\/Downloads\/schaeuble-lamers-papier-1994.pdf?__blob=publicationFile&amp;v=1\"><i>Riflessioni sulla politica europea<\/i><\/a>. All\u2019interno del testo, i due politici tedeschi denunciavano come dopo la caduta del blocco sovietico e la riunificazione tedesca, lo sviluppo del processo di costruzione dell\u2019Europa e di allargamento dell\u2019Ue verso Est fosse entrato in una fase critica, al punto che:<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u00ab<i>se entro due-quattro anni non si trova una soluzione alle cause di tale inquietante evoluzione, anzich\u00e9 indirizzarsi verso la maggiore convergenza prevista dal Trattato di Maastricht, l\u2019Unione rischia di imboccare inesorabilmente la via di una formazione pi\u00f9 debole, limitata essenzialmente ad alcuni aspetti economici e composta da diversi sottogruppi. Tale zona di libero scambio \u201cmigliorata\u201d non potrebbe consentire alla societ\u00e0 europea di superare i problemi vitali e le sfide esterne che si trova ad affrontare<\/i>\u00bb.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>I provvedimenti istituzionali e politici che Sch\u00e4uble e Lamers<\/strong> raccomandavano di adottare per prevenire questa deriva riguardavano innanzitutto il rafforzamento istituzionale dell\u2019Unione Europea, la cui capacit\u00e0 di azione su base democratica dovevano essere irrobustite adottando una struttura modellata sulla falsariga dello Stato federale ed ispirata al principio di sussidiariet\u00e0. A fianco di ci\u00f2, si suggeriva caldamente di prepararsi ad affrontare rapidamente gli ostacoli di natura pratica e giuridica per istituzionalizzare il concetto di un\u2019Europa a \u201cvelocit\u00e0 variabili\u201d o a \u201ccerchi concentrici\u201d, \u00ab<i>altrimenti l\u2019Ue assumer\u00e0 un aspetto minimale ridotto ad una cooperazione inter-governativa favorevole ad una \u201cEuropa alla carta\u201d<\/i>\u00bb. I due individuavano nello spazio geoeconomico formato da Germania, Austria, Francia, Finlandia e Benelux il nucleo (\u201cKerneuropa\u201d) da cui si sarebbero irradiati i cerchi esterni, e dal quale sarebbe dovuto partire l\u2019imput per procedere ad una pi\u00f9 rapida e completa integrazione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Sotto il profilo concettuale, l\u2019Unione Monetaria Europea (Uem) doveva rappresentare il nocciolo duro della unione politica, in quanto ritenuta l\u2019unico strumento in grado di conciliare gli obiettivi contraddittori relativi all\u2019approfondimento e all\u2019allargamento dell\u2019Ue. Il tema di \u201ccerchi concentrici\u201d e delle \u201cvelocit\u00e0 variabili\u201d sottendeva quindi una divisione tra Paesi di prim\u2019ordine, caratterizzati da una forte integrazione, e quelli di seconda classe, dotati di limitate forme di cooperazione. L\u2019accesso al credito agevolato sui mercati finanziari che l\u2019appartenenza al gruppo \u201ccentrale\u201d implicava avrebbe naturalmente portato tutti i Paesi del sud a profondere sforzi difficilmente sostenibili pur di essere ammessi al \u201cclub esclusivo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>A differenza di quanto raccomandato da Sch\u00e4uble e Lamers<\/strong>, i quali premevano per fissare criteri rigidi di adesione a ciascun gruppo, le regole europee furono applicate in maniera alquanto approssimativa, soprattutto per via delle difficolt\u00e0 incontrate dalla Francia e dalla Germania \u2013 e non per favorire i \u201cfannulloni\u201d euro-mediterranei \u2013 ad adempiere ai requisiti necessari. Il lassismo contro cui i due parlamentari tedeschi si erano espressi garant\u00ec cos\u00ec l\u2019ammissione a tutti i Paesi che lo desideravano. La scellerata procedura di ammissione ha seguito una strana ed alquanto deleteria convergenza di interessi tra la Commissione Europea, interessata ad allargare il pi\u00f9 possibile i confini della zona-euro, e i governi dei Paesi deboli che, entrando in \u201ceurolandia\u201d, avrebbero ottenuto l\u2019auspicata legittimazione delle loro politiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Naturalmente, Sch\u00e4uble e Lamers, identificavano nella Germania il \u201cnucleo nel nucleo\u201d dell\u2019Ue e attribuivano a Berlino il compito di avanzare proposte volte a raggiungere l\u2019obiettivo prioritario \u2013 di cui non si c\u2019\u00e8 traccia nel Trattato di Maastricht \u2013 di dotare l\u2019Europa di una politica estera e di difesa comune anche attraverso il rafforzamento dell\u2019intesa con la Francia. Per i due parlamentari tedeschi, quindi, l\u2019allargamento dell\u2019Ue ai Paesi meno solidi e alle nazioni dell\u2019ex blocco sovietico si sarebbe dovuta attuare in maniera graduale e solo una volta ultimata la fase di \u201capprofondimento\u201d della integrazione tra i Paesi centrali, i quali avrebbero dovuto procedere come avanguardia europea senza premurarsi di sostenere nemmeno un \u201cpeso massimo\u201d come l\u2019Italia, che non veniva ritenuta in grado di soddisfare i requisiti necessari ad accedere alla zona-euro. Un allargamento indiscriminato avrebbe invece favorito un lento ma costante declino relegando il continente ad una situazione di pericolosa impotenza e debolezza ridimensionando cos\u00ec le sue ambizioni da grande potenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Il documento Sch\u00e4uble-Lamers non teneva tuttavia conto del riorientamento strategico che in quella fase stavano varando gli Stati Uniti, la cui influenza soverchiante \u2013 costruita sul reticolato di basi militari disseminate in tutto il continente \u2013 rappresenta uno dei punti chiave per comprendere la crisi politica, finanziaria e monetaria di fronte alla quale si trovava l\u2019Europa nel 1994. Nell\u2019ottica di Washington, l\u2019allargamento dell\u2019Unione Europea ai Paesi dell\u2019est fu individuato come lo strumento perfetto per approfittare del tracollo dell\u2019Unione Sovietica estendendo da dietro le quinte i confini dello schieramento atlantista fino a ridosso dei confini russi. Come ha puntualmente <a href=\"https:\/\/www.foreignaffairs.com\/articles\/asia\/1997-09-01\/geostrategy-eurasia\">osservato<\/a> il noto stratega Usa Zbigniew Brzezinski:<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u00ab<i>qualunque espansione del campo d\u2019azione politico dell\u2019Europa \u00e8 automaticamente un\u2019espansione dell\u2019influenza statunitense. Un\u2019Europa allargata e una Nato allargata serviranno gli interessi a breve e a lungo termine della politica europea. Un\u2019Europa allargata estender\u00e0 il raggio dell\u2019influenza americana senza creare, allo stesso tempo, un\u2019Europa cos\u00ec politicamente integrata che sia in grado di sfidare gli Stati Uniti in questioni di rilievo geopolitico, in particolare nel Vicino Oriente<\/i>\u00bb.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>All\u2019epoca, il disegno statunitense non si poneva in contrasto con gli interessi della Germania<\/strong>, che ritenne di poter strappare a Washington il <i>nulla osta<\/i> per l\u2019inclusione dell\u2019Europa orientale nel proprio blocco geoeconomico come contropartita per la trasformazione del processo di adesione all\u2019Unione Europea dei Paesi dell\u2019est in una sorta di <i>conditio sine qua non<\/i> per la loro entrata nella Nato \u2013 una prospettiva a cui molti dei Paesi dell\u2019est guardavano con favore a causa di una russofobia che per la prima volta da mezzo secolo poteva tradursi sotto il profilo politico \u2013 grazie alla quale gli Usa avrebbero avuto buon gioco a imporre la propria egemonia geopolitica su diversi Stati che fino a pochi anni prima avevano fatto parte del Patto di Varsavia e\/o dell\u2019Unione Sovietica. Dal punto di vista tedesco, l\u2019obiettivo era chia\u001framente quello di tenere sotto stretta osservazione un\u2019intera regione po\u001ftenzialmente instabile e di utilizzarne le risorse, a partire dal basso costo del lavoro, concedendo ai Paesi dell\u2019Est un\u2019appartenenza formale all\u2019Ue \u2013 ma non all\u2019eurozona \u2013 subordinata al loro allineamento economico ai dettami della \u201cKerneuropa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Cos\u00ec, tr<\/strong><strong>a il 1997 e il 2013, Unione Europea e Nato reclutarono<\/strong> Estonia, Lettonia, Lituania, Bulgaria, Slovenia, Slovacchia, Romania, Croazia, Ungheria, Polonia e Re\u001fpubblica Ceca, nonostante alle soglie degli anni \u201990 Ronald Reagan e James Baker avessero concordato con Mikhail Gorbaciov l\u2019adesione all\u2019Alleanza Atlantica della Germania riunificata in cambio della rinuncia statunitense ad estendere la Nato ad est. Ma gli evidenti problemi strategici \u2013 come la crisi ucraina \u2013 prodotti dall\u2019allargamento dell\u2019Alleanza Atlantica a gran parte dell\u2019Europa orientale andavano a sommarsi a quelli di carattere sociale ed economico, dal momento che gli standard vigenti nei Paesi ex comunisti non erano quasi mai paragonabili a quelli dell\u2019Europa occidentale. L\u2019adesione di una potenza agricola come la Polonia, ad esempio, comportava l\u2019eliminazione delle barriere protettive nei suoi confronti, cosa che avrebbe colpito gli agricoltori italiani e francesi. La conseguenza cruciale dell\u2019allargamento dell\u2019Ue \u00e8 tuttavia data dalla rimozione degli ostacoli che fino ad allora avevano scoraggiato lo spostamento degli impianti di produzione verso l\u2019Europa dell\u2019est.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">La prima azienda a intuire e a valorizzare questa prospettiva \u00e8 stata la Siemens, la quale minacci\u00f2 di trasferire la produzione di telefoni cellulari in Ungheria qualora i sindacati tedeschi si fossero rifiutati di apportare modifiche sostanziali ai contratti di lavoro. Oltre ad essere tradizionalmente ben istruiti, precisi e affidabili, i lavoratori cechi, slovacchi, ungheresi erano anche particolarmente inclini ad accettare i contratti che pi\u00f9 avvantaggiano le imprese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Non sorprende quindi che nel 1991 la Volkswagen, dopo aver soppesato costi e benefici dell\u2019operazione, decise di rilevare l\u2019azienda ceca \u0160koda e di trasferire la produzione in Slovacchia, caratterizzata da bassi salari e imposte pi\u00f9 che favorevoli per le imprese che fin dai primi anni \u201990 promettevano di trasformare la nazione in una sorta di \u201cMontecarlo della Mitteleuropa\u201d. Per promuovere mediaticamente il fenomeno, alcuni economisti neoliberali sottolinearono che la delocalizzazione delle imprese verso i Paesi vicini avrebbe permesso alle aziende occidentali di tagliare i costi legati alla produzione, bench\u00e9 fosse chiaro che i \u201cnuovi arrivati\u201d avrebbero tranquillamente potuto impiegare i fondi europei per sovvenzionare gli sgravi fiscali alle imprese dell\u2019Europa occidentale. In sostanza, l\u2019allargamento dell\u2019Unione Europea verso est in nome della \u201csolidariet\u00e0 europea\u201d si configurava evidentemente come una forma di legittimazione delle pi\u00f9 deleterie forme di <i>dumping<\/i> fiscale e salariale, che vanno a intensificare la pressione al ribasso sugli stipendi innescata dalla stessa Germania con l\u2019adozione delle <a href=\"http:\/\/icebergfinanza.finanza.com\/2016\/05\/30\/riforma-hartz-iv-esterofilia-made-in-italy\/\">riforme Hartz IV<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Ciononostante, il <\/strong><strong>Consiglio d\u2019Europa decise<\/strong> comunque di ridurre del 35% i finanziamenti destinati ai Paesi mediterranei che erano stati concordati per il periodo 1992-1996 riorientandoli verso l\u2019Europa orientale. Da allora, le sovvenzioni sono cresciute di anno in anno senza che i Paesi destinatari degli aiuti fossero stati obbligati a conformarsi agli stessi criteri d\u2019austerit\u00e0 a cui sono chiamati ad adeguarsi i membri dell\u2019eurozona, sottoposti ai vincoli della Banca Centrale Europea. La Polonia, nazione strategicamente cruciale per favorire la penetrazione economica tedesca verso est e per la sua posizione geografica di \u201cponte\u201d tra Russia ed Europa continentale, \u00e8 stata letteralmente investita da una pioggia di aiuti economici europei (oltre 81 miliardi di euro tra il 2007 e il 2013) grazie ai quali Varsavia ha avuto modo di ammodernare la rete dei trasporti nell\u2019ambito di un poderoso programma di ricostruzione delle fondamentali infrastrutture nazionali che ha inciso poco o nulla in termini di indebitamento (il debito pubblico e di poco superiore al 50% del Pil). Nel corso degli ultimi dieci anni, Hyundai, Volkswagen, Ferrero, Nestl\u00e9 e tantissime altre imprese multinazionali hanno aperto propri stabilimenti in Polonia favorendo il dimezzamento del tasso di disoccupazione (15,2% del 2004 al 7,7% del 2014) e il rilancio della produttivit\u00e0 interna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Non a caso, si tratta dell\u2019unico Paese membro dell\u2019Unione Europea a non essere mai entrato in recessione dal 2008 in poi. Anche Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia hanno imboccato processi di sviluppo paragonabili a quello polacco, beneficiando a loro volta della delocalizzazione degli impianti produttivi e dell\u2019ampio margine di manovra in ambito di interventi statali sull\u2019economia incoraggiati e permessi dalle regole europee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Seppur in maniera indiretta, da tutto ci\u00f2 ha tratto ampi benefici la Germania, che ha approfittato dei cambi depressi rispetto all\u2019euro vigenti in tutti i Paesi dell\u2019est facenti parte dell\u2019Unione Europea ma non dell\u2019eurozona per trasformarli in una sorta di \u201cperiferia fordista\u201d deputata a rifornire l\u2019<i>hub<\/i> industriale tedesco della componentistica dal basso valore aggiunto. Come <a href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2009\/01\/19\/germania-hub-industriale-dellunione.html\">scriveva<\/a> nel gennaio 2009 l\u2019economista Marcello De Cecco:<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u00ab<i>la Germania, negli ultimi due decenni, ha sviluppato una struttura geografica e anche merceologica del commercio estero abbastanza simile a quella che aveva prima del 1914. \u00c8 riuscita a costruire al centro dell\u2019Europa un enorme blocco manifatturiero integrato [nel quale rientra anche l\u2019Italia settentrionale, nda], includendo via via tutte le aree industriali ad essa vicine in una rete produttiva le cui maglie sono divenute sempre pi\u00f9 strette. La misura dell\u2019integrazione che la Germania ha ricreato al centro dell\u2019Europa dopo la caduta del Muro di Berlino \u00e8 data dal rango che nelle <a href=\"https:\/\/www.destatis.de\/EN\/FactsFigures\/NationalEconomyEnvironment\/ForeignTrade\/Tables\/OrderRankGermanyTradingPartners.pdf?__blob=publicationFile\">statistiche tedesche<\/a> ricoprono piccoli Paesi della Mitteleuropa come Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria<\/i>\u00bb.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Gli impianti industriali impiantati in questi Paesi s<\/strong>i occupano quindi di fabbricare i pezzi che poi vengono esportati in Germania, dove vengono assemblati e riesportati verso tutto il mondo. La costruzione di un blocco geoeconomico nel cuore dell\u2019Europa e la compressione dei salari interni hanno impresso un\u2019accelerata impressionante all\u2019export della Germania, che da anni si classifica al primo posto mondiale nella graduatoria dei maggiori esportatori grazie a una macchina produttiva che assegna ai super-colossi Volkswagen, Daimler, Siemens e Deutsche Bank il compito di trainare la miriade di imprese tedesche di dimensioni medio-grandi che operano soprattutto nei settori legati all\u2018alta tecnologia. Tale risultato si deve tuttavia anche grazie alla sottovalutazione artificiale dell\u2019euro. La quotazione della moneta unica risente infatti delle condizioni economiche disastrate in cui versano alcuni Paesi membri <a href=\"http:\/\/rephip.unr.edu.ar\/bitstream\/handle\/2133\/6607\/PRCS%20Gabellini%20version%20ital.pdf?sequence=3\">come la Grecia<\/a>, le quali compensano in una certa misura il peso soverchiante assunto delle esportazioni tedesche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Ed \u00e8 in tale contesto che l\u2019euro, grazie al quale la Francia di Mitterrand si illudev<\/strong>a di ingabbiare la Germania costringendola a rinunciare al marco, manifesta tutta le sue potenzialit\u00e0 destabilizzanti. \u201cEurolandia\u201d si configura infatti come un\u2019unione monetaria costruita attorno a una Paese strutturalmente esportatore, e quindi creditore. Si tratta di una condizione assolutamente anomala, perch\u00e9 in genere la nazione egemone dal punto di vista geopolitico lega gli altri a se stessa mediante la stampa di moneta necessaria all\u2019importazione dei loro beni e servizi. Qui invece il Paese nodale esporta verso le aree periferiche dell\u2019unione beni e servizi altamente competitivi che vengono pagati a debito, ovvero assolvendo a quella funzione di emissione monetaria che in condizioni \u201cnormali\u201d spetterebbe al fulcro del sistema. In tali condizioni, la Germania drena risorse dalla aree \u201cperiferiche\u201d dell\u2019eurozona. E lo fa anche sfruttando i differenziali tra i tassi di interesse vigenti all\u2019interno dell\u2019eurozona, come si \u00e8 visto con il caso greco. Come <a href=\"http:\/\/www.rainews.it\/dl\/rainews\/media\/Dalema-grecia-crescita-investimenti-debito-2dd470a6-1d28-4946-89e1-ae46f19bb2dc.html\">spieg\u00f2<\/a> con disarmante chiarezza l\u2019ex premier italiano Massimo D\u2019Alema:<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u00ab<i>in Germania il costo del denaro \u00e8 bassissimo e quindi le banche tedesche raccolgono denaro a un costo quasi nullo. Con quei soldi comprano i titoli della Grecia, che essendo un Paese a rischio paga tassi altissimi, il 15%. In questo modo guadagnano una montagna di soldi. In altri termini, attraverso la differenza dei tassi d\u2019interesse, enormi risorse si trasferiscono da un Paese povero, la Grecia, a un Paese ricco, la Germania. Il Paese povero si impoverisce sempre di pi\u00f9, il Paese ricco si avvantaggia sempre di pi\u00f9<\/i>\u00bb. Come se non bastasse, ha continuato D\u2019Alema con il suo ragionamento, \u00ab<i>quando la Grecia non \u00e8 pi\u00f9 in grado di pagare, arrivano gli aiuti europei. Noi abbiamo dato alla Grecia 250 miliardi di euro. Di questi 250 miliardi, ben 220 sono andati direttamente alle banche tedesche, francesi e, molto marginalmente, italiane. Gli aiuti non sono quindi serviti per versare le pensioni dei greci, ma per pagare gli interessi alle banche tedesche. Di questi soldi i greci non hanno nemmeno sentito l\u2019odore<\/i>\u00bb.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Il sistema costruito dalla Germania grazie anche all\u2019inadeguatezza di gran parte dei politici europei<\/strong> rischia tuttavia di andare in pezzi per effetto del programma neoprotezionista promosso da Donald Trump, il quale intende introdurre misure atte a riequilibrare i rapporti commerciali tra gli Stati Uniti e i loro partner. Per farlo, il presidente ha introdotto dazi sull\u2019acciaio ai quali potrebbero andare a sommarsi tariffe del 20% sull\u2019importazione di automobili fabbricate all\u2019estero. Provvedimenti di questo tipo potrebbero innescare una guerra commerciale suscettibile di mettere in grave crisi non solo le case automobilistiche tedesche, ma l\u2019intera impalcatura mercantilista su cui si basa il sistema economico della Germania. Non a caso, la Merkel si \u00e8 presentata sugli spalti di Davos per pronunciare parole di condanna dalla politica di Trump, a cui ha fatto seguito l\u2019apertura di un fitto dibattito interno \u2013 indotto anche dal ritiro unilaterale degli Usa dall\u2019accordo sul nucleare iraniano, destinato a colpire le aziende europee che avevano riallacciato accordi economici con Teheran \u2013 circa la necessit\u00e0 di rivedere il rapporto tra la Germania (e l\u2019intera Unione Europea) e gli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Il settimanale \u00abDer Spiegel\u00bb \u2013 tradizionale megafono della classe media tedesca \u2013 ha <a href=\"http:\/\/www.spiegel.de\/international\/world\/editorial-trump-deals-painful-blow-to-trans-atlantic-ties-a-1207260.html\">parlato<\/a> ad esempio della necessit\u00e0 di predisporre \u00ab<em>una resistenza intelligente, per quanto bizzarra e assurda possa sembrare. Resistenza contro l\u2019America<\/em>\u00bb. L\u2019articolo tende ad attribuire l\u2019intera responsabilit\u00e0 delle crescenti tensioni interne al fronte atlantista alla figura di Donald Trump, dimenticando che le stoccate inflitte dagli Usa alla Germania (Dieselgate, Datagate multe comminate dal Dipartimento del Tesoro alle banche tedesche) risalgono a ben prima dell\u2019ascesa al potere del <i>tycoon<\/i> newyorkese e che gli interessi statunitensi e quelli europei tendono a divergere ormai da parecchio tempo. Al tempo stesso, per\u00f2, un\u2019uscita del genere appare indicativa degli umori che stanno attraversando la Germania. Stesso discorso vale per il <a href=\"https:\/\/it.sputniknews.com\/mondo\/201711135273447-germania-esercito-unione-europea-creare-generale-difesa-comune-fondi\/\">crescente <em><u>pressing<\/u><\/em><\/a> sui Paesi del vecchio continente affinch\u00e9 acconsentano alla creazione di una forza di difesa comune europea \u2013 della cui guida si occuperebbe naturalmente il \u201cdirettorio franco-tedesco\u201d \u2013 indipendente dalla Nato, per la prospettiva \u2013 <a href=\"https:\/\/www.rt.com\/business\/426856-europe-to-ditch-us-dollar\/\">lasciata trapelare<\/a> da anonimi funzionari europei all\u2019emittente \u00abRussia Today\u00bb \u2013 di abbandonare il dollaro negli scambi bilaterali con l\u2019Iran in favore dell\u2019euro, di favorire la ristrutturazione del sistema finanziario internazionale verso l\u2019adozione di una forma di gold standard rivisitata e corretta e, soprattutto, per <a href=\"https:\/\/www.express.co.uk\/news\/world\/765679\/angela-merkel-germany-nuclear-superpower-united-states-nato\">lo sdoganamento<\/a> dell\u2019idea di rendere la Germania una superpotenza nucleare cos\u00ec da trasformare il Paese in un gigante politico e militare, oltre che economico. \u00ab<em>L\u2019indipendenza richiede che la Germania si doti di una deterrenza nucleare. La cosa rientra nei nostri vitali interessi nazionali<\/em>\u00bb, <a href=\"https:\/\/causa.tagesspiegel.de\/politik\/europa-und-die-weltweiten-krisen\/deutschland-braucht-atomwaffen.html\">ha affermato<\/a> pubblicamente lo scienziato politico Maximilian Terhalle facendo eco al direttore della \u00abFrankfurter Allgemeine Zeitung\u00bb, che nel novembre 2016 <a href=\"http:\/\/www.faz.net\/aktuell\/politik\/trumps-praesidentschaft\/nach-donald-trump-sieg-deutschland-muss-aussenpolitik-aendern-14547858.html\">aveva esortato<\/a> i tedeschi a \u201cpensare l\u2019impensabile\u201d alludendo alla costituzione di una <i>force de frappe<\/i> tedesca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Il problema, per Berlino, \u00e8 dato dal fatto che gli Usa<\/strong> non accetteranno mai una prospettiva di questo genere, e che l\u2019amministrazione Trump si \u00e8 gi\u00e0 mobilitata per minare i tentativi tedeschi di gettare le basi per un accenno di riposizionamento geopolitico della Germania (l\u2019analista Hans Kundnani <a href=\"https:\/\/www.foreignaffairs.com\/articles\/western-europe\/leaving-west-behind\">ha parlato<\/a> addirittura di \u201csvolta post-occidentale\u201d di Berlino) in favore di Cina e soprattutto Russia, per mezzo del raddoppio del gasdotto Nord Stream, del sostegno agli sforzi di Putin di trovare una soluzione alla crisi siriana e <a href=\"https:\/\/www.express.co.uk\/news\/world\/940883\/Russia-latest-Germany-italy-lega-salvini-skripal-eu-sanctions-russia\">dell\u2019apertura di discussioni interne<\/a> circa <a href=\"http:\/\/foreignpolicy.com\/2018\/04\/26\/merkel-to-press-trump-on-russia-sanctions\/\">la possibilit\u00e0<\/a> di rimuovere le sanzioni contro Mosca (<a href=\"https:\/\/www.washingtonpost.com\/news\/worldviews\/wp\/2017\/12\/14\/u-s-sanctions-against-russia-are-also-hurting-germany-a-lot\/\">molto dannose per l\u2019economia tedesca<\/a>) comminate sull\u2019onda della crisi ucraina. Washington ha predisposto una strategia particolarmente insidiosa, perch\u00e9 fa perno sui Paesi dell\u2019Europa orientale che costituiscono le fondamentali propaggini del blocco geoeconomico tedesco. \u00c8 infatti alle repubbliche baltiche e alla Polonia, alleati di ferro degli Usa nonch\u00e9 avamposti della Nato ai confini della Russia, che Trump ha proposto di incrementare \u2013 magari a prezzi scontati \u2013 le importazioni di gas naturale liquefatto statunitense per <a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/aponline\/2018\/05\/17\/world\/europe\/ap-eu-germany-russia-pipeline-diplomacy.html\">contrastare<\/a> l\u2019intesa energetica russo-tedesca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Varsavia e gli altri governi interpellati da Washington sembra abbiano accolto con favore l\u2019offerta di Washington, e ci\u00f2 potrebbe significare un imminente strappo tra la Germania e i suoi satelliti economici che, fiutata l\u2019aria che tira, si dissociano da Berlino per mettere in crisi l\u2019affare energetico con Gazprom. La reazione tedesca consister\u00e0 con ogni probabilit\u00e0 nel promettere ai Paesi dell\u2019est, all\u2019interno dei quali tende a consolidarsi la convinzione che l\u2019avvenire economico non sia pi\u00f9 legato all\u2019appartenenza dell\u2019Unione Europea, dividendi ancora maggiori dell\u2019adesione all\u2019area geoeconomica tedesca come contropartita per una loro presa di distanza dall\u2019agenda \u201cdivisiva\u201d di Washington. In altre parole, la \u201cspartizione\u201d dell\u2019Europa orientale tra Stati Uniti e Germania, con i primi che le imponevano la propria egemonia geopolitica e i secondi la loro potenza economica, non \u00e8 pi\u00f9 una soluzione sostenibile in epoca di avviato multipolarismo in cui il declino statunitense si accompagna all\u2019emergere di alcune forze anti-egemoniche (Russia e Cina su tutte) in grado di mettere in crisi l\u2019ordine mondiale a cui il mondo si \u00e8 abituato nel corso degli ultimi decenni. Naturale conseguenza di ci\u00f2 \u00e8 il diffondersi del caos e dello scoordinamento internazionale, con conseguenti scontri sia all\u2019interno dell\u2019<i>establishment<\/i> che determina gli orientamenti della potenza dominante che tra lo Stato egemone a e le nazioni ad esso subordinate. Il subbuglio dei \u201cmercati\u201d non \u00e8 altro che un\u2019espressione dell\u2019instabilit\u00e0 tipica delle fasi di transizione come quella attuale. La Germania, alla quale gli Usa hanno concesso ampi benefici pur di agganciarla allo schieramento atlantista all\u2019indomani del crollo dell\u2019Unione Sovietica, si \u00e8 progressivamente accreditata come uno dei maggiori fattori critici del sistema su cui si fonda l\u2019egemonia statunitense.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>In tali condizioni, la posizione che assumeranno i Paesi<\/strong> (l\u2019Italia in particolare, la cui crisi istituzionale vede i tedeschi collocati <a href=\"http:\/\/www.handelsblatt.com\/politik\/international\/kommentar-italiens-staatspraesident-hat-es-richtig-gemacht-forza-mattarella\/22609330.html?ticket=ST-2508433-XZHSf3W1bXqxDpx6canb-ap1\">da un lato<\/a> della barricata e il governo statunitense \u2013 con i suoi portavoce pi\u00f9 o meno ufficiali \u2013 <a href=\"http:\/\/video.sky.it\/news\/politica\/lintervista-di-maria-latella-a-steve-bannon\/v424265.vid\">dall\u2019altro<\/a>) dell\u2019Europa mediterranea, situati letteralmente tra l\u2019incudine tedesco e il martello statunitense, \u00e8 destinata a rivestire un\u2019importanza capitale nel determinare gli equilibri futuri non solo europei.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.enzopennetta.it\/2018\/05\/la-questione-tedesca\/\">http:\/\/www.enzopennetta.it\/2018\/05\/la-questione-tedesca\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CRITICA SCIENTIFICA (Giacomo Gabellini) &nbsp; Ci sono le opinioni e poi le ricostruzioni inoppugnabili come quelle di Giacomo Gabellini: lo scenario geopolitico della crisi della UE Di Giacomo Gabellini L\u20191 settembre del 1994, durante il semestre di presidenza tedesca dell\u2019Unione Europea (Ue), il presidente del gruppo parlamentare Wolfgang Sch\u00e4uble, che sarebbe poi assurto a onnipotente ministro delle Finanze di Berlino, present\u00f2 al Bundestag, a nome del partito Cdu, un documento redatto assieme a Karl&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":37772,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/critica-scientifica-320x320.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-b2v","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/42439"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=42439"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/42439\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":42441,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/42439\/revisions\/42441"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/37772"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=42439"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=42439"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=42439"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}