{"id":43230,"date":"2018-06-23T08:00:54","date_gmt":"2018-06-23T06:00:54","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43230"},"modified":"2018-06-21T01:26:16","modified_gmt":"2018-06-20T23:26:16","slug":"oltre-lindignazione-per-una-politica-estera-italiana-autonoma-e-progressista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43230","title":{"rendered":"Oltre L\u2019indignazione. Per Una Politica Estera Italiana Autonoma E Progressista"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SENSO COMUNE (Rolando Vitali)<\/strong><\/p>\n<blockquote>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><em>Few men realize that their life, the very essence of their character, their capabilities and their audacities, are only the expression of their belief in the safety of their surroundings<\/em>\u00bb<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Joseph Conrad<\/strong><\/div>\n<\/blockquote>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<blockquote>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><em>La \u201cmancanza di distanza\u201d, semplicemente in quanto tale, costituisce uno dei peccati mortali di ogni uomo politico ed \u00e9 una di quelle qualit\u00e0 che, coltivate presso la nuova generazione dei nostri intellettuali, li condanner\u00e0 all\u2019inettitudine politica. Il problema \u00e9 infatti proprio questo: come si possono far convivere nella stessa anima un\u2019ardente passione e una fredda lungimiranza? La politica si fa con la testa, non con altre parti del corpo o dell\u2019anima. E tuttavia la dedizione a essa, se non deve essere un frivolo gioco intellettuale ma un agire umanamente autentico, pu\u00f2 sorgere ed essere alimentata soltanto dalla passione. Ma quel saldo controllo dell\u2019anima che caratterizza l\u2019uomo politico appassionato e lo distingue dal mero dilettante politico che \u201csi agita in modo sterile\u201d \u00e8 possibile soltanto attraverso l\u2019abitudine alla distanza, in tutti i sensi della parola.<\/em>\u00bb<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><strong> Max Weber<\/strong>, 1919<\/div>\n<\/blockquote>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Quanto avvenuto negli ultimi giorni ha giustamente scandalizzato pi\u00f9 di una persona:<\/strong> il governo italiano, a quanto dice il ministro dell\u2019Interno, ha scelto di forzare la mano con i partner europei per imprimere un cambiamento nelle politiche migratorie continentali e per farlo ha, di fatto, preso in ostaggio una nave piena di persone, impedendole di attraccare sulle nostre coste. Questo braccio di ferro giocato sulla pelle delle persone non \u00e8 accettabile e possiamo essere contenti di aver assistito all\u2019indignazione e alla mobilitazione di un grande numero d\u2019italiani di fronte a tale decisione.\u00a0Ma oltre all\u2019indignazione bisogna prendere anche coscienza di un fatto: che sebbene il metodo e la linea politica di Salvini siano antitetiche rispetto a quelle che molti di noi si auspicano, il problema essenziale non \u00e8 rappresentato da lui, n\u00e9 da gesti spregiudicati come questo, ma da una politica internazionale scellerata e irresponsabile; politica che non inizia con Salvini: anzi, proprio molti di coloro che l\u2019hanno sostenuta e che continuano a rivendicarla, sono gli stessi che ora criticano questa decisione del governo italiano.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Bisogna che ci raccontiamo bene come stanno le cose, se vogliamo cambiarle davvero in senso solidale e lungimirante.<\/strong> E per farlo dobbiamo essere in grado di comprendere chi sono i responsabili maggiori della situazione in cui sono costretti i migranti e quali i meccanismi istituzionali che la rendono possibile.\u00a0Il problema migratorio in Europa viene da lontano e ha ragioni complesse, che andrebbero ricercate innanzitutto nella storia coloniale dell\u2019occidente; ma una data importante per comprendere la situazione attuale \u00e8 certamente quella della sottoscrizione degli accordi di Dublino, che nel 2003 stabilirono come ogni domanda d\u2019asilo presentata nell\u2019Unione Europea dovesse essere esaminata dallo Stato di primo approdo.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">All\u2019epoca della sua sottoscrizione da parte dell\u2019Italia al governo c\u2019era Silvio Berlusconi, <strong>che governava con l\u2019appoggio della Lega Nord: nessuno si sogn\u00f2 di mettere in discussione i termini dell\u2019accordo. Pi\u00f9 di recente \u00e8 noto come in sede europea la stessa Lega non abbia mai preso parte alle 22 sedute del parlamento nelle quali si \u00e8 discussa la proposta di revisione di tale trattato e si \u00e8 astenuta durante il voto al parlamento europeo alla votazione per cancellare la norma concernente il paese di primo arrivo.<\/strong> Stupisce quindi che oggi sbraiti contro tale trattato; soprattutto stupisce che, per porre la questione, si sia scelto il metodo seguito negli ultimi giorni dopo aver disertato le sedi istituzionali deputate per farlo. Forse l\u2019obiettivo della Lega non \u00e8 una svolta nelle politiche migratorie, ma consiste piuttosto in una operazione pubblicitaria cinica e ben orchestrata?<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Il vero e proprio isolamento in cui l\u2019Italia \u00e8 stata lasciata a gestire la crisi migratoria comincia per\u00f2 solo nel 2015:<\/strong> a partire da quell\u2019anno sino ad oggi sono giunte in Italia via mare circa 470mila persone, mentre soltanto 11mila sono state redistribuite negli altri paesi (<a href=\"https:\/\/www.ismu.org\/2018\/02\/richiedenti-asilo-record-nel-2017\/\">Elaborazioni ISMU su dati Ministero dell\u2019Interno e UNHCR<\/a>). \u00c8 vero che il numero di rifugiati resta basso (147mila a Giugno 2017), cos\u00ec come complessivamente resta basso il rapporto tra immigrati e autoctoni (8,3% \u2013 Istat), ma bisogna sapere che il numero di coloro che ottengono lo status di rifugiato rappresenta una minima parte delle persone che migrano nel nostro paese; soprattutto bisogna tenere in considerazione che ciascuna di quelle 470mila persone ha bisogno di assistenza non solo medica, ma anche sociale e di inserimento, indipendentemente dal fatto che acquisisca lo status di rifugiato. In mancanza di un finanziamento adeguato, l\u2019accoglienza di primo arrivo rischia di rappresentare soltanto il primo passo per una perdurante condizione di subalternit\u00e0 e di sfruttamento.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019improvvisa crisi migratoria non \u00e8 stata in ogni caso un episodio casuale, frutto di una congiuntura naturale o epocale inarrestabile, ma anche l\u2019esito di una serie di decisioni <span class=\"_4yxp\">politiche<\/span>:<\/strong> a cominciare dalle operazioni di <span class=\"_4yxp\"><em>regime change<\/em>\u00a0<\/span>portate avanti negli ultimi anni nel bacino mediterraneo, dalla Libia fino alla Siria. La subalternit\u00e0 delle autorit\u00e0 italiane a questa politica \u00e8 esemplificata dalla concessione per l\u2019utilizzo delle basi italiane da parte della coalizione internazionale capitanata da Francia e Inghilterra per abbattere il regime di Gheddafi. Siamo nel marzo 2011 e l\u2019intero parlamento italiano vota con l\u2019appoggio dell\u2019opposizione di \u201csinistra\u201d l\u2019intervento in Libia, dopo che appena un anno prima dall\u2019Italia aveva concluso un accordo con lo stesso Paese. Pressoch\u00e9 nessuno si oppose all\u2019intervento: <a href=\"https:\/\/www.pclavoratori.it\/files\/index.php?obj=NEWS&amp;oid=2067\">persino il Partito Comunista dei Lavoratori si schier\u00f2 con la cosiddetta \u201crivoluzione\u201d in corso in Libia<\/a>. Anche <a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2011-03-20\/napolitano-cedere-paure-evitare-132837.shtml?uuid=Aa9Ca5HD\">il Presidente della repubblica Giorgio Napolitano<\/a> invit\u00f2 tutte le forze politiche a non lasciar calpestare \u00abil risorgimento arabo\u00bb e giustific\u00f2 la partecipazione italiana nella guerra dicendo che \u00abnon siamo entrati in guerra\u00bb, in quanto \u00abla carta delle nazioni unite prevede un capitolo, il settimo, il quale nell\u2019interesse della pace ritiene che siano da autorizzare anche azioni volte, con le forze armate, a reprimere le violazioni della pace\u00bb.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Alla crisi libica si \u00e8 poi aggiunta quella siriana, rispetto alla quale continuano a non essere chiare le responsabilit\u00e0 e in cui \u00e8 difficile assumere una posizione unilaterale<\/strong>: ma quello che si pu\u00f2 dire di sicuro \u00e8 che le forze occidentali non hanno in alcun modo agito per calmierare la destabilizzazione dell\u2019area. Anzi, il sostegno logistico e militare dei governi europei e occidentali \u2013 <a href=\"https:\/\/www.dw.com\/en\/germany-quintuples-arms-sales-to-saudi-arabia-and-egypt\/a-41370500\">dalla Germania<\/a>\u00a0fino agli alleati strategici Stati Uniti\u2013 al regime saudita e il coinvolgimento attivo dello stesso regime su tutti i fronti aperti nella regione \u2013 dalla Siria allo Yemen \u2013 suggerisce un sostegno occidentale, quanto meno indiretto, a quei conflitti.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Il risultato pi\u00f9 tangibile di queste guerre sono stati milioni di persone in fuga e in alcuni casi \u2013 come in Libia \u2013 la disgregazione dell\u2019unit\u00e0 politica dei loro paesi, ormai stretti in una guerra civile priva di ogni prospettiva di risoluzione.<\/strong>\u00a0Ma l\u2019Italia era destinata ad essere lasciata sola nella crisi migratoria che ne \u00e8 seguita? Probabilmente no. Secondo Emma Bonino \u00e8 stato proprio il governo italiano che nel 2014, guidato da Matteo Renzi, ha scelto di scambiare la disponibilit\u00e0 ad accogliere tutti i migranti salvati nel Mediterraneo con la concessione da parte dell\u2019Europa di maggiore flessibilit\u00e0 nei suoi conti pubblici. Forse in conseguenza di ci\u00f2, fatto sta che i partner e le istituzioni europee non hanno mai mostrato alcun tipo di solidariet\u00e0 davanti alla crisi migratoria italiana: anzi, Francia e Austria hanno sospeso Schengen e monitorano le frontiere per non far passare extracomunitari provenienti dall\u2019Italia.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Quello che invece l\u2019Europa ci ha concesso \u00e8 stato di scorporare i 4,7 miliardi circa previsti dal DEF 2018 per la gestione della crisi migratoria dal calcolo del Deficit, <a href=\"https:\/\/www.eunews.it\/2018\/06\/11\/quanto-spende-italia-migranti-unione-europea\/106009\">a fronte di un finanziamento diretto da parte dell\u2019UE di circa 80 milioni<\/a>. In altre parole, pur contribuendo in minima parte alle spese, l\u2019UE ci ha concesso di non calcolare tali spese in caso di eventuali sforamenti. Questi finanziamenti sono in ogni caso insufficienti per fronteggiare adeguatamente l\u2019accoglienza e l\u2019integrazione nel tessuto sociale dei nuovi venuti. Servono risorse maggiori, servono mediatori culturali e ispettori del lavoro, medici, infermieri, insegnanti, motovedette per monitorare le coste ecc. ma \u00e8 evidente come in una situazione di taglio permanente della spesa pubblica, tali risorse siano difficili da trovare.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Le politiche di bilancio dettate dall\u2019Unione Europea si dimostrano ancora una volta un vincolo del tutto incongruente con le necessit\u00e0 del nostro paese, che nell\u2019impoverimento che attraversa, vede la Commissione europea scorporare dal deficit la crescente spesa per i migranti (passata da 1,3 nel 2011 a 4,7 miliardi nel 2018), ma non quella per la sanit\u00e0 o per i servizi sociali, che invece continuano a essere tagliati. In questo modo si sta generando un\u2019assurda competizione tra poveri e poverissimi per racimolare gli ultimi servizi sociali rimasti. Solo nell\u2019uguaglianza e nella solidariet\u00e0 rispetto a tutti gli abitanti del nostro Paese, migranti e autoctoni, pu\u00f2 essere ristabilita l\u2019effettivit\u00e0 dei diritti, ma per farlo \u00e8 necessario un nuovo protagonismo dello Stato, reso nuovamente libero di decidere della propria politica di bilancio. Altrimenti \u00e8 evidente come il crescente impoverimento (passato dall\u201911,1 al 18,7% tra il 2011 e il 2018) combinato con l\u2019afflusso di nuove persone e l\u2019arretramento dello stato sociale, non possa che preparare le condizioni per una bomba sociale pronta ad esplodere.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Allora dobbiamo dirci una cosa con franchezza: che le azioni di Salvini giustamente ci indignino e ci sconvolgano, non deve farci dimenticare che la condizione disumana a cui vengono sottoposti i migranti, l\u2019isolamento dell\u2019Italia e la stessa xenofobia diffusa non sono dovute in primo luogo alla retorica di Salvini, ma ad un assetto internazionale che al multilateralismo preferisce il <span class=\"_4yxp\">regime\u00a0<\/span>change\u00a0ed alla solidariet\u00e0 il ricatto.<\/strong> Per questo \u00e8 l\u2019assetto istituzionale internazionale, e non il ministro dell\u2019Interno di turno \u2013 che sia Minniti o Salvini \u2013 a dover esser messo in discussione nella maniera pi\u00f9 decisa e radicale.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Ma per farlo \u00e8 necessario ripensare a quale funzione svolge in tutto questo l\u2019Unione Europea con le sue regole bilancio e i suoi principi di mobilit\u00e0 di merci, capitali e persone; \u00e8 necessario ristabilire l\u2019autonomia degli Stati nella decisione riguardante le loro politiche di economiche, sottraendo i popoli al costante ricatto dei mercati e alla strada gi\u00e0 segnata delle riforme; non \u00e8 sufficiente mettere in questione la politica dei visti per i paesi africani, ma bisogna anche contestare la presenza francese nell\u2019Africa occidentale e lo strumento coercitivo del Franco Coloniale (CFA), <a href=\"https:\/\/vociglobali.it\/2018\/04\/16\/leredita-piu-costosa-il--%20franco-africano-che-limita-la-liberta\/\">ribadendo il diritto all\u2019autodeterminazione politica ed economica di quei popoli;<\/a>\u00a0non \u00e8 nemmeno sufficiente rivedere gli accordi con la Libia, col Niger con la Turchia, ma \u00e8 necessario aiutare la Libia e gli altri paesi africani e mediorientali a ricostruirsi e a ritornare ad essere capaci di esprimere una politica estera autonoma e democratica, innanzitutto smettendo di interferire nelle loro questioni interne; \u00e8 necessario cambiare il rapporto che societ\u00e0 strategiche per l\u2019Italia come ENI intrattengono in Nigeria \u2013 da cui provengono moltissimi richiedenti asilo negli ultimi anni \u2013 rinazionalizzandole e ricostruendole sul modello inaugurato da Enrico Mattei, <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/cronache\/17_dicembre_20\/eni-tangenti-nigeria-processo-descalzi-0efc47c2-e562-11e7-bb03-a8143f47e27e.shtml\">vale a dire a partire da principi multilaterali di cooperazione e non di sfruttamento e corruzione<\/a>.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Ma soprattutto significa riuscire ad esercitare una politica estera autonoma rispetto alla Nato e alle altre potenze dell\u2019Unione Europea: una politica che pur nella consapevolezza della delicata posizione geopolitica e del carattere di media-potenza regionale dell\u2019Italia, cerchi di impegnarsi in senso pacifico e multilaterale. Per farlo \u00e8 necessario riscoprire la funzione fondamentale degli Stati nella costruzione di un equilibro geopolitico multilaterale e smetterla, una buona volta, di restare aggrappati a immaginari astratti e subalterni allo <span class=\"_4yxp\">status quo <\/span>che vedono negli Stati e nelle nazioni come tali le radici di tutti i mali. Per avere rapporti multilaterali e solidali \u00e8 necessario che vi siano dei soggetti politici collettivi che siano in grado di esercitarli e questi non possono che essere degli Stati nazionali, ai quali deve essere garantita non solo autonomia democratica e politica, ma anche economica dalle ingerenze neocoloniali esercitate dai grossi gruppi energetici e industriali multinazionali.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Ma nemmeno si pu\u00f2 per questo cadere nella tentazione di suggerire ricostruzioni retoriche fumose, sproloquiando di complotti riguardanti la creazione a tavolino di presunti \u201ceserciti industriali di riserva\u201d orditi da Soros o da non meglio identificate cupole finanziarie globali. Bisogna tornare a stabilire principi semplici e trasparenti: il rifiuto della guerra e dell\u2019ingerenza, sintetizzati nel principio generale dell\u2019autodeterminazione dei popoli, rimessi al centro delle nostre scelte di politica estera in un mondo sempre pi\u00f9 multipolare. Questo principio dovrebbe prevalere anche sulla continua esortazione all\u2019intervento umanitario da parte degli organismi internazionali \u2013 a partire dalla NATO \u2013 per una scelta pi\u00f9 oculata dei teatri internazionali in cui intervenire. Ad oggi l\u2019Italia \u00e8 presente in 44 missioni militari internazionali, compresi l\u2019Afghanistan e l\u2019Iraq, per una spesa complessiva di 21 miliardi.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00c8 venuto il momento di mettere in discussione la nostra subalternit\u00e0 e iniziare ad esprimere un indirizzo pi\u00f9 conseguente con i nostri interessi e con quelli della nostra area geopolitica, a partire dal nord-Africa e dal mediterraneo. Il che non significa abolire l\u2019esercito, ma capacit\u00e0 di esprimere autonomia. Altrimenti avremo ancora nuove guerre umanitarie, nuovi profughi, nuovi paesi impoveriti da un ordine internazionale predatorio, che sfrutta gli organismi internazionali per mantenere i popoli in una condizione di perpetua subalternit\u00e0. Il mondo che vogliamo \u00e8 un mondo in cui muoversi e viaggiare sia soltanto un diritto e non pi\u00f9 una necessit\u00e0. La strada \u00e8 lunga, ma \u00e8 venuto il momento di iniziare a pensare seriamente a come mettere in discussione l\u2019ordine internazionale basato sul primato del mercato autoregolantesi e delle istituzioni internazionali: entrambi devono tornare a rispondere alla democrazia dei popoli. Iniziamo aiutandoci a casa nostra.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/penisola\/oltre-lindignazione-per-una-politica-estera-italiana-autonoma-e-progressista\/\">https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/penisola\/oltre-lindignazione-per-una-politica-estera-italiana-autonoma-e-progressista\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (Rolando Vitali) Few men realize that their life, the very essence of their character, their capabilities and their audacities, are only the expression of their belief in the safety of their surroundings\u00bb Joseph Conrad La \u201cmancanza di distanza\u201d, semplicemente in quanto tale, costituisce uno dei peccati mortali di ogni uomo politico ed \u00e9 una di quelle qualit\u00e0 che, coltivate presso la nuova generazione dei nostri intellettuali, li condanner\u00e0 all\u2019inettitudine politica. 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