{"id":43312,"date":"2018-06-24T10:00:24","date_gmt":"2018-06-24T08:00:24","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43312"},"modified":"2018-06-24T09:54:38","modified_gmt":"2018-06-24T07:54:38","slug":"il-blocco-di-visegrad-contro-la-ue-spiegato-bene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43312","title":{"rendered":"IL BLOCCO DI VISEGRAD CONTRO LA UE, SPIEGATO BENE"},"content":{"rendered":"<p><strong>di OLTREFRONTIERA (Lucio Tirinnanzi)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La piccola cittadina ungherese di\u00a0Visegrad\u00a0non ha mai avuto cos\u00ec tanta notoriet\u00e0. Nemmeno nel 1991, quando fu scelta dopo il crollo dell\u2019Unione Sovietica quale sede pattizia per rafforzare la cooperazione tra\u00a0Polonia,\u00a0Cecoslovacchia\u00a0e\u00a0Ungheria\u00a0rimaste orfane, come gli altri paesi-satellite, di un sistema politico-economico \u2013 indicato come il\u00a0Patto di Varsavia\u00a0\u2013 che era appena collassato davanti ai loro occhi. Poi arriv\u00f2 il lungo e difficile cammino verso l\u2019Unione Europea, che disegn\u00f2 anche per loro un nuovo orizzonte socio-politico verso cui tendere, quello della\u00a0construenda\u00a0Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se il trattato di Visegrad siglato il 15 febbraio 1991 port\u00f2 apparentemente a una cooperazione tra questi paesi soprattutto in ambito economico, a ci\u00f2 non \u00e8 mai corrisposta una voce unica nel negoziare con Bruxelles le tappe dell\u2019ingresso nell\u2019Unione. Ci\u00f2 \u00e8 apparso in tutta evidenza quando la Cecoslovacchia si divise in due nel 1993: allora, tanto Bratislava quanto Praga, pur rimanendo nella cornice di Visegrad, scelsero l\u2019una un percorso verso la moneta unica e l\u2019altra lo scetticismo (a oggi, tra i paesi Visegrad solo la Slovacchia ha adottato l\u2019euro).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo scetticismo e la diffidenza nei confronti dell\u2019istituzione centrale europea si sono poi consolidate negli anni e hanno contagiato l\u2019intero blocco, sotto la leadership dell\u2019Ungheria oggi incarnata dal suo straripante primo ministro,\u00a0Viktor Orban, eletto dal popolo per ben quattro volte (l\u2019ultima delle quali in maniera plebiscitaria) e ormai player insostituibile di una certa politica che gioca a prendere strumentalmente le distanze da Bruxelles.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma cosa vogliono precisamente Viktor Orban e i\u00a0paesi di Visegrad? Essendo l\u2019Unione Europea un cantiere ancora aperto, negli ultimi anni abbiamo assistito al proliferare di posizioni euroscettiche, sovraniste e a rigidit\u00e0 varie come quelle in tema di immigrazione, giustificate anzitutto dal mancato compimento di una\u00a0Costituzione Europea, dalla carenza di un unico organo decisionale, e dall\u2019assenza di una difesa comunitaria. Queste falle macroscopiche hanno portato a diverse correnti di pensiero politico. Alcune delle quali, come appunto quelle in auge intorno al blocco Visegrad, prediligono apertamente i muri trumpiani alle libert\u00e0 di Schengen e alle quote di redistribuzione dei migranti preferiscono piegare la costituzione nazionale (in Ungheria il parlamento ha appena varato una stretta sulle richieste d\u2019asilo e inserito nella carta il divieto di accogliere i migranti economici).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In ogni caso, il problema non \u00e8 n\u00e9 l\u2019autoritarismo o il\u00a0cripto-fascismo\u00a0di cui \u00e8 accusato il governo di Budapest da parte delle \u00e9lite continentali, che giustamente ne temono l\u2019avanzata. Piuttosto, la questione attiene alla ricerca di un\u2019identit\u00e0 propria che manca alle popolazioni d\u2019Europa, ragion per cui il rifugio nel nazionalismo \u00e8 solo la diretta e inevitabile conseguenza dell\u2019insicurezza, anzi dell\u2019incertezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da qui il tentativo di costruirsi un\u2019immagine forte, in cui il popolo s\u2019identifichi e a cui corrisponda un\u2019organizzazione economica sostenibile. Quest\u2019Europa, nella cui cartina geografica sono inseriti anche i quattro di Visegrad, non sembra per adesso corrispondere alle loro aspettative. Ed ecco che, non certo da soli, tali paesi preferiscono a qualsiasi altro discorso il nazionalismo e scelgono come regola l\u2019autoritarismo. Perch\u00e9, in definitiva, \u00e8 qualcosa che gi\u00e0 conoscono e, ahi noi, appare pi\u00f9 rassicurante dell\u2019incerto processo democratico dell\u2019Unione. E gi\u00e0 le sirene della Russia, che del nazionalismo ha fatto una bandiera e una spinta per il percorso geopolitico che la sta portando a espandersi a ovest e nel Mediterraneo, iniziano a farsi sentire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se, tuttavia, Mosca non attrarr\u00e0 mai davvero a s\u00e9 il blocco di Visegrad, \u00e8 pur vero che resta un\u2019alternativa credibile per molti e soprattutto una leva politica da sbandierare al momento opportuno da parte di quanti \u2013 come ha fatto\u00a0illo tempore\u00a0la\u00a0Turchia\u00a0in relazione ai migranti, quando ha estorto\u00a03 miliardi di euro\u00a0in cambio della chiusura delle frontiere mediorientali \u2013 minacciano l\u2019Europa quando \u00e8 pi\u00f9 debole per ottenere da essa concessioni crescenti, anzich\u00e9 integrarsi nelle logiche di Bruxelles.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In quest\u2019ottica, l\u2019isolamento di Visegrad non \u00e8 davvero tale: piuttosto, dovremmo parlare dell\u2019isolamento di Bruxelles che, non trovando una quadra su materie dirimenti come le sanzioni economiche e le migrazioni (un fenomeno ormai strutturale di questo secolo), cede in assenza di strategie migliori alle pur risibili opposizioni di un piccolo gruppo di paesi e ne subisce il contagio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il problema sta quasi tutto nella leadership. Ma \u00e8 proprio in essa che si trovano gli anticorpi. Prova ne siano la Francia e l\u2019Italia. Nel primo caso\u00a0Marine Le Pen, la pasionaria francese che viene additata come emblema del populismo e del sovranismo \u2013 ma che non si definisce di destra! \u2013 nonostante la\u00a0retorica e l\u2019afflato fascistoide, ha perso clamorosamente la sua battaglia contro il pi\u00f9 europeista dei presidenti francesi, Emmanuel Macron. Segno che non sempre puntare allo sfascio dell\u2019Europa paga.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In altra maniera, lo stesso afflato ha attecchito invece in Italia, dove il ministro dell\u2019Interno si \u00e8 imposto quale vero uomo forte del governo uscito dalle elezioni:\u00a0Matteo Salvini, che nutre stima per l\u2019approccio oltranzista dei paesi di Visegrad e che condivide (a parole) molte delle proposte del premier ungherese Orban, fa un discorso molto simile. Ma, in definitiva, anche il suo \u00e8 un gioco al rialzo, e peraltro il suo atteggiamento di governo duro e puro \u00e8 per adesso sufficientemente diluito dal pi\u00f9 prudente comportamento del Movimento 5 Stelle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In definitiva, tutti coloro i quali oggi minacciano scissioni dall\u2019Europa o leggi nazionali liberticide e\/o in contrasto con i princ\u00ecpi dell\u2019Unione, stanno solo negoziando qualcosa con Bruxelles e applicano molto banalmente il metodo della \u201cvoce grossa\u201d per ottenere dei risultati utili ai propri fini. Cogliendo inoltre l\u2019opportunit\u00e0 di nascondere abilmente ai rispettivi elettorati, la pura verit\u00e0:\u00a0dall\u2019Europa non si pu\u00f2 uscire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">N\u00e9 si pu\u00f2 semplicemente come ha fatto il Regno Unito, perch\u00e9 nessun altro paese europeo all\u2019infuori della monarchia britannica ha la forza, la solidit\u00e0, la struttura mentale e le capacit\u00e0 per sostenere una scelta s\u00ec lecita, ma cos\u00ec radicale e pericolosa che si sta rivelando un \u201cbad deal\u201d per la stessa Inghilterra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dunque, tolta la \u201cvoce grossa\u201d sulla questione dei migranti e allontanate le sirene della Russia, Bruxelles avr\u00e0 poco da temere da parte di questi paesi, e tuttavia gi\u00e0 adesso ha molto da imparare da loro. Perch\u00e9, di certo, hanno rese manifeste le preoccupazioni di milioni di cittadini dell\u2019Unione.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><a href=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/il-blocco-di-visegrad-contro-ue\/\">https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/il-blocco-di-visegrad-contro-ue\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OLTREFRONTIERA (Lucio Tirinnanzi) &nbsp; La piccola cittadina ungherese di\u00a0Visegrad\u00a0non ha mai avuto cos\u00ec tanta notoriet\u00e0. Nemmeno nel 1991, quando fu scelta dopo il crollo dell\u2019Unione Sovietica quale sede pattizia per rafforzare la cooperazione tra\u00a0Polonia,\u00a0Cecoslovacchia\u00a0e\u00a0Ungheria\u00a0rimaste orfane, come gli altri paesi-satellite, di un sistema politico-economico \u2013 indicato come il\u00a0Patto di Varsavia\u00a0\u2013 che era appena collassato davanti ai loro occhi. 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