{"id":42686,"date":"2018-06-06T10:15:12","date_gmt":"2018-06-06T08:15:12","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42686"},"modified":"2018-06-06T09:05:31","modified_gmt":"2018-06-06T07:05:31","slug":"la-diversa-logica-del-maggioritario-e-del-proporzionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42686","title":{"rendered":"La diversa logica del maggioritario e del proporzionale"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ALDO GIANNULI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I partiti italiani, con il passaggio al nuovo sistema elettorale, avrebbero dovuto passare da una logica maggioritaria ad una logica proporzionale, cercando in Parlamento le alleanze necessarie, questo non \u00e8 accaduto. Perch\u00e9? La risposta \u00e8 molto semplice: perch\u00e9 un partito educato da un sistema maggioritario, ha un modo di essere e di pensare completamente diverso da quello di un partito che agisce in regime proporzionale: cambiano le strategie comunicative, la cultura politica, il rapporto con l\u2019elettorato, soprattutto il modello organizzativo; passare da un modello all\u2019altro non \u00e8 affatto semplice ed indolore. Per capirlo vale la pena di analizzare la diversa logica dei due sistemi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span id=\"more-9570\"><\/span><br \/>\n<strong>Nel sistema parlamentare-proporzionale non \u00e8 affatto necessario ottenere la maggioranza assoluta<\/strong> o relativa di voti e seggi, quanto, piuttosto, il grado di \u201ccoalittivit\u00e0\u201d, cio\u00e8 la capacit\u00e0 di comporre una coalizione che abbia un numero sufficiente di seggi (qui ragioniamo al netto delle diverse forme costituzionali come il cancellierato tedesco che prevede governi di minoranza e sfiducia costruttiva). Quello che garant\u00ec alla Dc 45 anni di governo fu la sua maggiore capacit\u00e0 di trovare alleati (di volta in volta Pli, Psdi, Pri, Psi, monarchici) rispetto al Pci che ebbe sempre pochissimi partiti disposti ad allearsi con lui (essenzialmente i socialisti, prima del Psi, poi del Psiup).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne deriva che i partiti tendono ad un modello di comunicazione meno \u201cgeneralista\u201d e pi\u00f9 mirato a raccogliere il consenso di gruppi particolaristici qualificati (coltivatori diretti, professionisti, insegnanti, artigiani, minoranze religiose, particolari aree culturali eccetera).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ovviamente i partiti pi\u00f9 grandi si orienteranno verso i gruppi sociali maggiori<\/strong> (ad es. pubblico impego in blocco, oppure commercianti o artigiani organizzati nelle rispettive formazioni di categoria) ed al maggior numero di gruppi sociali possibili, per cui essi riserveranno pur sempre una quota del proprio discorso politico ad un approccio generalista, ma coltivando rapporti privilegiati con questa o quella categoria. Questo perch\u00e9, per quanto l\u2019ipotesi di ottenere il 51% sia molto remota, il partito maggiore si batte per ottenere il maggior numero di voti possibile che lo ponga in buona posizione per conquistare la guida del governo. Al contrario, il partito minore sa di non avere probabilit\u00e0 di conquistare la guida del governo (salvo situazioni eccezionali come, ad esempio, il governo Spadolini) pertanto \u00e8 meno attento al discorso generalista che coltiver\u00e0 solo limitatamente, e punter\u00e0 le sue carte sulla rappresentanza di un determinato gruppo sociale circoscritto e qualificato (ad esempio i professionisti o gli operatori di borsa o una particolare categoria di operai) o un particolare territorio. Il partito minore sa di avere un ruolo ancillare, ma gioca sulla possibilit\u00e0 di essere il \u201cpartner marginale\u201d cio\u00e8 quello determinante per una particolare formula di maggioranza ed alzare il prezzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ne consegue che tanto i partiti maggiori quanto quelli minori non puntano ad allargare il proprio seguito elettorale<\/strong> oltre misura e si concentrano sull\u2019elettorato \u201csimpatizzante\u201d, meno distante e pi\u00f9 facile da conquistare, destinando all\u2019elettorato pi\u00f9 lontano e difficile (antipatizzante) una attenzione residuale o magari lasciandolo a qualche alleato pi\u00f9 digeribile da parte dell\u2019elettorato ostile (la Dc sapeva di avere poche speranze di conquistare un elettore laico e delegava questo compito a repubblicani, liberali o socialdemocratici). Pertanto, nella competizione proporzionale, ciascun partito curer\u00e0 la maggiore precisione della sua comunicazione, cercando di realizzare il massimo di seduttivit\u00e0 sull\u2019elettorato gard\u00e8, mentre i messaggi diretti all\u2019elettorato lontano saranno in secondo piano, meno efficaci e pi\u00f9 generici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Contrariamente a quanto la vulgata maggioritaria di questi anni ha sostenuto,<\/strong> i partiti minori, in un regime proporzionale, non sono meri elementi di frammentazione della rappresentanza, nicchie particolaristiche che ostacolano e rallentano la formazione di una maggioranza solida. Al contrario, essi hanno la funzione di \u201cfluidificare\u201d la rappresentanza politica e creare pi\u00f9 facilmente una coalizione di maggioranza. Infatti, tanto nei regimi proporzionali quanto in quelli maggioritari, la \u201cregola\u201d non \u00e8 quella delle \u201cgrandi coalizioni\u201d, per la banale ragione che i partiti maggiori, normalmente, sono alternativi fra loro ciascuno aspira all\u2019egemonia nella coalizione e, dunque, sono pi\u00f9 difficilmente alleabili. Dunque, nel regiome maggioritario la soluzione \u00e8 quella di trasformare la maggioranza relativa (cio\u00e8 la minoranza pi\u00f9 grande) in maggioranza assoluta, mentre ne proporzionale la soluzione \u00e8 quella della pi\u00f9 efficace politica delle alleanze, attirando intorno al partito maggiore una quantit\u00e0 sufficiente di partiti minori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E\u2019 per questo che il sistema proporzionale \u00e8 pi\u00f9 propenso a valorizzare il principio di rappresentanza,<\/strong> la positivit\u00e0 del conflitto sociale e la mediazione politica. Inoltre, nel regime proporzionale (normalmente accoppiato al sistema parlamentare) l\u2019opposizione non \u00e8 del tutto esclusa dal processo governativo: ci sono terreni di condivisione (spesso lo \u00e8 la politica estera) ma, attraverso i regolamenti parlamentari e le commissioni, c\u2019\u00e8 una continua dialettica fra maggioranza ed opposizione che porta in diversi casi a testi di legge unificati o emendati. Anche nel periodo pi\u00f9 acuto della guerra fredda, il Pci ottenne in diverse occasioni l\u2019approvazione di proprie proposte di legge o l\u2019istituzione di commissioni parlamentari di inchiesta o di indagine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa esigenza di mediazione politica spinge i partiti a preparare progetti molto elaborati, che bilancino gli interessi particolaristici fra loro e rispetto al \u201cprogetto paese\u201d, che ogni partito cerca di proporre in modo dettagliato, perch\u00e9 nella competizione proporzionale paga il progetto che appaia come il pi\u00f9 concreto, preciso ed articolato, pi\u00f9 capace di raggiungere i diversi strati sociali e sollecitarne il consenso Dunque, il partito del sistema proporzionale ha due caratteristiche: la preminenza dell\u2019elaborazione politica rispetto alla comunicazione (che pure ha una sua importante funzione) ed una partecipazione di base forte e continua. Infatti, il contatto con i diversi gruppi sociali, pi\u00f9 che alla comunicazione mediatica \u00e8 affidato alla partecipazione dei suoi militanti alla vita dell\u2019associazionismo di categoria, ai movimenti sociali in atto eccetera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Completamente diversa \u00e8 la logica del sistema maggioritario<\/strong> che si basa sull\u2019idea di trasformare una maggioranza relativa in una maggioranza assoluta e, dunque, sacrifica una quota di rappresentanza per favorire la decisione, nel presupposto che una compagine governativa pi\u00f9 coesa esprima un indirizzo politico pi\u00f9 omogeneo e processi decisionali pi\u00f9 rapidi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel maggioritario l\u2019essenziale \u00e8 conquistare la maggioranza assoluta dei seggi. In alcuni casi questo coincide con la maggioranza relativa dei voti cui si aggiunge un premio di maggioranza, ma, nel caso di un maggioritario su collegi uninominali non \u00e8 neppure necessario avere la maggioranza relativa dei voti, perch\u00e9 \u00e8 possibilissimo che un partito con meno voti ottenga pi\u00f9 seggi: se il partito A ottiene la maggioranza dei voti, perch\u00e9 vince di larga misura in pochi collegi, mentre il partito B vince di stretta misura nella maggior parte dei collegi ed arriva secondo nella somma nazionale dei voti, a vincere \u00e8 il partito B che ottiene pi\u00f9 seggi. Ne consegue che in ogni caso i partiti tenderanno ad allargare al massimo il loro raggio di azione includendo nelle proprie fila esponenti dei pi\u00f9 diversi orientamenti politici, in modo da pescare nella maggior parte dell\u2019elettorato. Il partito da competizione maggioritaria, \u00e8 una coalizione in s\u00e9, la differenza rispetto alle coalizioni del proporzionale sta nel fatto che qui c\u2019\u00e8 un vincolo disciplinare per cui il partito resta coeso (o cos\u00ec dovrebbe essere) anche in presenza di dissensi interni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pertanto, il partito del maggioritario, al contrario di quello da competizione proporzionale, non pu\u00f2 concentrarsi solo sull\u2019elettorato pi\u00f9 vicino, ma deve cercare di sfondare anche in quello \u201cantipatizzante\u201d che deve sottrarre nella maggior quantit\u00e0 possibile al suo avversario e, vice versa, deve curarsi che il suo competitore non faccia breccia sul suo elettorato, magari perch\u00e9 una sua frangia \u00e8 ostile a qualche proposta particolare del proprio programma. Questo ha due conseguenze: in primo luogo il programma dovr\u00e0 rivolgersi alla maggior parte dell\u2019elettorato e dovr\u00e0 evitare punte che possano urtare particolari nicchie elettorali. La soluzione sta in un programma prevalente mente generalista, assai vago e retto da uno \u201cslogan di trascinamento\u201d (il milione di posti di lavoro di Berlusconi, gli 80 euro di Renzi, la Flat Tax del centro destra o il reddito di cittadinanza dei 5 stelle eccetera). La seconda conseguenza \u00e8 che proprio la vaghezza del programma e il carattere composito degli esponenti del partito, spinge a cercare il punto di unificazione della figura del capo, cui \u00e8 demandato il compito di \u201cincarnare\u201d lo spirito del partito, garantirne l\u2019unit\u00e0 e sciogliere le ambiguit\u00e0 e vaghezze del programma con le sue decisioni dopo la vittoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dunque lo spirito del maggioritario \u00e8 quello di esaltare al massimo la delega ai governanti,<\/strong> l\u2019esatto contrario della democrazia diretta ed una concezione molto restrittiva anche della democrazia rappresentativa, quasi una cosa a met\u00e0 strada fra essa e la dittatura temporanea. Per questo, la comunicazione politica, nel maggioritario, ha un ruolo preminente sull\u2019ideazione politica: il suo compito \u00e8 presentare il messaggio del partito nel modo pi\u00f9 suggestivo, proprio per colmare \u201cbuchi\u201d e vaghezze del programma e la risorsa estrema sar\u00e0 quella della pubblicit\u00e0 negativa contro l\u2019avversario costantemente demonizzato. Il messaggio implicito sar\u00e0 sempre \u201cAnche se il mio programma non ti convince, votami perch\u00e9 l\u2019altro \u00e8 peggiore: votami per non far vincere il mio nemico che \u00e8 in assoluto peggiore di me\u201d. Dunque, il confronto politico gradualmente ceder\u00e0 il passo allo scontro sulle caratteristiche personali dei due capi coalizione, allo scandalismo eccetera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Riassumendo: il sistema maggioritario (e la forma presidenziale del governo cui spesso sii accompagna) privilegia la decisione sulla mediazione, esalta l\u2019autonomia del ceto politico rispetto alla rappresentanza del corpo elettorale, esalta il momento generalista rispetto al consenso sociale qualificato e, di riflesso, deprime la conflittualit\u00e0 sociale e il ruolo dei corpi intermedi (associazioni di categoria, sindacati, ecc.) rispetto alla comunicazione mediatica.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne derivano ulteriori differenze fondamentali. Se il sistema proporzionale privilegia il ruolo del partito come aggregatore della domanda politica e, pertanto produce partiti a gruppo dirigente collegiale, al contrario, il sistema maggioritario esalta il ruolo del singolo capo: l\u2019\u201duomo forte\u201d che incarna il progetto del partito e che \u201csa comunicarlo\u201d meglio degli altri, pertanto lo stesso partito viene ridotto alla funzione di comitato elettorale di supporto al capo attivo solo in campagna elettorale e pertanto \u00e8 incline ad una passivizzazione dei cittadini: la partecipazione politica \u00e8 sempre pi\u00f9 ridotta all\u2019attimo in cui il cittadino deposita la sua scheda nell\u2019urna.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/la-diversa-logica-del-maggioritario-e-del-proporzionale\/\">http:\/\/www.aldogiannuli.it\/la-diversa-logica-del-maggioritario-e-del-proporzionale\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALDO GIANNULI &nbsp; I partiti italiani, con il passaggio al nuovo sistema elettorale, avrebbero dovuto passare da una logica maggioritaria ad una logica proporzionale, cercando in Parlamento le alleanze necessarie, questo non \u00e8 accaduto. 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