{"id":42739,"date":"2018-06-12T09:00:11","date_gmt":"2018-06-12T07:00:11","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42739"},"modified":"2018-06-07T15:13:17","modified_gmt":"2018-06-07T13:13:17","slug":"oltre-lapparenza-della-cronaca-dalle-macerie-di-alessandro-leogrande","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42739","title":{"rendered":"Oltre l\u2019apparenza della cronaca: Dalle macerie di Alessandro Leogrande"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LE PAROLE E LE COSE (Angelo Ferracuti)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alessandro Leogrande potrebbe a pieno titolo rappresentare quello che Sartre diceva di s\u00e9 stesso e del conio dell\u2019intellettuale, del suo agire come osservatore militante della realt\u00e0 del proprio tempo: \u201cNon sono stato un uomo politico, ma ho avuto reazioni politiche a molti eventi politici; cos\u00ec la condizione di uomo politico in senso lato, ossia nel senso di uomo toccato dalla politica, compenetrato di politica, \u00e8 una mia caratteristica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aveva questa natura corsara, esercitata con la pazienza mite dei giusti, una scrittura analitica, scevra da esercizi di stile, invece eticamente mirata, dettagliatissima e stratificata, piena di dati, una scrittura pensante, capace di costruire reportage ibridi, dove saggismo, narrazione e storiografia, geografia dell\u2019anima, convivevano dentro un grande affresco antropologico, che di libro in libro diventava sempre pi\u00f9 ricco. Nei libri come <em>La frontiera<\/em> (Feltrinelli), ridisegnando la geopolitica del sud del Mondo dilaniato da conflitti bellici, raccontava dittature sanguinarie, fughe disperate, ma continuava ossessivamente a guardare quello suo interiore di Meridione, facendo un giornalismo narrativo che era soprattutto cittadinanza attiva, cercando di analizzare dentro la citt\u00e0 natale, che poi \u00e8 anche un destino biografico, non solo le trasformazioni in corso, ma un suo conio inconfondibile e profondo, dove il passato riverberava nel presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019attivit\u00e0 di giornalista narratore, una sorta di diario in pubblico e grande reportage di formazione dentro le ferite di Taranto e di un Mezzogiorno che \u00e8 specchio delle contraddizioni e involuzioni del presente, \u00e8 ora un libro, <em>Dalle macerie<\/em>(Feltrinelli), con la prefazione struggente di Goffredo Fofi, che raccoglie gli articoli apparsi per lo pi\u00f9 sul Corriere del Mezzogiorno. Leogrande, come ogni vero intellettuale, ha un rapporto simbiotico con la sua citt\u00e0, non la perde mai di vista neanche quando emigra e va a vivere a Roma, il suo \u201cfuoco\u201d \u00e8 l\u00ec, come le persone che descrive nella citt\u00e0 vecchia: \u201cqui gli uomini e le donne finiscono per avere un rapporto strettissimo con il territorio fino a farne parte, fino ad esserne una sua protuberanza vitale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Racconta e interpreta la stagione del \u201ccitismo\u201d, il prototipo di una politica oggi pi\u00f9 che mai di attualit\u00e0 interpretata gi\u00e0 nei primi anni \u201990 da Giancarlo Cito, \u201cil Farinacci meridionale\u201d, \u201csfascista\u201d mediatico proprietario dell\u2019emittente televisiva At6, presidente della squadra di calcio, sospeso tra malaffare, show televisivi trash, e azioni propagandistiche di piazza spesso a sfondo razzista e squadrista, gi\u00e0 allora una figura dell\u2019avvenire. \u201cIl citismo come infanzia del grillismo\u201d, profetizza, \u201cquel populismo violento, nero, volgare che aveva angustiato la nostra giovinezza\u201d dice. Leogrande lo descrive in un ritratto etologico piuttosto impietoso: \u201cIl viso grasso e cascante, i pochi capelli castani rigirati nel riporto, il tono roco e berciante sempre e comunque, l\u2019ostentata cadenza dialettale, gli occhi sgranati da felino in gabbia \u2026 Tutto il suo corpo, mastodontico, emanava virulenza, sopraffazione, cialtroneria\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro aspetto di questo prezioso libro (la cui sapiente scelta e il montaggio di materiali si deve a Salvatore Romeo) \u00e8 il corpo a corpo con Taranto, la curiosit\u00e0 etica per la citt\u00e0, la vita dei suoi quartieri e il suo destino toponomastico, \u201cl\u2019autoritarismo e il caos\u201d urbanistico, dove \u201cl\u2019edilizia ha dato allo Sviluppo la sua forma\u201d, non solo a sud, come i poteri dei palazzinari nel tempo hanno impresso la propria matrice all\u2019inurbamento votandolo al brutto, uno sviluppo che Leogrande definisce \u201cselvaggio e insostenibile\u201d. Nel racconto che fa del ventre della citt\u00e0 quello che colpisce \u00e8 la concretezza unita all\u2019empatia, l\u2019analisi politica e la narrazione corporale in presa diretta di chi si mette in gioco persino con i sensi, oltre che con la propria biografia, l\u2019efficacia dei dati, come quelli della decrescita demografica della \u201ccitt\u00e0 groviera\u201d legata alla storia della monoproduzione siderurgica e all\u2019Ilva, il \u201cgigantismo industriale\u201d dei \u201cmetalmezzadri\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dominio della \u201cfabbrica matrigna\u201d sul territorio \u00e8 totale, quando Leogrande la descrive nello spazio del paesaggio, \u201cdai balconi dei palazzi pi\u00f9 alti \u00e8 possibile scorgere le luci e le fiamme di una produzione eterna\u201d, le sue morse tentacolari sviluppano il sottobosco degli appalti, impedisce nel territorio la diversificazione delle attivit\u00e0 produttive. Nel raccontarla la viviseziona, ne sviscera con accanimento ogni problematica, contraddizione, va a parlare con gli operai, ricordando la Palazzina Laf, un reparto di confino dove erano stati trasferiti lavoratori scomodi e troppo sindacalizzati, e i giovani assunti dai Riva con i contratti precari di formazione lavoro, \u201cil grado di sudditanza \u00e8 impressionante\u201d annota, \u201ced \u00e8 una cosa che si ottiene giorno dopo giorno, esortazione dopo esortazione, intimidazione dopo intimidazione.\u201d Il suo racconto pendolareggia sempre tra ieri e oggi, mette insieme \u201ccose vecchie e cose nuove\u201d, il palinsesto complesso della citt\u00e0 dell\u2019acciaio sorta nel 1960, prima Italsider, industria di Stato nata da una colonizzazione della politica centrale, poi privatizzata e venduta alla famiglia Riva, quindi emblema di quel conflitto tra salute e lavoro che chiude un\u2019epoca che in nome della piena occupazione, o lo scambio tra occupazione e profitto, il 75% del pil cittadino, restano le macerie di inquinamento e morte (386 persone morte dal 1998 al 2010).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leogrande \u00e8 riuscito a tenere in vita con la sua condotta un autentico ruolo d\u2019intellettuale anche ai tempi della sua scomparsa sulla scena sociale, e questo ruolo l\u2019ha esercitato e difeso fino all\u2019ultimo (pochi giorni prima di morire aveva firmato una lettera pubblica indirizzata alle Ong, pubblicato proprio dal Manifesto, chiedendo di rifiutare il bando del governo italiano per \u201cmigliorare\u201d i centri per migranti e rifugiati in Libia, che aveva definito senza mezzi termini \u201ccampi di concentramento\u201d) un gesto politico per sottrarsi alla condizione dello scrittore marginalizzato da una parte, e dall\u2019altra di utilizzare uno strumento narrativo, il reportage, come pochi altri capace in questa nostra epoca di raccontare la complessit\u00e0 di un mondo in fortissima trasformazione, in definitiva una risposta realista a un contesto segnato dall\u2019iperfinzione e dallo storytelling. Come Salvemini, Gramsci, Rossi-Doria, Tommaso Fiore, era convinto che \u201cnon ci pu\u00f2 essere trasformazione d\u2019Italia senza la trasformazione del Sud. Pertanto non c\u2019\u00e8 altro da fare che cambiare il Sud per rivoluzionare l\u2019Italia: combattere le camorre, la fame, l\u2019ingiustizia, sbloccare una societ\u00e0 bloccata, creare nuove classi dirigenti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cUn libro funziona davvero quando introduce un nuovo sguardo sul mondo, quando mette insieme punti apparentemente slegati tra loro, quando fa intravedere un nuovo ordine del discorso, quando rivela sotto nuova luce qualcosa che era sotto gli occhi di tutti\u201d aveva scritto. Questa era la sua dichiarazione d\u2019intenti, quella di uno che stava sempre di pi\u00f9 \u201cmettendo a fuoco\u201d, ma anche l\u2019essenza vera del racconto sociale, la capacit\u00e0 di utilizzare in un impianto giornalistico quelle che sono le tecniche del narratore nell\u2019uso espressivo della lingua, nel ritmo, soprattutto nel montaggio e la scelta di materiali efficaci e di senso, da intrecciare dentro lo stesso racconto, con lo spirito ossessivo e visionario di chi voleva stare dentro le ferite del proprio tempo, guardando oltre l\u2019apparenza ingannatrice della cronaca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[<em>Questo articolo \u00e8 apparso sul \u201cmanifesto\u201d<\/em>].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=32606#more-32606\">http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=32606#more-32606<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Angelo Ferracuti) Alessandro Leogrande potrebbe a pieno titolo rappresentare quello che Sartre diceva di s\u00e9 stesso e del conio dell\u2019intellettuale, del suo agire come osservatore militante della realt\u00e0 del proprio tempo: \u201cNon sono stato un uomo politico, ma ho avuto reazioni politiche a molti eventi politici; cos\u00ec la condizione di uomo politico in senso lato, ossia nel senso di uomo toccato dalla politica, compenetrato di politica, \u00e8 una mia&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":41509,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/10632774_342980189222575_8302378171281084791_n.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-b7l","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/42739"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=42739"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/42739\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":42740,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/42739\/revisions\/42740"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/41509"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=42739"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=42739"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=42739"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}