{"id":43220,"date":"2018-06-23T08:00:49","date_gmt":"2018-06-23T06:00:49","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43220"},"modified":"2018-06-21T00:38:31","modified_gmt":"2018-06-20T22:38:31","slug":"43220","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43220","title":{"rendered":"Sharing economy. Ed \u00e8 subito lavoretti"},"content":{"rendered":"<p><strong>di RETE MMT<\/strong><\/p>\n<header class=\"entry-header\">\n<div class=\"entry-meta\">\n<div class=\"meta-item comments\"><\/div>\n<\/div>\n<\/header>\n<div class=\"meta-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-vce-lay-a size-vce-lay-a wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.retemmt.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Sharing-economy.-Ed-%C3%A8-subito-lavoretti-810x540.jpg\" sizes=\"(max-width: 810px) 100vw, 810px\" srcset=\"https:\/\/www.retemmt.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Sharing-economy.-Ed-%C3%A8-subito-lavoretti.jpg 810w, https:\/\/www.retemmt.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Sharing-economy.-Ed-%C3%A8-subito-lavoretti-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.retemmt.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Sharing-economy.-Ed-%C3%A8-subito-lavoretti-768x512.jpg 768w\" alt=\"Sharing economy. Ed \u00e8 subito lavoretti\" width=\"810\" height=\"540\" \/><\/div>\n<div class=\"meta-author\">\n<div class=\"meta-author-img\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"avatar avatar-100 wp-user-avatar wp-user-avatar-100 alignnone photo\" src=\"https:\/\/www.retemmt.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/Redazione.png\" alt=\"Redazione\" width=\"100\" height=\"100\" \/><\/div>\n<div class=\"meta-author-wrapped\">di <span class=\"vcard author\"><span class=\"fn\"><a href=\"https:\/\/www.retemmt.it\/autore\/redazione\/\">Redazione<\/a><\/span><\/span><\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se l\u2019avessero chiamata per quel che \u00e8, tutti avrebbero capito da subito le reali conseguenze. Invece hanno scelto il nome <em>sharing economy<\/em>, ovvero <em>economia della condivisione<\/em>, per creare una narrazione all\u2019insegna dello scambio e del rispetto dell\u2019ambiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parliamo di quei lavori creati dalla tecnologia delle piattaforme web in cui i proprietari chiedono una commissione a chi svolge la prestazione. L\u2019esempio pi\u00f9 conosciuto \u00e8 Uber, con il suo slogan <em>\u201cguadagna in base alla tua disponibilit\u00e0\u201d<\/em>, dove propriet\u00e0 e lavoratore condividono in realt\u00e0 solo i rischi d\u2019impresa. E mentre il proprietario della Uber vede aumentare la propria ricchezza, gli autisti sono costretti a dormire negli aeroporti per aggiudicarsi le corse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro <em>\u201cLavoretti \u2013 Cos\u00ec la sharing economy ci rende tutti pi\u00f9 poveri\u201d<\/em> del giornalista Riccardo Staglian\u00f2 descrive cosa si nasconde dietro la <em>sharing economy<\/em>: assenza di tutele, bassi salari, vite in bilico tra bisogni e aspirazioni. Il lato oscuro della tecnologia \u00e8 davanti ai nostri occhi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo intervistato l\u2019autore. Non sono tanti i giornalisti che smascherano la narrazione dei nostri tempi alzando il volume di un dibattito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 corretto parlare di <\/em>gig economy<em> piuttosto che usare l\u2019espressione <\/em>sharing economy<em>?<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab Perch\u00e9 \u201ccondivisione\u201d \u00e8 il termine ricattatorio inventato dalle migliori menti del marketing della Silicon Valley per convincerci della bont\u00e0 del loro nuovo prodotto. Un po\u2019 come negli anni \u201950 i pubblicitari dell\u2019industria cosmetica dicevano <\/em>\u201cnon vendiamo rossetti, ma sogni\u201d<em>, oggi quelli incaricati di rendere desiderabili le piattaforme ci dicono che ci\u00f2 che ci propongono \u00e8 nientemeno che il volto umano del capitalismo, socialmente equo, economicamente efficiente e ambientalmente rispettoso. Peccato che, se possibile, questa versione del capitalismo \u00e8 ancora pi\u00f9 estrattiva di quella dei\u00a0<\/em>robe\u00a0barrons<em>\u00a0dell\u2019inizio del XX secolo. Qui i padroni delle piattaforme spostano sul lavoratore tutti i rischi d\u2019impresa ed estraggono percentuali variabili ma sempre cospicue, dal 15% circa di Airbnb al 25% di Uber, dalla loro prestazione. Il tutto facendoti credere che ti stanno facendo un favore.\u00a0\u00bb<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>La <\/em>gig economy<em> ha peggiorato il lavoro dei soli <\/em>contingent workers<em> o rischia di modificare in peggio anche il lavoro dei lavoratori tradizionali?<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab La <\/em>gig economy<em> esiste solo perch\u00e9 \u00e8 stata partorita dalla pi\u00f9 grave crisi economica dopo la Grande Depressione degli anni Trenta, ovvero la Grande Recessione del 2007-2008. Quegli eventi hanno sdoganato, togliendo loro lo stigma, il bisogno di arrotondare per un numero sempre maggiore di persone. Cos\u00ec come nel 2000, dopo lo \u201csboom\u201d delle <\/em>dot com<em>, la rete aveva aggiornato il suo modello di business facendo produrre il contenuto agli utenti (un esempio per tutti, Facebook), ora non si limitano a monetizzare la nostra vita sociale nella sua dimensione di svago, ma offrono direttamente una soluzione al pensiero dominante di tanta gente: arrivare alla fine del mese. Come? Trasformando alcuni diffusi capitali, l\u2019auto o la casa, in mezzi di produzione intermediati dalle piattaforme. Una spiacevole caratteristica delle societ\u00e0 che gestiscono queste piattaforme, per\u00f2, \u00e8 quella di essere campionesse olimpioniche di elusione fiscale. Se questo modello si diffonder\u00e0, cos\u00ec come tutto lascia credere, mancheranno all\u2019appello sostanziosi pezzi di fiscalit\u00e0. Una situazione, quindi, che dannegger\u00e0 tutti, non solo i protagonisti diretti della <\/em>gig economy<em>.\u00a0\u00bb<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Cosa possono fare le istituzioni per far fronte al fenomeno?<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab Nonostante spesso le piaccia sostenere il contrario, la politica pu\u00f2 fare molto per fronteggiare il fenomeno. Basti vedere quel che \u00e8 successo nelle settimane scorse a Bologna, quando il Comune ha deciso di far sentire la sua voce a proposito e ha licenziato la prima Carta fondamentale dei diritti dei lavoratori digitali nel contesto urbano. Ovviamente un Comune non pu\u00f2 cambiare lo statuto giuridico di un lavoratore, ma pu\u00f2 fare, come ha fatto, del suo meglio per esercitare una <\/em>moral suasion<em> nei confronti delle aziende che usano le strade cittadine come luogo in cui si espletano i loro servizi. Quell\u2019esempio ha fatto scuola ed \u00e8 stato seguito dalla Regione Lazio. Per non dire quanto possano fare i tribunali, i sindacati e, da ultimo, i Governi. Il neo-ministro Luigi Di Maio ha convocato i <\/em>riders<em> e punta a far passare un Decreto di dignit\u00e0 che dovrebbe riscrivere il perimetro del lavoro subordinato facendoci rientrare anche i <\/em>riders<em>. Non penso che sia la soluzione pi\u00f9 giusta (molti <\/em>riders<em> che conosco vogliono solo pi\u00f9 diritti e pi\u00f9 soldi, non necessariamente l\u2019inquadramento da dipendente), ma di certo mette il turbo a una pluriennale assenza del centrosinistra da questa partita.\u00a0\u00bb<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019analisi di Riccardo Staglian\u00f2 pone il lettore davanti all\u2019interrogativo sull\u2019evoluzione (o meglio sull\u2019involuzione) del lavoro. In un\u2019economia in cui i lavoratori sono sostituiti dalla tecnologia e i disoccupati sono messi gli uni contro gli altri, c\u2019\u00e8 ancora spazio per una Repubblica fondata sul lavoro? Inoltre, l\u2019unico rimedio alla disoccupazione \u00e8 rappresentato dal reddito di base, come tanti propongono?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi pensiamo di no. Lo Stato pu\u00f2 creare tutti i posti di lavoro che ritiene funzionali al proprio modello di sviluppo. Lo pu\u00f2 fare direttamente, tramite i <strong>Piani di Lavoro Transitorio\u00a0<\/strong>e il potenziamento dei servizi pubblici, e indirettamente tramite l\u2019aumento del deficit. Pu\u00f2 inoltre regolamentare il ricorso a forme di lavoro precarie tramite la legislazione e pu\u00f2 orientare il tipo di sviluppo tramite la tassazione. Lo Stato \u00e8 il soggetto che pu\u00f2 ridefinire, se vuole, i contorni del mercato del lavoro. I \u201clavoretti\u201d sono la prova di uno Stato che ha abdicato al suo dovere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/www.retemmt.it\/sharing-economy-ed-e-subito-lavoretti\/\">https:\/\/www.retemmt.it\/sharing-economy-ed-e-subito-lavoretti\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di RETE MMT di Redazione Se l\u2019avessero chiamata per quel che \u00e8, tutti avrebbero capito da subito le reali conseguenze. Invece hanno scelto il nome sharing economy, ovvero economia della condivisione, per creare una narrazione all\u2019insegna dello scambio e del rispetto dell\u2019ambiente. Parliamo di quei lavori creati dalla tecnologia delle piattaforme web in cui i proprietari chiedono una commissione a chi svolge la prestazione. 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