{"id":42859,"date":"2018-06-12T09:50:34","date_gmt":"2018-06-12T07:50:34","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42859"},"modified":"2018-06-12T07:57:49","modified_gmt":"2018-06-12T05:57:49","slug":"riduzione-orario-di-lavoro-e-o-reddito-di-cittadinanza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=42859","title":{"rendered":"Riduzione orario di lavoro e\/o reddito di cittadinanza?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRAINRETE (Renato Caputo)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come ha osservato a ragione Lenin: \u201cdal momento che non si pu\u00f2 parlare di una ideologia indipendente elaborata dalle stesse masse operaie nel corso stesso del loro movimento, la questione si pu\u00f2 porre solamente cos\u00ec: o ideologia borghese o ideologia socialista. Non c\u2019\u00e8 via di mezzo (poich\u00e9 l\u2019umanit\u00e0 non ha creato una \u2018terza\u2019 ideologia, e, d\u2019altronde, un una societ\u00e0 dilaniata dagli antagonismi di classe, non potrebbe mai esistere una ideologia al di fuori o al di sopra delle classi). Ecco perch\u00e9 ogni menomazione dell\u2019ideologia socialista, ogni allontanamento da essa implica necessariamente un rafforzamento dell\u2019ideologia borghese\u201d [1].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dal punto di vista del marxismo, dal momento che le macchine, in quanto lavoro morto, non possono che riprodurre in media il valore corrispondente al tempo di lavoro impiegato a produrle, il plus-valore \u00e8 interamente prodotto dal lavoro umano. Quest\u2019ultimo, nella societ\u00e0 capitalista, \u00e8 tendenzialmente sfruttato dal capitalista a cui il proletario, non avendo altri mezzi per riprodursi, cede la propria capacit\u00e0 di lavoro. \u00c8, dunque, evidente che il reddito di cittadinanza, o qualsiasi forma di retribuzione slegata dallo svolgimento di una prestazione lavorativa, non pu\u00f2 che essere attinto dal plus-valore prodotto essenzialmente mediante lo sfruttamento del lavoro salariato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi, per quanto privi di coscienza di classe i lavoratori, costretti a ritmi e orari di lavoro sempre pi\u00f9 massacranti per arrivare alla fine del mese, non considerano generalmente con favore che una parte pi\u00f9 o meno consistente di quanto \u00e8 prodotto venga dato in cambio di nulla a chi non si impegna nell\u2019attivit\u00e0 produttiva. Tanto \u00e8 vero che, nei paesi in cui tali forme di reddito slegate dal lavoro sono state elargite, hanno generalmente approfondito la frattura fra lavoratori e percettori del reddito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ad esempio nei ricchi paesi dell\u2019Europa nord-occidentale, dove tali misure erano piuttosto diffuse fino a qualche anno fa, esse producevano una netta spaccatura tra la \u201csinistra radicale\u201d, dell\u2019area autonoma dei centri sociali e delle case occupate, generalmente anarchica, e gli operai e pi\u00f9 in generale i lavoratori salariati. Questi ultimi tendevano a considerare i primi dei parassiti sociali e, quindi, nei fatti, dei nemici di classe. In tal modo, essendo ridotta ai minimi termini la sinistra comunista e marxista, fra i salariati e la stessa classe operaia era nettamente maggioritaria la prospettiva riformista e tradeunionista, portata avanti dagli intellettuali che i proletari avevano generalmente come punti di riferimento, ovvero i burocrati dei sindacati essenzialmente neocorporativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Del resto, anche indipendentemente dalla prospettiva revisionista portata in genere avanti dalle burocrazie sindacali, come osserva ancora Lenin: \u201csi parla della spontaneit\u00e0; ma lo sviluppo spontaneo del movimento operaio fa s\u00ec che esso si subordini all\u2019ideologia borghese, (\u2026), perch\u00e9 il movimento operaio spontaneo \u00e8 il tradunionismo, (\u2026) e il tradunionismo \u00e8 l\u2019asservimento ideologico degli operai alla borghesia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dall\u2019altra parte gli autonomi che vivevano del reddito tendevano ad accusare gli operai e, pi\u00f9 in generale, i lavoratori salariati di essere responsabili della sopravvivenza del capitalismo, dal momento che se avessero smesso di lavorare e farsi sfruttare anche loro, il sistema sarebbe crollato. Naturalmente, considerando in genere Marx poco pi\u00f9 che un cane morto, dimenticavano come il Moro di Treviri aveva sottolineato che basterebbero un paio di settimane in cui lavoratori cesserebbero di lavorare per mandare un paese in rovina. In tal caso, naturalmente, non solo gli operai, ma gli stessi autonomi non potrebbero pi\u00f9 ricevere neanche un reddito di sussistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Appare, quindi, evidente a chi giovasse questa profonda e insanabile divisione interna all\u2019opposizione di sinistra, che in tal modo non era in grado in nessun modo di mettere in discussione il modo di produzione capitalistico. Infatti, da una parte vi era la \u201csinistra radicale\u201d, necessariamente minoritaria, incapace di egemonizzare le masse, indispensabili per cambiare i rapporti di forza fra le classi sociali, e del tutto impossibilitata a bloccare la produzione, mettendo alle corde il capitale. Perci\u00f2 il suo antagonismo tendeva a ridursi a saltuari scontri avventuristi con le forze dell\u2019ordine o ad azioni dirette volte a colpire tutt\u2019al pi\u00f9 alcuni simboli del capitalismo, senza mettere minimamente in discussione il sistema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">D\u2019altra parte il capitale investe nella produzione solo per ottenerne un profitto e, quindi, non \u00e8 certo interessato a vederselo decurtare per poter garantire un reddito a chi non lavora. Proprio per questo non solo i redditi percepiti erano generalmente appena sufficiente per poter sopravvivere \u2013 non a caso diversi fruitori si vedevano costretti a vivere in case occupate \u2013 ma richiedevano un lungo, complicato e noiosissimo insieme di pratiche burocratiche, che necessitavano di un certo livello di specializzazione e un notevole dispendio di energia. Proprio perci\u00f2, al di l\u00e0 di casi particolari, a fruirne erano per lo pi\u00f9 chi lo faceva per motivi ideologici, come gli autonomi, o dei lazzaroni usi a vivere di espedienti piuttosto che impegnarsi in un\u2019occupazione stabile, al tempo in quei paesi facilmente ottenibile. Perci\u00f2 una persona \u201cnormale\u201d, dotata di sano buon senso umano, preferiva di gran lunga impegnare le proprie energie psicofisiche in un lavoro, piuttosto che impegnarle per continuare a percepire questa sorta di elemosina di Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Proprio perci\u00f2, e questo era uno dei principali motivi per cui tali redditi erano concessi, la stragrande maggioranza delle persone preferiva accettare lavori malpagati, piuttosto che vivere in una condizione di pura sussistenza, dovendo per altro impegnarsi nella umiliante trafila burocratica per ricevere un\u2019elemosina di Stato. Tanto \u00e8 vero che, dal punto di vista storico, quando misure del genere, ovvero redditi minimi garantiti, erano stati concessi, erano state le stesse autorit\u00e0 \u2013 garanti degli interessi complessivi delle classi dominanti \u2013 a farli ritirare quanto prima, in quanto portavano i salari a un livello insufficiente per la riproduzione della forza-lavoro, dal momento che tendevano a ridurre i salari a una misura appena superiore alla pura sussistenza assicurata dal reddito. Dunque, la storia mostra che in realt\u00e0 il reddito garantito ai disoccupati non solo non ha permesso a questi ultimi di rifiutare lavori mal retribuiti, come pretenderebbero i fautori, ma al contrario ha costretto l\u2019intera massa dei lavoratori ad accettare qualsiasi lavoro pur di uscire dalla umiliante condizione del reddito di sussistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Inoltre, anche nei paesi dell\u2019Europa nord-occidentale la situazione \u00e8 significativamente mutata con il venir meno della minaccia sovietica con la fine della guerra fredda. Non essendoci pi\u00f9 bisogno di isolare le posizioni rivoluzionarie, garantendo un certo tenore di vita con misure volte a presentare lo Stato capitalista come uno \u201cStato sociale\u201d o addirittura del benessere, le forme di reddito sono state utilizzate in modo pi\u00f9 diretto contro gli interessi della classe lavoratrice nel suo complesso, lungo due direttrici principali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La prima, sperimentata per lo pi\u00f9 in Danimarca, \u00e8 il modello della flexsecurity, in cui il reddito di sussistenza \u00e8 stato sfruttato per dare ai padroni piena libert\u00e0 di licenziamento e, dunque, di ripristinare un sistema sempre pi\u00f9 dispotico nei luoghi di lavoro, visto che chi si mostra scontento \u00e8 invitato a trovarsi un altro lavoro. L\u2019altro modello \u00e8 quello sperimentato in Germania dalla Socialdemocrazia tedesca che ha legato il mantenimento del sussidio di sussistenza all\u2019accettazione di un qualsiasi lavoro, facendo entrare in auge anche in Europa il modello gi\u00e0 sperimentato negli Usa del Jobs act, ovvero di quei lavoretti a tal punto sottopagati da favorire il formarsi di masse crescenti di working poors. Detto fra parentesi tali misure hanno consentito alla Germania quel dumping sociale che ne ha rilanciato l\u2019economia ai danni degli altri paesi dell\u2019Ue. Inoltre, hanno portato moltissimi elettori socialdemocratici a disertare le urne favorendo da allora il governo costante delle forze di centro-destra cristiano-democratiche e la formazione, per la prima volta dal secondo dopoguerra, di un partito apertamente di destra e xenofobo che rischia ora di contendere alla Spd il secondo posto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Infine la politica del Jobs act ha fatto scuola ed \u00e8 stata introdotta dal governo \u201camico\u201d dei sindacati confederali, quindi senza proteste di rilievo anche in Italia. Dunque da noi sono stati introdotti dagli ultimi governi gli aspetti peggiori delle controriforme del lavoro danese e tedesco, senza nemmeno il contentino del reddito di sussistenza, che \u00e8 cos\u00ec bastato ai 5 Stelle per conquistarsi una parte significativa dell\u2019ex elettorato socialdemocratico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si potrebbe obiettare che, in tutti i casi citati, si \u00e8 discusso solo del modello \u201csocialdemocratico\u201d \u2013 nei fatti social-liberista \u2013 del reddito senza considerare le pi\u00f9 significative formule proposte dalla \u201csinistra radicale\u201d. A tale prevedibile obiezione si potrebbe facilmente rispondere che nel primo caso abbiamo le forme di sostegno al reddito reali, nel secondo le forme idealistiche e\/o utopiste. Inoltre, tornando alla citazione iniziale occorre sottolineare che le proposte \u201cradicali\u201d tendono a radicalizzare, da un punto di vista meramente quantitativo, una misura economica teorizzata proprio dai ma\u00eetre \u00e0 penser del pensiero neoliberista, in primo luogo il suo massimo esponente dal punto di vista economico: Milton Friedman e il maggiore ideologo Friedrich von Hayek.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In effetti, tanto i neoliberisti quanto i sostenitori di \u201csinistra\u201d del reddito partono dagli stessi presupposti ideologici borghesi, antitetici al marxismo. In primo luogo partono dal presupposto che la legge del valore teorizzata da Marx, sviluppando l\u2019economia classica, non sia pi\u00f9 valida. Vendendo meno questa, viene meno sostanzialmente l\u2019intero ragionamento della marxista critica dell\u2019economia politica, visto che senza valore non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 neanche il plusvalore e, dunque, lo sfruttamento. Proprio per questo non si ragiona marxianamente in termini di salario, ma come fanno gli economisti neoclassici borghesi in termini di reddito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Inoltre i \u201credditisti\u201d tendono a considerare come un dato di fatto irreversibile la precarizzazione del lavoro e, quindi, facendo di necessit\u00e0 virt\u00f9 considerano positivamente la stessa flessibilit\u00e0 imposta alla forza-lavoro. Allo stesso modo tendono a considerare residuale quello che si ostinano a definire, seguendo ancora l\u2019ideologia borghese, lo Stato sociale \u2013 che in realt\u00e0 non \u00e8 altro che la componente indiretta del salario \u2013 ma considerano tale perdita se non positiva quantomeno necessaria, visto che da esso sono sempre pi\u00f9 esclusi i \u201cnuovi lavoratori\u201d, che rappresenterebbero il futuro \u2013 anche in funzione antagonista \u2013 del mondo del lavoro. Infine, alle prospettive universaliste, proprie di tutta la tradizione di pensiero progressista, contrappongono \u2013 non a caso insieme ai massimi esponenti del neoliberismo \u2013 le teorie ultra individualiste. Per cui al posto dei diritti universali conquistati dopo decenni di sanguinosi conflitti dai lavoratori, in nome del principio di eguaglianza e fraternit\u00e0, avremo un reddito dato a ogni individuo, o peggio a ogni cittadino \u2013d escludendo cos\u00ec buona parte dei lavoratori extracomunitari \u2013 con il quale ognuno sar\u00e0 libero di fare (o comprare) ci\u00f2 che vuole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dunque una parte del salario \u2013 che in Marx \u00e8 una categoria di per s\u00e9 sociale \u2013 la componente indiretta, andrebbe suddivisa in parti uguali fra tutti i cittadini, compresi quindi i borghesi. In questa forma cos\u00ec radicale, tale soluzione non \u00e8 supportata nemmeno dai pi\u00f9 sfrenati ultra-liberisti, perch\u00e9 significherebbe redistribuire una parte del salario sociale, che gi\u00e0 \u00e8 appena sufficiente alla riproduzione della forza-lavoro nel suo complesso, alla borghesia o al sottoproletariato, rendendo alle lunghe impossibile la sopravvivenza dei lavoratori salariati e, di conseguenza, dell\u2019intera societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Abbiamo infine la posizione di chi, in modo decisamente pi\u00f9 radicale, sostiene che le risorse per il reddito dovranno essere prese dai profitti e dalle rendite. Il che richiederebbe necessariamente un aspro conflitto sociale, che per avere speranze di successo necessiterebbe ben altri rapporti di forza. Si tratta a questo punto di capire se sia funzionale investire le limitare energie della sinistra di classe per costruire rapporti di forza e una successivo lungo e duro conflitto sociale per una misura che, se fosse realizzabile, renderebbe meno ingiusto il modo di produzione capitalistico fondato sullo sfruttamento del lavoro salariato e sulla costituzione di un esercito di disoccupati e sottoccupati necessari a mantenere basso il prezzo della forza-lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oppure, viene da chiedersi, se non sarebbe pi\u00f9 razionale impiegare le limitate forze di cui si dispone \u2013 abbandonando le sirene dell\u2019ideologia borghese e agendo invece sulla base di una visione del mondo marxista e comunista \u2013 per ridurre l\u2019orario di lavoro a parit\u00e0 di salario e di ritmi. Del resto, mentre il primo obiettivo resta comunque nel migliore dei casi un\u2019utopia, nel peggiore una distopia, tutto lo sviluppo a favore del proletariato moderno del conflitto fra capitale e forza lavoro ha portato alla progressiva riduzione della giornata lavorativa. Anche perch\u00e9 la prospettiva del lavorare meno, lavorare tutti \u2013 a parit\u00e0 di salario e ritmi \u2013 \u00e8 una parola d\u2019ordine che certamente favorisce la ricomposizione e l\u2019unit\u00e0 d\u2019azione di tutti i subalterni, certamente in misura maggiore della parola d\u2019ordine di un reddito pi\u00f9 o meno garantito.<\/p>\n<p>Note<br \/>\n[1] Le citazioni di Lenin sono tratte dal Che fare?, Einaudi, Torino 1971, pp. 48-49.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong> <a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/lavoro-e-sindacato\/12552-renato-caputo-riduzione-orario-di-lavoro-e-o-reddito-di-cittadinanza.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/lavoro-e-sindacato\/12552-renato-caputo-riduzione-orario-di-lavoro-e-o-reddito-di-cittadinanza.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRAINRETE (Renato Caputo) &nbsp; Come ha osservato a ragione Lenin: \u201cdal momento che non si pu\u00f2 parlare di una ideologia indipendente elaborata dalle stesse masse operaie nel corso stesso del loro movimento, la questione si pu\u00f2 porre solamente cos\u00ec: o ideologia borghese o ideologia socialista. 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