{"id":43101,"date":"2018-06-16T09:30:08","date_gmt":"2018-06-16T07:30:08","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43101"},"modified":"2018-06-16T08:28:08","modified_gmt":"2018-06-16T06:28:08","slug":"bozza-di-parole-per-dirlo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43101","title":{"rendered":"Bozza di parole per dirlo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di ALESSANDRO GILIOLI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Capire quello che \u00e8 successo e sta succedendo in Italia \u00e8 complesso ma non \u00e8 complicato. Intendo dire: la situazione in cui ci troviamo \u00e8 frutto di molte concause, ma non \u00e8 poi difficile provare a vedere quali sono e come si sono intrecciate. Tra l&#8217;altro alcune di esse sono comuni ad altri Paesi dell&#8217;Occidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Proviamo quindi a dipanare la matassa attraverso alcune parole (s\u00ec, lo so che ne mancano molte altre: questa \u00e8 solo una bozza, un&#8217;ossatura assai parziale a cui aggiungere se volete le vostre, di parole) .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Paura.<br \/>\nLa prima parola \u00e8 questa e mi scuso della scarsa originalit\u00e0. I mutamenti veloci degli ultimi anni &#8211; tecnologici e quindi economici, strutturali e quindi sociali &#8211; hanno generato paura. Paura per il proprio presente e per il proprio futuro. Paura di perdere quel relativo benessere, quella relativa sicurezza e quel relativo welfare che avevano costituito le fondamenta del nostro vivere insieme per pi\u00f9 di mezzo secolo. Paura che da un po&#8217; le cose stiano andando sempre verso il peggio e ancora peggio andranno. Paura di perdere quello che si era conquistato, spesso con fatica. Paura per la propria vecchiaia e per i propri figli. Paura per l&#8217;incertezza, cio\u00e8 il sentirsi dispersi e abbandonati in mezzo alle onde, alle correnti che arrivano da chiss\u00e0 dove e che non si riescono pi\u00f9 a governare. Non sapere nemmeno pi\u00f9 chi si \u00e8, trascinati qua e l\u00e0 da questi marosi. Quindi perdita di identit\u00e0 e disperato tentativo di ritrovarla da qualche parte. Infine, la sensazione altrettanto paurosa che non ci sia pi\u00f9 un rapporto tra il proprio impegno (i propri sforzi, i propri studi, il proprio lavoro) e gli effetti, i risultati per noi. La paura crea rabbia reciproca e un gigantesco &#8220;si salvi chi pu\u00f2&#8221;: tra individui, tra categorie, tra Stati. E in condizione di paura, il penultimo attacca l&#8217;ultimo, sempre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cecit\u00e0.<br \/>\nCio\u00e8 la cecit\u00e0 di chi, in politica, questo processo non lo ha visto, nonostante non mancassero le menti lucide che li mettessero in guardia, da Bauman gi\u00f9 gi\u00f9 fino ai Social forum d&#8217;inizio millennio. Invece no: i decisori politici, in Europa come negli Stati Uniti, hanno continuato a pensare alla globalizzazione come a un processo a somma positiva pi\u00f9 o meno per tutti, anche sul breve: i lavori perduti sarebbero stati sostituti rapidamente da quelli nuovi (pi\u00f9 divertenti e creativi, magari anche in grado di produrre pi\u00f9 fatturati e quindi meglio pagati), il modello fisso del &#8216;900 &#8211; &#8220;blue collar &#8221; o &#8220;white collar&#8221; &#8211; avrebbe lasciato spazio a una cangiante e vivace societ\u00e0 dell&#8217;accesso e della felice trasmigrazione da un impiego all&#8217;altro. Mai errore fu pi\u00f9 grossolano: i grandi cambiamenti sono per antonomasia crisi e le crisi fanno le loro vittime. Se queste diventano troppe, crolla tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Potere.<br \/>\nTra gli effetti collaterali della globalizzazione c&#8217;\u00e8 stata anche la separazione tra democrazia e potere. Siamo stati convinti per tutto il &#8216;900 che le democrazie esercitassero il potere. A un certo punto non ha pi\u00f9 funzionato cos\u00ec, o ha funzionato cos\u00ec sempre meno. Ogni democrazia ha iniziato a dipendere sempre di pi\u00f9 da motori esterni: i mercati, i creditori, gli speculatori, le fonti energetiche, le materie prime, le cessioni di sovranit\u00e0 &#8220;dal pi\u00f9 piccolo al pi\u00f9 grande&#8221;, inevitabili in un mondo fattosi quartiere. Quando si vede che le democrazie sono troppo deboli per contrastare queste forze, viene automatica la tentazione di affidarsi a un leader muscolare, a un capo carismatico: si pensa che questo avr\u00e0 la voce abbastanza grossa per riuscire laddove la democrazia non riesce pi\u00f9, cio\u00e8 a proteggere i miei interessi dai flutti e dai marosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ricchi.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 una fetta minoritaria di persone, in Occidente, che da tutto quanto sopra non ha avuto svantaggi ma cospicui vantaggi. Sono quelli che erano gi\u00e0 nel 2-3 per cento di popolazione pi\u00f9 ricca ma anche quelli che, provenienti dal ceto medio, non sono stati ingoiati verso il basso come la gran parte dei loro pari ma sono invece entrati a far parte dei &#8220;new luckies&#8221;. Spesso con ottimi rapporti (anche lobbistici) con le sedi del potere economico e politico, questi signori non hanno mosso un dito per governare diversamente i processi di cui sopra, anzi. Quindi hanno contribuito, come complici, all&#8217;esplosione in corso. Loro, come i loro referenti politici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Semplificazione.<br \/>\nQuanto pi\u00f9 la realt\u00e0 diventa complessa, quanto maggiore \u00e8 la pulsione verso la semplificazione. Questa \u00e8 una reazione normale. &#8220;Non stiamo l\u00ec a fare tanti discorsi&#8221;, &#8220;la verit\u00e0 e che&#8230;&#8221; e cos\u00ec via. La semplificazione trova il suo scivolo naturale nei media vecchi e nuovi: i talk show (dove lo slogan secco ridicolizza il ragionamento) e nei social network, specie Twitter che sembra inventato apposta per banalizzare. La semplificazione estrema mortifica ulteriormente la democrazia, riducendo gli elettori a tifosi in curva, i quali proprio come allo stadio rifiutano il ragionamento, per affidamento fideistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Identit\u00e0.<br \/>\nOltre che con l&#8217;affidamento settario, si cerca di recuperare l&#8217;identit\u00e0 perduta in tempo di naufragio anche in altri modi. La Lega, in Italia, fu la prima a farlo: quando si invent\u00f2 l&#8217;identit\u00e0 padana. Oggi quella costruzione farlocca \u00e8 stata abbandonata a favore di un&#8217;altra che invece almeno ha il merito di esistere, pi\u00f9 o meno, cio\u00e8 l&#8217;identit\u00e0 nazionale e nazionalista. In realt\u00e0 l&#8217;Italia \u00e8 un paese di unificazione politica e linguistica recente quindi di identit\u00e0 fragile. Gli storici insegnano che pi\u00f9 l&#8217;identit\u00e0 \u00e8 fragile, pi\u00f9 questa diventa livorosa se non aggressiva: e non a caso il fascismo e il nazismo sono nati nei due Stati d&#8217;Europa che si erano unificati pi\u00f9 tardi. In pi\u00f9 l&#8217;Italia \u00e8 paese di campanili, di rivalit\u00e0 territoriali, di grandi forbici economiche tra nord e sud, insomma la nostra identit\u00e0 \u00e8 piena di cerotti. Pi\u00f9 sono i cerotti, pi\u00f9 si cerca di sopperire a queste fragilit\u00e0 urlando il proprio nazionalismo (e passando rapidamente dall&#8217;automortficazione all&#8217;autoesaltazione e viceversa). Poi, qui da noi c&#8217;\u00e8 un combinato disposto tra questa questione e quella del punto 1, cio\u00e8 i mutamenti globali recenti: sicch\u00e9 non \u00e8 un caso che ad avere successo, in Italia, siano stati i due capi nazionalisti emersi dopo la prima globalizzazione (1840-Prima Guerra mondiale) e ora, durante la Seconda. Sto parlando, ovviamente, di Mussolini e Salvini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Partiti.<br \/>\nIn tutto questo, poi, c&#8217;\u00e8 la &#8220;politique politicienne&#8221;, quella dei partiti. E anche qui ci sono eventi mondiali che si mescolano a particolarit\u00e0 tutte italiane. Ad esempio: abbiamo avuto il pi\u00f9 grande partito comunista d&#8217;occidente &#8211; che al tempo fagocitava ogni altra sinistra o quasi &#8211; il quale dopo la Caduta del Muro non ha pi\u00f9 trovato una sua ragion d&#8217;essere se non nella emulazione appena pi\u00f9 smussata del suo avversario storico, la destra economica. In assenza di un progetto sociale, ha perso l&#8217;anima e il senso, la ragione d&#8217;essere. (Non con Renzi dunque, ma gi\u00e0 prima. Renzi ha portato a compimento il suicidio -rimandato di due decenni solo grazie al compattamento contro Berlusconi &#8211; promettendo un futuro radioso proprio dentro quei cardini ideologici di &#8220;globalizzazione-competizione-lavoro liquido&#8221; che stavano per essere travolti. In pi\u00f9, Renzi ha creato enormi aspettative, incarnate nel 40 per cento di quattro anni fa, e nulla come le aspettative deluse provocano una reazione di rigetto). Comunque: mentre la sinistra storica andava suicidandosi perdendo la sua ragion d&#8217;essere, \u00e8 nata una forza di protesta e di rifiuto, liquida e postideologica (il M5s) rivelatasi tanto capace di incamerare il disagio sociale quanto poi incapace di incardinarlo in un sistema di pensiero, in una visione di societ\u00e0. E qui si spiega facilmente il suo essere ingoiato ogni giorno di pi\u00f9 da un partito e da un leader che invece sono fortemente ideologici e strutturati, che hanno una precisa (per quanto personalmente io la trovi vomitevole) visione di Paese, che ha radici solidissime. E quando un partito solido incontra un partito il gassoso, il partito gassoso \u00e8 gi\u00e0 morto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto ci\u00f2 porta al fascismo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mah.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Credo che stiamo usando questa parola per somiglianza, per approssimazione, per la naturale tendenza a ricorrere a vocaboli gi\u00e0 noti quando arriva qualcosa che ancora non sappiamo definire bene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Certo \u00e8 per\u00f2 che c&#8217;\u00e8 qualcosa in comune fra Trump, Erdogan, Putin, Salvini, Orb\u00e1n (ma ci metterei anche l&#8217;indiano Modi). Qualcosa in cui si mescolano nazionalismo, autoritarismo, muscolarit\u00e0, sprezzo verso le deboli istituzioni della democrazia, settarismo, manicheismo, identitarismo come corazza e semplificazionismo come valore (quindi anti intellettualismo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Auguri a chiunque, in tutto questo, continua comunque a provare a pensare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong> <a href=\"http:\/\/gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it\/2018\/06\/15\/bozza-di-parole-per-dirlo\/\">http:\/\/gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it\/2018\/06\/15\/bozza-di-parole-per-dirlo\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALESSANDRO GILIOLI &nbsp; Capire quello che \u00e8 successo e sta succedendo in Italia \u00e8 complesso ma non \u00e8 complicato. Intendo dire: la situazione in cui ci troviamo \u00e8 frutto di molte concause, ma non \u00e8 poi difficile provare a vedere quali sono e come si sono intrecciate. 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