{"id":43298,"date":"2018-06-23T11:00:49","date_gmt":"2018-06-23T09:00:49","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43298"},"modified":"2018-06-23T07:28:01","modified_gmt":"2018-06-23T05:28:01","slug":"unione-per-il-mediterraneo-perche-nessuno-parla-di-questo-ennesimo-fallimento-dellue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43298","title":{"rendered":"Unione per il Mediterraneo, perch\u00e9 nessuno parla di questo (ennesimo) fallimento dell&#8217;UE?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Carlo Amirante e Dario Catena)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il dibattito sul fenomeno ormai biblico e, secondo un\u2019opinione diffusa, irreversibile dell\u2019esodo dai paesi africani di milioni di persone ignora del tutto le responsabilit\u00e0 gravissime di un\u2019Unione Europea che ha rinunciato a quel progetto politico di cooperazione economica, culturale e politica che ha il nome ormai dimenticato da tutti dell\u2019Unione per il Mediterraneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se ci chiediamo il perch\u00e9 del fallimento di quel processo di Barcellona che sarebbe dovuto sfociare in un\u2019Unione politica ed economica, premessa di una progressiva integrazione paritaria fra le economie e le societ\u00e0 dei paesi del Mediterraneo, la risposta non pu\u00f2 essere altro che la conseguenza dell\u2019inconciliabilit\u00e0 di una soluzione che proponeva di ristabilire la pace nel Mediterraneo, con le politiche internazionali dei singoli stati membri, dirette a consolidare rapporti neocoloniali. Soprattutto, infatti, i maggiori protagonisti europei del processo di globalizzazione, la Germania, il Regno Unito e la Francia, hanno preferito condurre autonomamente politiche spesso aggressive nei confronti di popolazioni non di rado mal governate e, quindi, sfruttate anche dai sistemi politici autoctoni, definiti predatori, perch\u00e9 retti da leader che hanno praticato politiche inadeguate a favorire un reale sviluppo economico, a garantire la salvaguardia d\u2019interi territori, favorire l\u2019occupazione e garantire condizioni di vita accettabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La prevalenza oramai sempre pi\u00f9 evidente della centralit\u00e0 del mercato e della tenuta dell\u2019EURO ha guidato, infatti, la scelta cinica di abbandonare i rapporti fra i paesi delle due sponde del Mediterraneo alle consuete prassi delle politiche neocoloniali, privilegiando le scelte dei paesi meno interessati alla stabilit\u00e0 e alla pace nel Mediterraneo. Germania, Regno Unito, Francia e loro alleati hanno, infatti, preferito optare per quell\u2019allargamento ai paesi dell\u2019Est, funzionale a un\u2019espansione e controllo del mercato europeo, sottraendo cos\u00ec all\u2019influenza economica e politica russa paesi gi\u00e0 membri del COMECON (Consiglio di Mutua Assistenza Economica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Conferenza di Barcellona del 1995 che, con tutti i suoi limiti, aveva gettato le basi di un processo ambizioso, avrebbe dovuto portare alla nascita di un tavolo multilaterale di dialogo e cooperazione fra gli allora 15 paesi membri dell\u2019UE e 12 paesi mediterranei come l\u2019Algeria, Cipro, l\u2019Egitto, Israele, la Giordania, il Libano, Malta, il Marocco, la Siria, la Tunisia, la Turchia e l\u2019Autorit\u00e0 Palestinese. Ma coinvolgendo anche la Lega degli Stati arabi e l\u2019Unione del Maghreb arabo (UMA e successivamente la Mauritania (in qualit\u00e0 di membro dell\u2019UMA).<br \/>\nIn realt\u00e0, delle tre linee previste dagli accordi di Barcellona, e cio\u00e8 il partenariato politico e di sicurezza (che mirava a realizzare uno spazio comune di pace e di stabilit\u00e0), il partenariato economico e finanziario (che intendeva creare una zona di prosperit\u00e0 condivisa) e il partenariato culturale e sociale e umano (che si proponeva di sviluppare le risorse umane e favorire la comprensione fra culture e gli scambi fra societ\u00e0 civile), l\u2019Unione Europea ha privilegiato la prima, che corrispondeva ben pi\u00f9 agli interessi e alle esigenze dei paesi europei piuttosto che favorire lo sviluppo economico e sociale dell\u2019altra sponda del Mediterraneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se a ci\u00f2 si aggiungono gli improvvidi &#8211; se non criminali &#8211; interventi armati che hanno contribuito a destabilizzare l\u2019intera area del Maghreb e del Vicino Oriente, il cui caso pi\u00f9 eclatante \u00e8 quello dell\u2019aggressione alla Libia, con l\u2019intento di abbattere quell\u2019autentica icona dell\u2019unit\u00e0 dei popoli e dei paesi africani rappresentata dal Colonnello Gheddafi, non possiamo dimenticare i falsi entusiasmi per le cosiddette primavere arabe che, com\u2019\u00e8 tristemente noto, si sono tradotte nell\u2019instaurazione di regimi ancora pi\u00f9 autoritari di quelli sconfitti, consegnati nelle mani di capi religiosi o regimi militari o peggio, di nuovi regimi, come nel caso di DAESCH, che assommano i caratteri pi\u00f9 pericolosi e retrogradi di entrambe le esperienze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019attuale esodo ingovernabile di masse sempre pi\u00f9 consistenti di migranti \u2013 fenomeno che, pi\u00f9 in generale, \u00e8 certamente legato comunque ai guasti causati da quel processo di globalizzazione che riduce le societ\u00e0 umane ad agglomerati sempre pi\u00f9 liquidi, nei quali empatia e solidariet\u00e0 sembrano destinate a sparire &#8211; \u00e8 stato decisamente ingigantito dalle scelte egoistiche e violente maturate dai singoli paesi europei, nel silenzio colpevole dell\u2019Unione Europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un fenomeno che ha trasformato le vittime di un processo storico tipicamente capitalistico in invasori che minano alla base la nostra\u2026 \u201cpacifica\u201d convivenza sociale (sic!) e la nostra sicurezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La riduzione del grande e storico problema del Mediterraneo &#8211; da millenni teatro di floridi e pacifici scambi fra popoli e culture nonostante momenti e fasi critiche e conflittuali \u2013 al tema della sicurezza, dei censimenti e dei numeri chiusi, e di veri e propri lager di qua e di l\u00e0 dal mare, \u00e8 sintomo di una totale assenza di lungimiranza, di approccio strategico e visione politica che mostra un totale, ignorante disprezzo per quella storia del Mediterraneo cos\u00ec ben raccontata da Fernand Braudel.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-unione_per_il_mediterraneo_perch_nessuno_parla_di_questo_ennesimo_fallimento_dellue\/82_24430\/\">https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-unione_per_il_mediterraneo_perch_nessuno_parla_di_questo_ennesimo_fallimento_dellue\/82_24430\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Carlo Amirante e Dario Catena) &nbsp; Il dibattito sul fenomeno ormai biblico e, secondo un\u2019opinione diffusa, irreversibile dell\u2019esodo dai paesi africani di milioni di persone ignora del tutto le responsabilit\u00e0 gravissime di un\u2019Unione Europea che ha rinunciato a quel progetto politico di cooperazione economica, culturale e politica che ha il nome ormai dimenticato da tutti dell\u2019Unione per il Mediterraneo. 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