{"id":43459,"date":"2018-07-01T09:00:49","date_gmt":"2018-07-01T07:00:49","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43459"},"modified":"2018-06-27T22:14:25","modified_gmt":"2018-06-27T20:14:25","slug":"un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dellignoranza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43459","title":{"rendered":"Un moderno panopticon: Internet e la societ\u00e0 dell\u2019ignoranza"},"content":{"rendered":"<p><strong>di MICRO MEGA (Elena Giorza)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L. Magnani<\/strong><strong>, <em>Conoscenza come dovere. Moralit\u00e0 distribuita in un mondo tecnologico<\/em>, Associated International Academic Publishers, Pavia 2005.<\/strong><br \/>\n<strong>N. N. Taleb<\/strong><strong>,<em> Il Cigno nero. Come l\u2019improbabile governa la nostra vita<\/em>, Il Saggiatore, Milano 2007.<\/strong><\/p>\n<blockquote>\n<div style=\"text-align: justify;\" align=\"right\">Il soggetto della libert\u00e0 e quello della sottomissione si sono invertiti;<br \/>\nle cose sono libere, ed \u00e8 l&#8217;uomo a non esserlo pi\u00f9\u00bb.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" align=\"right\"><em>G\u00fcnther Anders<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftn1\">[1]<\/a><br \/>\n<\/em><br \/>\nLa portata, gli obiettivi e le conseguenze dell&#8217;azione determinati<br \/>\ndalla tecnologia moderna sono cosi nuovi che l&#8217;etica precedente<br \/>\nnon \u00e8 pi\u00f9 in grado di abbracciarli. Oggi, il coro dell&#8217;Antigone sulle<br \/>\nportentose capacit\u00e0 dell&#8217;uomo dovrebbe essere letto in modo differente;<br \/>\ne la sua ammonizione all&#8217;individuo perch\u00e9 rispetti le leggi della terra<br \/>\nnon sarebbe pi\u00f9 sufficiente\u00bb.<br \/>\n<em>Hans Jonas<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftn2\">[2]<\/a><br \/>\n<\/em><\/div>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pervasivit\u00e0 della razionalit\u00e0 scientifica e tecnologica tipica di un mondo iperconnesso come il nostro pone rilevanti conseguenze in termini di effetti maladattativi e fa emergere con urgenza la questione del rapporto tra individui e conoscenza. In particolare, occorre domandarsi se sia la conoscenza a dovere\/potere assumere, attraverso il concetto di \u201ccounteractive cultural niche\u201d, un ruolo di freno nei confronti del dilagare esclusivo e privo di regole della tecnologia, o se, invece, si debba mirare alla costituzione di una \u201csociet\u00e0 dell\u2019ignoranza\u201d in cui il residuo ineliminabile di non conoscenza venga rivalutato positivamente come vera e propria risorsa da coltivare con consapevolezza.<\/p>\n<p><strong>La pervasivit\u00e0 della razionalit\u00e0 scientifica: effetti maladattativi <\/strong><\/p>\n<p>Elemento distintivo della razionalit\u00e0 scientifica \u00e8 la pervasivit\u00e0. Le nicchie cognitive costruite dalla scienza hanno un alto tasso di pervasivit\u00e0, si tratta cio\u00e8 di nicchie ricche dal punto di vista conoscitivo. Le conseguenze positive sono evidenti: si garantisce un esponenziale accrescimento, rispetto al passato, del numero di chances nell\u2019ambito della risoluzione di problemi in svariati settori (basti pensare al campo medico-chirurgico in cui i progressi scientifico-tecnologici consentono un aumento delle possibilit\u00e0 di guarigione e di sopravvivenza).<\/p>\n<p>Ma la pervasivit\u00e0 eco-cognitiva della scienza pone un problema che merita attenzione: gli individui comuni, non possedendo nella maggior parte dei casi conoscenze scientifiche di tipo specialistico, si trovano di fronte un ambiente \u201cdenso\u201d di opportunit\u00e0 e dal punto di vista cognitivo, senza avere gli strumenti conoscitivi necessari per sfruttare le <em>affordances<\/em> della nicchia tecnologica. Il risultato \u00e8 quello ben descritto dal concetto di <em>vergogna prometeica<\/em> di G\u00fcnther Anders<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftn3\">[3]<\/a>: una realt\u00e0 in cui si assiste a una discrepanza e a un dislivello sempre maggiori tra il veloce processo di perfezionamento, in termini di efficacia, funzionalit\u00e0 e riproducibilit\u00e0 (eternit\u00e0 delle macchine), delle creazioni tecnologiche e l\u2019imperfezione e la lentezza delle trasformazioni biologiche dei moderni Prometeo, che nella loro finitezza finiscono per essere preda delle loro stesse creazioni. Le macchine diventano sempre pi\u00f9 intelligenti, autonome e totalizzanti fino a costituire una forma di totalitarismo e gli uomini sempre pi\u00f9 stupidi e <em>antiquati (obsoleti)<\/em>, fino a provare vergogna e soggezione nei confronti delle loro produzioni. Il problema che si pone \u00e8, quindi, dotare gli individui di un sapere che li renda capaci di dedurre intuitivamente come servirsi delle qualit\u00e0 di un determinato campo cognitivo. Nei casi in cui questo tentativo fallisce la nicchia assume un aspetto imponderabile di casualit\u00e0, generando fenomeni maladattativi e conseguenze inattese. Non avere le conoscenze adatte, quindi, significa non solo non essere in grado di cogliere i vantaggi di uno strumento potenzialmente utile, ma anche finire per diventarne \u201cvittima\u201d passiva.<\/p>\n<p>In una realt\u00e0 in cui si assiste a un assoluto predominio della tecnologia che pone nuove sfide e nuove questioni morali, sociali, economiche e politiche, investire nello sviluppo di diversi livelli e forme di conoscenza \u00e8 inderogabile. L\u2019alternativa \u00e8 una societ\u00e0 soggiogata dalle dinamiche oscure e incontrollabili di uno sviluppo scientifico incontrollato e senza freni, non accompagnato da una diffusione del sapere.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che le nuove tecnologie offrono opportunit\u00e0 tali da permettere di affrontare molti problemi in modi prima impensabili, ma allo stesso tempo \u2013 in particolare per il loro grado di complessit\u00e0 e l\u2019ampiezza del loro raggio d\u2019azione \u2013 comportano dei rischi da non sottovalutare. Un concetto della riflessione di Anders che chiarisce la questione \u00e8 quello di \u201csovraliminale\u201d<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftn4\">[4]<\/a>: la tecnica ha permesso agli effetti delle nostre azioni e dei nostri prodotti di avere un\u2019influenza su un piano spaziale e temporale tale da superare il limite della nostra capacit\u00e0 di comprenderli, interiorizzarli ed eventualmente contrastarli (la soluzione proposta da Anders \u00e8 di valorizzare e accrescere la funzione dell\u2019immaginazione, a cui si attribuisce un ruolo centrale anche nell\u2019elaborazione filosofica). Gli esempi in questo senso non mancano: la questione della privacy \u00e8 solo uno dei tanti aspetti da considerare, accanto alle problematiche poste dalle nuove biotecnologie \u2013 che, come sottolineato da Neil Levy<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftn5\">[5]<\/a>, richiedono una riflessione bioetica e neuroetica adeguata per non avere effetti negativi \u2013 dalla globalizzazione, dall&#8217;ecologia e dallo stesso capitalismo, a fronte dei nuovi mezzi di comunicazione.<\/p>\n<p><strong>Il rapporto individuo-conoscenza in un mondo iperconnesso<\/strong><\/p>\n<p>Per comprendere come le innegabili possibilit\u00e0 offerte dalla tecnologia possano trasformarsi in fenomeni maladattativi, si deve riflettere sul rapporto tra individui e conoscenza in un mondo iperconnesso. La convinzione iniziale di ingenuo ottimismo secondo la quale l\u2019introduzione delle nuove tecnologie di per s\u00e9 e senza vincoli esterni avrebbe gettato le basi per la fioritura di una \u201csociet\u00e0 della conoscenza\u201d \u00e8 lentamente tramontata, di fronte all\u2019emergere sempre pi\u00f9 nitido di una \u201csociet\u00e0 dell\u2019ignoranza\u201d. Come ben dimostrato da Antoni Brey<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftn6\">[6]<\/a>, per non cadere in false speranze, occorre distinguere consapevolmente tra il concetto di conoscenza e quello di informazione: Internet ha dato origine a una \u201csociet\u00e0 dell\u2019informazione\u201d \u2013 informazione spesso non verificata e falsa, come si sa bene \u2013 senza portare con s\u00e9 un accrescimento della conoscenza. I mezzi informatici ci permettono di entrare in contatto con un numero infinito di informazioni, ma spesso queste ultime, risultando completamente prive di un contenuto riflettente, finiscono per dare luogo a nuove forme di ignoranza.<\/p>\n<p>Il succedersi continuo e istantaneo di una quantit\u00e0 esponenziale di dati accumulati mostra una realt\u00e0 estremamente mutevole, difficilmente accessibile in termini conoscitivi e fuori dalla nostra portata: le informazioni disponibili sono troppe, molte, oltre che false, del tutto inutili o superflue, e in continua evoluzione. Di conseguenza, chi accetta l\u2019equivalenza riduzionistica tra conoscenza e informazione, dall\u2019impossibilit\u00e0 di stare al passo con l\u2019eccessiva proliferazione di notizie deduce l\u2019impossibilit\u00e0 di accedere alla conoscenza e finisce per assumere acriticamente opinioni basate su clich\u00e9 e senso comune.<\/p>\n<p>Di fronte al morboso e sempre rinnovato bisogno di diffondere notizie su ogni aspetto del reale e non, avere una visione complessiva e complessa del mondo diventa una sfida spesso persa in partenza, se non a costo di un costante impegno e di molto tempo a disposizione. La conseguenza \u00e8 una tendenza sempre pi\u00f9 inevitabile alla iper-specializzazione, a una societ\u00e0 di esperti stipendiati, pagati al solo scopo di sfornare una conoscenza \u201cproduttiva\u201d nel loro specifico campo. In questo modo, non solo il sapere viene suddiviso in aree estranee tra loro e al quadro sociale, ma si crea una distinzione, legata esclusivamente a dinamiche economiche, tra saperi di prima categoria (l\u2019ambito scientifico) e saperi \u201cimproduttivi\u201d di seconda categoria (l\u2019ambito umanistico). Gli effetti sul piano politico sono evidenti e, come affermato da Edgar Morin<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftn7\">[7]<\/a>, aprono a una vera e propria crisi della democrazia: il cittadino finisce per sentirsi deresponsabilizzato dal punto di vista politico, sociale e civile e, una volta portato a termine il suo compito iperspecializzato (legato allo specifico impiego lavorativo), non cogliendo la complessit\u00e0 in cui esso si colloca e in cui dovrebbe trovare il suo senso, si convince di aver esaurito il proprio dovere.<\/p>\n<p>Inoltre va tenuto conto del fatto che ogni mezzo di comunicazione ha propriet\u00e0 specifiche come strumento di accesso ai saperi<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftn8\">[8]<\/a>. Per esempio la televisione, idonea a intrattenere in modo passivo, ha dei limiti nel sostenere argomentazioni razionali e quindi nel diffondere conoscenza in senso stretto. Le dinamiche e i tempi televisivi rendono complesso anche per i pi\u00f9 addestrati riconoscere nell\u2019immediato fallacie logiche e <em>bullshit<\/em>. Anche le diverse forme di comunicazione di rete, che illudono chi ne usufruisce di essere un soggetto attivo e produttivo, al di l\u00e0 delle chances che offrono, non sono realmente capaci di favorire lo sviluppo di un reale sapere e delle nostre capacit\u00e0 cognitive e possono rappresentare una minaccia per la nostra individualit\u00e0 e capacit\u00e0 critica, portando alla proliferazione di \u201canalfabeti funzionali\u201d. I social network incoraggiano le attivit\u00e0 interattive, appagando l&#8217;innata inclinazione di ognuno a mantenere legami con gli altri membri della propria specie. Ma lo fanno in un ambiente artificiale che decontestualizza e distorce i meccanismi naturali di inibizione fino a generare fenomeni di dipendenza e di violenza e pratiche compulsive.<\/p>\n<p>I rischi dell\u2019\u201cignorance society\u201d si muovono non solo lungo una direzione sociale e politica \u2013 si pensi alla disuguaglianza sociale \u2013 ma hanno a che fare anche con la dissoluzione dell&#8217;individualit\u00e0 e della singolarit\u00e0 della persona: essere ignoranti in un momento in cui ci vengono poste sfide cruciali, la cui risoluzione dipende dalle nostre azioni e dalle nostre conoscenze, rappresenta un enorme rischio di regressione.<\/p>\n<p>Il paradosso pi\u00f9 grande e irrisolvibile della nostra societ\u00e0 \u00e8 quello di cercare di eliminare l&#8217;ignoranza attraverso il sistema educativo della societ\u00e0 dell&#8217;ignoranza. Lo status di <em>ignorante<\/em>, nella contemporaneit\u00e0, spogliato dalla sua connotazione essenzialmente negativa (si badi bene alla distanza tra la crassa ignoranza di cui si parla qui e l\u2019ignoranza di stampo socratico, il \u201cso di non sapere\u201d che, invece, apre alla possibilit\u00e0 della conoscenza), viene accettato come normalit\u00e0 e guardato con simpatia: \u00abcaratteristica del nostro tempo \u00e8 che l\u2019anima volgare, consapevole di essere volgare, ha la presunzione di rivendicare il diritto alla volgarit\u00e0 e di imporla ovunque vada\u00bb<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftn9\">[9]<\/a>.<\/p>\n<p><strong>La \u201cConoscenza come dovere\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Di fronte agli effetti maladattativi originati dal carattere pervasivo delle nicchie cognitive della scienza e alle conseguenze sociali, politiche ed economiche della tecnologia, sorge l\u2019urgenza di individuare risposte adeguate ed efficaci. Una soluzione \u00e8 quella delineata dal filosofo della scienza Lorenzo Magnani nel testo <em>Morality in a Technological World: Knowledge as Duty<\/em> tradotto in italiano con il titolo <em>Conoscenza come dovere. Moralit\u00e0 distribuita in un mondo tecnologico. <\/em>La tesi su cui \u00e8 costruita la riflessione di Magnani \u00e8 che sia necessario considerare la conoscenza come un dovere: \u00abNel nostro mondo tecnologico la produzione e l&#8217;applicazione di una conoscenza etica, arricchita e aggiornata rispetto ai problemi e alle situazioni effettive, diviene un dovere non meno che nel caso di altri generi di conoscenza, come per esempio quella \u201cscientifica\u201d\u00bb<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftn10\">[10]<\/a>.<\/p>\n<p>I \u201ccomportamenti\u201d inattesi e imprevisti nei sistemi computerizzati mostrano come la conoscenza debba diventare un dovere in misura maggiore e diversa rispetto al passato, al fine di creare nuove etiche e nuove forme di moralit\u00e0 che regolino le azioni umane, sia in ambito pubblico che privato.<\/p>\n<p>Secondo Magnani, la conoscenza <em>dovrebbe essere <\/em>un dovere: si tratta di una posizione di carattere normativo che non si limita cio\u00e8 a un livello descrittivo (ovvero a dire come le cose sono), ma indica in termini prescrittivi come le cose dovrebbero essere. Ma quale tipo di conoscenza deve essere considerata un dovere? Un sapere il pi\u00f9 possibile completo, vario, frutto di un approccio conoscitivo di tipo interdisciplinare, utile, disponibile e applicato appropriatamente. Accanto a competenze di tipo scientifico e tecnologico, intese in termini non esclusivi, \u00e8 necessario possedere nozioni di carattere etico. Inoltre la stessa conoscenza morale non deve esaurirsi a un piano proposizionale, ma deve essere anche di tipo <em>model-based<\/em>, ovvero di carattere creativo e manipolatorio.<\/p>\n<p>Un passaggio decisivo di questo processo \u00e8, da un lato, l\u2019esplicitazione e la distribuzione della conoscenza inespressa, dall\u2019altra la limitazione dell\u2019informazione sovra-espressa, ovvero la proliferazione di notizie marginali e irrilevanti.<\/p>\n<p>Magnani ribadisce la convinzione che lo sviluppo tecnologico ci ponga di fronte a una nuova realt\u00e0, a nuovi individui e, di conseguenza, a nuovi problemi la cui complessit\u00e0 comporta una soluzione che sia frutto della collaborazione, del confronto e dell\u2019integrazione tra competenze diverse. La questione della privacy, a cui si \u00e8 accennato prima, \u00e8 esemplificativa in tal senso per la molteplicit\u00e0 di aspetti che tira in ballo (da un piano giuridico a uno morale). Magnani applica l\u2019immagine del <em>panopticon<\/em> di Bentham alla rete informatica: Internet pu\u00f2 essere visto come un moderno panottico che ci rende tutti visibili a chiunque sia posto in condizione di vedere. Non solo, si potrebbe andare oltre. Secondo alcuni, nel descrivere la realt\u00e0 virtuale, ci sarebbe un\u2019altra immagine, affine a quella del panottico, che si rivelerebbe ancora pi\u00f9 pertinente: quella del <em>panspectron<\/em>, introdotta da Manuel De Landa nel suo libro <em>War in the Age of Intelligent Machines<\/em> (1991). Nel <em>panspectron<\/em> ad essere osservate non sono tanto le azioni individuali, quanto i comportamenti di massa (cosa abbiamo letto, consumato, dove siamo stati&#8230;), in quanto rivelatori di una serie di informazioni rilevanti, da cui \u00e8 possibile trarre interessi di tipo economico e politico, sia a livello statale che a livello privato. A dover essere monitorati qui sono i \u201cflussi di influenze\u201d: l\u2019obiettivo \u00e8 registrare dettagliatamente pi\u00f9 informazioni possibili che diano un quadro completo delle preferenze delle persone (non considerate nella loro individualit\u00e0, ma in un\u2019ottica macroscopica, come campioni o dati di mercato). A sorvegliare non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019occhio umano che osserva, come nel <em>panopticon<\/em>, ma il pi\u00f9 sofisticato \u201csguardo\u201d del computer, che registrando le informazioni attraverso lo spettro di segnali elettromagnetici, predice il comportamento attraverso modelli di analisi.<\/p>\n<p>Per rispondere adeguatamente alle sfide del moderno panottico \u00e8 necessario allora sviluppare nozioni adeguate e precise che eliminino il senso di incertezza dovuto a un sapere astratto e generale, da cui spesso deriva anche una ingenua stigmatizzazione dei risultati della scienza.<\/p>\n<p>Sarebbe fondamentale, secondo Magnani, in primis arrivare alla formazione di \u201ccomunit\u00e0 della conoscenza\u201d, basate sulla collaborazione tra diversi ambiti di studio e di ricerca e su una nuova idea di sapere e di distribuzione di esso; inoltre, dare un\u2019importanza centrale al ruolo degli esseri umani in quanto \u201cportatori di conoscenza\u201d; infine, considerare i <em>mediatori morali <\/em>come fondamentali per delineare forme di eticit\u00e0 efficaci e applicabili. La conoscenza morale va intesa nei termini di una conoscenza distribuita in cui un ruolo centrale \u00e8 giocato dai mediatori morali che, come i mediatori epistemici nella scienza \u2013 ossia come gli oggetti e le strutture esterne a cui vengono delegati ruoli cognitivi \u2013 attraverso un processo di oggettivazione della moralit\u00e0, svolgono un compito inderogabile e consentono di delineare e accrescere nozioni e valori etici che altrimenti rimarrebbero nell\u2019ombra.<\/p>\n<p>Il <em>cyberspace<\/em>, creando nuove ontologie morali, produce nuove difficolt\u00e0 nell\u2019ambito della moralit\u00e0 e amplia la possibilit\u00e0 e la variet\u00e0 di comportamenti riprovevoli. Siamo di fronte a esseri umani biologicamente locali, ma ciberneticamente globali: non \u00e8 pi\u00f9 possibile accontentarsi di sistemi di valori efficaci in passato, ma oggi non sufficienti.<\/p>\n<p>Una risposta alla pervasivit\u00e0 delle nicchie scientifiche \u00e8 delineare una sorta di \u201ccounteractive cultural niche\u201d che riesca a ribilanciare la situazione. La costruzione <em>counteractive<\/em><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftn11\">[11]<\/a> di nicchie pu\u00f2 avvenire in due modi: attraverso la modificazione dell&#8217;ambiente \u2013 gli organismi rispondono a un precedente cambiamento nell&#8217;ambiente per mezzo della modificazione fisica del loro stesso ambiente \u2013 o grazie al trasferimento nello spazio \u2013 gli organismi rispondono a un cambiamento nell&#8217;ambiente spostandosi o espandendosi in un luogo pi\u00f9 adatto. Per far fronte agli effetti maladattativi della razionalit\u00e0 scientifica, si deve quindi provvedere a costituire una <em>counteractive niche<\/em>che, manipolando l&#8217;ambiente, crei artefatti e fornisca risorse che facilitino l&#8217;apprendimento e offrano una pi\u00f9 immediata capacit\u00e0 di affrontare le alterazioni.<\/p>\n<p>La modificazione dell&#8217;ambiente in cui viviamo diventa un elemento necessario per confrontarsi con i mutamenti implicati dal progresso scientifico: urge allora un affinamento delle nostre conoscenze e dei nostri modi di approcciarci al mondo. L\u2019imperativo \u00e8 evitare, da una parte, di incriminare la tecnologia in quanto tale, dall&#8217;altra, di sottovalutare i rischi impliciti in un uso poco consapevole dei suoi mezzi.<\/p>\n<p><strong>Il cigno nero e l\u2019ignoranza come risorsa<\/strong><\/p>\n<p>Di fronte al problema della pervasivit\u00e0 tecnologica vi \u00e8 una soluzione alternativa rispetto a quella della conoscenza come dovere e che va nella direzione di una \u201cignorance society\u201d<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftn12\">[12]<\/a>. Si tratta di un nuovo modo di rapportarsi con l\u2019ignoranza, basato sulla convinzione che \u00abnonostante il progresso e la crescita della nostra conoscenza, o forse a causa di tale progresso e di tale crescita, il futuro sar\u00e0 sempre meno prevedibile\u00bb<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftn13\">[13]<\/a>. Questa \u00e8 una delle tesi chiave del testo di Nassim Nicholas Taleb, <em>Il Cigno nero,<\/em> in cui si mostra come l\u2019Improbabile governi e condizioni totalmente le nostre vite. Il progresso scientifico fa emergere una quantit\u00e0 sempre maggiore di non conoscenza \u2013 <em>science-based ignorance<\/em>. La scienza, infatti, oltre ad accrescere il sapere umano, fa affiorare parallelamente incertezze, rischi e zone d\u2019ombra: tutti questi elementi di non conoscenza, tradizionalmente considerate fonti di paure e angosce, possono rappresentare invece delle risorse primarie per gli individui, dal momento che i processi decisionali si svolgono spesso nell&#8217;ambito dell&#8217;ignoranza.<\/p>\n<p>Taleb introduce la metafora del Cigno nero per indicare quegli eventi che rispondono a tre caratteristiche: sono isolati e non rientrano nel campo delle normali aspettative (sulla base del sapere attuale sono imprevedibili); hanno un impatto decisivo sulla realt\u00e0; sono eventi casuali, ma rispetto ai quali la natura umana tende a elaborare a posteriori giustificazioni della loro esistenza, al fine di renderli spiegabili e prevedibili. Secondo l\u2019autore, bisognerebbe lasciare da parte ci\u00f2 che \u00e8 conosciuto e ripetuto per imparare a fare i conti e a sfruttare a nostro vantaggio tali eventi estremi ed eccezionali (come sono stati per esempio il successo di Google o la stessa nascita di Internet). Smettere di tralasciare ci\u00f2 che non sappiamo e imparare a rapportarci con tutto quello che non rientra nella sfera del \u201ccategorizzabile\u201d, ci renderebbe capaci di sfruttare le opportunit\u00e0, cogliere il momento opportuno (il <em>kairos<\/em>) e pensare l\u2019impossibile, attraverso la \u201cpratica dell\u2019incertezza\u201d, in cui un ruolo centrale \u00e8 giocato dall\u2019immaginazione.<\/p>\n<p>Sembra quindi necessario ripensare l\u2019ignoranza in termini di risorsa, sulla base della consapevolezza che esiste una dimensione irriducibile di non sapere. In tal senso la soluzione di molti problemi pu\u00f2 non dipendere da una forma di conoscenza ma da una legittima, razionale e giustificata ignoranza. Di fronte ad alcune questioni su cui abbiamo una conoscenza incompleta appare pi\u00f9 conveniente agire in base a ci\u00f2 che non si sa, piuttosto che a ci\u00f2 che si sa.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00c8 fondamentale allora imparare a trattare con \u201cle incognite sconosciute\u201d, riconoscendo l\u2019impossibilit\u00e0 di ridurre l\u2019intera sfera della non conoscenza all\u2019ambito del sapere e attribuendo ai Cigni neri un ruolo cognitivo centrale.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>NOTE<br \/>\n<\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftnref1\">[1]<\/a> G. Anders, <em>L\u2019uomo \u00e8 antiquato<\/em>, <em>Considerazioni sull\u2019anima nell\u2019epoca della seconda rivoluzione industriale<\/em>, vol. 1, tr. it. di L. Dallapiccola, Bollati Boringhieri, Torino 2007.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftnref2\">[2]<\/a> H. Jonas, <em>Dalla fede antica all\u2019uomo tecnologico. Saggi filosofici<\/em>, Il Mulino, Bologna 1991.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftnref3\">[3]<\/a> <em>Ibid<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftnref4\">[4]<\/a> Id., <em>Lo sguardo dalla torre<\/em>, prefazione di G. Fofi, a cura di D. Colombo, Mimesis Edizioni, Milano-Udine 2012.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftnref5\">[5]<\/a> N. Levy, <em>Neuroetica. Le basi neurologiche del senso morale<\/em>, trad. it. R. I. Rumiati, Apogeo, Milano 2009.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftnref6\">[6]<\/a> A. Brey, D. Innerarity, G. Mayos, <em>The ignorance society and other essays<\/em>, Infonomia, Barcellona 2009.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftnref7\">[7]<\/a> E. Morin, <em>La testa ben fatta<\/em>, trad. it. Raffaello Cortina, Milano 2000.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftnref8\">[8]<\/a> N. Postman, <em>Amusing Ourselves to Death: Public Discourse in the Age of Show Business<\/em>, Penguin Books, New York 1985.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftnref9\">[9]<\/a> J. Ortega y Gasset, <em>La rebeli\u00f3n de las masas<\/em>, Revista de Occidente, Madrid 1930.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftnref10\">[10]<\/a> L. Magnani, <em>Prefazione, <\/em>in <em>Conoscenza come dovere<\/em>, <em>cit.<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftnref11\">[11]<\/a> M. W. Feldman, K. N. Laland, F. J. Odling-Smee, <em>Niche construction: the neglected process in evolution<\/em>, Princeton University Press, Princeton 2003. Si veda anche L. Magnani, <em>Filosofia della violenza<\/em>, Il Melangolo, Genova 2012, pp. 213-225.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftnref12\">[12]<\/a> A. Brey, D. Innerarity, G. Mayos, <em>The ignorance society and other essays<\/em>, Infonomia, Barcellona 2009.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell%e2%80%99ignoranza\/#_ftnref13\">[13]<\/a> N. N. Taleb,<em> Il Cigno nero. Come l\u2019improbabile governa la nostra vita<\/em>, Il Saggiatore, Milano 2007, p. 21.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte:<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell\u2019ignoranza\/\">http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/un-moderno-panopticon-internet-e-la-societa-dell\u2019ignoranza\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MICRO MEGA (Elena Giorza) L. Magnani, Conoscenza come dovere. Moralit\u00e0 distribuita in un mondo tecnologico, Associated International Academic Publishers, Pavia 2005. N. N. Taleb, Il Cigno nero. Come l\u2019improbabile governa la nostra vita, Il Saggiatore, Milano 2007. Il soggetto della libert\u00e0 e quello della sottomissione si sono invertiti; le cose sono libere, ed \u00e8 l&#8217;uomo a non esserlo pi\u00f9\u00bb. G\u00fcnther Anders[1] La portata, gli obiettivi e le conseguenze dell&#8217;azione determinati dalla tecnologia moderna sono&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":17621,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/micromega.gif","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-biX","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43459"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=43459"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43459\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":43466,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43459\/revisions\/43466"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17621"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=43459"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=43459"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=43459"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}