{"id":42484,"date":"2018-06-02T12:30:40","date_gmt":"2018-06-02T10:30:40","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42484"},"modified":"2018-06-02T11:27:24","modified_gmt":"2018-06-02T09:27:24","slug":"italia-piu-povera-con-questo-euro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42484","title":{"rendered":"Italia pi\u00f9 povera con questo euro"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRAINRETE (Andrea Mazzalai)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Recentemente il professor Stefano Zamagni ricordando il nostro Alcide De Gasperi, ha ricordato che disoccupazione strutturale e povert\u00e0 estrema furono sin da subito i suoi principali cavalli di battaglia insieme alla lotta agli interessi costituiti che quando danno vita a forti coalizioni distributive, rappresentano la pi\u00f9 grave minaccia alla crescita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questi giorni \u00e8 uscito un rapporto pubblicato da Corporate Europe Observatory, un gruppo di ricerca indipendente che vuole far conoscere e sfidare l\u2019accesso privilegiato e l\u2019influenza che godono i gruppi di pressione nel processo decisionale europeo, un esercito di 1.700 lobbisti con a disposizione un fatturato annuo di oltre 120 milioni di euro, forniti da banche e altre imprese del settore per sostenerne le attivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non solo, nei primi mesi del 2013 un quotidiano inglese ha reso noti documenti secondo i quali, a Bruxelles, hanno stanziato milioni di euro per intervenire sui social network nei dibattiti sulla moneta unica, cercando di influenzare l\u2019opinione degli utenti, in direzione unica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Possiamo progettare mille europe diverse, snocciolare numeri e cifre, ma se non si comprendono i conflitti di interesse privati e nazionali che stanno dietro a questa unione monetaria, non basteranno mille tavole rotonde per trovare una soluzione, per non parlare delle centinaia di inutili summit politici che hanno caratterizzato questa crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questi anni solo l\u2019analisi storica, l\u2019analisi empirica e comportamentale, mi hanno aiutato a comprendere l\u2019arrivo della crisi e il rischio relativo di un fallimento del nostro Paese. Nessuno pu\u00f2 prevedere il futuro, solo la storia ci pu\u00f2 aiutare a comprendere le possibili dinamiche future.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Detto questo, una premessa \u00e8 assolutamente necessaria!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il peccato originale di questa unione \u00e8 stato quello di aver cercato di costruire prima un\u2019Europa dei capitali e delle monete, un\u2019unione monetaria prima che politica e fiscale, prima di un\u2019Europa dei popoli. Dimostrare che questa unione non \u00e8 sostenibile non significa essere contro il progetto europeo. Nessuno oggi, ripeto nessuno, tantomeno gli economisti, pu\u00f2 arrogarsi il diritto di dire con certezza cosa accadrebbe se un paese uscisse dall\u2019euro, mentre in realt\u00e0 le conseguenze di quello che sta accadendo alle economie di molti paesi europei, sono sotto gli occhi di tutti, quello che \u00e8 accaduto e sta accadendo al nostro Paese \u00e8 realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi non abbiamo bisogno di ideologie o correnti di pensiero accademico, ma di uomini e donne pragmatici, di statisti che trovino una soluzione negoziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Potrei elencarvi decine di studi sulle conseguenze di un\u2019uscita dall\u2019euro, ognuno diverso dall\u2019altro, nelle conclusioni giuridiche, finanziarie e sociali, un sistema complesso di difficile comprensione per la gente comune. Non abbiamo bisogno di politici in campagna elettorale che approfittano del momento per fare facile demagogia per un pugno di voti dell\u2019ultima ora, ma di maggiore consapevolezza, di uno sforzo personale ed individuale per cercare di comprendere il destino di un\u2019unione che in una maniera o nell\u2019altra pu\u00f2 condizionare la nostra esistenza e quella dei nostri figli e nipoti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una crisi di debito privato che si \u00e8 trasformata in una crisi di debito pubblico, attraverso la socializzazione delle perdite, oltre 4500 miliardi di euro impiegati per cercare di salvare banche d\u2019affari che a loro volta hanno speculato contro gli Stati, sulla crisi di debito sovrano. E\u2019 inutile parlare dei costi di una permanenza o di un\u2019uscita dall\u2019euro, quando non \u00e8 stato ancora compreso il costo di aver tuttora un sistema finanziario fuori controllo composto in buona parte da banche d\u2019affari speculative tecnicamente fallite e sistemi bancari ombra con bilanci imbottiti di derivati, controbilanciato in parte dalle banche tradizionali legate al territorio. Un sistema ancora oggi troppo grande per fallire, troppo sistemico anche per gli Stati, al punto tale che la recente unione bancaria \u00e8 giunta alla conclusione che d\u2019ora in poi, saranno azionisti, obbligazionisti e depositanti a pagare il prezzo dei prossimi fallimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un paio di giorni fa il professor Esposito ha esibito alcuni numeri relativi alla crisi del 1992 con percentuali varie, sia in relazione alla svalutazione che sulla presunta inflazione alla quale andrebbe incontro il nostro Paese, soffermandosi su quello che secondo lui accadrebbe a risparmi, conti correnti, titoli di Stato e via dicendo, condividendo scenari possibili e allo stesso tempo improbabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ad esempio rispetto a quanto accadde nella crisi del 1992, basterebbe ricordare che l\u2019allora professor Mario Monti, rettore della Bocconi un anno dopo in un\u2019intervista al quotidiano Repubblica dichiarava\u2026 \u201dnon siamo stati gli unici a saltare, ma anzi siamo stati i primi a vedere la strada da seguire. Per\u00f2 pu\u00f2 anche portare a considerazioni pi\u00f9 preoccupate su come altri paesi stanno cercando di reagire alla crisi dello Sme e come noi stiamo cercando di reagire\u201d. In che senso, chiede il giornalista? \u201cNel senso che vi \u00e8 una tendenza in Italia a considerare la svalutazione come uno degli elementi positivi del nuovo panorama, anche da parte di coloro che fino al 13 settembre scorso si erano pronunciati a favore del mantenimento del cambio. Io sono tra questi e perci\u00f2 mi sono chiesto ogni tanto in che cosa fosse giusta e in che sbagliata la posizione che poi \u00e8 stata smentita dai fatti\u201d. E che risposte si \u00e8 dato? \u201cUn punto dove certamente ho visto male riguarda le conseguenze inflazionistiche\u201d. Perch\u00e9 l\u2019 inflazione \u00e8 bassa\u2026. \u201cS\u00ec, per ora non ci sono stati effetti. C\u2019 entra anche la recessione\u2026\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da quel momento in poi l\u2019inflazione non ha fatto altro che scendere! Oggi pi\u00f9 che mai, in mezzo ad una depressione economica, persistente disoccupazione e svalutazione salariale, il rischio maggiore \u00e8 la deflazione, accentuata dalle fallimentari politiche di svalutazione interna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci si pu\u00f2 spaventare perch\u00e9 nel \u201992 nel giro di quattro mesi la lira perse il 30 % mentre \u00e8 normale che la sterlina abbia perso rispettivamente il 27 % e il 31 % contro dollaro e euro nel 2007 e la sua economia ne abbia beneficiato. La crisi Argentina riesce sempre bene nella parte dell\u2019uomo nero nascosto dietro l\u2019uscita dall\u2019euro, peccato che nessuno si prenda la briga di confrontare la situazione argentina con quella italiana, come nei talkshow televisivi, si dice di tutto e di pi\u00f9, ma nessuno mai va a verificare la fondatezza di certe tesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il professor Esposito nel suo intervento ha dichiarato inoltre<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2026\u201d il panico e le reazioni a catena nel sistema finanziario italiano che deriverebbero da una uscita dall\u2019euro potrebbero determinare una crisi economica e una svalutazione ben superiore a quelle sperimentate in passato, perch\u00e9 una cosa \u00e8 uscire da un sistema di cambi fissi e un\u2019altra \u00e8 uscire da una unione monetaria.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sulla base di quale analisi empirica e di quale precedente conclusione di unioni monetarie si basa questa affermazione? Se guardiamo a quello che \u00e8 accaduto alle unioni monetarie latina e scandinava all\u2019inizio del secolo scorso, unioni sciolte per interessi divergenti e desiderio di riacquistare la propria sovranit\u00e0 monetaria, nulla di tutto ci\u00f2 \u00e8 accaduto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Aggiungiamoci pure che il professor Eichengreen, uno dei massimi esperti di sistemi monetari ha dichiarato che l\u2019unione europea costituisce una costruzione monetaria sui generis, dotata di caratteri del tutto peculiari, una figura inedita, e come tale rappresenta un terreno inesplorato e non pu\u00f2 essere paragonata a nessun\u2019altra esperienza di unificazione monetaria del passato, \u00e8 un parallelo fuorviante, citando Paul Val\u00e9ry\u2026\u201dLa storia \u00e8 la scienza di ci\u00f2 che non si verifica mai due volte\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La necessaria integrazione europea non pu\u00f2 essere minata dall\u2019ostinazione in un progetto monetario che si \u00e8 dimostrato fallimentare, ribadisco unione monetaria, euro e non la necessaria integrazione europea, una soluzione che non passa necessariamente dall\u2019uscita dell\u2019Italia dall\u2019euro, ma attraverso l\u2019uscita di comune accordo di tutti i paesi che si ritengono maggiormente competitivi, Germania in primis, liberando la banca centrale europea di quei vincoli anacronistici che hanno accentuato la presente crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 chiaro ormai a tutti che le banche centrali di America, Inghilterra, Giappone e in parte anche la Svizzera stanno sostenendo l\u2019economia dei propri paesi attraverso una persistente svalutazione e monetizzazione del debito pubblico, inondando di liquidit\u00e0 i mercati ma non solo, sostenendo anche i rispettivi mercati immobiliari e in parte il mercato del credito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qualcuno ovviamente sorrider\u00e0, la Germania non ha alcun interesse a lasciare l\u2019euro, ma il tempo \u00e8 ormai scaduto e laggi\u00f9 dietro l\u2019angolo incombe il fiscal compact. Si tratta di un impegno annuale da 50 miliardi, necessario per ridurre il debito di 1\/20 per i prossimi venti anni, eludibile solo con una crescita nominale del 3 % , mentre oggi arriviamo a malapena al 0,6 % secondo gli ultimi dati. Dobbiamo rinegoziare vincoli anacronistici, ora, subito adesso. Abbiamo bisogno di un euro debole, di una moneta debole, di una banca centrale che pratichi politiche monetarie espansive a sostegno dell\u2019economia reale e non solo delle banche e di maggiore spesa pubblica o meglio di una migliore redistribuzione della stessa, un \u201cnew deal\u201d che ci faccia uscire da questa depressione con lavoro e investimenti, senza dimenticare un completa riforma della finanza e del sistema economico in senso cooperativo pi\u00f9 che competitivo.L\u2019esperimento monetario dell\u2019euro \u00e8 fallito!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 pi\u00f9 solo una questione di benessere, ma di sopravvivenza, la storia per l\u2019ennesima volta sta bussando alla porta. Una nuova crisi \u00e8 questione di mesi, non lo dico io ma Luigi Zingales, uno dei pi\u00f9 importanti consiglieri economici di Renzi, in un\u2019intervista al Foglio\u201d:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2026o l\u2019Eurozona si autoriforma \u201cnei prossimi 18-24 mesi oppure i costi di rimanere cominceranno a eccedere i benefici e l\u2019uscita diventer\u00e0 il male minore\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/europa\/12471-andrea-mazzalai-italia-piu-povera-con-questo-euro.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/europa\/12471-andrea-mazzalai-italia-piu-povera-con-questo-euro.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRAINRETE (Andrea Mazzalai) &nbsp; Recentemente il professor Stefano Zamagni ricordando il nostro Alcide De Gasperi, ha ricordato che disoccupazione strutturale e povert\u00e0 estrema furono sin da subito i suoi principali cavalli di battaglia insieme alla lotta agli interessi costituiti che quando danno vita a forti coalizioni distributive, rappresentano la pi\u00f9 grave minaccia alla crescita. 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