{"id":42731,"date":"2018-06-07T11:56:11","date_gmt":"2018-06-07T09:56:11","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42731"},"modified":"2018-06-07T11:56:11","modified_gmt":"2018-06-07T09:56:11","slug":"bankitalia-europa-e-mainstream-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42731","title":{"rendered":"Bankitalia, Europa e mainstream"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di <strong>C. Clericetti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nei due anni scorsi le Considerazioni finali del governatore Ignazio Visco\u00a0<a href=\"http:\/\/nuke.carloclericetti.it\/ViscoidannidellEuropa\/tabid\/515\/Default.aspx\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">erano state fortemente critiche\u00a0<\/a>nei confronti delle scelte europee. Specie in quelle del 2017 era ricordato un nutrito elenco delle misure che avevano danneggiato l\u2019Italia.\u00a0<a href=\"http:\/\/www.bancaditalia.it\/pubblicazioni\/interventi-governatore\/integov2018\/cf_2017.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Di questo, stavolta, non si trova traccia,\u00a0<\/a>e anzi alla conclusione del discorso, dove pure si ricorda che molti cambiamenti sarebbero necessari, Visco si esprime in modo categorico: \u201c<i>Il destino dell\u2019Italia \u00e8 quello dell\u2019Europa. Siamo parte di una grande area economica profondamente integrata, il cui sviluppo determina il nostro e allo stesso tempo ne dipende. \u00c8 importante che la voce dell\u2019Italia sia autorevole nei contesti dove si decider\u00e0 il futuro dell\u2019Unione europea<\/i>\u201d. E su questo, capitolo chiuso, \u00e8 una scelta che non si discute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il paragrafo sull\u2019economia italiana, dove il governatore oltre all\u2019analisi della situazione (piuttosto ottimistica) traccia il programma delle cose da fare, conferma una volta di pi\u00f9 che l\u2019orientamento di Visco non si sposta di una virgola da quella impostazione mainstream che ha dominato il pensiero economico negli ultimi 40 anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il primo problema ad essere citato \u00e8 quello del debito pubblico: \u201c<i>Scoraggia gli investimenti aumentandone i costi di finanziamento e alimentando l\u2019incertezza; accresce il ricorso a forme di tassazione distorsiva, con effetti negativi sulla capacit\u00e0 di generare reddito, risparmiare e investire; comprime i margini disponibili per politiche sociali e di stabilizzazione macroeconomica. Espone a crisi di fiducia, particolarmente pericolose quando, oltre a coprire il fabbisogno dell\u2019anno, si devono rifinanziare ingenti importi di titoli in scadenza: in Italia si tratta complessivamente di circa 400 miliardi all\u2019anno<\/i>\u201d. Dire che sia il debito pubblico a scoraggiare gli investimenti \u00e8 come mostrare la tessera di un club a cui si appartiene. L\u2019esperienza dovrebbe aver dimostrato che gli investimenti sono influenzati poco dal livello dei tassi e moltissimo dalla domanda, quella che politiche di bilancio restrittive mortificano, come \u00e8 accaduto specialmente in questi ultimi anni. Ma le convinzioni teoriche spesso assomigliano alle religioni, i fatti non le scalfiscono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come si riduce il debito? \u201c<i>La dinamica del rapporto tra debito e prodotto dipende essenzialmente dal saldo di bilancio primario \u2013 ossia la differenza tra entrate e spese pubbliche al netto di quelle per interessi \u2013 e dal divario tra l\u2019onere medio del debito e il tasso di crescita nominale dell\u2019economia. Queste variabili si influenzano reciprocamente; in particolare, un peggioramento del saldo primario, anche solo atteso, pu\u00f2 generare timori sulla solidit\u00e0 dei conti pubblici e innalzare i costi di finanziamento per lo Stato<\/i>\u201d. Siamo sempre l\u00ec, le \u201caspettative\u201d: sembra che stiano tutti l\u00ec a scrutare se il saldo primario forse, eventualmente, potrebbe peggiorare di uno zero-virgola, e subito si scatena un rialzo dei tassi. Succede in certi modelli econometrici, ma la realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 complessa, e le aspettative non dipendono solo dagli zero-virgola (ipotizzati) del saldo primario, ma anche da molti altri fattori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2018\/05\/BkIt-avanzo-e-onere.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-740\" src=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2018\/05\/BkIt-avanzo-e-onere.jpg\" alt=\"BkIt-avanzo-e-onere\" width=\"530\" height=\"387\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019altra cosa ricordata da Visco \u00e8 invece senza dubbio determinante per l\u2019andamento del rapporto debito\/Pil: se il tasso di crescita nominale del Pil supera il tasso medio degli interessi sul debito, il rapporto scende, se succede il contrario sale. Il tasso di crescita nominale del Pil si ottiene aggiungendo alla crescita reale l\u2019andamento dei prezzi; ma non dei prezzi al consumo (quei dati diffusi ogni mese dall\u2019Istat), ma di quelli misurati dal deflatore del Pil (anch\u2019esso calcolato dall\u2019Istat), che tiene conto di un maggior numero di beni rispetto a quelli considerati dal primo e anche dei prezzi dei prodotti importati. Ma, specie in questa fase di bassa inflazione, il fattore pi\u00f9 importante \u00e8 la crescita. E la crescita viene fortemente influenzata dalla politica di bilancio: se questa \u00e8 restrittiva la crescita ne soffre, se \u00e8 espansiva ne viene agevolata. Come si distingue una politica di bilancio restrittiva da una espansiva? Anche su questo ci sono varie definizioni, che, a parere di chi scrive, servono spesso a confondere le acque. Invece \u00e8 molto semplice stabilirlo: se il saldo primario \u00e8 positivo significa che lo Stato preleva (con tasse e contributi) pi\u00f9 di quanto spende, quindi sta stringendo, se invece il saldo \u00e8 negativo vuol dire che sta immettendo risorse in pi\u00f9 nell\u2019economia. Il nostro saldo primario \u00e8 positivo da un quarto di secolo (con l\u2019eccezione del 2009, anno di picco della crisi), e questo c\u2019entra certamente qualcosa con la nostra bassa crescita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dalla crisi del 2008 non ci siamo ancora ripresi anche perch\u00e9 siamo tornati subito a fare bilanci con saldo primario attivo. Non cos\u00ec Usa, Regno Unito, Spagna e Francia, che hanno fatto all\u2019inizio deficit altissimi, anche oltre il 10%, per poi ridurli molto progressivamente man mano che la crescita riprendeva: al 3% ci arrivano quest\u2019anno, noi invece l\u2019abbiamo fatto subito. Con quale risultato? Il nostro rapporto debito\/Pil \u00e8 aumentato, perch\u00e9 tagliando la spesa durante una crisi abbiamo ammazzato la crescita: il debito \u00e8 salito moderatamente, ma il Pil ha sofferto moltissimo e dunque il rapporto \u00e8 peggiorato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2018\/05\/BkIt-Pil-confr.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-741\" src=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2018\/05\/BkIt-Pil-confr.jpg\" alt=\"BkIt-Pil-confr\" width=\"530\" height=\"355\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ebbene, secondo Visco \u201c<i>Il rapporto tra debito pubblico e PIL potrebbe tornare sotto il 100 per cento nel giro di dieci anni se venisse gradualmente conseguito un avanzo primario tra il 3 e il 4 per cento del prodotto, pi\u00f9 elevato di circa due punti percentuali rispetto al livello attuale e coerente con il sostanziale pareggio di bilancio al netto degli effetti del ciclo<\/i>\u201d. Una stretta pesante, da mantenere per un decennio. Ma, prosegue il governatore, \u201c<i>Gli effetti moderatamente restrittivi dell\u2019aumento dell\u2019avanzo primario possono essere compensati da una riforma fiscale indirizzata a rendere il prelievo meno distorsivo e da una ricomposizione della spesa pubblica volta a stimolare la capacit\u00e0 produttiva<\/i>\u201d. Moderatamente restrittivi? Un avanzo primario del 4% per 10 anni \u00e8 tutto fuorch\u00e9 moderato. La ricetta potrebbe funzionare solo se per tutto quel tempo il resto del mondo andasse benissimo (in modo da assorbire le nostre esportazioni), l\u2019euro si mantenesse basso rispetto alle altre monete e i mercati finanziari rimanessero calmissimi e con tassi d\u2019interesse vicini allo zero come ora. Una combinazione di fattori pi\u00f9 rara dei passaggi della cometa di Halley. Per inciso, la ricetta di un saldo primario al 4% per molti anni \u00e8 la stessa enunciata pi\u00f9 volte da Carlo Cottarelli: stessa scuola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ovviamente il governatore non parla a caso. Dietro le sue parole ci sono i risultati ottenuti da complessi modelli econometrici: che, per\u00f2, parlano la lingua che \u00e8 stata loro insegnata, e quella lingua deriva da teorie che negli ultimi anni hanno subito smentite su aspetti fondamentali. Ci\u00f2 nonostante, si continua a seguirle come se nulla fosse accaduto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">C\u2019\u00e8 ancora almeno un altro punto nelle Considerazioni che richiede una chiosa. \u201c<i>Il mercato del lavoro \u00e8 stato oggetto di profonde innovazioni. Le riforme hanno avuto nel complesso effetti positivi sull\u2019andamento dell\u2019occupazione. \u00c8 aumentata la propensione delle imprese ad assumere lavoratori a tempo indeterminato<\/i>\u201d. Beh, veramente dal Rapporto Istat non risulta. L\u00ec c\u2019\u00e8 scritto che dei nuovi occupati degli ultimi due anni (2016 e 17) solo il 20% \u00e8 a tempo indeterminato, e che in compenso il \u201clavoro in somministrazione\u201d \u00e8 aumentato del 23% in un anno e del 71 negli ultimi quattro. Probabilmente gli effetti saranno stati positivi per i profitti delle imprese, per i lavoratori non sembra.<\/p>\n<p><strong>fonte:<\/strong>\u00a0<a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2018\/05\/31\/bankitalia-europa-e-mainstream\/\">http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2018\/05\/31\/bankitalia-europa-e-mainstream\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di C. Clericetti Nei due anni scorsi le Considerazioni finali del governatore Ignazio Visco\u00a0erano state fortemente critiche\u00a0nei confronti delle scelte europee. 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