{"id":43216,"date":"2018-06-22T09:00:50","date_gmt":"2018-06-22T07:00:50","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43216"},"modified":"2018-06-21T00:30:37","modified_gmt":"2018-06-20T22:30:37","slug":"cronaca-sportiva-mondana-o-propaganda-di-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43216","title":{"rendered":"Cronaca sportiva mondana o propaganda di guerra?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di CARLO FORMENTI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inviato a raccontare la cerimonia di apertura e l\u2019incontro inaugurale dei Mondiali 2018 fra Russia e Arabia Saudita, Aldo Cazzullo si \u00e8 piuttosto esibito (vedi \u201cCorriere della Sera\u201d del 15 giugno) in quello che, senza eccessive forzature, si potrebbe classificare come un esempio di propaganda di guerra nell\u2019epoca in cui la guerra si combatte (almeno per il momento) sui media pi\u00f9 che sul campo. <span id=\"more-25323\"><\/span>Per giustificare tale affermazione citer\u00f2 alcuni passaggi significativi dell\u2019articolo in questione. &lt;&lt;Ieri i russi hanno acclamato il loro capo, interrompendolo con un\u2019ovazione nonostante il discorso n\u00e9 breve n\u00e9 brillante&gt;&gt; (notare l\u2019uso del termine capo al posto di presidente e l\u2019allusione al servilismo di un popolo che plaude al duce a prescindere dai contenuti del discorso). &lt;&lt;Gli unici fischi vengono dal settore della stampa&gt;&gt; aggiunge l\u2019autore poche righe sotto (il popolo \u00e8 bue ma a noi giornalisti non la si fa).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Segue la sarcastica descrizione di una tribuna d\u2019onore che &lt;&lt;sembra un vertice di partiti fratelli dell\u2019Unione Sovietica pi\u00f9 che una vetrina del mondo libero&gt;&gt;. A parte la qualifica di &lt;&lt;mondo libero&gt;&gt; (riferita a quelle nazioni occidentali che appoggiano il regime neonazista di Kiev; hanno negato al popolo greco il diritto di decidere democraticamente del proprio destino; dichiarano, con le parole del commissario europeo al bilancio, che &lt;&lt;i mercati insegneranno agli italiani come votare&gt;&gt;; contestano ai cittadini \u201cincompetenti\u201d il diritto di decidere su temi \u201ccomplessi\u201d come la Brexit, il referendum italiano sulle riforme costituzionali, ecc.), l\u2019elenco dei \u201cnemici\u201d totalitari e antidemocratici \u00a0comprende: i leader delle ex repubbliche sovietiche dell\u2019Asia centrale, il &lt;&lt;caudillo rosso&gt;&gt; Maduro, nonch\u00e9 l\u2019ex leader socialdemocratico Schroder (&lt;&lt;ormai un famiglio&gt;&gt;). Quanto al principe ereditario saudita (esponente di un regime liberticida tenuto in piedi dalle potenze occidentali!) \u00e8 l\u00ec &lt;&lt;per concordare con Putin il calo delle estrazioni di petrolio in modo da far ulteriormente aumentare i prezzi&gt;&gt;. E qui si tocca il nervo scoperto: il nemico non si definisce in base all\u2019ideologia (a Davos il presidente cinese \u00e8 stato applaudito come paladino del libero mercato globale) ma allo scontro di interessi (l\u2019affacciarsi della Russia sul teatro mediorientale mette in discussione la secolare egemonia occidentale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel vecchio Corriere &#8211; ai tempi in cui la stampa non era ancora ridotta a volgare coro del pensiero unico neoliberista &#8211; il compito di parlare senza ipocrisie dei conflitti di interesse era affidato al cinismo disincantato degli Ostellino e dei Romano, oggi tocca all\u2019ipocrisia di \u201cfirme\u201d che dissimulano la posta in palio dietro le battute sul folklore: la statua di Lenin accanto ai marchi degli sponsor, Putin che canta (male) qualche nota de la Donna \u00e8 mobile, gli spettatori obbligati a sfilare fra due ali di militari, &lt;&lt;tipo prigionieri di guerra&gt;&gt; (e qui l\u2019ipocrisia si fa eccesso di zelo antirusso: qualsiasi altro Paese, in tempi di paranoia sul rischio attentati, avrebbe schierato migliaia di agenti e soldati per proteggere un simile assembramento di massa, ma se, malgrado tutto, si verificasse un attentato, scatterebbe immediatamente il coro delle denunce sull\u2019inadeguatezza del sistema di sicurezza).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finiamo con l\u2019inno russo: musicalmente \u00e8 meraviglioso ma, a parte le nuove parole, resta quello &lt;&lt;commissionato da Stalin in piena guerra mondiale&gt;&gt;. Insomma, l\u2019accostamento fra Putin e Stalin (come quelli che. in un recente passato, accostarono senza vergogna Saddam Hussein e Milosevic a Hitler per giustificare i bombardamenti \u201cumanitari\u201d su Iraq e Serbia) \u00e8 di rigore. Putin gode del consenso della schiacciante maggioranza del suo popolo? Ci\u00f2 durer\u00e0 solo finch\u00e9 &lt;&lt;la societ\u00e0 civile non si far\u00e0 sentire con maggior forza&gt;&gt;. Quale societ\u00e0 civile? Gli oligarchi? Le infime minoranze filo occidentali?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ha davvero senso parlare di propaganda di guerra? Non si tratta semplicemente di un brutto articolo, macchiato da un eccesso di tendenziosit\u00e0? Purtroppo penso ci sia di peggio e di pi\u00f9. La martellante propaganda antirussa orchestrata dai media occidentali eredita argomenti e stile dalla vecchia propaganda antisovietica per costruire una narrazione che associa vecchia e nuova Russia sotto la categoria del dispotismo e della barbarie orientali; una mistificazione ispirata da una duplice paura: 1) quella per l\u2019ondata populista che, assumendo il ruolo un tempo svolto dal blocco socialista, sfida il dominio delle \u00e9lite finanziarie e delle caste politiche occidentali (sfida sempre pi\u00f9 spesso rappresentata come un rischio di crollo della civilt\u00e0 democratica e di guerra civile); 2) quella di una crisi geopolitica che rischia di sancire la fine della globalizzazione, ridisegnando i rapporti di forza fra Stati Uniti, Europa, Russia, Cina e una serie di potenze regionali (papa Francesco la chiama la terza guerra mondiale strisciante). E quando cominciano a spirare venti di guerra arriva puntuale la propaganda di guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/?p=25323\">http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/?p=25323<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CARLO FORMENTI Inviato a raccontare la cerimonia di apertura e l\u2019incontro inaugurale dei Mondiali 2018 fra Russia e Arabia Saudita, Aldo Cazzullo si \u00e8 piuttosto esibito (vedi \u201cCorriere della Sera\u201d del 15 giugno) in quello che, senza eccessive forzature, si potrebbe classificare come un esempio di propaganda di guerra nell\u2019epoca in cui la guerra si combatte (almeno per il momento) sui media pi\u00f9 che sul campo. 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