{"id":43512,"date":"2018-06-29T09:30:44","date_gmt":"2018-06-29T07:30:44","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43512"},"modified":"2018-06-29T03:14:25","modified_gmt":"2018-06-29T01:14:25","slug":"scienza-e-militanza-un-ricordo-di-domenico-losurdo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43512","title":{"rendered":"Scienza e militanza. Un ricordo di Domenico Losurdo"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MICROMEGA\u00a0 (Angelo D&#8217;Orsi)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/files\/2018\/06\/Domenico-Losurdo.jpg\" alt=\"\" width=\"510\" height=\"NaN\" \/><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nIl destino \u00e8 sovente beffardo, oltre che crudele. Quando mi giunge la notizia, peraltro attesa, della scomparsa di Domenico Losurdo (nato nel 1941, a Sannicandro, in Puglia), mi \u00e8 venuto alla mente Antonio Labriola, filosofo socratico, che poco amava scrivere ed affidava il suo sapere perlopi\u00f9 alla parola detta, pi\u00f9 che a quella fermata sulla carta: Labriola mor\u00ec di un cancro alla gola, che gli imped\u00ec di parlare prima di strapparlo alla vita. Losurdo, storico e filosofo, militante comunista, docente, studioso di altissimo livello, scrittore prolifico, e insomma, quel che si dice \u201cuna gran testa\u201d, \u00e8 morto di un tumore al cervello che se l\u2019\u00e8 portato via in tutta fretta, lasciandoci attoniti. Quel cervello che sembrava inarrestabile, generoso quanto rigoroso, una vera macchina da guerra, sconfitto da una stupida malattia.<\/p>\n<p>Il suo attivismo quasi frenetico, sia che si trattasse di scrivere un articolo, di lavorare a una ricerca, o di tenere una conferenza, era sempre pronto. Saliva su un treno, con un piccolo bagaglio, con le sue camicie a righe, sempre senza cravatta, con abiti sempre da mezza stagione, e macinava chilometri e chilometri, per portare una sua visione del mondo in giro per l\u2019Italia, per l\u2019Europa, per il mondo: sono pochi i Paesi in cui Losurdo non sia stato invitato, per convegni, lezioni, o presentazioni di traduzioni dei suoi libri. E sono stati davvero tanti, quei libri, tutti ricchi di dottrina, persino ridondanti. Un regesto, anche incompleto, risulterebbe improponibile in uno spazio come questo. Il fatto \u00e8 che Domenico, Mimmo per gli amici, \u00e8 stato uomo davvero dai molteplici interessi, tra filosofia e dottrine politiche, in grado di coprire, grazie ad una erudizione sterminata, campi assai vasti del sapere.<\/p>\n<p>Di formazione filosofo, Losurdo aveva a differenza di buona parte dei suoi colleghi, non solo il massimo rispetto per la storia, compresa la dimensione biografica degli autori che studiava, ma ha nutrito ogni suo scritto di storicit\u00e0. Era ben conscio che, per citare ancora Labriola, \u201cle idee non cascano dal cielo\u201d, e dietro, sotto, le idee egli cerc\u00f2 sempre le basi strutturali, i contesti ideologici, cercando, da autentico e ferrato storico materialista, di mettere in luce le connessioni tra economia e ideologia, tra interessi sociali e dibattiti culturali. Un marxista per convinzione, sia per gli ideali politici, sia per una precisa scelta metodologica. Era persuaso, Losurdo, che senza mettere in luce quelle connessioni, senza scavare nel <em>backstage<\/em> delle idee politiche, non si potesse averne piena cognizione.<\/p>\n<p>Comunista non pentito, aveva aderito al tentativo del piccolo partito cui era iscritto, il PdCI di dare vita a un nuovo, possibilmente grande partito comunista italiano: quando alle prime prove gli esiti elettorali furono modesti e, con un po\u2019 di malizia, glielo feci notare, egli senza scomporsi mi rispose: \u201cNoi lavoriamo sui tempi lunghi\u201d, reiterando l\u2019invito ad aggregarmi. Che non raccolsi, naturalmente, n\u00e9, del resto, condividevo tutti gli orientamenti di Losurdo, anche se ho recensito e presentato parecchi suoi libri, e soprattutto abbiamo condotto molte battaglie in comune, in primo luogo quelle contro la retorica sionista pronta a usare il tab\u00f9 dell\u2019antisemitismo per emarginare e condannare all\u2019isolamento chiunque criticasse i governanti israeliani.<\/p>\n<p>Discutendo alcuni suoi lavori, non ho rinunciato alle critiche, sempre mettendo in evidenza da un lato la prodigiosa capacit\u00e0 produttiva, e dall\u2019altro l\u2019originalit\u00e0 di molte sue analisi, mai scontate, anche se, talvolta, per chi conosceva il pensiero losurdiano, prevedibili. Aveva il chiodo fisso dell\u2019antimperialismo, e si batteva perch\u00e9 la stessa categoria teorica di \u201cimperialismo\u201d e quella ad essa vicinissima di \u201ccolonialismo\u201d ricuperassero piena cittadinanza nelle analisi geopolitiche. Ammiratore critico (ossia tutt\u2019altro che becero, ma il dissenso qui tra noi era sensibile) di Stalin, come grande protagonista della lotta mondiale al nazifascismo, negli ultimi anni si era molto occupato della Cina, diventandone un esperto, sul piano dell\u2019analisi ideologica. Ma rimase fino alla fine un militante, un combattente, e nei suoi interventi pubblici non abbandonava mai un certo tono comiziante, capace di tener desto l\u2019uditorio, e di animarlo, anche se non sempre di convincerlo.<\/p>\n<p>A lungo docente di Storia della filosofia nell\u2019Ateneo di Urbino, ne era diventato poi professore emerito, e ricopriva diversi prestigiosi incarichi <em>scientifici<\/em> a livello internazionale, specie nel mondo degli studi hegeliani e marxengelsiani.<\/p>\n<p>Nella vastissima bibliografia losurdiana, arbitrariamente, scelgo questi titoli<em>: La comunit\u00e0, la morte, l\u2019Occidente <\/em>(Bollati Boringhieri, 1991), forse il suo libro pi\u00f9 affascinante; <em>Il revisionismo storico. Problemi e miti<\/em> (Laterza, 1996), caposaldo teorico della lotta antirevisionistica; <em>Nietzsche, il ribelle aristocratico<\/em> (Bollati Boringhieri, 1997), un autentico capolavoro, a dispetto della sua mole impressionante; <em>Controstoria del liberalismo<\/em> (Carocci, 2005), un affresco che svela il \u201clato oscuro\u201d della pseudo-democrazia liberale; <em>Il linguaggio dell\u2019Impero<\/em> (Laterza, 2007), un\u2019analisi tanto pi\u00f9 preziosa oggi davanti al \u201ctrumpismo\u201d; <em>La lotta di classe. Una storia politica e filosofica<\/em> (Laterza, 2015), una lettura originale dell\u2019eterno scontro tra oppressi e oppressori; <em>Un mondo senza guerre<\/em> (Carocci, 2016), libro che aggiunge a una sapiente analisi del mondo bellicistico una prospettiva di alternativa radicale. E l\u2019ultimo: <em>Il marxismo occidentale<\/em> (Laterza, 2017), del quale \u00e8 rilevante il sottotitolo: \u201cCome nacque, come mor\u00ec, come pu\u00f2 rinascere\u201d, dove si nota perfettamente la natura duplice dell\u2019autore: studioso e militante. E la sua scomparsa, dunque, suona come un mesto messaggio per il mondo degli studi, ma anche per il quello della militanza politica. Anche sotto questo aspetto, Domenico Losurdo appare una figura oggi insostituibile. Il che rende la sua perdita gravissima.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/scienza-e-militanza-un-ricordo-di-domenico-losurdo\/\">http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/scienza-e-militanza-un-ricordo-di-domenico-losurdo\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MICROMEGA\u00a0 (Angelo D&#8217;Orsi) Il destino \u00e8 sovente beffardo, oltre che crudele. 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