{"id":43214,"date":"2018-06-21T08:00:20","date_gmt":"2018-06-21T06:00:20","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43214"},"modified":"2018-06-21T00:27:38","modified_gmt":"2018-06-20T22:27:38","slug":"regole-europee-e-sovranita-fiscale-impressioni-da-berlino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43214","title":{"rendered":"Regole europee e sovranit\u00e0 fiscale: impressioni da Berlino"},"content":{"rendered":"<p><strong>di MICRO MEGA (Sergio Cesaratto)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 7 e 8 giugno ho avuto la fortuna di partecipare a un workshop sulla riforma dell\u2019<a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/eurozona\/\">eurozona<\/a> organizzato da economisti post-keynesiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due presentazioni hanno particolarmente attirato la mia attenzione, non a caso di due studiosi tedeschi vicini all\u2019<em>establishment.<\/em> Essi esprimono la filosofia \u201criformatrice\u201d (sic) dell\u2019attuale governo tedesco. Il resto non mi ha invece impressionato, a parte la buona volont\u00e0 di alcuni economisti tedeschi post-keynesiani (e un battibecco finale di cui dir\u00f2). <span id=\"more-25289\"><\/span>Gli economisti francesi, spagnoli e portoghesi mi sono sembrati molto accondiscendenti nei confronti della situazione attuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo dei due studiosi, l\u2019economista Jeromin Zettelmeyer, \u00e8 uno dei firmatari dell\u2019<em>in\/famous <\/em>documento dei 14 economisti franco-tedeschi (B\u00e9nassy-Qu\u00e9r\u00e9 et al 2018). Per una analisi critica del documento rimando a quanto ho gi\u00e0 scritto in merito su <a href=\"http:\/\/politicaeconomiablog.blogspot.com\/2018\/01\/tragico-ma-non-serio-il-surreale.html\">Il Fatto Quotidiano<\/a> (Cesaratto 2018a). La filosofia di fondo che emerge dal documento \u00e8 la subordinazione di ogni sostegno in caso di crisi del <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/debito-pubblico\/\">debito sovrano<\/a> a una ristrutturazione del medesimo, che comprende in particolare un taglio del debito stesso a sfavore del settore privato. Insomma, ci\u00f2 che si intende rafforzare \u00e8 la disciplina dei mercati sulle politiche fiscali nazionali. L\u2019ispirazione di questa posizione \u00e8 da rintracciarsi nell\u2019altrettanto <em>in\/famous <\/em><em>non-paper<\/em> di Wolfgang Schauble, la risposta tedesca alle proposte di Macron (v. Cesaratto, S. (2018b) <a href=\"http:\/\/www.imprimatureditore.it\/index.php\/2018\/04\/19\/chi-non-rispetta-le-regole\/\">qui<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo era, in verit\u00e0, quanto avevano gi\u00e0 in mente anche gli estensori del Trattato di Maastricht (che in sovrappeso misero anche i noti paletti su deficit e debito). I mercati, tuttavia, abdicarono al ruolo a loro attribuito di sanzionatori della disciplina fiscale. Fino alla <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/crisi\">crisi<\/a>, infatti, essi si attesero razionalmente che nessun paese membro sarebbe stato lasciato fallire, pena la sopravvivenza dell\u2019<a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/euro\/\">euro<\/a>. La sicurezza di un <em>bail-out<\/em> europeo condusse cos\u00ec alla convergenza dei tassi della periferia europea, inclusi quelli italiani, al livello tedesco. L\u2019obiettivo corrente sarebbe dunque quello di demolire questa aspettativa, imponendo la logica del <em>bail-in<\/em>. Questo non potr\u00e0 dunque che portare a una divergenza fra i tassi, ad esempio italiani, rispetto a quelli tedeschi. Tale divergenza si farebbe assai pi\u00f9 marcata proprio nel caso di una crisi di fiducia: gli alti tassi sancirebbero a quel punto l\u2019insostenibilit\u00e0 del debito di quel paese, cos\u00ec costretto al default e alla ristrutturazione del debito. Come questo possa rafforzare l\u2019euro, o invece non affossarlo definitivamente, non \u00e8 dato sapere. Ulteriore elemento di quest\u2019approccio \u00e8 la subordinazione dei limitati aiuti europei al rispetto delle regole fiscali e alle \u201criforme strutturali\u201d. Circa tali aiuti, Berlino li gradisce attualmente nella forma di un fondo di investimento di una manciata di miliardi distribuiti su svariati anni \u2013 piuttosto che nella forma di un fondo di sostegno alla disoccupazione ciclica perorato nel documento dei 14 economisti e sostenuto dalla Francia.<a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/impressioni-da-berlino\/#_ftn1\">[1]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo paper \u00e8 del giurista Christian Calliess (2018). Questi esordisce evidenziando con chiarezza il sistema duale per difendere la stabilit\u00e0 dell\u2019euro adottato a Maastricht, in linea con quanto gi\u00e0 anticipavamo pi\u00f9 sopra:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>un approccio basato sulle regole (e relative sanzioni)<\/li>\n<li>un approccio basato sul mercato (e relative sanzioni)<a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/impressioni-da-berlino\/#_ftn2\">[2]<\/a><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ambedue gli approcci avrebbero fallito nel portare disciplina fiscale. L\u2019idea \u00e8 dunque di combinare il rafforzamento della sanzione di mercato, con quello del controllo diretto delle istituzioni europee sull\u2019applicazione delle regole fiscali da parte dei Paesi. La direzione \u00e8 dunque quella di esautorare i Paesi membri della sovranit\u00e0 fiscale. Nella proposta di Calliess \u2013 che possiamo supporre piuttosto indicativa di ci\u00f2 che si discute in Europa \u2013 questo avverrebbe attraverso il combinato disposto della costituzione di un Ministero del Tesoro dell\u2019euro area (MTE) e della trasformazione del MES (l\u2019attuale fondo europeo salva-Stati) in un Fondo Monetario Europeo (FME) con poteri pi\u00f9 ampi e intrusivi. La prima idea piace forse di pi\u00f9 ai francesi, ed \u00e8 contenuta nelle proposte dei Cinque Presidenti (2015); la seconda piace di pi\u00f9 ai tedeschi. L\u2019MTE sembra alludere a una limitata condivisione dei rischi; il FME a una sostanziale condivisione della sovranit\u00e0 fiscale. I poteri che potrebbero essere attribuiti all\u2019MTE, anche attraverso il FME, appaiono impressionanti (ibid, pp. 3-4); fra questi:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>presiedere il FME<\/li>\n<li>sorvegliare il coordinamento della politica fiscale ed economica, in particolare monitorare e far rispettare il \u201csemestre europeo\u201d [lo scadenzario degli impegni di bilancio dei membri dell\u2019euro area]<\/li>\n<li>negoziare e sostenere i processi di riforma nei Paesi membri attraverso misure amministrative e finanziarie<\/li>\n<li>gestire le crisi dell\u2019euro area e controbilanciare gli shock macroeconomici asimmetrici attraverso una \u201ccapacit\u00e0 fiscale\u201d [risorse di bilancio]<\/li>\n<li>decidere in merito alla chiusura di istituti bancari<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019impiego della \u201ccapacit\u00e0 fiscale\u201d \u00e8 significativamente disegnato in modo che \u201cI trasferimenti netti a ciascun Stato Membro siano vicini allo zero\u201d (ibid, p. 4) \u2013 vale a dire, si contribuisce quando non si ha bisogno e si preleva quando occorre. Ma non solo: l\u2019attivazione di tale capacit\u00e0 fiscale \u00e8 subordinata a un significativo livello di convergenza fiscale \u2013\u00a0 che \u00e8 ancora da definirsi, ma che rende l\u2019idea che si parla di promesse a cui si potr\u00e0 accedere dopo dolorosi aggiustamenti, in particolare per Paesi come l\u2019<a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/italia\/\">Italia<\/a> (aggiustamenti che, sottolineiamo, plausibilmente allontaneranno dalla convergenza medesima).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli enormi poteri combinati di MTE e FME si manifestano in maniera eclatante nel potere che avrebbero nelle procedure di insolvenza che \u201cpreparerebbero e implementerebbero\u201d:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al riguardo, il MTE assieme al FME dovrebbero essere attrezzati con strumenti graduali di intervento nei bilanci nazionali includendo \u2013 come ultima ratio \u2013 la preparazione e l\u2019attuazione dell\u2019insolvenza di uno Stato membro. Lo sviluppo di una procedura di insolvenza non rappresenta solo l\u2019ultima istanza di un debito sovrano eccessivo, ma \u00e8 anche cruciale per la credibilit\u00e0 dell\u2019intero sistema. Nel quadro in un default sovrano istituzionalizzato il FME potrebbe assicurare crediti a tempo nel caso di assenza di sostenibilit\u00e0 del debito al fine di assicurare, nell\u2019interesse della stabilit\u00e0 finanziaria dell\u2019Euro Area come un tutto, una insolvenza strutturata dello Stato membro interessato. (ibid, p. 4)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il paper discute poi della natura istituzionale del MTE, se collocata in un contesto intergovernativo \u2013 la soluzione favorita dalla <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/germania\/\">Germania<\/a> che potrebbe cos\u00ec mantenere il potere di veto \u2013 ovvero nell\u2019ambito della Commissione, pi\u00f9 propensa alla mediazione politica fra le diverse istanze nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La natura inquietante di queste proposte emerge anche nei riguardi del controllo parlamentare sulle nuove istituzioni.\u00a0 Tale controllo potrebbe essere esercitato dai membri del Parlamento Europeo dei soli Paesi dell\u2019euro area, o dai delegati dei parlamenti nazionali, o potrebbe essere costituita una \u201cterza camera\u201d mischiando le due soluzioni. Il problema per l\u2019autore non \u00e8 per\u00f2 quello di assicurare tale controllo, quanto piuttosto quello di limitarlo, ovvero di come impedire che parlamenti nazionali, o eventuali maggioranze nelle istanze parlamentari europee blocchino le decisioni di MTE e FME. Si giunge cos\u00ec a prefigurare meccanismi che limitino tale potere di veto (per esempio che un veto di un singolo parlamento nazionale abbia il consenso di almeno un terzo degli altri parlamenti europei). Di pi\u00f9, il MTE dovrebbe poter interferire nelle leggi di bilancio nazionali al punto di imporre in maniera vincolante ai Paesi che infrangessero i vincoli fiscali un saldo di bilancio di sua scelta e addirittura, nel caso di un Paese che partecipa a un programma di aiuti (MES o FME), decidere l\u2019allocazione stessa delle risorse di bilancio (cio\u00e8 decidere tutto, quanto e come si spende). Del resto, commenta cinicamente il paper, un Paese che partecipa a un programma di salvataggio \u201cha gi\u00e0 perduto la sua autonomia di bilancio\u201d (ibid, p. 11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come conclude il paper, le proposte non sono per \u201cpi\u00f9 Europa\u201d, ma per un funzionamento migliore dell\u2019Europa cos\u00ec com\u2019\u00e8 (dunque basata sulle due regole esposte all\u2019inizio). Come persino una collega italiana che era con me, tiepida critica dell\u2019Europa, \u00e8 sbottata a dire: altre regole, regole su regole \u2013 una Sagrada Familia di regole che non assale i problemi e che anzi, rende l\u2019Europa sempre pi\u00f9 invasiva, odiosa e antidemocratica, e veicolo di crescente <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/disuguaglianza\/\">diseguaglianze<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella discussione della presentazione di Zettelmeyer vi \u00e8 stato un acceso battibecco fra l\u2019ottimo <a href=\"https:\/\/voxeu.org\/article\/cepr-policy-insight-91-no-deal-better-bad-deal\">Peter Bofinger<\/a> \u2013 l\u2019unico keynesiano dei \u201ccinque saggi\u201d consiglieri del governo tedesco in materia economica. Bofinger ha con con forza ribadito la necessit\u00e0 di una mutualizzazione dei debiti e di una politica fiscale europea finalizzata agli investimenti pubblici, criticando l\u2019ingegneria finanziaria del documento dei 14 economisti. Si tratta purtroppo di voci isolate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ah, come ho reagito io? A Calliess ho spiegato che \u00e8 l\u2019impianto monetarista su cui \u00e8 basato l\u2019approccio duale alla stabilit\u00e0 dell\u2019unione monetaria (mercato e regole) che va messo in discussione, e detto che se questa \u00e8 l\u2019Europa, prima salta meglio \u00e8. A Zettelmeyer ho ricordato che se le proposte al governo italiano sono queste, beh si sta scherzando col fuoco. Ci\u00f2 detto, nel paper preparato con Gennaro Zezza abbiamo ripreso la proposta del tutto ragionevole di stabilizzare il rapporto debito\/Pil, obiettivo che se i tassi di interesse sono mantenuti sufficientemente bassi \u00e8 compatibile con una moderata <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/politiche-espansive\/\">espansione fiscale<\/a> (v. la <a href=\"http:\/\/www.letteradeglieconomisti.it\/\">Lettera degli economisti<\/a> del lontano 2010).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sar\u00e0 presto un e-book con una sintesi di tutti gli interventi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Riferimenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">B\u00e9nassy-Qu\u00e9r\u00e9, A.,, M Brunnermeier, M., H Enderlein, H.,\u00a0 E Farhi, E.,\u00a0 M Fratzscher, M.,\u00a0 C Fuest, C., P-O Gourinchas, P-O.,\u00a0 P Martin, P.,\u00a0 J Pisani-Ferry, J.,\u00a0 H Rey, H., I Schnabel, , I., N V\u00e9ron, N., B Weder di Mauro, B., J Zettelmeyer, J. (2018), Reconciling risk sharing with market discipline: A constructive approach to euro area reform, \u00abCEPR Policy Insight\u00bb, n. 91.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cesaratto, S. (2018a), Tragico ma non serio: il surreale documento dei 14 economisti franco-tedeschi <em>, Il Fatto Quotidiano<\/em>, <a href=\"http:\/\/politicaeconomiablog.blogspot.com\/2018\/01\/tragico-ma-non-serio-il-surreale.html\">http:\/\/politicaeconomiablog.blogspot.com\/2018\/01\/tragico-ma-non-serio-il-surreale.html<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cesaratto, S. (2018b), <em>Chi non rispetta le regole? Italia e Germania: le doppie morali dell\u2019euro<\/em>, Imprimatur, Reggio Emilia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Calliess, Christian (2018) Constitutional Reform Options in the Euro Area Contribution to the Workshop on Euro-Reforms: <em>Twin Reforms: EMU Reforms and \u201cStructural Reforms\u201d<\/em> Berlino, 7-8 giugno, mimeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">The Five Presidents\u2019 Report (2015) Completing Europe\u2019s Economic and Monetary Union,\u00a0<a title=\"https:\/\/ec.europa.eu\/commission\/publications\/five-presidents-report-completing-europes-economic-and-monetary-union_en\" href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/commission\/publications\/five-presidents-report-completing-europes-economic-and-monetary-union_en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/ec.europa.eu\/commission\/publicat&#8230;<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/impressioni-da-berlino\/#_ftnref1\">[1]<\/a> Anche questa misura \u00e8 ridicolmente minimale: un contributo dello 0,25% del Pil per ogni punto di PIL perso durante una crisi, da ricavarsi da un fondo a cui tutti i paesi contribuiscono. L\u2019idea \u00e8 che questo \u201crainy day fund\u201d sia creato negli anni buoni, e utilizzato negli anni cattivi. V\u2019\u00e8 qui l\u2019idea della disoccupazione come fattore ciclico e non strutturale \u2013 che \u00e8 invece il vero problema della periferia europea. Inoltre possono accedervi solo i paesi in regola con i parametri fiscali. Ora, non si deve essere geni per intuire che un Paese inguaiato star\u00e0 anche probabilmente violando i parametri. Ma la ragione non \u00e8 di casa in Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/impressioni-da-berlino\/#_ftnref2\">[2]<\/a> \u201cGli Stati membri dell\u2019Eurozona sono sanzionati attraverso i mercati finanziari con pi\u00f9 alti tassi di interesse sui loro titoli pubblici nel caso di un crescente indebitamento governativo\u201d (Calliess, 2018, p. 2, mia traduzione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/?p=25289\">http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/?p=25289<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MICRO MEGA (Sergio Cesaratto) Il 7 e 8 giugno ho avuto la fortuna di partecipare a un workshop sulla riforma dell\u2019eurozona organizzato da economisti post-keynesiani. 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