{"id":43321,"date":"2018-07-03T00:43:01","date_gmt":"2018-07-02T22:43:01","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43321"},"modified":"2018-06-30T23:49:10","modified_gmt":"2018-06-30T21:49:10","slug":"politica-e-sindacato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43321","title":{"rendered":"Politica e sindacato"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">di CARLO GALLI<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Non basta tenere i fermi i principi fondamentali della Carta costituzionale perch\u00e9 si possa dire che non si cambia la sostanza della Costituzione. Questa \u00e8 modificata radicalmente anche se si lascia invariata e intatta la lettera dei principi fondamentali. Il principio fondamentale che \u00abl\u2019Italia \u00e8 una Repubblica democratica fondata sul lavoro\u00bb ha di per s\u00e9 un contenuto decisivo, che \u00e8 precisamente ci\u00f2 di cui stiamo parlando: cio\u00e8 il rapporto fra politica e lavoro. Ma non \u00e8 sufficiente lasciare questo contenuto decisivo scritto cos\u00ec com\u2019\u00e8. Questa affermazione di principio trae il proprio senso sia dalla concreta articolazione dei poteri dello Stato sia dalla reale strutturazione della societ\u00e0 e del sistema produttivo. Ed \u00e8 l\u00ec che \u00e8 cambiato tutto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">\u00abRepubblica fondata sul lavoro\u00bb vuol dire che la Costituzione della Repubblica italiana si fa carico di erigere un\u2019architettura specifica intorno a un principio che distingue la civilt\u00e0 moderna dalle altre forme di civilt\u00e0: il lavoro entra in modo costitutivo dentro la politica \u2212 cosa che, come ha sottolineato tra gli altri Hannah Arendt, non appartiene a buona parte della tradizione dell\u2019Occidente \u2212. La tradizione pensa prevalentemente la politica come qualche cosa di distinto dal lavoro, come due ambiti che non si incontrano \u2212 in modi diversi nella cosiddetta Antichit\u00e0 e nel cosiddetto Medioevo \u2212 e che meno che mai si sovrappongono, e che ancor meno sono la stessa cosa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Nel mondo antico la politica \u00e8 gestita soprattutto \u2212 tranne nel caso dell\u2019autorappresentazione della democrazia ateniese in Pericle \u2212 da coloro che non lavorano. Nel mondo medievale la politica \u00e8 appannaggio o indirettamente degli\u00a0<em>oratores\u00a0<\/em>(la gerarchia della Chiesa) o direttamente dei\u00a0<em>bellatores<\/em>\u00a0(le aristocrazie laiche), ma non dei\u00a0<em>laboratores<\/em>, con l\u2019eccezione dell\u2019autogoverno dei Comuni italiani e delle citt\u00e0 anseatiche, che ha dato un contributo assolutamente decisivo alla civilt\u00e0 occidentale, ma che si trova testimoniato soltanto in alcune aree dell\u2019Europa. In ogni caso, \u00e8 solo in et\u00e0 moderna che si afferma apertamente l\u2019idea che la politica e il lavoro coincidono: cio\u00e8 chi fa la politica sono proprio quelli che lavorano. In Olanda, in Inghilterra, in Francia, nei due secoli cruciali dell\u2019et\u00e0 moderna, il Seicento e il Settecento, si formano le pratiche e le idee adeguate a questa grande trasformazione. E infine anche la nostra Costituzione, tutta moderna, pu\u00f2 apertamente affermare che ci\u00f2 che ci fa stare insieme politicamente non \u00e8 n\u00e9 una generica socievolezza (l\u2019uomo \u00e8 un animale sociale) n\u00e9 \u00e8 legato alla natura (la razza), all\u2019economia (il mercato), alla trascendenza (la religione) o alla storia (la nazione): il fondamento del legame sociale e politico \u00e8 il fatto che lavoriamo. Se per miracolo non fossimo costretti a lavorare, dice la nostra Costituzione, non ci sarebbe politica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">La politica \u00e8 la coesistenza organizzata di quelli che lavorano. Ci\u00f2 ha una triplice valenza. La prima \u00e8 che il lavoro \u00e8 e resta anche un fatto individuale. Si lavora per mangiare, per portare a casa lo stipendio grazie al quale vivono il lavoratore e la sua famiglia. Ma vi \u00e8 un altro principio collegato al lavoro: il lavoro \u00e8 parziale, non \u00e8 immediatamente un principio di uguaglianza. Anzi, \u00e8 attraverso il lavoro che passano le disuguaglianze. \u00c8 lo spazio di differenze potentissime \u2212 soprattutto la differenza di collocazione all\u2019interno del processo produttivo \u2212. Terzo punto: nonostante sia un fattore individuale, nonostante sia un elemento di parzialit\u00e0 e, diciamolo, di conflittualit\u00e0, che potenzialmente divide la societ\u00e0, nondimeno il lavoro \u00e8 anche il fondamento dell\u2019intero, il fondamento della Repubblica tutta quanta. Che non \u00e8 una Repubblica di lavoratori: \u00e8 una Repubblica del lavoro. Voi lo sapete che c\u2019era stato il tentativo comunista di scrivere in Costituzione che l\u2019Italia \u00e8 una \u00abRepubblica dei lavoratori\u00bb: era chiaramente una indicazione di parte, che generava perplessit\u00e0 insuperabili, risolte invece con la mediazione democristiana che ha proposto il testo che ancor oggi resiste.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Da ci\u00f2 deriva che il lavoro ha bisogno di una doppia rappresentanza, sindacale e partitica. L\u2019elemento sindacale \u00e8 quello in cui il lavoro si manifesta nella sua concretezza materiale, nella sua particolarit\u00e0 individuale, territoriale e di classe (o in ogni caso di ambito sociale definito). Anche se in Italia fin da subito il principale sindacato ha scritto nella propria sigla la parola \u00abgenerale\u00bb, tuttavia il sindacato rappresenta il lavoro nella sua dimensione individuale \u2212 cio\u00e8 il sindacato \u00e8 un\u2019istituzione a cui si rivolgono i singoli lavoratori a presentare dei problemi \u2212 e nella sua dimensione di parzialit\u00e0 anche aspramente conflittuale, perch\u00e9 il sindacato insegna a ciascun iscritto che il problema del lavoratore non \u00e8 soltanto individuale, ma \u00e8 anche il problema di quelli che fanno la stessa cosa che fa lui; cio\u00e8 gli d\u00e0 una disciplina e una carica di conflittualit\u00e0 che dunque esclude l\u2019elemento della generalit\u00e0 politica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">La generalit\u00e0 sindacale significa solo (e non \u00e8 poco) che il sindacato si candida a non essere corporativo, a tenere presenti le ragioni di tutti i lavoratori. Ma a fianco di un sindacato \u00e8 necessario un partito, che \u2212 nella misura in cui \u00e8 il partito dei lavoratori, e dunque \u00e8 un partito di \u00abparte\u00bb \u2212 sia capace di tradurre la parzialit\u00e0 che \u00e8 intrinseca al lavoro concreto in un progetto generale di societ\u00e0. Cio\u00e8 che sia capace di rappresentare il lavoro non nella sua materialit\u00e0 empirica \u2212 a quello ci pensa il sindacato \u2212, ma nella sua idealit\u00e0: nell\u2019idea, cio\u00e8, che il lavoro \u00e8 l\u2019unico titolo di cittadinanza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Ci\u00f2 \u00e8 possibile grazie al fatto che \u2212 e questo \u00e8 ancora pi\u00f9 importante \u2212, oltre al partito, oltre al sindacato, esiste lo Stato, cio\u00e8 il sistema delle istituzioni. Le quali di per s\u00e9 non sono parziali, sono universali e si presentano \u2212 queste s\u00ec \u2212 uguali per tutti. L\u2019idea marxiana che lo Stato sia di parte proprio nel suo essere universale (cio\u00e8 nel trattare in modo uguale i cittadini socialmente diseguali) era vera quando fu elaborata (dai primi anni Quaranta dell\u2019Ottocento): noi oggi dobbiamo credere che lo Stato sia capace (e che lo debba fare, che lo voglia fare) anche di rimuovere attivamente le radici della disuguaglianza per dare concretezza sociale ai diritti astratti e formali secondo l\u2019intuizione di Marshall (<em>Cittadinanza e classe sociale<\/em>) e secondo l\u2019art. 3 della Costituzione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Ma le istituzioni nel loro presentarsi uguali per tutti sono prive di energia politica, come una colonna: che c\u2019\u00e8, serve a tenere in piedi un edificio, ma non ha in s\u00e9 energia. Alle istituzioni l\u2019energia politica \u2212 che \u00e8 necessaria a svolgere il compito dell\u2019uguaglianza attiva, e che \u00e8 sempre un\u2019energia di conflitto, di orientamento, di parzialit\u00e0 \u2212 \u00e8 fornita dai partiti che, quando vincono le elezioni, governano in un certo modo o in un altro. Quindi perch\u00e9 la frase \u00abl\u2019Italia \u00e8 una Repubblica democratica fondata sul lavoro\u00bb abbia un senso sono necessarie alcune evidenze sociali, economiche, politiche, istituzionali: \u00e8 necessario il lavoro, per cominciare; \u00e8 necessario l\u2019individuo interessato, al limite l\u2019individuo che si identifica con il lavoro; \u00e8 necessario il sindacato; \u00e8 necessario il partito; \u00e8 necessario lo Stato, che \u00e8 universale e stabile \u2212 come dice la parola \u2212 e che trae la propria energia dal partito che invece \u00e8 di \u00abparte\u00bb \u2212 come dice la parola \u2212.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Di tutto ci\u00f2 oggi non \u00e8 rimasto nulla, o quasi. Infatti, la Costituzione \u00e8 stata scritta in un\u2019epoca diversa dalla nostra, in un differente orizzonte culturale e civile. \u00c8 stata scritta dentro la \u00abterza rivoluzione\u00bb del Novecento (quella socialdemocratica), e noi invece stiamo abitando la fase terminale (ma non finale) della \u00abquarta rivoluzione\u00bb (quella neoliberista). \u00c8 stata scritta deliberatamente come impianto del primo esempio italiano di Stato democratico-sociale. Fino a quel momento l\u2019Italia aveva conosciuto forme di Stato che non erano n\u00e9 democratiche n\u00e9 sociali: quando erano democratiche non erano sociali (i liberali, anche i pi\u00f9 democratici, non riuscirono a costruire uno Stato capace di includere la societ\u00e0), e quando erano sociali (le politiche sociali del fascismo) non erano democratiche.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Noi oggi non abbiamo il lavoro, perch\u00e9 il capitalismo nei Paesi dell\u2019Occidente sviluppato ha molto meno bisogno di lavoro. Inoltre, non abbiamo il soggetto esistenzialmente interessato al lavoro. Il soggetto, oggi, percepisce il lavoro quasi solo come uno strumento per vivere al di l\u00e0 del lavoro, nella quotidianit\u00e0 del privato. Questa debole identificazione del soggetto singolo col lavoro fa parte \u2212 come l\u2019assenza di lavoro, perch\u00e9 il modello economico ne ha bisogno meno \u2212 della civilt\u00e0 nuova dentro la quale ci troviamo a vivere.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Che cosa sia rimasto dei partiti \u00e8 poi inutile che ve lo dica: \u00e8 rimasto ben poco. Sono diventati comitati elettorali di un capo a livello nazionale, e agglomerati di potere affaristico-amministrativo, ora legale ora illegale, nei territori. Infine, che cosa \u00e8 rimasto dello Stato? Poco. Lo Stato ha devoluto pezzi piuttosto notevoli della propria sovranit\u00e0, dopo quella strategico-militare perduta con la sconfitta della guerra. Ha devoluto anche la sovranit\u00e0 che consiste nella capacit\u00e0 di esercitare la politica economica e, insieme ad essa, la politica monetaria, come se avesse perduto un\u2019altra guerra.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">La politica monetaria non la facciamo pi\u00f9, ci siamo autovincolati allo schema liberale (pi\u00f9 precisamente ordoliberale) che nella nostra storia era stato perseguito soltanto dalla destra di Quintino Sella, di Einaudi e di Vanoni (lo schema del controllo della massa monetaria e dell\u2019intervento dello Stato nell\u2019economia non a scopi propulsivi ma soltanto a scopo di moderazione salariale e di abbattimento delle soglie di intervento pubblico). Come principio fondamentale di politica economica abbiamo quello di non farla, perch\u00e9 ci siamo vincolati, con i Trattati europei, a una matrice intellettuale e pratica (ancora una volta, l\u2019ordoliberismo) che sostiene che il mercato \u00e8 originario e che \u00e8 il migliore produttore e distributore di ricchezza che esista al mondo, e che compito dello Stato \u00e8 potenziarne lo sviluppo, e non metterci direttamente le mani.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Nello specifico italiano, poi, la pubblica amministrazione \u00e8 in condizioni rovinose; il mondo della scuola e dell\u2019Universit\u00e0 \u00e8 deliberatamente trascurato con investimenti che ci mettono all\u2019ultimo posto in Europa insieme alla Grecia; e il mondo produttivo non assorbe i laureati (chi si laurea resta disoccupato almeno tre anni dopo la laurea).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">\u00c8 successo che la \u00abquarta rivoluzione\u00bb, la rivoluzione neoliberista, domina la societ\u00e0 e domina anche le menti. Sull\u2019idea che tutto quello che abbiamo nominato \u2212 sindacato, partito e Stato \u2212 non sia altro che sovrastruttura (come in un marxismo rovesciato) che aliena parassitariamente e burocraticamente la libert\u00e0, la potenza, l\u2019entusiasmo, l\u2019energia che sta in ciascuno di noi, \u00e8 fondato il neoliberismo dal punto di vista soggettivo. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Quando si riesce a far credere a tutti (o a molti) che il sindacato e il partito sono i nemici del lavoratore e del cittadino, e che \u00e8 bella e buona cosa che il singolo entri nel mercato del lavoro fidando baldanzosamente solo in se stesso e nella propria capacit\u00e0 di avere successo, coloro che hanno posizioni dominanti hanno gi\u00e0 vinto in partenza. Nella fase euforica del neoliberismo, dagli anni Ottanta alla Grande crisi, le cose funzionavano appunto cos\u00ec. In quella fase anche la sinistra non solo si era convertita all\u2019idea che la libert\u00e0 individuale stesse nella capacit\u00e0 di proiettare la potenza individuale nella societ\u00e0, ma aveva anche accettato l\u2019idea che lo sviluppo economico, anzi ogni tipo di sviluppo \u2212 da quello economico-materiale alla crescita della ricchezza attraverso le bolle finanziarie \u2212, fosse buono in s\u00e9. In ci\u00f2 rendeva vere le indicazioni quasi profetiche di chi, nella cultura del primo Novecento, sosteneva che liberali e comunisti fossero la stessa cosa, e stessero soltanto facendo a gara a chi interpreta meglio la stessa ideologia del progresso e dello sviluppo tecnico-industriale (la elettrificazione del mondo). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Quando la partita \u00e8 stata decisamente vinta dai liberali, dalle liberaldemocrazie, dal capitalismo, a una gran parte della sinistra \u00e8 stato facile arrendersi all\u2019evidenza e aderire al partito dei vincitori, proponendo qualche piccola variante \u201csociale\u201d al loro modello di sviluppo. E il pensiero critico si \u00e8 rifugiato nel pensiero della decrescita, che non \u00e8 un pensiero di sinistra. Mai e poi mai Marx avrebbe scommesso sulla decrescita: tutta la storia della sinistra \u00e8 scritta alla luce dell\u2019idea che la crescita produce le condizioni per la liberazione dei lavoratori (condizioni che la politica deve cogliere e realizzare).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Oggi, le idee della destra economica che hanno vinto negli anni Settanta sono pesantemente in crisi, ma restano prive di alternative credibili. Resta centrale, dopo tutto, la circostanza che la globalizzazione ha distrutto nei Paesi di antica industrializzazione i risultati delle lotte sociali di un secolo (non si enfatizzer\u00e0 mai abbastanza che dal nostro punto di vista \u00e8 l\u2019esistenza di qualche centinaio di milioni di operai asiatici capaci di essere \u00abl\u2019esercito industriale di riserva\u00bb, fuori dal perimetro delle socialdemocrazie europee, che ha consentito l\u2019abbattimento dei livelli di tutela del lavoro occidentale). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Oggi, nonostante i cattivi risultati del neoliberismo in generale e di quella specifica variante del neoliberismo che \u00e8 l\u2019ordoliberalismo (ovvero l\u2019idea tedesca di capitalismo che abbiamo accettato e sottoscritto nei trattati istitutivi della Ue, dove sta scritto che l\u2019Europa vuole essere \u00abun\u2019economia sociale di mercato altamente competitiva\u00bb, che oggi implica salari relativamente bassi, concentrazione spasmodica sulle esportazioni, Stato impegnato a mantenere la stabilit\u00e0 della massa monetaria, quando vuole, sempre fatto salvo l\u2019interesse nazionale germanico), in questo contesto di bassissima crescita, di disuguaglianze crescenti, di svalutazione del lavoro, di trasformazione radicale della democrazia, perch\u00e9 la sinistra non ha lo spazio politico che dovrebbe avere?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Perch\u00e9 \u00e8 rimasta, io credo, nella testa degli italiani, della sinistra soltanto l\u2019immagine terminale, cio\u00e8 quella dei diadochi che si sono spartiti l\u2019Impero di Alessandro con guerre intestine e odi funesti. Fuor di metafora: la generazione di dirigenti nazionali che ha gestito la sinistra dopo Berlinguer ha lasciato di s\u00e9 un ricordo incancellabile negli italiani, e non \u00e8 un buon ricordo. Dal rifiuto popolare di questo o di quel dirigente il passaggio al rifiuto della stessa parola \u00absinistra\u00bb \u00e8 stato inevitabile, proprio perch\u00e9 dentro quella parola nessuno mai si \u00e8 sforzato di mettere un programma di sinistra, ma, oltre alle sorti personali di alcuni dirigenti, solo politiche non certo di sinistra (fino al capolavoro di chi oggi detiene l\u2019egemonia \u2212 poich\u00e9 controlla di fatto quasi tutti i mezzi di informazione \u2212 che presenta come di sinistra l\u2019abolizione dell\u2019articolo 18).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">\u00c8 chiaro che se \u00absinistra\u00bb \u00e8 proporre una lettura abborracciata, affrettata, patetica, dei testi della gerarchia cattolica (ignorando che la polemica anticapitalistica e antitecnologica \u00e8 una costante del magistero della Chiesa, e che, anche se oggi \u00e8 presentata in modo pi\u00f9 accattivante, ha un fondamento teologico e dogmatico non certo di sinistra), non si va molto lontano. Ed \u00e8 chiaro anche che se \u00absinistra\u00bb \u00e8 rivendicare la fedelt\u00e0 alla<em>\u00a0ditta<\/em>\u00a0\u2212 chiunque non sia emiliano non capisce l\u2019intreccio di potere economico, amministrativo a guida partitica che in questa parola si compendia, e che \u00e8 stato realizzato nella nostra regione e non altrove \u2212, ovvero se \u00e8 proporre il modello emiliano a tutta Italia, ci\u00f2 \u00e8 precisamente l\u2019ipotesi che \u00e8 stata sconfitta nel febbraio del 2013.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Allora, se non \u00e8 proporre il pensiero critico del pontefice, e se non \u00e8 proporre il modello emiliano, che cosa \u00e8 sinistra? I cittadini non lo sanno, perch\u00e9 \u00e8 stato loro detto che sinistra \u00e8 sinonimo di totalitarismo, oppure che consiste nel riformare il Paese in sintonia con le esigenze del neoliberismo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Il sindacato pu\u00f2 essere un elemento di questa mancata risposta oppure un elemento positivo della risposta. Ovvero, pu\u00f2 essere ci\u00f2 che l\u2019attuale forma politica gli chiede di essere: un sindacato di fabbrica, un sindacato dalla rivendicazione all\u2019interno delle compatibilit\u00e0 del sistema, che accetta la gerarchia dei problemi posta in essere dall\u2019attuale configurazione dei poteri. Questa gerarchia dei problemi non vede al primo posto l\u2019occupazione; e non vede al primo posto la trasformazione del lavoro da mezzo di sussistenza a dimensione in cui si realizza il soggetto. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Al primo posto c\u2019\u00e8 semmai la stabilit\u00e0, la disciplina fiscale; al secondo posto la ripresa economica; solo al terzo posto c\u2019\u00e8 la nuova occupazione \u2212 che in ogni caso deve essere meno tutelata che in passato \u2212. Questa \u00e8 la gerarchia imposta del potere. Perch\u00e9 ci sia \u00absinistra\u00bb \u00e8 necessaria una gerarchia alternativa: farla finita con il dogma della stabilit\u00e0 della massa monetaria e della disciplina fiscale; con l\u2019assenza di politica economica; con la flessibilit\u00e0 del lavoro, con la sottrazione di diritti al lavoro, con la marginalit\u00e0 del lavoro. Ebbene, \u00absinistra\u00bb \u00e8 dire queste cose, e non dirle perch\u00e9 ci sono dei \u00abproblemi\u00bb da risolvere ma perch\u00e9 si \u00e8 padroni di un\u2019analisi della societ\u00e0 che dietro i problemi vede \u00abquestioni\u00bb, contraddizioni, e che, soprattutto, vede la societ\u00e0 come un campo di conflitto. Un conflitto in cui c\u2019\u00e8 chi ha vinto e ha messo le basi perch\u00e9 la sua vittoria non venga mai pi\u00f9 messa in discussione. E in effetti questa vittoria del capitale \u00e8 stata blindata dal quarto comma dell\u2019articolo 81 della Costituzione. Oggi tutto il processo legislativo culmina nel parere dato dalla Commissione VI (Bilancio), che deve garantire che un certo provvedimento non osta non tanto l\u2019articolo 1 comma 1 della Costituzione, o l\u2019art. 3, ma il comma 4 dell\u2019articolo 81.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Sinistra \u00e8 dire queste cose, e poi \u2212 potendo \u2212 farle. \u00c8 ridare la sovranit\u00e0 al popolo, e non al capitale e al mercato; \u00e8 ridare centralit\u00e0 al lavoro; \u00e8 ridare parzialit\u00e0 al lavoro. Ma tutto ci\u00f2 si pu\u00f2 dire e fare soltanto se si hanno gli occhi per vedere, cio\u00e8 se si \u00e8 fuori dall\u2019ideologia dominante.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">In questo contesto, che cosa pu\u00f2 fare il sindacato? Essere generale e parziale al contempo, e non lasciarsi imporre nulla di ci\u00f2 che avete sentito, e anzi rispondere colpo su colpo, parola su parola. Per fare ci\u00f2 \u00e8 decisivo che il sindacato sia capace di elaborare cultura e di praticare formazione: non pu\u00f2 essere solo un centro sociale, o di servizio, e neppure uno sfogatoio per lavoratori. Se non sar\u00e0 produttore ed elaboratore di una cultura politica, sociale ed economica alternativa perder\u00e0 la battaglia. Ancora pi\u00f9 radicalmente, se non sar\u00e0 capace di capire che c\u2019\u00e8 in corso una battaglia, la perder\u00e0; mentre la sua prima vera vittoria sar\u00e0 la sua rinnovata consapevolezza, culturale e politica, che \u00e8 in corso una guerra sociale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\"><em>Relazione tenuta a Bologna l\u201911 gennaio 2016 al convegno\u00a0<\/em>Cultura, lavoro, sindacato<em>, organizzato dalla CGIL \u2212 Emilia-Romagna e da Editrice Socialmente, in collaborazione con la Fondazione Gramsci Emilia-Romagna.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\"><em>fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/ragionipolitiche.wordpress.com\">https:\/\/ragionipolitiche.wordpress.com, <\/a>24.2.2016<\/em><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CARLO GALLI &nbsp; Non basta tenere i fermi i principi fondamentali della Carta costituzionale perch\u00e9 si possa dire che non si cambia la sostanza della Costituzione. Questa \u00e8 modificata radicalmente anche se si lascia invariata e intatta la lettera dei principi fondamentali. Il principio fondamentale che \u00abl\u2019Italia \u00e8 una Repubblica democratica fondata sul lavoro\u00bb ha di per s\u00e9 un contenuto decisivo, che \u00e8 precisamente ci\u00f2 di cui stiamo parlando: cio\u00e8 il rapporto fra politica&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":43440,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[14,6],"tags":[174,6144,1556,1958,828,127,488],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/carlo-galli.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-bgJ","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43321"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=43321"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43321\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":43543,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43321\/revisions\/43543"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/43440"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=43321"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=43321"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=43321"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}